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lunedì 30 giugno 2008

SCHIAVE DEL SESS0 6

La più vasta operazione contro lo sfruttamento della prostituzione condotta dal Federal Bureau of Investigation (FBI) è durata cinque giorni, coinvolgendo 16 città americane (Atlanta, Boston, Dallas, Detroit, Houston, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Montgomery County, Oakland, Phoenix, Reno, Sacramento, Tampa e Toledo) e il distretto di Columbia: ha portato alla liberazione di 21 bambini, perlopiù scomparsi, costretti a prostituirsi, e all'arresto di 345 persone, incluse 290 prostitute adulte.

La retata è stata coordinata dalla Crimes Against Children Unit dell'F.B.I. e ha preso di mira motel, casino, fermate dei camion e vari siti internet. L'operazione ha coinciso con il quinto anniversario del lancio dell' "Innocence Lost National Initiative" ("Iniziativa Nazionale Innocenza Perduta") volta a combattere lo sfruttamento della prostituzione infantile, che fino ad oggi ha salvato 433 bambini.

"Il traffico sessuale di bambini continua ad essere uno dei crimini più violenti e imperdonabili di questo Paese", ha detto in una conferenza stampa il direttore dell'FBI, Robert Mueller, specie da quando la crescente popolarità di Internet ha reso più facile per i predatori raggiungere le potenziali vittime e promuovere la "merce" ai sempre più numerosi clienti. "La crescente popolarità dei social networks", ha detto ancora Mueller, "ha avuto l'effetto di facilitare le imprese criminali di questo genere".

Ernie Allen, presidente e capo esecutivo del National Center for Missing and Exploited Children, ha sottolineato come la prostituzione minorile sia una forma di nuova schiavitù: "Il traffico di bambini finalizzato alla prostituzione è una attività criminale che usa i bambini come merce per vendita e commercio", ha detto la Allen".

In Michigan, gli agenti hanno liberato una dodicenne obbligata a prostituirsi dopo essere stata rapita. “Spesso le reclute provengono da situazioni familiari difficili, molte sono state cacciate da casa", ha detto Sandra Berchtold, portavoce dell'FBI a Detroit, "ad un certo punto sembrano accettare la loro condizione, come se non avessero alcuna via d'uscita".

Uno studio della University of Pennsylvania stima che almeno 300,000 bambini negli Stati Uniti rischiano di cadere nella rete e diventare nuovi schiavi del sesso.

Sabrina T. ha 24 anni, pochi soldi in tasca e due figli da mantenere. Una cugina di Asuncion le propone un lavoro sicuro in Spagna come impiegata domestica: settecento euro più vitto e alloggio. Quanto basta per mettere insieme, nel giro di un anno, il denaro sufficiente per tornare in Paraguay e iniziare un’attività in proprio. Spuntano due persone che hanno già pronto per lei il biglietto aereo per Madrid, una borsa con 500 euro per passare la dogana e il passaporto con il visto. A destinazione viene caricata su un’auto e portata in un night club di bassa lega dove le spiegano che dovrà lavorare fino a cancellare il debito di tremila euro contratto per lei dai suoi «datori di lavoro».

Florencia L. ha appena 17 anni quando viene presentata ad un’agenzia di lavoro interinale per un posto da cameriera in Argentina: caricata su un camion assieme ad altre sei ragazze, viene violentata lungo il cammino e «affittata» in una mezza dozzina di locali notturni. «Mi sono sentita una stupida - confessa oggi - ancora adesso non riesco a capire come ci sono potuta cascare».

La tratta delle bianche è un fenomeno in forte crescita in Sud America, con epicentro nella zona della triplice frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay. Zona di confine, dove passano tra le sei e le diecimila donne all’anno. Una rete fatta da reclutatori, trasportatori, compratori e venditori, che ha spesso come destinazione finale l’Europa (Spagna, Italia, Svizzera, Grecia). «La cosa più sconvolgente - dice Cynthia Bendlin, responsabile di un programma di prevenzione premiato dal Dipartimento di Stato americano - è che la catena inizia spesso con un familiare o una persona molto vicina alla vittima. Un cugino, un fidanzato, che si presenta con un volantino con l’annuncio di un’offerta di lavoro ben retribuita all’estero».

