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Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

venerdì 24 ottobre 2008

APOCALISSE MAYA 2

THE CORE

Lo scorso agosto, è giunta la notizia che il campo magnetico che protegge la Terra dall’azione dei raggi cosmici, si sta modificando. L'indebolimento graduale del campo magnetico generale, può durare centinaia e perfino migliaia di anni. Però, fluttuazioni più piccole e più veloci, possono lasciare i satelliti senza protezione e cogliere gli scienziati impreparati.

Da nove anni, un nuovo modello utilizza i dati satellitari per dimostrare come movimenti improvvisi del fluido al centro della Terra possono alterare la copertura magnetica intorno al nostro pianeta. È la prima volta che i ricercatori hanno potuto rilevare cambiamenti del campo magnetico così veloci nell'arco di alcuni mesi. “Questi cambiamenti si riscontrano nell'Atlantico del sud, in una zona dove il campo magnetico ha una piccola copertura, di un terzo di quella normale”, diceo Mioara Mandea, un geofisico del GFZ (GeoForschungsZentrum), Centro di Ricerca per le Geoscienze, di Potsdam in Germania. Anche prima dei cambiamenti recenti rilevati, l'anomalia dell'Atlantico del sud rappresentava un punto debole del campo magnetico, una “ammaccatura” nella bolla protettiva della Terra.

Il campo magnetico terrestre, si estende su circa 36.000 miglia (58.000 chilometri) nello spazio, generato dalla rotazione del nucleo elettrico-conduttivo al centro della Terra (che si comporta come un gigantesco elettromagnete). Non è costante nel tempo, ma subisce notevoli variazioni sia in termini direzionali che di intensità. Tali variazioni, vengono calcolate sulla base dei valori medi giornalieri, mensili ed annuali, nonché su dati rilevati in secoli di misurazioni magnetiche (“variazione secolare”). Esse hanno portato, nel corso delle ere geologiche, alla deriva dei poli magnetici e a ripetuti fenomeni di inversione del campo, con scambio reciproco dei poli magnetici Nord e Sud. Gli studi condotti sul paleomagnetismo, che riguarda l’analisi del magnetismo intrappolato nelle rocce, di cui si trova traccia da milioni di anni a questa parte - dato che le rocce contengono minerali magnetici (ossido di ferro) le cui particelle, durante il raffreddamento, si orientano secondo il magnetismo terrestre - hanno permesso di chiarire che sulla Terra si sono alternati periodi di polarità normale con periodi di polarità inversa. Questi periodi, vengono definiti "epoche magnetiche". Esaminando il magnetismo degli strati di lava che si sono depositati e raffreddati in epoche diverse, è stato possibile ricostruire l’andamento nel tempo del campo magnetico del pianeta.

Gli studi paleomagnetici, dicono che ci sono state una dozzina di inversioni negli ultimi 3 milioni di anni, una cinquantina negli ultimi 20, forse migliaia nella storia della Terra. Ma che non hanno una definita periodicità e non mostrano apparentemente alcuna regolarità (all’incirca ogni 300.000 anni). L’ultima inversione si sarebbe verificata circa 780 mila anni fa, quando l’uomo ancora non era "sapiens", viveva nelle caverne e combatteva per la sua sopravvivenza contro glaciazioni e grandi mammiferi carnivori. Ma non tutta la comunità scientifica è d'accordo sulla datazione di questi eventi epocali, l'argomento è uno dei più complessi in geofisica.

Su una cosa sono tutti d’accordo: gli studi condotti nel corso XX secolo sul magnetismo terrestre, hanno permesso di calcolare che negli ultimi 150 anni, il campo magnetico terrestre si è indebolito almeno del 10%. La Geomonitor, un ente scientifico statunitense, ha reso pubblici i dati relativi alla progressiva riduzione del magnetismo terrestre, suscitando molto scalpore tra gli addetti ai lavori. Sembra proprio che l’intensità del campo magnetico terrestre stia scendendo rapidamente al ritmo del 5% ogni cento anni. Su una scala da 1:10, in cui 10 è il valore più elevato registrato dal magnetismo terrestre negli ultimi 2000 anni, i valori attuali sono attestati tra 1 e 1,5, con una riduzione del 38% rispetto a quelli di duemila anni fa. In realtà, come dimostrano i rilievi geologici, si tratta di un fenomeno già accaduto molte altre volte nella storia del nostro pianeta: i campi magnetici sono cambiati almeno quattordici volte negli ultimi 4,5 milioni di anni.


Per via di questo progressivo indebolimento del campo magnetico terrestre, alcuni studiosi, in anni recenti, hanno suggerito che potrebbe essere imminente una nuova inversione magnetica, ma la questione è molto dibattuta. L’inversione dei poli magnetici da nord a sud e viceversa, tipicamente coinvolge un indebolimento del campo magnetico (c’è chi sostiene addirittura un azzeramento), seguito da un periodo di rapido recupero e riorganizzazione delle opposte polarità. La misurazione delle interazioni tra il campo magnetico e la rotazione del nucleo ferroso liquido che si trova a 3.000 km in profondità sotto la superficie terrestre è stata sempre problematica, ma le costanti osservazioni di satelliti come “CHAMP” (CHAllenging Minisatellite Payload), gestito dal GFZ, e il danese “Ørsted”, in onore dello scienziato danese Hans Christian Ørsted, la prima missione dopo quella del “Magsat”, del 1979, interamente dedicata alla mappatura del campo magnetico terrestre, hanno aiutato i geofisici a focalizzare meglio la questione.

Mandea ha lavorato con Nils Olsen, un geofisico dell'Università di Copenhaghen, per creare un modello del nucleo liquido che si adatti ai cambiamenti del campo magnetico rilevati dai satelliti. Il rapido indebolimento del campo magnetico rilevato nella regione del sud Atlantico, potrebbe essere il segnale di disturbi futuri per tali satelliti; tempeste di radiazioni del sole potrebbero friggere il materiale elettronico presente sui satelliti, che perderebbero la copertura di protezione. “Per i satelliti, sarebbe un problema”, dice Mandea, “se si verificheranno tempeste magnetiche con particelle ad alta energia che vengono dal sole, potrebbero essere colpiti e i loro collegamenti andrebbero perduti”.

