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sabato 20 dicembre 2008

THE JESUS MYTH 4

«Codice Gesù», di Robert Eisenman (Piemme, 2008), sottotitolo «i manoscritti segreti di Qumran smascherano le manipolazioni e le falsificazioni dei Vangeli», si inserisce nella scia anti-cattolica del “Codice Da Vinci”, seppur in una prospettiva storicistica.

Eisenman ripete in larga parte ciò che già aveva sostenuto nel suo precedente «Giacomo, il fratello di Gesù», e cioè che gli eventi storici legati alla Chiesa primitiva (ma sarebbe più corretto parlare di Chiese primitive, data la complessità del movimento cristiano fin dagli inizi, ndr) sarebbero stati ripetutamente alterati, quindi del tutto inaffidabili dal punto di vista storico.

Dunque, secondo Eisenman, per ricostruire i fatti occorre rifarsi esclusivamente a fonti extra-bibliche (i manoscritti di Qumran e Nag-Hammadi, vangeli gnostici, Talmud, testi apocalittici, testi storici ecc.), degne di “fede” perché “non inquinate dalla fede”.

Convinto che il Nuovo Testamento sia stato “costruito” in “malafede”, Eisemann si cala nella “scena del crimine” come un investigatore privato e identifica persino i colpevoli: Paolo («uomo polemico» e «privo delle benché minima traccia di simpatia umana») ed Epafrodito, algido segretario tuttofare dell’imperatore Domiziano.

“Che cosa è accaduto dopo la morte di Gesù detto il Cristo e com'è nata la religione che da lui ha preso il nome? Fino a che punto gli storici, esaminando fatti e testi e prescindendo da ogni considerazione di fede, possono ricostruire gli avvenimenti che hanno trasformato quel profeta umiliato, ucciso su un patibolo romano, nel fondatore di una delle più grandi religioni?

Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa che portasse il suo nome, né di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, ristabilendo l'alleanza tra Dio e gli uomini. Non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio, né di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Infine, non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica né mai ha confuso la spiritualità, la ricerca di Dio, con l'esercizio del potere temporale e politico.

Se le cose, dal punto di vista storico, stanno così, da dove viene allora tutto il complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule, che caratterizza la Chiesa che a lui si richiama?”.

Dopo il successo di “Inchiesta su Gesù”, Corrado Augias si confronta e dialoga sulla storia del cristianesimo delle origini con lo studioso Remo Cacitti. Dal loro colloquio emerge una storia ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di sfidare i più arditi paradossi.

Una complessa avventura umana che ha il suo punto di svolta nella figura possente e ambigua dell’imperatore Costantino, il primo a trasformare il cristianesimo in uno strumento di potere, opera che sarà poi completata, al termine del IV secolo, da un altro imperatore, Teodosio, che lo renderà religione imperiale.

Inchiesta sul Cristianesimo” ricorda che quasi sicuramente Gesù non affidò alcuna missione universale agli apostoli; che probabilmente Pietro non venne mai a Roma; che il pantheon romano, formato da tante divinità ognuna con un proprio compito, si riprodusse pari pari nel cristianesimo con la proliferazione dei santi; che il dottore della Chiesa Agostino, per formulare le sue «tragiche» teorie sul peccato originale e sulla conversione coatta, ha rielaborato alcuni passaggi evangelici in maniera molto “creativa”; che il cristianesimo «non ha portato rilevanti novità neppure nell’emancipazione della donna»; che il celibato ecclesiastico è «il portato di una tradizione senza fondamento biblico né dottrinale».

La verità è che il cristianesimo non era affatto un monolite già in età apostolica: esistevano molti cristianesimi (ebrei, ellenisti, pagani, chiese d’oriente e d’occidente, le sette come gli Ebioniti giudeo-cristiani, i Marcioniti anti-ebraici, poi gli Gnostici, i Montanisti e via via tutti i vari gruppi eretici). Per quanto sia difficile farlo sapere all’opinione pubblica, in ambito scientifico la circostanza è considerata quasi un dato di fatto (si veda ad esempio “I Cristianesimi Perduti”, di Bart D. Ehrman).

Di quei cristianesimi, una sola versione ha trionfato grazie a quello che Cacitti definisce «un ragionamento elementare» di Costantino, una sua valutazione politica. Sarà poi Teodosio a dare l’impulso definitivo, stabilendo che l’impero avesse una sola religione, il cristianesimo nella variante cattolica: un monoteismo che, come si ricorda nel testo, proprio in quanto tale. portava necessariamente con sé i germi dell’intolleranza.

