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Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

lunedì 28 gennaio 2008

LA GUERRA DEI MONDI 6

fonti: gamepolitics.com, peacereporter.net, puntoinformatico.it, multiplayer.it

Il Brasile ha messo al bando due videogiochi da combattimento, "EverQuest" e "Counter-Strike", che offrono la posibilità di affrontare altri giocatori online in multiplayer per affinare le proprie abilità. Il gudice Carlos Alberto Simoes ha scritto che "possono sovvertire l'ordine pubblico, attentano alla democrazia, alla legge e alla pubblica sicurezza". Come riportato da AFP, il bando, supportato dall'associazione di consumatori PROCON, è ora entrato in vigore: sono scattate le confische, ai rivenditori sarà vietata la distribuzione dei due titoli, i cittadini sono invitati a segnalare all'Associazione eventuali distributori non autorizzati dei giochi. A far scattare la repressione è stata una mod di "Counter-Strike", sviluppata da appassionati brasiliani, che inscena fra i vicoli di Rio una battaglia tra bande di spacciatori e rappresentanti delle Nazioni Unite. La PROCON ha descritto il gioco come "impressionante per il suo realismo, in grado di addestrare alle tattiche di guerra". A paere dlle autoità, ancora più insidioso sarebbe il gioco di ruolo "EverQuest" - dove guadagnare in abilità, in punteggio e in popolarità spesso dipende dalla capacità del giocatore di uccidere e di corrompere - perché sottopone i giocatori a "pesanti conflitti psicologici". Per la PROCON, il gioco esercita "un'influenza negatva sulla psiche del giocatore che potrebbe sviluppare atteggiamenti aggressivi in certi individui e in certi gruppi sociali". Ad essere colpiti dal provvedimento sono anche gli internet cafè e i LAN center brasiliani: sono già stati individuati 17 "spacciatori" di postazioni abilitate al multiplayer, obbligati a rimuovere dai computer i giochi incriminati o costretti a pagare una multa di circa 2mila euro per giorno di violazione, pena la chiusura forzata dell'attività.

L'ordine del comando centrale di polizia militare era di cercare veicoli rubati e incastrare qualche narcotrafficante. Sono entrati nelle case senza mandato, con la furia negli occhi, spaccando infissi e mobilia, aggredendo chiunque, senza distinzione. Risultato: un massacro. Sette morti, tra cui un bambino di tre anni, e molti altri torturati. A denunciarlo è la Rete di comunità e movimenti contro la violenza. Sono sempre loro, i reparti del Batalhão de Operações Policiais Especiais (BOPE), gli agenti dal grilletto facile protagonisti di "Tropa de Elite", il film che ha sconvolto il Brasile. A Rio è in corso una guerra senza fine, con una media di otto morti ammazzati al giorno: bande di narcotrafficanti si scontrano con gli agenti di pubblica sicurezza e con orde di paramilitari. Poliziotti che, dimessi stemma e divisa, si calano nei panni dei giustizieri. Il tutto per il controllo di interi quartieri, che vogliono dire potere e denaro. farne le spese sono gli innocenti, i morti tra i passanti, colpiti da pallottole vaganti. Il conteggio preciso dei morti, fra poliziotti, paras, narcos e gente comune, Rio de è impossibile. Fino a poco tempo fa ci ha provato il sito Rio Body Count, nato nel febbraio 2007 proprio per contabilizzare le vittime e cercare di risvegliare le coscienze carioca, assuefatte a tanto sangue. Lo slogan era: “Non ci accontentiamo di una pace vigilata, vogliamo l'inclusione sociale”. Ispirandosi all'Iraq Body Count, lanciato all'inizio dell'invasione statunitense in Iraq del 2003, è stato gestito per mesi da un gruppo di volontari, apolitici e senza vincoli con le istituzioni. Ma adesso non c'è più.

