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domenica 23 marzo 2008

COSMOGENESIS 3

P.S. (Pre-Sciptum)

Omaggio ad Arthur C. Clarke, grande scrittore di fantascienza, scomparso a 90 anni, il 19 marzo scorso, per una crisi cardio-respiratoria, nello Sri Lanka, dove si era ritirato dal 1956. Clarke soffriva da anni di una sindrome debilitante post-polio, e si muoveva su una sedia a rotelle. Fin da giovane appassionato di fantascienza, non fu in grado di pagarsi l'università e ottenne un lavoro di contabilità. Durante la guerra, fu coinvolto nello sviluppo del sistema di difesa radar che fu tra gli elementi che permisero alla RAF di vincere la Battaglia d'Inghilterra. Dopo la guerra, divenne chairman della British Interplanetary Society. Il suo contributo più importante fu l'idea dei satelliti geostazionari per le telecomunicazioni, che è alla base di gran parte del moderno sistema di comunicazioni. Nel frattempo, scriveva fantascienza. Già nel 1937, aveva iniziato a pubblicare racconti sulle fanzine. Nel 1946 esordì su Astounding col racconto "Loophole". Fu l'inizio di una carriera di successo, anche se la svolta arrivò quando, negli anni Sessanta, il regista inglese Stanley Kubrick lesse il suo racconto "The Sentinel". Kubrick e Clarke svilupparono insieme, da quell'idea, quello che sarebbe diventato uno dei film di fantascienza più famosi di tutti i tempi: "2001: Odissea nello Spazio". La più famosa collana italiana di fantascienza, Urania, nel 1952 ha aperto le pubblicazioni proprio con un romanzo di Clarke: "Le Sabbie di Marte". Tra le altre opere di Clarke, vanno ricordate "La Città e le Stelle", Le Guide del Tramonto", "Incontro con Rama" e "Le Fontane del Paradiso", nel quale ha introdotto l'idea dell'ascensore orbitale.

Il caso (?) ha voluto che, proprio nel giorno della sua scomparsa, scienziati della Nasa abbiano individuato la più grande e brillante esplosione cosmica mai avvistata. L'evento, l'esplosione di raggi gamma più luminosa mai avvenuta dai tempi del Big Bang (secondo gli astronomi), si è verificato 7,5 miliardi di anni luce dalla Terra, visibile a occhio nudo dal nostro Pianeta. I raggi gamma vengono liberati, creando una forte luce, quando una vecchia stella muore, creando al suo posto un buco nero. L'esplosione in questione, che è stata chiamata "GRB 080319B", è stata individuata mercoledì 19 marzo, lo stesso giorno in cui è venuto a mancare Clarke. Secondo gli esperti, si è trattato del fenomeno più distante mai avvistato senza l'aiuto di telescopi o altri dispositivi. Fino ad oggi, infatti, l'oggetto luminoso visibile ad occhio nudo più distante era la galassia M33, che si trova a neanche tre milioni di anni luce dalla Terra.

Buon viaggio, Sir Clarke


L'alba dell'uomo. Nelle desolate pianure dell'Africa Centrale, un milione di anni fa, una tribù di ominidi pre-sapiens lotta per sopravvivere contro la fame e i predatori. Ma un giorno, appare un visitatore, un messaggero alieno, nelle sembianze di un imponente e ieratico monolite.

I
l capo del branco delle scimmie, il primo a svegliarsi, nota la presenza di un parallelepipedo nero eretto, di media grandezza. Le scimmie lo accerchiano con grida acute; alcune si raggruppano e lo circondano, altre si avventurano a toccarlo. Il monolite, con la sua forma perfetta, si staglia davanti ad una landa desolata raffigurata da forme irregolari e indefinibili. Le note del Requiem di Ligeti esaltano il carattere metafisico, platonico, del misterioso visitatore che sconvolge la vita degli uomini-scimmia.


