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mercoledì 28 maggio 2008

STUPRI DI GUERRA 5

L'organizzazione umanitaria britannica Save the Children, che ha effettuato alcune ricerche in Costa d'Avorio, Sudan e Haiti, ha rivelato che numerosi bambini, anche di 6 anni, nelle zone di guerra o di crisi hanno subìto violenze sessuali, da parte di operatori umanitari e peacekeeper ONU.

La terribile denuncia di Save the Children è contenuta in un rapporto, consegnato alle Nazioni Unite, in cui si sostiene che la gran parte di questi abusi sessuali restano segreti e quindi anche impuniti. Una ragazzina di 13 anni ha raccontanto alla BBC che un gruppo di 10 peacekeeper dell'ONU l'ha violentata in un campo vicino la sua casa, abbandonandola a terra sanguinante e terrorizzata.

Le vittime sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. A prevalere per numero sono le bambine rispetto ai maschi e l’età media delle vittime è di 14-15 anni, anche se il rapporto parla di abusi anche a danni di bambini di 6 anni. Numerose le forme di abuso descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, cioè “abusi verbali” (sono testimoniati dal 65% degli intervistati e partecipanti ai 38 focus group di Save the Children); segue il sesso “coatto” (secondo il 55% degli intervistati), a cui i minori sono indotti magari in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni “di lusso” come il cellulare. Frequenti anche le molestie (attestate dal 55% degli intervistati). Benché meno frequente (denunciata dal 30% degli intervistati), la violenza sessuale di singoli ma anche di gruppi su minori emerge come la più temuta.

Per quanto riguarda il profilo o la provenienza degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; avere qualsiasi livello o grado, dai più bassi – guardie, autisti – ai più alti, manageriali; fare parte dello staff locale o internazionale. Tuttavia, il personale delle missioni di pace risulta quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca di Save the Children, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori ONU nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento ONU delle Operazioni di Peacekeeping (DPKO).

Heather Kerr, direttore dell'associazione in Costa d'Avorio, ha detto che finora è stato fatto troppo poco per aiutare le vittime. "Sicuramente si tratta di gruppi minoritari che sfruttano il loro potere per abusare sessualmente di bambini che non hanno il coraggio per riferire quello che accade e subiscono in silenzio gli abusi". Sebbene la comunità internazionale abbia promesso una politica di tolleranza zero verso gli abusi su minori, finora l'annuncio non è stato seguito da fatti concreti. Al massimo, i soldati coinvolti sono stati spostati in un’altra zona di operazioni, senza altre conseguenze disciplinari.

L'organizzazione Human Rights Watch ha denunciato che, dopo cinque anni dall'inizio del conflitto in Darfur, le donne e le bambine continuano a subire stupri e attacchi brutali da parte delle forze governative sudanesi e dei gruppi armati attivi nella regione occidentale del Sudan. Per questo motivo, scrive l'organizzazione, occorre garantire protezione alle donne, che risultano "estremamente vulnerabili allo stupro e ad altri abusi nel corso di attacchi su larga scala e persino nei periodi di relativa calma".

Nelle 44 pagine del rapporto intitolato "Five Years on: No Justice for Sexual Violence in Darfur" ("Dopo 5 anni nessuna giustizia per le violenze sessuali nel Darfur"), l'organizzazione documenta numerosi casi di stupro commessi da soldati sudanesi, miliziani arabi "janjaweed" (diavoli a cavallo, ndr), ribelli ed ex ribelli a partire dall'inizio del 2007, anche nei confronti di bambine di 11 anni, e denuncia l'impunità riservata ai responsabili. "In Darfur donne e ragazze vivono ancora sotto la costante minaccia di uno stupro - ha dichiarato il Direttore dell'ufficio africano di HRW, Georgette Gagnon - il governo sudanese ha dichiarato tolleranza zero per la violenza sessuale, ma non ha fatto quasi niente per proteggere queste vittime".

Una ragazzina di 12 anni ha raccontato di essere stata condotta da un arabo in uniforme in un posto isolato, insieme alla sorella più piccola, con la scusa di ritrovare il suo asino andato perduto. "Disse che se andavamo con lui ce lo avrebbe mostrato - ha raccontato la bambina - mi ha bloccato e mi ha tolto i vestiti per fare delle brutte cose con me. Mia sorella è corsa via al campo". Un'altra bambina di 11 anni è stata stuprata da tre uomini armati che l'hanno sorpresa mentre raccoglieva erba con la sorella di 7 anni. L'aggressione è stata tanto violenta che la bambina è stata trasferita con un elicottero nell'ospedale più vicino.

"Le vittime di questi attacchi orribili non hanno alcuna speranza di ottenere giustizia nell'attuale clima di impunità del Darfur - ha denunciato Gagnon - non perseguendo i responsabili, il governo sta di fatto concendendo loro la licenza di stupro". L'organizzazione per la tutela dei diritti umani chiede quindi al governo di Khartoum un'azione più decisa contro quanti si rendono responsabili di tali abusi, rivendendo leggi e dando vita a corpi di polizia al femminile, per favorire un migliore rapporto di fiducia con le vittime. Hrw si rivolge poi alla missione di pace Onu-Unione africana (Unamid) per chiedere un rafforzamento delle cosiddette "pattuglie del fuoco", ossia dei militari che proteggono le donne che si allontanano dai campi alla ricerca di legna per le faccende di casa, e di aumentare il numero delle donne peacekeeper.

http://www.savethechildren.it/

United Nations Peacekeeping

Five Years On: No Justice for Sexual Violence in Darfur

Stupri di guerra 2

Stupri di guerra 3

Stupri di guerra update

Stupri di guerra 4

Bambine soldato

Apocalisse ad Haiti

Apocalisse in Sudafrica

Il libro nero della donna

Rivoluzione sessuale III (abuso)

Cultura dello stupro

lunedì 26 maggio 2008

CELLULE ARTIFICIALI

Una cellula artificiale capace di sintetizzare istruzioni genetiche per la produzione di specifiche proteine ("designer proteins"), non esistenti in natura, è stata sviluppata negli USA da David Kong, del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston (il lavoro è stato presentato a marzo 2008 allo Spring Meeting della Materials Research Society a San Francisco).

"A volumi molto piccoli, nell'ordine delle decine di nanolitri, possiamo costruire geni completamente sintetici in grado di esprimere proteine strettamente funzionali", ha dichiarato Kong a New Scientist. La cellula artificiale assomiglia ad un chip di un computer. "È della dimensione necessaria per il funzionamento dei componenti microfluidici, dei canali e delle valvole", ha detto Peter Carr, che ha partecipato al lavoro, "con alcuni strati di gomma siamo riusciti a realizzare un dispositivo altamente complesso".

