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Some of the world’s leading robotics and artificial intelligence pioneers are calling on the United Nations to ban the development and us...

venerdì 6 marzo 2009

LA GUERRA DEGLI OGM 5


(AP Photo by PAUL LANGROCK)

A Bruxelles, 22 stati membri - tra cui l'Italia - hanno bocciato la richiesta dell'Esecutivo UE di sopprimere l'embargo che l'Austria e l'Ungheria applicano sulla coltivazione del mais transgenico “Mon810” della Monsanto.

Un rifiuto netto ai “lobbisti” che per la quarta volta, nonostante ripetuti voti contrari, avevano proposto di sopprimere quelle clausole di salvaguardia che rappresentano un margine di autonomia.

La posizione senza mezzi termini assunta dal Consiglio UE obbligherà la Commissione Europea a riorganizzare l'offensiva pro- OGM. Per il ministro austriaco all'ambiente Nikolaus Berlakovich (il cui paese è da sempre capofila dello schieramento anti-OGM), si tratta di "una vittoria storica. È come se l'Austria avesse vinto gli europei di calcio".

Da noi, il voto è stato accolto con soddisfazione da Legambiente, Grenpeace e dalla Coldiretti che si è complimentata con il ministro Prestigiacomo. Ora la palla passa alla Commissione Europea che dovrà decidere anche in merito alla coltivazione in Europa di altre due varietà di mais geneticamente modificato, il “Syngenta Bt11” e il “Pioneer 1507”.

Lo scorso novembre, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) aveva dato parere favorevole a tutte e tre le varietà in questione, il “Mon810” (Monsanto), il “Bt11” (Syngenta) e il “1507” (Pioneer-Dow).

Nei 3 OGM è presente il gene Bt che serve a tenere lontane le larve di piralide, mentre nel 1507 c’è in più un gene che rende la pianta resistente a un erbicida totale. In un rapporto di 27 pagine, l’EFSA dice sostanzialmente che non sono state prodotte prove sufficienti a dimostrare che i 3 mais OGM siano dannosi per la salute animale e umana.

Secondo la coalizione “Liberi da OGM”, una rete di associazioni molto ampia che prima della votazione aveva scritto una lettera ai ministri della Salute, dell'Ambiente e dell'Agricoltura, finora non sono state prese in considerazione le conseguenze ambientali dovute all’introduzione di OGM resistenti agli insetti ed è stato ignorato il nuovo Regolamento sui pesticidi, in base al quale l’erbicida glufosinato, a cui sono resistenti il Bt11 e il 1507, è cancerogeno e mutageno e dunque il suo utilizzo deve essere vietato. Inoltre, non sono stati valutati gli impatti socio-economici delle colture OGM.

Il mese scorso, uno studio sui topi, condotto dall'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), ha decretato che la sicurezza alimentare degli OGM non può essere ancora garantita al 100%.

In particolare, l'assunzione da parte delle cavie del Mon810 ha provocato alterazioni del sistema immunitario intestinale e periferico dovute alle proteine modificate, tra cui la Gamma-Zeina allergenica. Alterazioni che sono risultate più marcate durante la crescita e l'invecchiamento dei topi, il ché fa supporre che gli OGM pongano maggiori rischi per le categorie più deboli, bambini ed anziani.

Un altro studio, commissionato dall'Austrian Agency for Health and Food Safety (AGES) al Dott. Jürgen Zentek, professore di medicina veterinaria presso l’Universitá di Vienna, ha evidenziato che topi da laboratorio nutriti con il mais geneticamente modificato “NK603 x MON810” della Monsanto hanno avuto una riproduzione ridotta di numero e di peso statisticamente rilevante


“Il cibo OGM sembra agire come agente di controllo delle nascite, portando potenzialmente alla sterilità”, ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace Italia.

Il mais OGM NK 603 x MON 810, resistente a un determinato parassita e tollerante a un erbicida, è stato approvato per la coltivazione e l’uso come alimento in diversi Stati, fra i quali emerge l’USA, l’Argentina, il Giappone, le Filippine e il Sud Africa. In Europa e in Messico è stato autorizzato in alimenti e in mangimi.

