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Some of the world’s leading robotics and artificial intelligence pioneers are calling on the United Nations to ban the development and us...

mercoledì 25 febbraio 2009

PORNOCULTURA


“Tu sei cattivo con me perché ti svegli alle tre per guardare quei film un po’ porno

Tu sei cattivo con me
perché mi guardi come se
io fossi un’attrice
porno”

Il Genio, “Pop Porno”

A Napoli, un ragazzino di 12 anni è stato attirato con un pretesto in un vicoletto nei pressi di piazza Poderico, non lontano dalla stazione centrale, dove è stato violentato.

L’autore della violenza, ricercato dalla polizia, è un italiano, dall’età apparente compresa tra i 40 e i 50 anni, con capelli e barba brizzolati. Il ragazzino ha raccontato di essere stato avvicinato dall’uomo che prima gli ha chiesto dei soldi e poi lo ha bloccato e trascinato nel vicoletto.

Le diverse arterie che partono dalla stazione centrale di piazza Garibaldi verso il popoloso quartiere dell'Arenaccia sono da diversi anni territorio di «caccia» di pederasti. Un servizio del Corriere del Mezzogiorno svelò l'inquietante «struscio», al corso Meridionale, di ragazzini rom, dagli 11 ai 16 anni, prede consenzienti di uomini di mezza età e anziani che sborsano dai 20 a 30 euro a prestazione.

Il segretario generale nazionale aggiunto del sindacato di polizia Uilps, Michelangelo Starita, ha dichiarato: «Questo atto dimostra un degrado sociale che merita la massima attenzione possibile».

“Violenza su 12enne, è caccia al pedofilo”, corrieredelmezzogiorno, 24 febbraio 2009

Il 33enne Marcantonio Russo è stato arrestato dalla Squadra mobile di Messina con l’accusa di violenza sessuale e induzione di minori alla prostituzione.

Russo, già condannato per atti di pedofilia nel 2006 a 4 anni di reclusione, era tornato in libertà da pochi mesi per la scadenza dei termini di custodia cautelare visto che il processo d’appello non è stato ancora fissato.

Il pedofilo adescava bambini e ragazzini e li convinceva con soldi, dolciumi e figurine ad atti sessuali. Alcuni li usava come «procacciatori» di nuovi, piccoli «clienti» e per questo lavoro li pagava con 10 euro a «servizio».

”Già condannato per pedofilia torna a violentare bambini”, Il Secolo XIX, 14 febbraio 2009

Sempre nel napoletano, la polizia stradale ha arrestato un commerciante di salumi di 49 anni per aver costretto un ragazzino rom di 12 anni ad avere rapporti sessuali con lui.

Si è poi scoperto che l’uomo aveva adescato in altre circostanze altri minorenni, sia italiani che nomadi, all’esterno delle sale giochi della zona di Casoria ed Acerra ,offrendo loro soldi, regali e gelati.

“Violenza sessuale su dodicenne rom: arrestato un commerciante di salumi”, corrieredelmezzogiorno, 09 febbraio 2009

Un allenatore di calcio di 62 anni è finito in carcere con l’accusa di pedofilia e violenza sessuale.

L’uomo aveva conquistato la fiducia della famiglia del ragazzino, tanto da portarlo lui stesso agli allenamenti. Proprio in macchina ha cominciato a molestarlo e poi negli spogliatoi.

Dopo che l’adolescente si è sfogato con i genitori, è partita la denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta. Grazie all’aiuto di una psicologa, il minore ha raccontato nei dettagli che cosa accadeva quando si ritrovava da solo con il mister. La ricostruzione è stata ritenuta dal magistrato affidabile e priva di contraddizioni.

Ora la procura vuol accertare, attraverso la testimonianza dei genitori degli altri ragazzini, se anche altri minori abbiano subìto molestie sessuali.

“Pedofilia, arrestato un allenatore di calcio”, L’Espresso, 13 febbraio 2009

Tra il 1999 e il 2001 avrebbe violentato più volte le due figlie di suo fratello, che all'epoca dei fatti avevano entrambe meno di 10 anni.

Con questa tremenda accusa è stato arrestato dalla polizia di Catania un disoccupato incensurato di 47 anni. La vicenda sarebbe avvenuta in un popoloso rione alla periferia del capoluogo etneo.

Le indagini sono state avviate dalla polizia dopo la denuncia dei genitori delle due ragazzine che avevano saputo dalle loro due figlie delle violenze subite dallo zio.

“ABUSA PER ANNI DELLE DUE NIPOTINE CATANIA, ARRESTATO UN 47ENNE”, Leggo Online

Il pedofilo cercava i giovani a Centocelle, piazza Vittorio, Prenestino, Tuscolano. Lo hanno arrestato gli investigatori della Squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi, e del commissariato Prenestino coordinato da Antonio Franco.

Dal suo paese, ogni mattina il pensionato saliva sull'autobus e trascorreva la giornata nella capitale, davanti le scuole, nella speranza di far cadere nella rete i giovanissimi. Il tizio era già noto agli schedari della giustizia, avendo finito di scontare nel 2003 una condanna per lo stesso reato. Ma ha proseguito imperterrito.

A luglio un romeno padre di due ragazzi di 13 e 15 anni, della scuola Mommsen, nella via omonima in zona Caffarella, si presenta al commissariato. I figli hanno troppi cellulari tra le mani, e tra i messaggi ricevuti ce ne sono alcuni esagerati. Come hanno fatto ad avere i telefonini e chi ha inviato quei messaggi?

I ragazzi parlano di un signore. La polizia si mette all'opera. Gli agenti scoprono che per ottenere l'appuntamento il pensionato via telefono invia il seguente testo: «Mi chiamo Laura, ho 13 anni, ho due belle tette, incontriamoci. Baci».

Quando li vede, ai ragazzi chiede calzini e mutande usate promettendo sempre ricariche telefoniche (in casa gliene hanno trovate una cinquantina). Lo scambio avviene nel negozio di un cinese a Centocelle: lasciano la busta e ritirano le ricariche.

Quando la polizia l’ha fermato alla fermata del bus per il ritorno ha detto: «Mi avete scoperto, ma io sono malato».

“Pedofilia, cellulari in cambio di sesso”, Il Tempo, 31 gennaio 2009

Bruno, il bello del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell'Istituto Provolo.

Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l'alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell'Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da L'espresso, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso.

Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all'Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l'ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato.

Giuseppe è uno dei 15 ex allievi del Provolo che hanno scritto l'atto d'accusa. Ricorda bene quel prelato e quegli incontri, cominciati poco prima del Natale 1959.

Era arrivato, verso le 22, accompagnato da un fratello, oggi ancora in vita. Partivano dal Provolo a piedi o in auto. Cinque incontri dagli 11 ai 14 anni, sempre di sera, ad esclusione di uno, il giorno del diploma di terza media. Il vescovo lo fa accompagnare alle 10, poco prima dell'interrogazione. L'esame non lo fece, tuttavia il vescovo avrebbe telefonato in sua presenza al Provolo e ricevette lo stesso il diploma.

“Santità e pedofilia”, L’Espresso, 04 febbraio 2009

Tempo fa, alcuni genitori si rivolsero a «La Stampa» per denunciare che un estraneo era entrato nei bagni di una scuola elementare del centro storico rivolgendo attenzioni particolari ad alcuni bambini, sino ad arrivare al palpeggiamento. Immediato intervento della direzione, scuola blindata e autorità scolastiche provinciali che alzano la soglia d’attenzione.

Successivamente, un magistrato, il gip Piera Bossi di Novara, denunciò: «Non voglio creare allarme né criminalizzare una città. Ma è necessario dire che crescono gli abusi su minori e le segnalazioni che ci arrivano anche dal mondo scolastico. A volte sono i genitori, altre i docenti. Questo non significa che il reato è consumato sempre all’interno delle mura scolastiche, anche se in un caso abbiamo dovuto procedere nei confronti di personale non insegnante».

Piera Bossi ha una lunga esperienza maturata nel settore della violenza su donne e minori. Dice il magistrato: «La difficoltà maggiore è la formazione delle prove. Sul mio tavolo, come avviene per tutti gli altri colleghi, arrivano spesso verbali asettici, stringati, che riguardano appunto la denuncia di violenza presentata alle forze dell’ordine. Ma è difficile andare oltre, se non attraverso la vittima, che spesso è anche l’unico testimone. Vale per le donne che hanno subito, a maggior ragione per i minori, con i quali è difficile e delicato arrivare alla verità. Noi lanciamo un appello al mondo della scuola: è lì che cerchiamo e speriamo di trovare collaborazione. Se il bambino o la ragazzina hanno subito un approccio può essere più facile che sia l’insegnante a raccogliere la confidenza, ad avvertire un atteggiamento anomalo. Noi diciamo loro: segnalateci anche il più piccolo cambiamento, un sospetto, è sufficiente per iniziare un’indagine e approfondire».