La rotta tradizionale passa attraverso le province argentine di Missiones e Corrientes fino alla periferia di Buenos Aires dove avviene una seconda selezione; le ragazze dalla migliore presenza vengono mandate in Europa, le altre si smistano nella zona. Il Paraguay è il serbatoio maggiore. A volte i trafficanti organizzano delle messe in scena, finti concorsi di bellezza in hotel di lusso, casting per campagne pubblicitarie. Qualche anno fa, la stampa locale ha smascherato un traffico di detenute del carcere femminile di Asuncion, vendute direttamente dal direttore del penitenziario.

«Il Brasile - spiega Eugenio Ambrosi, direttore italiano di una sede dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) - è l’unico paese della regione con una politica chiara e una legislazione adeguata. In Argentina è appena stata promulgata una legge sulla tratta, mentre in Uruguay, Paraguay e Cile mancano gli strumenti giuridici adeguati». Polizia e inquirenti fanno distinzioni tra la vittima minorenne e quella maggiorenne: sono solleciti nel primo caso, pochissimo nel secondo, prendendo come pretesto che la donna potrebbe essere consenziente. «Le ragazze - spiega la Bendlin - vengono violentate e malmenate non appena rapite. Solo dopo subentra la tortura psicologica. I sequestratori le ricordano che sanno dove abitavano, le ripetono i nomi dei loro figli, le convincono che nessuno a casa crederà alla loro versione. Quando la polizia le libera, poche sporgono denuncia e le inchieste si arenano».

Nelle stanze del centro di recupero «Luna Nueva» una ventina di ex ragazze di strada imparano a cucire, ad usare il computer, a leggere e scrivere in spagnolo oltre al guaranì, la lingua indigena che si parla in tutto il Paraguay. Tutte minorenni, quasi tutte giovani madri. «Facciamo del nostro meglio - dice la direttrice Raquel Bermudes - ma quando escono si trovano di nuovo con la mancanza cronica di lavoro, il rischio che finiscano di nuovo in strada o sequestrate all’estero è altissimo». La «vita utile» di una ragazza finita nella tratta difficilmente supera i 30-35 anni. Alcune di loro continuano a lavorare per conto loro, altre vengono obbligate a fare da «mule» portando droga in Europa. Ma ci sono casi di ragazze che vengono assoldate e tornano in Paraguay come reclutatrici.

Giovani e graziose. Partivano dalla Thailandia con un visto turistico per la Svezia, dove avrebbero dovuto lavorare in alberghi e in ristoranti. Ma la loro vera destinazione era l’Italia. Milano per la precisione. Arrivate a Malpensa, venivano accolte da alcuni connazionali che ritiravano i loro documenti e le portavano a prostituirsi in appartamenti di Alessandria e della provincia.

Le giovani “schiave” guadagnavano circa mille euro al giorno, ma dovevano pagare il viaggio (dai 10 ai 20 mila euro) prima di riuscire ad affrancarsi. A gestire la vasta rete, un’organizzazione gestita da quattro asiatiche abitanti in città, che si avvalevano della collaborazione di altri thailandesi per la parte operativa relativa alla pubblicità, alla gestione dei rapporti con i clienti, alla sistemazione delle ragazze in nuove case. Il “giro” è stato scoperto dagli agenti della squadra mobile, che in sei mesi di indagini ha ricostruito i vari ruoli dei personaggi coinvolti. L’operazione, coordinata dalla procura della Repubblica, coinvolge una cinquantina di persone. Su ordinanza di custodia del gip, sono finiti in carcere 14 thailandesi: due sono finiti agli arresti domiciliari, altri due, tra cui un alessandrino autista-tuttofare, hanno l’obbligo di presentarsi due volte al giorno in questura.

