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domenica 17 febbraio 2008

RAPPORTO PEDOFILIA 5

"First born unicorn, Hard core soft porn, Dream of Californication..."

Un euro. Tanto valevano le prestazioni sessuali di un ragazzino di 12 anni. I carabinieri di Valledolmo (Palermo) hanno arrestato il pedofilo, Antonino Lo Verde, 67 anni, dopo aver filmato le gesta erotiche con il minorenne. L'uomo, pregiudicato, pensionato, è divorziato dalla moglie. Lo hanno arrestato mentre consegnava al ragazzino l'euro promesso come pagamento. Il ragazzino veniva adescato con piccoli regali in denaro, o in natura: per conquistarseli, l'adolescente doveva soddisfare tutte le sue voglie.

A Maso Travolt, sponda nord-orientale del lago di Terlago, conosciuta come «Doss del cul», è facile imbattersi in frequentazioni omosessuali miste, di tutte le età, a tutte le ore, per via della nutrita comunità gay conosciuta come «il boschetto di Terlago». Addirittura esiste un sistema di comunicazione a bandiere per capire se c'è qualche persona libera e disponibile in zona. Ma che ci fosse anche un giro di pedofilia non lo sospettava nessuno. La notizia dell'arresto di tre uomini con l'accusa di pedofilia per aver compiuto violenza sessuale su minorenni ha sconvoloto la comunità locale. Si tratta di un insegnante ventottenne di Trento, di un operaio cinquantenne di Lavis e di un pensionato sessantacinquenne della Val di Cembra.

«Confido nella magistratura, ma spero che non abbiano sconti», ha dichiarato la madre di uno dei ragazzi violentati nel bosco, che ha dato il via all’indagine della polizia e che ha portato all’arresto di Alberto Romeri e Guido Pedri. Suo figlio è il tredicenne che, minacciato, avrebbe avuto con Romeri un rapporto sessuale nel bosco di Terlago. «Ho notato che quando riceveva messaggi sul cellulare», racconta, «si faceva pensieroso e cupo. Sono riuscita a intercettare i messaggi indirizzati a mio figlio, prestandomi al gioco. Quando ho capito la gravità della situazione e vista l’insistenza di quei messaggi, ho deciso di chiamare la polizia, dopo aver consultato il nostro avvocato di famiglia. Grazie all’aiuto della polizia e della psicologa, mio figlio ha poi raccontato tutto».

Sempre dalle parti di Trento, nella valle di Non, un 60enne pensionato è stato arrestato con l'accusa di molestie sessuali dopo essere stato denunciato da alcuni testimoni che lo hanno visto mentre fuori della sua abitazione scattava foto hard alla nipotina di appena 8 anni.

A Sassari, si è trincerata dietro al silenzio la coppia arrestata per presunti stupri su una decina di minorenni tra i 13 e i 16 anni. Interrogati dal gip, Alessandro Sotgia, 34 anni, e la fidanzata, Tanja Rozzo, 22, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il giudice ha convalidato il provvedimento.I due avrebbero agito insieme: lei adescava le ragazzine, spesso con deficit psichici, e lui le costringeva a rapporti sessuali con entrambi.

Nel corso delle udienze del processo horror che vede convolte più di trenta famiglie di Rignano Flaminio, i cui bambini si presume siano stati vittime di abusi con la complicità di alcuni membri della scuola che frequentavano, un bambino ha affrontato l'udienza per l'incidente probatorio raccontando una storia da far accaponare la pelle: ha detto che gli "orchi" legavano i bambini al letto, gli facevano una puntura e poi li immergevano in una vasca e spingevano loro la testa sott'acqua-; ha anche fatto il nome di tutte e quattro le maestre indagate e ha riferito di uscite con un pulmino e della presenza dei bambini di due classi. A questi bambini sarebbe stato detto, a quanto hanno riferito finora, che se avessero raccontato cosa avveniva all'asilo i loro genitori sarebbero morti. Nella trasmissione "Chi l'ha visto", ad un bambino abusato da adulti era stato detto che se avesse raccontato quanto avveniva sarebbe accaduto qualcosa di terribile ai suoi genitori. Quel bambino aveva 12 anni e solo dopo molto tempo ha avuto il coraggio di confidarsi con la sua famiglia.

Mario Suriano, 48 anni, il bidello pedofilo di Belmonte Calabro ha confessato. Ha ammesso di aver abusato sessualmente di alcuni minori. Era stato arrestato lunedì 4 febbraio ad Aiello Calabro, sorpreso mentre si trovava in compagnia di un bambino del posto, che fortunatamente non ha subito nessuna violenza.

Il bidello era tenuto sotto controllo da più di un mese poiché un adolescente aveva confidato al maresciallo Arcaro, comandante della stazione dei carabinieri di Belmonte, che Suriano si comportava in modo strano. Nel corso di alcune perquisizioni eseguite nella casa e nell’automobile dell’uomo, i militari dell’Arma hanno trovato materiale pedopornografico: dvd, riviste, fotografie, prodotti acquistati ma anche da lui realizzati, in cui è lui stesso a riprendersi. Dopo aver confessato gli abusi sessuali su diversi bambini, Suriano ha raccontato che quando aveva dieci anni, pure lui sarebbe stato seviziato da due persone adulte. Le violenze sessuali sarebbero continuate fino a tredici anni. Le persone che avrebbero abusato di lui non sono più in vita.

Tra le mamme di Scalea e Aiello Calabro è scoppiato il panico. Il bidello, infatti, per molti anni ha prestato servizio in una scuola elementare della cittadina dell’alto tirreno cosentino prima di essere trasferito negli istituti scolastici dei paesi limitrofi al comune in cui risiede attualmente la sua famiglia. L’attenzione degli inquirenti è ora puntata su un parente di Suriano, si sospettano scambi di materiale pedo-pornografico e che i due possano far parte di un ampio giro di maniaci collegati in rete.