Dopo essere stati realizzati separatamente, i circuiti relativi ai geni di sintesi e quelli relativi all'espressione proteica sono stati incorporati in un unico sistema che, dapprima, sintetizza i geni usando degli enzimi che provvedono a unire determinati blocchi di DNA, poi, copia i geni per produrre molte versioni del prodotto finale. Cicli di riscaldamento e raffreddamento controllano che gli enzimi catalizzino effettivamente le reazioni. Infine, una serie di piccole pompe mixano geni ed enzimi e la cellula estrae il necessario per produrre le proteine. In questa fase, prima alcuni enzimi convertono il DNA dei geni in RNA messaggero, poi, questo viene mixato con estratti di cellule batteriche - contenenti gli amminoacidi che formeranno le proteine - e con i ribosomi che leggeranno il messaggio trasportato dall'RNA e assembleranno gli amminoacidi nella proteina.

In un test, la cellula artificiale è stata usata per produrre una proteina fluorescente. Kong è convinto che il dispositivo sarà molto utile ai ricercatori per investigare nuovi design proteici. Il suo team ora prevede di esplorare il modo di realizzare cellule più capienti che possano sintetizzare allo stesso tempo diverse proteine. Secondo Carr, in futuro, dispositivi del genere potranno essere usati nel trattamento di malattie come il cancro per simulare, sulla base delle infomazioni genetiche relative ad un paziente, come la malattia risponde ad un dato farmaco.

Un gruppo di ingegneri biomedici dell'Università di Yale ha assemblato in laboratorio una cellula artificiale capace di attivare le cellule del sistema immunitario con un'efficacia 45 volte maggiore rispetto a quanto avviene normalmente quando il sistema immunitario si trova a combattere un tumore (lo studio è stato pubblicato su Molecular Therapy).

La cellula artificiale, ottenuta da Tarek Fahmy ed Erin Steenblock, è stata realizzata con materiale biocompatibile utilizzato per le suture. Oltre che contro i tumori, la stessa cellula può essere progettata per altre malattie e infezioni. ''È possibile che la tecnica possa giungere alla clinica in tempi rapidi'', ha detto Fahmy, ''tutti i materiali che utilizziamo sono naturali, biodegradabili e sono stati già approvati dalla FDA'', l'agenzia americana per il controllo sui farmaci. La tecnica prevede che la superficie esterna di ogni particella artificiale sia ricoperta da molecole capaci di attrarre gli antigeni, ossia le molecole che attivano le cellule T del sistema immunitario. All'interno di ciascuna particella si trovano delle citochine, segnali del sistema immunitario che costituiscono la prima linea di difesa contro virus e batteri. Rilasciate lentamente, le citochine attivano ulteriormente le cellule T e le spingono a moltiplicarsi.

quattro singoli neuroni umani, coltivati in laboratorio. Credit: Douglas H. Smith, MD, University of Pennsylvania School of Medicine)

Un gruppo di ricercatori della School of Medicine della University of Pennsylvania, ha realizzato una rete neurale umana creata in laboratorio (lo studio è apparso sul Journal of Neurosurgery). Si tratta di un circuito neurale in piena regola, che potrà essere utilizzato un giorno per trapianti o per riparare sistemi nervosi danneggiati.

''Abbiamo creato un circuito neurale tridimensionale, un mini sistema nervoso che potrà essere trapiantato in massa'', ha spiegato Douglas H. Smith, primo autore della ricerca. La tecnica era già stata sperimentata sui topi, prima di essere applicata a cellule nervose umane. In sintesi, consiste nell'indurre la crescita delle fibre nervose (gli assoni) con stimolazioni meccaniche e chimiche e nel "confezionare" il tutto in una matrice di collagene. Smith e i suoi colleghi hanno utilizzato i neuroni dei gangli dorsali prelevati da 16 pazienti e 4 donatori di organi. I neuroni sono stati poi ingegnerizzati per costruire il tessuto nervoso trapiantabile.

''Lo studio dimostra come i neuroni adulti potranno diventare un materiale alternativo per i trapianti, grazie alla loro maggiore disponibilità e alla capacità di essere ingegnerizzati'', ha detto Smith, 'abbiamo anche dimostrato che è possibile ottenere questi neuroni da pazienti in vita, il ché apre la strada a trapianti autologhi del sistema nervoso''

Il laboratorio di Christine D. Keating, alla Penn State University, ha sviluppato una cellula artificiale usando come citoplasma una soluzione composta da due differenti polimeri, il polyethyleneglycol (PEG) e il dextran, incapsulata dentro una membana cellulare (il lavoro si è basato su uno svolto in precedenza pubblicato a gennaio 2008 sul Journal of the American Chemical Society).

L'esperimento, finalizzato allo studio dell'organizzazione e della funzione di citoplasma e membrana cellulare, due dei componenti più elementari della cellula, potrebbe condurre alla creazione di nuovi farmaci in gado di prevenire lo sviluppo di malattie. "Molti scienziati sperano di comprendere il funzionamento delle cellule spengendo uno a uno i geni e osservando le conseguenze", dice la Keating, assistente professore di Chimica, che ha guidato la ricerca, "noi facciamo l'opposto: partiamo da 0 e aggiungiamo componenti per scoprire di cosa c'è bisogno per simulare le funzioni cellulari più elementari".

Quando il team ha esposto la cellula alla soluzione concentrata contenente i due polimeri, attraverso il processo conosciuto come osmosi, durante il quale l'acqua si diffonde nella cellula attaversando la membrana, la cellula ha cambiato forma assumendo quella di un bocciolo. La nuova struttura ha esibito un tipo di complessità che comprende la polarità. "La polarità è molto importante per lo sviluppo", ha spiegato la Keating, "è il primo passo verso un organismo complesso multi-cellulare, come gli esseri umani, in cui diverse cellule svolgono differenti funzioni".

Dopo aver dimostrato che è possibile controllare il comportamento delle membrane cellulari creando un modello di citoplasma con diverse composizioni, il prossimo passo consisterà nell'aggiungere ulteriori componenti e vedere cosa succede se, ad esempio, "aggiungiamo un enzima la cui attività dipende dalla composizione del citoplasma e della membrana". Ma l'obiettivo non è creare una vera cellula. "Non stiamo cercando di generare vita", dice ancora la Keating, "vogliamo solo capire le leggi fisiche che governano i sistemi biologici, in particolare come nasce la complessità da semplici regole chimiche e fisiche".

