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sabato 9 febbraio 2008

IL PORNO IMPERO COLPISCE ANCORA

PORN EMPIRE STRIKES BACK
(i porno-dipendenti esultano...)

PORNOWEB

I siti pornografici continuano a crescere, attirando molti più utenti di qualunque sito non-porno. Gli analisti del settore parlano di una crescita “veloce e costante che ha superato, senza conoscere crisi, le speculazioni e le bolle di tutti gli altri settori”. La tendenza è stata confermata da uno studio effettuato dall'istituto di ricerca Hitwise sulla tipologia di siti più visitati dagli internauti americani: le principali directory del porno, da sex.com a playboy.com, attirano molti più utenti Internet di qualunque altro riferimento in rete, compreso il motore di ricerca Google. La ricerca di Hitwise è stata condotta andando a "leggere" il giornale quotidiano del traffico dei grossi fornitori di accesso. È risultato che i portali hard registrano un numero di visitatori tre volte superiore a quello dei principali siti di ricerca. Nell'ultima settimana del maggio scorso, ad esempio, i primi tre portali di ricerca che guidano il loro settore sono stati visti da una percentuale che rappresenta il 5,5% del popolo a stelle e strisce del Web. Google ha raccolto il 2,7% degli accessi, mentre Yahoo! e MSN hanno fatto registrare rispettivamente l'1,7 e l'1,1% del traffico totale. Uniti da Hitwise nella categoria "Search engines and Directories", insieme agli altri 1.944 motori di ricerca online, complessivamente hanno registrato il 13,8% delle visite Internet. Mentre la categoria "Adult" è stata capace di aggregare e raccogliere oltre il 18% degli accessi americani alla Rete.

L'industria online del porno, dunque, sul piano degli accessi sembra non avere concorrenti. Il proliferare di servizi di hosting e housing per i porno-imprenditori dimostra che il pornoweb gode di ottima salute.

PORNOWEB 2.0

C'è qualcosa di sorprendente nella pornografia online, molto più dei suoi contenuti: i suoi modelli di business e il loro modo di affermarsi.

Sono numeri straordinari quelli che stanno collezionando i nuovi siti del porno, non riconducibili alle grandi società di settore. In particolare, i vari YouPorn, Porntube e Xtube, siti che si spacciano per social networks mescolando contenuti amatoriali, prodotti dagli utenti, a contenuti semiprofessionali e persino professionali. E anche per questi ultimi, si tratta perlopiù di contenuti che provengono da nuovi centri di produzione online, piccole società dedicate o persino gruppi di amici del mondo del video e del cinema che non disdegnano di coltivare la propria insana "passione" per la pornografia. Sono nati persino dei motori di ricerca dedicati esclusivamente alla navigazione del pornoweb. Quello legale.

La nuova industria è quanto mai florida. Le cifre parlano da sé: un gruppo come Vivid Entertainment, uno dei nomi di punta di un porno-businness da 12 miliardi di dollari l'anno, che ha visto dimezzarsi le vendite dei suoi DVD dal 2004 ad oggi, sta valutando la possibilità di acquisire YouPorn, il clone porno di YouTube, capace di raccogliere 15 milioni di utenti in un mese e fatturare, senza alcuna vera struttura commerciale, più di 2,4 milioni di dollari in un anno. L'industria del porno è sempre stata all'avanguardia, capace di inventarsi nuove tecnologie di compressione, di rendere veicolabile il video quando la banda larga era poco più di un sogno, e oggi di far sbocciare nuovi sistemi di advertising, cross-promotion e online billing. Il futuro del settore è fatto di acquisizioni, di nuove strutture commerciali, di nuove formule pubblicitarie. Non sorprende, dunque, che Stephen Paul Jones, co-fondatore di YouPorn, abbia proposto a Vivid il proprio portale: lo darà via per "appena" 20 milioni di dollari.

La Vivid nel frattempo ha fatto causa a PornoTube, un'altro porno-clone di YouTube diventato destinazione prediletta per chi vuole inserire video porno senza filtri che impediscano di diffondere anche materiale protetto da diritti d'autore. "PornoTube ha costituito deliberatamente e consapevolmente una raccolta di opere in violazione dei diritti... convogliando un enorme traffico di contatti da Internet, incrementando i suoi affari e guadagnando da questa attività consistenti profitti". Una porno-causa speculare a quella, da un miliardo di dollari, intentata da Viacom contro YouTube lo scorso marzo. Al centro di entrambe le controversie legali, il fatto di stabilire se i siti di video-sharing violino il Digital Millennium Copyright Act, facendo circolare video senza guadagnare direttamente dalla violazione. Vivid sostiene che PornoTube viola anche le norme sulla pornografia infantile poiché non verifica l'età di quanti compaiono nei suoi video.

