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giovedì 21 febbraio 2008

TENDENZE SUICIDE 7

(Roma, 12 novembre 2007) Un giovane universitario di 22 anni si è lanciato sotto un treno della metro A (direzione Battistini) che lo ha travolto alla fermata di Furio Camillo. Il macchinista non ha fatto in tempo a frenare. È successo tutto in un attimo, i testimoni che a quell'ora si trovavano nella stazione non sono riusciti a scongiurare la tragedia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, le forze dell'ordine del commissariato Appia Nuova e un mezzo del 118. Il giovane era uno studente di economia all'Università di Tor Vergata e si chiamava Claudio. Sui motivi del gesto, gli amici e i familiari si sono trincerati. Qualcuno ha parlato di crisi depressive e di una delusione d'amore. Il motivo è stato svelato dallo stesso Clausio, che la sera stessa del suicidio ha inviato un sms ad alcuni suoi amici in cui dichiarava di essere gay e di non riuscire ad accettarlo. Lo ha reso noto Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arci Gay di Roma. Neanche un mese prima, il 16 ottobre, una donna si era gettata sui binari del treno alla fermata Arco di Travertino, sempre della linea A.

(Firenze, 15 gennnaio 2008) Una poliziotta della Questura di Firenze, in servizio al "113", esperta in psicologia della comunicazione, salva dal suicidio una donna che aveva ingerito psicofarmaci. È successo quando un uomo ha telefonato segnalando che una sua amica di trent'anni, di cui conosceva solo il nome di battesimo e l'utenza telefonica, aveva manifestato l'intenzione di suicidarsi. Manuela Bigoni, questo il nome della poliziotta, avvalendosi degli elementi di psicologia acquisiti nel corso degli anni, ha fatto il numero telefonico, e dopo diversi tentativi falliti di tenere in piedi la conversazione, per il rifiuto della donna, che aveva già ingerito una dose massiccia di psicofarmaci, è riuscita a farsi dare l'indirizzo. Personale del soccorso sanitario e dell'Arma dei Carabinieri, giunti sul posto, hanno così' potuto prestare soccorso alla donna che nel frattempo iniziava ad avere difficoltà di deambulazione ed era appena riuscita ad aprire la porta.

(Bologna, 30 gennaio 2008) Una donna in evidente stato confusionale ha tentato il suicidio gettandosi nella vasca di un cantiere di Sala Bolognese, in provincia di Bologna, e cercando di annegarsi nella pozza di acqua melmosa profonda tra i 50 cm e il metro. Fortunatamente, uno dei soci della ditta Lame 91 si è accorto di quanto stava accadendo e ha chiamato i Carabinieri. I militari hanno soccorso la donna, poi identificata in una 41enne originaria di Montoro Inferiore (Av), ma residente a Bologna. In aiuto anche il personale del 118 che l'ha poi trasportata al reparto Psichiatrico dell'Ospedale S.Orsola Malpighi di Bologna. Non sono chiari i motivi che hanno indotto la donna a tentare il suicidio benché ai militari che l'hanno soccorsa essa abbia riferito di "avere il diavolo dentro e che Gesù le aveva detto di purificarsi annegando".

(Bologna, 20 febbraio 2008) Una donna di 49 anni ha ucciso la figlia handicappata di 23 anni e poi ha tentato il suicidio. È successo nella frazione Sasso Leone di Casalfiumanese a Imola, in provincia di Bologna. La donna è stata ricoverata all'ospedale Maggiore ma non sarebbe in pericolo di vita. Secondo quanto si è appreso, a 49enne ha colpito la figlia dapprima con un mattarello e poi con un coltello da cucina, lo stesso che ha usato per cercare di togliersi la vita.

