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venerdì 22 febbraio 2008

NANOETICA 2

Dopo la bioetica, la "nanoetica"...

Due terzi degli americani ritengono la nanotecnologia moralmente inaccettabile. È
quanto è emerso da uno studio condotto da ricercatori dell'Università del Winsconsin-Madison e dalla American Association for the Advancement of Science. "Una percentuale molto più contenuta di quella dell'Europa", dice Dietram Scheufele, professore universitario ed esperto di opinione pubblica. Il motivo sarebbe la religione. "L'importanza della religione nei diversi paesi evidenzia differenti vedute in termini di moralità. I paesi europei sono più secolarizzati". Secondo Scheufele, nel momento in cui la tecnologia viene usata per alterare la natura, ed è proprio quello che sta facendo la bionanotecnologia, viene vista come un modo pericoloso di "giocare a essere Dio".

Lo studio conclude che i cittadini si oppongono non perché disinformati, anzi, sono informatissimi, ma per ragioni etico-religiose.

La Commissione Europea, intanto, ha (finalmente) adottato un «Codice di condotta per una ricerca responsabile sulle nanoscienze e le nanotecnologie» che dovrebbe essere sottoscritto da università, istituti di ricerca e imprese in modo da garantire uno sviluppo e un uso sicuro delle nanotecnologie.

Benché l'Europa sia all'avanguardia in questo "stupefacente" ambito scientifico, restano da colmare molte lacune, specie riguardo i potenziali impatti negativi sulla salute umana e sull'ambiente. Tali tecnologie suscitano inoltre preoccupazioni su questioni di natura etica e sul rispetto dei diritti fondamentali. «Le nanotecnologie e le nanoscienze potrebbero costituire la prossima rivoluzione nell'ambito delle tecnologie abilitanti, e l'Europa vanta ottimi risultati per quanto riguarda il loro sviluppo», ha dichiarato il Commissario UE per la Scienza e la Ricerca Janez Potocnik, «uno dei nostri punti di forza è l'attenzione che prestiamo al loro sviluppo e uso responsabile. Il Codice di Condotta è uno strumento messo a punto dalla Commissione, dopo una consultazione pubblica, grazie al quale sarà possibile affrontare con estrema facilità le legittime preoccupazioni che possono sorgere in merito alle nanotecnologie».


Il Codice comprende sette principi generali, su cui gli Stati membri sono invitati ad avviare azioni concrete al fine di garantire lo sviluppo sicuro delle nanotecnologie:


- significato: le attività di ricerca sulle N&N devono essere comprensibili al pubblico, devono rispettare i diritti fondamentali ed essere concepite, attuate, divulgate e utilizzate nell'interesse del benessere delle persone e della società;


- sostenibilità: le attività di ricerca devono essere sicure, rispettare i principi etici e contribuire allo sviluppo sostenibile. Non devono nuocere, né ora né in futuro, alle persone, agli animali, alle piante e all'ambiente, né costituire una minaccia nei loro confronti;


- precauzione: le attività di ricerca devono essere svolte conformemente al principio di precauzione, anticipando l'eventuale impatto di queste applicazioni tecnologiche sull'ambiente, la salute e la sicurezza e adottando le debite precauzioni, proporzionalmente al livello di protezione, nonché incoraggiando i progressi a vantaggio della società e dell'ambiente;


- inclusione: la gestione delle attività di ricerca deve essere orientata dai principi dell'apertura verso tutte le parti interessate, della trasparenza e del rispetto del legittimo diritto di accesso all'informazione. Deve inoltre consentire la partecipazione ai processi decisionali di tutti i soggetti coinvolti in attività di ricerca nel campo delle nanoscienze e delle nanotecnologie o interessati ad esse;


- eccellenza: le attività di ricerca devono ottemperare alle migliori norme scientifiche, tra cui l'integrità della ricerca e le buone pratiche di laboratorio;


- innovazione: la gestione delle attività di ricerca deve incoraggiare la massima creatività, flessibilità e capacità di pianificazione a favore dell'innovazione e della crescita;


- responsabilità: i ricercatori e le organizzazioni di ricerca devono essere responsabili dell'impatto del loro lavoro sulla società, l'ambiente e la salute dell'uomo.


La Commissione Europea ha richesto inoltre l'opinione scientifica della EFSA riguardo i possibili rischi associati alle applicazioni nel settore alimentare e ha anche erogato 403.000 euro ai ricercatori UE e USA per lo studio e la regolamentazione delle nanotecnologie. Tra gli altri obiettivi del progetto figurano la pubblicazione di risultati applicabili a politiche sia UE che USA e una maggiore sensibilizzazione dei responsabili politici sulla convergenza delle normative che disciplinano il settore nanotecnologico.


