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lunedì 30 giugno 2008

SCHIAVE DEL SESS0 6

La più vasta operazione contro lo sfruttamento della prostituzione condotta dal Federal Bureau of Investigation (FBI) è durata cinque giorni, coinvolgendo 16 città americane (Atlanta, Boston, Dallas, Detroit, Houston, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Montgomery County, Oakland, Phoenix, Reno, Sacramento, Tampa e Toledo) e il distretto di Columbia: ha portato alla liberazione di 21 bambini, perlopiù scomparsi, costretti a prostituirsi, e all'arresto di 345 persone, incluse 290 prostitute adulte.

La retata è stata coordinata dalla Crimes Against Children Unit dell'F.B.I. e ha preso di mira motel, casino, fermate dei camion e vari siti internet. L'operazione ha coinciso con il quinto anniversario del lancio dell' "Innocence Lost National Initiative" ("Iniziativa Nazionale Innocenza Perduta") volta a combattere lo sfruttamento della prostituzione infantile, che fino ad oggi ha salvato 433 bambini.

"Il traffico sessuale di bambini continua ad essere uno dei crimini più violenti e imperdonabili di questo Paese", ha detto in una conferenza stampa il direttore dell'FBI, Robert Mueller, specie da quando la crescente popolarità di Internet ha reso più facile per i predatori raggiungere le potenziali vittime e promuovere la "merce" ai sempre più numerosi clienti. "La crescente popolarità dei social networks", ha detto ancora Mueller, "ha avuto l'effetto di facilitare le imprese criminali di questo genere".

Ernie Allen, presidente e capo esecutivo del National Center for Missing and Exploited Children, ha sottolineato come la prostituzione minorile sia una forma di nuova schiavitù: "Il traffico di bambini finalizzato alla prostituzione è una attività criminale che usa i bambini come merce per vendita e commercio", ha detto la Allen".

In Michigan, gli agenti hanno liberato una dodicenne obbligata a prostituirsi dopo essere stata rapita. “Spesso le reclute provengono da situazioni familiari difficili, molte sono state cacciate da casa", ha detto Sandra Berchtold, portavoce dell'FBI a Detroit, "ad un certo punto sembrano accettare la loro condizione, come se non avessero alcuna via d'uscita".

Uno studio della University of Pennsylvania stima che almeno 300,000 bambini negli Stati Uniti rischiano di cadere nella rete e diventare nuovi schiavi del sesso.

Sabrina T. ha 24 anni, pochi soldi in tasca e due figli da mantenere. Una cugina di Asuncion le propone un lavoro sicuro in Spagna come impiegata domestica: settecento euro più vitto e alloggio. Quanto basta per mettere insieme, nel giro di un anno, il denaro sufficiente per tornare in Paraguay e iniziare un’attività in proprio. Spuntano due persone che hanno già pronto per lei il biglietto aereo per Madrid, una borsa con 500 euro per passare la dogana e il passaporto con il visto. A destinazione viene caricata su un’auto e portata in un night club di bassa lega dove le spiegano che dovrà lavorare fino a cancellare il debito di tremila euro contratto per lei dai suoi «datori di lavoro».

Florencia L. ha appena 17 anni quando viene presentata ad un’agenzia di lavoro interinale per un posto da cameriera in Argentina: caricata su un camion assieme ad altre sei ragazze, viene violentata lungo il cammino e «affittata» in una mezza dozzina di locali notturni. «Mi sono sentita una stupida - confessa oggi - ancora adesso non riesco a capire come ci sono potuta cascare».

La tratta delle bianche è un fenomeno in forte crescita in Sud America, con epicentro nella zona della triplice frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay. Zona di confine, dove passano tra le sei e le diecimila donne all’anno. Una rete fatta da reclutatori, trasportatori, compratori e venditori, che ha spesso come destinazione finale l’Europa (Spagna, Italia, Svizzera, Grecia). «La cosa più sconvolgente - dice Cynthia Bendlin, responsabile di un programma di prevenzione premiato dal Dipartimento di Stato americano - è che la catena inizia spesso con un familiare o una persona molto vicina alla vittima. Un cugino, un fidanzato, che si presenta con un volantino con l’annuncio di un’offerta di lavoro ben retribuita all’estero».

La rotta tradizionale passa attraverso le province argentine di Missiones e Corrientes fino alla periferia di Buenos Aires dove avviene una seconda selezione; le ragazze dalla migliore presenza vengono mandate in Europa, le altre si smistano nella zona. Il Paraguay è il serbatoio maggiore. A volte i trafficanti organizzano delle messe in scena, finti concorsi di bellezza in hotel di lusso, casting per campagne pubblicitarie. Qualche anno fa, la stampa locale ha smascherato un traffico di detenute del carcere femminile di Asuncion, vendute direttamente dal direttore del penitenziario.

«Il Brasile - spiega Eugenio Ambrosi, direttore italiano di una sede dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) - è l’unico paese della regione con una politica chiara e una legislazione adeguata. In Argentina è appena stata promulgata una legge sulla tratta, mentre in Uruguay, Paraguay e Cile mancano gli strumenti giuridici adeguati». Polizia e inquirenti fanno distinzioni tra la vittima minorenne e quella maggiorenne: sono solleciti nel primo caso, pochissimo nel secondo, prendendo come pretesto che la donna potrebbe essere consenziente. «Le ragazze - spiega la Bendlin - vengono violentate e malmenate non appena rapite. Solo dopo subentra la tortura psicologica. I sequestratori le ricordano che sanno dove abitavano, le ripetono i nomi dei loro figli, le convincono che nessuno a casa crederà alla loro versione. Quando la polizia le libera, poche sporgono denuncia e le inchieste si arenano».

Nelle stanze del centro di recupero «Luna Nueva» una ventina di ex ragazze di strada imparano a cucire, ad usare il computer, a leggere e scrivere in spagnolo oltre al guaranì, la lingua indigena che si parla in tutto il Paraguay. Tutte minorenni, quasi tutte giovani madri. «Facciamo del nostro meglio - dice la direttrice Raquel Bermudes - ma quando escono si trovano di nuovo con la mancanza cronica di lavoro, il rischio che finiscano di nuovo in strada o sequestrate all’estero è altissimo». La «vita utile» di una ragazza finita nella tratta difficilmente supera i 30-35 anni. Alcune di loro continuano a lavorare per conto loro, altre vengono obbligate a fare da «mule» portando droga in Europa. Ma ci sono casi di ragazze che vengono assoldate e tornano in Paraguay come reclutatrici.

Giovani e graziose. Partivano dalla Thailandia con un visto turistico per la Svezia, dove avrebbero dovuto lavorare in alberghi e in ristoranti. Ma la loro vera destinazione era l’Italia. Milano per la precisione. Arrivate a Malpensa, venivano accolte da alcuni connazionali che ritiravano i loro documenti e le portavano a prostituirsi in appartamenti di Alessandria e della provincia.

