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domenica 22 giugno 2008

LHC APOCALYPSE 2

Un buco nero apparirà a metà luglio ai confini tra la Francia e la Svizzera, ingoiando prima l'Europa e poi l'intero pianeta. È la previsione apocalittica riguardo il lancio, previsto tra tre settimane, del Large Hadron Collider (LHC), il più potente acceleratore di particelle mai costruito, progettato per far collidere protoni ad un'energia nel centro di massa di 14 Teraelettronvolts (TeVs), pari a 14 mila miliardi di elettronvolt, all'interno di un tunnel circolare sotterraneo lungo 27 km situato al confine tra la Francia e la Svizzera.



L'ambizioso progetto di ricerca mira ad investigare, come mai in precedenza, la superconduttività e le alte energie (come quelle che si sviluppano nel cosmo), alla ricerca della "particella di Dio", nella speranza di svelare il mistero della creazione dell'Universo.

Ma esiste davvero la possibilità di generare un buco nero che inghiotta il pianeta?
L'unica certezza è il dubbio.



Le più potenti sorgenti di radiazione nell'universo non sono guidate da reazioni termonucleari o processi di annichilimento. Gli oggetti ad alta densità come i buchi neri e le stelle a neutroni sono molto più potenti, la forza di gravità esercitata attorno questi corpi è tremenda, tale da accelerare ogni materia catturata nella morsa fino a velocità immense. L'impatto della materia sulla superficie di stelle a neutroni avviene a metà della velocità della luce. L'energia rilasciata da questi impatti è più di 10 volte quella delle reazioni termonucleari.
La Teoria della Relatività Generale dice che i buchi neri appaiono quando la materia è compressa in forme più compatte di quelle di una stella a neutroni. Il campo gravitazionale di un buco nero è così forte che né un corpo materiale né alcun tipo di radiazione (inclusa la luce) può sfuggire alla sua attrazione. E, per questo, i buchi neri sono impossibili da vedere, possono essere identificati solo indirettamente, osservando la materia che assorbono da una stella vicina per esempio. Poiché il gas che fluisce dalla stella non viene subito inghiottito dal buco nero, ma si trasforma prima nel così chiamato "accretion disk" (disco di accrescimento), dove la materia ruota per lungo tempo, accelerando fino ad avvicinarsi alla velocità della luce ed emettendo radiazioni X ad alta energia che possono essere rilevate da strumenti posti nello spazio.
È possibile che l'LHC sia in grado di produrre questi fenomeni, finora predetti solo teoricamente?


Quando l'LHC entrerà in funzione, al suo interno avranno luogo più di un miliardo di collisioni al secondo. L'ampia circonferenza (26.65 km) consentirà all'LHC di far collidere le particelle a velocità prossime a quella della luce e di produrre energie straordinarie. Alcuni teorici hanno avanzato il timore che tali processi potrebbero sfuggire al controllo, generando una reazione a catena che potrebbe distruggere l'intero pianeta. La paura maggiore è che potrebbe formarsi un microscopico buco nero che cominci ad ingoiare la materia circostante.
C'è chi ha preso questa minaccia molto seriamente. Lo scorso marzo, è partita una denuncia da una corte delle Hawaii contro il CERN (the European Organization for Nuclear Research), che ha realizzato l'acceleratore, che chiede di fermare il lancio dell'LHC in quanto rischia di provocare una apocalisse subatomica.


Secondo un rapporto approvato dal consiglio del CERN, "non vi sono le basi per alcun timore riguardo le conseguenze di nuove particelle o forme di materia che potrebbero essere prodotte dall'LHC”. In un comunicato stampa, il direttore generale del CERN, Robert Aymar, ha dichiarato: “il Laboratorio ha soddisfatto ogni valutazione necessaria ad assicurare la sicurezza alle operazioni di questa nuova eccitante ricerca".
Un gruppo di illustri fisici, John Ellis, Michelangelo Mangano, Gian Giudice e Urs Wiedemann del CERN, Igor Tkachev, dell'Institute for Nuclear Research di Mosca, Steven B. Giddings, della University of California, che hanno lavorato per un anno e mezzo, ha concluso che i raggi cosmici producono collisioni energetiche con la Terra e altri oggetti nel cosmo continuamente, e che dunque "la Natura ha già effettuato qualcosa come 1031 programmi sperimentali simili a quelli dell'LHC dalla nascita dell'Universo", eppure le stelle e le galassie ci sono ancora.
Il nuovo rapporto, che è un'estensione di un precedente studio del 2003, ha concentrato l'attenzione proprio sull'eventualità che un buco nero prodotto dalle collisioni dell'LHC possa ingoiare la Terra. Se mai dei buchi neri stabili potessero venire prodotti, lo sarebbero anche dalle collisioni dei raggi cosmici. Il Dr. Mangano conclude nel rapporto che “basandoci su osservazioni dettagliate e sulla migliore conoscenza scientifica al momento disponibile, basata su dati astronomici, da molteplici prospettive, non c'è alcun rischio che tali buchi neri possano formarsi".
Alcuni anni fa, si è scoperto che i buchi neri evaporano con il tempo, i più grandi molto più lentamente (miliardi di anni) mentre i più piccoli praticamente istantaneamente, nel tempo di 10-17 secondi: non avrebbero dunque il tempo di assorbire alcun quantitativo di materia. Secondo alcuni, potrebbero apparire nell'LHC ogni secondo e dopo essere evaporati lascerebbero una traccia delle radiazioni che verrebbe registrata dai dispositivi di monitoraggio.
Tali mini-buchi neri non rappresenterebbero una minaccia, in teoria. Anzi, potrebbero aiutare la comprensione delle relazioni tra la meccanica quantistica e la gravitazione, dato che l'evaporazione di un buco nero è un processo meccanico-quantistico.


Gli ingegneri del CERN sono in procinto di raffreddare gli oltre 1600 i magneti superconduttori mediante elio liquido superfluido fino alla temperatura di tre gradi Fahrenheit sotto lo zero assoluto, in modo da realizzare il campo magnetico (di circa otto Tesla) necessario a mantenere in orbita i protoni all'energia prevista (il sistema criogenico di LHC è il più grande che esista al mondo. I protoni dovrebbero iniziare a circolare in agosto mentre le collisioni cominceranno due mesi dopo.
Inizialmente, è prevista una energia di cinque TeVs, per arrivare poi, il prossimo inverno, alla massima energia.
Si stima che ci vorranno 20 milioni di CD per registrare i dati prodotti dall'LHC e 70,000 mainframe per processarli.
Si spera che il super-acceleratore, gettando luce sulla natura dei buchi neri, riesca a ricreare le condizioni dell'universo primigenio un miliardesimo di secondo subito dopo il Big Bang.
Speriamo solo che non avvenga il Big Crunch.
(contiene estratti di un articolo di Yury Zaitsev, analista dell'Institute of Space Research. Fonte: RIA Novosti).

European Organization for Nuclear Research




LA MATERIA OSCURA
















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