Aggiunge Alessandra Kustermann, ginecologa responsabile del Centro Soccorso Violenza Sessuale dell'ospedale Mangiagalli di Milano: «Sui bambini i segni di una violenza subita è riscontrabile soltanto nel 10% dei casi. E il 78% delle lesioni genitali, se non sono devastanti, spesso è presente nelle prime 24 ore. Nella mia attività ho dovuto purtroppo occuparmi di abusi sessuali su bambini che avevano pochi mesi di vita, perpetrati da padri e mariti di conviventi».

Secondo uno studio, i bambini sino a dieci anni sono i più esposti all’interno delle loro famiglie; diversamente, nell’età compresa fra i dieci e i 13, entrano in gioco gli “insospettabili “(compagni di scuola, qualche insegnante, accompagnatori o animatori). In questo universo si muove chi deve raccogliere e formare le prove per «incastrare» il colpevole. «Più degli indizi o delle testimonianze - dice Piera Bossi - contano i dati comportamentali, quell’insieme di atteggiamenti, emozioni, silenzi che a volte sono più eloquenti di una testimonianza. Una donna che ha subito violenza, così come un genitore che vuole denunciare gli abusi sul figlioletto non deve vergognarsi e neppure rinunciare. Così come le forze dell’ordine sono preparate a queste circostanze, con persone femminile e psicologi».

Accade anche che il «lupo cattivo» sia soltanto nell’immaginario. Anzi, uno strumento utilizzato per fare pressione. Piera Bossi: «Il 10% denunce che avevano come oggetto i figli abusati si è rivelato falso. Riguardavano soprattutto casi di mogli in fase di separazione che volevano rivalersi accusando i mariti di presunti atti sessuali nei confronti dei figli».

“NON SOLO BULLI TROPPI STUPRI NELLE SCUOLE”, La Stampa, 23 novembre 2006

A Palermo, per mesi, sei ragazzini hanno abusato di una bimba di 9 anni nel silenzio e nell'indifferenza di un intero quartiere.

A scoprire la drammatica vicenda sono stati i servizi sociali che si occupavano di uno dei presunti colpevoli, un minorenne. Le indagini hanno confermato i primi sospetti e tutti i ragazzi coinvolti - quattro minori e due maggiorenni - sono finiti in carcere.

Le violenze sarebbero state commesse individualmente e non dal "branco", come hanno sottolineato gli investigatori.

La piccola è stata ascoltata da un equipe di psicologi che l'ha dichiarata assolutamente attendibile. Superati i primi timori la bimba ha indicato con precisione i nomi dei presunti responsabili e i luoghi in cui la violenza si sarebbe consumata.

"La notizia dello stupro della ragazzina di nove anni a Palermo ci lascia ancora una volta attonite, ma purtroppo non possiamo dirci sorprese", ha commentato la presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, "denunciamo da anni quanto la violenza sessuale non sia più un crimine solo di adulti o ai danni di adulti. Avevamo detto che le esperienze sessuali tra minorenni sfociano, secondo i nostri punti di osservazione, anche in abusi e stupri ".

Telefono Rosa parla di emergenza: i numeri raccolti dall'associazione non dicono affatto che le violenze diminuiscono. L'associazione chiede una risposta alle istituzioni, "con la stessa velocità e immediatezza di cui si è visto essere capace il Governo quando ha a cuore un tema".

“Pedofilia, abusi su bimba di 9 anni Arrestati sei ragazzi a Palermo”, UnioneSarda, 10 febbraio 2009

Un ingegnere agronomo brasiliano è stato arrestato con l'accusa di abusi sessuali nei confronti della figlia di 7 anni: l'uomo filmava e fotografava le violenze allo scopo di diffonderle su internet.

Stando a quanto dichiarato dalla polizia, la pratica sarebbe venuta alla luce in seguito alla scoperta da parte della moglie di alcune foto contenute nel computer portatile della loro casa di Iturama, nella regione di Minas Gerais.

“San Paolo: Pedofilia, stuprava la figlia e la filmava”, Unione Sarda, 06 febbraio 2009

Foto raccapriccianti in compagnia di bambini e bambine, cd, dvd, dischetti e memorie dai contenuti raccapriccianti.

Un 37enne di Veglie è stato arrestato a Giustino, comune montano in provincia di Trento, dove, da un paio di mesi, si era trasferito per svolgere l’attività di animatore in una struttura alberghiera.

Una storia ancor più sconcertante, se si considera che il 37enne, in passato, a Veglie, comune di residenza, aveva esercitato l’attività di catechista.

Da quanto accertato, il 37enne attraverso Internet avrebbe condiviso con una fitta rete corposo materiale pedo-pornografico e avrebbe abbordato attraverso le chat bambini e bambine anche minori di 14 anni, impegnati in squallidi giochetti poi scaricati su cd e dvd.

Sono state trovate anche una decina di foto nelle quali il presunto pedofilo sarebbe stato immortalato in compagnia di bambini, alcuni locali, altri di fuori provincia, impegnato in squallidi “giochi erotici”.

Nello stesso filone d'indagine culminato con l'arresto del 37enne, risultano monitorati altri soggetti, tra cui ulteriori "insospettabili" salentini.

“EX CATECHISTA CON IL VIZIO DELLA PEDOFILIA: ARRESTATO”, Lecce Prima, 12 febbraio 2009

Un 20enne piemontese è stato individuato e arrestato dalla polizia postale e delle telecomunicazioni di Brescia: aveva minacciato di divulgare sul popolare social network Facebook notizie sulla sfera sessuale di una minorenne di 14 anni per costringerla a posare nuda davanti a una webcam e poi l’ha ricattata costringendola ad atti sessuali spinti.

Il giovane aveva fatto cadere nella sua trappola circa trenta ragazze, tra i 13 e i 15 anni. All’interno del suo computer, i poliziotti hanno trovato un centinaio di video chat di carattere pedopornografico.

La vicenda è nata dalla denuncia di un genitore di una ragazza bresciana di 14 anni che era stata indotta a esibirsi in produzioni amatoriali pornografiche davanti alla webcam della propria camera da letto, durante sessioni di videochat del servizio denominato Messenger. Sul computer del giovane sono stati trovati i filmati incriminati.

I poliziotti hanno anche trovato il file della conversazione in chat, da cui emerge la tecnica di adescamento: dopo essere entrato in gruppi di contatto della chat, composti da giovani ragazze, il 20enne intraprendeva piccanti conversazioni per conquistarsi la fiducia delle giovani e poi minacciava di divulgare su Facebook i segreti appresi; in cambio chiedeva di guardare il seno delle giovani vittime. Ma una volta ottenuto il breve video faceva scattare una seconda minaccia di divulgare tutto, ottenendo, in una perversa escalation di richieste, la registrazione di video pornografici.

“Costringeva minorenni a girare video porno in chat”, La Stampa, 22 gennaio 2009

Lo scorso 10 febbraio si è svolto il “Safer Internet Day 2009”, giornata mondiale dedicata ai giovani e ad un utilizzo responsabile e sicuro di internet e delle nuove tecnologie.

In Lussemburgo, il Commissario Europeo per la Società dell’Informazione Viviane Reding ha promosso una campagna contro il fenomeno del cyber-bullismo, a cui ha partecipato anche l'Italia con una serie di eventi ed iniziative tese a sensibilizzare sulla sicurezza in Internet dei minori.

La Commissione Europea, a seguito di una consultazione pubblica condotta nel luglio 2008 sui social networks, ha riscontrato che il cyber-bullismo ormai è diventato uno dei maggiori pericoli che i giovani possono incontrare on-line. Ovviamente la grande diffusione dei social networks avutasi negli ultimi tempi ha contribuito a peggiorare ulteriormente il fenomeno. La stessa Commissione ritiene che un'azione comunitaria sia necessaria perché i social network connettono fra di loro utenti di tutto il mondo, per cui singole misure nazionali non potrebbero affrontare da sole il problema.

Con Safer Internet Day 2009, i 17 maggiori social networks europei (Arto, Bebo, Dailymotion, Facebook, Giovani.it, Google/YouTube, Hyves, Microsoft Europa, Myspace, Nasza-klaza.pl, Netlog, One.lt, Skyrock, StudiVZ, Albergo di Sulake/Habbo, Yahoo!Europe, e Zap.lu.) hanno firmato un accordo per superare e risolvere insieme questi problemi. La stessa Commissione europea vigilera' sulla realizzazione di questo accordo che riconosce 7 principi fondamentali:

1. necessità di una comunicazione sicura;

2. adeguatezza dei servizi all'età del pubblico;

3. maggiore tutela della privacy degli utenti;

4. utilizzo più semplice ed immediato delle piattaforme on line;

5. previsione di un sistema che recepisca immediatamente segnalazioni di contenuto o condotta illegale;

6. previsione di una specifica abilitazione degli utenti;

7. necessità di controlli per accertare eventuali violazioni.