Le giovani “schiave” guadagnavano circa mille euro al giorno, ma dovevano pagare il viaggio (dai 10 ai 20 mila euro) prima di riuscire ad affrancarsi. A gestire la vasta rete, un’organizzazione gestita da quattro asiatiche abitanti in città, che si avvalevano della collaborazione di altri thailandesi per la parte operativa relativa alla pubblicità, alla gestione dei rapporti con i clienti, alla sistemazione delle ragazze in nuove case. Il “giro” è stato scoperto dagli agenti della squadra mobile, che in sei mesi di indagini ha ricostruito i vari ruoli dei personaggi coinvolti. L’operazione, coordinata dalla procura della Repubblica, coinvolge una cinquantina di persone. Su ordinanza di custodia del gip, sono finiti in carcere 14 thailandesi: due sono finiti agli arresti domiciliari, altri due, tra cui un alessandrino autista-tuttofare, hanno l’obbligo di presentarsi due volte al giorno in questura.

Sono alcune decine le giovani prostitute trovate in alloggi a luci rosse. Dopo che i continui servizi di prevenzione del crimine hanno fatto praticamente sparire le lucciole dalla strada, l’attenzione si è concentrata sulle inserzioni gratuite e a pagamento e su internet, individuando una ventina di casa d’appuntamento. Le tenutarie operavano in collegamento con connazionali di Bangkok, dove una specie di agenzia si incaricava di reclutare le ragazze e fornire loro la documentazione per il viaggio, comprese le false prenotazioni in alberghi italiani in modo da rendere regolare la loro presenza. All’arrivo, le giovani donne venivano prese in consegna e sistemate negli alloggi dove dovevano “lavorare”, controllate da altre ragazze thailandesi già affrancate o che avevano il loro debito ormai in via di estinzione.

In Iran, decine di migliaia di vedove entrano ogni anno nel giro della prostituzione. Secondo le autorità irachene, sono 350mila nella sola Baghdad, e almeno otto milioni nel resto del paese.

Non si tratta soltanto delle vittime della guerra infinita che sconquassa il paese dal 2003. Prima dell'invasione statunitense, le vedove irachene, in particolare le numerosissime vedove della guerra Iran-Iraq, potevano contare su di una piccola pensione governativa, sull'educazione e l'assistenza sanitaria gratuite e, in alcuni casi, perfino sulla disponibilità di una casa fornita dal governo. Dalla "liberazione", però, tutte le misure di sostegno sociale sono state tagliate costringendo una buona parte delle vedove - almeno il 15% secondo l'organizzazione Women's Freedom in Iraq - a mettersi disperatamente in cerca di matrimoni temporanei o a entrare nel giro della prostituzione, sia per soldi che per ottenere protezione nel mezzo della guerra civile.

Secondo Huha Salim, portavoce dell'organizzazione, «centinaia di donne stanno cercando un modo per sbarcare il lunario visto che nessuno vuole dar loro lavoro per paura delle rappresaglie dei gruppi fondamentalisti, che prima quasi non esistevano in Iraq». Purtroppo, molto spesso, le donne finiscono nella rete del grande traffico: secondo l'organizzazione almeno 4mila donne (il 20% minorenni) sono scomparse dal marzo del 2003.

Un certo Abu Ahmed, incapace di nutrire da solo i suoi cinque figli perché affetto da un grave handicap, e anche lui vedovo, ha ammesso di avere venduto la figlia più grande a un trafficante internazionale perché non sapeva come nutrire gli altri quattro bambini. «Sono sicuro che ovunque sia almeno ha da mangiare. Con quello che mi hanno dato per mia figlia posso almeno salvare gli altri quattro». I giornalisti di Al Jazeera sono riusciti a rintracciare la donna che ha contattato Abu e che gira per i quartieri più poveri a caccia di giovani donne da vendere alle gang che gestiscono il traffico di ragazze con i vicini paesi arabi. L'intermediaria, che dorme ogni giorno in una casa diversa per paura della vendetta dei fondamentalisti, ha spiegato all'emittente che il suo ruolo consiste nel convincere le ragazze a partire, promettendo loro una vita migliore appena passato il confine visto che tanto «le famiglie non le vogliono e da sole qui non hanno molta speranza di sopravvivere. Noi offriamo loro del cibo, un tetto e 10 dollari se vanno con almeno due clienti al giorno. La nostra priorità sono le ragazze vergini: possono essere vendute a prezzi molto alti nei ricchi paesi del Golfo».

In realtà, alle miserabili famiglie che hanno messo in vendita le figlie difficilmente arrivano più di 500 dollari: il grosso del malloppo finisce nelle casse del racket e nelle tasche degli intermediari. Una volta arrivate nelle capitali vicine, però, le ragazze irachene non hanno certo vita facile. La diciassettenne Suha Muhammad, per esempio, venduta dalla madre dopo la morte del padre, è stata immediatamente stuprata al suo arrivo in Giordania dai membri della gang che l'aveva comprata. In seguito è stata ceduta a una banda che riforniva persone importanti in Siria e veniva spesso portata ad Amman, la capitale giordana, per incontrare clienti d'alto profilo. Dopo sei mesi è riuscita a scappare: «Una famiglia irachena mi ha accompagnata al dipartimento immigrazione e mi ha aiutata a ottenere un passaporto per tornare nel mio paese. Ora mia zia si prende cura di me a Baghdad: non avrebbe mai immaginato che mia madre sarebbe arrivata a vendermi, ma sfortunatamente le donne in Iraq contano davvero poco».

Ricco, temuto e spietato. Dalla Romania gestiva in prima persona il mercato della prostituzione a Genova con metodi violenti. Almeno una ventina le ragazze che ha ridotto in schiavitù.

Nell’ambiente della malavita veniva chiamato “il signore”. Cornel Caraivan, 47 anni, è stato arrestato a Galati, in Romania, al termine di una operazione congiunta di polizia italiana e rumena. L’uomo, rintracciato e arrestato lo scorso 20 maggio mentre stava facendo la spesa in un supermercato, ha tentato in ogni modo di nascondere la sua identità, ma gli investigatori lo hanno smascherato. “Il signore” gestiva in prima persona il business, decidendo personalmente quali ragazze portare in Italia: tutte giovanissime (alcune anche minorenni), belle e possibilmente senza alcuna esperienza sessuale. Tramite gli altri appartenenti alla banda criminale (5 arrestati nel gennaio del 2007, altri due ancora ricercati), era sempre lui a decidere di sostituire chi non rendeva abbastanza denaro o chi rimaneva incinta, ad organizzare i viaggi, a procurare i documenti necessari alle ragazze, a stabilire gli orari di lavoro e, ovviamente, a incassare la quasi interezza dei ricavi.

Le ragazze, una volta giunte in Italia, erano di fatto schiavizzate, costrette a continue minacce, vessazioni ed umiliazioni se non si dimostravano all’altezza delle loro aspettative di guadagno. Caraivan, che dovrà rispondere dell’accusa di tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione ed alla riduzione in schiavitù, sarà estradato in Italia.

In una località del Monregalese, una "baby-squillo" di 15 anni, oltre ad essere costretta a prostituirsi, ha dovuto subire violenze sessuali inaudite, anche di gruppo, per più di due mesi.

I suoi sette aguzzini, tutti romeni di età compresa tra i 21 ed i 26 anni, sono stati arrestati e portati in carcere a Cuneo dopo che la ragazza ha trovato il coraggio per denunciarli.