“L’EFSA ha dato l’ok per un OGM che ora è dimostrato essere una potenziale minaccia per la salute”, ha tuonato ancora la Ferrario, “come è possibile affidarsi esclusivamente ai dati della Monsanto e dare l’ok all’autorizzazione? Il pannello OGM dell’EFSA dovrebbe essere sospeso immediatamente e sostanzialmente riformato fino a quando sará realmente in grado di valutare i rischi connessi agli OGM. L’EFSA dovrebbe trasformarsi in un’agenzia che protegge i consumatori e non gli interessi economici della Monsanto”.

“Stop al mais OGM da 22 paesi Ue”, La Nuova Ecologia, 03 marzo 2009

“Bruxelles discute sui mais OGM Il pressing delle multinazionali”, La Nuova Ecologia, 16 febbraio 2009

“Europa, l'EFSA approva 3 mais OGM”, ecoblog, 05 novembre 2008

“Il Mais OGM altera il sistema immunitario”, diariodelweb, 17 febbraio 2009

“Gli OGM ci renderanno sterili?”, terranova, 14 novembre 2008

“GMOs potential threat to fertility”, Greenpeace, 12 novembre 2008

“No OGM Fermate la Commissione europea”, Carta, 12 Febbraio 2009

In piena crisi economica e alimentare, dovuta alla crescita dei prezzi dei beni primari, c'è chi naviga nell'oro. È la Monsanto, industria biotech, che esporta felicemente in tutto il mondo il modello di agricoltura transgenica. Fatturato accresciuto di quasi il 30% nel 2008. L'Eldorado è l'America Latina, grazie alle distese di monocolture.

La multinazionale delle sementi, invisa agli ambientalisti e ai contadini di mezzo mondo, ha dichiarato vendite per 2,6 miliardi di dollari con un incremento del 29% rispetto al 2008. Nel primo quarto del 2009, i guadagni netti della Monsanto saranno più che raddoppiati: 556 milioni di dollari, più 117% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (256 milioni).

Il boom è dovuto in massima parte agli affari della Monsanto in America Latina, come la forte domanda dell’erbicida Roundup e la vendita di semi di soia in Brasile. Ma non solo. A tirare è anche il mais, con un incremento delle vendite del 34% (161 milioni di $), soprattutto in Argentina.

«Il nostro mercato in America Latina si conferma ancora una volta in forte crescita» afferma Hugh Grant, presidente Monsanto, «molto probabilmente riusciremo a centrare gli obiettivi di profitto che ci siamo posti per il 2009. Questo inoltre ci aiuterà a raggiungere gli impegni di sviluppo dell’azienda fissati per il 2012».

L’America Latina si sta rivelando un vero e proprio Eldorado per la Monsanto che la sta inondando di semi OGM, transgenici, ibridi, ovviamente brevettati: “YieldGard Corn Borer” in Brasile, “YieldGard Corn Borer” e “Roundup Ready Corn 2” in Argentina.

“Monsanto: affari d'oro con gli OGM”, terranuova, 27 gennaio 2009

In America, la La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il primo farmaco realizzato utilizzando animali geneticamente modificati. Si tratta un anticoagulante prodotto dalla GTC Biotherapeutics che utilizza una proteina umana presente nel latte di capre geneticamente modificate.

Gli scienziati hanno inserito in embrioni di capra DNA modificato per produrre la proteina antitrombina umana. Una volta impiantati gli embrioni modificati, sono nati animali che producono latte con l'antitrombina.

Il farmaco, conosciuto con il nome commerciale di “Atryn”, intende sfruttare le proprietà dell’antitrombina per contrastare gli effetti creati dai trombi e da altre malattie cardiovascolari.

Il farmaco successivamente è stato approvato anche in Europa dall’Agenzia europea per i medicinali (EMEA)dopo che, in un primo momento, Il Comitato per i medicinali ad uso umano (CHMP) aveva espresso parere negativo.