La Chiesa non spese mai parole per impedire questa deriva: un uomo come Lattanzio fu per esempio lestissimo nel trasformarsi da fautore della libertà religiosa a sostenitore della religione di Stato, una volta che il cristiano Costantino ebbe preso il potere. Ma il vero e proprio cardine della politica cristiana nel IV secolo fu Ambrogio, che seppe abilmente sfruttare il proprio ascendente su imperatori o troppo deboli, o troppo pii.

«Il cristianesimo di oggi», scrive Augias, «in particolare il cattolicesimo, è prevalentemente l’erede, la conseguenza, del constantinismo, cioè del ruolo che quell’imperatore ha fatto assumere alla fede cristiana».

Nel IV secolo, molto probabilmente il cristianesimo non avrebbe trionfato senza l’appoggio del potere politico. Così come anche oggi, senza l’appoggio del potere politico, la Chiesa cattolica non potrebbe orientare a proprio piacimento le scelte di governo.

"Ogni erudito sa che quando il culto di Cibele, dea babilonese, fu introdotto nella roma pagana, vi fu introdotto nella sua forma primitiva, con il suo clero celibe".

Nel diciannovesimo secolo, Alexander Hislop, nel suo trattato anti-cattolico "The Two Babylons", proponeva l'idea che il cattolicesimo apostolico romano si fosse basato non sul racconto biblico bensì sui culti pagani della dea madre e il suo figlio sofferente (ad es. Cibele ed Attis).

Nel libro del 1999 "The Jesus Mysteries: Was the Original Jesus a Pagan God?", Timothy Freke e Peter Gandy tentano di ricostruire le vere origini della Cristianità con stretti riferimenti ai Vangeli Gnostici ritrovati a Nag Hammadi.

I due autori suggeriscono che tutte le religioni misteriche, incentrate sui culti di Dioniso, Orfeo, Osiride, Attis, Mitra, Adone, Tammuz, erano manifestazioni di un unico culto relativo al mito del "Dio-uomo" che muore e risorge, che loro chiamano "Osiride-Dioniso". Inoltre, asseriscono che Gesù non è esistito veramente, e che il suo mito è frutto di una sincretica re-intepretazione del "Dio-uomo" venerato dagli Gnostici, considerati dunque come la originale setta da cui è nato il Cristianesimo (in effetti, le prime tracce di sistemi gnostici, molti dei quali praticavano il battesimo, possono essere trovate già alcuni secoli prima dell'era cristiana, ad esempio nei Mandei).

Gli Gnostici, d’altronde, furono coloro che più si batterono contro l’ingabbiamento del messaggio cristiano nel quadro di un’organizzazione chiesastica, in cui la “regola” fosse imposta da aspirazioni e esigenze populiste.

Il movimento dello gnosticismo nato nel II sec. d.C. ha forti ascendenze ellenistiche, in particolare misteriche. Mentre la mitologia gnostica, col suo radicale dualismo, presenta un forte legame anche con il mazdeismo, che si ritrova anche in altre sette ebraiche come quella degli Esseni o di certi apocalittici. Ne è uscito fuori un sincretismo in cui la “gnosis”, la “conoscenza soprannaturale”, è considerata accessibile ad un numero ristretto di individui assolutamente distinti dai comuni mortali e corrisponde alla presenza in essi di una scintilla divina (pneuma) imprigionata nella materia. Gli gnostici venerano il Salvatore (che identificano con Gesù Cristo), uno spirito venuto al mondo in veste umana per guidare la liberazione, aiutando attraverso la rivelazione della gnosi le scintille divine a ricongiungersi con il Padre, il Dio supremo.

Gli gnostici esprimono dunque un enorme disprezzo per il mondo sensibile (in questo sono platonici all’estremo), per la vita materiale, le sue limitazioni, che considerano il Male, e deprecano il ricorso alla saggezza pratica e alla morale. Il ché li spinge o verso un radicale ascetismo, che rifiuta il matrimonio, i rapporti sessuali, il consumo di carne, ecc., o, all’opposto, verso un assoluto libertinismo (che in alcune sette culmina in rituali orgiastici estremi). Altri si indirizzano anche verso la magia. Si tratta comunque di vie radicalmente diverse rispetto all’ortodossia raccomandata dalla Chiesa che fanno tutte riferimento ad una mitologia che mescola speculazioni della filosofia greca e della religione zoroastriana (secondo lo Zoroastrismo, l'era finale, in cui il Bene e il Male saranno separati e il Bene vincerà sul Male, sarà quando un “Saoshyant” - Salvatore - nato da una vergine della genia del profeta Zoroastro, risorgerà dalla morte per presiedere al Giudizio Universale).