La CIA stima che siano tra 50.000 e 100.000 i ragazzi, le ragazze, e le donne "trafficate" ogni anno negli Stati Uniti. In tutto il mondo, più di un milione.

Nell'ottobre del 2002, il Presidente Bush ha ospitato la prima White House Conference on Missing, Exploited, and Runaway Children con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica.

Sebbene sia quasi impossibile fornire delle statistiche accurate sul numero di bambini schiavizzati coinvolti nel commercio sessuale, vi sono alcuni dati acquisiti che rendono l'idea delle dimensioni del fenomeno.

In Cambogia, nel 1995, minori dai 13 ai 17 anni comprendevano il 31% dei lavoratori sessuali.

In Cina, nel 1994, Peking People’s Daily riportava che più di 10.000 donne e bambini venivano rapiti e venduti ogni anno nella sola regione dello Sichuan.

Nella capitale del Costa Rica, San Jose, si contano più di 2.000 bambini dediti alla prostituzione. In tutto il paese, vengono venduti bambini regolarmente a pedofili stranieri in "pacchetti" di turismo sessuale.

In India, nel 1995, il 20% della popolazione dei bordelli era composta di giovani ragazze al di sotto dei 18 anni, almeno la metà sieropositive.

In Sri Lanka, 100.000 bambini tra i 6 e i 14 anni si trovano nei bordelli, altri 5.000 tra i 10 e i 18 anni lavorano nelle aree turistiche.

A Taiwan, il numero di bambini coinvolti nell'industria del sesso si aggira intorno ai 100.000.

L'ECPAT (End Child Prostitution, Child Pornography, and Trafficking of Children for Sexual Purposes), ha rilevato un continuo aumento del traffico sessuale di bambini provenienti dai paesi dell'ex Unione Sovietica: in particolare, da Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania e Russia.

L'organizzazione svedese Save the Children, impegnata nella lotta contro la pedopornografia il traffico e lo sfruttamento sessuale dei bambini, ha pubblicato un dossier approfondito sugli abusi sessuali e altri casi di sfruttamento sessuale a danno di bambini.

In Inghilterra, è stata sgominata recentemente una rete di prostituzione in cui erano coinvolti 5.000 bambini, di cui molti trafficati da gang criminali.

L'emergenza è testimoniata anche da uno studio importante sulla schiavitù globale, che interessa la Gran Bretagna quanto punto di maggior transito per il movimento dei giovani schiavi in tutto il mondo, commissionato dalla Joseph Rowntree Foundation e realizzato dalla University of Hull insieme con Anti-Slavery International e The Wilberforce Institute for the study of Slavery and Emancipation.

Il rapporto ha fatto emergere il quadro scioccante di una ragnatela internazionale criminale che sfrutta sessualmente bambini anche di cinque anni così come donne vulnerabili, costretti con la violenza alla prostituzione oppure a diventare servitori domestici.

Si stima che il traffico di merci umane generi introiti per 5 miliardi di sterline all'anno. Si tratta dell'industria criminale internazionale più redditizia dopo il traffico di droga.

Proprio in Gran Bretagna si registra un aumento drammatico di bambini trafficati in relazione a servizi sessuali. Una inchiesta di The Independent on Sunday ha riscontrato che gang criminali, specialmente di Romania e Lituania ma anche dell'Africa, si stanno concentrando in Inghilterra perché i mercati degli altri paesi europei come Spagna e Italia sono in via di saturazione.

Prima di dimettersi, Tony Blair aveva dichiarato che la Gran Bretagna avrebbe firmato una convenzione europea per combattere la nuova schiavitù. Ma dal rapporto emerge che la risposta al traffico va più rafforzamenti legislativi che verso la protezione delle vittime. Inoltre, molte vittime vengono rispedite ai loro paesi di origine, dove le gangs possono facilmente riappropriarsene. Per questo, la Joseph Rowntree Foundation sta spingendo verso politiche che considerino le vittime come soggette a schiavitù e non come casi di immigrazione.

Secondo Ecpat UK, almeno 48 bambini ridotti a schiavitù in Gran Bretagna sono scomparsi a causa di mancanza delle forze di polizia. Il direttore di Ecpat, Christine Beddoe, ha detto: "Il traffico di bambini è una forma contemporanea di schiavismo eppure questi bambini vengono etichettati come indesiderati perché sono visti come immigrati clandestini".

Anthony Steen, a capo dell'All Party Group on Trafficking of Women and Children, dice che donne e bambini vittime del traffico, ancora non ricevono la giusta protezione, a dispetto della promessa fatta da Tony Blair.

Federal Bureau of Investigation - Innocence Lost

National Center for Missing & Exploited Children

White House Conference on Missing, Exploited, and Runaway Children

Joseph Rowntree Foundation

WISE - Wilberforce Institute for the Study of Slavery

Anti-Slavery International

Organisation of Women's Freedom in Iraq

ECPAT International

Save the Children

Stop Human Traffic

http://www.humantrafficking.org

http://traffickingproject.blogspot.com/

Schiave del sesso (parte 1)

Schiave del sesso (parte 2)

Schiave del sesso (parte 3)

Schiave del sesso (parte 4)

Schiave del sesso 5

Bambini di strada (parte 3)

Bambine soldato

Baby-prostituzione

Il libro nero della donna

Cultura dello stupro

Stupri di guerra 5

Il porno impero colpisce ancora

STORIA DELLA PROSTITUZIONE 4

RAPPORTO PEDOFILIA 6

venerdì 27 giugno 2008

NANO INSICUREZZA 7

Diverse aziende manifatturiere stanno producendo calzini con incorporate nanoparticelle d'argento per uccidere i batteri che provocano il cattivo odore. Troy Benn, della Arizona State University, ha testato diverse varietà di "nano-calzini" e ha pubblicato i risultati su Environmental Science and Technology, mostrando come già al primo lavaggio molte delle particelle vengono rilasciate.

"La differenza la fanno le differenti lavorazioni del materiale di base di cui sono composti i calzini", dice Benn, "per gente che soffre di diabete o per un soldato sul campo di battaglia, un calzino che uccide i microbi e previene possibili infezioni potrebbe essere una gran cosa, ma la questione è se i benefici siano realmente superiori al potenziale impatto negativo sulla salute e sull'ambiente".

L’argento era noto già nell’antica Grecia per sue proprietà disinfettanti e antimicrobiche (in senso lato, ovviamente, visto che non vi era all’epoca una conoscenza diretta dei microrganismi) ed è stato usato a questo scopo con regolarità in ogni epoca umana.

Si trova naturalmente in grandi quantità nell'ambiente, ed è un anti-microbico. Ma, in più vaste concentrazioni, può anche essere inquinante. Per questo motivo, l'Environmental Protection Agency (EPA) statunitense ne regola l'uso in campo industriale (ad esempio viene usato per la produzione di pellicole fotografiche, oppure in gocce di nitrato viene posto negli occhi dei neonati per prevenire infezioni).

Sebbene presenti un tasso di tossicità molto basso per l'uomo, l’ingestione, inalazione o contatto sia accidentale che per scopi terapeutici e per un lungo periodo di argento, sali di argento, soluzioni colloidi all’argento provoca l' "argiria", una sindrome che fa diventare la pelle nerastra, al pari di un corpo in decomposizione, o, nei casi limiti, di un intenso e cupo colore blu.