Lo scorso marzo, Kevin Whitrick, un ingegnere elettronico di 43 anni, stava chattando su Paltalk, in una stanza di “insulti” in cui è consentito offendersi senza troppe remore. Tra uno scambio di battute e l’altro, minaccia di suicidarsi. Alcuni utenti connessi lo incitano a compiere il gesto, pensando si trattasse solo di uno scherzo. E lui si toglie la vita per davvero, trasmettendo il tutto in diretta attraverso la webcam.

La morte di Kevin ha scosso non poco il Regno Unito. Il suo "cyber-suicidio" è tornato d'attualità per tntare di dare una spiegazione alla lunga serie di morti tra adolescenti avvenuta a Bridgend, piccola cittadina del Galles. Quando è stato ritrovato dalla polizia, il corpo senza vita di Jenna Parry, 16 anni, era ormai appeso da alcune ore a uno degli antichi alberi del bosco vicino a Bridgend. Si tratta del diciassettesimo caso di suicidio nella zona in poco più di un anno. Dale Crole, il primo caso di suicidio risalente al gennaio del 2007, di anni ne aveva 18, Davidi Dilling 19, Thomas Davies 20; i cugini Nathaniel Pritchard e Kelly Stephenson, morti suicidi lo scorso 13 febbraio, 15 e 20 anni.

Natasha Randall, una ragazza di 17 anni, si è tolta la vita lo scorso mese. Dopo la sua morte, in rete sono subito spuntati diversi siti in cui i coetanei la ricordano con fotografie, poesie e candele virtuali. Per questo genere di siti c’è addirittura un servizio ad hoc: si chiama "Gone Too Soon" e permette di creare in pochi click un “memorial site” in onore di persone “scomparse troppo presto”. La tendenza ha insospettito la polizia e gli psicologi. “Potrebbero pensare che è cool avere un sito di memorie”, ha spiegato al Times un portavoce della polizia. Dello stesso avviso, il deputato laburista Madaleine Moon: “Offrono un’idea romantica del suicidio”, ha dichiarato alla BBC. Mentre un’associazione, la Papyrus, sta facendo pressioni sul governo per rendere illegali questo tipo di siti.

Gli inquirenti hanno meticolosamente ricostruito le vite delle giovani vittime, alla ricerca di un possibile collegamento in grado di spiegare l terribile serie di suicidi nella ristretta area di Bridgend. Dalle indagini è emerso che una buona parte delle vittime utilizzava regolarmente alcuni social network per mantenersi in contatto. Il chè ha suscitato molto scalpore in Gran Bretagna, dove i media tradizionali hanno subito messo sotto accusa internet e i network sociali, sottolineandone la pericolosità rispetto a giovani individui facilmente condizionabili. Dopo settimane di indagini, però, gli investigatori non sono riusciti a trovare nessun collegamento diretto tra lo stillicidio di suicidi nella zona e i portali sociali utilizzati dalle vittime. Sono del resto milioni gli adolescenti britannici che ogni giorno pubblicano fotografie, messaggi e pensieri sui social network. Gli inquirenti sono ormai certi che buona parte dei casi di suicidio siano collegabili attraverso le reti sociali tradizionali, come scuola, famiglia e gruppi di amici.

Secondo alcuni psicologi e criminilogi, la pressione dei media tradizionali sui giovani della piccola comunità di Bridgend potrebbe rivelarsi molto più deleteria di un profilo su un comune social network online. “Non c’è dubbio che il computer è diventato una nuova arma nell’arsenale dell’adolescenza. Ma i media hanno un modo pericoloso di trasformare i problemi in un’isteria di massa”, scrive Jesse Baer, dell’Università di Harvard. Tanto più, ricorda Baer, che una recente ricerca dell’Università di Alberta ha dimostrato che social network, chat e blog possono essere anche un valido supporto per gli adolescenti.

"Crediamo che la copertura dei mezzi di comunicazione sui recenti suicidi abbia fatto nascere l'idea nella testa di Nathaniel", ha detto la madre di Nathaniel, "i media hanno dato un alone di fascino al gesto di togliersi la vita".