Gli autori fanno una breve lista di paralleli all’inizio del libro:


1 - Osiride-Dioniso è un Dio fatto di carne, il Salvatore e “Figlio di Dio”.

2 - Suo padre è Dio e sua madre una vergine mortale.

3 - È nato in una grotta o in una stalla il 25 dicembre.

4 - Offre ai suoi seguaci la chance di rinascere attraverso il rito del battesimo.

5 - Compie vari miracoli tra cui quello di trasformare l’acqua in vino durante il festeggiamento di un

matrimonio.

6 - Entra trionfalmente in città in groppa ad un asino mentre la gente agita foglie di palma per onorarlo.

7 - Muore a Pasqua sacrificandosi per redimere i peccati del mondo.

8 - Dopo la sua morte discende all’inferno, ma al terzo giorno resuscita e ascende alla gloria dei cieli.

9 - I suoi seguaci aspettano il suo ritorno come giudice degli Ultimi Giorni.

10 - La sua morte e la sua resurrezione sono celebrate attraverso il consumo rituale di pane e vino che simbolizzano il suo corpo e il suo sangue.


Dunque, secondo “The Jesus Mysteries”, il Cristianesimo sarebbe originatosi come una versione giudaica delle religioni misteriche pagane (la presenza di un folta schiera di cristiani pagani è attestata anche dalle indagini storiche, ndr). Gli ebrei ellenisti avrebbero redatto una versione del mito del Dio-uomo incorporando elementi ebrei e tramandandone il significato agli iniziati attraverso riti a carattere misterico. Poi ci sarebbe stata una scissione tra quelli che privilegiavano i “Misteri Esteriori”, i cristiani “
letteralisti”, e quelli che privilegiavano I “Misteri Interiori”, gli gnostici. Alla fine, hanno avuto la meglio i letteralisti, che hanno quasi sterminato gli gnostici e hanno dato vita, con la complicità dell’Impero Romano, alla Chiesa Cattolica Romana giunta fino ai giorni nostri.

"Il letteralismo cristiano fu inizialmente una scuola minoritaria della Cristianità che si sviluppò a Roma verso la fine del secondo secolo. A quel tempo, lo gnosticismo cristiano era un movimento internazionale diffuso su tutto il Mediterraneo, in particolare in città cosmopolite come Alessandria, Emessa, Antiochia, Efeso e Roma",

In "Jesus and the Lost Goddess The Secret Teachings of the Original Christians", libro segnalato da Dan Brown nel "Codice Da Vinci", i due autori continuano sulla stessa linea sostenendo che i cristiani primitivi non trattavano Gesù come una figura storico-letteraria ma che, alla maniera gnostica, si rifacevano ad una verità mitica.


"E ciò sarà la rinascita del mondo: un rinnovamento di tutte le cose buone e una solennissima restaurazione della Natura stessa..." (Corpus Hermeticum)

L’origine di Gesù è oscura. È un mistero impenetrabile, che la poesia dei racconti della Natività maschera a malapena, avvolgendo il luogo e le circostanze della sua nascita, che si collocano tra gli Ebrei di Palestina nel IV secolo a.C.

In epoca romana imperiale, il 25 Dicembre si celebrava la nascita di Mitra (Mithra), figlio del Sole.

Nella personificazione di “Sol Invictus”, Mitra nasceva da una cava rocciosa il 25 dicembre. Egli era infatti “petroghénes” (petrogenito), cioè "nato dalla roccia", portatore della ignea fiaccola, simbolo dell'epifania luminosa e gloriosa del dio salvatore (allo stesso modo, l'iranico redentore del mondo Saoshyant si sarebbe rivelato alla fine dei tempi: materializzandosi in una forma corporea consustanziale alle stelle, all'interno di una colonna luminosa).

Il culto arrivò a Roma nel I sec. a. C. importato dai soldati dell'esercito romano, da commercianti e da schiavi provenienti dalle regioni dell'Asia occidentale e centrale. Dall'Italia, attraverso i presidi romani sul Danubio, si diffuse in tutta l'area germanica, fino alla Gallia, alla Britannia ed alla Spagna; praticamente, in tutto l'Impero Romano, ad eccezione dell'area greca.

Quando la religione mitraica si iniziò a diffondere largamente, dal 140 al 312 d.C., periodo in cui arrivò ad essere proclamato "culto di stato", i Padri della Chiesa la accusarono di essere una religione satanica. Ma poi, quando il paganesimo fu bandito ufficialmente nel 392 d.C., con l'editto di Teodosio, e i templi furono o distrutti o trasformati in chiese, la Chiesa operò un'abile manovra di assorbimento: simboli, miti e rituali mitraici vennero adattati al cristianesimo e la nascita di Cristo venne fissata al 25 di dicembre, come nascita del Vero e Unico Sole.