Poco dopo, il monolte scompare così come era apparso. Il capo clan, frugando tra ossa di tapiro, ne prende uno e se ne serve come strumento per colpire altre ossa, farle saltare, distruggerle. Improvvisamente, esplode la violenza: le scimmie si servono delle ossa come armi per procacciarsi il cibo e conquistare una fonte d’acqua, attorno alla quale ha luogo un violento scontro tra due clan.

L’apparizione del monolite segna dunque un passaggio fondamentale: l’emergere della coscienza, che coincide con la volontà di potenza e di prevaricazione. L'uomo-scimmia primitivo scopre la tecnologia e la usa per uccidere i suoi simili e sentirsi potente. L’immagine della conquista della sorgente d’acqua si conclude in un gesto di trionfo: il capo clan lancia in aria l’osso, che comincia a ricadere a ralenti, ma al suo posto vediamo un veicolo spaziale di forma allungata fluttuare nello spazio. L'osso, simbolo della "techne", grazie ad una magia cinematografica, si trasforma in un astronave, riassumendo in una sola immagine la continuità che lega passato, presente e futuro.

L'alba del terzo millennio cristiano. Durante il volo spaziale dell’Aries, una hostess serve l’equipaggio e il passeggero con un vassoio da pasto adatto all’assenza di gravità, camminando al suolo con delle suole adesive. L’uomo ha realizzato il suo dominio sulla natura attraverso la scienza e la tecnologia. La stazione spaziale e le astronavi sono ambienti asettici, freddi, dove i rapporti interpersonali sono falsi e ipocriti e la vita rimane congelata (come gli astronauti ibernati nel Discovery).

Kubrick attacca la fede positivista nella scienza e nella ragione che ha represso l’istintività umana, racchiudendola nelle gabbie formali della tecnologia (si vede l'immagine di due lottatori in televisione), rinchiudendo l'anima umana all’interno di meccanismi alienanti. L’imperialismo della ragione si è tradotto nella rimozione totale delle emozioni e degli istinti, nella separazione dalla natura e dalla vita: mentre la natura e la vita procedono eternamente per cicli di morte e rinascita, l’intelligenza procede linearmente, forzando i ritmi naturali, pretendendo il suo dominio sulla realtà, divenendo in tal modo mostruosa e distruttiva.

Il mondo di 2001 è pronto a morire, è maturo per la morte, come sottolinea la musica intensamente malinconica di Kachaturian che accompagna l’esistenza monotona e vuota dei cosmonauti all’interno del Discovery.

Durante ricerche geologiche in un cratere lunare, esploratori terrestri portano alla luce un manufatto alieno, che si presenta ai loro occhi come un misterioso monolite nero. Il dottor Heywood Floyd, eminente scienziato, parte per la Luna e scopre che l'oggetto è una sorta di "sentinella", posta a guardia dell'umanità da millenni. Una volta toccato da mani terrestri, il monolite si "attiva", cominciando a lanciare un segnale radio diretto verso Giove.

Nel corso di un volo in una navetta lunare a bassa quota, al di sopra dei crateri, veniamo a sapere che il monolite è stato apparentemente sepolto deliberatamente milioni di anni prima e che emette un campo magnetico molto forte. La navetta atterra nei pressi di uno scavo illuminato aperto attorno all’oggetto. Uomini in scafandro marciano verso il monolite; uno allunga una mano verso di esso; un altro cerca di fotografarlo, ma inizia a sentire un sibilo stridente. La ricompasa del monolite, alla fine di un processo evolutivo che esso stesso ha innescato, mette in crisi la scienza e l’intelligenza umana.

Anno 2001. L'astronave Discovery, guidata dal computer senziente HAL 9000, con a bordo un equipaggio ibernato, è diretta verso il pianeta Giove. Scopo della missione, ricercare il destinatario del messaggio spedito dal monolite lunare.