Nel film "Tropa de Elite", il giovane astro nascente del cinema brasiliano Wagner Moura interpreta il ruolo del capitano Nascimento. Nelle intenzioni del regista José Padilha doveva incarnare la corruzione e la violenza che dominano la polizia di Rio de Janeiro, denunciando le quotidiane violazioni dei diritti umani commesse nelle favelas carioca dal BOPE col pretesto di decapitare il narcotraffico. Inaspettatamente, è diventato un idolo per il pubblico adolescente. La maggior parte dei brasiliani ha visto il film nella versione pirata: per settimane, prima che uscisse nelle sale, ha provocato un mare di polemiche. La destra lo ha accusato di dare un'immagine distorta delle operazione militari, la sinistra ha detto che farebbe apologia della tortura. Altri hano detto che specula sull violenza. Gli entusiasti invece lo hanno proclamato il miglior film brasiliano di sempre, piú coraggioso di "Cidade de Deus", che descrive la vita nelle favelas. Il fllm assomglia più ad un videogame che ad uno spaccato neo-realista: I militari, che sono i protagonisti, penetrano in un "altro mondo", nemico, malvagio, oscuro, da cui estirpare il male, lontano dalla realtà delle baraccopoli (che subiscono la mafia piú che appoggiarla). Ma poi il film mostra come il male si sia impossessato anche dei presunti paladini del bene, in un paese dove la corruzione è endemica a tutti i livelli, dove esistono miloni di consumatori di droga appartenenti a tutte le classi sociali e dove le differenze tra ricchi e poveri sono enormemente marcate.

Il livello di paranoia che si respira in Brasile ha trasformato i narcotrafficanti delle favelas in nemici pubblici da eliminare a tutti i costi. La "tolleranza zero" voluta dal governatore Sergio Cabral, da piú di un anno fa decine di morti innocenti "collaterali" senza che la societá civile brasiliana si indigni piú di tanto. Secondo Cabral, "la barbarie si combatte con la barbarie", e la repressione è efficace solo se rinuncia alla "sgradevole" postilla dei diritti umani. I vari capitani Nascimento che popolano le squadre di Cabral sono stati eletti a cavalieri del bene con licenza d uccidere e fare piazza pulita nelle baraccopoli. Le sparatorie sono diventate un macabro reality show: il 17 ottobre scorso ,a pochi giorni dalla presentazione ufficiale del film, il tg nazionale ha trasmesso un video che registrava dall'elicottero della polizia l'inseguimento di due presunti narcos nella Favela de Coreia, e che terminava con la loro esecuzione. Lo "spettacolo" è stato trasmesso all’ora di cena. Il Brasile vanta il primato del più alto numero di morti ammazzati fra i ragazzi tra i 5 e i 25 anni. Si parla di 43 morti ogni centomila abitanti. Le armi da fuoco uccidono più bambini e giovani in Brasile che nei paesi in guerra. A dirlo è l’Organizzazione degli stati ispano-americani per l’educazione, la scienza e la cultura (Oie), che si è basata sulle informazioni raccolte dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). A Rio de Janeiro, ogni centomila abitanti cadono vittima delle pallottole 102 ragazzi. Nelle favelas questa percentuale sale a oltre il doppio. È eclatante che quasi tutti i giovani ammazzati siano neri. La statistica riporta che i ragazzi di colore hanno molte probabilità in più di venire uccisi per questioni di narcotraffico o per mano della polizia rispetto ai bianchi. Un quadro terribile emerge anche dai dati raccolti dall’Osservatorio delle favelas: un adolescente ogni cinque che si unisce alle bande legate al narcotraffico muore entro due anni, perlopiù per mano di agenti di polizia. “Molti di questi bambini non sono mai usciti dalle favelas dove sono cresciuti - dice Eduardo Azevedo, portavoce dell’Osservatorio – la loro immaginazione è limitata. Possono anche non rendersi conto che ci sono altre opportunità là fuori”. I giovani trafficanti diventano semplici scagnozzi dei grandi signori degli stupefacenti. In gergo si chiamano soldati e solitamente sono destinati a far da vedetta sui tetti delle case e alle entrate delle favelas, on modo da avvistare gli sbirri, di cui diventano i bersagli principali.

E non è un videogioco.