Mitra era ritenuto dagli antichi Persiani il Dio Incarnato. Secondo la leggenda, nacque in una grotta scavata nella roccia, appena venuto al mondo nato fu visitato da un'infinità di pastori che gli recarono Doni. Appena morto, ascese in cielo su un cocchio che trasportava il Sole (ossia tra una tale luce che sembrava portasse il Sole). Fu considerato il Salvatore dell'umanità, colui che portava la volontà di Dio, destinato a tornare sulla Terra alla fine dei tempi per punire i malvagi e premiare i buoni.

Carlo Francesco Dupuis, autore dell'opera "Origine di tutti i Culti", afferma che alcuni monumenti dedicati a Mitra sono stati realizzati circa 4.500 anni avanti Cristo, quindi circa 6.500 anni fa.

La matrice zoroastriana del culto esoterico di Mitra è messa chiaramente in luce dalla presenza di un ritratto del profeta Zoroastro presente in un affresco del Mitreo Duza Ezopos. Quando Alarico giunse a Roma nel 410 e fece strage di quanti si davano il culto mitraico, pose fine non tanto al mitraismo in sé, quanto alla versione manicheo-zoroastriana del mitraismo.

Nella forma che assunse nel tardo Impero Romano, fu una religione misterica di iniziazione, al pari dei misteri eleusini, non basata su un corpo di scritture rivelate. Il culto attirò l'attenzione del mondo romano soprattutto per le sue concezioni misteriosofiche, che ruotavano intorno all'idea dell'esistenza dell'anima e della sua possibilità attraverso le sette sfere planetarie all'aeternitas. Nonostante la religione facesse professione di universalismo, questo culto escludeva le donne e fu praticato soprattutto dai militari.

Malgrado Mitra fosse una divinità solare, i mitrei, templi in cui i suoi riti venivano officiati, erano sotterranei (specus), probabilmente in ricordo della grotta in cui la divinità sarebbe nata e/o vissuta. Fu Zoroastro ad iniziare questa tradizione: in qualche modo l'antro rappresentava l'universo nel suo complesso.

In ogni tempio mitraico, il posto d’onore era occupato da una rappresentazione di Mitra che uccide un toro sacro, chiamata tauroctonia, considerata dagli studiosi una rappresentazione del cosmo. Mitra è associato con Perseo, la cui costellazione si trova al disotto di quella del toro. Nella raffigurazione sono presenti un serpente, uno scorpione, un cane ed una cornacchia, in relazione alle costellazioni associate. Inoltre, appaiono spesso due personaggi, detti i dadofori o portatori di fiaccole, Cautes e Cautopates, il primo porta la fiaccola alzata, l'altro abbassata: rappresentano il ciclo solare, dall'alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale, il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte.


I misteri mitriaci venivano officiati in grotte, spesso attigue alle catacombe dei cristiani, denominate “antrum”, “spelaeum”, o “spelonca”. Esse erano costituite da un portico (“porticus”), una sala (“pronaos”), una sacrestia (“apparatorium”), e da un ambiente culturale vero e proprio (la “cripta”). Questa struttura architettonica era poi rifinita (come nel caso del mitreo di Dura Europos) dalla volta del soffitto dipinta in blu e punteggiata di stelle, mentre l'arco sovrastante l'abside (istoriato con rilievi raffiguranti Mitra nell'atto di sacrificare il toro) recava dipinti i segni zodiacali. Il simbolismo cosmico-astrale era completato dalle raffigurazioni di Sol e Luna e da una sorgente situata nell'antro. Lo spelaeum mitriaco è immagine del cosmo, il mondo nel quale il re-salvatore Mitra si manifesta portando la luce della conoscenza e della vita.

La dimensione salvifica del culto, unita a speculazioni e simbologie di tipo cosmico-astrale, riporta alle concezioni soteriologiche dei Magi persiani, unite a dottrine di tipo astrologico. Il simbolismo cosmico connesso ai misteri, attraverso una scala iniziatica, permetteva ai neofiti di accedere al grado divino mediante un rituale che aveva lo scopo di realizzare la "divinizzazione" in terra.

Poco o nulla si sa della liturgia sacramentale vera e propria celebrata negli spelaeum mitriaci, che forse doveva consistere in un pasto a base di pane e vino (o di altri cibi consacrati), durante il quale venivano forse intonati inni o canti di natura liturgico propiziatoria. Nel rituale zoroastriano, oltre alle offerte sacrificali di bestiame e uccelli era diffusa la libagione dell’ "haoma", una bevanda allucinogena identificata con il "soma" descritto nelle scritture vediche. L’offerta di haoma è il centro del rituale mazdeo, come l’offerta di soma è il centro di quello vedico.


