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venerdì 6 giugno 2008

LA GUERRA DEGLI OGM 3

"Il futuro si risolve soltanto con una più ampia messa a disposizione delle varie tecnologie, ad esempio con il ricorso agli OGM in tutti i singoli Paesi. Si deve arrivare alla possibilità di sopperire autonomamente alle proprie esigenze alimentari. C'è però un grande ostacolo: molti Paesi ancora non sono democratici. Soltanto la democrazia può consentire la libertà dei singoli, e solo con la libertà i singoli possono mettere a frutto i loro talenti in ogni settore, quindi anche come imprenditori nell'agricoltura. Tutte le democrazie liberali del mondo devono unirsi e agire per far sì che i Paesi quelli più poveri, in cui esistono dittature e governi autocratici, possano passare ad una situazione di democrazia. Soltanto con la democrazia mondiale, di tutti i Paesi, potremmo avere in futuro una pace mondiale che dia veramente, a tutti i cittadini del mondo, la possibilità di guardare al futuro senza angoscia".

Con queste parole, un vero e proprio manifesto della globalizzazione, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un’intervista a Radio Vaticana e all'Osservatore Romano, ha fatto chiaramente capire quale sarà la linea del nuovo governo: usare lo spettro della crisi alimentare per giustificare il massiccio impiego di prodotti OGM.

In risposta alle parole di Berlusconi, la Coalizione Italia-Europa Liberi da OGM, attraverso il suo portavoce Roberto Burdese, sottolinea come il giusto principio dello sviluppo agroalimentare autocentrato, vitale tanto per le economie sviluppate quanto – a maggior ragione – per i Paesi del Terzo mondo, si raggiungibile solo concentrando gli sforzi nella valorizzazione delle risorse autoctone (varietà di suoli, climi, colture, culture, tradizioni), non certo attraverso i monopoli gestiti dalle multinazionali biotech, che perseguono interessi economici del tutto privati.

"Proprio l’Italia", dice Burdese, "che fonda sul proprio straordinario patrimonio di biodiversità agricola e alimentare (e sui saperi ad esso collegati) una parte consistente della propria immagine e delle proprie fortune economiche, ha oggi l’occasione di porsi alla guida di un ampio fronte internazionale che scelga un sistema agroalimentare libero da OGM come cuore strategico di uno sviluppo sostenibile, capace di fornire risposte più efficaci alla crisi alimentare".

La guerra degli OGM continua intanto a combattersi in sede di Commissione UE: sono stati rinviati all'Autorità Europea di Sicurezza Alimentare (EFSA) i dossier sulla coltivazione di tre piante geneticamente modificate su cui sussistono seri dubbi scientifici, giungendo ad una sorta di compromesso fra i due fronti pro e contro OGM.

Un compromesso fortemente voluto dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso, e dal potente segretario generale dell'Esecutivo UE, l'irlandese Catherine Day, che sono riusciti ad evitare un voto che avrebbe avuto un esito incerto e che, soprattutto, avrebbe esposto clamorosamente le divisioni interne fra i commissari. Il commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, che chiedeva di bocciare senz'altro i tre OGM, come le organizzazioni ambientaliste, pensa che l'EFSA non possa rendere i nuovi pareri sui tre, perché i dubbi scientifici riguardano la valutazione dei rischi indiretti e a lungo termine, sui quali la stessa EFSA ha ammesso di non poter pronunciarsi, non disponendo ancora delle metodologie adatte (la Commissione e l'EFSA hanno convenuto che tali metodologie saranno sviluppate entro due anni).

Nel dettaglio, il rinvio all'EFSA riguarda due varietà di mais transgenico ("Bt11" e "1507"), prodotte rispettivamente dalla svizzera Syngenta e, congiuntamente, dalle americane Pioneer e Dow Chemicals, nonché la super-patata Amflora, prodotta dalla tedesca Basf. Per i due mais, i dubbi scientifici invocati riguardano i danni collaterali del gene "Bt", ovvero gli effetti indiretti e di lungo termine sull'ambiente acquatico e su insetti e altri animali diversi dai parassiti che si vuole eliminare. Per la patata Amflora, invece, il dubbio maggiore riguarda la presenza di un gene di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana, e il rischio che la coltivazione del tubero aumenti il fenomeno - già preoccupante e in crescita - della resistenza agli antibiotici nei batteri patogeni.

Tutte e tre queste piante transgeniche sono destinate alla coltivazione nell'UE. Se autorizzate, sarebbero le prime in 10 anni, da quando cioè, nell'autunno 1988, iniziò la moratoria "de facto" dell'UE sull'approvazione di tutti i nuovi OGM, poi revocata nell'aprile 2004, ma solo per i prodotti importati (da allora ne sono stati già autorizzati 16) e mai per la coltivazione.

