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Robot Apocalypse

Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

venerdì 21 marzo 2008

PORNO CYBORG 2

I nuovi ricchi della Rivoluzione Informatica esigono giocattoli raffinati, quanto di meglio può eccitare la loro fantasia. L'oggetto più richiesto sono le bambole meccaniche di Cartier della serie Eva Futura. Costruite a partire dal 2034, rappresentano la sintesi tra il mondo della fisica classica e quello submicroscopico della fisica quantistica. L'obiettivo è di rendere hardware e software indivisibili, generando non tanto un'intelligenza di tipo umano, ma una coscienza robotizzata che possiede veri e propri poteri di "magia quantistica". Il prezzo da pagare è un contagio che ricombina il DNA secondo la struttura dei polimeri e dell'acciaio e trasforma ogni donna in una ginoide, una bambola artificiale, meccanica. Come Primavera che, insieme al suo partner Ignatz Zwakh, ha scoperto qual è il vero piano di chi ha dichiarato guerra all'umanità...

(Richard Calder, "Virus Ginoide", Cosmo Argento, 1996, tit. or. "Dead Girls", 1992)

"Scomparsa la madre, risolto quel malaugurato passaggio nel corpo femminile, viene reciso il tramite, non solo fisico, tra la singolarità che nasce e quella che genera: viene cioè recisa l'origine umana, non meramente biologica, che fin qui nascere da donna assicura".

La delega alla scienza, da sempre l'espressione di un potere maschile, la totale medicalizzazione delle tecnologie riproduttive, che avvengono sulla pelle delle donne, l'artificializzazione di un processo che finora era stato appannaggio esclusivo della biologia femminile, espropriazione dell'unico potere che non poteva essere tolto alla donna. Gli eccessi della tecno-scienza, in particolare delle modene biotecnologie, minacciano la rottura con le origini biologiche, profilano una sorta di "eclissi della madre" come recita il titolo del libro di Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa (Milano, Pratiche, 1998).

L'avvento dell'utero artificiale, di fatto, rappresenta «una soluzione finale» del problema femminile, l'arrivo di un percorso biopolitico cominciato con la legge sull'aborto, poi proseguito con quella sulla procreazione assistita, giunto infine, passando per le diagnosi pre-impianto, il turismo procreativo, la clonazione, lo sperma artificiale, i designer babies, gli embrioni geneticamente modificati, al tecno-utero.

Il "Porno Cyborg", organismo composto di carne e biotecnologie, in cui la parte biologica soccombe a quella tecnologica, annuncia l'«eclissi della madre» ectogenetica, in cui l'utero naturale è sostituito da un utero artificiale, al quale viene delegata la gestazione dei figli, sottoposto al controllo e alla programmazione dei porno-scienziati (maschi perlopiù ma anche femmine sottomesse).

"La professionalizzazione della gravidanza, indipendentemente dai limiti imposti all'autorizzazione ad abortire, portò la vita e la morte prenatali nell'ambito della competenza burocratica" (Barbara Duden, "Il Corpo della Donna come Luogo Pubblico", Bollati Boringhieri, 1991).

"Esiste - dice la Duden - una congruenza di fondo tra le fantasiose promesse della genetica e le ambizioni politiche femministe, come l’accesso al potere, il controllo sul proprio destino e sulla propria carriera. Ecco, allora, che le donne si rivolgono alla medicina innanzitutto per cercare un aiuto all’autodeterminazione: solo che quest’ultima, spesso, non è la prima cosa che esse vogliono davvero, quanto piuttosto la maschera di un servizio che il sistema vende loro».

Una parte del movimento femminista - dai tempi di Mary Shelley - aveva già intuito il pericolo di una "congiura maschile" volta a conquistare il controllo della procreazione e ridurre le donne a "carne da riproduzione" intercambiabile con "la macchina della nascita" (Gena Corea, "The Mother Machine", 1985).

Nel 1985, Jalna Hanmer e Pat Allen, in "Ingegneria della Riproduzione: la Soluzione Finale", avevano messo in guardia sui rischi della fecondazione assistita, descrivendola come una sorta di "olocausto" per le donne.

In "Women as Wombs" (Harper Collins, 1993), Janice Raymond suggerisce come le tecniche di fecondazione assistita (In Vitro Fertilization o IVF) rappresentino una forma di abuso sulle donne, poichè è la sterilità dell'uomo a spingerle, se non ad obbligarle, verso questa soluzione, la cui percentuale di successo, peraltro, è solo del 10%, sottoponendosi inoltre, a causa dei molti dei farmaci utilizzati per l'iperstomolazione delle ovaie, in particolare il Clomid, clomifene citrato, al rischio cancro. La Raymond critica fortemente anche le "madri surrogato", o uteri in affitto, che vede come una forma di prostituzione della riproduzione, così come la ricerca eugenetica sui tessuti del feto, che considera la donna come una fabbrica banalizzando la digntà della vita. In generale, la Raymond considera il liberismo riproduttivo affine al liberalismo sessuale che concede alla donna di essere liberamente e legalmente una prostituta.