Sono alcune decine le giovani prostitute trovate in alloggi a luci rosse. Dopo che i continui servizi di prevenzione del crimine hanno fatto praticamente sparire le lucciole dalla strada, l’attenzione si è concentrata sulle inserzioni gratuite e a pagamento e su internet, individuando una ventina di casa d’appuntamento. Le tenutarie operavano in collegamento con connazionali di Bangkok, dove una specie di agenzia si incaricava di reclutare le ragazze e fornire loro la documentazione per il viaggio, comprese le false prenotazioni in alberghi italiani in modo da rendere regolare la loro presenza. All’arrivo, le giovani donne venivano prese in consegna e sistemate negli alloggi dove dovevano “lavorare”, controllate da altre ragazze thailandesi già affrancate o che avevano il loro debito ormai in via di estinzione.

In Iran, decine di migliaia di vedove entrano ogni anno nel giro della prostituzione. Secondo le autorità irachene, sono 350mila nella sola Baghdad, e almeno otto milioni nel resto del paese.

Non si tratta soltanto delle vittime della guerra infinita che sconquassa il paese dal 2003. Prima dell'invasione statunitense, le vedove irachene, in particolare le numerosissime vedove della guerra Iran-Iraq, potevano contare su di una piccola pensione governativa, sull'educazione e l'assistenza sanitaria gratuite e, in alcuni casi, perfino sulla disponibilità di una casa fornita dal governo. Dalla "liberazione", però, tutte le misure di sostegno sociale sono state tagliate costringendo una buona parte delle vedove - almeno il 15% secondo l'organizzazione Women's Freedom in Iraq - a mettersi disperatamente in cerca di matrimoni temporanei o a entrare nel giro della prostituzione, sia per soldi che per ottenere protezione nel mezzo della guerra civile.

Secondo Huha Salim, portavoce dell'organizzazione, «centinaia di donne stanno cercando un modo per sbarcare il lunario visto che nessuno vuole dar loro lavoro per paura delle rappresaglie dei gruppi fondamentalisti, che prima quasi non esistevano in Iraq». Purtroppo, molto spesso, le donne finiscono nella rete del grande traffico: secondo l'organizzazione almeno 4mila donne (il 20% minorenni) sono scomparse dal marzo del 2003.

Un certo Abu Ahmed, incapace di nutrire da solo i suoi cinque figli perché affetto da un grave handicap, e anche lui vedovo, ha ammesso di avere venduto la figlia più grande a un trafficante internazionale perché non sapeva come nutrire gli altri quattro bambini. «Sono sicuro che ovunque sia almeno ha da mangiare. Con quello che mi hanno dato per mia figlia posso almeno salvare gli altri quattro». I giornalisti di Al Jazeera sono riusciti a rintracciare la donna che ha contattato Abu e che gira per i quartieri più poveri a caccia di giovani donne da vendere alle gang che gestiscono il traffico di ragazze con i vicini paesi arabi. L'intermediaria, che dorme ogni giorno in una casa diversa per paura della vendetta dei fondamentalisti, ha spiegato all'emittente che il suo ruolo consiste nel convincere le ragazze a partire, promettendo loro una vita migliore appena passato il confine visto che tanto «le famiglie non le vogliono e da sole qui non hanno molta speranza di sopravvivere. Noi offriamo loro del cibo, un tetto e 10 dollari se vanno con almeno due clienti al giorno. La nostra priorità sono le ragazze vergini: possono essere vendute a prezzi molto alti nei ricchi paesi del Golfo».