Il bombardamento costante di radiazioni cosmiche arriva sulla Terra portato dal vento solare, scorrendo contro ed intorno al campo magnetico terrestre, creando la bolla della magnetosfera, ma nemmeno la potenza del campo può impedire a tutte le particelle ad alta energia di penetrare. Nel 2006, una grande macchia solare ha provocato una grossa tempesta radioattiva che ha accecato temporaneamente alcuni satelliti per il controllo del sole. Gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, si sono ritirati per precauzione nella zona di protezione, per evitare un'esposizione alle radiazioni.

Mandea e Olsen sperano di continuare ad affinare il loro modello, con aggiornate osservazioni, e di contribuire a predire i cambiamenti futuri del campo magnetico terrestre.

(art.di rif. “Sloshing Inside Earth Changes Protective Magnetic Field”, Space.com, 18 agosto 2008)


Nils Olsen, geofisico del National Space Center di Copenhagen, co-autore insieme a Mandea dello studio (pubblicato su Nature Geoscience) sull'evoluzione del campo magnetico terrestre, afferma che: «Ciò che sorprende è la rapida, quasi improvvisa, variazione del campo magnetico».

Il flusso circolare di ferro fuso e nichel intorno al centro solido della Terra, produce una corrente elettrica che genera il campo magnetico terrestre. Rapidi cambiamenti nel movimento di questo liquido esterno che avvolge il nucleo solido, stanno indebolendo il campo magnetico in certe regioni della superficie terrestre.

La prima prova di questi cambiamenti improvvisi e drammatici è arrivata nel 2003, quando fu registrata una considerevole variazione nella regione Australe del pianeta, seguita da altri eventi, un anno dopo, in sud-Africa. «Questo potrebbe suggerire la possibilità di un prossimo ribaltamento dei campi geomagnetici», dice Mandea. Secondo i due studiosi, il ribaltamento dei poli magnetici potrebbe avvenire entro i prossimi 2000 anni. I due hanno aggiunto però che si potrebbero verificare effetti significativi nel breve termine: il costante abbassamento del campo magnetico, potrebbe portare alcune regioni del globo ad essere più esposte al bombardamento di particelle che arrivano dallo spazio esterno.

“Lo studio documenta come il flusso del nucleo terrestre stia repentinamente cambiando”, dice Peter Olson, professore di geofisica alla Johns Hopkins University, che non ha partecipato alla ricerca.

(art. di rif. “Earth's Core, Magnetic Field Changing Fast, Study Says”, National Geographic, 25 sett. 2008)


(Credit: Illustrations by Precision Graphics)

Un’altra ricerca, pubblicata su Earth and Planetary Science Letters, ha riscontrato che il nucleo solido, interno, della Terra, sta ruotando ad una velocità maggiore rispetto a quello liquido, esterno, con una differenza fra i 3 e i 5 decimi di grado all'anno.

Il nucleo della Terra è composto di ferro e consiste di una parte solida più interna, dal diametro di circa 2400 chilometri, e di una più esterna, di circa 7000 chilometri. La prima osservazione della sua diversa velocità di rotazione è stata fatta nel 1996 da Xiaodong Song, professore di geologia all'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign, e da Paul Richards, un sismologo del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, ma molti sismologi hanno sostenuto che i loro
dati fossero sbagliati o addirittura contraffatti. Confrontando le onde sismiche che attraversano il nucleo fluido e quello solido, registrate da 58 stazioni sismiche per un periodo di 35 anni, Dong e la ricercatrice Xinlei Sun, hanno ottenuto la prova che mancava.

Da anni, i geologi tentano di spiegare un'anomalia che riguarda il nucleo solido interno: le onde sismiche che lo attraversano lungo la direzione nord/sud hanno un'ampiezza minore rispetto a quelle che si muovono lungo la direzione est/ovest (si chiama “anisotropia sismica”). Capire l'origine di questa anisotropia potrebbe essere cruciale per spiegare altri fenomeni, come la formazione del campo magnetico terrestre. Analizzando le onde sismiche dei terremoti, Dong e Sung hanno scoperto che la struttura del nucleo interno è molto più complicata di quanto si pensasse: divisa in due strati, con una zona di transizione spessa da 250 a 400 chilometri. Questo modello del nucleo interno stratificato fu proposto nel 1998 da Song e da Donald Helmberger, direttore del Laboratorio di Sismologia del California Institute of Technology. "A quel tempo - ricorda Song - ci basammo su dati a lungo periodo ottenuti nel corso di vari terremoti ma da poche stazioni sismiche”. I nuovi dati hanno confermato che il nucleo interno è realmente suddiviso in due strati, di cui quello più esterno isotropo, e quello più interno anisotropo. Ma non è tutto. “Le onde sismiche simili che sono passate nel nucleo interno, mostrano sistematici cambi nei tempi di percorrenza e nella forma rispetto ad eventi verificatisi ad anni di distanza”, spiega Song, “l'unica spiegazione possibile è che il movimento del nucleo interno sia più veloce”. La causa più probabile di ciò, secondo Song, è il fenomeno conosciuto come “accoppiamento elettromagnetico”. “Il campo magnetico generato nel nucleo esterno si diffonde nel nucleo interno, dove genera a sua volta una corrente elettrica, e l'interazione della corrente con il campo magnetico provoca la
rotazione del nucleo interno”.

