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martedì 24 giugno 2008

EFFETTO SERRA ALLA SBARRA 5

Il 23 giugno 1988, esattamente 20 anni fa, James Hansen, climatologo di fama internazionale e direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA, denunciava davanti al Congresso degli Stati Uniti che il pianeta si stava riscaldando a causa dell’effetto serra e che bisognava agire subito per fermare il cambiamento climatico. "Quel giorno fummo fortunati", ha rievocato l'esperto della Nasa, "la colonnina del mercurio era salita a 40 gradi e i senatori sudarono sette camicie nella sala dell'audizione".

Prima di Hansen, il global warming non faceva parte dell'agenda dei politici di Washington, "era qualcosa di cui si parlava in una ristretta cerchia di ecologisti", ha osservato Jonathan Lash, presidente del World Resources Institute, un gruppo verde che ha preso parte alle celebrazioni. Il 23 giugno 1988 Hansen parlò senza mezzi termini davanti ai senatori notando che nei primi cinque mesi di quell'anno la temperatura della Terra era stata la più alta mai registrata nei 130 anni precedenti e questo fenomeno era "al novantanove per cento" una conseguenza dell'effetto serra. "La sua testimonianza fu determinante per far capire che il riscaldamento del pianeta era una minaccia per il presente, non solo per un futuro remoto", ha detto Cristopher Flavin, del WorldWatch Institute, "fino ad allora era praticamente impossibile avere un seguito, e quel discorso segnò una svolta".

Oggi, l’esistenza del global warming, la responsabilità umana del fenomeno e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra per evitare il peggio sono realtà riconosciute dalla comunità scientifica internazionale e da quella politica, anche da quelli che fino all'ultimo hanno provato a negare l'evidenza, come il governo Bush. Nel ventennale del suo discorso del 1988, Hansen è tornato a parlare al Congresso per sollecitare maggiore solerzia nella lotta al riscaldamento globale e per chiedere che paghino tutti coloro che in questi anni ne hanno in malafede negato l’esistenza.

In particolare, gli amministratori delegati di grandi compagnie petrolifere come ExxonMobil e Peabody Energy che, secondo Hansen, hanno condotto una campagna di disinformazione studiata a tavolino per negare o minimizzare il cambiamento climatico, e che dunque devono rispondere davanti alla giustizia per "crimini contro l’umanità e la natura", esattamente come è successo per le multinazionali del tabacco che per anni hanno negato la relazione tra il fumo e il cancro.

“Un crimine” - ha dichiarato Hansen al Guardian - che i vertici delle grandi del petrolio avrebbero perpetrato “diffondendo disinformazione anche per via di organizzazioni che influenzano ciò che finisce nei libri di testo”. Di disinformazione e censura, d’altra parte, Hansen ne sa qualcosa: da anni denuncia come i suoi superiori alla Nasa cerchino di minimizzare e nascondere le sue conclusioni scientifiche e si frappongano sistematicamente tra lui e i media, arrivando - come testimonia in un’apparizione nel famoso documentario di Al Gore "An Inconvenient Truth" - a manipolare a sua insaputa i suoi comunicati.

Che la disinformazione venga punita, chiede dunque Hansen, e che la lotta al riscaldamento del pianeta si faccia più dura: Hansen è infatti tra i 170 che hanno firmato un appello, pubblicato oggi su Financial Times, International Herald Tribune, New York Times, e sulle testate svedesi Dalarnas tidningar e Göteborgs Posten, affinché la concentrazione di CO2 venga portata sotto le 350 ppm. Il livello fissato dall’UE di 550 ppm per il CO2 - finora il più ferreo al mondo - deve essere ulteriormente ridotto. Con concentrazioni di 550 ppm infatti, la temperatura entro fine secolo anziché di tre gradi, come secondo le previsioni dell'IPCC, aumenterebbe di sei, innescando un cambiamento climatico irreversibile.

Nel discorso al Congresso - anticipa il Guardian – il climatologo si impegnerà anche a fare campagna elettorale attiva per le elezioni di novembre contro quei senatori che non prendono sul serio il problema del global warming. Il 2009 per Hansen sarà un anno cruciale con un nuovo presidente Usa e accordi in vista per aderire al protocollo di Kyoto. Il direttore del Goddard Institute chiede anche una moratoria sulla costruzione di centrali a carbone e auspica che si realizzino nuove infrastruttura di trasmissione dell’elettricità, sotterranee e con bassa dispersione, per favorire la competitività delle fonti rinnovabili.