Anche Microsoft è scesa in campo: 50 dipendenti dell’azienda di Redmond si sono recati nelle scuole per formare circa 3.000 ragazzi sulla possibilità di instaurare un proficuo e non deleterio rapporto con la Rete.

L’iniziativa è parte della campagna “Sicuramenteweb” lanciata da Microsoft per la tutela dei minori in termini di sicurezza su internet.

Nel campo della navigazione protetta per i minori, l’iniziativa prevede una serie di partnership importanti: oltre alle Forze dell’Ordine e alle Istituzioni (in particolar modo la Polizia Postale e delle Comunicazioni), “SicuramenteWeb coinvolgerà nel suo programma di attività alcune importanti organizzazioni non governative - Telefono azzurro, Movimento Italiano Genitori, Unicef e Comitato Internet e Minori - avvalendosi dell’esperienza e della competenza che queste Onlus hanno nei rispettivi ambiti di attività, oltre a grandi aziende come Gruppo Poste Italiane e Telecom Italia e a un media partner primario come Topolino, di Walt Disney.

Un primario elemento dell’iniziativa è il nuovissimo sistema denominato CETS” (Child Exploitation Tracking System - Sistema di tracciamento contro la pedopornografia), annunciato il 16 ottobre 2006 in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni. CETS consentirà alla Polizia Postale di tracciare eventuali tentativi di pedopornofilia in Rete e di indagare con maggior efficacia gli individui e i siti internet sospetti. Un sistema che permetterà perciò ai più giovani di navigare nella Rete con maggiore sicurezza. In precedenza, nel febbraio 2006 Microsoft aveva offerto il proprio supporto tecnologico alla creazione del nuovo centro di ascolto di Telefono Azzurro a Palermo per la linea Hot114.

Sempre nell’ambito di SicuramenteWeb saranno presto presentate alcune importanti novità tecnologiche, a sostegno di una sempre maggiore protezione di bambini e ragazzi in Rete. Tra queste Windows Live™ Family Safety”, uno strumento gratuito e innovativo per proteggere e controllare la navigazione di tutta la famiglia.

“Safer Internet Day 2009: obiettivo sicurezza”, notebookitalia, 10 febbraio 2009

“CETS: un nuovo sistema di tracciamento contro la pedopornografia”, Microsoft Italia

“L'Europa è molto più avanti dei singoli stati''.

Così il presidente di Ecpat-Italia Onlus (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking), Marco Scarpati, ha commentato l'approvazione della proposta sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile che impegna il Parlamento Europeo a rivedere la decisione quadro del 2004, aggiornandola per aumentare la soglia di protezione dei minori, visto anche il continuo sviluppo delle nuove tecnologie, in particolare di Internet, e l'uso di nuove forme di adescamento dei minori online a scopo sessuale (il cosiddetto "grooming") da parte dei pedofili.

Desta invece la preoccupazione dell'organizzazione internazionale, che lavora da anni, in oltre 70 Paesi, specificatamente sul ''mercato del sesso'', che coinvolge circa 1,5 milioni di bambini, la nuova normativa sulle intercettazioni poiché ''in base alla nuova normativa - spiega Scarpati - le intercettazioni sono consentite solo quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza. Nel caso di reati contro i minori potrebbe essere già troppo tardi''.

Nove milioni di bambine, un milione di ragazzini. Un giro d’affari da 250 miliardi. Ottantamila viaggiatori — giovani, colti, reddito medio — che ogni anno lasciano l’Italia (salda in testa alle classifiche dei predatori) a caccia di sesso proibito.

Trecentomila nuovi casi di Hiv all’anno. Quattro milioni e mezzo di bambini infettati da Papilloma virus, 500.000 da epatite C, in Paesi dove un attacco di diarrea è spesso fatale. Oltre 2 milioni di aborti. Un milione 640 mila tentativi di suicidio. Due milioni e mezzo di stupri.

Scarpati ha anche tracciato un quadro di insieme del fenomeno del turismo sessuale a danno di minori in base ad un nuovo rapporto in cui si specifica che i turisti sessuali non sono solo pedofili: “Solo alcuni di loro mirano soltanto ai bambini. La maggior parte è composta da occasionali che non hanno normalmente alcuna preferenza per i minorenni, ma, lontani da casa e dalle norme sociali, si sentono coperti dall'anonimato''.

Le destinazioni più frequenti sono la Thailandia, Il Brasile, il Kenya e la Repubblica Ceca mentre le mete ''emergenti'' sono la Cambogia, Costa Rica, Gambia e il nord della Russia. Il rapporto, spiega Scarpati, ''è il frutto di un coordinamento di gruppi Ecpat, Germania-Italia-Olanda-Austria-Estonia, parte di un progetto sostenuto dalla Commissione Europea”.

“Pedofilia, 1,5 milioni di bambini coinvolti. Thailandia meta preferita del turismo sessuale”, adnkronos, 09 febbraio 2009

“Turismo sessuale in crescita Nuova meta: Europa dell’Est”, Corriere, 19 febbraio 2009

“Cyber adescatori: il grooming e il rischio dei social networking”, clicmedicina. 04 febbraio 2009

“L’adescamento online (grooming)”, la7 blog, 25 novembre 2008

I Paesi del G8 sono l'epicentro del mercato dei bambini.

Circa la metà delle vittime del traffico pedofilo mondiale ha meno di 7 anni. Il 77% ne ha meno di 9.

Un mercato illegale, in teoria, ma di fatto libero. Chiunque, in questo preciso momento, a Roma o a Francoforte, a Mosca o Boston, Lisbona o Marsiglia, può, con la propria carta di credito, scegliere razza, età, genere di perversione sessuale, tratti somatici della bambina (o del bambino) e acquistare, sicuro dell'assoluta impunità, la propria collezione di foto o il proprio film pedofilo.

Il 13° Rapporto Annuale sulla pedofilia ondine redatto da Telefono Arcobaleno, organizzazione che da tredici anni lotta al fianco delle maggiori agenzie di sicurezza internazionali contro lo sfruttamento sessuale infantile, traccia uno scenario definito sconvolgente dagli stessi relatori, spesso in difficoltà nel redigere il Rapporto, sia per le immagini agghiaccianti selezionate che per l'imbarazzo nel trovare parole capaci di descrivere alcune situazioni decisamente abominevoli.

Dalla relazione di Telefono Arcobaleno emerge anche uno scenario che mette in crisi la credibilità delle istituzioni nazionali e sovranazionali, un quadro che vaporizza ogni valore di libertà e dignità della persona umana.

Stati Uniti, Germania, Russia, Regno Unito, Italia, Francia, Canada e Giappone - il cosiddetto "G8", cioè i Paesi industrializzati, assieme a Spagna e Polonia - rappresentano i tre quarti dei clienti del “pedo-business”, l'unico mercato al mondo capace di porsi, senza regole, al di sopra della morale. Tra i Paesi maggiormente coinvolti nel traffico di materiale pedofilo spiccano la Germania, l'Olanda, gli Stati Uniti, Cipro, la Federazione Russa, il Canada, la Cina e il Portogallo.

Il Rapporto denuncia casi sconcertanti come quello, ad esempio, secondo il quale il Regno Unito, la Francia, l'Italia e in particolare la Germania che, pur sfiorando appena il 4% di audience in internet, assorbe il 19% della domanda pedofila. Viene fuori il ritratto di un Vecchio Continente che si riconferma, anche quest'anno, punto di origine di questo crimine.

"Questo incremento della pedofilia online, attorno al 149% negli ultimi sei anni - dice Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - non è parallelo alla diffusione di Internet sul Continente. Infatti l'Europa, pur rappresentando circa il 30% del pianeta Internet, assorbe oggi ben il 60% della domanda di pedofilia nel Web. Nel nostro rapporto si evince quanto, in Europa, contrariamente a quello che è avvenuto in altre aree del pianeta, le strategie di contrasto del mercato dei bambini non abbiano sempre centrato gli obiettivi prioritari di prevenzione, convogliando le risorse su progetti che non sono valsi a frenare la vertiginosa crescita della pedofilia on line".

Telefono Arcobaleno lavora da anni in stretta collaborazione con il NIT (Nucleo Investigativo Telematico), un organismo nato all'interno della Procura della Repubblica di Siracusa, composto da sei ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti a Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza e Polizia locale, al comando del maresciallo Domenico Di Somma e coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Toscano. Purtroppo, il recente "pacchetto sicurezza" del governo ha di fatto cancellato l'unica prerogativa indispensabile nelle indagini sulla pedofilia online: la rapidità degli interventi. Il governo infatti ha deciso di dirottare sulle Procure distrettuali antimafia le indagini che seguono ogni segnalazione che proviene dal NIT, con il conseguente rallentamento delle operazioni d'accertamento, di oscuramento dei siti e identificazione dei pedofili.