PORNO FORMATS

"Pirates", il pluripremiato successo del celebre regista Joone edito da Digital Playground, è il lungometraggio scelto per aprire la strada a una decina di titoli per adulti che faranno la loro comparsa sugli scaffali delle videoteche nel formato Blu-ray. Meno di un anno fa, i produttori di intrattenimento vietato ai minori si erano schierati compatti: HD DVD è il formato giusto, dicevano, i costi sono inferiori e il risultato è ottimo per il consumatore. Oggi, però, le cose sembrano essere cambiate: "Un sacco di gente ci scrive per chiedere quando produrremo film Blu-ray - racconta Joone - tutta gente che ha comprato una PlayStation 3". E così, dopo meno di 12 mesi e appena quattro titoli distribuiti in formato HD DVD, Digital Playground ha fatto marcia indietro. Entro marzo si accinge a rilasciare il meglio della sua più recente produzione ad alta definizione su dischi Blu-ray. "Quando si parla di qualità dell'immagine, non c'è differenza tra i due formati - spiega sempre Joone - e al momento gli appassionati non hanno ancora preferenze specifiche, visto che l'argomento è ancora una novità". Dunque "ci apprestiamo a pubblicare i nostri titoli in entrambi i formati, almeno fino a quando non ci sarà un chiaro vincitore".

I benefici di Blu-ray (costi a parte) sembrano evidenti: in un solo disco gli appassionati potranno godersi l'intera epopea di Capitan Edward Reynolds, opposto al pirata rinnegato Victor Stagnetti, compresi tutti gli extra in alta definizione.

MOBILE PORNO

La porno-industria punta a conquistare anche il mondo dell'intrattenmento mobile. Presto gli americani potranno usufruire di porno-contenuti direttamente sui propri telefonini cellulari.
A differenza della porno-Europa, dove il porno-mobile si è già affermato (nel 2007, l'industria ha incassato 775 milioni di dollari e, secondo la società inglese Juniper Research, entro il 2012 arriverà a 1,5 miliardi), il porno-cellulare deve ancora prendere piede in Nord America perché gli operatori se la devono vedere con gruppi religiosi e politici e genitori preoccupati. La tendenza potrebbe cambiare, perché le compagnie telefoniche stanno pianificando di allentare il controllo sui network per permettere una più ampia varietà di gadget e servizi, introducendo nuovi strumenti per proteggere i minori. Inoltre, cellulari sempre più avanzati e nuovi Web-browser come l'iPhone di Apple offrono maggior qualità per immagini e video.

"Sarà impossibile impedire che l'intrattenimento per adulti conquisti i cellulari", ha spiegato Gregory Piccionelli, avvocato specializzato in intrattenimento per adulti che lavora presso la società legale Piccionelli & Sarno. Il porno-avvocato prevede che ai consumatori americani saranno presto offerti porno-contenuti gratuiti sui cellulari accanto a servizi a pagamento come video live o dating."Se non si evolve si muore", ha detto in un'intervista Jay Grdina, presidente della società di intrattenimento per adulti ClubJenna, che ha cofondato con sua moglie, la pornostar di fama mondiale Jenna Jameson. Il progetto di YouTube di espandersi su circa 100 milioni di nuovi cellulari di ultima generazione potrebbe aiutare la causa.

PORNODIGITALE TERRESTRE

Da Gennaio, il monopolio delle offerte commerciali, che poi monopolio non è, vista la presenza seppur debole di La7 Cartapiù, verrà ulteriormente intaccato da una nuova società di telecomunicazioni che offrirà contenuti porno Hardcore in pay per view sulle frequenze del DTT nazionale in diretta concorrenza con la già nota Conto Tv. Pur senza "Porno Sky", con il suo Hot Club, si potrà scegliere dove apprezzare le performance delle varie Selen, Milly D’Abbraccio o magari della nostrana Lea di Leo: basterà un decoder DTT già abilitato per la ricezione di Mediaset Premium o di La7 Cartapiù.

La società italo/francese Glamour Plus ha già pronte 500mila schede da 20 euro l’una, valide per 5 notti di porno-programmazione. L’ingresso della Glamour Plus sul mercato avverrà grazie alla piattaforma Pangea, la prima “multioperatore” (aperta cioè a più soggetti che vogliano offrire diversi tipo di contenuti) dell’imprenditore delle tv locali Maurizio Giunco. Gli accordi per avviare la vendita di smart card legate alla porno-programmazione sono già stati sottoscritti.