Per produrre la proteina in grandi quantità, la GTC Biotherapeutics utilizza 200 capre bioingegnerizzate

“È un uso meccanicistico degli animali che sono visti come meri strumenti, meri oggetti, sfruttabili dall’uomo invece che creature senzienti”, ha commetato la Humane Society of the United States.

La questione solleva diverse preoccupazioni: gli animali potrebbero farsi male e i germi potrebbero contaminare il farmaco; il latte e la carne di questi animali potrebbero entrare nella catena alimentare: qualche esemplare potrebbe scappare e riprodursi con altri diffondendo il gene modificato, con conseguenze imprevedibili.

L’approvazione della FDA, tuttavia, avrà l’effetto di incoraggiare il settore farmaceutico a considerare questo tipo di produzione.

La Pharming, una compagnia basata in Olanda, entro quest’anno sottoporrà all’esame della FDA un farmaco prodotto con il latte di conigli transgenici per il trattamento dell’angioedema ereditario.

Un’altra compagnia, la PharmAthene, sta sviluppando un trattamento a base di “Protexia”, una forma ricombinante di butyrylcholinesterase (rBChE) prodotta dal latte di capre transgeniche contro l’avvelenamento da gas nervino.

“Oggi abbiamo a disposizione diversi modi di realizzare proteine terapeutiche”, dice Norbert Riedel della Baxter International, che produce proteine sia a partire dal plasma umano che da cellule coltivate in grandi contenitori d’acciaio.

Molti dei nuovi farmaci a base di proteine, come l’Avastin, contro il cancro, e l’Enbrel, contro l’artrite, sono prodotti dalle cellule ovarie di criceti cinesi geneticamente modificati cresciute in recipienti di acciaio inossidabile. Ma una fabbrica di cellule coltivate può costare centinaia di milioni di dollari. “Usando il bestiame gli investimenti si riducono a qualche decina di milioni di dollari”, dice Geoffrey Cox della GTC.

“F.D.A. Approves Drug From Gene-Altered Goats”, NYTimes, 07 febbraio 2009

“Nerve gas antidote made by goats”, BBC News, 24 luglio 2007

“Boy is treated with hamster cells”, BBC News, 12 aprile 2007

"Spero facciate la scelta giusta. Noi stiamo pagando un prezzo molto alto".

L’agricoltore biologico Percy Schmeiser, che ha vinto una decennale causa contro Monsanto, la multinazionale delle sementi geneticamente modificate, di passaggio in Italia, ha raccontato i gravi danni causati dal biotech.

Schmeiser è diventato una specie di "guru" della coltivazione biologica. Agricoltore da oltre 60 anni, il 78enne canadese è diventato uno dei testimonial viventi della battaglia ambientalista. Così, insieme con la moglie Louise, ha deciso di lasciare l'America e intraprendere un viaggio di incontri e conferenze in Europa. Il grande appuntamento europeo sarà una marcia di 35 giorni "per un mondo libero da OGM", da Berlino a Bruxelles, in programma per il prossimo 25 luglio.

"In Italia avete una grande varietà e qualità di prodotti. Non fate il nostro errore. Una volta introdotti gli OGM, gli agricoltori non avranno più scelta".

L'iniziativa, organizzata da B'Io, NaturaSì e da varie associazioni che si battono per l'alimentazione biologica, rappresenta un'occasione per sensibilizzare l'opinione pubblica per sostenere un'agricoltura libera da OGM e sostenere gli agricoltori indipendenti contro le potenti multinazionali della produzione geneticamente modificata.

"In Canada ma anche negli USA stanno cercando di eliminare il diritto degli agricoltori - denuncia Schmeiser - di fare i raccolti che vogliono".