In realtà, alle miserabili famiglie che hanno messo in vendita le figlie difficilmente arrivano più di 500 dollari: il grosso del malloppo finisce nelle casse del racket e nelle tasche degli intermediari. Una volta arrivate nelle capitali vicine, però, le ragazze irachene non hanno certo vita facile. La diciassettenne Suha Muhammad, per esempio, venduta dalla madre dopo la morte del padre, è stata immediatamente stuprata al suo arrivo in Giordania dai membri della gang che l'aveva comprata. In seguito è stata ceduta a una banda che riforniva persone importanti in Siria e veniva spesso portata ad Amman, la capitale giordana, per incontrare clienti d'alto profilo. Dopo sei mesi è riuscita a scappare: «Una famiglia irachena mi ha accompagnata al dipartimento immigrazione e mi ha aiutata a ottenere un passaporto per tornare nel mio paese. Ora mia zia si prende cura di me a Baghdad: non avrebbe mai immaginato che mia madre sarebbe arrivata a vendermi, ma sfortunatamente le donne in Iraq contano davvero poco».

Ricco, temuto e spietato. Dalla Romania gestiva in prima persona il mercato della prostituzione a Genova con metodi violenti. Almeno una ventina le ragazze che ha ridotto in schiavitù.

Nell’ambiente della malavita veniva chiamato “il signore”. Cornel Caraivan, 47 anni, è stato arrestato a Galati, in Romania, al termine di una operazione congiunta di polizia italiana e rumena. L’uomo, rintracciato e arrestato lo scorso 20 maggio mentre stava facendo la spesa in un supermercato, ha tentato in ogni modo di nascondere la sua identità, ma gli investigatori lo hanno smascherato. “Il signore” gestiva in prima persona il business, decidendo personalmente quali ragazze portare in Italia: tutte giovanissime (alcune anche minorenni), belle e possibilmente senza alcuna esperienza sessuale. Tramite gli altri appartenenti alla banda criminale (5 arrestati nel gennaio del 2007, altri due ancora ricercati), era sempre lui a decidere di sostituire chi non rendeva abbastanza denaro o chi rimaneva incinta, ad organizzare i viaggi, a procurare i documenti necessari alle ragazze, a stabilire gli orari di lavoro e, ovviamente, a incassare la quasi interezza dei ricavi.

Le ragazze, una volta giunte in Italia, erano di fatto schiavizzate, costrette a continue minacce, vessazioni ed umiliazioni se non si dimostravano all’altezza delle loro aspettative di guadagno. Caraivan, che dovrà rispondere dell’accusa di tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione ed alla riduzione in schiavitù, sarà estradato in Italia.

In una località del Monregalese, una "baby-squillo" di 15 anni, oltre ad essere costretta a prostituirsi, ha dovuto subire violenze sessuali inaudite, anche di gruppo, per più di due mesi.

I suoi sette aguzzini, tutti romeni di età compresa tra i 21 ed i 26 anni, sono stati arrestati e portati in carcere a Cuneo dopo che la ragazza ha trovato il coraggio per denunciarli.

La CIA stima che siano tra 50.000 e 100.000 i ragazzi, le ragazze, e le donne "trafficate" ogni anno negli Stati Uniti. In tutto il mondo, più di un milione.

Nell'ottobre del 2002, il Presidente Bush ha ospitato la prima White House Conference on Missing, Exploited, and Runaway Children con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica.

Sebbene sia quasi impossibile fornire delle statistiche accurate sul numero di bambini schiavizzati coinvolti nel commercio sessuale, vi sono alcuni dati acquisiti che rendono l'idea delle dimensioni del fenomeno.

In Cambogia, nel 1995, minori dai 13 ai 17 anni comprendevano il 31% dei lavoratori sessuali.

In Cina, nel 1994, Peking People’s Daily riportava che più di 10.000 donne e bambini venivano rapiti e venduti ogni anno nella sola regione dello Sichuan.

Nella capitale del Costa Rica, San Jose, si contano più di 2.000 bambini dediti alla prostituzione. In tutto il paese, vengono venduti bambini regolarmente a pedofili stranieri in "pacchetti" di turismo sessuale.

In India, nel 1995, il 20% della popolazione dei bordelli era composta di giovani ragazze al di sotto dei 18 anni, almeno la metà sieropositive.