(Articolo di riferimento: Cans, Ann-Sofie, Andes-Koback, Meghan, and Keating, Christine D., "Positioning Lipid Membrane Domains in Giant Vesicles by Micro-organization of Aqueous Cytoplasm", Journal of the American Chemical Society, 2008)

(a sinistra, la cellula geneticamente modificata esprime una proteina verde fluorescente con amminoacidi non naturali incorporati; a destra, i due amminoacidi non naturali usati dal team. © Q Wang and L Wang, JACS)

I ricercatori californiani Lei Wang e Qian Wang, del Salk Institute di San Diego, hanno sviluppato un nuovo tipo di cellula di lievito geneticamente modificata per produrre proteine più complesse che potrebbero incrementae la produzione a prezzi ridotti di una nuova generazione di farmaci proteici contro il diabete, l'obesità e altre malattie.

In particolare, i ricercatori vorrebbero accelerare la produzione di proteine contenenti i cosiddetti "unnatural amino acids" (UAAs), amminoacidi non naturali, che vengono aggiunti ai normali 20 amminoacidi naturali non senza difficoltà: i due ricercatori hanno inserito nella cellula di lievito modificata parti del batterio E.coli, semplici ma altamente efficienti, in modo da fargli produrre proteine complesse contenenti livelli di UAAs 300 volte più alti che nelle cellule di lievito naturali.

"Sono le quantità che servono per purificae le proteine a scopo terapeutico o industriale", dice Wang. Il team conta di produrre proteine contenenti due differenti tipi di UAAs, "DanAla" e "OmeTyr".

(Articolo di riferimento: "New Methods Enabling Efficient Incorporation of Unnatural Amino Acids in Yeast", Journal of the American Chemical Society, 14 maggio 2008).

Molecular Machines group, MIT

www.pennhealth.com

American Chemical Society

Progetto protocellula

Cellule neurali anti-terrorismo

Biologia sintetica 7

Nanomedicina

Fantastic voyage VII

Creazione senza Dio 2

IL PROMETEO POSTMODERNO

VIAGGIO ALLUCINANTE

venerdì 23 maggio 2008

NANO-INQUINAMENTO 5

Secondo una ricerca svolta da un team del Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington, l'inalazione di nanotubi al carbonio, uno dei nanomateriali più diffusi, potrebbe causare danni ai polmoni simili a quelli causati dalle particelle di asbesto, ovvero di amianto, che provocano l'asbestosi, una malattia letale che provoca un tumore polmonare (per cui in Italia ancora oggi si muore, ndr).

In una serie di esperimenti, nell'addome di alcuni topi sono stati inseriti nanotubi complessi di varie lunghezze. In altri topi, nella stessa posizione, sono state poste fibre di amianto e microfogli di carbonio, con l'idea di comparare gli effetti dei materiali sugli animali. "Abbiamo così scoperto - ha dichiarato uno dei ricercatori - che i nanotubi più lunghi causano infiammazioni e deformazioni epidermiche e probabilmente tumori sul lungo periodo".

Attualmente, gran parte dei materiali che contengono nanotubi sono ritenuti sicuri perché sono conservati all'interno di strutture più grandi. Ma questo vale per i prodotti finali, e quindi per i consumatori. Diversa la questione per chi lavora negli impianti di produzione a contatto diretto con i nanomateriali.

Un'altro studio, condotto da ricercatori della Purdue University, ha testato l'impatto di larghe quantità di molecole buckyballs su intere comunità batteriche. Le buckyballs sono molecole (di origine extraterrestre, ndr) formate da 60 atomi di carbonio disposti come un pallone da calcio, che ricordano la forma delle cupole geodetiche realizzate dall'architetto Buckminster Fuller, da cui i nomi "buckyball" e "fullerene", utilizzate per la creazione dei nanotubi al carbonio, detti anche "buckytubes".

In precedenza, un esperimento condotto da Eva Oberdörster alla Southern Methodist University, aveva dimostrato che concentrazioni di buckyballs in acqua pari a 0.5 ppm, dopo 48 ore procuravano danni cellulari nel tessuto del cervello di alcuni pesci. Leila Nyberg, studentessa alla School of Civil Engineering della Purdue University, insieme ai colleghi Ron Turco e Larry Nies, professori di Agronomia e Ingegneria Civile, hanno condotto l'esperimento su una comunità microbica che vive in assenza di ossigeno e che si trova anche nel sottosuolo e nello stomaco di ruminanti come mucche e capre, aiutando i processi digestivi (i risultati sono stati pubblicati su Environmental Science and Technology).

"Non abbiamo riscontrato alcun effetto negativo sulla struttura o sulle funzioni della comunità microbica", ha detto la Nyberg, secondo cui "l'esperimento può fornire un modello realistico, in base a quello che sappiamo sulle proprietà delle molecole buckyballs, di quello che potrebbe succedere se alte concentrazioni di nanoparticelle venissero rilasciate nell'ambiente". I ricercatori questa volta hanno analizzato microbi appartenenti a tutti e tre i domini dell'albero genetico - batteri, archaea ed eucarioti - che includono microrganismi che giocano un ruolo importante nel mondo organico a diversi livelli. "Abbiamo aggiunto alte concentrazioni di nanomateriali in questi microcosmi", ha detto ancora la Nyberg, "senza osservare alcun effetto. Il fatto probabilmente è dovuto all'assenza di biodisponibilità".

La "biodisponibilità" corrisponde al tasso con cui le cellule assorbono una deteminata sostanza ed è un fattore importante per stabilire l'eventuale tossicità di sostanze chimiche. Il team ha usato due metodi per determinare gli effetti dell'esposizione alle buckyballs sui microbi: mediante una tecnica ampiamente usata in biologia molecolare, che consente di analizzae la genetica di un organismo, e attraverso la misurazione delle emissioni di anidride carbonica e metano, che i microbi rilasciano quando degradano la materia organica. Siccome non esistono ancora strumenti specifci per misurare le nanoparticelle presenti nell'ambiente, questi due metodi potrebbero rivelarsi preziosi anche per le prossime ricerche, che dovranno investigare gli effetti sul lungo termine di buckyballs e buckytubes.