Durante il lungo viaggio, succede l'imprevisto: HAL si ribella. Uno dopo l'altro, uccide tutti i membri dell'equipaggio, finchè non viene disattivato in modo rocambolesco dall'astronauta Dave Bowman: d
opo aver recuperato il corpo senza vita del compagno, Dave si dirige verso il vano circuiti della memoria di HAL, e li disattiva malgrado le implorazioni del computer, che chiede a Dave di calmarsi, si scusa e poi lo supplica, fino ad arrivare al punto di cantare una canzone che gli è stata insegnata alla sua “nascita”. Disattivato HAL, scatta un messaggio pre-registrato che informa Dave sul vero scopo della missione, di cui era a conoscenza il solo HAL: il monolite trovato sulla Luna emetteva segnali in direzione di Giove, la cui funzione è rimasta misteriosa.

HAL è uno dei protagonisti più interessanti dell'Odissea di Clarke e Kubrick. Non è una figura in carne ed ossa, ma la sua presenza è ovunque: si percepisce attraverso i dialoghi con gli astronauti e si rivela nella figura dell’occhio artificiale, la camera che scruta l’equipaggio analizzando i più piccoli particolari. Anche in questo “personaggio” si manifesta la natura contraddittoria dell’intelligenza umana in esso riposta: l’apparente sicurezza esteriore rivela una necessità tutta interiore di far riemergere il carattere “umano” in esso presente. Egli è apparentemente privo di sentimenti e segue soltanto la sua logica di salvezza della missione, ma in realtà pone se stesso al di sopra di tutto, a costo di distruggere la vita umana.

Sotto la sua “corteccia” elettronica, HAL nasconde ricordi infantili e sentimenti umanissimi (la spersonalizzazione dell’uomo sembra qui accompagnarsi all’umanizzazione della macchina): via via che Dave esclude i circuiti che presiedono alle funzioni più evolute e sofisticate della sua mente, emerge la paura e una cantilena che si perde nell’indistinto, nel ritorno alla dimensione pre-verbale. "Ho paura...", dice HAL a Bowman che lo sta disattivando. Con queste due semplici parole, il computer dimostra di essere senziente, perchè una macchina intelligentissima può battere un uomo agli scacchi o guidare un'astronave, ma solo una creatura dotata di auto-coscienza può provare paura di morire.

Il nome HAL nasce dalle iniziali di “Heuristic” (euristico) e “ALgorithmic” (algoritmico) - ovvero, "Conoscenza" e "Comunicazione" - ma è anche un riferimento cifrato alla IBM, dato che le lettere HAL nell’alfabeto precedono proprio quelle del colosso informatico. Il carattere distruttivo, nichilistico, dell’intelligenza avvolge dunque anche HAL, figura simbolo che non riesce ad uscire dal labirinto della ragione, dal suo metodo di conoscenza e comunicazione, perché non possiede “la chiave” dell’istinto umano di Dave.

L'Odissea si conclude quando Dave, unico sopravvissuto, riesce ugualmente a raggiungere Giove, dove scopre un nuovo monolite, e, mentre lo esamina, ne viene catturato.

In un finale fantasmagorico ed onirico, l'astronauta vive un'evoluzione accelerata, che lo porta a "rinascere" in una nuova dimensione, forse capostipite di una nuova specie. La porta della dimensione spazio–tempo si apre ed inizia un viaggio nella luce, nei colori, nelle forme, nel mistero della materia; lo sguardo esterrefatto dell’astronauta rimescola le fantasmagoriche visioni, fino ad essere un tutt'uno con esse. Le forme regolari e simmetriche della realtà lasciano il posto a figure irregolari e indefinibili, ad un arcobaleno di colori che allude ad un ingresso in un altrove.

