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venerdì 1 febbraio 2008

LA GUERRA DEGLI OGM 2

Il governo di Parigi ha deciso di mettere al bando il mais "Mon 810" della Monsanto, l'unico OGM coltivato in Europa. L'ecologista José Bové ha interrotto lo sciopero della fame che aveva iniziato il 3 gennaio proprio per spingere il governo ad attivare tale clausola: "Il fatto che la Francia abbia deciso di applicare la clausola di slavaguardia, che significa niente più OGM in Francia nel 2008, è un fatto molto importante per gli agricoltori, per i consumatori e per tutta la società".

La Guerra degli OGM si sta combattendo a livello internazionale. L'Unione Europea è a rischio sanzioni WTO per l'adozione da parte di alcuni Paesi membri, come appunto la Francia, di misure di divieto per via dei rischi sanitari e fitosanitari. Che, secondo l'Organizzazione Mondiale per il Commercio, non sarebbero però stati dimostrati.


Anche la Germania si è mossa: l´etichetta per il cibo non OGM verrà applicata anche a prodotti come le uova, la carne e il latte provenienti da animali allevati senza i mangimi geneticamente modificati. Negli ultimi quattro anni, il settore alimentare tedesco ha potuto scegliere se indicare o meno con un´etichetta i prodotti che contengono tracce di OGM, ma poche società lo hanno fatto a causa di un quadro legale non del tutto chiaro. La nuova etichetta potrà essere utilizzata solo se l´intero processo di produzione sarà completamente privo di OGM. Peccato che il Parlamento ha anche votato una legge che regolamenta la coltivazione e l'utilizzo di OGM nell'alimentazione animale. La nuova legge praticamente spiana la strada agli OGM nel paese e introduce criteri per la coltivazione del mais transgenico "MON180," del suo utilizzo come mangime animale imponendo una distanza di almeno 150 metri tra una coltivazione convenzionale ed una OGM, fissata a 300 metri se il campo confinante è destinato all'agricoltura biologica È prevista anche l'istituzione di un registro pubblico e consultabile che riporterà l'esatta ubicazione dei campi.


In Italia, a sorpresa, Confagricoltura ha aperto agli OGM. Il presidente Federico Vecchioni ha spiegato così la nuova posizione assunta: «Chiediamo che sia applicato il principio di precauzione e di poter utilizzare le coltivazioni il cui rischio sia stato considerato non grave per i consumatori dalle autorità scientifiche». E poi ha aggiunto: «Non possiamo lasciare i nostri imprenditori in competizione con chi pare più bravo di noi ma che in realtà ha solo più strumenti di noi». Vecchioni si appella alla competitività. In particolare, parla del mais, la cui domanda, secondo i dati Nomisma, sarebbe aumentata del 9.3% in 5 anni abbattendo così la tradizionale autosufficienza del comparto. Si dice inoltre che questo trend nel 2013 genererà una situazione che vedrà l’Italia costretta ad un aumento del 233% di import rispetto alla media 2001-2006, pari a 3.4 milioni di tonnellate in più. Ma da qui al 2013 – conclude così il ragionamento - la percentuale di mais OGM sul totale esportato (non solo quello commercializzato) nel mondo potrebbe sfiorare l’86% contro il 48.7% attuale.