Woodrow Wilson International Center for Scholars

Purdue University

Brain damage

Le buckyballs deformano il DNA

Buckyballs from outer space

Fuori controllo

Nanofabbrica e nanocatastrofi

Nano-inquinamento

Nano-inquinamento 2

Nano-inquinamento 3

Nano inquinamento 4

Nano-insicurezza

Nano-insicurezza 2

Nano insicurezza 3

Nano insicurezza 4

Nano insicurezza 5

Nano-uranio impoverito

Emergenza amianto in Italia

Uranio, il nemico invisibile

Inquinamento killer

Inquinamento killer 2

Inquinamento killer 3

Inquinamento killer 4

Cavie umane 1

Cavie umane 2

Cavie umane 3

Eco-crimini

Eco-crimini 2

Eco-crimini 3

Cellulari killer

Il popolo contro monnezzopoli

Campagna Naz. riconoscimento MCS

Nano etica 2

Nano regulation

NANO INSICUREZZA 6

VIAGGIO ALLUCINANTE


martedì 20 maggio 2008

IL PROMETEO POSTMODERNO

Il parlamento britannico ha approvato, a larga maggioranza, gli esperimenti chimerici, ovvero la creazione di embrioni con cellule miste umane e animali ("admixed embryos"), detti anche "cibridi" (dall'inglese “cybrid”, ovvero “cytoplasmic hybrid”), per rimediare alla carenza di embrioni umani disponibili per la ricerca. Gli embrioni chimera saranno prodotti prelevando il DNA da ovociti animali (di mucca, di coniglio, di pecora) e sostituendolo con il nucleo di una cellula umana; poi, mediante uno choc elettrico, si forzerà l'embrione a produrre cellule staminali embrionali. La ricerca dovà femarsi al livello del citoplasma, per evitare che ci siano mescolamenti tra DNA umano e animale. Inoltre, gli embrioni dovranno essere distrutti dopo un paio di settimane, e non potranno essere impiantati in utero.

Si è trattato, in verità, di una pua formalità, dato che lo scorso aprile, l'istituto Human Genetics dell'Università di Newcastle aveva annunciato di aver già creato il primo embrione cibrido, al 99.9% umano e per lo 0.1% animale, ottenuto iniettando il DNA prelevato da cellule della pelle dell'uomo nell'ovulo di una mucca e lasciato vivere per tre giorni, dopo aver avuto il permesso dall'HFEA (Human Fertilisation and Embryology Authority).

In Parlamento si è discusso anche di altre controverse pratiche di indirizzo neo-eugenetico, come ad esempio la creazione di "baby-farmaci", attraverso la fecondazione atificiale, per la cura di gravi malattie. Aprendo il dibattito, il Segretario alla Salute, Alan Johnson, ha ricordato che lo "Human Fertilisation and Embryology Act" del 1990 necessita di aggiornamenti che tengano conto degli ultimi progressi della scienza. Ha poi aggiunto che le ricerche dovranno essere inquadrate in un contesto strettamente etico e legale. Riguardo ai cosiddetti "ad-mixed embryos", ovvero gli embrioni chimera, Mr Johnson ha detto che gli scienziati ne hanno bisogno a causa della scarsità di ovuli, che saranno al 99% umani, e che potranno rimanere in vita solo per 14 giorni.

Tra i più critici, la cattolica Geraldine Smith ha detto che l'idea di creare embrioni ibridi è "rivoltante", mentre quella di creare "baby-farmaci", cioè far nascere delle vite umane utili a curare persone malate - è "terrificante" (tale procedura, dopo un esperimento condotto tra il 2002 e il 2003 dal Reproductive Genetics Institute di Chicago, che da 199 embrioni fecondati artificialmente fece nascere 5 baby-farmaco dal cui codone ombelicale furono prelevate le cellule necessarie ad un trapianto di midollo osseo per salvare la vita ai figli di nove coppie facoltose, fu dichiarata in Inghilterra “fuorilegge e eticamente inaccettabile” e bandita dalla HFEA che vietò ad una coppia inglese di ricorrervi per tentare di salvare il proprio bambino). L'ex ministro dei Conservatori, Gary Streeter, ha fatto notare che, nonostante tutte le ricerche sulle cellule staminali embrionali, non esiste ancora nessuna terapia effettiva.

Il laburista Ian Gibson, membro della Stem Cell Foundation, ha detto che la ricerca sugli embrioni, fino ad oggi è stata molto ben regolata dall'HFEA. Ha poi aggiunto: "Ci sono una o due persone qui presenti che hanno parti di un maiale attaccate al loro cuore che li mantiene in vita. Abbandoniamo dunque ogni ipocrisia". "Nessuno vuole creare dei mostri alla Frankenstein", gli ha fatto eco il laburista Jim Devine. "Deve essere chiaro che stiamo parlando solo di semplici cellule, da usare per la ricerca scientifica. Nessun nuovo animale sarà mai creato", ha dichiarato alla stampa il professore Chris Shaw, del King’s College di Londra.

In zoologia, una chimera è un animale che ha due o più popolazioni differenti di cellule geneticamente distinte che conservano le proprie caratteristiche. Nella ricerca biologica, le chimere vengono prodotte artificialmente mescolando fisicamente le cellule di due differenti organismi.

La prima chimera artificiale è stata ottenuta nel 1982, in Australia, dalla fusione di un embrione di pecora e uno di capra: il risultato è stato una "caprecora" (l'esperimento era volto alla salvaguardia delle specie a rischio estinzione); nel 1988, per approfondire meglio alcuni aspetti legati ai tumori, la struttura genetica di un topo è stata modificata con geni umani. Il risultato, l' “oncotopo”, è stato un topo transgenico che produce anticorpi identici a quelli umani (è stato il primo essere transgenico artificiale ad essere brevettato come “invenzione” e "commercializzato" in cinque versioni dalla multinazionale Dupont); nel 1997, all'Università della California di San Francisco, il gruppo guidato dal biologo Roger Pedersen ha trasferito nuclei di cellule umane all'interno di ovociti di scimpanzè e gorilla. Ma l'esperimento fallì. Secondo i ricercatori, a causa dell'incompatibilità fra il DNA umano e il DNA mitocondriale degli animali, che si trasmette da un individuo all'altra solo per via materna (dopo qualche anno, il dottor Pedersen deciderà di lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi in Gran Bretagna, all'Università di Cambridge, dove insieme ad altri colleghi potrà liberamente lavorare alla fondazione dello Stem Cell Consortium, contando su un finanziamento di 30 milioni di sterline); sempre nel 1997, il neurobiologo Evan Balaban, dell'Istituto Californiano di Neuroscienze di San Diego, nel tentativo di trasferire comportamenti innati da una specie all'altra, ha trapiantato cellule nervose dall'embrione di una quaglia giapponese nell'embrione di un pollo, ottenendo un animale che cinguetta come la quaglia ma che continua a muovere la testa come una gallina;

nel 2002, ricercatori americani dell'Università del Nevada di Reno hanno messo a punto una nuova tecnica per iniettare cellule staminali prelevate dal midollo osseo umano in un feto di pecora con lo scopo di ottenere cellule staminali geneticamente identiche a quelle di un paziente, capaci di riparare organi e tessuti danneggiati, o anche per far crescere interi organi “umanizzati” da trapiantare nella speranza che vengano meglio accettati dall'organismo rispetto a quelli interamente animali utilizzati nel classico “xenotrapianto”, e ridurre così la necessità di ricorrere a massicce terapie immuno-oppressive (il team dell'ateneo del Nevada ha creato alcune pecore chimera con una alta percentuale di cellule umane in alcuni organi, in alcuni casi, dal 7 al 15% delle cellule del fegato e del cuore degli animali erano umane); nel 2003, nei Centri per la Riproduzione Umana di Chicago e New York, un gruppo di scienziati guidato da Norbert Gliecher ha fuso due embrioni umani di sesso diverso per creare una “chimera ermafrodita” con l'intento di combattere alcune malattie congenite come la sindrome da immunodeficienza acquisita (Scid); sempre nel 2003, un gruppo di ricercatori della facoltà di medicina dell'Università di Shanghai, guidati dalla dottoressa Huizhen Sheng, ha annunciato di aver creato più di 100 embrioni ibridi metà uomo e metà coniglio, sopravvissuti fino alla blastocisti, lo stadio di sviluppo dell'embrione in cui le cellule staminali cominciano a formarsi, dopodiché sono stati soppressi. Si è scoperto poi che l'esperimento risaliva a due anni prima, ma che era stato tenuto segreto.