La capsula con la quale Dave ha affrontato il viaggio, si ritrova in una vasta e lussuosa suite d’hotel in stile Régence, chiusa ermeticamente e illuminata dal pavimento, circondata da rumori riverberati. Appare la figura di un altro uomo: è lo stesso Dave, molto invecchiato, nel suo scafandro; esplora la camera, entra in una stanza da bagno, si vede in uno specchio; avverte rumore di una presenza, si volta e torna verso la camera principale, dove c’è un uomo in vestaglia. È di nuovo Dave, ancora più vecchio, che mangia, si volta, poi si alza lentamente, guarda se c’è qualcuno nella stanza del bagno; poi, come se avesse constatato che non c’è nessuno, torna a sedersi alla tavola imbandita. Spostando la mano fa cadere un calice, poi si volta verso il letto e vede una forma strana distesa sopra un letto. È sempre Dave, molto vecchio, che alza la mano per indicare il monolite, ritto di fronte al letto.

La Luna, poi la Terra, una luce come di un altro pianeta di dimensioni equivalenti arriva da sinistra: è la testa di un feto gigantesco assomigliante a Dave, si volge verso la Terra e poi gira lo sguardo verso la telecamera.

"2001 Odissea nello Spazio: non ci sono stati altri viaggi". Così recitavano le locandine del film alla vigilia della sua prima apparizione nelle sale. Il film, come evidente nel titolo, è il viaggio del moderno Ulisse, Dave Bowman, l’ "uomo-arco", la corda tesa verso l’infinito, l’assoluto. Certo, siamo distanti dall’odissea omerica, e più in generale dal genere epico, nel quale i personaggi e le loro vicende si costruivano all’interno di un disegno ideologico unitario e organico che celebrava i valori di un’intera civiltà. Nel film di Kubrick, al contrario, i personaggi restano abbandonati al loro destino, scoprono un totale smarrimento di fronte alla vastità dello spazio infinito, dove il viaggio evolutivo dell’uomo ha perso le sue coordinate. Il senso delle vicende di cui i personaggi si rendono protagonisti, i valori etici e morali, non sono dati, come nel romanzo epico, ma vanno ricercati costantemente, con la consapevolezza che "più avanza il progresso, più la meta si allontana". La posta in gioco è il destino dell’intero genere umano.

Il viaggio, dunque, su più livelli, costituisce la possibilità, la necessità, di riscoprire l'autentica dimensione dell’uomo, la sua vera natura, che il progresso della tecnica e il dominio delle ideologie hanno ucciso. L’arte, in questo caso il cinema, si propone di affrancare lo spirito dell’uomo, di liberarlo dalle sovrastrutture, di spalancare le porte della percezione, illuminare la coscienza.
L'Odissea di Clake e Kubick è soprattutto un viaggio psichedelico, che ci mette di fronte allo specchio, proprio come Bowman nella stanza in stile Regéncy, spingendoci, tramite una sorta di regressione verso la nostra infanzia, verso l'infanzia dell'umanità, a ritrovare un rapporto di immediatezza e ingenuità con il mondo.

Come Dave Bowman, l’ "uomo-arco" che si proietta oltre il mondo della tecnologia per ritrovare l’autenticità della propria identità. Quando scollega il computer, egli simbolicamente abbandona il carattere dogmatico e assoluto della ragione per risvegliare il libero spirito che è in lui e darsi al gioco creativo dell'esistenza.

Secondo il linguaggio heideggeriano, Dave compie il suo viaggio, sceglie di rifiutare la condizione passiva dell’essere gettato nel mondo, per precorrere la morte e riscoprire la propria autenticità. Solo così la sua anima può ritornare a rispecchiarsi nella terra, ritornare grande e immensa come lo era al momento della sua nascita, quanto l’universo che la circonda.

(tratto da "Kubrick e l’avventura dell’uomo moderno", di Alberto Mellano, IntercoM)


[...] L’Occhio di Giapeto aveva ammiccato, come per liberarsi da un irritante corpuscolo di polvere. David Bowman ebbe appena il tempo di pronunciare una frase balbettante che gli uomini in attesa al Controllo Missione, lontani millecinquecentoquaranta milioni di chilometri e ottanta minuti nel futuro, non dovevano mai dimenticare: 'L’oggetto è vuoto… non finisce mai… e… oh, mio Dio!… è pieno di stelle!' [...] (Arthur C. Clarke, "2001 Odissea nello Spazio", Longanesi).