Il nanoargento, invece, è una finissima polvere composta da nanoparticelle che costituisce un potente microbicida. Le nanoparticelle d'argento possono però mischiarsi con saponi, plastica, dentifrici. Inoltre, sono utilizzate per rivestire di tutto, dai tubi endotracheali ai pulsanti degli Ascensori fino ai ciucciotti per bambini.

Nel 2003, la Samsung ha introdotto una linea di lavatrici SilverCare che lava i vestiti utilizzando ioni d'argento per disinfettarli (gli ioni d'argento sono atomi d'argento reattivi carichi positivamente) e ridurre la quantità di acqua calda e energia nel processo.

L'EPA considera l'argento un pesticida come un qualsiasi prodotto che uccide i microbi e per questo deve essere regolato dal FIFRA (Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act), il ché significa test estensivi per valutarne la sicurezza e l'impatto ambientale in relazione allo specifico uso. La Samsung sta registrando la sua linea SilverCare, ma, nel frattempo, il prodotto è già in vendita.

Zhiqiang Hu della University of Missouri-Columbia ha mostrato come gli ioni d'argento e il nanoargento possano uccidere anche microbi usati nei trattamenti delle acque reflue di stabilimenti industriali. L'introduzione di grandi quantità di argento potrebbe dunque provocare un danno ambientale.

"Se il livello del metallo fatto di particelle d'argento è abbastanza alto", dice Hu, "i batteri che ossidano l'azoto a nitrato potrebbero essere uccisi il ché provocherebbe danni ai terreni sui quali sono riversate le acque ripulite e di conseguenza a piante e coltivazioni".

(Credit: Zhiqiang Hu, University of Missouri)


Il problema è rappresentato dalle enormi quantità di nanoparticelle, difficilmente rilevabili tra l'altro, contenute in centinaia di prodotti a cui non è richiesta la registrazione all'EPA e quindi non sottoposti a controlli. L'EPA tende ad escludere due categorie di microbicidi dalle sue regolazioni (eccetto in casi dove c'è chiara evidenza di qualche impatto tossico o ambientale): i prodotti dedicati alla cura personale e cosmetici come gel per le mani e dentifrici antibatterici, che sono regolati dalla FDA; gli antimicrobici che proteggono il prodotto stesso, come quelli nelle pitture resistenti alla muffa. Solo quando un prodotto disperde una sostanza chimica pesticida o tossica è compito dell'EPA intervenire.

Molti prodotti che contengono nanoargento hanno semplicemente rimosso ogni menzione delle proprietà anti-microbiche. "Si tratta di un'area grigia", dice Dale Kemery dell' EPA, "se il prodotto contiene argento ma non lo dichiara, può sfuggire alla regolazione".

Un altro problema è stabilire la quantità che pone dei rischi. Tipicamente, l'inquinamento è considerato in base alla quantità del contaminante nell'ambiente per peso o volume. Ma, nel caso delle nano-particelle, è impossibile misurarne gli effetti in base a questi parametri, perché la parte reattiva dell'argento è sulla sua superficie, e le nanoparticelle presentano un'area di superficie migliaia se non milioni di volte maggiore di quella di un materiale tradizionale (questo perché su scala nanometrica, ovvero miliardesimi di metro, l'ordine di grandezza di atomi e molecole, aumenta il rapporto superficie-volume: a parità di massa, una particella più piccola ha un'area superficiale in proporzione più ampia, con più atomi esposti all'esterno, per cui è più reattiva). Praticamente, un'oncia di nanoargento può avere la stessa area di superficie di una tonnellata di argento, a seconda delle dimensioni delle particelle. La regolazione, dunque, dovrebbe essere basata sul numero di particelle per volume o magari su un’area di superficie calcolata.

Quest'anno, l'EPA ha lanciato il Nanoscale Materials Stewardship Program, che invita le compagnie ad inviare tutti i dati che hanno sulla caratterizzazione dei nanomateriali e tutti i risultati delle ricerche condotte sulla sicurezza e sugli impatti ambientali. Inoltre, l'EPA finanzia a sua volta le ricerche sull'impatto dei nuovi materiali. Ma si tratta di un programma basato sulla volontarietà delle aziende, che fa appello alla responsabilità di impresa, non rappresenta certo una garanzia. Le compagnie possono benissimo escludere materiali o risultati che non vogliono rendere pubblici. I gruppi ambientalisti sono contrari a lasciare che siano le industrie responsabili dei test di sicurezza sui propri prodotti, poiché c'è un chiaro conflitto di interessi (inoltre, proprio gli USA non brillano storicamente per responsabilità corporativa, anzi).

Sempre quest'anno, la National Nanotechnology Initiative, la maggiore fonte di finanziamenti per la ricerca nanotecnologica USA, è in fase di riassestamento. Andrew Maynard, del Project on Emerging Nanotechnologies, spera che una più ampia porzione di fondi vada verso la ricerca sulla nano-sicurezza. "Le industrie nanotecnologiche chiedono chiarezza e una riduzione dell'incertezza. Vogliono che la ricerca mostri quali sono i nanomateriali dannosi e come usarli senza pericolo, perché senza questa chiarezza non possono fare affari".

Secondo le stime globali della Lux Research, merci per un valore di circa 2.6 trilioni di dollari utilizzeranno nanotecnologia entro il 2014.

(Credit: University of Montreal)


Secondo una ricerca del Dipartimento di Chimica dell’Universitè di Montrèal, condotta dal prof. Sébastien Sauvé, in collaborazione con Environment Canada e l'Armand-Frappier Institute, le nanoparticelle fatte di metalli tossici come il cadmio, tossico quasi quanto il mercurio, sono particolarmente nocive per il sistema immunitario di diverse specie animali (i risultati sono stati pubblicati su Aquatic Toxicology).

La ricerca si è concentrata sui mitili, conosciuti volgarmente come cozze, specie di molluschi utilizzata spesso come filtro naturale per concentrare le sostanze disciolte, in grado di evidenziare la salubrità e la purezza dell’acqua. Dalle analisi effettuate, è stato evidenziato che 1.6mg per litro sono sufficienti a provocare una riduzione della fagocitosi cellulare, la capacità posseduta da diverse cellule di ingerire materiali estranei e di distruggerli, con conseguente danneggiamento del sistema immunitario.

L'accumulazione di cadmio è stata riscontrata anche in altri tessuti delle branchie e del sistema riproduttivo. Di positivo invece il fatto che sia stata rilevata una diminuzione della tossicità del metallo nelle branchie. "È insolito", dice Sauvé, “normalmente l'esposizione ai metalli aumenta il livello della tossicità del metallo".

I ricercatori hanno concluso che bisogna tenere alta la guardia sulla potenziale bioaccumulazione in uccelli e mammiferi acquatici che si cibano di mitili.

l team di Yan Jin della University of Delaware, ha scoperto che le piante di zucca possono assorbire nanoparticelle dalle loro radici e trasportarle dentro la pianta. Lo studio fa parte di uno sforzo per investigare l'impatto ambientale e biologico delle nanoparticelle nei terreni e nelle falde acquifere.