Da alcuni dipinti ritrovati in vari mitrei appare probabile che, durante le liturgie, i fedeli portassero delle maschere che ne mettevano in mostra il livello di iniziazione raggiunto. Quel che è noto è che la vittoria sul toro selvaggio rappresenta la vittoria dell'ordine sul caos e sulla barbarie e che il culmine del cerimoniale era un banchetto a base di pane (prodotto a partire dal grano, cioè dal midollo del toro) ed acqua (o forse vino, prodotto dall'uva, cioè dal sangue del toro).

Il rituale prevedeva una sorta di percorso di purificazione attraverso sette porte mistiche, una per ciascun livello di iniziazione (Corax, il Corvo; Nymphus, lo Sposo; Miles, il Soldato; Leo, il Leone; Perses, il Persiano, Heliodromus, il Corriere del Sole, Pater, il Padre), ognuno associato ad un corpo celeste (rispettivamente Mercurio, Venere, Marte, Giove, Luna, Sole, Saturno). In alcuni casi è presente una cella al di sotto della sala principale, chiamata fossa "sanguinis", collegata ad essa tramite un sistema di tubature che servivano con tutta probabilità ad una sorta di battesimo officiato attraverso un'abluzione nel sangue del toro sacrificato.

Mitra è anche descritto a volte come un uomo nato o rinato da una pietra (la “petra genetrix”), intorno alla quale è attorcigliato il serpente Orouboros.

Nell'iconografia religiosa del mitraismo, compare spesso la raffigurazione di un essere divino mostruoso, alato, con testa di leone ed il corpo avvolto nelle spire di un serpente. Esso, secondo F. Cumont, padre riconosciuto degli studi sul mitraismo, è un’immagine del tempo, che ogni cosa dissolve e consuma: le ali alludono alla rapidità del suo fluire; le circonvoluzioni del serpente, alla vicenda ciclica alla quale erano sottoposti i moti stellari ed astrali.

Questa divinità che gli antichi chiamavano anche Eone (Aion, Seculum, Eternità) teneva in mano una o due chiavi. Questo era un riferimento al Sole, che nel suo corso quotidiano alternativamente apriva e chiudeva le due porte del cielo, ad Oriente quando si levava, a Ponente quando tramontava. Altro attributo frequente era lo scettro, simbolo del dominio sul tempo, esercitato eternamente su ogni cosa.

Il nome iranico di tale divinità era Zurván (o Zrvan). Nello Zoroastrismo ortodosso, Zurván impersonava i panni di una creatura del buono Ahura Mazda. All'epoca della rinascita persiana durante il regno dei Sassanidi, quando lo Zoroastrismo divenne la religione ufficiale, denominata appunto zurvanita, che, al contrario della dottrina dualistica ortodossa, la quale poneva come coesistenti già sin dalle origini (ed ab aeternum) i due principi antagonisti del Bene e del Male (Ahura Mazda ed Ahriman), faceva derivare ambedue i principi da un'unica superiore ed assoluta entità precisamente da Zurván akarana, il "Tempo Infinito". Da questa misteriosa entità procedevano perciò i due "gemelli" Ohrmazd ed Ahriman, inserendo di conseguenza un netto dualismo ontologico fino ad allora sconosciuto all'ortodossia zoroastriana. Questa figura, in accordo poi con le sue funzioni "demiurgiche" e temporali, fu poi chiamata dai greci con il nome del loro dio Chronos (Saturno).

Una immagine bronzea di Mitra,che emerge da un anello zodiacale a forma di uovo, trovata associata ad un mitreo lungo il Vallo di Adriano, ed una iscrizione trovata a Roma, lasciano supporre che Mitra possa essere stato visto anche come il dio-creatore orfico Phanes che emerge dall’uovo cosmico all’inizio del tempo, dando vita all’universo. Tale visione è rafforzata da un bassorilievo al Museo Estense di Modena, che mostra Phanes che esce da un uovo, circondato dai dodici segni dello zodiaco.

Manoscritti del Mar Morto - Wikipedia

codici di Nag Hammâdi

Gnosticismo – Wikipedia

The Jesus Mysteries – Wikipedia

Mitraismo - Wikipedia

Demolire il mito di Gesù – Una storia

INCHIESTA SU GESU’

The Jesus myth (parte 1)

The Jesus myth (parte 2)

The Jesus myth (parte 3)

Il culto del sol invictus

Dies Natalis

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Megalesia Dies Sanguinis

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