L'idea centrale per il film nacque dalle discussioni tra Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke durante la metà degli anni '60. Clarke, che era già uno scrittore di fantascienza abbastanza famoso, presentò a Kubrick alcune sue opere e alla fine la scelta cadde su "The Sentinel", un racconto scritto per un concorso nel 1948 che narra della scoperta sulla luna di una antica struttura, una piramide di cristallo, con la conseguente realizzazione che gli esseri umani non rappresentano l'unica razza intelligente dell'universo.

I misteriosi artefici del monolite nel film non vengono mai mostrati. Kubrick, inizialmente, pensava di farli impersonare da comparse truccate. A far cambiare idea al regista, fu lo scienziato-scrittore Carl Sagan, interpellato per un parere professionale-artistico.Il titolo del film evoca l'Odissea omerica. Il nome dell'astronave, Discovery, è una chiara allusione a Ulisse, alla sua ansia di scoperte, alla sua sete di conoscenza, che lo conducono a perdersi oltre le frontiere dell'ignoto.

Il consulente scientifico di 2001, Fred Ordway, per descrivere in modo convincente il mondo di domani e la sua quotidianità, consultò la General Electric, la Bell Telephone, la Honeywell, l'IBM, la RCA e la Whirpool. Il risultato di questo lavoro certosino è la cura maniacale dei dettagli, ben visibile nella pellicola, dove vengono presentati videotelefoni, cucine automatiche, innovazioni che a quei tempi sembravano dietro l'angolo. In una sequenza appare di sfuggita un numero futuro di Paris Match, falso, ma realizzato dalla stessa redazione della rivista. La stazione spaziale orbitante a forma di ruota si basa su un progetto originario di Wernher von Braun, il padre del razzo vettore delle missioni Apollo. Kubrick, per la prima volta ampio uso della tecnica del "front projection", opera dello scienziato e scrittore Murray Leinster, ad esempio per riprendere i fondali delle sequenze iniziali con gli uomini-scimmia: tali fondali sono ricavati da foto scattate nel deserto africano. La scena dei due astronauti Bowman e Poole che fanno jogging sulla Discovery sulle pareti laterali di un grande tamburo rotante, fu girata negli studios inglesi di Borehamwood e Shepperton, in un set costruito appositamente. Il cosmonauta russo Leonov, di ritorno da una missione della Vostok, dopo aver visto il film commentò: "Ora sono stato nello Spazio due volte".

In occasione della prima, Kubrick proclama: "Se 2001 ha scosso le vostre emozioni, il vostro subconscio, acceso il vostro desiderio di miti, allora avrà avuto successo".

Dopo il successo della pellicola, Arthur Clarke si mette all'opera sul seguito della storia, scrivendo il romanzo "2010: Odissea Due", subito tradotto in film da Peter Hyams ("L'Anno del Contatto"), in cui HAL viene riattivato, non senza preoccupazione, dal suo programmatore originario.

Sono trascorsi nove anni dal naufragio della Discovery. Heywood Floyd, lo scienziato apparso già in "2001", si imbarca sulla Leonov, un'astronave russa, per una spedizione congiunta sulle orme della precedente missione. Giunta nell'orbita del pianeta, la Leonov scopre tracce di vita su Europa, un satellite di Giove, ma soprattutto ritrova l'astronave scomparsa e HAL viene riattivato.

Dave Bowman, divenuto un essere incorporeo capace di viaggiare nello Spazio, fa visita a Floyd, e gli predice che su Giove presto avverrà "...qualcosa di meraviglioso": il monolite, che già in "2001" orbitava intorno a Giove, discende sul pianeta, crea copie di sè stesso, si moltiplica, aumentando la massa di Giove fino a raggiungere il livello critico che innesca una reazione a catena trasformando il pianeta in una nuova stella, che viene battezzata Lucifero. La Leonov, con Floyd a bordo, riesce a salvarsi, ma la Discovery viene incenerita dalla nascita di Lucifero. L'ultima domanda di HAL, quando gli viene rivelato che non può salvarsi, è un toccante: "Sognerò?".