Nel 2004, una nuova chimera è stata trionfalmente annunciata dai ricercatori cinesi dello Xinjiang Jinniu Biology Co. Ltd. che hanno inserito una cellula presa da un orecchio di una antilope asiatica, in uno zoo della città di Lanzhou, in un ovulo di capra. L'embrione chimerico è stato poi posto nell'utero di una capra che, dopo 4 mesi, ha partorito una creatura mista. Scopo dell'esperimento, preservare l'antilope asiatica, nota come “capra del nord”, specie protetta in Cina, dall'estinzione. Nel 2006, ricercatori del Salk Institute di San Diego hanno annunciato di aver creato un topo con lo 01% di cellule umane dopo aver iniettato circa 100.000 cellule staminali embrionali in ogni topo.

Presso il laboratorio di Tecnologia della riproduzione (LTR) del Consorzio per l'Incremento Zootecnico di Cremona, sono stati ottenuti i primi due maialini clonati geneticamente modificati per essere utilizzati come fonte di organi per xenotrapianti da parte del progetto europeo “Xenome”, un consorzio finanziato dalla Commissione Europea che raccoglie laboratori internazionali leader nella ricerca preclinica sullo xenotrapianto e sulla clonazione degli animali.

I due maialini, Apollo e Circe, modello “Gal-Knock-out” o “GAL-KO”, perché sono stati privati dell'antigene "alfa-Gal" che causa rigetto iperacuto quando gli organi di suino vengono trapiantati nei primati, sono più piccoli dei maiali normali (90 kg di peso contro i 2-3 quintali). Il laboratorio del Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston, diretto da David Sachs, ha fornito le cellule da cui è stato rimosso il gene alfa-Gal, i ricercatori del laboratorio hanno usato le cellule per la procedura di clonazione mediante trasferimento nucleare somatico.

Si tratta solo di un primo passo. L'obiettivo del progetto è quello di arricchire di una decina di nuovi geni il DNA dei maialini. Per questo, al momento, nei laboratori di Cremona sono in corso altre gravidanze di maiali geneticamente modificati in cui sono stati introdotti due geni, il "Daf", che controlla la coagulazione del sangue, e il "Cd39", che controlla le infezioni. Si conta, in un prossimo futuro, di poter fornire una fonte disponibile e affidabile di cellule, tessuti e organi ai numerosi pazienti in lista d'attesa per un trapianto. Una delle tecniche che verrà usata per ottenere modifiche genetiche multiple è il trasferimento genetico mediato dagli spermatozoi, tecnica messa a punto dal gruppo di Maria Luisa Lavitrano e brevettata a livello internazionale, che prevede l'introduzione negli spermatozoi dei geni da trasferire.

La comunità scientifica dispone della tecnologia per creare bebè su misura e in un futuro prossimo si arriverà ai bimbi clonati. È l'allarme lanciato dalle pagine del quotidiano britannico Independent da Robert Lanza, biologo della Advanced Cell Technology, azienda biotech californiana.

Stando a quanto dichiara Lanza, ricercatori statunitensi avrebbero messo a punto una nuova tecnica di clonazione, più semplice di quella usata per riprodurre la pecora Dolly, che potrebbe essere applicata per clonare embrioni umani. La nuova tecnica sarebbe già stata usata per creare baby-topi inserendo cellule cutanee di animali adulti all'interno di embrioni, allo stadio iniziale, prodotti con la fertilizzazione in vitro. Secondo Lanza, la nuova tecnica verrà certamente usata su embrioni umani per produrre i cosiddetti "designers baby", bambini progettati a tavolino. "Con questa tecnica", dice Lanza "chiunque potrà trasmettere i propri geni semplicemente usando poche cellule cutanee".

La tecnica si basa sulla riprogrammazione genetica delle cellule della pelle che vengono riportate allo stato embrionale. Gli esperimenti svolti sui topi hanno mostrato che, in teoria, è possibile prendere una cellula umana della pelle, riprogrammarla, portandola allo stato embrionale, quindi inserirla in un embrione umano al suo stadio iniziale, e ottenere così un clone in possesso dello stesso corredo genetico della persona che ha donato le cellule della pelle da cui estrarre cellule staminali e far crescere tessuti di ricambio.

"I bimbi-fotocopia non servono a nessuno. E non interessano gli scienziati". Giuseppe Novelli, docente di Genetica all'Università, dice che "l'esperimento è importante perché fornisce ai genetisti la prova che le iPS (induced Pluripotent Stem Cells), le staminali pluripotenti indotte) non funzionano solo in vitro, cioè in provetta, ma anche in vivo, quindi su animali di laboratorio". Secondo Novelli, tra 10 anni di studio, "si riuscirà ad ottenere staminali totipotenti umane personalizzate a partire da cellule della propria pelle, per avere eventuali pezzi di ricambio in caso di malattie". Ma prima, la comunità scientifica dovrà accertarsi della reale capacità delle iPS di regredire fino allo stadio in cui possono differenziarsi in ogni tessuto umano.

Un anno fa, alla Cornell University, un team guidato da Nikica Zaninovic, avrebbe distrutto, in sordina, il primo embrione umano geneticamente modificato. Lo ha affermato il quotidiano Sunday Times, secondo cui, in base a quanto diffuso dalla Human Genetic Alert, associazione britannica che si batte contro questo genere di esperimenti, i ricercatori avrebbero inserito in un embrione umano, non utilizzato per la fecondazione assistita, il gene di una proteina fluorescente, allo scopo di marcare lattivazione di alcuni geni durante la fase di sviluppo embrionale. Dopo 5 giorni, l'embrione sarebbe stato distrutto.