Il rinvio della Commissione, dunque, mantiene la moratoria sulle colture, ma espone l'UE ad una possibile nuova azione legale dei paesi produttori di OGM nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che ha già condannato una volta gli europei proprio per la moratoria 1998-2004, in quanto si rinviavano le valutazioni di rischio scientifico degli OGM da approvare.

La Basf, proprietaria del brevetto della super-patata Amflora, geneticamente modificata per essere particolarmente ricca di amido, destinata a lavorazioni industriali e non al consumo umano, ha già annunciato di voler passare all'azione legale: dopo un incontro con i rappresentanti della Commissione europea, conclusosi con un nulla di fatto, ha pubblicato sul suo sito una lettera aperta a Dimas, in cui chiede l'approvazione della sua patata "geneticamente ottimizzata", altrimenti intenterà una causa contro l'Unione Europea.

La Commissione (con l'accordo, questa volta, del commissario all'Ambiente), ha nel frattempo emesso un vero e proprio diktat all'Austria, imponendogli di revocare i divieti di importazione e commercializzazione di due altre varietà di mais OGM - il "Mon810" prodotto dall'americana Monsanto e il "T25" prodotto dalla tedesca Bayer - in vigore rispettivamente dal 1999 e dal 2000. La Commissione ha il potere di costringere Vienna a obbedire, dopo che gli Stati membri, alcuni mesi fa, non erano riusciti a decidere né a favore né contro. Resta il divieto di coltivazione di mais transgenico in Austria.

La Francia, invece, ha approvato un controverso progetto di legge, bocciando la mozione referendaria difesa dal partito socialista, che garantisce "la libertà di consumare e produrre con o senza OGM", che in pratica dà il via libera agli OGM. Secondo i critici, non fornisce sufficienti garanzie, poiché non dà una definizione di "senza OGM": nell'attesa di una definizione europea, la percentuale minima sarà fissata specie per specie. I militanti anti-OGM avrebbero voluto una soglia dello 0,1%, ovvero considerare OGM qualunque prodotto in cui sia possibile reperire traccia di organismi geneticamente modificati.

Per il testo, ogni appezzamento coltivato a OGM dovrà essere inserito in un registro nazionale pubblico, sarà creato un reato specifico di "distruzione di OGM" per tutelare gli agricoltori che coltivano piante di questo tipo, con pene fino a tre anni di reclusione, mentre gli agricoltori che si dovessero trovare contaminati i propri campi da OGM altrui potranno chiedere rivalsa solo a chi li coltiva, e non ai distributori dei semi (cioè le multinazionali, ndr).

Il socialista Francois Brottes si è scagliato contro i 317 deputati cha hanno bocciato la mozione referendaria: "In casi come questo, è il popolo che deve esprimersi sull'autorizzazione data alla nostra generazione di condizionare per sempre le generazioni future".

Sull’introduzione degli OGM in Europa, la Commissione Europea continuerà a portare avanti una politica “aperta ma vigile”. È quanto si legge nel documento con cui il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, ha risposto all’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli. “La Commissione Europea - si precisa nel documento - continuerà ad applicare la legislazione vigente esaminando le richieste di autorizzazione secondo le procedure previste”.

La Coalizione Italia Europa-Liberi da OGM ha reagito dichiarando che “gli OGM non sono la soluzione alla crisi alimentare". “La produzione agricola continentale riesce a essere ancora competitiva - sottolinea la coalizione - solo grazie alle sue caratteristiche di tipicità e qualità. Tutti questi aspetti distintivi verrebbero a cadere se gli agricoltori europei si affidassero alla standardizzazione che porta l’utilizzo degli OGM”.

Il fatto che sul suolo europeo le coltivazioni OGM siano limitate - afferma il coordinatore della Coalizione Roberto Burdese, peraltro presidente di Slow Food Italia -, “è un vantaggio e un’opportunità, non un limite. Alla soluzione alla crisi alimentare esistono efficaci ed eccellenti risposte nella difesa del patrimonio di biodiversità agricole e alimentari dell’Europa, nella conservazione e nel potenziamento dei modelli di agricoltura su media e piccola scala con destinazione prevalente al mercato locale, nell’agricoltura biologica e - aggiunge - in tutte quelle forme di agricoltura che operano per svincolarsi dalla dipendenza dagli input di natura chimica di cui gli OGM sono parte integrante”.

Ad avvantaggiarsi dell'aumento dei prezzi alimentari, guada caso, è soprattutto il settore industriale degli OGM e della chimica. La DuPont, grazie al rialzo dei prezzi dei suoi pesticidi, nel primo quadrimestre del 2008 ha aumentato i profitti del 26% (1,19 miliardi di dollari). La principale multinazionale del settore OGM, la statunitense Monsanto, ha avuto tre anni di profitti crescenti e ha corretto al rialzo, per la seconda volta quest'anno, le sue previsioni di utili per l'anno fiscale in corso. Nell'ultimo anno, fino ad agosto, Monsanto ha realizzato ben 993 milioni di profitti su 8,6 miliardi di entrate.