Per le loro analisi, Sun e Song hanno usato una tecnica di tomografia tridimensionale per invertire l’anisotropia del nucleo interno in direzione sia radiale che longitudinale. Poi, con un metodo di tracciamento tridimensionale, hanno tracciato e ritracciato ripetutamente le onde sismiche attraverso il nucleo. Scoprendo una netta differenza nella sua anisotropia che può essere spiegata solo ammettendo la presenza di un ulteriore nucleo interno, del diametro di circa 1.180 km, di poco meno della metà del diametro del nucleo interno superiore. La formazione di tale nucleo è spiegata come una differente consistenza, o fase cristallina, del ferro nel nucleo interno principale. “I nostri risultati suggeriscono che il nucleo interno principale è composto da cristalli di ferro di una singola fase con diversi gradi di allineamento preferenziale con l’asse di rotazione terrestre”, dice Sun, “mentre il nucleo interno inferiore potrebbe essere composto di una differente fase di ferro cristallino o avere un diverso pattern di allineamento”. Sebbene l’anisotropia del nucleo interno sia stata proposta per la prima volta 20 anni fa, “questa è la prima volta che siamo stati in grado di fornire una visione completa tridimensionale”, dice Song, “che ci permetterà di comprendere meglio il carattere, le proprietà minerali e l’evoluzione del nucleo interno”.

(art. di rif., “Researchers confirm discovery of Earth's inner, innermost core”, University of Illinois at Urbana Champaign, 03-10-08)

Secondo un recente studio paleomagnetico, riportato su Science del 26 settembre scorso, esisterebbe una seconda sorgente del campo magnetico terreste che potrebbe aiutare a determinare se e come avverrà un’inversione geomagnetica.

Misurando il magnetismo di antiche rocce vulcaniche nella regione di West Eifel in Germania e di Tahiti nella Polinesia Francese, Kenneth Hoffman, della California Polytechnic University, e Brad Singer, professore di geologia alla University of Wisconsin–Madison, hanno rilevato che il campo magnetico dipolare terrestre è accompagnato da un secondo campo magnetico che ha origine nel nucleo terrestre. Sebbene i geofisici concordino nel ritenere assai complesso il campo magnetico della Terra, finora si è sempre pensato che fosse riconducibile ad una singola sorgente. “Generalmente”, dice Hoffman, “si tende a vedere il campo come qualcosa di unificato, ma se invece esistessero due sorgenti indipendenti, nel momento in cui interagissero in un certo modo, potrebbe essere il principio del processo di inversione magnetica”. “Questa seconda sorgente”, dice Singer, “che potrebbe avere origine nello strato intermedio appena sotto il mantello roccioso, diventa importante quando il principale campo magnetico nord-sud si indebolisce, cosa che avviene periodicamente quando si sta per verificare una inversione dei poli”.

I due scienziati ritengono che stiamo attraversando un momento di transizione verso l’inversione dei poli, testimoniato dal fatto che il campo magnetico principale si sta indebolendo, e che monitorando il secondo campo, sarà forse possibile prevedere quando avverrà l’inversione (entro poche migliaia di anni, secondo i due ricercatori).

(art.di rif. “Earth's Magnetic Field Reversals Illuminated By Lava Flows Study” ScienceDaily, Sep. 26, 2008)

Secondo lo scienziato americano G. Glatzmaier, l’indebolimento del campo magnetico terrestre non comporta necessariamente la sua prossima inversione. Studiando i modelli matematici della struttura interna della Terra, in cui si considera il nucleo solido interno e lo strato di ferro allo stato liquido esterno che lo avvolge (i cui movimenti generano, per effetto dinamo, il campo magnetico terrestre) e approntando opportune equazioni magnetoidrodinamiche, Glatzmaier e P. Roberts hanno predisposto dei programmi di simulazione della struttura interna della Terra e delle interazioni tra i fluidi conduttivi e il campo magnetico. In tal modo, hanno simulato, con diverse prove, il riscaldamento e una variazione nei movimenti interni del profondo strato di metallo liquido, per verificare quali conseguenze potrebbero esservi nel campo magnetico terrestre.

Con migliaia di prove, Glatzmaier e Roberts sono giunti alla conclusione che le turbolenze interne dello strato provocano dei cambiamenti che possono essere ritenuti "normali". Durante queste prove di simulazione, si è potuto verificare che l’agitazione dello strato di metallo liquido comporta una serie di modifiche al campo magnetico terrestre: i poli magnetici si spostano e in alcuni casi si invertono. Secondo i due scienziati americani, queste inversioni richiedono alcune migliaia di anni per completarsi e non comportano l’azzeramento del campo magnetico, ma una sua
modifica: durante le inversioni dei poli, il campo magnetico non scompare, ma modifica la sua struttura e diventa più complesso; le sue linee di forza in prossimità della superficie terrestre tendono a divenire aggrovigliate e i poli magnetici si spostano prima di completare l’inversione.

Secondo gli studi di Glitzmaier e Roberts, dunque, l’inversione dei poli magnetici non dovrebbe avere conseguenze devastanti per la vita sulla Terra.

(art.di rif. “When North goes South: Three-Dimensional Simulation of Geomagentic Field Reversal Nature, 377, 203-209, 1995)”

Secondo Angelo De Santis, responsabile delle ricerche sul geomagnetismo dell’Istituto Nazionale di Geofisica, nonché collaboratore dell’ESA per il progetto “Swarm”, l’inversione dei poli magnetici potrebbe avere determinati effetti sulla vita umana e del mondo animale. La Terra avrebbe una minore schermatura contro il vento solare e questo potrebbe comportare un ulteriore assottigliamento dello strato di ozono e una maggiore penetrazione delle radiazioni ultraviolette, che determinerebbe un aumento delle malattie tumorali per gli esseri umani. Il fenomeno potrebbe avere anche effetti sulle specie animali che impiegano il campo magnetico per il proprio orientamento (le balene, le tartarughe, alcune specie di uccelli migratori).

De Santis ritiene che le cause della possibile inversione del campo magnetico terrestre possano essere ricercate nei moti turbolenti geodinamici
che si verificano nello strato fluido metallico che sovrasta il nucleo solido del pianeta. Le energie che alimentano questi moti turbolenti sonoolegate al moto di rotazione del pianeta e probabilmente al processo di accrescimento del nucleo solido.