Questo tipo di esperimenti ha come obbiettivo la correzione dei difetti genetici presenti al momento del concepimento, oppure la creazione di embrioni modello per lo studio di patologie. Quello che preoccupa, sono le conseguenze che potrebbero provocare questo tipo di ricerche. David King, portavoce dell"associazione Human Genetic Alert, ha dichiarato di essere “rimasto scioccato dall'irresponsabilità di questi scienziati”. I ricercatori del centro di New York hanno smentito di portare avanti progetti di eugenetica, o di voler "creare bambini progettati al tavolino".

[...] Ovunque la natura sia lasciata a se stessa quelle creature che non possono competere con i loro vicini più forti sono eliminate dal flusso della vita. Nella battaglia per l'esistenza questi individui vengono distrutti e non si riproducono. Questo [processo] si chiama selezione naturale. I selezionatori di animali e piante che vogliono [ottenere] particolari caratteristiche eliminano sistematicamente quegli [elementi che dispongono di] tratti indesiderati e «procreano» [solo] quelle creature con i geni voluti. La «procreazione» è selezione artificiale [...] ("Du und dein Volk" - "Tu ed il tuo Popolo")

L'eugenetica - da "eu", buono, e "genos", razza - è una teoria pseudoscientifica, più che altro una ideologia, figlia del positivismo, che persegue il perfezionamento della razza umana. Si distingue l'eugenetica positiva, volta a selezionare e incoraggiare alcuni caratteri psico-fisici ritenuti appunto positivi (ad es. i tratti ritenuti dal nazismo specifici della razza ariana, oppure certe specifiche genetiche come nelle diagnosi pre-impianto), dall'eugenetica negativa, volta invece alla rimozione dei caratteri ritenuti negativi (ad es. l'eliminazione dei disabili praticata dal programma nazista Aktion T4, oppure la sterilizzazione, praticata per molto tempo in Europa e negli Stati Uniti).

Tutto nasce nella seconda metà dell'Ottocento, sotto la spinta del positivismo e della "morte di Dio", dell'idea cioè che il metodo scientifico dovesse rimpiazzare del tutto la metafisica, e del darwinismo sociale, l'idea cioè, proposta da Spencer, che la società avrebbe dovuto favorire una competizione tra individui volta alla selezione dei migliori (una vera e propia legge della giungla, ndr). In questo clima, in Inghilterra, Francis Galton (cugino di Charles Darwin), cominciò a teorizzare che il miglioramento progressivo della razza non poteva più essere lasciato esclusivamente al dominio della natura, ma che bisognava intervenire mediante l'incrocio selettivo dei più "adatti". Galton divenne subito molto popolare in Inghilterra e in Germania, dove si era omai affermata la fede nella scienza e nel progesso, e, agli inizi del Novecento, grazie anche al sostegno della Fondazione Rockefeller e della Massoneria di Rito Scozzese, l'Inghilterra divenne il centro della diffusione delle teorie eugenetiche.

In gran parte dell'Europa occidentale e del nord America vennero applicati provvedimenti di vario tipo di carattere eugenetico, votati pressoché ovunque a stragrande maggioranza: più che altro pratiche di sterilizzazione (negli Stati uniti ad essere sterilizzati erano coloro che venivano dichiarati deboli di mente, pazzi, idioti, imbecilli, criminali nati, o addirittura epilettici, persone moralmente degenerate o sessualmente pervertite; in Svezia, tra il 1935 ed il 1976, vennero sterilizzate 62.000 persone; la Chiesa cattolica, pur deplorando il provvedimento, si tenne in disparte limitandosi a chiedere che i medici cattolici fossero dispensati dall'applicazione della legge), oppure il divieto di matrimonio tra "adatti" e "inadatti".

A partire dal 1907, anno in cui venne predisposta, da parte dell’Indiana, la prima legge eugenetica, furono 30 gli Stati della Federazione americana a prendere provvedimenti legislativi in tal senso. Ma già negli anni precedenti, un numero notevole di sterilizzazioni era stato effettuato all’interno di riformatori e manicomi, utilizzando praticamente come cavie i soggetti internati per verificare congetture scientifiche ed educative. Malgrado i testi di legge sembrassero ispirati dal filantropismo e dalla piena tutela giuridica degli individui, nella realtà si trattava, nella maggior parte dei casi, di un intervento coatto frutto di arbitrarie supposizioni di medici e sovrintendenti delle strutture di internamento. Obiettivo comune e principale della repressione era il "moron", una vaga definizione coniata dall’eugenista Goddard per indicare gli imbecilli "d’alto grado". Nel 1927, sarà direttamente la Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata a decidere nel caso Buck vs. Bell, a decretare la liceità etica e legislativa delle sterilizzazioni, appellandosi alle ragioni del "benessere collettivo".

Si ritiene che negli Stati Uniti siano state effettuate, a partire dal 1889, oltre 65.000 sterilizzazioni eugenetiche. Il periodo di maggiore recrudescenza fu quello degli anni ’30, con una media di 2.000 operazioni all’anno. I tagli imposti dalla Depressione portarono all’esacerbarsi della politica eugenetica. Le sterilizzazioni consentivano infatti di rimettere in libertà molti degli internati delle istituzioni, riducendo le spese assistenziali. In alcuni casi, come in North Carolina e Virginia, gli interventi sono cessati solo negli anni ’70.

Il termine "Untermensch" ("sub-umano"), in senso razzista, fu utilizzato per la prima volta dall'autore americano Lothrop Stoddard, tra i padri del "razzismo scientifico", nel titolo di un suo scritto del 1922, "The Revolt Against Civilization: The Menace of the Under Man" ("La Rivolta Contro la Civilizzazione: La Minaccia del Sub-Umano"). In seguito, il termine fu adottato dai nazisti. Alfred Rosenberg, riferendosi ai comunisti russi, nel suo "Der Mythus des 20. Jahrhunderts" (1930), scrisse che "questo è il tipo di essere umano che Lothrop Stoddard ha definito sub-umano, l'uomo che sta sotto gli standard di capacità e adattabilità imposti dall'ordine sociale nel quale vive".

L'opera di Stoddard attaccava la presa del potere da parte dei bolscevichi in Russia, sostenendo che gli slavi russi fossero il popolo più degenerato del mondo e che il Partito Comunista consisteva di "criminali nati", o "sub-umani", da cui le nazioni civilizzate dovevano guardarsi, prendendo le distanze dalle idee liberali ed adottare drastici cambiamenti politici, introducendo ad esempio il programma di eugenetica. I nazisti lo presero alla lettera, convinti che ebrei, slavi, zingari, africani, che i disabili mentali e fisici, gli omosessuali, i criminali, le prostitute, i mendicanti, i giramondo, i liberali, fossero dei sub-umani.