In Gran Bretagna, anche il Primo Ministro Gordon Brown, preoccupato per la nuova ondata di atti di violenza perpetrati con armi da taglio, se l'è presa con i videogiochi. Al quotidiano The Sun, Brown ha affermato: «Sono molto preoccupato riguardo ai videogiochi e ai giochi per computer. Nessuno vuole la censura o uno stato troppo ingerente. Ma l'industria ha delle responsabilità nei confronti della società, e deve esercitarle». Poi ha parlato del nuovo corso del suo Governo nella lotta al crimine, a cominciare dal "Violent Crime Action Plan", che sarà presentato all'inizio del prossimo mese. Parola d'ordine, anche qui, "tolleranza zero". «La nostra società – ha spiegato Brown – non può permettere alla persone di portare con sé armi e coltelli con la minaccia di usarli. Esistono confini che non vanno oltrepassati, e uno di questi è la tolleranza zero del nostro paese rispetto ai coltelli. Avere un coltello non è "cool", tanto meno è indice di sicurezza. Dobbiamo ridurre la paura dei cittadini». Il nuovo piano d'azione comporterà, in primo luogo, un'azione più rigorosa delle forze dell'ordine nei cosiddetti 12 "hot-spot", le aree statisticamente più pericolose del Regno Unito, soprattutto nelle città di Londra, Liverpool, Manchester, Birmingham e Nottingham. Chiunque sarà trovato in possesso di armi da taglio, a prescindere dall'età, sarà perseguito a norma di legge. La stretta del Governo Brown arriva dopo una serie di omicidi con armi da taglio che hanno turbato l'opinione pubblica inglese nel dicembre dello scorso anno. Nel report di George Pascoe-Watson, che sul sito del Sun riporta frammenti dell'intervista, sono presenti le foto di Brown, di tre giovani vittime di violenze urbane e del videogioco "Manhunt" (un'immagine del protagonista sporco di sangue e con in mano una mannaia). La British Board Film Classiification ha invece negato la classificazione a "Manhunt 2", il sequel, titolo di punta della Rockstar Games, impedendo così la commercializzazione del gioco nel Regno Unito. La motivazione è che il gioco "incoraggia costantemente l'assassinio", è denso di "sadismo casuale" e "violenza immotivata" ed è focalizzato "sul ripetersi ossessivo di brutali uccisioni". Nel 1997, la BBFC decise di bloccare un altro gioco considerato troppo violento e diseducativo, il chiacchieratissimo "Carmageddon" (ma in appello il gioco fu assolto e venne distribuito sul mercato). Già il primo "Manhunt", censurato anche in Australia, fu associato dai media inglesi ad un fatto di cronaca nera: i genitori di un 14enne morto accoltellato da un un altro giovane poco più grande accusarono il gioco di essere l'ispiratore del folle gesto. Secondo la BBFC, il nuovo Manhunt sarebbe ancora peggio del primo, intollerabile persino per un videogamer adulto.

In virtù delle decisioni prese in UK, anche il Governo italiano si è mosso. Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha reso noto di voler agire per impedire che il titolo raggiunga i più piccoli. "Il gioco in questione - sostiene la nota - più che violento è definibile crudele e sadico, con un'ambientazione squallida ed un continuo, insistente, incoraggiamento alla violenza e all'omicidio". Gentiloni ne ha disposto la revoca chiedendo formalmente alla Take Two Interactive, la casa produttrice del videogioco, "di annullare la data prevista per il lancio in Italia". Al problema si è interessata anche l'Interactive Software Federation of Europe (ISFE), la federazione europea che riunisce i produttori di videogiochi. "Il presidente di ISFE - spiega la nota del ministero italiano - ha accolto la richiesta e il problema di Manhunt 2 è stato inserito al primo punto all'ordine del giorno della conferenza ISFE di Bruxelles del prossimo 26 giugno", a cui parteciperà tra gli altri anche Viviane Reding, commissaria europea per la Società dell'Informazione. Il motivo di questa censura preventiva va ricercato negli studi che sembrano essere stati condotti sul videogioco dal Ministero. Una visione condivisa anche da Telefono Azzurro che ha chiesto l'immediato intervento del Governo contro il videogame. "In base alla nostra esperienza -ha affermato Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro- "ogni immagine e forma di violenza mediatica incide profondamente sullo sviluppo psichico del minore in termini di paura, angoscia e disagio". Secondo Michaela Biancofiore, di Forza Italia, la decisione del Ministero va nella giusta direzione, dato che "gli attuali sistemi di tutela dei minori esposti all'utilizzo di videogame si rivelano sempre più inadeguati". Il Codacons, l'associazione dei consumatori, che ha applaudito alla decisione del ministro, auspica "controlli serrati su tutto il territorio presso il mercato dei videogiochi contraffatti". Non è chiaro come si intenda evitare invece la assai più facile e veloce diffusione di Manhunt 2 su Internet, specie dopo tutta questa pubblicità.