Sono oltre 36.000 i bambini che sono stati "scambiati" in Internet 20 miliardi di volte negli ultimi tredici anni.

Telefono Arcobaleno - in possesso di una black list di oltre 200 mila siti pedopornografici - ha effettuato 228.079 segnalazioni, solo nell'ultimo anno ne ha inoltrate più di 3.500 al mese, con punte di oltre 300 in un solo giorno che, nell'84% dei casi, hanno portato alla chiusura dei siti nel giro di 48 ore.

Particolarmente aggressiva, in questo ultimo anno, è risultata la presenza di ben 7.639 siti componenti di una galassia ben più vasta di 42.396 siti a contenuto pedopornografico.

“Pedofilia online è allarme l'Europa al centro del mercato”, Repubblica, 09 febbraio 2009

Un appello ai governi di tutto il mondo, da parte di first ladies, ex first ladies e regine, per un impegno globale contro la pedopornografia.

Le “signore” della politica sono state chiamate al Cairo da Suzanne Mubarak in occasione di “Crossing Borders to Protect the Children of the World”, la seconda conferenza dell'International Centre for Missing and Exploited Children (ICMEC), una organizzazione non-profit contro lo sfruttamento dei bambini.

"Il problema dei bambini abusati e sfruttati”, ha detto la Mubarak, “è ormai un fenomeno globale. Se non si interviene, assumerà le proporzioni di una vera e propria epidemia".

La conferenza si è concentrata su tre questioni: la “cyber-sicurezza” rispetto alla diffusione globale via internet di pedopornografia; l’efficacia delle leggi vigenti e gli sforzi che si stanno facendo in tutto il mondo per adottare delle leggi in grado di prevenire lo sfruttamento sessuale di bambini; la ricerca di una collaborazione globale per lo sviluppo dei giusti approcci giurisdizionali.

“La sfida non è solo quella di aumentare la consapevolezza dei governi per convinverli ad agire”; ha detto il barone Daniel Cardon de Lichtbuer dell’ICMEC, "noi vogliamo creare un movimento globale”.

"Crossing Borders to Protect Children riassume perfettamente il nostro intento”, ha detto Ernie Allen, Presidente e CEO dell’ICMEC, “vogliamo unire tutte le nazioni, tutte le organizzazioni, tutte le persone a lavorare per un unico scopo”.

“Historic Cairo Meeting Convened on Child Abduction and Exploitation”, PRNewswire, 19 febbraio 2009

Rinchiusa in una cella di una stazione di polizia di Abaetetuba, per un mese, con 20 uomini. Violentata fin dal primo giorno dai suoi compagni di cella (tutti uomini dai 20 ai 34 anni), è stata costretta ad avere rapporti sessuali anche per avere del cibo.

Entrata il 21 ottobre è uscita solo grazie alla stampa che ha ricevuto una soffiata sulla vicenda.da parte dall'organizzazione umanitaria "Children and Adolescent Defense Center" (Cedeca) che si è occupata della ragazza.

È successo in Brasile nello stato del Parà. La giovane, di 15 anni, era sospettata di aver commesso un furto. Secondo l'avvocato dell'adolescente, la polizia non è in grado neanche di chiarire per quale caso di furto sia stata imprigionata. Inoltre la polizia, per colmo, si difende affermando che gli agenti non si erano resi conto che la ragazza fosse minorenne.

Venuta a conoscenza del caso, il governatore locale (una donna), Ana Julia Carepa, ha affermato: "Ma questa non è una giustificazione. Se avesse avuto 15, 20, 50, 80 o 100 anni non doveva essere rinchiusa con degli uomini", e ha quindi annunciato una punizione esemplare per i colpevoli di questo scempio.

E non è il primo caso del genere in Parà: qualche tempo fa, una ragazza di 23 anni era finita in carcere per un mese con 70 uomini.

“Choc in Brasile, 15enne in cella con venti uomini: stuprata per un mese”, La Stampa, 23 novembre 2007

Riad. Sei mesi di carcere e 200 colpi di frusta: questa la condanna inflitta in appello da un tribunale saudita a una ragazza vittima di una violenza di gruppo. Lo ha denunciato il suo ex avvocato, Abdelrahmane al-Lahem, militante di una organizzazione per i diritti dell’uomo, al quale il tribunale di Al-Qatif, città dell’est dell’Arabia Saudita, ha ritirato la licenza.

La ragazza, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, era stata stuprata da sei uomini ai quali è stata comminata una pena variante da 2 a 9 anni di reclusione. La sua colpa, agli occhi del tribunale, è stata quella di essersi fatta trovare dagli stupratori appartata con un uomo, reato grave in Arabia.

L’avvocato aveva contestato un primo verdetto emesso lo scorso anno con riferimento agli stessi fatti. La ragazza era stata condannata a 90 frustate. In appello la condanna per la vittima dello stupro di gruppo è stata aggravata.

“Fu violentata da sei uomini Condannata a 200 frustate”, IlGiornale, 16 novembre 2007

In Egitto le molestie sessuali e gli stupri potrebbero avere presto rilevanza penale, comportando l'arresto, il carcere e pene pecuniarie per chi li commette. Fino a oggi questi reati non erano proprio previsti.

La segretaria generale del Consiglio Nazionale delle Donne, Farkhonda Hassan, ha annunciato la presentazione di una proposta di legge per contrastare un fenomeno che fino a oggi, secondo recenti sondaggi, avrebbe colpito l'83% delle donne egiziane, delle quali solo il 2% avrebbe avuto il coraggio di denunciarlo.

''Qualsiasi persona che molesta sessualmente un'altra del sesso opposto sarà condannata a rimanere in prigione - ha detto Hassan al quotidiano Masri El Youm - per un periodo non superiore ad un anno e a una multa non superiore alle 1.000 lire egiziane (120 euro), se questa persona abusa della propria autorità dando ordini o con comportamenti che possono essere definiti di abuso sessuale, con parole, toccamenti o telefonate e messaggi'', o ''inviti'' e insulti per strada.

“Finalmente si sta cominciando a superare il tabù che impediva di parlare dei reati sessuali, tanto tra la gente comune quando nei circoli accademici e nei media'', rileva un commento del Centro Egiziano per i Diritti delle Donne (ECWR) che ha diffuso lo studio intitolato ''Nuvole sull'Egitto''. Dalla ricerca è emerso il dato decisamente anomalo delle molestie enormemente diffuse e assolutamente prive di qualsiasi controllo.

“Non è questione di come andiamo in giro vestite, velate o no, con vestiti provocanti o con le tuniche che molte di noi indossano normalmente'', denunciava su un altro sito una studentessa interpellata dai ricercatori, ''il problema è che non c'è la cultura del rispetto della donna''.

''Se ci rivolgiamo alla polizia o alle autorità - testimoniava una donna che chiedeva l'anonimato su un altro sito - nove volte su dieci rischiamo di essere prese in giro, se non addirittura di suscitare interessi poco opportuni in chi dovrebbe invece intervenire per proteggerci''.

“Egitto: Molestie e stupri, un tabù da abbattere”, agenziaradicale, 31 luglio 2008

La “risoluzione 1820”, approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sponsorizzata da oltre 30 paesi, tra cui l'Italia, classifica lo stupro come “un'arma di guerra”.

Con questa decisione, il Consiglio chiede la fine delle violenze sessuali contro i civili, una pratica molto diffusa nelle zone di guerra.

Il documento dei Quindici, che raccoglie la proposta degli Stati Uniti, definisce lo stupro come “una tattica di guerra per umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico”

Il testo, minacciando indirettamente di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L'Aja (Cpi), chiede «a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato».

Chiede inoltre al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon di preparare un rapporto per individuare «i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili».

Lo stesso segretario generale delle Nazioni unite ha denunciato come la violenza contro le donne abbia ormai raggiunto «proporzioni inaudite» in alcune società.

«Lo stupro è un'arma di guerra», Corriere, 21 luglio 2008

Sono circa 6.800.000 le donne fra i 16 e 70 anni (32%) che hanno subito un atto di violenza fisica o sessuale; se si considera anche quella psicologica la quota sale ad oltre 12 milioni di italiane. Ogni anno ci sono circa 74 mila di stupri tra tentati e consumati, oltre 200 al giorno. In generale, 4 milioni riguardano violenze fisiche, 5 milioni quelle sessuali, un milione gli stupri.

Nel 67,4% dei casi si tratta di violenza ripetuta, soprattutto in famiglia. Il 91,1% della violenza sessuale è ripetuta.

Gran parte delle violenze rimangono nel sommerso, solo il 7% è denunciata. Anche le minacce e i maltrattamenti sono commessi per il 60% dai partner e nel 64,2% sono gravi. Solo il 18% delle donne pensano che la violenza del partner sia reato. Solo un quarto degli autori dei fatti viene imputato e solo l'8% e' condannato. Alla fine, meno dell'1% del totale è condannato.