Nel 1935, le SS pubblicano "Der Untermensch", contenente un'invettiva antisemita estratta da un discorso tenuto da Heinrich Himmler nel 1936: "Dobbiamo preoccuparci che mai più in Germania, il cuore dell'Europa, possano scoppiare rivoluzioni di sub-umani ebrei o bolscevichi sia dall'interno che dall'esterno tramite emissari". Nel 1942, lo stesso Himmler fece pubblicare un volantino, titolato "Der Untermensch", per mettere in cattiva luce il nemico. In generale, il concetto dell' Untermensch servì ai nazisti per giustificare le politiche di genocidio e poi anche come scusa per l'aggressione all'Unione Sovietica.

I primi progetti del Reich tedesco (sintetizzati come "Generalplan Ost") prevedevano la schiavizzazione e l'eliminazione di non meno di 50 milioni di "sub-umani", considerati non adeguati alla germanizzazione dei territori da conquistare nell'Europa orientale.

In Germania, la discussione si appoggiava sui concetti di «razzismo scientifico» ed «igiene razziale», secondo i quali il "Volk" (traducibile in «comunità popolare» ed inteso come insieme degli individui legati da caratteristiche razziali e culturali) avrebbe dovuto sopravvivere e migliorarsi come collettività, anche a discapito, se il caso, dei diritti dell'individuo. Nel 1895, Alfred Jost, uno dei precursori dell'eugenetica tedesca, scrisse "Das Recht auf den Tod" («Il diritto alla morte»), in cui sosteneva il diritto dello Stato di imporre la morte all'individuo per salvaguardare la purezza e la forza del Volk. Agli inizi degli anni Venti, il movimento eugenetico tedesco sviluppò un'ala radicale guidata da Alfred Hoche e Karl Binding che nel loro "Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens" («Il permesso di annientare vite indegne di vita»), pubblicato nel 1920, sostenevano il diritto all'uccisione di «persone mentalmente morte», «gusci vuoti di esseri umani».

Quando và al potere Hitler, si afferma l'idea di implementare una politica di «igiene razziale». Hitler, che provava una violenta repulsione per l'handicap mentale e la deformità fisica, attratto dal romaticismo e dall'arte, definiva i disabili come coloro «che si insudiciano di continuo» e che «mettono i loro stessi escrementi in bocca». In più occasioni si riferì agli ebrei come ad un virus che doveva essere curato oppure ad un cancro che doveva essere asportato. Nel suo "Mein Kampf" (1925-1926), nel capitolo «Lo Stato», scrive: « Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un'opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese».

Le prime politiche di igiene razziale prendono avvio il 14 luglio 1933, con la discussione in parlamento della "Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie" che stabiliva la sterilizzazione forzata di persone affette da una serie di malattie ereditarie - o supposte tali - tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington e deficienza mentale. Inoltre, prevedeva la sterilizzazione degli alcoolisti cronici. Una prima stima, effettuata dal Ministero degli Interni sulla base dei dati forniti dagli istituti medici, calcolò in circa 410.000 il numero dei malati da sterilizzare; lo stesso Ministero, però, prevedeva un congruo aumento nel numero rispetto alla stima iniziale nel prosieguo del «programma». Nonostante le numerose proteste popolari ed i ricorsi fatti dai parenti dei pazienti, si stima che tra il 1933 ed il 1939 siano state sterilizzate ta le 200 e le 350.000 persone. La legge venne utilizzata, in alcuni casi, a scopo punitivo ad esempio a danno di donne considerate colpevoli di prostituzione e, nonostante la mancanza di senso logico, vennero anche sterilizzate persone affette da disabilità non ereditarie. Martin Bormann, stretto collaboratore e successivamente segretario privato di Hitler, fece circolare una direttiva nella quale era specificato che in una diagnosi di debolezza mentale era necessario tener conto del comportamento politico e morale della persona esaminata. La maggior parte dei medici tedeschi non protestò contro l'applicazione della legge che, in sintonia con le idee del tempo, reputavano sostanzialmente corretta.

«È per me intollerabile l'idea che i migliori, il fiore della nostra gioventù, debbano perdere la vita al fronte perché i deboli di mente ed elementi sociali irresponsabili possano avere un'esistenza sicura negli istituti psichiatrici» (Hermann Pfannmüller, medico nazista).

Subito dopo il varo del programma di sterilizzazione coatta, e con lo scoppio della guerra, Hitler espresse il proprio favore all'uccisione dei malati incurabili, che, anche se sterilizzati, continuavano a dover essere ricoverati in appositi istituti e, di conseguenza, ad occupare spazi e risorse che avrebbero potuto essere utilizzati per i soldati feriti e per gli sfollati delle città bombardate. Essi venivano alloggiati e nutriti a spese dello stato ed impegnavano parte importante del tempo dei medici e del personale infermieristico. Nel periodo 1933 - 1939, il Regime preparò l'opinione pubblica attraverso un oculato programma propagandistico: attraverso opuscoli, poster e film si mostrava il costo di mantenimento degli istituti medici preposti alla cura dei malati incurabili e si affermava che il denaro risparmiato poteva essere speso con più profitto per il progresso del popolo tedesco «sano».

La pressione sui giovani si applicava attraverso la potente organizzazione "Hitler-Jugend" («Gioventù hitleriana») che raggruppava (l'iscrizione e la partecipazione alle attività svolte era obbligatoria) i tedeschi dai 10 ai 18 anni di età. In un manuale formativo ad uso dei leader della Gioventù hitleriana nel capitolo «Genetica ed Igiene razziale» si poteva leggere: « La maggior parte di coloro con malattie e deficienze genetiche sono completamente incapaci di sopravvivere da soli. Non possono badare a se stessi ma devono essere presi in cura dalle istituzioni. Ciò costa allo stato enormi somme ogni anno. Il costo di cura per una persona geneticamente malata è otto volte superiore rispetto a quello di una persona normale. Un bambino che è un idiota costa quanto quattro o cinque bambini [sani]. Il costo per otto anni di istruzione normale è di circa 1000 marchi. L'istruzione di un bambino sordo costa circa 20.000 marchi. In tutto il Reich tedesco spende circa 1.2 miliardi di marchi ogni anno per la cura ed il trattamento [medico] di cittadini con malattie genetiche».

Si stima che l'attuazione del programma "Aktion T4", il programma eugenetico nazista (T4 è l'abbreviazione di "Tiergartenstrasse 4", l'indirizzo del quartiere Tiergarten di Berlino dove era situato il quartier generale dalla Gemeinnützige Stiftung für Heil und Anstaltspflege, l'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale), abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60 e le 100.000. L'uccisione di disabili proseguì anche oltre la fine ufficiale dell'operazione, portando quindi il totale delle vittime ad una cifra che si stima intorno alle 200.000 unità.