Leslie, una bambina di nove anni, è rapita da due balordi, Alex e il suo più giovane complice Frank, e portata nella loro casa dove c'è un'altra vittima, un ragazzino di otto anni di colore, Donnie, a cui è stato fatto credere di essere stato venduto dalla madre psicologicamente instabile. I due bambini, che si inventeranno un loro mondo immaginario per sopravvivere, finiranno nel mercato della pedopornografia. Otto anni dopo, Leslie è una bellissima diciassettenne che lotta per sopravvivere tra droga e prostituzione nelle strade di San Diego sempre insieme a Donnie, che la ama da sempre.

"Gardens of Night", di Damian Harris, in concorso alla 58ima edizione della Berlinale, è un crudo spaccato neo-realista. «Ho parlato con membri della Child Sex Crimes Unit di New Orleans e del Dipartimento della Polizia di San Diego",racconta Harris, "un ufficiale mi ha detto come questa città sia ormai la capitale dei “kiddie porn”».

Un fenomeno che i titoli di coda quantificano fornendo cifre incredibili: 1,3 milioni di minori oggi vivono per le strade degli Stati Uniti, per il 60% vittime di violenze o abusi. Che, sempre in base alle stesse statistiche, subirebbero anche un adolescente americano su tre fra le ragazze e uno su sette fra i maschi.

Il libro “Bambini Scomparsi” (edizioni Aliberti), a cura di Rita Pedditizi, redattrice del programma "Chi l’ha Visto?", riporta dati shockanti.

Ma come è possibile che un bimbo sparisca senza lasciare traccia? La Pedditizi ha posto la stessa domanda a Ray Wyre, criminologo inglese tra i massimi esperti al mondo di serial-killer pedofili, che ricorda il caso di Robert Black, pedofilo reo di aver rapito ed ucciso circa 400 bambini. Da lui incontrato in carcere, alla domanda “come facevi a sottrarre un bambino?”, Black rispose che “gli bastavano 30 secondi, solamente 30 secondi di disattenzione da parte degli adulti per rapire un piccolo”.

In quasi tutte le storie di bimbi scomparsi compare la pedofilia. Ed è incredibile leggere come, ogni qual volta un bimbo sparisca, le forze dell’ordine contattino in ogni realtà centinaia di pedofili accertati ed in libera uscita. L'ultimo caso è cronaca recente: Vincenzo Iacono, agrigentino, 45 anni, nel 2004 era stato arrestato per violenza sessuale nei confronti di tre sorelle di Aragona (11 e due gemelle di 8 anni) e per questo, dopo aver scontato un breve periodo di carcere, era sottoposto all'obbligo di firma, dove si è recato tenendo per mano una bambina di 4 anni, sua parente, che poco dopo avrebbe violentato.

Bambini di due anni, costretti a subire violenze sessuali, attori e protagonisti inconspevoli di scene pedopornografiche a dir poco raccapriccianti. Tra i "beneficiari" dei filmati, ovviamente clandestini, anche un medico chirurgo e un ufficiale della Guardia Costiera.

L'operazione contro la pedofilia online è stata portata a termine tra l'Italia, la Turchia e il Portogallo dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni "Veneto" che ha indagato sedici persone e chiuso un sito internet. L'inchiesta, coordinata dal pm Massimo Michelezzi e supportata dal nuovo Centro Nazionale per il Contrasto alla pornopedofilia online, è stata sviluppata in una complessa attività di indagine svolta dalla polizia italiana con i colleghi portoghesi e turchi, attraverso il coordinamento del Servizio per la Cooperazione Internazionale. Il blitz ha visto impegnati, in dieci regioni, centinaia di poliziotti tra Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Piemonte. Interventi analoghi sono stati messi in atto in Turchia e in Portogallo in collaborazione con le forze dell'ordine di questi paesi.

Hanno seguito la pioggia di file che viaggiavano sulla rete peer-to-peer. Hanno intercettato lo scambio di filmati dal provider al computer collegato alla rete telefonica di Caserta. Hanno individuato un Ip address, un numero telefonico, un indirizzo. E sono arrivati all’appartamento di via Roma, al civico numero 11, dove vive Pasquale Corrado, sociologo e professore di informatica. È bastato accendere il pc e controllare le schede di navigazione, i files temporanei e le cartelle dei download per scoprire cosa (e quanto) il prof condivideva sulla rete: foto e filmati, migliaia e migliaia, di bambini e bambine che compiono atti sessuali e che subiscono la violenza di adulti. Oltre a filmini amatoriali che vedono il prof nella veste di primo attore, girati a scuola o in gita, in cui l'orco si intrattiene affettuosamente con i propri studenti, e poi zoomma su alcuni dettagli anatomici delle ragazze

Grazie al programma "Idc+++", gli investigatori della polzia postale di Catania hanno avuto accesso alla rete ”Direct Connect”, attraverso la quale 12 indagati diffondevano video di pornografia minorile, con filmati che riprendevano abusi su bambini in tenera età. Le città interessate sono Milano, Genova, Pistoia, Napoli, Foggia, Macerata, Savona, Vibo Valentia, Terni e Bologna.

Centinaia di bambini africani vengono venduti dai loro genitori a bande di criminali e trafficanti che poi li vendono nel Regno Unito, andando così ad alimentare il moderno commercio della schiavitù. È quanto denuncia il Sunday Telegraph che ha condotto un’inchiesta a riguardo.