Il team ha cresciuto piante di zucca in un terreno contenente nanoparticelle di magnetite - ferro ossido magnetico - usando poi un magnetometro per rilevare eventuali segnali magnetici e misurare il contenuto magnetico in campioni di varie parti della pianta. Ne è risultato un significativo ammontare di particelle accumulatesi principalmente nelle radici e nelle foglie.

"A dispetto del rapido sviluppo della nanotecnologia in questi ultimi anni", dice Jin, "le investigazioni degli impatti dei nanomateriali sulla salute e sull'ambiente sono ancora alla loro infanzia. Se è vero che i ricercatori stanno monitorando maggiormente la potenziale nanotossicità verso cellule umane, di batteri e roditori, molto poco è stato fatto per esaminare gli effetti su specie ecologiche come le piante e sulla possibile accumulazione nella catena alimentare derivante da terreni, sedimenti e falde acquifere".

"Questa ricerca offre un chiaro ritratto dei percorsi di trasporto e distribuzione delle nanoparticelle nelle piante di zucca", dice Chuanyi Wang, nano-ricercatore della University of Missouri, "aprendo una nuova finestra nel campo della nanoricerca".

Allo scopo di aumentare la consapevolezza sul potenziale delle nanotecnologie, e soprattutto per cercare di mitigare le preoccupazioni dei cittadini riguardo al possibile impatto negativo sulla salute e sull'ambiente, la Commissione Europea sta pianificando ampie consultazioni.

Poiché sempre più prodotti basati sulle nanotecnologie stanno raggiungendo il mercato, la Commissione vuole aprire un dialogo con i cittadini, gli Stati membri e le altre parti interessate.

"Nell'Europa di oggi, le nanotecnologie devono essere sviluppate in modo sicuro, integrato e responsabile, coinvolgendo tutte le parti interessate, in modo che le nuove applicazioni possano portare a reali benefici per i cittadini dell'UE nel campo della salute," ha commentato Androulla Vassilou, Commissario per la Salute.

"La sfida normativa è quella di garantire che la società tragga benefici dalle nuove applicazioni delle nanotecnologie, assicurando allo stesso tempo un elevato livello di protezione per salute, sicurezza e ambiente e applicando quindi pienamente il principio precauzionale," ha aggiunto il Commissario per l'Ambiente Stavros Dimas.

Le nanotecnologie sono un settore multidisciplinare che combina competenze di fisica, chimica, ingegneria e anche di altri campi. attualmente, vengono trattate dalla legislazione appunto multidisciplinarmente, con leggi che riguardano le sostanze chimiche, gli alimenti, i cosmetici e i farmaci. Tuttavia, servono più informazioni sui nanomateriali, soprattutto in merito alla questione della nano-sicurezza, che va indagata anche sul lungo termine.

I "nano-positivisti" prevedono che le nanotecnologie incoraggeranno l'innovazione in molti settori come quello della salute pubblica (nanomedicina), delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (nanoelettronica), della protezione ambientale e dell'energia, dei trasporti, della sicurezza, dello spazio.

E mentre la nano-globalizzazione avanza spedita (le previsioni per il mercato mondiale delle nanotecnologie variano tra i 750 e i 2.000 miliardi di euro fino al 2015 e si stima che potrebbero essere creati fino a dieci milioni di posti di lavoro relativi a questo campo entro il 2014), non esiste ancora un briciolo di certezza sulla sicurezza dei nano-prodotti.

"Le nanotecnologie offrono eccitanti opportunità per creare nuovi posti di lavoro in Europa, ma dobbiamo garantire che qualsiasi rischio potenziale per la salute e la sicurezza dei lavoratori venga affrontato in modo appropriato nelle pertinenti leggi UE di protezione dei lavoratori," ha detto Vladimir Spidla, Commissario per l'Occupazione e gli Affari Sociali.

Nanoscale Materials Stewardship Program

European Commission - Nanotechnology

Nanosilver product list

Consumer products that use nanotechnology

National Nanotechnology Initiative environmental, health, and safety issues

Nano-insicurezza

Nano-insicurezza 2

Nano insicurezza 3

Nano insicurezza 4

Nano insicurezza 5

Nano globalizzazione 6

La guerra dei nanometri 7

Nano regulation

Nano inquinamento 5

Nano etica 2

NANO INSICUREZZA 6

FANTASTIC VOYAGE 8

UNO SGUARDO ALLA NANOSFERA 4

VIAGGIO ALLUCINANTE

giovedì 26 giugno 2008

E VENNE IL GIORNO

"Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita" (Albert Einstein).

È certo: sono stati i pesticidi a base di neonicotinoidi a far strage di api in 40.000 alveari questa primavera in Pianura Padana. I pesticidi sistemici usati per la concia delle sementi entrano nel ciclo vitale delle piante persistendovi fino al momento della fioritura, rendendo il fiore una trappola letale per i preziosi insetti.

Il Servizio Veterinario della Lombardia, sin dai primi di aprile, ha fornito alle ASL indicazioni per l’effettuazione di un numero significativo di campionamenti ufficiali in apiari colpiti da spopolamento per la ricerca di residui di neonicotinoidi. I campioni, provenienti da tutte le ASL di pianura interessate da semine di mais e da massicci fenomeni di spopolamento degli alveari, sono stati inviati al CRA – Apicoltura per la ricerca dei neonicotinoidi ed all’Istituto Zooprofilattico di Brescia la ricerca di virosi o altre patologie.

Dei 41 campioni finora analizzati, ben 17 sono risultati positivi. E bisogna considerare che l’esito positivo di ritrovamento di molecole in campioni d’api ha un valore e una significatività da 10 a cento volte più rilevante rispetto all’esito analitico negativo. Sono infatti diversi i fattori - degrado delle molecole, mancata determinazione della curva di degrado di ogni molecola ecc… - che rendono difficoltoso e improbabile il ritrovamento di tracce di principi attivi che pure abbiano intossicato le api.

Da ulteriori analisi sulle api morte svolte da un laboratorio privato su commissione di Aspromiele, l’associazione apistica piemontese, è emersa la presenza dell’imidacloprid, il principio attivo della Bayer, alla base del Poncho e del Gaucho, prodotti per la concia delle sementi del mais, e del thiametoxan, principio attivo del Cruiser della Syngenta. Il fatto è che queste molecole non sono autorizzate in Italia per i semi di girasole, tanto da non essere neppure contemplate dalle etichette dei sacchetti di semi di girasole. C'è stato dunque chi ha infranto la legge a scapito dei preziosi insetti garanti della biodiversità.

“Sono di conseguenza possibili e probabili nuove stragi di api, dopo gli apicidi già avvenuti in questa primavera in occasione della semina del mais e soprattutto dopo gli avvelenamenti già accaduti in occasione della fioritura del girasole lo scorso anno, senza che nessuno intervenga”, denuncia Panella.

In Europa, dopo Francia e Germania, anche la Slovenia ha sospeso l’autorizzazione d’uso dei neonicotinoidi. Nei tre distretti principali della Slovenia in cui si coltiva mais, nei dintorni della capitale Lubiana e vicino alla Croazia, nei pressi di Brezice, gli apiari sembrerebbe siano stati interessati dalle molecole chimiche autorizzate dalla Comunità Europea. “A fronte dell’evidenza, il governo sloveno ha deciso l’immediato divieto d’uso di Poncho e Gaucho della Bayer e del Cruiser della Syngenta e ha stanziato un importante fondo appositamente per sostenere e rimborsare gli apicoltori colpiti”, ha commentato Panella.