Il produttore ha reagito agli attachi sostenendo che "Manhunt è un titolo horror ma anche un'espressione artistica, e per questo la censura non ha ragion d'essere", appellandosi al diritto alla libertà di espressione. "Manhunt 2 è caratterizzato da una qualità cinematografica unica, mai vista prima nel settore", ha dichiarato il presidente di Take-Two Strauss Zelnick, aggiungendo che "è anche un bel pezzo d'arte" (ma chi lo decide?). Ai revisori inglesi non è andata giù la presenza di scene di omicidio gratuito, ossessivo e brutale di cui è pervaso il gioco. Se, in un primo tempo, la Take-Two non è apparsa eccessivamente preoccupata dalla bufera scatenata dal suo gioco (la società è uscita da un anno in attivo di oltre 1 miliardo di dollari, e le previsioni di vendita per Manhunt 2, parlavano di circa 40 milioni di dollari in totale), successivamente, visti i blocchi alla commercializzazione in molte nazioni, e soprattutto il crollo delle azioni in borsa, la Take Two ha deciso di sospendere temporaneamente la diffusione del videogioco in modo da potervi apportare alcune modifiche. Il 27 agosto scorso la società ha ricevuto l'autorizzazione a commercializzare una versione riveduta del videogioco nel mercato Nord Americano per un pubblico di almeno 17 anni. Nel Regno Unito invece, la commercializzazione, in ottobre, è stata nuovamente rifiutata. In India, una famiglia di esponenti politici e industriali, dopo aver visto il proprio figlio giocare a Manhunt 2, importato dall'America, ha chiesto al governo una nuova legge che regoli il mercato dei videogiochi.

I problemi per la Rockstar Games, la sviluppatrice di Manhunt, riguardano anche il controverso "Bully". Alla prima uscita sul mercato europeo fu costretta a cambiare il titolo nel più rassicurante "Canis Canem Edit" in seguito alla crociata del fustigatore Jack Thompson, e alli'ntervnto, anche in questo caso, del Ministro Fioroni. Pù recentemente, The Telegraph ha attaccato le imminenti versioni Xbox360 e Wii, che hanno comunque ottenuto la piccola vittoria di riavere il titolo originale. La testata disapprova apertamente il gioco poiché permette di controllare un “ragazzino rasato che disturba studenti e professori nella sua scuola”. In tempi di "cyber-bullismo", non è moralmente accettabile. Già l'organizzazione Bullying Onine aveva chiesto il bando del gioco, citando un'immagine nella quale un ragazzo sferra un calcio a un altro. Il gruppo Peaceoholics aveva addirittura manifestato sotto gli uffici di New York di Rockstar chiedendo di «mettete le manette a Rockstar, non ai giovani».Ai detrattori si è aggiunto anche Keith Vaz, parlamentare laburista, secondo cui è indecente fare leva sul bullismo per attrarre i ragazzini all’acquisto del titolo. In parlamento ha affermato: «Condividete la mia preoccupazione per la decisione di Rockstar di pubblicare un gioco [...] nel quale il giocatore usa il suo alter ego per prendere a calci e pugni un altro studente?». Jayne Hitchcock, presidente del gruppo attivista Working to Halt Online Abuse, ha dichiarato: «Quanto tempo dovrà passare prima di sentire di una vittima del bullismo che, ispirata da questo nuovo gioco, si vendica usando una mazza da baseball?».

In un comunicato, Rockstar risponde: «Supportiamo e ammiriamo i gruppi che si occupano del problema del bullismo. Abbiamo differenti opinioni sull'arte e sull'intrattenimento, ma tutti concordiamo sul fatto che la violenza reale è un problema serio che non offre soluzioni semplici». Joan Bertin, direttrice della National Coalition Against Censorship, in relazione ai videogiochi afferma: «È evidentemente un nuovo modo di comunicare messaggi, raccontare storie e fare in modo che le persone si confrontino». La direttrice è arrivata al punto di paragonare il clamore suscitato da Bully a quello scatenato dall' "Ulisse" di Joyce alla sua pubblicazione. In Italia, il ministro Fioroni afferma: «Dobbiamo fare in modo che il videogioco che spiega come essere super-bulli a scuola non diventi il regalo preferito del prossimo Natale».

Alla fine, tutto questo can can ha spinto alcune importanti catene inglesi, come Currys e PC World, a scegliere di non vendere Bully nei propri negozi, perché non appropriato alla loro immagine "family-friendly".