Ad un giornalista della testata inglese, che si è finto interessato alla compravendita, sono stati offerti due bambini nigeriani di tre e cinque anni al prezzo di 5.000 sterline (6.752 euro), oppure uno solo a metà prezzo. Per un neonato di 10 mesi sono state chieste 2.000 sterline (2.700 euro). Il traffico vede coinvolte anche giovani donne, alcune spesso incinte, che vendono i loro bambini per meno di 1.000 sterline (1.350 euro). Un trafficante internazionale rintracciato dal Telegraph a Lagos ha dichiarato di “trattare” 500 bambini l’anno.

L’inchiesta del Telegraph trova conferma nei dati diffusi di recente dal Centro governativo contro lo sfruttamento minorile e la tutela on-line, secondo cui lo scorso anno sono stati trafficati 330 bambini nel Regno Unito, di cui 14 con meno di 12 anni e molti provenienti dal continente africano. Polizia e attivisti ritengono però che tale dato rappresenti solo “la punta dell’iceberg” di un fenomeno ben più vasto.

Da sempre, Don Di Noto cerca di sottolineare la presenza del mercato di materiale pedopornografico in internet e da sempre lo combatte, svolgendo accurate indagini e segnalando i risultati delle ricerche alle autorità competenti. Alcuni anni fa, quando si mossero accuse anche al mondo parlamentare, sostenendo che alcuni deputati erano coinvolti nell'ambiente pedopornografico, si cercò di fermare il prelato, sostenendo che altro non era che un prete, e che doveva pensare alle sue mansioni. Don Di Noto, per fortuna, continua la sua azione. Esistono, dice, preti, magistrati, maestri, politici pedofili, per cui urge una vera discussione e legislazione sulla pedofilia, di cui, in Italia siamo carenti.

Alcuni anni fa, il quotidiano Libero di Feltri pubblicò delle liste di pedofili di tutta Italia. Tra le tante storie, c'era quella di una bambina che portò alla luce i suoi abusi nella maniera più ingenua possibile: frequentava la prima elementare ed uno dei primi giorni di scuola chiese alla maestra di essere accompagnata in bagno; la maestra acconsentì, e nel bagno la bambina le chiese con naturalezza alla docente se poteva "massaggiarla". La maestra immediatamente si precipitò ad informare dei fatti le autorità. Venne fuori una storia di continui abusi da parte di entrambi i genitori (il padre acquisito) su tre innocenti.

Più recentemente, altri tre innocenti - di 10, 11 e 12 anni - due dei quali figli di immigrati nati in Italia, sono stati violentati da due ragazzi di 15 e 16 anni in compagnia di altro un coetaneo ancora in libertà: hanno costretto con la forza i tre bambini ad avere rapporti sessuali nei pressi di una sala giochi. I due ragazzi arrestati sono stati portati nel centro di prima accoglienza per minorenni di Roma.

Secondo uno studio condotto da Pediatrics, la rivista ufficiale della American Academy of Pediatrics, le molestie sessuali su Internet sono in aumento, e il canale preferito dai criminali di questo genere di reato è quello delle chat e degli Instant Messanging. Negli ultimi anni, secondo questo studio, il 15% dei ragazzi intervistati (su un campione che comprendeva adolescenti dai 10 ai 15 anni) ha ammesso di aver ricevuto “sollecitazioni sessuali”. Alcune di queste sollecitazioni erano solo messaggi isolati sullo schermo del computer, ma non solo.

Negli Stati Uniti, il Congresso ha ritenuto di dover limitare l’accesso ai siti di social networking nelle scuole o nelle biblioteche, proprio basandosi sul fatto che tali siti sono pericolosi, e MySpace è sottoposto a pesanti critiche da parte di avvocati americani. Una possibile soluzione al problema è limitare l’iscrizione ai giovani nella fascia d’età a rischio.

Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, aveva avviato una campagna contro Russian Business Network, una rete criminale russa che ospita svariati siti web a carattere pedopornografico. "Ho scritto a Europol per impedire l'accesso a RBN", aveva detto. Di RBN ne aveva parlato in passato anche il Washington Post. La sua indagine, però, non aveva portato a grandissimi risultati. Il giornalista Brian Krebs riuscì ad identificare i provider che offrivano, forse inconsciamente e in completa buonafede, connettività a RBN. Si parlava all'epoca di Tiscali.uk, SBT Telecom, Aki Mon Telecom e Nevcon LTD. Per molto tempo gli inquirenti hanno cercato di identificare chi fosse alla base di questo vero e proprio business del pedoporno. L'indagine è stata talmente complicata che si è arrivati addirittura ad ipotizzare legami con i politici russi, che forse offrivano e offrono ancora copertura dalle forze dell'ordine in cambio di soldi.

Improvvisamente, il server russo con sede a San Pietroburgo sembra scomparso, non è più rintracciabile. Gli Hackers per i Diritti Umani stanno monitorando attentamente la rete per vedere dove rispunteranno i siti pedofili ospitati dal server russo. Va detto che un importante lavoro in questo campo lo stanno facendo anche i ragazzi di Hacker Journal. Tutti i server indipendenti che facevano capo a RBN (RBN-AS, SBT-AS, Micronnet-AS, Oinvest-AS, Akimon-AS, Conncetcom-AS, Nevskcc-AS, Credolink-ASN) e che ospitavano i siti pedopornografici sembrano scomparsi dalle tabelle che controllano il traffico su internet. Quelli di Hacker Journal sono convinti che RBN non sia affatto sparita ma che si sia semplicemente riposizionata.