Già quattro anni fa, la Francia aveva sospeso, in base al principio di precauzione, l’autorizzazione d’uso di questi pesticidi – reputati dagli esperti come tra le cause principali della moria delle api che si sta verificando in Italia e in Europa - su tutte le colture visitate dalle api. Dopo appena quindici giorni, la Germania, il paese della Bayer, ha seguito l’esempio francese. E l’Italia cosa fa? "Nonostante le promesse di studiare il fenomeno tutto tace”, dice Pannella.

Uno studio indiano effettuato alla Punjabi University, nello stato del Punjab, da un team di ricercatori guidati dal prof. Satbir Kaur e Raminderjeet Kaur del Dipartimento di Biologia Umana, ha rilevato che i pesticidi danneggiano il DNA di chi ne rimane a lungo a contatto, aumentando notevolmente i rischi statistici di contrarre un tumore.

Già nel 2005, uno studio precedente del Centre for Science and Environment, aveva riscontrato alti livelli di pesticidi nel sangue degli agricoltori. Il team della Punjabi University ha monitorato un gruppo di agricoltori della regione dal dicembre 2003 al gennaio 2006. I primi campioni sono stati estratti da 210 agricoltori dopo un giorno di intensa esposizione a pesticidi, mente il secondo campione è stato prelevato da 60 agricoltori selezionati da un sottogruppo che mostrava danno del DNA (sono stati presi campioni anche sei mesi dopo, durante una bassa esposizione, per determinare la frequenza di riparazione spontanea del DNA). Nel 36 % dei soggetti sottoposti al primo campionamento e circa il 25% dei casi del secondo, è stata riscontrata una frammentazione del DNA, soprattutto in coloro che avevano usato erbicidi, organofosfati ed idrocarburi clorurati.

Secondo gli scienziati indiani, l'uso di queste sostanze è da considerare potenzialmente molto pericoloso per la salute.

Secondo il rapporto "Pesticidi nel piatto 2008", il dossier annuale di Legambiente sulla presenza di residui chimici nell'ortofrutta, rimane ancora alta, al 47,4%, la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui.

Ad aumentare, in modo significativo e correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è la contaminazione dei prodotti derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi. In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più residui passando al 28% dal 27,2 del 2007.

Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele, che ormai sembrano rappresentare più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e addirittura l'1,1% risulta irregolare.

Altri frutti poco “naturali” sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.

Gli studi e le indagini svolte dall'Australian Health Research Institute indicano che, a causa di miliardi di volte maggiori in termini di volume di radiazione elettromagnetica emessa da miliardi di telefoni cellulari, internet, intranet e comunicazione wireless, la trasmissione dati renderà quasi un terzo della popolazione mondiale (circa due miliardi) a rischio di cancro all’orecchio, agli occhi e al cervello, oltre ad altri importanti disturbi del corpo, come problemi di cuore, impotenza, emicrania, epilessia.

Secondo gli studi, i tessuti corporei dei bambini sono delicati e possono essere più soggetti a danni a causa dell’uso di gadget e dispositivi senza fili e non dovrebbero essere incoraggiati ad utilizzare il telefono cellulare. Gli effetti fatali e volumetrici delle radiazioni elettromagnetiche sono emessi principalmente dalla telefonia mobile, antenne per la telefonia, torri, alberi, torri di trasmissione, forni a microonde, dispositivi wireless, sistemi e attrezzature.

Questi effetti nocivi sono stati certificati e confermati ripetutamente da molti leader medici e scientifici degli istituti di ricerca del mondo, tra cui ministeri della salute di vari governi e l'OMS , ora sono stati ammessi anche dal governo indiano nei loro recenti comunicati stampa.

In Scozia, si accende il focolaio di un misterioso virus denominato Reaper che decima la popolazione attraversando tutto il Regno Unito. Poiché sembra non esserci né una cura né un vaccino, le isole britanniche vengono escluse dal mondo per paura di una pandemia fatale per l'umanità. Le autorità decidono di sottoporre l'intero territorio a una brutale quarantena: poco importa chi sia infetto e chi no, la paura e il caos non consentono distinzioni.

30 anni più tardi, nonostante le elevate misure di sicurezza, il virus colpisce una grande città. Per scoprire il motivo dell'espansione del virus, un'unità speciale viene spedita nella zona di quarantena per cercare una cura. Si ritroveranno isolati dal mondo, in mezzo a un paese che è diventato un inferno.


("Doomsday", Neil Marshall, USA, 2007)


Si è diffusa anche nella Corea del Nord la malattia virale "mano-piede-bocca", uccidendo più di 60 bambini. Lo ha reso noto un'organizzazione non governativa con sede nella Corea del Sud, impegnata in attività umanitarie nel nord della Penisola.

La malattia in Cina ha già fatto solo lo scorso maggio 42 vittime, tutti bambini, mentre l'anno scorso ha colpito 80mila persone, provocando 17 decessi. La patologia si trasmette tramite il virus "EV71" e si manifesta con bollicine su bocca, mani e piedi.

La rapidità del contagio e la carenza di notizie sulla malattia, insieme al ritardo con cui l’epidemia è stata ammessa (il virus si è diffuso a inizio marzo, ma le autorità hanno ammesso l’epidemia solo il 27 aprile dopo migliaia di contagi e numerose morti), inducono molti a temere una vera emergenza sanitaria, anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che non c'è pericolo per le Olimpiadi. Intanto è stato lanciato un allarme nazionale: chiusi molti giardini d’infanzia e controlli stretti su scuole primarie e asili.

Secondo la statale Xinhua, i contagi accertati lo scorso maggio erano già più di 5mila nel solo Anhui, ma sono stati segnalati centinaia di casi in altre province e si attendono gli esiti delle analisi per moltissimi bambini che mostrano i sintomi caratteristici (dolori a mani, piedi, bocca; febbre; mal di gola; eritema con bolle). Il virus si trasmette tramite contatto cutaneo o con le secrezioni di un malato e colpisce i bambini piccoli (specie sotto i due anni) che hanno minori difese immunitarie: in alcuni asili ci sono stati decine di casi in pochi giorni. Può creare danni a cervello, polmoni e cuore.

Hans Troedsson, rappresentante dell'OMS in Cina, ha escluso “qualsiasi minaccia per le Olimpiadi”, specie perché l’epidemia colpisce soprattutto i bambini piccoli e ritiene che si possa esaurire prima di agosto. Ma ha anche riconosciuto che “occorrono maggiori studi per capire meglio il virus”.

In futuro, i focolai di malattie infettive trasmesse da vettori diventeranno probabilmente più frequenti. È quanto afferma l'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), secondo cui, la globalizzazione e i cambiamenti climatici e ambientali, sotto forma di temperature e umidità più elevate, favoriscono il diffondersi di vettori o ospiti intermedi e, in ultima analisi, delle infezioni stesse.