In “Babies in Bottles Twentieth-Century Visions of Reproductive Technology" (Rutgers University Press, 1994), la scrittrice femminista Susan Merrill Squier metteva in guardia dall' “accettare la contemporanea costruzione delle neo-tecnologie riproduttive come un progresso scientifico senza un passato”. La tecnologia in vitro, dice la Squier, è un mezzo per assicurare che lo sperma e l'ovulo siano “egualmente alienati dal momento dell'unione”; l'ectogenesi, un tipo di risposta maschilista all' “ansietà verso l'asimmetria riproduttiva umana”. La successiva appropriazione è quella da parte delle forze del business che trasformano la riproduzione in merchandising della gravidanza e del parto, in mercificazione del feto.

In “Madri Selvaggge Contro la Tecnorapina del Corpo Femminile” (Einaudi, Stile Libero), Alessandra Di Pietro e Paola Tavella dicono che le tecniche di fecondazione assistita «consegnano la procreazione nelle mani della tecnica e la sottraggono nei fatti, nel simbolico e nell'immaginario, al potere femminile».

In "The Death of Nature. Women, Ecology and the Scientic Revolution" (Wildwood House, 1979, trad. it. "La Morte della Natura", 1988), l’eco-femminista Carolyn Merchant riconduce all'Illuminismo la tendenza, oggi dominante nella scienza, di atomizzare, oggettivizzare, dissezionare la natura inerte, mentre la precedente cosmologia oganica, in cui era centrale la femminilità, concepiva il Tutto - il sé, la società, il cosmo - come un organismo, enfatizzando l'interdipendenza tra le parti e la subordinazione delle individualità al bene comune - alla famiglia, alla comunità, allo stato.

L'idea di Natura come Madre, benevolente e selvaggia, secondo la Merchant, è stata sostituita da un modello di dominio basato su una razionalità di tipo maschile che si prefigge di violentare, sottomettere, controllare, la parte femminile, materna, della natura. La Terra, non più considerata come una Grande Madre, che col suo grembo dà nutrimento a tutta la vita, è vista materialisticamente come una risorsa, da sfruttare e consumare avidamente per nutrire brame di potere individuali, maschiliste e nichilistiche. Gli effetti combinati del capitalismo, dell'industrializzazione e della ricerca scientifica hanno consacrato definitivamente questa volontà di dominio che si manifesta attraverso la tecnologia.

"Il cyborg (...) in un certo qual modo diventa il simbolo dell'antimaterno" (Rosi Braidotti).

Durante gli anni Ottanta, dal convegno del FINRRAGE (Feminist International Network of Resistence to Reproductive and Genetic Engineering) del 1985, esce una risoluzione che recita così: [...] Il corpo femminile, con la sua capacità unica di creare vita umana, sta per essere espropriato e sezionato come mero materiale per la produzione tecnologica di essere umani. Per noi donne, per la natura, e per i popoli sfruttati del mondo questo sviluppo è una dichiarazione di guerra. L'ingegneria riproduttiva genetica è un tentativo di porre fine all'autodeterminazione dei nostri corpi. Noi resisteremo allo sviluppo e all'applicazione dell'ingegneria riproduttiva e genetica. Sappiamo che la tecnologia non può risolvere nessuno di quei problemi creati da condizioni di sfruttamento. Non è necessario trasformare la nostra biologia, ma è necessario trasformare le nostre condizioni patriarcali, sociali, politiche ed economiche. Noi vogliamo mantenere l'integrità e la corporeità della procreatività delle donne. L'esternalizzazione del concepimento e della gestazione facilita la manipolazione e il controllo eugenetico. La suddivisione del corpo femminile in parti distinte, la sua frammentazione e separazione al fine di una successiva ricombinazione scientifica sono operazioni che smembrano la continuità e l'identità.[...].

CYBERFEMMINISMO

"...la macchina non è un peccato, ma un aspetto dello stare nel corpo. La macchina non è una cosa da adorare, animare, ma una nostra incarnazione. Siamo i responsabili della macchina, dei nostri confini corporei che dobbiamo costruire e decostruire..." (Donna Haraway, "Simians and Cyborg. The Reinvention of Nature", Free Association Books, London, 1991).

Per la prima volta nella loro storia, le donne sono vicine alla possibilità di slegarsi dalla maternità biologica, rompendo definitivamente e radicalmente la continuità con l'organizzazione dettata dalla natura, con la selezione e l'evoluzione naturale.

È ciò che auspica il "cyberfemminismo", il femminismo transumanista, postumanista, tecno-positivista, che non vede nella tecnica, soprattutto nelle tecnologie riproduttive, quel nemico che vuole ridurle, come scrive Gena Corea, a "utero meccanico".

Le cyberfemministe si riconoscono nel "Manifesto Cyborg" di Donna Haraway, sostengono che "rifarsi alla natura è una nostalgia reazionaria per un qualcosa che non esiste più", che "non esiste più un corpo naturale. Perché oggi qualsiasi oggetto o soggetto definito naturale è manipolato dall'uomo" (soprattutto le donne, ndr).