Il rapporto dell'Istat, fra l'altro, smentisce lo stereotipo secondo il quale la violenza alle donne è un fenomeno che avviene per strada e commesso da stranieri.

Di fatto, ''le violenze da partner sono impunite'', ha detto il direttore generale dell'Istat, Linda Laura Sabbadini. Il dato, infatti, risente del basso numero di denunce presentate (appena il 7%) e dell'alta percentuale di accuse ritirate.

Alla fine, quindi, l'1% rappresenta una stima dell'Istat sul totale delle violenze commesse da partner. ''Le violenze sono soprattutto in famiglia, il 70% - ha tenuto a sottolineare Sabbadini - commesse da mariti, partner, ex partner. L'estraneo è autore del 6% degli stupri''.

Da noi, la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia.

Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22% in più rispetto al 2006.

"È un femminicidio", accusano i movimenti femminili.

Istat: Più di un milione le donne vittime di violenza in famiglia”, canisciolti, 22 febbraio 2007

Sullo sfondo della spiaggia carioca di Ipanema, una coppia di poliziotti perquisisce due belle ragazze in abiti succinti.

La campagna "porno-pubblicitaria" della Relish - un´azienda start-up di Cernusco sul Naviglio, collegata ad un gruppo industriale italiano leader nel settore, che produce e abbigliamento fashion per il target commerciale "younglady" e ha negozi a Milano, Bologna e a Napoli - apparsa su diversi cartelloni pubblicitari a Napoli, ha suscitato un polverone. I prono- spot non sono stati graditi dall'assessore provinciale alle Pari opportunità, Angela Cortese, che ha definito l'immagine "ignobile e lesiva della dignità delle donne".

Per l'amministrazione comunale, la campagna della società di moda Relish indurebbe alla violenza contro le donne. "Ha ragione l'assessore provinciale Angela Cortese nel chiedere che, anche nei cartelloni pubblicitari, la dignità della donna venga rispettata. Già sono tante e gravissime le violenze che le donne sono costrette a subire", ha dichiarato il sindaco Rosa Iervolino.

"Di conseguenza non è affatto opportuno incentivare una mentalità che le consideri oggetto. Naturalmente - ha concluso il sindaco - nessuna ragione di tipo economico o commerciale può prevalere sul principio del rispetto della dignità della persona umana costituzionalmente garantito".

La guardia che allunga le mani sotto la gonna di una delle due ragazze con un intento che tutto sembra fuorché di perquisirla, ha disturbato anche il popolo della rete: su Facebook è nato un gruppo di 50 iscritti per chiedere la rimozione e invitare al boicottaggio dei prodotti dell´azienda.

“Per un fine puramente commerciale, si assiste ad un utilizzo improprio e incongruo del corpo della donna, lanciando messaggi negativi e volgarmente "d´effetto" – ha dichiarato prosegue l´assessore Valente - la violenza che le donne continuano a subire purtroppo si manifesta anche attraverso questi atti, che alimentano la diffusione della cultura della violenza e della sopraffazione. Per questo è indispensabile una reazione forte e immediata che impedisca queste scelte, anche quando si tratta di scelte di mercato».

“Napoli, polemiche per spot shock”, Tgcom, 30 gennaio 2009

Da una settimana Stephanie agitava il dibattito su YouTube, dopo aver avuto l’onore della sua foto su giornali di tutto il mondo. La prima domanda era: è bella? E qui si sconfina nei gusti personali, anche se - bisogna ammettere - la signorina di «numeri» ne ha. La seconda domanda: sarà tutto vero? Stanno nascendo forti dubbi.

Stephanie è la procace hostess francese che si sarebbe spogliata nella cabina di un aereo in volo, deliziando i due piloti con uno strip quasi professionale. E innescando una valanga di proteste: ma come, invece di guardare gli strumenti scrutano il seno di una hostess? Proteste dai quattro angoli della Terra, seguite dalle inchieste di molti organismi di controllo del volo, per capire in che parte del globo fosse andato in scena quel pericoloso spogliarello. Addirittura era circolata la voce che i due piloti fossero stati sospesi dalla loro Compagnia, insieme con la generosa assistente e la collega che la spalleggiava nello show ad alta quota.

Su internet ci sono due puntate del filmino, quella di due minuti «girata» in cabina con un cellulare, e un’altra leggermente più lunga: inizia sul pulmino che sta portando l’equipaggio in aeroporto, prosegue sul jet. In questa seconda versione, apparsa poco dopo la prima, Stephanie - stavolta coi capelli sciolti - si fa accarezzare il sedere, mostrando di nuovo il seno e le mutandine ai piloti che in francese gridano: «Oh la la!», «Bravo!». Si vede anche l’aereo del presunto spogliarello, un Airbus della Compagnia francese AOM (Air Outre Mer).

Qui nascono i dubbi. L’Aom collegava la Francia con le ex colonie, dopo un periodo di crisi ha chiuso i battenti nel 2001. Quindi, o quel porno-soft è piuttosto vecchio, risalendo ad almeno sette anni fa, o qualcosa nel video immortalato su YouTube non funziona. Soprattutto non si capisce come possano essere stati sospesi due piloti che nel frattempo potrebbero anche aver cambiato mestiere.

C’è chi sostiene che il video che ha fatto il giro del mondo sia in realtà il trailer di un porno di bassa categoria, assemblato con spezzoni di provenienza diversa. Così si spiegherebbe l’Airbus datato.

A conferma di questa tesi su YouTube alcune versioni del video sono state rimosse: forse contenevano l’epilogo hard dello spogliarello.

“La sexy hostess? Era soltanto uno spot”, La Stampa 7 febraio 2008

Anna Ciriani, la “pornoprof” di Pordenone sospesa da scuola per le sue performance alla fiera dell'Eros di Berlino finite su Youtube, vuole continuare a insegnare.

Lo ha detto subito dopo aver partecipato, come ospite, a “Mattino 5”, trasmissione condotta da Claudio Brachino. La “porno-docente” ha anche dichiarato di sperare di tornare al più' presto in classe, dopo aver firmato una dichiarazione in cui si impegna a non reiterare i comportamenti trasgressivi che hanno portato al provvedimento contro di lei.

Dopo le partecipazioni a “Costanzo show” e “Mattino 5”, la “porno-insegnante” si è anche detta possibilista su future partecipazioni a trasmissioni televisive, partendo da una clausola pregiudiziale: ''Non cerco fama e denaro - ha detto - vado solo dove so di trovarmi bene e dove non si privilegia lo scoop ma l'approfondimento''.

“La pornoprof: "Voglio insegnare agli adulti"”, Quotidiano.net, 4 febbraio 2008

La reginetta dell’hard Federica Zarri ha deciso di formare, nella provincia di Lecco, un “circolo della libertà” con il supporto di Michela Vittoria Brambilla, paradigma della nuova “donna liberale”: imprenditrice, intelligente, intraprendente, porno-liberista.

A pochi mesi dalla fondazione del proprio Circolo, la Zarri ha già sfoderato na proposta di legge, denominata, con ben poca modestia, “Legge Zarri”. Un vera e propria “porno riforma”.

La “riforma”, spiega la Zarri, si articola nei seguenti punti:
- “Che in Italia si possano svolgere festival di film hard sotto il patrocinio del ministero dei beni culturali”;
- “Abolire la legge che, attualmente, vieta di girare film pornografici nel nostro Paese”;
- “Tutti gli attori sul set dovranno essere muniti di certificato medico, che sarà controllato prima di iniziare le riprese”; - “Per ogni film, non si potranno girare più di tre scene di sesso ed il compenso per gli attori sarà minimo di seimila euro per le donne e cinquemila per gli uomini”;
- "Potranno avere la qualifica di pornostar, solo le ragazze iscritte in un apposito albo che abbiano girato almeno un film di produzione italiana”.

Federica Zarri sta portando avanti la sua campagna “pornopolitica”. “Sto presentando la proposta di legge in decine di locali – dichiara – e devo dire che ho visto tanto consenso e tantissime reazioni entusiaste”.

L’industria di Honk Kong ha annunciato la prossima lavorazione del primo film porno in 3D.

Sex and Zen, versione porno dell'omonima pellicola erotica firmata da Michael Mak che nel ’91 sbancò il botteghino, disporrà di un budget di circa 3 milioni di euro, verrà girato in lingua cinese e cercherà di esaltare la tecnologia 3D in chiave pornografica.

"Sarà come essere seduti accanto al letto", dichiara Stephen Shiu jr, presidente di One Dollar Production, "inoltre ci saranno molti primissimi piani, sembrerà come se le attrici siano a pochi centimetri dall'audience".