Grazie alla task force di volontari dell'associazione Telefono Arcobaleno, che monitora sistematicamente il web a caccia di immagini illegali, e la segnalazione al Nucleo Investigativo Telematico della Procura della Repubblica di Siracusa, nel giro di poche ore si è ottenuta la chiusura di cinque siti web pedofili che rappresentavano un ponte d'accesso, una "backdoor", come è stata definita da Telefono Arcobaleno, verso "una vastissima galassia di siti a contenuto pedopornografico che avevano registrato, in soli 2 giorni, ben 150mila contatti". Di interesse il fatto che su quelle pagine, si legge nella nota, circolavano banner pubblicitari di imprese italiane molto conosciute, che l'Associazione "sta contattando privatamente".

"È noto - ha dichiarato Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - che i siti a contenuto pedopornografico sono tra i più visitati al mondo ed è necessario che le imprese che investono in internet si rendano conto che sfruttare questo perverso circuito, inserendo, più o meno consapevolmente, i propri banner pubblicitari, significa legittimare, in qualche modo, la pedofilia on line, subire forti danni d'immagine, ma soprattutto reiterare, milioni di volte, quell'orribile abuso sui bambini".

Telefono Arcobaleno ha ricordato con l'occasione di aver effettuato fino ad oggi 175mila segnalazioni relative a materiale pedopornografico individuato in rete. Segnalazioni che non sempre si traducono nel sequestro dei siti, perché si tratta di materiali che si trovano spesso e volentieri in paesi non particolarmente attivi nell'opera di repressione contro il pedoporno. Mentre un sito che si trova in Italia può essere facilmente posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria, non altrettanto succede in quelle aree del mondo dove la segnalazione viene trasmessa alle autorità locali ma non si traduce in una vera e propria operazione di polizia, o richiede molto tempo perché ciò avvenga. Uno squilibrio normativo su cui si lavora anche in sede internazionale e che nei fatti lascia molti spazi di manovra al cosiddetto "pedobusiness".

Gli attivisti dell'antipedoporno online le chiamano "piovre": sono quelle organizzazioni che sfruttano la rete per diffondere a pagamento materiali di pornografia infantile, recuperando clienti in molti diversi paesi che agiscono in barba alle leggi locali e internazionali. È contro questo fenomeno che si sono mossi i cybercop svizzeri che hanno dato seguito ad una indagine nata, in realtà, in Australia.

Come spiegano loro stessi, l'operazione "Koala" ha avuto origine dalle inchieste della polizia giudiziaria australiana: esaminando il materiale sequestrato ad alcuni indagati, è stato infatti scoperto un video dal quale è stato possibile identificare tanto la vittima quanto il suo aguzzino. Quest'ultimo era un cittadino belga ed il video si è scoperto essere prodotto da un cittadino italiano, Sergio Marzola, di 42 anni. Italiano che a sua volta gestiva un sito web attraverso cui si ritiene vendesse immagini di pedopornografia a numerosi "corrispondenti" in giro per il mondo. A Marzola viene attribuita la produzione di almeno 150 video di questo genere.

Per un compenso di 30-40 euro, l'uomo ingaggiava le vittime, perlopiù giovani ragazze, nel suo studio ucraino per delle sedute di foto e video. L'inchiesta ha appurato che le giovani sono state anche abusate sessualmente. Secondo Europol, i video provenivano principalmente dall'Ucraina e in alcuni di loro comparivano scene di abusi di un padre sulle sue figlie di nove e 11 anni. Due vittime belghe erano costrette dal padre a pose esplicite davanti alla telecamera. L'uomo e' stato arrestato a Bruges (nelle Fiandre) un anno fa. La polizia europea ha identificato 23 bambini di età compresa tra i nove e i 16 anni che venivano violentati dai membri della rete. In Ucraina risiedono 21 delle 23 giovani vittime.

Un'altra indagine ha ridotto al silenzio una chat room dedicata alla condivisione di materiale pedopornografico. Kids the Light of Our Lives, "i bambini, la luce delle nostre vite", questo il nome della community attorno alla quale ruotava un circuito di persone in trentacinque stati. Centinaia di migliaia le foto e i video prodotti e scambiati, testimonianza di abusi compiuti su minori, tutto materiale ora all'attenzione degli inquirenti.

Regno Unito, USA, Canada, Australia sono solo alcuni dei paesi le cui forze dell'ordine sono state mobilitate nell'operazione guidata dal Child Exploitation and Online Protection Center (CEOP) britannico, durata dieci mesi e tuttora in corso, nonostante l'arresto di quelli che sono considerati due dei principali responsabili. I media hanno mostrato al mondo le immagini del criminale condannato, ne hanno tratteggiato la vita fin nei dettagli. 27 anni, rispettabile, Timothy Cox si presentava come "Son of GOD", a sottolineare l'affinità con "G.O.D.", l'ex gestore di una chat pedopornografica americana, che operava sotto questo altisonante pseudonimo. Le forze dell'ordine del Regno Unito sono arrivate a Cox grazie ad una segnalazione della polizia canadese, una segnalazione resa possibile dal coordinamento internazionale operato attraverso la Virtual Global Taskforce (VGT). Nel corso dell'operazione, ed è questo naturalmente il risultato più rilevante, spesso sconosciuto ad operazioni contro la diffusione del pedoporno in rete, 31 bambini sono stati identificati e sottratti ai propri aguzzini.

In Italia, La Polizia Postale e delle Comunicazioni è riuscita di fatto a bloccare su tutto il territorio nazionale l’accesso ad un sito tedesco che inneggiava alla pedofilia e che intendeva celebrare on-line un’abominevole giornata dell’orgoglio pedofilo, denominata "Love Boy Day". Ne ha dato notizia il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ringranziando la Polizia Postale, sottolineando il «particolare significato di questo successo, sia per l’ubicazione all’estero del sito (come tale non assoggettabile all’autorità italiana), sia per la collaborazione prestata dagli Internet Service Provider italiani e dal mondo delle associazioni di volontariato, come la Meter di don Fortunato di Noto, i quali hanno anch’essi cooperato attivamente per contrastare l’iniziativa pedofila».