Altro caso. Un giochino in cui il player indossa i panni del ragazzo autore della strage nell'Università della Virginia in cui, lo scorso aprile, hanno perso la vita 32 persone, e il cui autore, Seung-Hui, uno studente di origine coreana, si è ucciso subito dopo: armi alla mano, si vince sparando a più non posso. "V-Tech Rampage", pubblicato da Newsgrounds, è il parto di un 21enne australiano, Ryan Lambourn, che si è detto disponibile a rimuoverlo dalla rete ma solo in cambio di 2mila dollari, chiedendone altri 3mila per offrire anche le proprie scuse alla comunità. Il videogame è finito nel mirino della Task Force del Senato americano sulla violenza giovanile e l'industria dell'intrattenimento. Il suo chairman, il senatore Andrew Lanza, spiega che "ci sono cose della vita sulle quali non si dovrebbe ridere e che non dovrebbero diventare dei giochi". Lanza sta facendo pressioni su siti web, rivenditori e produttori affinché boicottino il gioco che, per il momento, rimane però disponibile online. Su Newsgrounds l'autore afferma: "Il mio sito è down perché sono arrivate troppe email di persone arrabbiate, e non tornerà online fino a quando conterrà V-Tech Rampage. Almeno Newsgrounds ancora crede nella libertà di espressione, grazie". All'australiano Daily Telegraph, Lambourn ha dichiarato che pensava che il gioco sarebbe stato divertente, anche in quanto emulazione di certi titoli anni '80. Una delle sopravvissute al massacro ha stigmatizzato l'iniziativa del ragazzo: "È facile per qualcuno a cui non è accaduta una cosa come quella starsene a casa e produrre un videogioco come fosse uno scherzo di cattivo gusto. Dovrebbe pensare alle famiglie che hanno perso coloro che amavano. Le scuse non avrebbero senso, dal momento che chiede soldi in cambio".

A far rumore sono anche i commenti lasciati sul sito di Newsgrounds, come quello di nice che ha scritto: "Chi se ne frega! Non è mica che tutto il Mondo sia sotto shock. Solo l'America, il resto del mondo ha pensato: questo può accadere solo in America. Ci sono giochi in cui si uccidono afgani, iraqeni e tedeschi".

Il Disegno di Legge n. 3014, presentato lo scorso agosto dal ministro per i Beni e le Attività culturali Francesco Rutelli di concerto con sette altri ministri, è un provvedimento pensato per rivedere i sistemi di valutazione in campo cinematografico e finisce per toccare anche l'ambito videoludico e Internet. Nella presentazione si legge infatti che "il capo II del presente disegno di legge è volto a garantire la tutela dei minori nell'utilizzazione dei videogiochi e ad istituire una Commissione interministeriale per la tutela dei minori sulla rete internet". Se approvata, la legge potrebbe dar vita ad un Comitato italiano che valuti videogiochi già esaminati in ambito europeo con il notissimo sistema PEGI (Pan European Game Information), il primo sistema paneuropeo di classificazione in base all’età per computer e videogame. Come scrive Multiplayer.it nella petizione contro il progetto di legge, si tratta "della costituzione dell'ennesimo organismo che non solo si troverebbe ad esaminare un titolo già classificato ma potrebbe anche creare dei conflitti con il PEGI, e una riduzione delle libertà degli utenti italiani, nonché finire per pesare sulle tasche dei contribuenti". Vi sarebbe, dicono i firmatari, da un lato una discriminazione dei videogiocatori italiani da quelli europei, in quanto i tempi di immissione sul mercato nostrano di certi titoli potrebbero subire un inedito scivolamento, dall'altro si potrebbe mettere a repentaglio la sbandieratissima tutela dei minori e questo "perché la procedura alimenterebbe la pirateria, specie su Internet, e spingerebbe lo sviluppo delle importazione parallele - perfettamente legali - da altri paesi europei dove non vige il sistema del doppio controllo". Il disegno di legge prende atto dell'esistenza del PEGI, ma obbliga editori e distributori a "depositare entro i trenta giorni antecedenti la diffusione una copia del videogioco al Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori, presso il ministero delle Comunicazioni, comunicandone anche la classificazione attribuita" dal PEGI. A quel punto, il Comitato procederò "entro dieci giorni dal deposito a effettuare accertamenti sulla corrispondenza della classificazione" e, nel caso, proporre all'Autorità TLC di "richiedere all'organismo europeo a ciò preposto (PCB), la riclassificazione del prodotto, nell'interesse superiore del minore, secondo le categorie già previste dal sistema di autoregolamentazione europeo (..) Nelle more di tale procedimento, non è consentita la diffusione pubblica, la distribuzione o la pubblicizzazione dei videogiochi".