Riguardo alla possibilità che si verifichi una inversione del campo magnetico in tempi relativamente brevi, De Santis fa notare che l’aumento di velocità del fenomeno di spostamento dei poli magnetici che, in via teorica, richiederebbe migliaia di anni per il completamento dell’inversione, fa supporre un’inversione di polarità in tempi più rapidi. Si parla di
un’inversione che si potrebbe compiere in circa duemila anni. Negli ultimi anni, questa ipotesi è stata suffragata da studi condotti da scienziati europei e americani basati sui dati raccolti dai satelliti negli ultimi 20 anni. Nel 2002, per esempio, Gauthier Hulot, dell’
Institut de Physique du Globe de Paris, confrontando i dati raccolti dal satellite Oersted con i dati raccolti vent’anni fa dal Magsat, ha individuato alcuni punti di flusso invertito in due zone a confine fra il Mantello e il Nucleo. In particolare, uno è stato individuato sotto le regioni dell’estrema punta meridionale dell’Africa, ed è stato osservato che in quel punto il campo magnetico punta verso il centro della Terra, anziché verso il polo sud magnetico; un’altra zona è stata individuata nelle regioni attorno al polo nord, con caratteristiche inverse rispetto al precedente. Secondo lo staff di Hulot, queste scoperte potrebbero spiegare il progressivo indebolimento del campo magnetico terrestre negli ultimi 150 anni. Nel 2004, il geologo americano Brad Clement, dell’Università della Florida, ha pubblicato uno studio su Nature in cui illustra le sue recenti scoperte sull’inversione del campo magnetico. Gli studi da lui condotti hanno portato a supporre che il campo magnetico terrestre si invertirebbe in pochi migliaia di anni alle basse latitudini, mentre richiederebbe circa 10.000 anni per l’inversione alle latitudini elevate.

In generale, anche se le ipotesi messe in campo dagli studiosi sono molteplici, la comunità scientifica sembra essere d’accordo sul fatto che i dati in possesso sulla dinamica attuale dello spostamento dei poli, possa comportare nel giro di poche migliaia di anni, il ripetersi del fenomeno dell’inversione dei poli magnetici, mentre non vi è accordo sui rischi che questo fenomeno possa comportare per la vita sulla Terra, come ad esempio un incremento dell’attività sismica e vulcanica, i cui effetti potrebbero essere a dir poco sconvolgenti.

(art. di rif. “The Earth's Unpredictable Magnetic Field”, CNRS International Magazine ; “Possible
Answer To Earth's Magnetic Field Reversal”, SpaceDaily.com, 8 aprile 2004
)

Si suppone che un nuovo rovesciamento improvviso provocherebbe forti terremoti lungo le faglie della crosta terrestre e gigantesche ondate di marea, generate da movimenti dei fondali oceanici. Si delineerebbe uno scenario di isole inghiottite dai flutti, coste spazzate dalle onde, porzioni di continenti sommerse, mentre parte dei fondali potrebbe invece emergere alla luce. Una prospettiva apocalittica da diluvio universale. Tutto il pianeta sarebbe squassato da uragani e onde di marea.

Ci sono indizi che conforterebbero questa teoria. I grandi depositi di carbone in Inghilterra, indicano che un tempo quelle regioni dovevano avere clima tropicale, con grandi foreste e paludi. Anche vaste aree del Nord America erano analogamente ricoperte da foreste pluviali. Per contrasto, l'Australia occidentale e l'Africa meridionale erano sepolte sotto una coltre di ghiaccio. Una possibile spiegazione a queste anomalie venne offerta negli anni '20 da Alfred Wegener con la teoria della "deriva dei continenti", che tuttavia presuppone che enormi masse continentali si siano col tempo spostate di migliaia di chilometri dalle loro posizioni originali. Secondo alcuni, l'ipotesi di un ribaltamento dell'asse terrestre costituisce una spiegazione più semplice. Sarebbe risolto anche il problema del ritrovamento dei mammuth nella gelida Siberia, in un ambiente non certo in grado di supportare l'abbondante vegetazione necessaria per il sostentamento degli enormi mammiferi. Prima che i poli si spostassero, la Siberia aveva un clima tropicale,e i mammuth vi prosperavano. La coltre di gelo cadde così rapidamente da intrappolare nel ghiaccio mammuth interi, la cui carne si è conservata intatta per decine di migliaia di anni. Un esemplare venne ritrovato con nello stomaco fiori non ancora digeriti.

Secondo il geofisico Peter Warlow, autore di una ricerca sulle narrazioni mitiche, gli antichi Egizi hanno registrato quattro diversi ribaltamenti, in seguito ai quali il sole è apparso mutare la direzione del suo corso nei cieli. I più recenti si sarebbero verificati nel 700 a.C., e prima ancora nel 1500 a.C. Quest'ultimo evento corrisponderebbe alla data dell'estinzione della civiltà minoica a Creta, secondo Immanuel Velikovsky.

Per cercare di comprendere i misteri ancora insoluti del campo magnetico terrestre, all’Università del Maryland hanno costruito un mini globo, chiamato “Three Meter Geodynamo”, per simularne il funzionamento. Il “Three Meter Experiment” cercherà di capire come si sviluppa e anche perché si sia ridotto del 10% dal 1980.

La sfera pesa 30 tonnellate e gira a più di 90 mph per generare il campo magnetico. Il diametro è di circa 3 metri e al suo interno ha 13,5 tonnellate di sodio liquido per simulare il ferro liquido presente al centro della Terra chiuso in una seconda sfera in acciaio all’interno della prima. Entrambe le sfere sono alimentate da un motore elettrico a 350 hp; la sfera esterna raggiunge la velocità massima di 240 rpm mentre quella interna arriva a 960 rpm. Nei tubi scorre olio (non c’è acqua perché a contatto con il sodio provocherebbe un’esplosione) a 207.9 gradi Fahrenheit (circa 97 gradi centigradi).

(art. di rif. “Building a Baby Earth to Test Its Magnetic Field”, NPR.org, 2 giugno 2008)

Alla base russa di Plesetsk, è tutto pronto per il lancio del satellite europeo “GOCE” (Gravity Field and Steady State Ocean Circulation Explorer), il primo del programma “Living Planet” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), primo satellite europeo destinato a studiare il campo gravitazionale terrestre e la circolazione degli oceani. Il satellite, che ha una particolare forma aerodinamica, che ricorda più che quella di un piccolo velivolo dotato di alette in coda piuttosto che quella di un classico satellite, ha forma ottagonale allungata, pesa 1100 chilogrammi, è lungo 5 metri e largo un metro.