Proprio la Meter di don Fortunato di Noto ha poi segnalato che il sito era di nuovo accessibile grazie ad un nuovo indirizzo web indicizzato su migliaia di siti di pedopornografia. In particolare, i volontari di Meter hanno rinvenuto che il portale madre della giornata dell'orgoglio pedofilo sembra essere ospitato da Online Institute for Gay Research e in un altro sito attraverso il sistema anonymouse.org. "Siamo più che certi che la comunità omosessuale -ha detto don Di Noto- è contro la Giornata dell'Orgoglio pedofilo, così come ha dichiarato e firmato l'onorevole Grillini. Chiediamo di alzare il livello di protesta, non solo dall'Italia, ma dal resto dell'Europa e dal mondo intero. La Giornata dell'Orgoglio Pedofilo non è una manifestazione per la libertà di pensiero, ma il tentativo da parte delle lobby pedofile di far passare un comportamento illecito e di reato: i bambini non appartengono ai pedofili e alla loro mentalità perversa e malata".

La Meter ha anche scoperto l'esistenza di un videogioco per insegnare ai pedofili a eludere la sorveglianza degli adulti per adescare i minori, online e scaricabile gratuitamente sul portale curato dal segretario del partito olandese dei pedofili. "Un pedofilo (uomo o donna) arriva in una cittadina di montagna e non essendoci un granché da fare, devi escogitare un modo - si legge sulle istruzioni del videogioco - per divertirti coi bambini del posto. La sfida è nel trovare la giusta tecnica di approccio".

Il punteggio? Tanto più alto quanto meno tempo impieghi per adescare la vittima. L'obiettivo della missione poi è uno solo: incontrare il bambino e abusarne. L`Associazione Metere ha segnalato il videogame alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania che a sua volta ha girato la denuncia alla Procura Distrettuale di Catania. L'ipotesi di reato è quella di apologia di delitto di pedofilia.

Il sito dell'associazione Meter, evidentemente, dà fastidio: proprio di recente è stato attaccato da hackers, probabilmente pedofili, che lo hanno bloccato e reso inagibile, facendo apprire delle scritte in spagnolo inneggianti alla libertà di espressione e di comportamento. L'episodio è stato denunciato alla polizia postale di Catania che ha avviato indagini. Sembra che l'attacco sia partito da un server situato in Argentina.

Per fortuna ci sono anche gli hackers anti-porno che ultimamente hanno oscurato un clone di YouTube che permette di caricare a chiunque contenuti audio-video pornografici d ogni tipo. È una vera e propria "cyber-war"".

“Corpi ... da Gioco" (EdiArgo, Ragusa scritto col giornalista Antonino D’Anna, don Di Noto spiega che le varie mafie (cinese, giapponese, dell’Europa dell’est) rapiscono i bambini nei campi profughi, nelle grandi metropoli, nei villaggi più poveri e poi li destinano ai circuiti criminali dei paesi più sviluppati per prostituzione, spaccio di droga, furto, accattonaggio, lavoro nero. “L’anello che strozza la vita di centinaia di minori è il traffico pedofilo – aggiunge – dove uomini anche molto ricchi sono disposti a pagare profumatamente pur di possedere un bambino. Per questo occorre accentuare i controlli anche sul web per intercettare i canali del cyber-crime”.

"Oggi assistiamo ad una enorme diffusione delle nuove tecnologie - ha dichiarato Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - che sono una risorsa incredibile ma anche un pericolo per quei soggetti particolarmente vulnerabili che ne rappresentano i maggiori fruitori". Il riferimento è a bambini e adolescenti per i quali, spiega Caffo, "gli strumenti di tutela finora adottati non sono sufficienti".

Gli ultimi dati presentati da Telefono Arcobaleno rguardo l'andamento della lotta alla pedopornografia in rete negli ultimi 5 anni, cioè dal 2003 al 2007, sono tutt'altro che positivi, specialmente per l'Italia. Il nostro paese è infatti il primo per quanto riguarda la domanda di tale materiale, e poco importa che dal 2003 non ci siano più siti di pedofilia ospitati sul nostro territorio (Telefono Arcobaleno vanta una percentuale del 99,01% di chiusura siti segnalati), poichè l'offerta è comunque fiorente all'estero. Un simile risultato di abbattimento dell'offerta pedopornografica è stato ottenuto con più di 3000 segnalazioni al mese e alle volte anche 300 in una sola giornata. I siti chiusi sono stati svariati e solo nel 2007 sono stati addirittura più di 7000.

Ma non deve stupire che il nostro paese sia quello con la domanda più alta, perchè l'Europa stessa è ai primi posti quanto a pedofilia. Infatti il 92% dei bambini sfruttati è europeo, e tale è anche il 61% dei consumatori. Dunque come prevedibile anche il 52% del materiale presente in rete risiede su server allocati sul territorio europeo e di produzione europea è anche l'86% del materiale relativo.

«Abbiamo a che fare con un reato vergognoso - ha dichiarato il capo dell’Ontario Provincial Police (OPP) di Toronto, Julian Fantino - commesso da criminali senza scrupoli». Fantino ha coordinato un'inchiesta, iniziata a gennaio, che ha portato all’arresto di ventidue persone, nei confronti delle quali sono stati emessi settantatré diversi capi d’imputazione.

