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sabato 12 luglio 2008

FUNNY GAMES

"Perché non ci uccidete subito e la fate finita?"

“E che ne sarebbe dello spettacolo?"

"Funny Games", del regista austriaco Michael Aneke, uscito originalmente nel 1997 e recentemente riproposto in una versione remake americana, è la storia di due adolescenti, disturbati mentalmente, apparentemente innocui, che si introducono con banali scuse nelle case di famiglie borghesi in villeggiatura, iniziano a torturarli psicologicamente con dei giochetti tipo "fai questo o fai quello se no lui muore", e poi li ammazzano tutti.

Il film, un esempio di “metacinema” che prende di mira la rappresentazione spettacolare della violenza, senza fornire alcuna spiegazione di sorta, obbliga lo spettatore a interrogarsi sul ruolo del vedere, sul fascino morboso che la violenza esercita su chiunque, costringendolo a partecipare ad un "gioco" senza via d'uscita, sposando la tesi che il vero protagonista di ogni film è lo spettatore stesso.

"Volevo chiederti una cosa. Perché l'hai fatto?"

"Cosa?... Non lo so... Volevo vedere com'era, probabilmente"

Già nel 1992, con "Benny’s Video" - in cui Benny, un ragazzino che si nutre di immagini di violenza televisive, uccide una sua amica per girare un video - Haneke aveva cominciato a denunciare l’impatto negativo della rappresentazione della violenza ad opera dei media.

"Funny Games" sovverte il genere, perché da una parte permette al pubblico di assistere a differenti manifestazioni di questa violenza, dall’altra (e soprattutto), sovrapponendo l’emozione alla riflessione, chiama in causa la complicità voyeuristica dello spettatore.

La ferocia di Benny, così come quella dei protagonisti di "Funny Games", è del tutto gratuita, senza senso, nichilistica. Una malvagità assurda, malata, trasmessa come un virus dalle immagini di violenza che ci sovrastano, e di cui tutti, volenti o nolenti, ci nutriamo.

I bambini trascorrono una media di tre ore al giorno davanti allo schermo. Molti studi hanno evidenziato come il numero di ore e l'età in cui un bimbo inizia a guardare la televisione incidano biologicamente sull'individuo, causando notevoli danni.

"In media”, dice Armando Masucci, del Dipartimento di Medicina Pubblica e Sicurezza Sociale dell'Università degli Studi Federico II di Napoli, “all'età di sei anni, un bimbo si ritrova ad aver già trascorso un intero anno della sua vita di fronte alla tv". Se, inoltre, "si somma anche il tempo trascorso davanti al computer, allora risulta che l'attività svolta di fronte ad uno schermo diventa quella predominante per bambini un po' più grandi, di età tra gli 11 e i 15 anni, che spendono il 55% del loro tempo da svegli, circa sette ore e mezza al giorno, guardando televisione e computer".

Questo ha provocato "una serie di effetti concatenati: il numero di bambini affetti da miopia, da deficit di attenzione, diabete, obesità, autismo, diminuzione della capacità delle cellule di rimarginare le ferite, Alzheimer, è aumentato a dismisura ".

Lunghi periodi davanti alla televisione, dice Masucci, "possono infliggere danni al meccanismo neuronale che sta dietro alla capacità di attenzione e al controllo degli impulsi nervosi". Ciò significa, "danneggiare lo sviluppo delle cellule cerebrali e la capacità di concentrazione sugli oggetti". Per i bambini, "significa un alto tasso di disordini comportamentali e difficoltà di apprendimento".

Quel che è peggio, "assistere continuamente a spettacoli violenti, incautamente trasmessi a qualsiasi ora del giorno, causa degli effetti significativamente negativi nella sviluppo e nella formazione del bambino". Infatti, "un'alta percentuale di bambini vive in uno stato emozionale problematico. Quasi la metà dei bambini dice che di essere ansiosa quasi sempre o spesso; il 9% è dovuto fuggire da casa almeno una volta nella vita; il 47% dice che vorrebbe vivere in un altro Paese. Nelle aree con un alto tasso di violenza, il 16% dei bambini dice che la maggior parte della gente nei loro quartieri muore perché altri li uccidono".

"I mass media interattivi e i videogames sono stati associati alla limitazione dell'attività cerebrale e neurologica. Guardare la televisione è considerata dai neuroscienziati un'attività non stimolante per l'intelletto, che ne impedisce lo sviluppo e l'allenamento. Mentre ciò non accade, invece, per attività come la lettura".

"I videogiochi alienano dalla realtà e creano dipendenza, propongono valori come la violenza ed altri contenuti non adatti a minori, causano problemi fisici (vista, epilessia, crampi, ecc.)".