Tra le vittime ci furono anche molti bambini: i genitori venivano informati che i loro figli sarebbero stati portati in «sezioni speciali» di centri pediatrici dove avrebbero potuto ricevere migliori ed innovative cure. I bambini inviati presso questi centri venivano tenuti «in osservazione» per alcune settimane e poi uccisi con iniezioni letali; i certificati di morte riportavano come causa del decesso «polmonite». Dopo lo scoppio della guerra, nel settembre 1939, il programma venne esteso fino a coprire vari casi borderline o deficit limitati, fino all'uccisione di ragazzi designati come delinquenti giovanili. I bambini ebrei poterono essere inclusi primariamente per il fatto di essere ebrei. In un istituto fu costituito un dipartimento speciale per minorenni di sangue misto (Mischlinge) ebraico-ariani. Quando il programma venne sospeso nel 1941, a seguito delle numerose proteste, erano stati uccisi un totale di circa 5.000 bambini. La sospensione ufficiale non fu però reale e subentrò una nuova fase, definita di «eutanasia selvaggia», che proseguì fino al termine del conflitto.

Se, inizialmente, i "pazienti" vennero uccisi, come i bambini, con iniezioni letali, in seguito, Hitler stesso, basandosi sul consiglio del professor Heyde, propose l'utilizzo di monossido di carbonio: l'uccisione mediante monossido di carbonio puro - prodotto industrialmente a differenza di quello che accadde successivamente in alcuni campi di sterminio dove era invece prodotto dai fumi di scarico di grossi motori - in apposite camere a gas venne presto estesa a tutti i sei centri dell'Aktion T4, quasi tutti ex ospedali o case di cura convertite. Oltre che per l'uccisione dei pazienti questi centri vennero utilizzati anche per l'eliminazione degli internati dei campi di concentramento ammalati e ormai non più in grado di lavorare per il Reich. L'operazione di eliminazione degli internati prese il nome di "Aktion 14f13".

La "nuova eugenetica" prende corpo insieme allo sviluppo delle biotecnologie e in particolare del Progetto Genoma Umano: l'eliminazione di caratteri negativi e la promozione di quelli positivi può ora essere realizzata a livello molecolare, attaverso la diretta manipolazione genetica. Inoltre, mediante l'utilizzo di banche del seme o degli embrioni, o la moltiplicazione di questi mediante fecondazione in vitro, al fine di conservare e diffondere i patrimoni genetici di "migliore qualità". I casi, emersi recentemente, di modificazione genetica di embrioni umani, o la possibilità di giungere alla clonazione umana, fanno capire quanto la neo-eugenetica stia spingendo per forzare i limiti imposti dalla natura. C'è poi la questione degli embrioni chimerici, che si può considerare una pratica neo-eugenetica positiva, in quanto finalizzata all'eventuale eliminazione di patologie genetiche o all'allungamento della vita attraverso pezzi di ricambio per trapianti d'organi.

La nuova eugenetica è stata abbracciata totalmente dal movimento transumanista, che addittura ritiene un imperativo il perseguimento del miglioramento della razza attraverso le nuove tecnologie, non solo l'ingegneria genetica o la biotecnologia, ma anche la neuro-'informatica, la cibernetica, la bionica, la crionica, la nanotecnologia. I transumanisti aspirano, del tutto irrazionalmente, ad una chimera, l'immortalità fisica, mediante forme neo-eugenetiche estreme.

Rispetto all'eugenetica moderna, nata da una forte spinta ideologica, quella del positivismo e del razzismo scientifico, e portata avanti dal totalitarismo, quella post-moderna è figlia della globalizzazione e mossa dal neo-liberismo: non si rifà più a delle ideologie dominanti, come quella razzista, che pur sopravvive, e abrraccia il liberalismo, prendendo la forma più che altro di una biopolitica meramente economica, volta al perseguimento di profitti personali, pur sempre nell'ottica di un continuo avanzare del progresso tecno-scientifico. In definitiva, il prometeo postmoderno è borghese, individualista, materialista, liberista, liberale, tecno-positivista, cinico, amorale, transumano.

La grande questione che pone la nuova eugenetica è quella bioetica, ovvero: tutto ciò, è lecito dal punto di vista etico? Quali sono i limiti che non dovrebbero essere oltrepassati?

Ricordiamo che la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (Carta di Nizza), all'art. 3 §2, impone il divieto delle pratiche eugenetiche. Che l'attuale ordinamento italiano, con la legge 40/2004, ha decretato in linea di principio inammissibile [...] ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti, ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche [...] (art.13 comma 3b), che La “Dichiarazione di Oviedo” - “Convenzione per la protezione dei diritti dell'uomo e la dignità dell'essere umano riguardo le applicazioni della biologia e della medicina" - la vera e propria Carta della bioetica europea, nell'art. 2 sancisce il primato assoluto dell'essere umano: “L'interesse e il bene dell'essere umano devono prevalere sul solo interesse della società o della scienza”.

Nella cruda realtà, ormai, non ci sono più limiti. Si può fare tutto. Basta pagare. Aveva ragione Marx quando diceva che il positivismo sarebbe diventato un mezzo per l'ulteriore espansione del capitalismo. Siamo arivati al liberismo neo-eugenetico. L'unica bioetica che veramente conta è quella che decidono le multinazionali biotech, il resto è una presa per i fondelli, una parola vuota senza senso.

Ma può esserci una scienza senza coscienza del limite? E che fine fà la ragione quando si oltrepassa il limite? Si trasforma nel suo opposto, ovvero in follia (Dialettica dell'Illuminismo, ndr). Il Prometeo postmoderno è completamente pazzo, accecato da una volontà di pluripotenza che è votata al nichilismo, alla distruzione, all'orrore, alla morte.

Chi sarà in grado di fermarlo?

Esperimenti chimerici

Esperimenti chimerici 3

Esperimenti chimerici 5

Embrioni geneticamente modificati

Bambini artificiali

Bambini artificiali 2

Baby business

Baby business 2

Baby business 3

Commercio di cellule

Commercio di cellule 2

Commercio di cellule 3

Commercio di ovuli

Commercio di ovuli 2

Commercio di embrioni

Cloned cats show

Cloned cats show 2

Cloned cats show 3

Mezzo secolo di animali clonati

Gatti geneticamente modificati

Topi geneticamente modificati

Verso la clonazione umana

Futuro postumano (parte 1)

Futuro postumano (parte 3)

Futuro postumano (parte 5)

Mercanti di immortalità

Mercanti di Immortalità 2

Discriminazione genetica

Il secolo del gene - (italiano)

Biopunk

Biopunk 2

Biopunk 3, invasione molecolare

OGM apocalypse

Creazione senza Dio 2

Storia della morte di Dio (parte 2)

OGM APOCALYPSE 2

PORNO CYBORG 2



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