L'influenza malsana dei media sui casi di suicidi seriali, d'altronde, è ben nota agli esperti: si chiama "Effetto Werther", o anche "Copycat Effect". È stato dimostrato che ogni qual volta i mass-media danno risalto a episodi del genere, nel periodo successivo si registra un cospcuo aumento di atti dello stesso genere. In Giappone, ad esempio, dove negli ultimi anni è nato il fenomeno dei suicidi collettivi, giovanissimi che si contattano tramite siti internet per togliersi la vita in gruppo, spesso bruciando delle formelle di carbone all'interno di ambienti chiusi come automobili, nel 2003, dopo che i mdia hanno cominciato a dare maggiore risalto al fenomeno, i casi sono sensibilmente aumentati. Nel 2005, il governo giapponese, per fronteggiare l'emergenza, ha addirittura approvato una specifica legge anti-suicidi.

Mettiamoci pure la depressione dilagante, lo smodato uso di psicofarmaci e farmaci killer, l'atomizzazione e la disgregazione sociale (altro che social network), la cultura della violenza, la vitualizzazione delle esistenze, la morte di Dio, e il "delitto perfetto" è compiuto.

A proposito di farmaci killer. La Food and Drug Administration americana ha richiamato l'attenzione sull'alto rischio suicidio in pazienti trattati con isotretinoina, un farmaco usato per il trattamento di forme gravi di acne, commercializzato in Italia on il nome di Roaccutan (Roche).

Dati ottenuti con tecniche di neuroimaging, dimostrano che il trattamento con isotretinoina attiva alcune aree cerebrali quali la corteccia orbitofrontale. Dal 1982 al 2004 sono state segnalate alla FDA 4992 segnalazioni eventi avversi psichiatrici insorti a carico di cittadini USA che utilizzavano tale farmaco. I suicidi riportati nei soggetti in trattamento con isotretinoina in USA sono stati 190 al Gennaio 2005. Tra il 1982 ed il 2002 sono stati riportati 165 suicidi.

Nell’aprile 2002, Hoffmann-La Roche Inc, la produttrice dell'Accutane, a quel tempo la sola fornitrice di Isotretinoina, ha istituito il programma SMART (Manage Accutane-Related Teratogenicity ) per la gestione del rischio di teratogenicità - che può portare allo sviluppo anormale di alcune regioni del feto durante la gravidanza, che si traduce nella nascita di un bambino che presenta gravi difetti congeniti - associato all’impiego del farmaco, con adesivi da allegare alle prescrizioni di Accutane in modo da avvertire, tra le altre cose, che prima di assumere il farmaco il test di gravidanza deve risultare negativo. L’obiettivo del programma SMART era quello di diminuire o di eliminare l’esposizione all’Isotretinoina durante la gravidanza.

In Cnada, dalla data di commercializzazione, avvenuta il 31 dicembre 2005, Health Canada ha ricevuto 29 segnalazioni di disordini vascolari o di infarto miocardico associati all’uso di Isotretinoina, ta cui 11 casi di ictus e vari disordini tromboembolici, su pazienti di età compresa tra i 15 e i 48 anni. I soggetti presentavano anche, nella maggioranza dei casi, diversi fattori di rischio, soprattutto ipertensione.

Dal punto di vista operativo, la FDA avverte che i pazienti trattati con isotretinoina devono essere strettamente monitorati per la comparsa di eventi avversi neuropsichici , idee o azioni suicidarie. La sospensione della terapia può non essere sufficiente e può essere necessario consultare specialisti psichiatri.

Cresce di mese in mese il numero di suicidi tra le truppe americane di stanza in Iraq e in Afghanistan. Nel 2007 è stato battuto ogni record. Stando a uno studio interno preparato dagli psichiatri dell'esercito - e pubblicato dal Washington Post - lo scorso anno sono stati 89 i militari che hanno deciso di togliersi la vita, mentre le autorità stanno ancora investigando su 32 morti sospette. Un totale di 121 suicidi negli ultimi 12 mesi, quasi il 20% in più rispetto al 2006. Tra i suicidi confermati, 34 sono avvenuti in Iraq. Nel 2001, prima dell'attacco alla Torri Gemelle, i suicidi confermati tra le truppe USA erano stati 52.

