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venerdì 11 aprile 2014

BIONIC VAGINA: LA VAGINA BIONICA

Eccezionale ricerca tra Stati Uniti e Messico: su quattro adolescenti è stata impiantata per la prima volta una vagina bionica, prodotta in laboratorio con cellule delle pazienti stesse. E una lunga osservazione dimostra che l’intervento è perfettamente riuscito e la vagina funzionante. Un gruppo di ricercatori guidato da Anthony Atala, che dirige il Wake Forest Baptist Medical Center’s Institute di Medicina rigenerativa (in North Carolina), descrive su Lancet questo lavoro, condotto con successo e «monitorato a lungo termine». Le quattro adolescenti hanno ricevuto organi vaginali prodotti a partire dalle proprie cellule, ingegnerizzate in laboratorio. «Questo studio pilota è il primo a dimostrare che gli organi vaginali possono essere costruiti in laboratorio e utilizzati con successo negli esseri umani» spiega Atala. Un approccio che «può rappresentare una nuova opzione per le pazienti che devono sottoporsi a chirurgia ricostruttiva», per esempio dopo tumori, traumi o lesioni. Le ragazze protagoniste di questo intervento sperimentale sono nate con la sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser, rara malattia genetica in cui vagina e utero sono poco sviluppati o assenti: quando sono state operate, tra il 2005 e il 2008, avevano dai 13 ai 18 anni. Ebbene, i dati delle visite annuali di follow-up dimostrano che fino a otto anni dopo, gli organi funzionano normalmente.

Funzioni sessuali normali

«Biopsie dei tessuti, risonanza magnetica ed esami interni hanno mostrato che le vagine ingegnerizzate erano simili in aspetto e funzione al tessuto nativo», ha assicurato Atlantida-Raya Rivera, ricercatrice responsabile dell’Himfg Tissue Engineering Laboratory a Città del Messico, dove sono stati eseguiti gli interventi chirurgici. Inoltre le risposte delle pazienti a un questionario indicano che tutte hanno normali funzioni sessuali e rapporti non dolorosi. Le strutture degli organi sono state ingegnerizzate utilizzando cellule epiteliali e muscolari, prelevate con una piccola biopsia dei genitali esterni su ciascuna paziente. In un laboratorio Gmp (Good Manufacturing Practices), le cellule sono state estratte dai tessuti, espanse e poi collocate su un materiale biodegradabile cucito a mano a forma di vagina. Ogni «simil-organo» è stato fatto su misura in base alla conformazione di ciascuna paziente. Alcune settimane dopo la biopsia, i chirurghi hanno creato un canale nel bacino della paziente e suturato la vagina bionica alle strutture riproduttive. Già precedenti ricerche avevano dimostrato che, una volta collocate nel corpo queste strutture bioartificiali, si formano nervi e vasi sanguigni e le cellule si espandono. Allo stesso tempo, il materiale che ha fatto da «ponteggio» viene assorbito dal corpo, mentre le cellule gradualmente sostituiscono l’impalcatura progettata dagli scienziati con un nuovo organo. I test di follow-up sulle vagine ingegnerizzate in laboratorio hanno mostrato che il margine tra tessuto nativo e parti bioniche era indistinguibile.

La messa a punto su topi e conigli

Prima di iniziare lo studio clinico pilota, il team di Atala ha valutato questo approccio in topi e conigli, a partire dai primi anni ‘90. Proprio grazie a questi studi, gli scienziati hanno scoperto l’importanza di utilizzare cellule umane su «scaffold» specifici, realizzati in materiali riassorbibili. Atala e colleghi hanno utilizzato un approccio simile per progettare le parti di vescica impiantate in nove bambini a partire dal 1998: sono stati i primi a impiantare organi coltivati in laboratorio negli esseri umani. Il team ha inoltre impiantato con successo ureteri ingegnerizzati in un gruppo di ragazzini. Lo studio attuale, spiegano i ricercatori, è limitato a causa della sua dimensione: sarà importante acquisire un’ulteriore esperienza clinica su questa tecnica, per confrontarla con procedure chirurgiche ormai note, e metterne in luce i vantaggi e gli eventuali limiti. In ogni caso, la fabbrica dei pezzi di corpo umano di «ricambio» si arricchisce di nuove parti.

Usa, la vagina bionica funzionaotto anni dopo l’intervento  11 aprile 2014

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