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venerdì 16 maggio 2008

NANO INSICUREZZA 6

Il 24 aprile scorso, durante un dibattito al Senato americano in presenza della Commisione su Scienza e Tecnologia, David Rejeski, direttore del Project on Emerging Nanotechnologies, ha fatto capire che molti dei benefici che promette la nanotecnologia, non si realizzeranno mai senza una struttura governativa che regoli il settore e offra adeguate garanzie sulla "nano-sicurezza". “La fiducia del pubblico è il cavallo scuro nel futuro della nanotecnologia", ha detto Rejeski.

Al momento, i legislatori del Congresso americano stanno discutendo l'attuazione del "21st Century Nanotechnology Research & Development Act", che dovrebbe servire ad aiutare lo sviluppo di una roadmap federale che assicuri il successo della tecnologia. L'industria americana, d'altronde, sta puntando molto sulla nanotecnologia. Il Congresso sta cercando il modo di spingere verso una rapida commercializzazione che riduca al minimo i rischi, almeno nella percezione pubblica. La situazione ricorda molto i dibattitti riguardo l'agricoltura biotecnologica degli anni '90, ma anche quelli sul nucleare degli anni '50 e '60.

In Europa, l'UE ha avviato il progetto "observatoryNANO", ovvero un "Nano-Osservatorio" europeo permanente che dovrà offrire un sostegno continuo e indipendente(?) alle entità decisionali, fornendo analisi affidabili, complete e responsabili su base scientifica ed economica da parte di esperti in vari settori della tecnologia, che chiariscano quali sono i benefici e le opportunità offerte dalle nanotecnologie, e quali gli impedimenti e i rischi, tenendo conto anche delle ricadute sociali e delle questioni etiche.

"Allo stesso tempo si esamineranno anche gli obiettivi e la governance di altri progetti e iniziative simili per scegliere le strategie a lungo termine", ha spiegato il dott. Marc Morrison, coordinatore del progetto e dirigente scientifico dell'Institute of Nanotechnology di Glasgow, nel Regno Unito. In questo modo, i partner del progetto sperano che l'Osservatorio durerà oltre il suo finanziamento iniziale e che continuerà ad essere utile "fino a quando la nanotecnologia continuerà ad avere un impatto".

Un anno fa, al centro congressi dell'Università di Roma Tor Vergata, al convegno internazionale "Carbon Nanotubes for biomedical applications", erano state prospettate applicazioni biomediche fantascientifiche per le nanotecnologie, e in particolare per i nanotubi in carbonio. Il convegno non aveva tuttavia risposto a una domanda fondamentale: siamo "compatibili" con questo nuovo materiale? Perché, quando entra in circolo, tende ad accumularsi in organi vitali, quali fegato e milza...? Il nostro organismo è in grado di smaltirlo?

Una prima risposta è venuta da uno studio sperimentale della Stanford University (California), concluso e verificato alla fine del 2007 e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). I ricercatori della Stanford hanno iniettato nel sistema circolatorio di alcuni topi dei nanotubi al carbonio, seguendo poi il viaggio del materiale grazie alla spettroscopia Raman: si sono accorti così che, pur accumulandosi in alcuni organi, i nanotubi vengono infine eliminati sia dall'intestino sia dai reni. Nessuno dei topi sottoposti al trattamento ha poi presentato segni di tossicità o effetti collaterali negativi imputabili ai nanotubi.

Un esperimento che dimostra ben poco, dato che i topi non sono umani, e che altre ricerche hanno invece dimostrato la potenziale tossicità dei nanotubi a contatto con cellule umane.

Uno studio condotto da un ricercatore della University of Missouri, ha dimostrato che le nanoparticelle d'argento possono distruggere i batteri benigni utilizzati per rimuovere l'ammoniaca dall'acqua (il lavoro, finanziato dalla National Science Foundation, è apparso su Water Research and Environmental Science & Technology).

Vi sono già diversi prodotti, presenti sul mercato, che contengono nanoparticelle d'argento, tra cui calzini che non puzzano (le nanoparticelle eliminano i batteri che provocano il cattivo odore) e lavatrici che disinfettano i capi durante il lavaggio. "È proprio a causa del crescente impiego delle nanoparticelle d'argento", dice Zhiqiang Hu, assistente professore di Ingegneria Civile e Ambientale al College of Engineering della University of Missouri, "che è aumentato il rischio di contaminare fiumi, laghi e flussi vari. Le nanoparticelle d'argento sono estremamente tossiche, distruggono le attività riproduttive dei batteri benigni". Il problema è che queste nanoparticelle generano delle sostanze chimiche uniche, altamente reattive, che inibiscono la crescita dei batteri.

Grazie ad un finanziamento della Water Environment Research Foundation, Hu sta già lavorando ad un nuovo studio per determinare i livelli di nanotossicità.

Mentre regna la "nano-insicurezza", i "nano-prodotti" si affacciano sul mercato al ritmo di 3-4 a settimana. Lo ha stabilito un recente aggiornamento dell'inventorio curato dal Project on Emerging Nanotechnologies (PEN). Tra le novità, il "nano-dentifricio" sbiancate della Swissdent, contenente nanoparticelle di perossido di calcio.

Il numero dei prodotti che utilizzano nanotecnologia è cesciuto da 212 a 609 da quando il PEN ha lanciato il suo inventario online nel marzo del 2006. Il 60% dei prodotti è relativo alla salute e al fitness, dai cosmetici alle creme solari, ma c'è un po' di tutto, dai nano-diamanti al nano-olio per cucinare, dal nano-golf al nano-iPhones. Ci sono 35 prodotti relativi all'automotive, tra cui l'Hummer H2 della General Motors che sfrutta diversi nanocompositi. Le nanoparticelle d'argento sono il nanomateriale più usato, riscontrabile in ben 143 prodotti, più del 20% dell'inventario. Subito dopo vengono i nanotubi al carbonio, poi il zinco, il titanio, il silicio e l'oro.

Nel 2006, la nanotecnologia è stata incorporata in merci manufatturiere per un valore superiore a 50 miliardi di dollari. Secondo le stime della Lux Research, entro il 2014 il valore raggiungeròà quota 2.6 trilioni. Assai poco, invece, è stato speso per investigare i potenziali impatti negativi sull'ambiente, la salute e la nano-sicurezza.

Observatory Nano

Institute of Nanotechnology

www.nanotechproject.org/consumerproducts.

Nano-insicurezza

Nano-insicurezza 2

Nano insicurezza 3

Nano insicurezza 4

Nano insicurezza 5

Nano regulation

VIAGGIO ALLUCINANTE

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