Ancora più drammatico il caso dei tentati suicidi e dei gesti di autolesionismo, il cui numero lo scorso anno è aumentato di sei volte rispetto all'inizio della guerra in Iraq: 2100 contro i 350 del 2002. Secondo il consulente di psichiatria dell'esercito, il colonnello Elspeth Ritchie, i soldati americani, una volta tornati a casa, continuano a combattere: difficoltà nelle relazioni sociali e familiari, problemi legali e finanziari, difficoltà nel trovare un lavoro soddisfacente sono tutti fattori che contribuiscono a incrementare il numero di veterani, spesso giovanissimi, che decidono di togliersi la vita. Inoltre, stando ai dati forniti dagli ospedali militari, il 35% dei soldati di ritorno da Afghanistan e Iraq da almeno un anno soffrono di una qualche problema psichiatrico, più o meno grave. Nonostante ciò, impegnato da oltre quattro anni su due diversi fronti, lo scorso anno il Pentagono ha deciso di estendere il normale turno di servizio al fronte delle truppe da 12 a 15 mesi.

Il senatore democratico della Virginia, Jim Webb, ha pensato ad un disegno di legge per incrementare i programmi di prevenzione dei suicidi fra i soldati. "Le nostre truppe e le loro famiglie, dopo cinque anni di dispiegamento al fronte, stanno affrontando un periodo di stress senza precedenti", ha annunciato il senatore attraverso un comunicato scritto. Un'altra senatrice democratica, Patty Murray, ha dichiarato: "I militari affrontano missione dopo missione senza un attimo di tregua e hanno bisogno di servizi e trattamenti adeguati al fronte come al ritorno in patria. Il governo ha stanziato centinaia di milioni di dollari per questi programmi - ha denunciato la senatrice - ma spesso i soldati non hanno ricevuto che un numero verde da chiamare".

«Occorre un piano d’urgenza per porre un freno all’allarmante fenomeno dei suicidi giovanili tra i gay». L’allarme è stato lanciato da Dominique Versini, difensore giuridico di minori, nell’ambito della Giornata Nazionale della Prevenzione del Suicidio in Francia.

I dati sono piuttosto allarmanti. Nel solo 2005, sono stati 567 i morti suicidi tra i 15 e i 24 anni sul suolo francese. Di questi, il 10% si sarebbe tolto la vita a seguito del disagio sociale provato in quanto omosessuale. "Occorre fare qualcosa", dice Versini, "per rendere meno disagiata l’adolescenza dei nostri ragazzi, a maggior ragione quando sono socialmente più vulnerabili. Ma la prima cosa da fare subito è «generalizzare la formazione di tutti le figure professionali a contatto con gli adolescenti, perchè siano in grado di riscontrare il più presto possibile i segni di d’allerta di disagio psicologico».

In Italia, anche se il tasso di suicidi è tra i più bassi in Europa, dal 2001 al 2004 è aumentato considerevolmente, così come i tentativi di togliersi la vita. Lo rileva il Rapporto Italia 2008 di Eurispes. Se nel 2001 si erano verificati 2.819 suicidi, nel 2004 si è passati a 3.265. Gli uomini, e in genere gli anziani, vi ricorrono più di frequente delle donne e delle persone giovani. I coniugati si suicidano più dei single, i pensionati più di coloro che lavorano. Il modo preferito per togliersi la vita è l'impiccagione.

Le regioni con il maggior numero di suicidi sono la Lombardia, il Veneto e il Piemonte. Tenendo conto, però, del valore su 100 mila abitanti, le regioni con il tasso più elevato sono Friuli Venezia Giulia (9,8%), Valle d'Aosta (9%), Sardegna (8,9%) e Trentino Alto Adige (8,7%).