In epidemiologia, il termine "vettore" indica organismi che non causano direttamente la malattia ma la trasmettono da un ospite all'altro. Il vettore e l'ospite intermedio non si ammalano, e l'infezione colpisce solo l'ultimo ospite.Tra le malattie infettive trasmesse da vettori, si annoverano la febbre emorragica dengue, il virus della Valle del Nilo, la febbre Chikungunya, la nefropatia epidemica e l'encefalite da zecche (TBE), che si trasmettono all'ospite umano grazie a zanzare, pappataci, zecche e roditori.

"I cambiamenti climatici e ambientali preannunciati dagli esperti modificheranno in Europa il rischio d'infezioni trasmesse da vettori" afferma il dottor Zsuzsanna Jakab, direttore dell'ECDC, "assisteremo molto probabilmente al diffondersi di malattie infettive, ad esempio l'encefalite da zecche o la febbre Chikungunya, in aree in cui non erano mai state presenti prima. Non si tratta solo di fattori ambientali, anche la globalizzazione, e il più elevato numero di viaggi e traffici commerciali che comporta, sta accelerando la velocità alla quale i focolai possono diffondersi in nuove aree".

L'accresciuto rischio è ben illustrato dalla diffusione nell'estate 2007 della febbre Chikungunya nella zona di Ravenna, sulla costa nord occidentale italiana: quasi 250 persone furono infettate quando un viaggiatore che, di ritorno dall'India, trasportava il virus Chikungunya venne punto da una zanzara tigre asiatica (Aedes Albopictus).

La zanzara tigre - che si è diffusa in vaste aree dell'Asia, Africa e America, e negli ultimi decenni anche in Europa - è nota come vettore della febbre Chikungunya. Anche se di solito non è letale, il virus Chikungunya provoca febbre alta, numerosi malesseri, dolori muscolari e cefalea, e in alcuni pazienti può causare serie complicazioni e malesseri cronici. Umidità e temperature più elevate agevolano la diffusione di vettori come le zanzare, ma si è scoperto che la zanzara tigre asiatica è stata introdotta in Europa dall'industria dei pneumatici usati, che costituiscono un buon terreno di coltura di questi insetti.

Un'altra epidemia in rapida crescita negli ultimi anni è la TBE, un virus che infetta il sistema nervoso centrale e viene diffuso dalle zecche. Il numero di focolai in alcune aree europee in cui è endemica è aumentato di circa il 400% negli ultimi 30 anni, rendendo la TBE un’importante sfida alla sanità pubblica.

Il dottor Jakab riassume: "Dobbiamo capire meglio come questi cambiamenti modificheranno il rischio di malattie infettive trasmesse da vettori, in modo da poter arrivare a una sorveglianza e a un controllo più mirati e migliorare il livello di preparazione nei paesi europei".




New York, Central Park. 8:00 del mattino. Una ragazza domanda all’amica a quale punto del suo libro sia arrivata. L’operaio di un cantiere lì vicino, assiste al ripetersi spaventoso di una tragedia: ad un tratto, le persone presenti cadono in uno stato confusionale e, poco dopo, uno ad uno, si tolgono inspiegabilmente la vita.

Inizialmente, si pensa sia colpa di un attacco bio-terroristico. Ma, mentre le morti si propagano per tutto il Nord Est d'America, si sviluppa un'altra spiegazione: una "rivolta" della natura, delle piante, che inspiegabilmente iniziano ad emettere delle potenti tossine trasportate dal vento.

Poco tempo dopo viene intervistato uno scienziato in televisione, che ipotizza la possibilità che si tratti solo di un avvertimento. La scena si sposta al parco del Louvre, tempo dopo. Similmente si ripete la scena avvenuta a Central Park.

Comincia l’esodo dell’uomo in fuga da se stesso e da una misteriosa pulsione suicida che nessuno sembra realmente considerare possibile, o una minaccia.

[...] la forza è inspiegabile, rigetta qualsiasi sovrastruttura, blocca i trasporti (il treno, mezzo fondatore della modernità), annienta la tecnologia ed ogni spunto raziocinante, rifugge la semplificazione automatica della scienza (il cui emblema è il ritornello che Elliot inculca nelle menti degli studenti) e il proliferare di suggestioni complottistiche da parte dei media (dall’atto terroristico alla messa in scena governativa relazionata al nucleare). La salvezza sta nella regressione verso lidi pre-moderni, il progresso è costretto a fermarsi ed indietreggiare. A camminare all’indietro. Per poi morire [...].

mercoledì 25 giugno 2008

RAPPORTO PEDOFILIA 6

Bambini di appena cinque anni drogati con potenti analgesici a base di codeina e costretti ad esibirsi in spettacoli porno di fronte ad una platea di adulti.

L’asilo degli orrori non aveva finestre e operava in incognito in una minuscola cittadina del Texas, a un’oretta di macchina da Dallas. A Mineola, comunità ultraconservatrice di 5.100 anime e 30 chiese, sapevano che là dentro succedeva qualcosa di losco, ma credevano fosse un club per scambi di coppie. Nessuno avrebbe mai immaginato.

Già due persone sono state condannate in relazione alla vicenda. Alla giuria popolare, che ha deliberato all’inizio dell’anno, sono bastati cinque minuti in camera di consiglio per decidere: ergastolo, il massimo della pena. Sono in tutto sei le persone nel mirino, uno di loro è il genitore dei tre fratellini coinvolti, che ora hanno 12, 10 e 7 anni. Con loro c’era anche la sorella di uno degli organizzatori, che oggi ha dieci anni.

Erano costretti a esibirsi di fronte a 50-100 persone una volta alla settimana. L’orrore è finito nel 2004, quando il proprietario dell’edificio ha sfrattato gli organizzatori. L’indagine è iniziata l’anno dopo. Tutto avveniva a pochi passi dalla redazione del quotidiano locale, il Mineola Monitor. Le voci sul sex club giravano in città, ammette il direttore, che poteva vedere l’edificio dalla finestra del suo ufficio, ma nessuno aveva mai parlato di bambini.

Secondo il "Report della Pedofilia on line" diffuso ogni mese dall'osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno, sono aumentati di quasi mille unità i siti pedofili rilevati nel corso del mese di maggio 2008, rispetto a quelli rilevati nel maggio 2007: si è passati da 2.443 a 3.321.

La maggior parte di questi siti è stata creata in Europa, il 62,78%, con il primato assoluto della Germania che conta 2.168 siti web. I siti di origine italiana sono il 2,69% del totale mondiale. Aumentano inoltre le segnalazioni della presenza di siti e materiali di pornografia infantile in rete.

L'Associazione in una nota parla di un "orgoglio pedofilo" che si snoda in molti diversi paesi, con Olanda, Svezia e Italia in prima fila, e in 21.600 siti segnalati negli ultimi sei mesi. "Ci si aspetta - si legge nel comunicato - un incremento del 35% delle attività pedofile in rete per la fine dell'anno".

Secondo Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, "non c'è nessun orgoglio nella pedofilia e non ci deve essere nessuna giornata commemorativa che non sia dedicata a combattere questo triste fenomeno con tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione. I movimenti di pensiero in favore della diffusione delle giustificazioni teoriche della pedofilia preesistono ad internet, alcuni di questi siti sono attivi dal decennio scorso e si rilevano anche non marginali presenze italiane per lingua ed espressione".