In Sri Lanka, 100.000 bambini tra i 6 e i 14 anni si trovano nei bordelli, altri 5.000 tra i 10 e i 18 anni lavorano nelle aree turistiche.

A Taiwan, il numero di bambini coinvolti nell'industria del sesso si aggira intorno ai 100.000.

L'ECPAT (End Child Prostitution, Child Pornography, and Trafficking of Children for Sexual Purposes), ha rilevato un continuo aumento del traffico sessuale di bambini provenienti dai paesi dell'ex Unione Sovietica: in particolare, da Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania e Russia.

L'organizzazione svedese Save the Children, impegnata nella lotta contro la pedopornografia il traffico e lo sfruttamento sessuale dei bambini, ha pubblicato un dossier approfondito sugli abusi sessuali e altri casi di sfruttamento sessuale a danno di bambini.

In Inghilterra, è stata sgominata recentemente una rete di prostituzione in cui erano coinvolti 5.000 bambini, di cui molti trafficati da gang criminali.

L'emergenza è testimoniata anche da uno studio importante sulla schiavitù globale, che interessa la Gran Bretagna quanto punto di maggior transito per il movimento dei giovani schiavi in tutto il mondo, commissionato dalla Joseph Rowntree Foundation e realizzato dalla University of Hull insieme con Anti-Slavery International e The Wilberforce Institute for the study of Slavery and Emancipation.

Il rapporto ha fatto emergere il quadro scioccante di una ragnatela internazionale criminale che sfrutta sessualmente bambini anche di cinque anni così come donne vulnerabili, costretti con la violenza alla prostituzione oppure a diventare servitori domestici.

Si stima che il traffico di merci umane generi introiti per 5 miliardi di sterline all'anno. Si tratta dell'industria criminale internazionale più redditizia dopo il traffico di droga.

Proprio in Gran Bretagna si registra un aumento drammatico di bambini trafficati in relazione a servizi sessuali. Una inchiesta di The Independent on Sunday ha riscontrato che gang criminali, specialmente di Romania e Lituania ma anche dell'Africa, si stanno concentrando in Inghilterra perché i mercati degli altri paesi europei come Spagna e Italia sono in via di saturazione.

Prima di dimettersi, Tony Blair aveva dichiarato che la Gran Bretagna avrebbe firmato una convenzione europea per combattere la nuova schiavitù. Ma dal rapporto emerge che la risposta al traffico va più rafforzamenti legislativi che verso la protezione delle vittime. Inoltre, molte vittime vengono rispedite ai loro paesi di origine, dove le gangs possono facilmente riappropriarsene. Per questo, la Joseph Rowntree Foundation sta spingendo verso politiche che considerino le vittime come soggette a schiavitù e non come casi di immigrazione.

Secondo Ecpat UK, almeno 48 bambini ridotti a schiavitù in Gran Bretagna sono scomparsi a causa di mancanza delle forze di polizia. Il direttore di Ecpat, Christine Beddoe, ha detto: "Il traffico di bambini è una forma contemporanea di schiavismo eppure questi bambini vengono etichettati come indesiderati perché sono visti come immigrati clandestini".

Anthony Steen, a capo dell'All Party Group on Trafficking of Women and Children, dice che donne e bambini vittime del traffico, ancora non ricevono la giusta protezione, a dispetto della promessa fatta da Tony Blair.

Federal Bureau of Investigation - Innocence Lost

National Center for Missing & Exploited Children

White House Conference on Missing, Exploited, and Runaway Children

Joseph Rowntree Foundation

WISE - Wilberforce Institute for the Study of Slavery

Anti-Slavery International

Organisation of Women's Freedom in Iraq

ECPAT International

Save the Children

Stop Human Traffic

http://www.humantrafficking.org

http://traffickingproject.blogspot.com/

Schiave del sesso (parte 1)

Schiave del sesso (parte 2)

Schiave del sesso (parte 3)

Schiave del sesso (parte 4)

Schiave del sesso 5

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