PORNO POLITICA

Per proteggere un grande ed essenziale bene comune, la libertà di espressione, la Corte Suprema americana, sin dai tempi di Larry Flint, ha dichiarato incostituzionale la proposta di combattere la diffusione del porno su Internet.
Ma, la crescente, dilagante, diffusione della pedopornografia, e degli orrendi traffici di bambini, costretti, nel migliore dei casi, a prostituirsi, usati come porno-attori, nei casi più estremi violentati e uccisi per il godimento di pedofili sado-masochisti disposti a pagare fior di quattrini, potrebbe far cambiare idea alla Corte Suprema rispetto all'industria del porno su Internet, che dovrà essere chiamata ad assumersi tutte le sue responsabilità.

La proposta di legge anti-porno é al Senato, in attesa di essere discussa, spinta da mesi dal procuratore generale Alberto Gonzales. Una proposta che, se diventasse legge, obbligherebbe i fornitori di porno-contenuti online ad inserire in modo chiaro ed evidente un bollino-disclaimer su ogni singola pagina sulla quale siano presentati materiali hard. Si potrà ricorrere anche ad un codice che consenta di impedire ai bambini che navigano su internet di accedere al pornoweb. Soprattutto, per evitare che possano essere oggetto di avances online. "La crescita esponenziale di Internet ha fornito nuovi metodi ai sexual predators per circuire i bambini che navigano - ha dichiarato il senatore John Kyl, portavoce di un gruppo di 8 senatori repubblicani che sta portando avanti l'iter legislativo - occorre trovare nuovi espedienti per impedire a questi depravati di entrare in contatto con i nostri giovani".

Pesanti le sanzioni previste per chi non si adeguerà ai nuovi standard: gli ISP che non segnaleranno gli abusi sulle proprie reti rischieranno penali fino a 150.000 dollari per la prima violazione, raddoppiando l'importo della multa ad ogni nuova infrazione. Per quanto riguarda i webmaster, coloro che si renderanno colpevoli di negligenza, non ponendo alcun avvertimento, rischieranno fino a 15-20 anni di prigione. La proposta è stata però accolta con scetticismo dagli esperti, secondo cui dimostra una scarsa dimestichezza del Legislatore con la rete. Le associazioni statunitensi per i diritti civili (dei porno-dipendenti) continuano invece ad appellarsi alla libertà di espressione.

L'avvocato David Greene sottolinea come la legge, che non pone alcun confine tra pornografia e arte, possa far recedere molti artisti come pittori e fotografi dal pubblicare i loro lavori, per paura che possano essere classificati come pornografici e quindi penalmente perseguibili.
Uno degli aspetti più controversi della legge è la "data retention". Gonzales e i senatori ritengono che i provider debbano trattenere per un periodo di tempo non precisato i dati dei navigatori, per consentire alle autorità di intervenire in caso di infrazioni. Da parte loro, i providers dichiarano di voler cooperare con le forze dell'ordine, ma hanno già sottolineato di volersi opporre alla proposta, avanzata del Governo, di creare un sistema di rating degli ISP basato sulle violazioni riscontrate nella loro attività. Se, da una parte, la legge tende a preservare gli utenti meno esperti che non hanno le idee molto chiare sul da farsi una volta collegati, dall'altra sembra restringere la libertà di navigatori più esperti che hanno esigenze diverse e penalizza gli ISP, che certo non possono tenere sotto controllo tutto il proprio network. La speranza dei gruppi che si battono per i diritti digitali è che l'iter della normativa consenta di integrare tutele e garanzie per la libera navigazione in Internet.

Per promuovere la lotta al pedo-crimine, Gonzales ha fondato il Project Safe Childhood , di cui fa parte la Child Predator CyberCrime Unit della Florida, che si aggiunge all' "Internet Crimes Against Children (ICAC) Task Force Program", creato nel 1998 dal Department of Justice e l'Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention con lo scopo di tutelare i minori esposti al rischio dei pedo-predatori che si annidano online. Nel 2003, il Kentucky State Police (KSP) ha messo su una Task Force di investigatori che, insieme al National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC), fornisce informazioni su tutti i casi di pedo-crimine venuti alla luce attraverso il CyberTipline, accessibile via internet. Il centro fornisce anche servizi d identificazione delle vittime di abusi e assistenza varia. Inoltre, la ICAC Task Force del Kentucky è impegnata nel fornire corsi di addestramento che abbracciano tutti gli aspetti riguardanti i casi di "child exploitation", dalla prevenzione alla cura delle vittime.


DIARIO DI UNA WEBCAM GIRL

Tra i 12 e i 15 euro per comprare il contatto mail o l’account Messanger, circa 40 per avere il numero di cellulare, 3 euro al minuto per "appartarsi" in un cyber-privè con una ragazza e da 1,50 a 2 euro al minuto per le telefonate erotiche. Queste alcune cifre del business che gira intorno alle webcam girls, fenomeno nuovo di cui svela i segreti il libro, edito dalla Mursia, "Diario di una Webcam Girl".