Schmeiser ha raccontato che da quando il suo paese nel 1996 ha autorizzato gli OGM per quattro coltivazioni (soia, mais, cotone e colza), si è registrato un calo delle rese, il dimezzamento dei valori nutrizionali dei prodotti e soprattutto un aumento esponenziale dell'utilizzo di prodotti chimici che ha dato luogo alla crescita di infestanti sempre più resistenti. "Dopo tredici anni, in Canada non abbiamo più semi puri di soia e colza, sono tutti OGM. Per noi agricoltori è anche un danno economico, visto che non riusciamo a vendere a molti Paesi che non vogliono gli OGM".

La presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano Giulia Maria Mozzoni, presente all'incontro con Schmeiser, ha tuonato: "I politici sono stupidi, disinformati o, più semplicemente, corrotti”. "Finché non si dimostrerà la sicurezza degli OGM per la salute e per l'ambiente il buonsenso dice di essere prudenti", ha detto Claudio Mazzini, della direzione qualità di Coop Italia. Il presidente della Ecor-NaturaSì, Felice Lasalvia Di Clemente, ha chiesto l'introduzione di un "testamento biologico" anche per le risorse naturali.

Nel 1998, Louise e Percy Schmeiser trovarono nei loro campi piante geneticamente modificate per essere più resistenti ad un particolare tipo di erbicida. Per questo chiesero alla Monsanto un indennizzo. La multinazionale non solo rifiutò ma chiese ai coniugi 120.000 dollari per la violazione del brevetto di cui è titolare esclusiva. Gli Schmeiser, condannati in primo grado nel 2004 a risarcire la Monsanto per violazione del brevetto dell'OGM, hanno poi vinto la causa.

Dice Schmeiser: «La conclusione della mia vicenda con Monsanto - risoltasi con un risarcimento extra-giudiziario da parte della Monsanto per tutti i danni provocati dalla contaminazione del Roundup Ready - è stata una grande vittoria non solo per noi stessi, ma perché rappresenta fondamentalmente un punto di partenza per gli agricoltori di tutto il mondo. È stato creato un precedente in cui è stato dimostrato che queste aziende sono la causa e quindi responsabili per i danni della contaminazione. Le multinazionali dovrebbero riconoscere di non essere in grado di gestire le conseguenze».

“Appello OGM free”, La Nuova Ecologia, 27 febbraio 2009

“Percy Schmeiser e la sua battaglia contro gli OGM”, Greenreport, 03 marzo 2009

Geni provenienti da OGM si sono disseminati in mezzo a varietà selvatiche presenti nelle campagne messicane.

Nel 2001, quando i biologi David Quist e Ignacio Chapela presentarono il loro studio sull’individuazione di transgeni di origine OGM nel mais messicano, si scontrarono con montagne di critiche che presero di mira le loro tecniche di valutazione.

Pubblicato in un primo tempo su Nature, lo studio è stato scartato quando una squadra di ricercatori fallì nel tentativo di riprodurre i loro esperimenti.

Oggi, a distanza di qualche anno, inaspettatamente, Elena Alvarez-Buylla della National University di Mexico City si è schierata a sostegno di Quist e Chapela. Insieme ai suoi colleghi, la Alvarez-Buylla ha individuato un 1% di transgeni nei 2000 campioni prelevati nella regione.

“Sono qui, nella natura, ma non riusciamo ad individuarli sempre”, dicea Paul Gepts dell’Università della California, co-autore dello studio.

I transgeni sfuggiti da coltivazioni OGM sono stai identificati tra le coltivazioni di mais criollo (nativo) nello Stato di Oaxaca, in 3 campi su 23 analizzati in diversi prelievi dal 2001 al 2004.

La prima ipotesi è che alcuni contadini abbiano importato illegalmente sementi transgeniche, ma vi sono forti sospetti anche sulla Pioneer, multinazionale che distribuisce sementi ibridi ai piccoli agricoltori messicani attraverso programmi di aiuti governativi. Alcune analisi infatti evidenziano che partite di semi della Pioneer sono state contaminate da mais transgenico, e che la Monsanto è riuscita ad impedirne l’etichettatura indicante la presenza di OGM.