Per la realizzazione del film, la produzione si avvarrà della collaborazione di un'equipe specializzata nella realizzazione di film in 3D, con all'attivo un portfolio che vanta collaborazioni per veri e propri blockbuster come “Nightmare Before Christmas 3D.

La speranza dei produttori è quella di riuscire a cavalcare l'onda del tridimensionale, grazie anche al successo della versione in tre dimensioni di film come “Viaggio al Centro della Terra, che nel paese asiatico ha incassato molto di più rispetto alla versione bidimensionale.

“Il porno è tutto intorno a te”, PI, 28 gennaio 2009

Sono tempi duri per l’industria del porno cinematografica che si è già scagliata contro YouPorn e PornTube, additate come concorrenti sleali di un business che ha un giro d’affari tra i più corposi del mondo.

"A causa della recessione attuale, gli americani sono troppo depressi per essere attivi sessualmente. E questo è un male per il paese: gli americani possono cavarsela senza auto, ma non senza sesso" spiegano in una nota i pornografi Joe Francis, produttore della serie di dvd "Girls Gone Wild", e Larry Flynt, il fondatore della rivista Hustler reso celebre dal film sulla sua vita con Woody Harrelson.

Il Congresso dovrebbe dunque staccare - è la richiesta - un assegno da 5 miliardi di dollari per "rilanciare l’appetito sessuale degli americani".

Anche in Germania, l'industria del porno ha chiesto un intervento dello Stato per uscire dalla crisi. "Degli aiuti economici sarebbero sensati", ha detto Uwe Kaltenberg, esponente dell'Associazione Tedesca del Commercio Erotico, al quotidiano Westdeutsche Allgemeine Zeitung.

In Germania, il settore del porno è composto soprattutto da aziende medio-piccole, che potrebbero utilizzare gli aiuti ad esempio per misure di aggiornamento, ha detto Kaltenberg. Ad essere in crisi sono soprattutto i produttori cinematografici, messi alle strette dalla concorrenza di internet.

Il file sharing ha messo in ginocchio l’industria del porno, così come già avvenuto per quanto riguarda le serie televisive o i film di Hollywood. A questo si aggiungano siti come Youporn e simili, che offrono contenuti praticamente a costo zero.

Per contrastare la pirateria e i siti che offrono video gratuitamente, i rappresentanti dell’industria del porno si sono riuniti sotto l’etichetta PAK.

Il PAK Group, in realtà, è stato fondato nel settembre 2007, partendo da un iniziale gruppo di produttori decisamente contrariati dalla diffusione della pirateria online. Questo gruppo si comporta in un certo senso come la RIAA.

I cloni porno di YouTube, in pratica, danno decisamente fastidio alle grandi case produttrici, ormai contrarie alla violazione costante del diritto d’autore che avviene in questi grandi siti. Grazie alla collaborazione con gli avvocati, il gruppo PAK è ora vicino al deposito della prima querela contro un importante sito, alla quale seguiranno altre denunce.

“Porno Usa: 5 miliardi di dollari per risvegliare il desiderio”, Il Giornale, 08 gennaio 2009

“Anche industria tedesca del porno chiede aiuti statali”, APCOM, 01 gennaio 2009

ARTICOLI A TEMA

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“L'industria del porno si riunisce sotto l'etichetta PAK per contrastare la pirateria”, downloadblog, 04 gosto 2008

Secondo i produttori di film per adulti, l'iPhone farà parte della prossima frontiera del porno.

Il melafonino eccita le fantasie dei producers che per i contenuti hard vedono grandi potenzialità nell'apparecchio.

Secondo quanto osservato da The Inquirer, le risorse sviluppate ad hoc per l'iPhone - siti web di distributori ed accessori - starebbero spuntando ovunque. Tra coloro che stanno cogliendo l'opportunità di rendere fruibili i propri contenuti sull'apparecchio ci sono Pink Visual, che ha approntato un nuovo sito in versione mobile, e Digital Playground, che distribuisce trailer di video in formato compatibile per iPhone.

Ma nel business vietato ai minori, il music-phone di Apple non è solamente un teatrino tecnologico. Tanto per fare un paio di esempi, anche il mercato degli accessori ha scoperto di poterne sfruttare la versatilità: esisterebbero gingilli per adulti iPhone-powered e ingegnosi kit software - come iBrate che trasformano lo stesso apparecchio in un oggetto da sexy-shop.

“L'iPhone accende le luci rosse”, PuntoInformatico, 16 gennaio 2008

“iBrate App Turns iPhone Into Vibrator”, gizmodo, 05 settembre 2007

In media, un teenager passa un’ora e 40 minuti a settimana navigando nei siti pornografici.

Secondo la ricerca condotta mediante “CyberSentinel”, un software che consente ai genitori di bloccare l’acceso a dei siti Web e monitorare l’uso di Internet, i teenagers in un anno si passano in media 87 ore a surfare in cerca di contenuti porno.

Lo studio ha preso in esame 1.000 soggetti rilevando che in media un teenager passa online almeno 31 ore a settimana cercando perlopiù, oltre al porno, informazioni su chirurgia plastica, diete, pianificazione familiare e supporto psicologico.

Ellie Puddle, direttore marketing di CyberSentinel, ha detto: “I teenagers sembrano esplorare tutto ciò che è frutto delle pressioni dei giorni d’oggi. Ad esempio, sono spinti ad emulare gli standard di bellezza delle celebrità e passano molto tempo in cerca di prodotti cosmetici o possibili interventi di chirurgia plastica. Inoltre, preferiscono condurre le proprie ricerche online piuttosto che parlare dei loro problemi con i genitori”.

“Teens spend average of 87 hours a year looking at porn online”, dailymail, 11 febbraio 2009

Per sapere cosa fanno nel tempo libero o come passano la serata tra un set a luci rosse e un calendario hot, si possono seguire le pornostar del cuore su Twitter.

Da Jenna Haze, rintracciabile sul servizio di microblogging con il nickname di "jennaxstudios", a Stoya, meglio conosciuta come la stella del porno alternativo, da Belladonna, 250 film per adulti alle spalle e oltre 2mila contatti sul suo account "enterbelladonna" di Twitter, a Jessica Drake, ex playmate oggi stella del cinema porno rintracciabile sull'account "thejessicadrake".

Cucinano, visitano i genitori, portano a passeggio i cani e installano programmi sui loro computer, seguire su Twitter le dieci pornostar più geek del momento aiuta a scoprire un loro lato nascosto: quello da ragazze normali.

“Twitter, la giornata normale di miss porno”, Repubblica

Personal Porno - Come diventare pornostar in Rete e manager di se stessi (senza farsi fottere)”, di Federico Terrazza (Fazi Editore 2008) - un giornalista esperto in nuove tecnologie che conta all’attivo già numerose collaborazioni con “l’Espresso” e “Il Sole 24 ore”, oltre a essere tra i fondatori del Cedites (Centro Studi per la Divulgazione della Tecnologia e della Scienza) - è un analisi di tipo sociologico sul mondo del porno amatoriale fai-da-te, nato come voglia di far mostra di se, è poi diventato un vero fenomeno di costume ed in ultimo un business.

Internet, padre della nuova democrazia, consente infatti a chiunque, tramite siti di file sharing (legale) come Porno Tube e You Porn, di mettere in rete i propri filmati. È sufficiente possedere una videocamera o addirittura un telefonino per diventare pornostar improvvisate.

Ferrazza disamina con attenzione questo fenomeno, in tutte le sue possibili coniugazioni passando dalle “studentesse e impiegate che “arrotondano” spogliandosi davanti a una web-cam all’industria che gestisce la messaggeria erotica più visitata al mondo (AdultFriendFinder.com, che raccoglie 7,2 milioni di contatti al giorno), dagli ambienti virtuali porno in 3d in stile Second Life ai minifilm hard da scaricare sul telefonino, fino ai sex toys da collegare al computer per esperienze di sesso a distanza”.

La tendenza è stata confermata da uno studio effettuato dall’istituto di ricerca Hitwise sulla tipologia di siti più visitati dagli internauti americani: le principali directory del porno, da sex.com a playboy.com, attirano molti più utenti Internet di qualunque altro riferimento in rete, compreso il motore di ricerca Google.

La ricerca di Hitwise è stata condotta andando a “leggere” il giornale quotidiano del traffico dei grossi fornitori di accesso. È risultato che i portali hard registrano un numero di visitatori tre volte superiore a quello dei principali siti di ricerca.

I siti pornografici continuano a crescere, attirando molti più utenti di qualunque sito non-porno. Gli analisti del settore parlano di una crescita veloce e costante che ha superato, senza conoscere crisi, le speculazioni e le bolle di tutti gli altri settori.

Un fenomeno in ascesa come dimostra il fatto che alcune webcam girls hanno già il proprio calendario.