La polizia della contea di Nassau, nello stato di New York, ha arrestato 6 ragazzini che assalivano i passanti imitando i personaggi del famoso videogame “Grand Theft Auto”.

I due violenti episodi sono accaduti a breve distanza temporale l’uno dall’altro nelle zone di New Hyde Park e Garden City. Inizialmente, i sei hanno assalito e rapinato un uomo all’uscita di un supermercato, poi, armati di mazze e di un piede di porco, hanno rubato le sigarette a una donna e colpito un camioncino.

Non è la prima volta che i giovani si ispirano a un videogioco o a qualcosa visto in tv per compiere atti di violenza (effetto copycat, ndr).

Recentemente, ha suscitato scalpore la decisione di 17 studentesse del liceo di Gloucester, nel Massachusetts, di restare incinte contemporaneamente dopo aver visto il film “Juno”.

Due studenti francesi di 23 anni, Laurent Bonomo e Gabriel Ferez, a Londra per un master in biochimica, sono stati assassinati in modo particolarmente raccapricciante, torturati e massacrati con più di 200 coltellate, prima che l'appartamento dove si trovavano venisse dato alle fiamme.

L’autore del “funny game”, che le cronache hanno battezzato “Tarantino murders”, il 23enne Daniel Sonnex, che forse non ha agito da solo, sarebbe un serial-killer già coinvolto in precedenti atti di violenza efferata.

Il movente? Si ipotizza il furto di due playstation.

Negli ultimi tempi, il Regno Unito sembra sia stato colpito da un’ondata di violenza dilagante. nel corso del 2008, si sono verificati 18 casi di omicidio di minorenni nella sola Londra.

Il compositore e chitarrista degli Oasis, Noel Gallagher, ha dichiarato alla stampa britannica che i videogiochi sono una delle maggiori cause di questa diffusione di violenza.

"Si dice che i videogiochi abbiano qualcosa a che fare con la violenza e io credo che questo sia vero. Se i ragazzi stanno in piedi tutta la notte a fumare droghe e sono così insensibili a causa dell'esposizione ai videogiochi, la situazione è molto, molto allarmante. Ai miei tempi si voleva raggiungere un certo status provando a diventare qualcuno, non uccidendo qualcuno".

Un manichino, una vittima virtuale, se ne sta appesa per le braccia in uno scantinato buio e umido.

Sulla destra del video sono elencati vari metodi di tortura a disposizione del giocatore.

Il manichino-prigioniero rimane silenzioso e può essere massacrato anche dopo che appare la parola “morto”.

“The Torture Game 2” (600mila contatti in un mese) è una specie di videogame, creato dal 19enne sudafricano Carl Havemann su Newsground.com, un portale che già aveva fatto discutere per un altro videogame in cui si possono vestire i panni del ragazzo coreano che ha compiuto la strage nel un liceo della Virginia.

Nel sito si possono leggere i commenti dei giocatori: alcuni si lamentano perché il manichino non urla e dunque toglie realismo al gioco; altri propongono ulteriori strumenti di tortura; altri ancora suggeriscono di usare il videogame come un modo per scaricare la rabbia, immaginando che il manichino sia la persona odiata.

Il gioco, d’altronde, non mira a stimolare riflessioni. È solo un “funny game”.

"Più guardi ... più rapidamente morirà..."

Sul sito Killwithme.com vengono mostrate immagini di tortura in streaming, collegate al contatore di accessi al sito: più gente assiste, più la morte è dolorosa e rapida.

Il sito non è rintracciabile né oscurabile, ma risulta controllato da qualcuno del posto a Portland (Oregon, USA).

Nella chat del sito c'è chi incita e osanna la trovata del serial killer, chi invece esprime il suo disgusto. Persino i poliziotti che assistono impotenti alle fasi conclusive della vicenda, si lasciano andare a comportamenti molto simili al tifo da stadio.

“Nella Rete del Serial Killer” (“Untraceable”, Gregory Hoblit, USA, 2008) mette in scena un altro “funny game” che chiama in causa lo sguardo dello spettatore, di colui che guarda, attratto da thanathos, e che contribuisce ad alimentare questo gioco perverso.

Tre ragazzi di 13 e 14 anni infieriscono su di un loro compagno, dandogli fuoco ai capelli in più punti.

Il filmato a bassa risoluzione, scaricabile su YouTube, consente di percepire le risate di sottofondo ed il terrore della vittima mentre subisce i soprusi.

È successo a Viterbo, protagonisti quattro ragazzi che frequentano una scuola media del centro. La vittima, aiutato da polizia e psicologi, ha confessato che l’episodio non è isolato e che ha subito in aggiunta lo spegnimento di diverse sigarette accese sulle braccia.