Ciò che preoccupa gli autori dello studio sono i progetti dell’industria farmaceutica che puntano a sfruttare la biomassa del mais per utilizzarla come bioreagente al fine di creare vaccini o anticoagulanti.

“Visti gli incidenti già verificatisi negli Stati Uniti”, dice Alvarez-Buylla, nel momento in cui si ha difficoltà a separare questi bioreagenti dagli OGM, si rischia di trasformare il mais contaminato in scarti dell’industria farmaceutica, azzerando la sua vocazione alimentare”.

Un pericolo da sventare, se si pensa che il Messico è riconosciuto come centro d'origine del mais.

Da noi, il 1° gennaio 2009 è entrato in vigore il nuovo regolamento della Comunità Europea (834/2007) relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, che abroga il regolamento CEE N. 2092/91 ammettendo la presenza accidentale di OGM nei cibi e nei semi biologici fino allo 0.9%, senza l'obbligo di indicarlo in etichetta.

«Va chiarito subito che perdura il divieto di impiego di OGM nel biologico», spiega il direttore di ICEA, Alessandro Pulga, «la novità è che viene tollerata la presenza di una contaminazione da OGM, quando la si può definire accidentale, che comunque non deve superare lo 0,9%».

«Il nuovo provvedimento» aggiunge Roberto Bergamaschi di QC&I, «riguarda tutti i prodotti agricoli vivi o non trasformati, cioè: bovini, equini, suini, ovini, caprini, avicoli e api; i prodotti agricoli trasformati destinati ad essere utilizzati come alimenti; i mangimi; il materiale di propagazione vegetativa e sementi per la coltivazione».

I prodotti potranno riportare in etichetta la dicitura “biologico” solo se almeno il 95% in peso degli ingredienti è da agricoltura biologica, come del resto accadeva con il vecchio regolamento.

“OGM nelle coltivazioni messicane”, terranuova, 24 dicembre 2008

“La propagazione degli OGM è confermata in Messico”, Altrogiornale, 24 febbraio 2009

“GM maize contamination in Mexico: Chapela and Quist vindicated”, gmfreecymru, 12 novembre 2008

“Mexico: Study Raises GMO Concerns”, corpwatch, 28 novembre 2001

“OGM, si riaccende il dibattito sulla soglia di contaminazione”, La Nuova Ecologia, 18 dicembre 2008

“Tolleranza zero per gli OGM”, terranuova, 05 dicembre 2008

“Non facciamo di tutte le erbe un fascio”, Galileo

Raccolti geneticamente modificati cresciuti segretamente per prevenire possibili atti di sabotaggio.

In Inghilterra, più di 50 coltivazioni OGM di prova condotte dal 200 sono state colpite da atti vandalici. In base alle leggi attuali, il Governo è obbligato a rendere pubblici i siti scelti per le coltivazioni.

Recentemente, il Segretario dell’Ambiente, Hilary Benn, e il Segretario degli Affari, Lord Mandelson, hanno comunicato l’intenzione del governo di cambiare le regole vigenti. “Dobbiamo poter essere in grado di controllare gli esperimenti e portarli a termine se vogliamo valutare l’impatto ambientale dei raccolti OGM”, ha detto Mr Benn.

Il governo inglese si è espresso in favore degli OGM in quanto possono potenzialmente aiutare a prevenire il problema delle future crisi alimentari, anche se il Primo Ministro Gordon Brown si è mostrato più cauto a causa della feroce opposizione di larga parte dell’opinione pubblica.

La Leeds University, dove una coltivazione sperimentale di 400 piante di patate OGM è stata distrutta da vandali lo scorso giugno, ha chiesto al Governo dei fondi per approntare misure di sicurezza come recinti e videocamere.

"Dobbiamo trovare il modo di portare a termine le prove nella massima sicurezza, minimizzando i rischi ambientali”, dice il professore Tim Benton, della facoltà di Scienze Biologiche, “non possiamo scartare a priori la tecnologia degli OGM considerando che la quantità di cibo di cui avremo bisogno in futuro potrebbe raddoppiare per via della crescita della popolazione, dei danni alle colture provocati dai cambiamenti climatici e dell’impiego di biocarburanti”.