“L’80% dei bambini che si suicidano o tentano di farlo annunciano a voce o per iscritto la loro intenzione con giorni o mesi di anticipo”, riferisce il giornale Milenio di Città di Messico. Le ragioni principali per cui un minore non vuole più vivere sono maltrattamenti (fisici, emotivi o verbali), abusi sessuali, disgregazione della famiglia e problemi scolastici.

Secondo José Luis Vázquez, specialista in psichiatria dell’Istituto Messicano della Previdenza Sociale, la morte è diventata talmente una cosa di ogni giorno alla televisione, nei film, nei videogiochi e nei libri, che i bambini si sono fatti un’idea sbagliata del valore della vita. Aggiunge che 15 bambini su 100 in età compresa fra gli otto e i dieci anni hanno pensieri suicidi, e che di questi il 5% riesce a togliersi la vita. Il giornale raccomanda di essere accorti quando i bambini parlano di suicidio, anziché ignorare la cosa prendendola come un ricatto o un tentativo di attirare l’attenzione. E aggiunge: “I genitori dovrebbero stare insieme ai figli e giocare con loro, non interrompere mai la comunicazione e mostrare sempre che li amano”.

“Diamo ascolto - di persona o attraverso lo strumento più opportuno - a chi sappiamo essere in difficoltà, sofferente, emarginato, che sia una persona vicina o lontana, parente o amico, collega o conoscente. E ascoltiamolo. Facciamolo subito. Perché non è mai troppo presto per ascoltare. Ascoltare può prevenire il disagio emozionale, migliorare le relazioni e la qualità della vita. A volte salvarla”. È l’appello lanciato da Telefono Amico Italia lo scorso settembre, quando si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, evento annuale promosso dalla International Association for Suicide Prevention (IASP), in collaborazione con l’OMS. Il tema era “Suicide Prevention in Life Spam”, ovvero la prevenzione del suicidio nell’arco della vita. Infatti, nonostante si ponga maggior enfasi sul suicidio in età giovanile e sulla sua prevenzione, il suicidio ricorre in tutto l’arco di vita, come evidenziano i dati dell’OMS: nel mondo, ogni anno, circa un milione di persone muore per suicidio. Il suicidio rappresenta circa il 3% delle cause di morte. Negli adolescenti sotto i 15 anni, è la prima causa di morte in alcuni Paesi: Cina, Svezia, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. È invece la prima causa di morte per le persone dai 15 ai 24 anni in moltissimi Paesi ed è una delle cause primarie di morte in tutti i Paesi del mondo per i giovani adulti e gli adulti tra i 25 e i 60 anni.

Secondo l’OMS, dal 1950 al 1995, la percentuale di morti per suicidio è cresciuta globalmente del 60%. In una prospettiva di genere, gli uomini si tolgono la vita in misura tre volte maggiore delle donne (fa eccezione la Cina, soprattutto nelle aree rurali), ma le donne - in particolare in giovane età - tentano il suicidio più degli uomini. Nel complesso, i tentati suicidi sono da 10 a 20 volte di più dei suicidi commessi. Gli uomini di solito usano metodi con maggiore possibilità di esito fatale, sono meno propensi a cercare aiuto per i loro problemi emozionali e fanno maggiore uso di alcol e droghe.

Il suicidio nei bambini e nei giovani adolescenti (meno di 15 anni) è presente ma raro e rappresenta il 2%. Ricorrono nelle loro storie violenze e abusi fisici e psicologici, dipendenze da alcol o droghe in famiglia, depressione. I relativi costi sociali sono enormi, stimati in miliardi di dollari, e corrispondono al potenziale economico delle vite perdute, ai trattamenti medici e psicologici dei tentati suicidi, alla sofferenza e al carico dei familiari e degli amici. Ogni suicidio colpisce in modo devastante altre sei persone in media.