Il bisogno di denaro, la precarietà del lavoro, come spinta principale ad entrare nel sex business, c’è un fattore sociale importante alla base di tutto ed è il bisogno di denaro. Parliamo soprattutto di casalinghe e studentesse, alle prese con problemi economici sempre più pressanti, dalla rata del mutuo, alla difficoltà di arrivare alla fine del mese. Tanti i casi, poi, di studentesse universitarie che si prostituiscono per far fronte alle tasse scolastiche e alle spese di alloggio.

Proprio le studentesse sono protagoniste di un fenomeno che non riguarda soltanto l’Italia e mette in allarme le istituzioni anche in Gran Bretagna e Francia. Una ricerca condotta a Londra da esperti della Kingston University segnala che in pochi anni il numero delle ragazze entrate nel mercato del sesso (dalla prostituzione alle esibizioni nei locali di strip tease, fino all’attività di “accompagnatrice”) è aumentato del 50%.

Anche Varsity, il prestigioso settimanale studentesco dell’ Università di Cambridge, ha di recente pubblicato testimonianze in questo senso: per colpa delle rette elevate molte giovani dell’ateneo inglese accettano di offrirsi per sesso a pagamento.

Internet, le opportunità tecniche di Blog, Webcam, WebTv e soprattutto la mancanza di un codice di regolamentazione, aprono nuove frontiere per esibizionisti e voyeur.

“Ormai i dvd non si vendono più, il sesso si trova su Internet”, comunitazione

Fa tutto parte della “PORNOCULTURA” imperante, del progetto “PORNO IMPERIALISTA”, della “PORNO GLOBALIZZAZIONE”.

Derrick de Kerckhove e Vincenzo Susca in un articolo sull’Espresso scrivono a proposito del rapporto tra il Web, il porno ed i suoi consumatori:

Siamo al cospetto di una popolazione che tende ad equivalere alla massa degli utenti della rete, un ambiente (porno)comunicativo dove le luci rosse rivestono un ruolo di primo piano, come mostrano i dati secondo cui la parola ’sex’ è quella più digitata nei motori di ricerca, il 35% dei file scaricati corrisponde a contenuti bollenti e il 12%o dei siti è di natura pornografica.E anche l’atto di visione di Youporn è situato nella maggior parte dei casi nelle cornici del vissuto personale e non più in zone nascoste o nel tempo libero. Ne è conferma il dato secondo cui il 70% del consumo e dello scambio di video e comunicazioni porno avviene durante il tempo di lavoro”.

Secondo Alberto Abruzzese, direttore dell’Istituto di Comunicazione dell’Università Iulm di Milano, "come il voyeur ottocentesco vagava per le strade della metropoli passando tra prostitute e vetrine, anche il corpo del passante virtuale cede all’appeal delle lucciole digitali. In tal modo Youporn si rivela essere l’inferno di Internet".

L'avvento del pornoweb 2.0 comporta una mutazione della pornocultura, emancipatasi ormai dal ruolo marginale nell'ambito della cultura contemporanea.

Dominio registrato da un'azienda californiana nel dicembre del 2005, Youporn è divenuto il sito web pornografico più popolare del globo, sino a piazzarsi al cinquantunesimo posto tra i siti più visitati del mondo e al sedicesimo nella classifica delle pagine web più frequentate in Italia. La sua ricetta si basa sulla traduzione pornografica della logica di Youtube, delegando agli utenti il compito di fornire, produrre e valutare i contenuti della piattaforma comunicativa. Il finanziamento dell'operazione proviene dalle (porno)pubblicità che attorniano le pagine web, ovvero dalla pletora di siti pornografici, chat line erotiche o stanze che offrono la possibilità di incontrarsi a quanti condividano determinate voluttà. Ogni giorno il magazzino si arricchisce di migliaia di video, che dopo neanche cinque ore dal loro inserimento possono contare su trecentomila visite.

Web 2.0 suggella dunque il trionfo della pornocultura, una sensibilità che attraversa la rete e contamina ogni aspetto della vita sociale. A ben vedere, un filo rosso collega i video di Youporn alle immagini provocanti tramite cui la pubblicità seduce il passante delle strade o lo spettatore della tv, alle curve sinuose del design contemporaneo, così come alle derive sessuali e alle leggende erotiche che pullulano attorno ai leader politici, dal tormentone su Silvio Berlusconi a Nicolas Sarkozy nel suo ménage con Carla Bruni sino ai presunti rapporti tra Hugo Chávez e Naomi Campbell.

Massimo Canevacci, antropologo che ha dedicato la sua carriera allo studio dei feticismi visuali, suggerisce che "il digitale e il web attestano il transito dalla tradizionale pornografia al porno nella sua versione più cruda: cade la scrittura e il porno diventa tutto visuale". I filmati di Youporn sono composti spesso di sequenze contestualizzate o provenienti dalla vita quotidiana e non dalle sale di registrazione cinematografica.

Da una parte gli amatori creano scenari dotati di una qualità professionale, dall'altra i professionisti si fingono amatori per attirare il pubblico alla ricerca di scene autentiche. E anche l'atto di visione di Youporn è situato, nella maggior parte dei casi, nelle cornici del vissuto personale e non più in zone nascoste o nel tempo libero.

La pratica si concretizza in una delle tante finestre aperte sullo schermo del computer. Ciò comporta alcune conseguenze per l'elaborazione del contenuto porno. Esso deve essere calibrato con la natura accelerata delle comunicazioni elettroniche, abbreviando la propria durata e fornendo immediatamente all'utente ciò di cui ha bisogno. I video di Youporn sono più brevi di un lungometraggio e non prevedono gli intervalli e le scene morte che caratterizzano il linguaggio pornografico classico.

La natura multitasking della cultura digitale, secondo cui contemporaneamente redigiamo un rapporto di lavoro, chiacchieriamo con un amico e scarichiamo un file musicale, fa sì che a ognuna delle attività svolte venga dedicata un'attenzione parziale e che esse siano tutte tra loro legate. Un sito ti rimbalza a un altro, un'informazione proietta l'utente verso una nuova fonte, l'immagine di un banner sollecita a digitare la formula Youporn.

Nell'ambito dello scenario pornoculturale, dove la concorrenza per youporn, xporn, pornotube e simili è abbondante, vince chi genera l'eccesso riuscendo a carpire la merce più rara e preziosa dell'economia di oggi: l'attenzione sensibile degli utenti.

In un siffatto quadro si consuma uno dei paradossi più curiosi della nostra epoca: all'interno di un sistema comunicativo che potrebbe consentire una mega-espansione della coscienza, si fa spazio ciò che Georges Bataille nominava la "parte maledetta" dell'umanità.

Il (porno)cyberspazio porta in superficie in modo esacerbato e barbarico il carico di voluttà che gran parte della cultura moderna ha stigmatizzato e tentato di addomesticare. La socialità elettronica dispiega attualizzando e dilatando forme sperimentate già nel Medioevo, una dimensione carnevalesca della vita collettiva con tanto di rituali orgiastici e di dissolutezze.

Una volta spalmata negli interstizi spaziali e temporali più ordinari del quotidiano - dal lavoro allo studio, dal loisir alla vita domestica - la pornocultura viene lentamente metabolizzata, banalizzata, smarrendo progressivamente la propria originaria carica trasgressiva.

L'indirizzo di Youporn, a differenza degli scaffali segreti dove si nascondevano le riviste pornografiche, è affisso sulla lista dei preferiti dei siti Internet, mentre le performance dei nuovi attori divengono un argomento di conversazione socievole in televisione e nei bar, suscitando persino la pubblica ilarità.

Youporn and the “Porno Culture”, agoravox, 16 gennaio

Webporno crudele di Derrick de Kerckhove e Vincenzo Susca Linguaggio brutale. Immagini senza racconto. Fenomenologia di Youporn.com”, Espresso, 14 gennaio 2009

La pornocultura come un virus si insinua stabilmente negli organismi ospitanti, prende possesso delle menti e dei corpi, diventa irresistibile, irrinunciabile, irrimediabile.

Come una droga, crea una pericolosa dipendenza che spesso sfocia in psicopatologia sexualis.

Dalla ricerca svolta in Inghilterra dall'agenzia di sicurezza e email management” Proofpoint, al fine di delineare i rischi che le aziende corrono lasciando ai dipendenti libero accesso ad Internet, è emerso che un impiegato su tre ammette di guardare materiale porno sul posto di lavoro.

Secondo David Stanley, direttore generale di Proofpoint, "i dipendenti seduti di fronte al computer causano la stragrande maggioranza delle crepe nella sicurezza, rappresentano l'anello debole". Se un terzo dei lavoratori ha ammesso di utilizzare materiale porno sul posto di lavoro, solo il 7% di questi è stato scoperto sul fatto.