Perchè il monolite ha operato questa ceazione-distuzione? Lo spiega il messaggio che Bowman detta ai terrestri: "Tutti questi mondi... - egli dice, riferendosi agli ex-satelliti di Giove resi abitabili dal calore della nuova stella - ...sono vostri. Tranne Europa. Non tentate di atterrarvi". I misteriosi "Primogeniti", gli alieni artefici del monolite, hanno deciso di dare una possibilità anche alle creature di Europa, aiutando la loro evoluzione come millenni addietro aiutarono i progenitori dell'uomo.

In "2061: Odissea Tre", l'Umanità ha colonizzato Ganimede e Callisto, i due ex-satelliti di Giove, ora pianeti di Lucifero. Heywood Floyd ha 103 anni, ed è costretto a vivere in condizioni di gravità ridotta. Ma la sua mente è ancora brillante, e la sua presenza viene richiesta per una nuova missione spaziale. La spedizione visita inizialmente la Cometa di Halley, addirittura tentandovi un atterraggio. La cometa, dopotutto, si rivela un posto tranquillo, un mondo di ghiaccio e di geyser fumanti. Ma l'imprevisto è sempre in agguato. A causa di un incidente "alla Clarke", l'astronave di Floyd viene costretta ad un atterraggio di fortuna su Europa, il "mondo proibito" del romanzo precedente.

Qui, la fantasia di Clarke si sbizzarrisce nella descrizione dell'oceano, delle strabilianti caratteristiche delle creature presenti su Europa: "Le creature che si crogiolavano nel tepore del fiume di lava - racconta - non potevano traversare le lande selvaggie ed ostili che separavano le loro isole solitarie. Se esse avessero mai sviluppato una Storia o una Filosofia, ogni cultura sarebbe stata convinta di essere sola nell'Universo".

La trovata più rutilante è la rivelazione che Giove, prima di trasformarsi in Lucifero, possedeva come nucleo un diamante grande come la Terra.

L'ultimo capitolo della saga, "3001: l'Odissea Finale", uscito nel 1997, ripropone a sorpresa l'astronauta Frank Poole, in precedenza ucciso da HAL: mille anni dopo, il corpo senza vita di Poole viene scoperto vicino l'orbita di Nettuno da Dimitri Chandler, capitano della Goliath, che ha il compito di catturare le comete e trasportarne il nucleo di ghiaccio sul pianeta Venere, nel tentativo di dotarlo di oceani e di atmosfera.

Poole viene portato a Star City, un mondo orbitante parallelo all'equatore collegato alla Terra mediante 4 torri alte 36.000 km, poste in Africa, Asia, America e nel Pacifico, dove vive la maggior parte della popolazione, consumando cibo e bevande sintetiche. In un ibernacolo all'inteno di una di queste torri, Poole viene resuscitato, e, per mezzo di una calotta cerebrale chiamata "Braincap", viene informato di tutto il sapere che l'uomo ha accumulato nel millennio trascorso, con la consulenza della storica Indra Wallace. Poole viene così a conoscenza degli episodi accaduti ai suoi compagni, e di quanto si è scoperto del monolite: a Oldovai, la culla dell'homo sapiens, era apparso la pima volta dando all'uomo primitivo la spinta per diventare un essere umano, e diventando, come testimoniato dai reperti che lo accompagnavano, tla prima rappresentazione di Dio per gli umani. Quindi l'origine della coscienza e insieme della religione.

"...Lentamente, la comprensione si fece strada nella mente di Poole, insieme a un senso di atterrita meraviglia...". Così come "2001" era basato sul racconto beve del 1954 "The Sentinel", "3001" si basa sul racconto breve del 1955 "The Star". Sebbene sia stato definito come l' "Odissea Finale", in realtà, il viaggio di "3001", che ripropone il finale di "2010", apre nuovi interrogativi riguardo i "First Born", i "Primogeniti", il nome con cui Clarke chiama i misteriosi creatori del monolite.