Una parte di GOCE è stata sviluppata in Italia, presso gli stabilimenti di Thales Alenia Space a Torino. «Il satellite è in pratica nato a Torino - spiega Andrea Allasio, project manager di GOCE per Thales Alenia Space - è il primo satellite al mondo a portare a bordo un gradiometro e sarà in grado di studiare il campo magnetico terrestre con un dettaglio senza precedenti ». Gli accelerometri di bordo di GOCE, possono misurare l’effetto di un fiocco di neve di 0.2 gradi che si appoggia su una super-petroliera di un milione di tonnelate di stazza. Più che portare alla scoperta diretta di giacimenti petroliferi o di miniere di metalli preziosi, aiuterà a capire come sono fatte le radici delle montagne o perché si muovono le placche tettoniche causando terremoti. Mettendo insieme i dati sismici e i rilievi da satellite, si spera in possibili previsioni delle catastrofi.

«GOCE sarà anche l’unico satellite, grazie ad una coppia di motori a ioni, in grado di mantenere la sua quota orbitale piuttosto bassa (250 chilometri), e catturare quindi tutte le variazioni gravitazionali terrestri, fornendo una mappa sulla struttura e sulla dinamica interna della Terra, della circolazione su vasta scala delle acque marine e oceaniche e la loro influenza sul clima», dice ancora Allasio. Lo strumento principale di GOCE è composto da tre coppie di accelerometri combinati. «Si tratta di misure delicatissime - precisa Allasio - che richiedono sensori che poggiano su una struttura rigida e stabile, da noi sviluppata appositamente per questa missione. È realizzata in fibra di carbonio, che risente pochissimo di variazioni ambientali come per esempio il tasso di umidità o la temperatura».

AWAKENING TO ZERO POINT

Ogni cosa, essendo composta da atomi, non è mai in quiete, ma emette onde radianti in una molteplice gamma di frequenze. Tutto il visibile, e perfino l'invisibile, vibra in una determinata frequenza. Per misurare la velocità di una oscillazione (o vibrazione), si contano quanti cicli vibratori avvengono in un secondo. Questa misura viene chiamata "frequenza" ed è misurata in Hz (Hertz), in onore del fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz che spese molti anni sperimentando con i fenomeni oscillatori.

Secondo i geologi, ogni secondo che percepiamo, la Terra emette una piccola pulsazione elettromagnetica, che gli antichi chiamavano “il cuore pulsante della Terra”. Pulsa x numero di volte al secondo, un ritmo che storicamente è stato costante, di circa otto Hz al secondo: tale frequenza, è nota come la "Risonanza di Cavità Schumann", una sorta di "battitto cardiaco" terrestre osservato per la prima volta da Nikola Tesla e successivamente scoperto dal fisico W.O. Schumann tra il 1952 e il 1957 e rilevato per la prima volta da Schumann e Konig nel 1954. La prima rappresentazione spettrale di questo fenomeno fu realizzata da Balser e Wagner nel 1960. Shumann teorizzò l'esistenza di una "cavità" di risonanza situata tra la superficie terrestre e il limite interno della ionosfera, a circa 55 chilometri di altezza, attraversata da una potente carica elettromagnetica, che produce un costante flusso verticale di corrente tra la Terra e la ionosfera - un conduttore di onde elettromagnetiche costituito da particelle elettricamente cariche che agiscono come schermo per i venti solari (raggi cosmici, raggi gamma, raggi X) - connesso all’azione dei fulmini provocati dai 1000 temporali circa che hanno luogo ogni giorno sopra le nostre teste. Successivamente, un altro tedesco, il prof. Siegnot Lang, ha dimostrato che la risonanza di Schumann funziona, in un certo senso, come un orologio biologico, che contribuisce ad organizzare tutte le attività della vita terrestre, incluse quelle di tutti i suoi abitanti.

Lang dichiarò che, alla loro creazione, tutti gli esseri viventi furono "sintonizzati" su frequenze fra 7.8 e 10 Hz, ovvero una lunghezza d'onda di circa 8 metri. Pertanto, risulta naturale per il corpo umano essere esposto a tali frequenze. La rivoluzione industriale, prima elettrica e poi elettronica, gli artefatti tecnologici creati dall'uomo, hanno poi prodotto frequenze artificiali che fuoriescono abbondantemente dal campo di 7.8-10 Hz. La stessa luce domestica, ad. es. genera una frequenza di 50 Hz che immediatamente va ad influenzare il sistema energetico dell'organismo umano, con danni variabili da individuo ad individuo. L'inquinamento elettronico ed elettromagnetico, estremamente diffuso nel mondo iper-tecnologico di oggi (tv, computers, cellulari, antenne ecc. ecc.), crea delle condizioni incredibili di stress al sistema nervoso centrale, se non, in caso di esposizioni esagerate, perfino l'insorgenza di gravi malattie, come il tumore, e perfino la morte.