Un dato molto interessante per gli inquirenti, che conferma in pieno quanto emerso in precedenti inchieste sulla pedofilia online sia in Canada che nel resto del mondo, è l’età degli arrestati: si va dai 20 ai 64 anni. Non esiste - ha sottolineato un ufficiale dell’Ontario Provincial Police - una fascia d’età maggiormente coinvolta nel fenomeno. Al contrario, il reato molto spesso viene commesso sia da giovani che da anziani. Ma non solo. Tra i fermati ci sono pure una donna e un minorenne.

Secondo un rapporto stilato dalla polizia di Toronto in collaborazione con gli inquirenti americani, a livello nazionale, circa 45mila persone sarebbero coinvolte nello scambio di materiale pedopornografico. Nella classifica horror, che misura quanto la pedofilia online sia diffusa a livello pro capite, il Canada si trova al quarto posto, superata nel mondo solamente dal Lussemburgo, dall’Olanda e dalle Bermuda. Secondo la polizia, il 30% per cento di chi scambia materiale pedopornografico in passato ha commesso abusi sui bambini.

"Non ci sono distinzioni di età, di clase sociale o di orientamento sessuale tra chi usa i bambini come oggetti per il mercato del sesso", ha confermato il presidente di ECPAT-Italia, l'avv. Marco Scarpati, commentando la notizia dell'operazione di contrasto alla pedopornografia e turismo sessuale coordinata dalla procura di Siracusa, denominata "THAI", che ha portato all'arresto di 4 persone e di 110 indagati in tutta Italia. "Non ci stupisce per nulla che tra i pedofili ci siano un professore universitario, un bancario, un operaio".

Scarpati ricorda come l'Italia sia in testa alla classifica del turismo a scopo sessuale con minori. "Se prima in alcuni Paesi eravamo fra le prime 4-5 nazionalità, oggi siamo i più presenti in luoghi come il Kenya (il 24% dei clienti di prostituiti e prostituite minorenni è italiano, contro il 38% di clientela "locale"), la Repubblica Dominicana, la Colombia...». L'età del turista sessuale si è abbassata e "non corrisponde più al vecchio cliché del pedofilo classico. L'età media del nuovo cliente è intorno ai 27 anni, i low cost gli permettono di spostarsi di più, il Web gli consente di gestire tutto da solo, prenotando bambini e servizi (dal tassista che lo andrà a prendere in aeroporto al nome delle persone da contattare nel caso in cui la polizia si intrometta) in piccole pensioni che chiudono un occhio in cambio di pochi dollari". Sono oltre 80.000 i viaggiatori che ogni anno lasciano la Penisola per andare a caccia di sesso proibito, con adolescenti o bambini piccolissimi.

Se ne parlerà, a livello mondiale, nel prossimo III Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, che si terrà a Rio de Janeiro tra il 25 e il 28 novembre 2008. Il congresso è organizzato da ECPAT, Unicef e il gruppo delle ong per la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia.

Anche il "porno mobile", la fruizione di porno-contenuti online che grazie alla banda larga trova spazio sempre più spesso anche sugli schermi dei telefonini, dovrà essere regolato: lo ha dichiarato la GSM Association, per scoraggiare la fruizione e lo sfruttamento commerciale online delle manifestazioni dell'abuso sui minori. L'iniziativa, "Mobile Alliance against Child Sexual Abuse Content", è stata annunciata dai rappresentanti dei principali operatori mobili nell'ambito del Mobile World Congress tenutosi a Barcellona: Vodafone, Hutchison 3G Europe, Telefónica, Telecom Italia e T-Mobile Group coopereranno per "erigere delle barriere all'abuso delle reti mobili e dei servizi che ospiteranno, garantiranno l'accesso e non permetteranno di trarre profitto da contenuti online originati dallo sfruttamento sessuale dei minori".

L'obiettivo è quello di agire su scala globale, non solo per garantire agli utenti dei servizi mobili un accesso alla rete sicuro ma anche per contribuire a debellare il traffico di contenuti pedopornografici che, spiegano le associazioni che lo combattono, sta assumendo proporzioni gigantesche. Oltre ad iniziative che verranno messe in campo da singoli attori sul mercato, verranno orchestrati blacklist e sistemi di filtraggio condivisi, affinché i siti che ospitano contenuti pedopornografici, segnalati dalle istituzioni competenti, siano inaccessibili agli utenti. Ma anche i netizen che navigano in mobilità saranno responsabili della rete: gli operatori istituiranno un filo diretto di comunicazione, consentendo agli utenti di segnalare la presenza di contenuti illegali in rete o presso i servizi di sharing messi a disposizione dagli operatori stessi. Queste segnalazioni potranno tradursi nella rimozione dei materiali incriminati e verranno immediatamente girate alle forze dell'ordine perché provvedano ad indagare.

"Lo scambio di pedopornografia", spiegano da GSMA, è ancora un fenomeno che si dispiega con l'ausilio di connessioni a Internet tradizionali, "ma il telefonino potrebbe rappresentare l'anello di congiunzione tra lo sfruttamento dei minori e lo sfruttamento commerciale online di immagini illegali". Per questo motivo sarà indispensabile la collaborazione degli stati: "Chiediamo che i governi di tutto il mondo supportino questa iniziativa facendo chiarezza nei rispettivi quadri legislativi", ha detto Craig Ehrlich, a capo di GSMA.

I dati, emersi dal “Report 2007 sulla pedofilia online” di Telefono Arcobaleno, che ha annunciato anche la nascita di un Osservatorio Internazionale e la creazione di un dispositivo per contrastare il fenomeno nelle imprese, dicono che è triplicata, negli ultimi cinque anni, l'incidenza dei pedofili italiani su internet, passando dal 2% al 6%, ed è aumentato il numero di pedofili che si nascondono nei pc e nei server delle aziende.