Contemporaneamente, il progetto europeo "Nanosafe2" ha pubblicato il suo primo rapporto sulla disseminazione dei nanomateriali in base al principio di precauzione. Il rapporto prende in esame i maggiori prodotti protettivi convenzionali, come filtri, cartuccie respiratorie, abbigliamento protettivo, guanti, testati con nanoparticelle di grafite dai 10 ai 50 nanometri. Mentre, nel frattempo, le apllicazioni che utilizzano nanotubi al carbonio si stanno moltiplicando, uscendo dai laboratori e finendo in prodotti commerciali. Sono già presenti ad esempio in racchette da tennis, biciclette, schermi TV, in numerose resine usate in campo militare, aerospaziale, in medicina e in elettronica. Si tratta di volumi che raggiungeranno tra breve alcune centinaia di tonnellate metriche all'anno. Il ché significa che l'esposizione ai nanotubi, specie per i lavoratori, aumenterà sostanzialmente nei prossimi anni. Siccome non si sa ancora bene qual'è il livello di tossicità relativo a questi nuovi materiali, sarebbe auspicabile almeno lo sviluppo di sensori in grado di rilevare la presenza dei nanotubi, specie nei luoghi di lavoro.


A seguito della recente iniziativa della The Soil Association, che ha bandito le nanoparticelle dai propri prodotti, rigorosamente biologici, il rivenditore francese online di prodotti cosmetici Mademoiselle Bio ha lanciato una campagna di informazione sulle nanoparticelle presenti nei prodotti presenti sul propro sito. A partire dal 15 febbraio, tutti i prodotti venduti tramte il sito che contengono nanomateriali saranno accompagnati da note informative. “Non esistono ancora le prove che le nanoparticelle siano sicure", ha detto la fondatrice e presidente di Mademoiselle Bio, Violette Watine, "quanto meno dobbiamo informare i consumatori, anche se la legge ancora non prevede di includere informazioni sulle etichette".

L'Unione Europea si sta muovendo anche nel campo della nanoetica, questione discussa attualmente da esperti e politici a livello internazionale. Il progetto ETHICSCHOOL sta organizzando corsi che si svolgeranno nell'estate del 2008 incentrati sull'etica delle nanotecnologie e delle tecnologie convergenti. «Vorremmo basarci sul lavoro che la Commissione Europea sta svolgendo relativo al Codice di Condotta in materia di nanotecnologia in Europa», ha dichiarato al Notiziario CORDIS la dottoressa Ineke Malsch, coordinatrice del progetto che organizzerà due corsi estivi nei Paesi Bassi: il primo si focalizzerà sull'etica della nanotecnologia, il secondo sull'etica delle tecnologie convergenti (nanotecnologia, biotecnologia, tecnologie dell'informazione e della comunicazione e scienze cognitive). «Cercheremo di riunire scienziati naturali, scienziati sociali, nonché filosofi e teologi al fine di discutere le nuove questioni sollevate nell'ambito delle loro discipline», ha affermato la dottoressa Malsch che, laureatasi in fisica si è successivamente specializzata in Tecnologia e Questioni Sociali e segue il problema delle nanotecnologie dal 1995. «Il nostro intento è trarre il valore intrinseco del Codice di Condotta della Commissione Europea per tradurlo nella vita pratica e quindi di utilizzare i risultati dei nostri dibattiti al fine di fornire dei feedback alla Commissione stessa, affinché consideri la possibilità di migliorarlo, adattarlo o di sostenere le proprie idee», ha aggiunto.

Parallelamente, il progetto ha lo scopo di impiegare i corsi estivi e i relativi risultati dei dibattiti per sviluppare strumenti di apprendimento on line. «Desideriamo creare un CD o probabilmente strumenti basati su Internet in modo tale che anche altre persone possano utilizzare i risultati del nostro lavoro nella loro formazione relativa all'etica in materia di nanotecnologie o, per esempio, in corsi di etica della ricerca a livello accademico», ha detto ancora la Malsch.

Il prossimo 31 ottobre si svolgerà ad Aarhus, in Danimarca, il terzo Workshop del Nano Ethics Network. Il giornale Etikk I Praksis, di etica applicata, invita tutti coloro interessati alla nanoetica a contribuire.


University of Wisconsin-Madison "Religion Colors Americans' Views Of Nanotechnology".

Nanotechnology research portal of the European Commission

European Food Safety Authority (EFSA)

Nanosafe

The detection of carbon nanotubes and workplace safety

Etikk I Praksis

NanoJustice2008.pdf

Nanoethics

Mademoiselle Bio

American Association for the Advancement of Science

Uno sguardo alla nanosfera 3

Nano regulation

Nano-etica

La guerra dei nanometri 7

La guerra degli OGM

La guerra degli OGM 2

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