La Polizia Postale di Campobasso ha individuato gli autori di un video in cui alcuni ragazzi - quattro minorenni ora accusati di ingiuria, diffamazione e violazione della privacy - maltrattavano un coetaneo diversamente abile.

Sono stati proprio i sei video trovati sul Web, probabilmente girati con telefonini, ad allarmare le forze dell’ordine ed ad incastrare i quattro. A denunciare i fatti è stato il fratello della vittima avvertito da sua figlia che, navigando su internet, si è accorta dei filmati con lo zio disabile costretto a subire i maltrattamenti.

Nei video si vedono i quattro bulletti che costringono il ragazzo ad accendersi una sigaretta con un accendino modificato per procurargli bruciature sul volto e lo obbligano a ballare mentre viene schernito e deriso.

Un altro video scoperto su YouTube riprende una rissa scoppiata tra due ragazze adolescenti: anziché dividere le due “lottatrici”, cercando magari di risolvere la questione civilmente, un gruppo di ragazzi ha preferito godersi la scena, filmando il tutto, probabilmente con l’ausilio del telefonino.

Nel sottofondo si sentono diverse voci, addirittura una, di stampo maschile, chiede con scherno se tra i presenti ci sia qualcuno che abbia portato un flash, come per riprendere meglio la scena. Andando avanti con il filmato si vede una persona che passa velocemente, sferrando un calcio ad una delle due ragazze, che nel frattempo sono finite a terra continuando a darsele di santa ragione.

In America, otto ragazze sono state arrestate dopo che hanno selvaggiamente picchiato una loro amica riprendendo tutto per poi pubblicare il video del pestaggio su YouTube.

E' successo in Florida, dove la 16enne Victoria Lindsay è stata vittima di un terribile "funny game". Le amiche l'avevano invitata a casa (più che invito, una sorta di rapimento) per vendicarsi di alcuni messaggi che lei aveva scritto su internet. E proprio sul Web si doveva consumare la vendetta.

Tutte le ragazze coinvolte sono state arrestate, la giovane Victoria è finita in ospedale con diverse escoriazioni e problemi ad un occhio. Rimosso il video originale, su YouTube è finito il servizio realizzato da Fox News: il filmato è tra i più visti del giorno con oltre 1000 commenti che condannano l'accaduto.

Dal latino “nihil” (“nulla”), il nichilismo è “il più inquietante tra tutti gli ospiti” (M. Heidegger).

Secondo Umberto Galimberti, autore de “L’Ospite Inquietante Il Nichilismo e i Giovani”, si è originato in seguito alla Rivoluzione Copernicana, quando l’uomo ha scoperto che non si trovava al centro dell’universo.

Nella società attuale, in cui la dispersione di messaggi e sta facendo venire meno la funzione educativa, il futuro è vissuto come una minaccia. I giovani, incompresi dalla scuola e dai genitori, in balia dei mass-media, non riescono a crearsi una propria identità, a riconoscersi in dei valori, pensano solo a divertirsi. Il divertimento, dice Galimberti, è una di-versione, una voglia di fuga dalla realtà.

La mancata educazione emotiva porta i giovani a diventare vittime della psicopatia o sociopatia, una sindrome molto diffusa (Erika e Omar, i sassi dai cavalcavia, il bullismo) che colpisce «colui che è capace di compiere gesti anche terribili senza che il suo sentimento registri il minimo sussulto emotivo».

Lo stesso analfabetismo emotivo e nichilismo che caratterizza la pornografia dei reality show ,come Il Grande Fratello, che invitano ad abbandonare ogni pudore, a rendere pubblici il proprio corpo e i propri sentimenti, e a tramutarli in spettacolo. Dice Galimberti: “la vita privata ormai è diventata proprietà comune e chi la cela si attira ingiustamente le accuse degli altri”.

Il nichilismo, dunque, è un disagio pischico-culturale, che porta ad agire senza un vero motivo: come quei giovani che compiono atti di violenza e poi, interrogati sul perché li hanno commessi, dichiarano che era solo per divertirsi.

Il filosofo e psicoanalista argentino Miguel Benasayag e lo psichiatra infantile e dell'adolescenza Gérard Schmit, che nella loro opera “L'Epoca delle Passioni Tristi” hanno analizzato le ricadute del nichilismo sulla condizione giovanile, si sono accorti che per gran parte delle persone esaminate le sofferenze non avevano una vera e propria origine psicologica, ma “riflettevano la tristezza diffusa che caratterizza la nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento permanente di insicurezza e di precarietà”.

Come afferma Heidegger, «non serve a niente mettere il nichilismo alla porta, perché è ovunque».

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