I primi ad aderire al nuovo Osservatorio sono stati gli industriali del Gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda, assieme ai quali l'associazione che difende i bambini vittime di abusi ha creato un filtro, unico al mondo, costituito da un database e da un software per bloccare nelle aziende l'accesso dei dipendenti a siti pedopornografici.

Negli ultimi tempi, la pedofilia è cresciuta in maniera esponenziale in tutto il mondo. Una delle cause principali è proprio l'incredibile quantità di porno-contenuti riversati sulla rete, diventata un “terreno fertile” per “agire”, scambiarsi porno-materiali e porno-informazioni. Alle persone che già erano attratte dai minorenni, si aggiungono anche quelle che vengono a conoscenza del fenomeno proprio “grazie” alla Rete. Si tratta di un’accusa molto forte lanciata da Guillermo Canovas, esperto spagnolo in criminalità informatica. I dati gli danno ragione: sono milioni le immagini e i video pornografici che coinvolgono minori presenti su internet; dal 2004 ad oggi sono state denunciate migliaia di persone, 677 nel solo 2007.

Inoltre, secondo le ultime ricerche sociologiche, il “pedofilo-tipo” sarebbe una persona socialmente integrata, spesso anche genitore, ben educata e appartenente ad un livello sociale di tipo alto. “Non tutti sanno di avere questa particolare predilezione - spiega lo psicologo spagnolo Mighel Angel Soria - e spesso capita che scoprano questo desiderio represso proprio grazie a internet“. Si tratta, dunque, di un "virus" che si propaga pericolosamente e senza controllo attraverso le maglie della rete, pronto ad infettare anche le menti in teoria più sane.

"La pedopornografia è il nuovo olocausto”, ha detto Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, “e per combattere questo crimine contro l'umanità servono nuove strategie”. Alla vigilia del "Safer Internet Day", la giornata europea sulla sicurezza in internet, Arena ha richiamato l'attenzione sui più recenti e sconfortanti dati relativi all'incremento del fenomeno della pedofilia sul web (131% negli ultimi cinque anni), e di quelli, ancora più allarmanti, di un'incidenza sempre maggiore dei pedofili italiani nello scenario internazionale (triplicata dal 2004 ad oggi), sottolineando come le attività di contrasto "sono ancora troppo deboli, non aggrediscono il cuore del problema, non incidono sul fenomeno direttamente connesso del turismo sessuale e, soprattutto, non giungono all'identificazione, liberazione e recupero dei bambini sfruttati".

Secondo il presidente di Telefono Arcobaleno è necessaria, dunque, una presa d'atto a livello politico, nazionale e internazionale. Una risposta, conclude, che preveda "un ruolo più forte e di coordinamento della Magistratura e che in questo modo possa andare oltre il mero perseguimento dei clienti e dei fruitori del mercato pedopornografico, realizzando più ampie azioni che aggrediscano con maggiore determinazione il cuore del pedobusiness".

Intanto, è nato Inhope, un network che include 28 hotline di 25 Paesi e si occupa di combattere i contenuti pornografici illegale o dannos per i ragazzi presenti sul web. Telefono Azzurro ha aderito alla rete europea con il progetto "Hot 114", unico in Italia perché riunisce in sé le funzioni della hotline e quelle della helpine.

Grazie a Hot 114, chi vuole segnalare un video o delle immagini pedopornografiche, per esempio, può farlo sia sul web, attraverso l’apposita sezione “Clicca e segnala”, che per telefono, componendo il 114. Può denunciare 24 ore su 24 e, volendo, in forma assolutamente anonima. Con Hot 114 sono stati stabiliti rapporti con gli internet service provider, sono state create partnership con rappresentanti dell'area tecnologica e con associazioni impegnate nella difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Anche con la Polizia postale è stato firmato un accordo sulle procedure di raccolta e gestione delle segnalazioni. Il fatto di rientrare nella rete di Inhope potenzia ancora di più l’azione di Hot 114, affiancata dalle altre hotline del resto del mondo. Le hotline che fanno capo a Inhope, infatti, collaborano tra loro, scambiandosi informazioni e segnalazioni.

Le segnalazioni ricevute da Hot114 sono collocate in un archivio centrale, dove il materiale viene analizzato e inviato allapolizia e, congiuntamente, a un’altra hotline, se il Paese che ospita il server è diverso dal Paese nel quale è stata fatta la segnalazione. Per Telefono Azzurro il progetto Hot 114, nato nell'ambito del programma Safer Internet promosso dalla Commissione europea e diventato operativo dall’aprile 2005, vuol dire affrontare il problema della sicurezza in internet attraverso la collaborazione con le istituzioni, locali e nazionali, e in queste caso anche con realtà internazionali. Un metodo di lavoro, quello basato sulla collaborazione, che Telefono Azzurro ritiene fondamentale.

Nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2006 e il 31 agosto 2007, il servizio ha accolto 955 segnalazioni relative a contenuti illegali e dannosi per bambini e adolescenti presenti in internet. L’80,1% dei segnalanti ha scelto l’anonimato: ciò conferma che questo aspetto rappresenta un punto di forza del servizio; se non ci fosse questa possibilità, si potrebbe ragionevolmente ipotizzare che una parte rilevante di informazioni e di indicazioni preziose per le indagini successive della Polizia postale andrebbe perduta. La percentuale più elevata di segnalazioni si riferisce a siti web (63,5%). Sono rilevanti però anche i valori riconducibili all’email (16,8%), all’attività di file sharing (12,9%), alla chat (5,1%) e ai newsgroup (1,2%).