A livello mondiale, l’ingestione di pesticidi sta diventando uno dei nuovi metodi più diffusi per il suicidio in alcuni Paesi. Si stima che in tutto il mondo si verifichino 3 milioni di casi di avvelenamento volontario da pesticidi ogni anno, per un totale di circa 250 mila morti, prassi assai diffusa nelle aree rurali, soprattutto in alcuni Paesi asiatici, ma anche in America centrale e meridionale. In generale, la disponibilità di strumenti per togliersi la vita, come ad esempio le armi da fuoco in Paesi come gli Stati Uniti, influisce in modo rilevante sulla prevalenza del metodo utilizzato.

I tassi più alti di suicidio (dati OMS 2000) si riscontrano in Europa, in particolare nell’Europa dell’Est - in Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Ungheria, Russia - e in Paesi asiatici come Cina e Giappone. Quelle più basse in America Latina, Paesi Arabi e in alcuni Paesi come Argentina, Brasile, Kuwait e Thailandia. I Paesi africani non forniscono dati sufficienti. In numeri assoluti, il più alto numero di suicidi si trova in Cina e India, che rappresentano da sole circa il 30%.

I dati sul suicidio sono estremamente difficili da valutare e per certo sottovalutati, spesso a causa del tabù che tuttora rappresenta e della riluttanza a rendere pubblici i casi di suicidio, soprattutto fra gli anziani, oltre che per un “reporting” spesso sommario o inesistente. La valutazione dei dati è resa difficile anche dal diverso atteggiamento culturale e politico dei vari paesi, che spesso, soprattutto nei regimi più autoritari e impopolari, deliberatamente tacciono un fenomeno che riflette, in qualche misura, la sofferenza della popolazione.

Secondo l’OMS, in generale, i fattori di rischio variano per continenti e Paesi diversi, secondo variabili culturali, sociali ed economici. I disturbi psichici sono associati al 90%. In particolare, depressione, schizofrenia, disturbi della personalità. E poi abuso di sostanze, alcolismo (tra il 5-10% di chi è dipendente si toglie la vita), malattie fisiche croniche e dolorose, cancro e Hiv in primis, ma anche disturbi neurologici. Tra i fattori ambientali, problemi di relazione e familiari, violenze subite, lutti, divorzi e separazioni, altri eventi traumatici recenti, solitudine. Influiscono poi in modo rilevante anche le condizioni economiche, tracolli finanziari, povertà, disoccupazione, emigrazione.

L’”undereporting”, la sottostima dei suicidi deriva da fattori diversi: la vergogna dei sopravvissuti, il voler celare il suicidio per motivi assicurativi, il modo di stilare i rapporti; spesso le morti che vengono rubricate come “morte improvvisa” o “causa sconosciuta”, in realtà sono suicidi: soprattutto in caso di anziani soli, in casa di riposo e ospedale. Spesso mancano alle statistiche le persone morte, magari dopo giorni, “in conseguenza” di un tentativo di suicidio. Non sono contemplati molti casi di incidenti stradali inspiegabili, episodi di suicidio in carcere non segnalati, overdose volontaria di tossicodipendenti, di anziani che si lasciano morire o si avvelenano.

http://www.papyrus-uk.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Isotretinoina

http://it.wikipedia.org/wiki/Teratogenesi

Child Suicide

The International Assosiation for Suicide Prevention

The World Mental Health Survey Initiative

Telefono Amico Italia

Suicidi via Internet 2.0

Suicidi via Internet

Suicidi collettivi

Suicidi collettivi II

Suicidi collettivi III

Legge anti-suicidi

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Distrutto dai psicofarmaci

La pillola del suicidio

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Depressione totale 2

Psico bambini 4

Cronache assassine (PART I)

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Madri assassine

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Effetto copycat

Storia della morte di Dio

La violenza e il sacro (parte 2)

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