Le risonanze Schumann sono quindi frequenze naturali, estremamente basse (Extremely Low frequency), come quelle delle nostre onde cerebrali, che producono onde elettromagnetiche che in qualche modo collegano l'energia del campo elettromagnetico terrestre a quello atmosferico. Le frequenze che le caratterizzano, sono tra i 6 e i 50 cicli al secondo; in particolare, 7.8, 14, 20, 26, 33, 39 e 45 Hertz, con una variazione giornaliera di circa +/- 0,5 Hertz. Fino a quando le proprietà della cavità elettromagnetica terrestre rimangono abbastanza stabili, queste frequenze restano più o meno invariate, a parte i cambiamenti dovuti ai cicli dell'attività solare (la maggior parte della ricerca degli ultimi 20 anni, è stata condotta dal Dipartimento della Marina, che studia le onde elettromagnetiche naturali a frequenza estremamente bassa con i sottomarini). Le risonanze di Schumann sono registrate da molte stazioni attorno al mondo. I sensori elettromagnetici usati per misurarle consistono in due antenne orizzontali per ricevere il campo magnetico nelle direzioni nord-sud ed est-ovest, ed una antenna verticale per osservare il campo elettrico verticale. Siccome si tratta di frequenze estremamente basse, antenne pratiche dovrebbero misurare centinaia di chilometri. Inoltre, il campo elettrico di risonanza di Schumann è molto più piccolo del campo elettrico statico nell'atmosfera e il campo magnetico di risonanza di Schumann è inferiore di diversi ordini di grandezza rispetto a quello terrestre. Quindi,
servono ricevitori speciali per misurare le risonanze di Schumann. La componente elettrica viene di solito misurata con una antenna sferica, suggerita da Ogawa et al. nel 1966, collegata ad un amplificatore
ad alta impedenza. Il campo magnetico viene misurato con spire di induzione consistenti in decine di migliaia di avvolgimenti attorno a materiali con una altissima permeabilità magnetica.

Per molto tempo, la frequenza di risonanza di Shumann è rimasta inalterata, a circa 7.8 hertz o 7 cicli al secondo. Proiettato su grande scala, l'innalzamento della temperatura su tutto il globo terrestre, provocato dall'azione dei raggi solari e intensificato dall'assottigliarsi dello strato di ozono della nostra atmosfera, sta modificando la frequenza di vibrazione della Terra, intesa nel suo complesso come un corpo solido. L'inizio del suo innalzamento si è cominciato a registrare a partire dal 1986-87: nel 1996, aveva raggiunto gli 8.6 hertz. Oggi siamo all’8.9 (c’è chi dice addirittura 11). La Terra sta pulsando dunque più velocemente.

All’ISPA (Istituto Sperimentale Psicodinamica Applicata), da anni circola un volantino trovato nella Metropolitana di Parigi nel dicembre del 1991, intitolato “Messaggio sugli imminenti cambiamenti della Terra”. Nessuno sa chi ce l’abbia messo. Parla dei cambiamenti che stanno avvenendo sul nostro pianeta, di una onda energetica che arriva dalla galassia e che sta mutando tutte le frequenze di tutto il sistema planetario e dei suoi abitanti.

Secondo Gregg Braden, geologo, designer esperto di sistemi informatici, conferenziere, autore di "Awakening to Zero Point", che ha lavorato per molti anni in centri aerospaziali, dove ha tratto informazioni tecniche importanti, giungendo a conclusioni a cui sono arrivati anche molti geologi europei, ci sarà il “Punto Zero” per il magnetismo terrestre e sarà di 13 hertz: per alcuni giorni, la Terra smetterà di ruotare e poi inizierà a farlo in senso opposto. Quando la Terra inizierà a ruotare in senso opposto muterà direzione il suo flusso elettrico, e quindi si invertiranno i poli. Quindi, il tempo si fermerà, per poi riprendere a scorrere. Secondo Braden, il punto di inversione dei poli magnetici, corrisponderà all’inizio della Nuova Era, l’Era dell’Acquario, cui si riferiscono i Maya nel loro calendario: il 21 dicembre del 2012.

Braden si rifà fin dall'inizio ad alcune premesse scientifiche: l'incremento delle tempeste solari, passate da 30-40 l'anno a circa 300 al mese, l'intensificazione progressiva delle scosse telluriche, la profonda alterazione della situazione meterologica, la scoperta dell'inquietante ed ancora misteriosa Cintura Fotonica, l’energia-materia oscura, e soprattutto il rallentamento della velocità di rotazione della Terra, con la conseguente diminuzione del suo campo magnetico, mentre aumenta in modo esponenziale la Risonanza di Schumann, cioè la pulsazione elettromagnetica del pianeta. Successivamente, pone al centro delle sue deduzioni una sorprendente scoperta, datata 1992, effettuata dagli scienziati del Laboratorio Nazionale di Los Alamos: la Terra si sta muovendo verso una nuova misteriosa frequenza proveniente dal centro della nostra galassia, la Via Lattea. Poi tira in ballo la geometria sacra e i cerchi nel grano, sostenendo che nei cerchi sono contenuti messaggi in codice su quello che sta avvenendo, anche se non spiega la loro origine.

Il Dr Andrija Puharich durante gli anni ’50 e 60 portò avanti studi sul cervello umano e le relazioni tra questo e le frequenze naturali. Riuscì a notare che alcune frequenze avevano effetti ben precisi sulla mente umana. Nel 1956, studiò uno yogi indiano osservando e come riusciva a cambiare la frequenza delle proprie onde cerebrali passando da uno stato di coscienza ad un altro a suo piacimento. Studiò anche un guaritore che riusciva a far risuonare il proprio cervello a 8 Hz ed indurre la stessa frequenza nella persona che curava. Il nostro cervello è molto sensibile a qualsiasi strumento emettente onde a frequenze ELF perché tende a sintonizzarsi naturalmente con il segnale esterno. Puharich scoprì che se esposte a 7,83 Hz, la frequenza a cui vibra normalmente la Terra, si sarebbe ottenuta un’alterazione nella percezione umana, facendo sentire «bene» una persona. 10,80 Hz, invece, susciterebbero un comportamento violento, mentre 6,6 Hz causerebbero depressione.

Braden sostiene che il pianeta Terra, noi tutti, siamo immersi in un'energia totalizzante che esiste in ogni angolo dell'universo. Il vuoto in realtà non esiste. Lo spazio interstellare è permeato di un'energia che gli scienziati oggi possono misurare: l’energia-materia oscura, chimata così perché invisibile, in quanto non riflette la luce, che fu teorizzata per spiegare l’accelerazione dell’espansione dell’universo. Tutta la materia visibile dell’universo, costituita da stelle, pianeti, asteroidi, polveri, rappresenta soltanto il 30% di tutta la materia dell'universo. Il restante 70% è costituito da energia e materia oscura. Secondo Braden, si tratta di una energia vitale che costituisce il corpo stesso della realtà in cui viviamo, e che sta per trasformarsi e investire il nostro pianeta, conducendo ad una “resurrezione planetaria”, una sorta di "salto quantico" in una nuova dimensione dello spazio-tempo e della coscienza, dovuto anche all'attraversamento da parte dell'intero sistema solare di un campo energetico ad altissima frequenza indicato come "cintura fotonica".