«La cam girl - racconta Hellen, nickname dietro al quale si cela una giovane di 24 anni che vive a Milano, autrice del libro - è una ragazza che si spoglia davanti ad una webcam; ma il rapporto con l’utente non si limita solo all’ambito sessuale, c’è chi paga anche solo per parlare». «Il sito, a cui ci si può iscrivere tranquillamente da Internet dando solo dati e coordinate bancarie - riferisce Hellen - ha alcune regole ben precise: per esempio, non si possono mai avere incontri personali con i clienti, tutto deve rimanere virtuale, non si possono dare privatamente dati per i quali si deve pagare, come il telefono o la mail, inoltre è vietato usare altri siti: alla fine, di tutto quello che ricavi, ti spetta di diritto il 40%, che viene direttamente accreditato sul tuo conto corrente».

«Io ho cominciato per necessità - continua l’autrice - ora mi piace e mi diverto, sinceramente non ci trovo nulla di male, sono tre anni che lavoro on line. Lo schermo dà una posizione di forza. Prima di cominciare ero una ragazza timida e chiusa, esibendomi su Internet ho acquisito più sicurezza in me stessa. Mi piace anche scrivere, ma non ho intenzione di abbandonare per questo, però se capita l’occasione, ben venga». «Tutto quello che ricavi dipende molto da te, da quante ore resti collegata. So che ci sono tante donne che guadagnano abbastanza da mantenersi, quindi evidentemente un buon profitto c’è e si può ottenere. Gli utenti più o meno sono sempre gli stessi, nel giro di una settimana potresti arrivare a conoscerli quasi tutti, ovviamente esclusi quelli sporadici; ce ne sono alcuni che si sono iscritti già agli esordi del sito. Gli uomini decidono di entrare in queste chat per i più svariati motivi: chi per solitudine, chi per evadere, altri ancora per gioco o solo per fare quattro chiacchiere. Mi dà molto fastidio il luogo comune per cui la cam girl sarebbe una sorta di prostituta e chi usurfruisce del servizio un disperato senza altre alternative: sono entrata in contatto anche con personaggi dello spettacolo, dunque è evidente che non è solo questo, c’è anche una buona dose di curiosità».

«Non voglio rappresentare una categoria anagrafica e non credo che questo sia solo un fenomeno giovanile - conclude la ragazza - ognuna fa le sue scelte, io racconto solo la mia storia: on line si possono trovare studentesse che hanno bisogno di soldi per pagare gli studi come donne di 50 anni che cercano un modo di guadagnare per aiutare il marito ad arrivare a fine mese o per mantenere i figli. Limitare l’esperienza al mondo dei ragazzi è riduttivo, non ci sono solo adolescenti che si spogliano per comprarsi il vestito firmato o le scarpe all’ultima moda».

Secondo un’indagine effettuata da uno dei siti più frequentati dai giovani, studenti.it, sarebbero 75.000 le studentesse che utilizzano il proprio corpo per pagare gli studi, circa il 21% delle 350.000 studentesse lavoratrici, che vengono pagate per fare, oltre alle cam girl, anche le escort, le cubiste, le ballerine di lap-dance, fino ad arrivare alla prostituzione propriamente detta. Dati simili si possono riscontrare anche in altri stati europei, e sono molto simili a quelli registrati in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania. «È un fenomeno che mi pare strettamente legato alla richiesta. Più le ragazze vengono cliccate più guadagnano. E questo potrebbe configurare l’istigazione alla prostituzione», commenta la psicologa Rita Parsi, presidente della fondazione Movimento Bambino. «La maggior parte di queste ragazze - osserva - mancano completamente di un’educazione sessuale e sentimentale, non hanno per sé stesse nessuna autostima o considerazione. Per consumare si consumano, si vendono come oggetti per trarre un reddito che poi utilizzano per acquistare. È l’emblema della società del consumo estremo».

«Dietro questo fenomeno si riscontra solitudine e esibizionismo, l’utilizzo di sé come prodotto morto, perchè non ha vita, non esiste, è virtuale - continua la psicologa - non c’è nenche più il contatto fisico e la conoscenza che si ha con la prostituzione tradizionale. In più, in un mondo dove si sente sempre più parlare di aggressioni e violenze sessuali, lo schermo diventa un protettore, dà la possibilità di una revanche malata, provocare senza rischiare nessuna conseguenza, per provare sensazioni di potere».

Project Safe Childhood

Internet Crimes Against Children

National Center for Missing & Exploited Children

Italy - Missing Children Website

Movimento Bambino

La cultura dell'osceno

Baby-prostituzione

Pornopotere

Pornocrazia

Bambini e Internet

I predatori di bambini

Rapporto pedofilia 4

Il partito dei pedofili

The conspiracy of silence






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