Steven Hirsch, co-fondatore della Vivid Entertainment, un colosso del porno legale, ha chiesto a Google e Yahoo di erigere delle "forti barriere" per proteggere i bambini dalla pornografa online. "Nessun motore di ricerca, ma particolarmente quelli di Yahoo e Google, hanno intrapreso iniziative significative in questa direzione", ha detto.

Che faccia tosta. Per proteggere il proprio squallido porno-business, che alimenta perversioni e psicopatologie, come la pornodipendenza, e anche indirettamente il crimine sessuale legato alla pedopornografia, il pornografo Hirsh si erge a paladino dei minori che navigano in rete, preoccupato dalle numerose campagne anti-porno che si stanno mobilitando. Ma perché il porno deve essere legale e fare arricchire gente del genere?

Tuttavia ha ragione. I Big del settore non si sono mossi affatto per implementare dei filtri anti-porno. Il motivo è economico. Dato che i siti con contenuti porno, soft o hard, sono quelli che maggiormente convogliano il traffico sulla rete. Escluderli dai propri motori di ricerca costituirebbe una notevole perdita di utenti e di introiti pubblicitari.

Esistono comunque in commercio tantissimi sistemi software per filtrare e bloccare contenuti indesiderati. La politica di Google Base prevede la possibilità di inserire nel database contenuti per adulti, ma normalmente le inserzioni più "piccanti", e soprattutto le immagini che le corredano, vengono filtrate dalla funzione "SafeSearch": questa può essere configurata nella sezione "Preferences" ervizio e, di default, è impostata su livello "moderate".

«Freeway», nato a Milano ed unico al mondo, realizzato da Telefono Arcobaleno, è un filtro che si installa nei computer aziendali e che blocca gli accessi ai siti pedo-pornografici. Si tratta di un dispositivo hardware che si collega e si aggiorna in tempo reale con la banca dati di Telefono Arcobaleno, che contiene gli indirizzi di migliaia di siti pedofili: quando un computer della rete aziendale tenta di collegarsi a uno di questi siti, il filtro blocca la connessione e segnala il tentativo di accesso. L’obiettivo di questo sistema è sia proteggere le imprese da gravi conseguenze di natura penale sia di smascherare eventuali usi proibiti dei computer. È, per il momento, un progetto pilota, svolto con il patrocinio del movimento dei Giovani Imprenditori di Assolombarda, che ha visto coinvolte tre aziende con sede nel Milanese, Epson Italia, Computer Sharing e Gruppo DoreMi, che hanno applicato con successo il filtro alle proprie reti informatiche.

Il problema è che questi fltri non sono del tutto sicuri. L'anno scorso, Tom Wood, uno studente sedicenne di Melbourne, è riuscito a bypassare in appena 30 minuti il filtro posto dal governo australiano a guardia dei siti pornografici e costato ben 69 milioni di dollari americani. La tecnica usatao da Tom permette di mantenere attiva la barra degli strumenti del software, facendo così credere agli ignari genitori che il programma sia ancora attivo e che stia compiendo il suo dovere. Il governo australiano ha dichiarato che i filtri NetAlert (resi disponibili a tutte le famiglie gratuitamente) saranno sempre sottoposti a dure prove da parte dei teenager, ma alla fine, seppure non rappresentando una soluzione definitiva, un computer provvisto di filtri sarà sempre molto più sicuro di uno privo di alcuna protezione.

Recentemente, una piccola società statunitense ha implementato un software, denominato Surf Recon LE, capace di scandagliare a fondo qualsiasi pc con sistema operativo Linux, Windows o Mac e individuare ogni genere di materiale pornografico, compreso quello pedo-pornografico. Inoltre, grazie ad un database remoto, è possibile scoprire la filiera produttiva di ogni contenuto, quindi ogni dettaglio correlato all'immagine individuata.

Esiste anche un programma, EasyBits Magic Desktop, che ha ottenuto il punteggio massimo per quanto riguarda l’efficacia nel bloccare contenuti pornografici e inadatti a bambini da 2 a 10 anni, nell'ambito del “Programma Safer Internet 2007”, finanziato dall’Unione Europea. L’idea che ha ispirato la realizzazione di Magic Desktop è che nessuna tecnologia possa sostituirsi al controllo fondamentale dei genitori, ma che proprio la tecnologia possa essere un valido strumento per permettere ai genitori e agli educatori di limitare l’accesso e la navigazione dei più piccoli ai soli contenuti ritenuti idonei e perciò espressamente approvati. Magic Desktop crea dunque un ambiente protetto in cui i bambini possono navigare sui siti prescelti dai genitori, scambiare email solo con gli indirizzi autorizzati dai genitori e divertirsi con i giochi e le applicazioni appositamente studiate per loro.

Telefono Arcobaleno

Telefono Azzurro

www.hot114.it

Polizia di Stato - Lotta alla pedofilia

Associazione Meter Onlus

ECPAT-Italia

http://veriabusi.blogspot.com

www.bambinicoraggiosi.com

INHOPE

Hackerjournal.it

VGT

Safer Internet Programme

SAFER INTERNET ITALIA

EasyBits Magic Desktop

NetAlert

Surf Recon LE

Save the Children Italia Onlus

http://www.associazioneprometeo.org

Stop Child Porn & Child Exploitation on the Internet

Bambini Scomparsi

http://www.troviamoibambini.it/

http://www.missingkids.com/

YouTube - beppegrillo.it: bambini scomparsi

www.childtrafficking.org

www.stolenchildhood.net

www.liberidalporno.org

www.pornodipendenza.it

Il Porno Impero Colpisce Ancora

Rapporto pedofilia 2

Rapporto pedofilia 3

Apocalisse in Sudafrica

Schiave del sesso 5

The invisible children

Bambine soldato

Bambini di strada (parte 3)

Diritti all'infanzia





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