In America, sei illustri scienziati della prestigiosa agenzia governativa di Washington, National Science Foundation (NSF), per anni hanno visitato anni centinaia di siti web a luci rosse mentre i loro «compagni di banco» erano intenti a svolgere ben più cervellotiche ed utili ricerche in vari campi della scienza e dell'ingegneria.

La denuncia viene da un’indagine svolta dall’Ispettore Generale - finita nelle mani della CNN - che accusa i sei scienziati (tutti uomini) di aver trascorso oltre il 20% del loro orario di lavoro saltando da un sito porno all’altro.

Uno di loro, descritto come «un dirigente di alto rango» dell'agenzia, avrebbe addirittura scaricato foto sessualmente esplicite e, sempre a spese della fondazione, partecipato a varie chat online con le squillo. Tradotto in cifre, a detta degli investigatori, il tempo perduto soltanto dal dirigente ammonterebbe ad oltre 58.000 dollari in un anno.

Quanto basta per far esplodere una polemica dalle evidenti ramificazioni politiche. L’intero budget del NSF - 6 miliardi annui per «promuovere il progresso della scienza e la salute pubblica» – vengono infatti dal Ministero del Tesoro, ovvero dalle tasche dei contribuenti americani.

«Gli amministratori delegati passano il loro tempo a caccia di sesso virtuale», dice David sul blog AC360 della CNN, «la colpa è loro se le aziende affondano insieme alla nostra economia e ai nostri soldi».

“Un lavoratore su tre guarda porno in ufficio”, diregiovani, 30 gennaio 2009

“Usa: sei scienziati licenziati per aver visitato siti porno al lavoro”, Corriere, 30 gennaio 2009

Ore e ore davanti a un computer in cerca di immagini hard.

I cyber-porno-dipendenti – perlopiù uomini, ma anche tante donne – sono vittime di una nuova psicopatologia che interessa sempre più persone in tutto il mondo.

"All'inizio era solo un passatempo", spiega Vincenzo Punzi autore del libro “Io, pornodipendente: sedotto da internet”, "poi le cose sono cambiate: ero diventato prigioniero di quel rito, di quelle immagini. Del resto Internet è generosa in tal senso: è possibile girare ore per siti porno e in maniera del tutto gratuita ".

Punzi ha dato vita all'associazione "No alla porno dipendenza" e ha creato, sfruttando proprio Internet, un gruppo online di auto aiuto che conta più di tremila iscritti.

"Spesso sono proprio i partner di chi è affetto da questa patologia a chiamarci", racconta Giuseppe Lavenia, docente di psicologia clinica e del lavoro all'Università degli Studi di Chieti, responsabile dell'area "Nuove Dipendenze" del Centro Studi e Ricerche Nostos, a Senigallia (Ancona), un centro che si occupa di incontri individuali o di coppia dedicati alla dipendenza dal porno online. Trecento le persone che ogni anno oltrepassano la porta dell'ambulatorio gestito da Lavenia: "Molti provengono dal Centro-Nord, ma non tutti quelli che si rivolgono al nostro centro intraprendono un percorso di psicoterapia".

All'argomento della “cybersex addiction”, Giuseppe Lavenia ha dedicato una interessante ricerca che comprende sia la dipendenza dalle chat erotiche che dalla pornografìa online. Realizzato in Internet point di tutta Italia, "lo studio è stato effettuato su 500 soggetti di età compresa tra i 17 e i 66 anni", spiega Lavenia: "Ne è emerso che il 4% degli intervistati è dipendente dalle chat mentre il 6% porno online". È emerso inoltre che le donne sono più interessate alle chat a sfondo sessuale mentre gli uomini sono maggiormente attratti da materiale hard e da siti porno.

Ossessionati dal sesso, frustrati nella ricerca di una via d'uscita, sofferenti, espulsi volontariamente dal mondo reale, depressi, i cyber-porno-maniaci, a differenza di chi soffre di altre manie compulsive, non spendono denaro, ma ogni giorno davanti al computer gettano via un pezzo di vita.

Per Cesare Guerreschi, che da vent'anni si occupa, come psicoterapeuta, di nuove dipendenze e ha fondato la SIIPAC (Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive), "la strada da percorrere per uscirne è prima di tutto riconoscere il problema e poi decidere di affrontare un percorso, anche di condivisione, facendosi aiutare da un programma terapeutico ad hoc, possibilmente di tipo integrato: psicoterapia e farmaci, poiché il più delle volte si tratta di soggetti depressi".

“Sesso e Internet, la nuova dipendenza”, Repubblica, 29 Gennaio 2009

La pornografia su internet è una nuova droga, più potente del crack. Conduce alla dipendenza, alla misoginia, alla pedofilia, alle disfunzioni erettili.

È un fenomeno che riguarda milioni di persone nel mondo e sta diventando una piaga sociale.

È quanto hanno sostenuto un gruppo di clinici e ricercatori americani riferendo al Senato al "Science, Technology and Space Subcommittee".

Mary Anne Layden, co-direttrice del "Sexual Trauma and Psychopatology (STAP) Program", al Center for Cognitive Therapy della University of Pennsylvania, ha definito il porno come "la principale minaccia alla salute psichica dei nostri giorni".

"Internet è un sistema perfetto per la distribuzione di questa droga perché consente l'anonimato, eccita e fornisce modelli di ruolo comportamentali", ha dichiarato la Layden, "in questo modo si creano psico-tossicodipendenti fin dalla più tenera età".

I porno-dipendenti hanno più difficoltà a uscire dal tunnel di cocainomani ed eroinomani perché le immagini pornografiche si stampano nella loro mente, secondo la Layden.

Jeffrey Satinover, uno psichiatra del National Association for Research and Therapy of Homosexuality ha fatto eco alle preoccupazioni espresse dalla Layden sulla pornografia via internet e gli effeti somatici dell'esposizione a contenuti porno: "La pornografia causa biologicamente il rilascio di sostanze additive, induce alla masturbazione, con il conseguente rilascio di oppioidi naturali".

Internet gioca un ruolo determinante perché rende l'esposizione a materiali pornografici ubiqua e permanente.

Il Sen. Sam Brownback (R-Kansas), chairman del subcomitato, è rimasto alquanto sconcertato da queste dichiarazioni, seguite dopo giorni di controversie dovute ad una sessualmente suggestiva Monday Night Football. Brownback, cristiano e conservatore, ha chiesto al subcomitato di avanzare qualche proposta per combattere il fenomeno. Qualcuno ha proposto di indire un programma federale per studiare le risposte cerebrali e gli effetti fisici indotti dalla pornografia.

Judith Reisman, del California Protective Parents Association, dice che gli studi sulle "erotossine" dovrebbero mostrare come la pornografia non sia protetta abbastanza per via del Primo Emendamento sulla libertà di espressione. Tutti si sono mostrati concordi nel fatto che il governo debba promuovere delle campagne educative contro i pericoli della pornografia.

Molte controversie, tuttavia, sono emerse riguardo le psico-patologie definite come sesso e porno-dipendenza. "Molti psicologi e sessuologi ritengono il concetto piuttosto problematico", dice Carol Queen, sessuologa presso l'associazione femminile di San Francisco "Good Vibrations", "c'è perfino chi sostiene che la pornografia non sia poi così pericolosa, ma anzi anche piacevole e in certi casi educativa".

La Queen ha dichiarato di conoscere personalmente molti casi di net-porno-dipendenti con comportamenti compulsivi e distruttivi, ma dice anche che non è solo la pornografia a indurre tali stati ma anche altre attività come le scommesse o lo shopping.

“Internet Porn: Worse Than Crack?”, Wired, 19 novembre 2004

LINKS

Pop-Porn Pornography In American Culture

The Rise of Porn Culture, Salon, 25 settembre 2008

“Blu-Ray Porn, Mechanized Masturbation and Upskirts at Japan's First Sex Show”, Wired, 10 aprile 2007

YouTube - How To Enjoy Private Time With Your iPhone

Violenza sessuale - Wikipedia

Pornography addiction - Wikipedia

IMEC

SicuramenteWeb

SAFER INTERNET ITALIA

Telefono Arcobaleno

Telefono Rosa

ECPAT-Italia - End Child Prostitution, Pornography And Trafficking

CEDECA - Centro de Defesa da Criança e do Adolescente

“Block bullying online!” (video)

Family Safety - Windows Live

Circolo della libertà Federica Zarri

The STAP Program

http://www.noallapornodipendenza.it/index.htm

Il Genio, “Pop Porno” (video e testo)

CULTURA DELLO STUPRO

RAPPORTO PEDOFILIA 6

STORIA DELLA PROSTITUZIONE 4

SCHIAVE DEL SESS0 6

Pornografia e erotismo

Porno di massa e porno-dipendenza

Pornopotere

PORNO CHIRURGIA

Il Porno Impero Colpisce Ancora

Porno apocalypse

THE ADDICTION

THE ADDICTION 2

FUNNY GAMES 2

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