“Sul mais non siamo affatto in condizioni di assedio, e anche nei prossimi anni la situazione rimarrà tale, anche perché l’Europa, che costituisce il nostro principale bacino di approvviggionamento, non mostra particolare entusiasmo verso questa tecnologia, che nel 2007 vede superfici di mais transgenico nell’insieme inferiori alla superficie del solo Comune di Roma”. Così’ Luca Colombo, Fondazione Diritti Genetici, ha risposto a Vecchioni commentando lo studio presentato da Nomisma su "OGM e approvviggionamento di mais nel medio periodo". "Come confermano gli stessi dati Nomisma - spiega Colombo - la quasi totalità delle importazioni di mais italiane è di provenienza europea, e i primi tre paesi, pari a due terzi dell’import, sono Ungheria, Austria e Francia, che hanno notoriamente adottato politiche non-ogm. Benché’ nel caso della soia le coltivazioni transgeniche siano più consistenti, ad oggi esistono anche in Italia importanti filiere certificate non-ogm. Non solo: la disponibilità di soia brasiliana non-ogm può soddisfare l’intero sistema zootecnico italiano e buona parte di quello europeo". Già nello studio presentato da Nomisma nel 2004 si affermava la sostanziale impossibilità di alimentare filiere zootecniche non-ogm a causa della forte dipendenza dalle importazioni di soia da paesi che avevano adottato la soia transgenica; il rapporto ignorava però che esistono vaste aree di produzione di soia non transgenica che a tutt’oggi in Brasile rappresentano circa il 50% dei volumi di soia prodotti e che possono rifornire, attraverso affidabili sistemi di certificazione, quei produttori che ancora oggi stanno qualificando le proprie filiere come non-ogm. A maggior ragione nel caso del mais.


«Il no italiano agli OGM è puro autolesionismo», ha commentato Roberto Gradnik, il Presidente di Assobiotec, l’Associazione di Federchimica che rappresenta le imprese biotecnologiche. «L’Italia – ha detto Gradnik – continua a fare del male a se stessa portando avanti una politica anti-Ogm, frutto di un mero pregiudizio ideologico, che nuoce al sistema produttivo agricolo. Il mais geneticamente modificato non solo non comporta alcun rischio per la salute umana e animale, ma è anche conveniente dal lato economico perché garantisce una produttività maggiore, con un contenuto di micotossine sei volte inferiore rispetto al mais tradizionale. Confidiamo che chiunque abbia la responsabilità di guidare il nostro Paese voglia avviare una politica agricola moderna, aperta e innovativa, che guarda al futuro nell’interesse della collettività, come avviene in tutte le democrazie avanzate».


Da queste parole emerge tutta la tracotanza delle politiche "bio-assassine" che mirano a curare gli interessi delle corporations biotech, a cui la salute dei consumatori e la salvaguardia dell'ambiente non interessano minimamente. Oltretutto, si dicono delle falsità, perché a tutt'oggi è impossibile dimostrare scientificamente, oggettivamente, la assoluta sicurezza dei prodotti OGM. Semmai è vero il contrario.


Inoltre, le adesioni che sta raccogliendo la campagna contro gli OGM non possono non essere tenute in considerazione. Sono 3.604.448 i voti complessivamente raccolti nel corso della consultazione nazionale, portata avanti fino al 9 dicembre scorso.“È un risultato straordinario che legittima pienamente la scelta di uno sviluppo agroalimentare dell’Italia fatto di persone, territori, sostenibilità e quindi libero da OGM”, ha commentato la Coalizione anti-OGM in un comunicato.


Un gruppo di ricercatori della Northwest Agricultural and Forestry University di Yangling, nella provincia cinese Shaanxy, ha annunciato di aver realizzato in laboratorio un "super-vino" con effetti benefici sugli esseri umani (la notizia è stata riportata da New Scientist). I ricercatori hanno usato una varietà di uva "Vitis vinifera" occidentale geneticamente modificata, dotata di un gene extra, il "stilbene synthase"', proveniente dalla varietà selvatica cinese "Vitus pseudoreticulata". Il risulato è sei volte più ricco del normale di resveratrolo, una sostanza presente nel vino rosso che avrebbe effetti "miracolosi" sul nostro organismo, molto spesso associata alla diminuzione delle malattie cardiache e all'aumento della longevità.