Si tratta in pratica di uno strumento di inibizione che era stato invocatonell'occasione della diffusione di informazioni fasulle su un videogioco - "Rule of Rose" - e delle polemiche italiote su "Manhunt 2". In entrambi i casi, esponenti dell'Esecutivo avevano chiesto nuove norme che consentissero azioni più incisive.

La lobby dei produttori di videogochi, nel frattempo, si stà muovendo. Dopo aver "incassato" il riconoscimento del valore narrativo che può esserci in un videogame, ha chiesto alla Entertainment Software Association (ESA), l'organizzazione di settore che cura gli interessi di Sony, Nintendo, Microsoft, Konami, Ubisoft e altri, di curare i propri interessi. Come riferisce il New York Times, il presidente esecutivo di ESA, Michael D. Gallagher, ha presentato una Political Action Committee (PAC) per fare pressione sui candidati al Congresso attraverso la donazione di somme di denaro che il sistema americano permette e incoraggia (la legge federale prevede che la somma massima per singolo deputato non superi i 5mila dollari). Le pressioni s irendono necessarie, vista l'aria che tira, per proteggere i notevoli introiti dell'industria videoludica e la sua indipendenza creativa. Sembrano lontani i tempi in cui la senatrice Hillary Rodham Clinton, attualmente in corsa alle primarie per la scelta del prossimo candidato democratico alla Casa Bianca, propose di irrigidire le norme federali per la vendita di videogame a causa delle provocazioni sessuali incluse in "GTA: San Andreas". L'approccio ai videogame si è evoluto negli ultimi tempi grazie a Nintendo Wii, la "console dei miracoli" che ha riportato il produttore nipponico al centro della scena e ha permesso, con il suo controller innovativo e l'approccio focalizzato in buona parte alla conquista dei "casual gamer", di modificare radicalmente la percezione dei videogame, diffondendoli anche in ambienti poco avezzi a seguire le tendenze del settore. Gallagher ha pensato anche alla mobilitazione dei videogiocatori propriamente detti: ESA ha approntato il "Video Game Voters Network", un gruppo di voto a cui sono iscritti già 100mila appassionati, che si oppone fermamente all'utilizzo di un metro di giudizio diverso per i videogame rispetto al cinema quando si tratta di stabilire paletti all'utilizzo e alla commercializzazione.

La propaganda pro-videogochi si è attivata immediatamente. Uno studio statunitense del Banner Good Samaritan Medical Center di Phoenix, pubblicato da New Scientist, ha usato la console Nintendo Wii e un videogame simile a un telecomando che permette di compiere movimenti in 3D, per addestrare otto chirurghi alle prime armi. I futuri camici bianchi hanno giocato per ben un’ora con il videogame prima di eseguire un intervento chirurgico “virtuale” su pc. A quanto pare, i tirocinanti hanno migliorato le loro performance di ben il 50% rispetto agli altri colleghi. Il Wii, infatti, aiuterebbe ad acquisire una manualità fatta di gesti decisi ma minimi ed estremamente precisi, rappresentando dunque lo strumento ideale per imparare a tenere in mano un bisturi.È già previsto l'arrivo sul mercato di un software per il Wii che simula esattamente le procedure chirurgiche. Tra i vari videogiochi, quelli più adatti per gli aspiranti professionisti della sala operatoria appaiono i game in grado di affinare le capacità di controllo della mano. Tra i più consigliati, suggerisce lo studio statunitense, c’è senz’altro “Marble Mania”, in cui i giocatori guidano un blocco di marmo su un percorso a ostacoli. Mentre è stato rigorosamente bocciato il tennis, assicura Mark Marshall, uno dei ricercatori a capo dello studio: «Fare oscillare una racchetta - assicura - non ha alcuna utilità formativa». La console potrebbe essere utilizzata nei Paesi poveri per addestrare giovani chirurghi, in alternativa ad apparecchiature di simulazione che hanno prezzi decisamente proibitivi.

La guerra dei mondi continua...

ISFE PEGI Pan European Network Game Information NCAC - National Coalition Against Censorship ESA Video Game Voters Network

Gli squadroni della morte Hostel La guerra dei mondi 5








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