Fondamento del pensiero della Haraway è l'intuizione della tecno-scienza come luogo di collasso delle categorie classiche della filosofia, di fusione delle opposizioni tra naturale e culturale, tra soggetto e oggetto, tra umano e non-umano. I limiti, le barriere disciplinari fluttuano, si assottigliano, confluiscono l'uno nell'altro.

"Sì, noi accogliamo con favore la riproduzione artificiale capace di sferrare un attacco frontale e definitivo alla famiglia nucleare, uno dei più grandi orrori che affliggono il pianeta. E non ce ne frega niente del potere riproduttivo perché ci rende invisibili. Da sempre "altro" rispetto all'uomo". Il cyberfemminismo invece... "permette di ripensare la soggettività femminile in termini di processo, svincola la donna dalla definizione di donna e sferra un attacco al patriarcato usando i mezzi tecnologici con cui ci opprime, ma che allo stesso tempo è costretto a metterci a disposizione".

Il cyberfemminismo rivendica una pregnanza dello sguardo femminile senza rifiutare la tecno-scienza, che il pensiero della differenza considea invece (giustamente) come prodotto di una visione maschile (e maschilista). Il cyber-femminismo dice: non esiste il soggetto e la realtà, esiste il prodotto di questa relazione. Il Cyborg è emblema della ridefinizione postumana in corso delle relazioni tra soggetto e oggetto, macchina e organismo, umano e animale, scienza e natura, fisico e non fisico, maschio e femmina.

Sarah Kember, prof.ssa al Dipartimento di Media & Communication del Godlsmiths College di Londra, autrice di "Cyberfeminism And Artificial Life" (2003), nel considerare, in un'ottica postumana, "la vita come informazione", propone un superamento del pensiero cartesiano verso forme di potere totalmente decentralizzate e di evoluzione autonoma permanente, in modo da fare piazza pulita di tutte le ridondanti distinzioni tra natura e cultura, ontologia ed epistemologia, vita e intelligenza artificiale, paventando per il prossimo futuro uno scontro inevitabile tra fisica e biologia, maschile e femminile, forma e materia, creazione ed evoluzione. Secondo la Kember, cyborg e postumano descrivono una simile ontologia (ibridazione di organico e inorganico) ed epistemologia (trasgressione del confine natura/cultura e di altri binarismi razionalistici), ma non necessariamente condividono un’etica, una politica, una storia.

In "How We Became Posthuman Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics" (University of Chicago Press, 1999), Katherine Hayles fa notare come le concezioni cibernetiche e tecno-positivistiche non escano affatto dalla dualità corpo-mente della tradizione razionalistica occidentale, ma come invece la ripropongano, sottofoma di tecno-trascendenza. Per la Hayles, postumano non significa la fine dell’umano, bensì la fine del soggetto umanistico liberale. La Hayles sostiene, in controtendenza, che è proprio la straordinaria complessità del nostro "meatware" (l'hardware biologico) a rendere unica la coscienza umana, maschile e femminile, rispetto all’intelligenza trasferibile nelle macchine, e che dunque l'integrazione postumana dovrà tenere conto della corporeità.

Su posizioni analoghe si è espressa anche Rosi Braidotti. Nel suo "In Metamorfosi Verso una Teoria Materialistica del Divenire" (Feltrinelli, 2003), ha proposto un nuovo "materialismo della carne" che mette in rilievo le tematiche relative alla sessualità, al desiderio e all’immaginario erotico, riportando al centro l’elemento corporeo della differenza sessuale, che rischia di disperdersi in un "divenire cyborg" così incerto e perturbato. La Braidotti si mostra particolarmente critica verso la "cyborghesizzazione", la sacrilega alleanza tra il cyborg e il concetto borghese di individualismo, con i relativi corollari della mercificazione e del consumismo che esso comporta. In tale prospettiva, la Braidotti rivendica la differenza sessuale, di genere. Perché la rivoluzione neo-tecnologica, sostiene, che fa del corpo un relais di una rete tra umano e inumano, o con innesti chirurgici artificiali o con la riproduzione della vita in provetta o altro, è frutto di un immaginario maschile, da sempre spaventato dal materno femminile per la sua materialità concreta e simbolica al medesimo tempo. Per evitare che il divenire cyborg si trasformi un divenire mostruoso, la Braidotti dunque rilancia la sfida femminista, contro la metamorfosi tecno-maschilista.

Anche secondo Susan Squier, occorre riconsiderare le implicazioni della riconfigurazione postumana, specie della riproduzione, nelle griglie di potere della scienza istituzionale e dell' "anarco-capitalismo".

"Considerando lo stato del nostro technomondo, ci avverte Haraway, il futuro della politica femminista dipenderà in gran parte da come le donne negozieranno la transizione verso la maternità ad alta tecnologia" (Rosi Braidotti).

fonti: Pier Luigi Fornari, "E la donna diventa macchina della nascita" (Avvenire, 24 maggio 2005); Cromosoma X, "Il cyborg come antimaterno le tecnologie di riproduzione tra liberazione e medicalizzazione"(DECODER #10); Rosella Simone, "Tecno Femmine" (DWeb, La Repubblica delle Donne).

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