Per questo il pianeta Terra sta aumentando la sua Risonanza di Cavità, per adeguarsi al cambiamento in atto. Cambiamento che è testimoniato anche dalle modificazioni dell’attività solare. Tutto parrebbe collegato alla Teoria delle Stringhe, secondo cui in realtà vi sarebbero almeno altre 7 dimensioni che noi non percepiamo abitualmente.

APOCALISSE MAYA

Sabato 25 e domenica 26 ottobre, ad Aosta, nella sala delle conferenze dell'Hostellerie du Cheval Blanc, si terrà il convegno “Anno 2012: la fine del mondo? Visioni ottimistiche di una possibile trasformazione”, organizzato dal gruppo valdostano della Società Teosofica Italiana, patrocinato della presidenza della Regione e dall'assessorato regionale all'istruzione e cultura.

«Sempre più si leggono e sentono informazioni contrastanti e per lo più allarmistiche sull'anno 2012 - spiega Marina Lale Murix, presidente della Società Teosofica della Valle d'Aosta - il convegno propone un itinerario alla ricerca del significato profondo dell’anno 2012 che, per l'immaginario collettivo, sembra rappresentare una pietra miliare nel cammino evolutivo». «Il convegno riunirà studiosi e ricercatori - prosegue la Lale Murix - affinché presentino in modo chiaro e positivo i fenomeni di grande cambiamento che potrebbero interessare la società nel suo insieme, al di là di facili catastrofismi di isterismo millenerastici. Studiosi, scienziati e i ricercatori sanno che tali cambiamenti sono sempre avvenuti e sempre avverranno in conformità con i ritmi della natura e del cosmo. Quindi guardano a questo periodo come un felice momento in cui all’umanità è offerta l'occasione di abbandonare tutto ciò che non è funzionale, per adottare stili di vita che rendano onore al supremo concetto della fratellanza e della compassione. Un momento storico in cui gli esseri umani possono aumentare la propria consapevolezza, sviluppare le proprie potenzialità e crescere spiritualmente per trovare le sinergie che, nel rispetto del pianeta Terra, siano vantaggiose per tutti».

Su Internet non mancano i siti che annunciano la futura apocalisse. Su “progetto2012.it”, si legge che «secondo studi da noi effettuati ed informazioni pervenuteci da svariate fonti, il 21 dicembre del 2012 la rotazione della nostra Terra sul proprio asse subirà una fermata che durerà 72 ore per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici. Questa fermata darà probabilmente luogo a eventi climatici e sismici anomali di grandi proporzioni e l'umanità subirà molte perdite». Se veramente succederà, saremo esposti ad una vasta quantità di radiazioni solari poiché scemerà la capacità del campo magnetico terrestre di deflettere i raggi cosmici. La nostra armata di comunicazioni satellitari andrà nel caos, e senza GPS, tutti i voli saranno a rischio.

Stando al calendario Maya, basato sulla "precessione degli equinozi", il fenomeno dell’inversione si manifesterebbe con regolarità ogni 12.960 anni. Si prevede che le conseguenze più importanti, nei due/tre anni che precederanno e seguiranno l’anno 2012, saranno soprattutto di carattere meteorologico e sismico: per via dell’anomalo riscaldamento e raffreddamento della crosta terrestre, dovuto ai giorni e alle notti più lunghe, il clima subirà un temporaneo stravolgimento a causa del quale potremo avere piogge e venti di grande entità (cosa che in parte si sta già verificando). In conseguenza alla repentina frenata della rotazione e all’assestamento della crosta terrestre, i mari e gli oceani strariperanno dai loro attuali confini e si verificheranno eventi tellurici di grandi proporzioni. Una vera e propria apocallise.

I seguaci, è proprio il caso di dirlo, della profezia dei Maya, secondo cui il 21 dicembre del 2012 sarà il giorno dell’apocalisse cosmica, credono anche che sarà il giorno dell’ “equinozio galattico”, in cui si verificherà un allineamento tra il Sole e il piano equatoriale, l’equatore galattico, della Via Lattea. Si tratta di un fenomeno reale. Secondo calcoli astronomici, il centro del Sole si è allineato con l’equatore galattico già nel 1998, nell’ambito di un lentissimo allineamento più generale del suo disco, che dura circa 36 anni. Ma il piano equatoriale galattico è del tutto immaginario (come un confine di stato o una linea di latitudine o longitudine), non una demarcazione reale. Inoltre, questo allineamento del Sole con l’equatore galattico esiste soltanto dal punto di vista soggettivo della Terra: il Sole in
realtà transita fisicamente per il piano di quest’equatore ogni 32 milioni di anni circa.

La scienza astronomica della civiltà Maya, che prosperò circa 1500 anni fa nell’America Centrale, si basava sul "Grande Conto", che faceva riferimento ai movimenti del pianeta Venere (divisero il tempo in una serie di cicli che cominciavano dalla nascita di Venere). Ogni ciclo durava 1 milione e 872 000 giorni. Il ciclo che ora stiamo vivendo, ha avuto inizio il 13 agosto dell’anno 3114 prima di Cristo e finirà il 22 dicembre 2012 dopo Cristo, punto di conclusione di un anno galattico (i Maya avevano scoperto che la Terra gira intorno al Sole, e che tutto il sistema solare nel quale la Terra si trova, gira anch’esso intorno alla galassia; così, il giro completo del sistema solare intorno alla galassia, che dura 25625 anni, chiamato "anno galattico", terminerà sabato 22 dicembre 2012). La fine coincide, in modo non casuale, con il solstizio d’inverno, e con la fine dell’anno solare secondo il nostro calendario (ma non solo). Il 21 Dicembre del 2012, la Terra, assieme al sole ed al tutto il sistema solare, avrà compiuto un “anno galattico”, ovvero un giro completo attorno alla galassia della durata di 25625 anni.