"Nell'Italia dei vini di qualità non c'è spazio per il biotech nè nei vigneti, nè in cantina, nè sulle tavole dei cittadini e vigileremo affinchè non arrivi questa preoccupante novità di cui le imprese e i consumatori non avvertono certo il bisogno", ha affermato la Coldiretti commentando i risultati della ricerca cinese (pubblicati sulla rivista Plant Cell, Tissue and Organ Culture). Vale la pena di sottolineare che nei vini italiani - riferisce la Coldiretti - le sostanze antiossidanti che proteggono le arterie dall'invecchiamento, i cosiddetti polifenoli, sono contenute naturalmente in misura doppia rispetto ai concorrenti californiani e addirittura quattro volte in più degli analoghi francesi, secondo la ricerca presentata dal professor Giuseppe Rotilio, Direttore del Corso di Laurea in Scienze della Nutrizione dell' Università di Roma Tor Vergata.


Gli ambientalisti hanno lanciato l'allarme anche su quella che è stata definiita l'ultima frontiera nello sviluppo di piante geneticamente modificate, i cosiddetti semi "zombie", un nome che è tutto un progamma: si tratta di semi ch restano sterili solo fino a quando non vengono "resuscitati" con una determinata sostanza. Queste e altre sementi con disfunzioni sessuali sono state sviluppate nei laboratori delle grandi industrie biotech, come la Monsanto, pr offrire una soluzione al problema della contaminazione delle coltivazioni tradizionali da parte di piante GM.


L'ETC Group, un gruppo attivista anti-OGM formato da scienziati e ricercatori di tutto il mondo, che negli anni si è guadagnato il rispetto di enti e istituzioni, mette in guardia sulla dipendenza che si stà già venendo a creare tra coltivatori e fornitori di sementi, proprio mentre in Europa si discute la messa al bando dei semi "terminator", programmati per essere sterili in modo da evitare la contaminazione delle coltivazioni tradizionali.


Wilfred Keller, del Federal National Research Council, ritiene, come molti altri scienziati del settore, che i semi terminator, e i loro diretti discendent come i zombie, dovrebbero essere benvenuti per determinate applicazioni. Le piante, sostiene, «sono fonti potenzialmente inesauribili che possono fornirci le sostanze di cui abbiamo bisogno e delle quali vorremmo avere grande disponibilità». Per esempio, la colza potrebbe diventare, nei prossimi anni, la maggiore fonte di combustibile biologico; in un ambito differente, una fabbrica di Calgary sta già producendo insulina dai fiori di cartamo. Jim Thomas, dell'ETC Group, controbatte che «l'industria biotech insiste nella correzione tecnica di un problema che ha lei stessa creato», perché in realtà vuole assicurarsi il controllo esclusivo del mercato sementiero.


Sviluppati negli anni '90, i semi terminator hanno acceso aspri dibattiti: la varietà sterile costringe i coltivatori a ricomprare nuovi semi ogni anno, perché non è più possibile riservare una parte del raccolto alla semina. E questo penalizza soprattutto i paesi poveri. I critici sono preoccupati anche per l'eventualità che il gene di sterilità possa estendersi a raccolti convenzionali attraverso meccanismi non prevedibili (come una mutazione genetica, per esempio): un'eventualità catastrofica, perché sarebbe compromessa l'intera catena alimentare. Proprio per questo motivo, Brasile e India hanno già messo al bando i terminator e la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità ha riaffermato la moratoria del 2000 sulla tecnologia, così come lo stesso Parlamento Europeo (moratoria del 2006).


I semi zombie sono stati equipaggiati, oltre che di un sistema che blocca la riproduzione, anche di un meccanismo che la ristabilisce e che si attiva quando la pianta è esposta ad un particolare composto chimico. Ma della qualità di questi semi ne vogliamo parlare? E chi ci assicura che non possano entrare in gioco eventi casuali e fuori controllo, riproponendo lo stesso scenario da incubo dei terminator? Vatti a fidare dei "bio-assassini".


Fondazione Diritti Genetici

European Food Safety Authority

Liberi da OGM

ETC Group

Invasione molecolare 2


La guerra degli OGM


Pesticidi killer

I semi assassini


Ban terminator


Nano regulation

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