"Altro aspetto da rilevare - continua Arena - è la connection, il reciproco supporto e la rispettiva promozione che esistono tra i diversi siti pedofili. La rete ne ha amplificato l'operato consentendo ai loro accoliti, sparsi in tutto il mondo, di diffondere su vasta scala gli aberranti proclami".

Line Roegind, una giornalista 26enne del quotidiano danese Ekstra Blade, ha messo un annuncio online in Danimarca con la sua foto da ragazzina tredicenne, solo con il suo nome, la sua età e una banale frase che riportava il suo desiderio di conoscere nuova gente. Punto e stop. Senza nessuna allusione sessuale.

Si è scatenata una vera e propria corsa alla chat con la ragazzina e quasi tutti gli uomini dopo qualche convenevole hanno richiesto un appuntamento per fare sesso. E non solo persone "normali", ma anche rappresentanti dello Stato, a cui una bambina 13enne potrebbe e dovrebbe chiedere aiuto se fosse molestata o per qualunque altro problema.

Nella rete di Line Roegind sono caduti anche un capo della polizia della capitale e un ufficiale di marina che all'appuntamento alla base navale dove prestava servizio si è presentato vestito con l'alta uniforme (è stato inchiodato delle telecamere del giornale danese).

Line Roegind infatti, insieme al suo giornale, ha deciso di non fermarsi alle chat, ma di incontrare questi adulti che tentavano di adescare una ragazzina online e di filmare quanto accadeva nel luogo e nell'ora a cui si era fissato l'appuntamento fuori da Internet.

Senza tralasciare e dimenticare le frasi oscene in chat che venivano rivolte alla ragazzina senza alcun tipo di problema, tutti desideravano iniziarla al sesso, volevano possedere una vergine e la rassicuravano di non aver paura, che non era la prima, che avevano già avuto altri rapporti con tante altre ragazzine che sognavano la "loro prima volta".

Sono stati tutti denunciati e arrestati dalla polizia. La Danimarca è ancora sotto shock: si chiedono interventi e misure urgenti e assolutamente severe che il Governo ha promesso di attuare in breve tempo.

LANCINI: “Cosa posso fare con questo piccolo animale?”

FBI : “Puoi farci tutto quello che vuoi”.

LANCINI: “Tutto?....”

FBI : “Tutto”.

Questo è uno stralcio della trascrizione integrale dell'intercettazione telefonica di un colloquio avuto tra il sig. Lancini, pedofilo italiano, ed un agente dell’F.B.I. spacciatosi per procacciatore di bambini. Il “piccolo animale” di cui parlano è Maria, bambina messicana di 5 anni. Il 18 marzo 1988, Lancini è stato estradato a New York, ma, successivamente, è stato estradato in Italia. In casa, i carabinieri gli hanno sequestrato moltissimo materiale pedopornografico. Lancini, che si è distinto persino per aver supportato moltissime iniziative a favore dell'infanzia, oggi è libero e gestisce un’attività (negozio di abiti firmati) che lo porta a contatto con numerosi adolescenti e bambini.

Quella che segue è invece la testimonianza di un chiaro esempio di letteratura pedofila. La parte introduttiva è stata presa integralmente dalla copertina di un libro edito da Stampa Alternativa, già casa editrice del delirante "Diario di un Pedofilo":

[…] Queste poesie scritte da un’adulta raccolgono le rivelazioni di una bambina di sei anni che produce versi ad effetto reale. Ognuno dei suoi sentimenti, da quello dello stupore a quello della gelosia, nonostante l’esagerazione scenica, è vissuto con distacco maturo.

POESIA DI TI METTO IN CINTA (di Francesca Colosi). Una volta a Carnevale ero alla Standa con mia madre che mi doveva comprare una parrucca bionda. Mi volevo vestire da Valeria Marini. Poi mi sono persa e mi si è avvicinato un signore che mi ha detto : “Io ti metto in cinta” […].

È solo una delle tante storie horror contenute in “Olocausto Bianco”, di Ferruccio Pinotti, che all' “epidemia del terzo millennio”, la pedofilia, ha dedicato un libro d'inchiesta sconvolgente. Un fenomeno che, solo in Italia, produce qualcosa come 41 mila nuovi casi all'anno. Significa che un bambino o ragazzo su sei è vittima di veri e propri mostri.

Per troppo tempo, il fenomeno della pedofilia è stato trascurato dalle Istituzioni. Per troppo tempo, l'omertà e la vergogna hanno coperto questo olocausto bianco che colpisce decine di migliaia di minori solo in Italia, ma che a livello planetario è diventato un business che muove centinaia di miliardi di euro, divisi tra turismo sessuale, pedo-pornografia e, in crescita spaventosa, pedo-pornografia online. Una Idra che ha centinaia di teste e che è diventata una vera e propria lobby potentissima, in grado addirittura di proteggere i propri adepti da eventuali azioni legali.

L'Italia non è preparata a far fronte a questa vera e propria emergenza. La giustizia riesce a colpire solo una minima parte degli orchi, il quali, nella maggioranza dei casi, dopo pochi anni tornano in libertà pronti a colpire di nuovo poveri innocenti. Non esiste un programma di “riabilitazione” o di “reinserimento sociale” per questi animali, perché è difficilissimo arrivare a un punto in cui essi siano “deprogrammati”. In Italia esiste solo un centro dove gli “orchi” vengono in qualche modo “curati”, quello del carcere di Bollate (Milano) nel quale esiste un programma di “deprogrammazione” in grado di ottenere qualche risultato. Nella maggioranza dei casi però, difficilmente il pedofilo ammette di essere un “mostro” e in altrettante occasioni appena torna in libertà, colpisce di nuovo. Qualcuno propone la castrazione fisica, ma gli esperti sostengono che sarebbe quasi inutile, in quanto la pedofilia è soprattutto un fatto mentale.

L'ICAD (Interpol Child Abuse Image Database) ha un database composto da 520.828 immagini di abusi sui minori (dato aggiornato al 1 maggio 2008), che purtroppo è in continua espansione. Finora, sono stati identificati solo 683 bambini su oltre 20.000 che sono protagonisti di queste immagini raccapriccianti e questo perché molto spesso viene a mancare la collaborazione delle polizie nazionali con l'Interpol.

Per questo occorre costituire una task force adeguata a rispondere all'espandersi del fenomeno, ma soprattutto occorre che le Istituzioni diano i mezzi ai magistrati per colpire e punire chi si macchia di quello che è uno dei più orrendi crimini contro l’umanità.

A proposito del recente decreto sulla sicurezza approvato dal governo, secondo Telefono Arcobaleno, l'articolo 2, che prevede che i processi per pedofilia vengano affidati alle già occupatissime procure antimafia, non farà che aumentare a dismisura le tempistiche relative al giudizio, con conseguente impunità effettiva dei pedofili per periodi anche molto lunghi.

Danimarca, scandalo pedofilia (video)

Telefono Arcobaleno

http://www.associazioneprometeo.org

RAPPORTO PEDOFILIA 5

The conspiracy of silence

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STORIA DELLA PROSTITUZIONE 4

IL REGNO DI SATANA

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