Ma le coincidenze non finiscono qui. il 21 Dicembre del 2012, l’asse terrestre avrà anche percorso un giro completo attorno al proprio centro di rotazione secondo la ben nota precessione degli equinozi (per farlo occorrono 25560 anni). I Maya conoscevano tale fenomeno e lo identificavano con l’anno galattico, definendolo come periodo complessivo di durata di una civiltà. Questo periodo viene diviso in 5 ere della durata ognuna di 5125 anni. Quattro ere sono già passate, l’ultima (quella dell’oro) sta per terminare.

Il calendario Maya che troviamo sui codici sopravissuti alla conquista spagnola e al rogo di documenti a mano del vescovo Diego de Landa, a Mani, Yucatan, Messico, sono usati oggi per confermare i calcoli scritti in quei codici e per calcolare le date delle stele e architravi maya. Questo calendario è denominato l'iniziale calendario di serie o il calendario del “Conto Lungo” che include i seguenti tre diversi calendari perfettamente coordinati tra di loro. Fu proprio Diego de Landa - il primo e più esauriente occidentale a venire a contatto e a studiare a fondo la cultura maya - a scrivere nei suoi diari: "Riuscivano (i Maya) a calcolare meravigliosamente le loro epoche, e così era facile per un vecchio con il quale mi capitò di parlare, di ricordare tradizioni che risalivano a trecento anni prima. Chiunque abbia messo ordine al loro calcolo dei katun, fosse stato anche il diavolo, lo ha fatto con una esattezza mai nel passato eguagliata".

Una specie di compendio di questa incredibile interpretazione del Tempo - i Maya erano convinti che il mondo avesse sofferto apocalittiche distruzioni per quattro volte, e che quando il velo si alzò sulla storia dei Maya, essi stavano vivendo nell'epoca seguente la quinta creazione del mondo (gli indiani raccontarono a Diego de Landa che gli dei che reggevano la terra fuggirono "quando il mondo fu distrutto dal diluvio")- si trova in quello che è universalmente conosciuto come “Codice di Dresda” (“Codex Dresdensis”). Il Codice di Dresda è uno dei tre codici Maya sopravvissuti - per puro miracolo - alla furia della conquista spagnola. Risale probabilmente all'XI o XII secolo e ricopia quasi sicuramente un originale del periodo classico. Parla delle eclissi, della rivoluzione sinodica di Venere, di riti religiosi e di pratiche divinatorie, per ben 70 pagine. Fu scoperto a Vienna nel 1739, e in seguito venne acquistato dalla biblioteca di Sassonia, a Dresda (da cui il nome). È stato proprio partendo da questo codice, che Ernst Forstermann, impiegato della biblioteca di Dresda, riuscì a decifrare una parte del calendario Maya e a compiere il “lungo conto” che permette di stabilire una data in rapporto al punto di partenza cronologico Maya, grazie a una serie di glifi. Forstermann, in realtà, si era messo in testa di trovare il contenuto di quello strano libro di magia, e fu il primo, nel 1887, a capire che si trattava di tavole del pianeta Venere.

Ed è proprio il Codice di Dresda a fornire lumi su come il lungo computo del tempo scandito dal calendario Maya si arresti il 21 dicembre del 2012. Nell’ultima pagina del Codice di Dresda, si vede l'acqua che distrugge il mondo, fuoriuscendo dai vulcani, dal Sole e dalla Luna, generando una oscurità che prevale sulla luce. Cosa è quest’acqua? La prima cosa che viene in mente è il “global warming” e il relativo innalzamento degli oceani, oppure anche l’intensificarsi delle tempeste (c'è anche chi chiama in causa gli esperimenti del Large Hadron Collider di Ginevra).

A supporto dei “credenti” nell’apocalisse maya, c’è anche la questione del massimo solare (max solare), il periodo di
massima attività del Sole nell'arco del ciclo solare, durante cui appare il maggior numero di macchie solari. Il Sole impiega circa undici anni per passare da un massimo all'altro e circa ventidue anni per completare un intero ciclo (ovvero, affinché la la polarità magnetica della stella sia la stessa). È un periodo favorevole per gli appassionati osservatori delle aurore polari, ma non lo è altrettanto per gli astronauti, che rischiano di essere colpiti dalle tempeste di radiazioni emesse dalla nostra stella. Durante questa fase, la grande quantità di radiazioni mette in crisi anche le telecomunicazioni basate sui satelliti e i sistemi di orientamento satellitari, come il GPS. L'ultimo massimo solare è avvenuto nel 2001.

Il 10 marzo 2006, ricercatori della NASA hanno annunciato che il prossimo massimo solare sarà il più intenso dal massimo storico avvenuto nel 1958, quando l'aurora fu visibile anche da latitudini più meridionali dei circoli polari, sino addirittura a Roma (posta a circa 42° di latitudine nord). Si ritiene che avverrà nel 2012.

art.di rif. ”Scientists Issue Unprecedented Forecast of Next Sunspot Cycle” University Corporation for Atmospheric Research, 6 marzo 2006

Buona apocalisse (maya).

GeoForschungsZentrum Potsdam

Danish National Space Center

Institut De Physique Du Globe De Paris

CHAMP mission

The Ørsted Satellite Project

ESA - Living Planet Programme - GOCE

ESA - Living Planet Programme - Swarm

YouTube – Three Meter Experiment

YouTube - 2012 inversione dei poli magnetici

YouTube – Gregg Baden “Awakening to Zero Point”

http://www.progetto2012.it/

Messaggio sugli imminenti cambiamenti della Terra

Risvegliarsi al Punto Zero

Galactic Alignment 2012

The Photonic Belt

NASA: Solar Storm Warning

Il battito della Via Lattea

Apocalisse Maya

Cosmogenesis

Cosmogenesis 2

Cosmogenesis 3

La profezia di Orione

Orgasmo totale

Gli ultimi tempi (part VI)

Segni dell'extra-mondo

Segni dell'extra-mondo 2

Dark Fluid

LHC APOCALYPSE 2

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