Nel racconto, si ritovano i temi centrali di tutta l'Odissea: l'ansia di conoscenza, la meraviglia e insieme l'orrore derivante dalla "magia" tecnologica, il mistero contrapposto alla ragione. Nella società che ha ripotato in vita Poole, gli uomini sembrano aver raggiunto quasi la perfezione, dal punto di vista della salute, del welfare, delle oppotunità di educazione e sviluppo. L'umanità sta espandendo gli habitat terrestri in ambienti tecnologicamente avanzati, super-protetti e super-controllati, come le Torri, mentre rimodella gli ambienti di Marte e Venere per una futura colonizzazione. Il Braincap è usato massicciamente per lo scanning mentale in modo da eliminare le aberrazioni psichiche e prevenire qualsiasi atto criminale o anti-sociale, il ché ha pemesso di non dover più ricorrere all'uso di prigioni. L'uso del Braincap ha eliminato anche tutti i comportamenti anti-sociali derivanti dal fanatismo religioso, avendo eliminato del tutto il bisogno della religione (poichè tutto è spiegato razionalmente in termini di scienza). L'unico rischio associato all'uso del Braincap è quello dell' "information overload", del sovraccarico informativo, che manda in tilt il cevello. Per quel che riguarda la forma di governo, nel Quarto Millennio il sistema politico sfrutta la ciber-simulazione per sperimentare prima virtualmente le soluzioni che saranno poi applicate realmente.

In questo contesto, l'eterna ricerca del senso della vita prosegue nel Trentunesimo secolo con Poole in viaggio su Goliath verso Ganimede, dove sarà convinto da Dimitri Chandler e dal filosofo Ted Khan, uno studioso di "psicopatologia della Religione", a tentare di comunicare su Europa con il fantasma di David Bowman.

La navetta Falcon è quasi costretta a scendere sulla luna di Giove, gigantesco laboratorio dove gli europidi, creature acquatiche la cui vita è basata sulla biochimica dello zolfo, sono usciti dall'acqua e hanno costruito le prime città. Qui, ad attendere Poole, c'è "Halman", una fusione tra l'intelligenza di Bowman e quella di HAL, pronto a svelare che i monoliti fanno parte di una rete galattica che fa e disfa la vita sui mondi, e il cui centro si trova a 450 anni luce dal sistema solare. Poi, Poole e Halman si lasciano, ma tra loro il contatto continuerà ogni volta che Halman avrà qualcosa da comunicare.

Trascorrono alcuni anni, e Frank, che nel frattempo ha avuto due figli e ha visitato la Terra, riceve un messaggio: qualcosa di spaventoso sta per accadere. La rete galattica dei Primogeniti ha decretato il fallimento dell'esperimento umano, decidendo di terminarlo. Poole riferisce la grave minaccia al Governo terrestre, il quale decide di distruggere il monolite con un virus informatico, che verà introdotto nella memoria centrale del manufatto alieno da HAL, il computer della Discovery riportato nuovamente in vita. Tutti i virus informatici, che nel corso dei secoli sono stati immagazzinati sulla Luna, nella caverna di Pico, una galleria che conserva tutti gli orrori tecnologici compiuti dall'uomo nella sua storia, vengono immessi in un blocco di materiale cristallino che viene lasciato cadere su Europa come nuovo cavallo di Troia. Quando Halman lo utilizza, causa la scomparsa di tutti i monoliti che stavano di guardia nel sistema solare.

Il finale è violento e catastrofico: i Primogeniti, le creature aliene artefici del monolite, non esitano a trasformare Giove in un minisole e distruggere tuttò ciò che ivi hanno impiantato, al fine di far evolvere un'altra forma di vita intelligente inseminata su Europa.

Il viaggio continua...

Cosmogenesis

Cosmogenesis 2

Childhood's End

Porno Cyborg (l'invasione Divina)

Out of Control


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