Ma soprattutto, Hansen chiede che le decisioni vengano prese senza farsi influenzare dai poteri forti dell’economia: “Il problema è che a Washington parlano i soldi, e la democrazia non sta funzionando come dovrebbe”.

Il messaggio contenuto nell’appello è diretto alle nazioni coinvolte nei negoziati di preparazione al convegno sui cambiamenti climatici di Copenhagen che si terrà nel dicembre 2009. L’idea dell'appello è partita da Bo Ekman, fondatore della Tällberg Foundation, e ha trovato il supporto dello Stockholm Environment Institute e di oltre 170 firmatari fra i quali diversi scienziati di fama mondiale, come Hansen, Robert Corell e James Lovelock. Fra gli altri firmatari figurano Jacqueline McGlade, consigliere delegato dell'Agenzia Europea dell’Ambiente; José Maria Figueres, ex presidente del Costa Rica; l’ex Primo Ministro svedese Göran Persson; e gli scrittori Bill McKibben, Mark Lynas e Tim Flannery.

Le parti per milione (PPM) di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera da tempo sono considerate indicatori del cambiamento climatico. Stabilire il limite delle PPM costituisce uno dei principi guida alla base dei negoziati in corso sul clima. Sono state avanzate diverse proposte riguardo al limite massimo di CO2 e fino a poco tempo fa gli scienziati ritenevano che esso potesse raggiungere le 450 PPM senza costituire una minaccia per la vita sulla Terra. “Siamo preoccupati che le trattative stiano andando nella direzione sbagliata," ha affermato il Professor Johan Rockström, consigliere delegato dello Stockholm Environmental Institute. “La soglia di CO2 in discussione è troppo alta. Oggi la comunità scientifica ha un’idea molto precisa sui livelli di CO2 sostenibili dall'atmosfera, ed esistono sempre maggiori prove che il nostro obiettivo dovrebbe essere 350 PPM anziché 450 PPM. Purtroppo ciò non si riflette nei negoziati.”

Gli studi più recenti mostrano che un livello di 450 PPM di CO2 può causare un innalzamento di un metro - forse di addirittura 3 metri – nel livello del mare nel corso di questo secolo, e di oltre 20 metri su un periodo più lungo. La temperatura mediana della Terra aumenterà di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali, e ciò si rifletterà in modo drastico sugli ecosistemi globali e locali.

Siamo arrivati al punto che, come annunciato dal National Geographic, che sta seguendo, con un gruppo di ricercatori canadesi a bordo di un rompighiaccio, una missione scientifica in Artide, i ghiacci del polo Nord potrebbero sparire del tutto entro quest'anno. I ghiacci che si trovano nelle immediate vicinanze del Polo Nord sarebbero infatti composti da ghiacci recenti e non da strati di ghiaccio accumulati durante gli ultimi secoli. Questi ghiacci giovani sarebbero molto meno resistenti allo scioglimento di quelli di più antica formazione e secondo gli scienziati, già al culmine di questa estate appena iniziata, “potremmo avere un Polo Nord libero dai ghiacci”.

Secondo Hansen, “il limite massimo di 350 PPM è al momento un argomento scottante negli USA, e secondo gli scienziati esso costituisce il livello con il quale dobbiamo fare i conti”, ha commentato Bo Ekman, “ci auguriamo che l’appello aiuti i politici e i decision-maker a capire che non possiamo trattare con la natura e che questa costituisce la sfida più grande del nostro tempo.”

Nota:

La Tällberg Foundation da ben 28 anni mobilita i lettori di tutto il mondo per discutere sul nostro futuro comune. Dal 25 al 29 giugno di quest’anno, il villaggio di Tällberg accoglierà 400 leader da tutto il mondo, i quali si incontreranno per scambiarsi le rispettive esperienze su come vivere insieme sulla Terra. Il forum di quest’anno, insieme allo Stockholm Environment Institute e allo Stockholm Resilience Centre, ospiterà un workshop con 20 dei maggiori scienziati a livello mondiale. Essi discuteranno e presenteranno i limiti planetari entro i quali l'umanità può svilupparsi e progredire. Le 350 PPM costituiscono uno di tali limiti.

www.tallbergforum.org

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