Gli OGM sono oggi presentati come la soluzione al problema dell'aumento dei prezzi e della penuria alimentare, perché aumenterebbero (secondo la Monsanto ma i dati sono dubbi), la resa dei terreni. L'area mondiale coltivata con OGM è cresciuta del 12% lo scorso anno, toccando i 114 milioni di ettari, di cui il 50% negli Usa, proprio sulla spinta della produzione dei biocarburanti. In realtà, gli OGM rappresentano, anche più dell'uso massiccio della chimica, una causa di desertificazione, dovuta all'impoverimento del terreno che provocano. Inoltre, i cereali prodotti con OGM, essendo sterili, richiedono il continuo acquisto delle sementi, garantendo così continui profitti ai detentori dei brevetti.

È proprio l'aumento del prezzo dei fertilizzanti e delle sementi, insieme all'espropriazione ed alla privatizzazione delle terre a favore delle multinazionali per permettere l'industrializzazione e l'urbanizzazione selvaggia, che ha messo in difficoltà centinaia di milioni di piccoli produttori del terzo mondo determinando la disgregazione del tessuto produttivo agricolo, e, conseguentemente, l'impoverimento e l'esodo verso le megalopoli della popolazione rurale.

Secondo Vandana Shiva, presidentessa della Commissione internazionale sul futuro del cibo e dell’agricoltura - International Commission on the Future of Food and Agriculture - OGM e biocarburanti sono false soluzioni alla crisi del cibo e a quella del clima.

"La commissione che io presiedo", dichiara, "ha appena pubblicato il suo nuovo Manifesto sulla Sicurezza Alimentare in temi di cambiamenti climatici. Uno dei temi totalmente trascurati durante le discussioni sul clima è l’impatto dell’agricoltura industriale. Più del 25% delle emissioni di gas serra sono legate al modo in cui oggi si coltivano i campi, usando fertilizzanti, distruggendo piccole aziende agricole e trasformandole in grandi holding industriali. C’è poi un’altra cosa che il manifesto dice chiaramente: gli OGM non risolveranno la crisi del clima, ma la aggraveranno. Non abbiamo bisogno dell’ingegneria genetica per far fronte alla siccità, ai cicloni e alle inondazioni. Abbiamo diverse varietà di colture, dobbiamo migliorare in modo convenzionale e distribuirle il più possibile. L’ingegneria genetica, invece, non fa altro che sottrarle ai contadini e renderle proprietà delle multinazionali. Per quanto riguarda i biocarburanti, usano più combustibile fossile di quello che vanno a sostituire, con il risultato che aumentano le emissioni e distruggono preziosi acri di foreste in Amazzonia e in Indonesia. Altro che energia verde"

Il manifesto sostiene che la soluzione per la crisi del clima è la stessa per la crisi del cibo, che i costi del cibo continueranno a salire finché il cibo resterà nelle mani di monopoli e speculatori.

"La ricetta che proponiamo", continua la Shiva, "è una maggior biodiversità nelle aziende agricole e un minor impiego di combustibili fossili, sia sotto forma di fertilizzanti chimici che di meccanizzazione su larga scala. Possiamo produrre più cibo usando meno combustibili fossili, rispettando la biodiversità in modo ecologico e naturale. Invece del modello di commercio a lunga distanza che l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha imposto al mondo e che ha portato a questa crisi del cibo, abbiamo bisogno di sistemi di distribuzione più localizzati. Qualcosa verrà scambiato: vedi i buoni vini italiani o le buone spezie indiane. Ma non bisogna far sì che il mondo intero dipenda da un’unica compagnia che queste cose non le coltiva ma le commercia soltanto. E più le commercia, più le controlla. Più le controlla, più specula. Dobbiamo avere più sovranità sul nostro sistema cibo".

Il manifesto, risultato di una ricerca scientifica molto dettagliata e di una valutazione di pratiche altrettanto dettagliata, propone anche delle tecnologie come l’agro-forestazione che aumenta il ritorno di anidride carbonica nel terreno di oltre il 200%, il che significa togliere la CO2 dall’aria e metterla nel terreno, trasformandola in fertilità del suolo e riducendo al tempo stesso le emissioni.

"Salvaguardando la biodiversità", conclude la Shiva, "abbiamo potuto avere semi che resistono al sale che arriva sulla terra, quando gli uragani e i cicloni aumentano con i cambiamenti climatici. Andrò a portare centinaia di chili di riso resistente al sale in Birmania, che è vittima del ciclone Nargis".

(intervista pubblicata il 03-06-2008 su LifeGate.it)

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