GM crops to be grown in secret”, telegraph, 17 novembre 2008

In Francia, Greenpeace ha messo a disposizione via web una guida natalizia ai prodotti privi di OGM.

Da noi c’è la guida di Greenpeace Italia che usa gli stessi criteri di distinzione: gli alimenti in rosso indicano che l’azienda non certifica che i prodotti animali o i prodotti utilizzati sono OGM-free; gli alimenti in arancione indicano che l’azienda ha avviato le procedure per eliminare prodotti e sottoprodotti contenenti OGM ma che non dà altre garanzie di assenza; gli alimenti in verde indicano che l’azienda garantisce di non utilizzare prodotti animali o da animali nutriti con OGM.

Anche se da noi non è ancora concesso coltivare prodotti OGM, questo non significa che non siano presenti negli alimenti che consumiamo.

I francesi dicono di stare attenti anche alle DOP (clamoroso il caso del nostro Parmigiano Reggiano) e ai prodotti alimentari distribuiti sotto il marchio delle GDO: molto spesso tra i loro ingredienti ci sono materie prime derivate da OGM.

Ed ecco le sorprese dei cibi in rosso che riguardano anche i consumatori italiani:

Ferrero: Kinder, Nutella.

Kraft Foods: Côte d’Or, Milka, Suchard, Toblerone, Daim, Lindt.

Nestlé: La Laitière, Candia, Danone.

Général Mills: Häagen-Dazs.

Groupe Mars: Mars glacés, Twix glacés, Bounty glacés, Snickers glacés;

Nestlé: Extême, Mystère, batônnet Sveltesse, Yoco, Sundae, la Laitière.

Unilever: Magnum, Carte d’Or, Frusi, Cornetto Miko, Solero, Ben & Jerry’s.

L'Istituto per la Tecnologia Responsabile, fondato nel 2003 negli Stati Uniti, ha pubblicato una guida (al momento disponibile in inglese) per acquistare solo cibi che non contengono ogm.

A fondare l'Istituto per la Tecnologia Responsabile è stato Jeffrey Smith, autore di "L'inganno a tavola" (edito da Nuovi Mondi) e del recentissimo "Genetic Roulette" che dovrebbe presto arrivare anche in Italia tradotto.

L'Istituto ha pubblicato una breve e scorrevole guida, stampabile, che permette di evitare tutti i cibi che contengono OGM e le aziende che sugli OGM hanno impostato la loro strategia di mercato.

La guida fa riferimento in particolare a prodotti presenti sul mercato americano; ma è vero però che moltissimi di questi prodotti arrivano anche sulle nostre tavole e nei nostri negozi, basti pensare al latte in polvere per neonati.

Secondo Jeffrey Smith, la Food and Drug Administration (FDA), già nel 1992 sapeva dei rischi per la salute relativi agli OGM, ma venne sollecitata dalla Casa Bianca a promuoverli comunque, affermando che non esistevano informazioni che facessero presumere differenze fra questi cibi e quelli convenzionali.

È questa la durissima accusa che viene lanciata in «Genetic Roulette», pubblicato di recente negli Stati Uniti.

Innanzitutto va detto che oggi sono proprio le aziende del biotech, colpevoli di avere nascosto gli effetti tossici dei loro prodotti, ad essere incaricate di determinare se i cibi OGM sono sicuri. Si tratta di un evidente e grave paradosso.

Detto questo, va fatta chiarezza sulla differenza tra il miglioramento genetico tradizionale, ovvero le tecniche di riproduzione e incrocio usate dai contadini per millenni, e la moderna ingegneria genetica. A differenza di quanto sostengono i difensori degli OGM, i scienziati della FDA, e non solo, si tratta di una differenza sostanziale, in quanto l’ingegneria genetica attraversa le naturali barriere di specie usando pratiche di laboratorio imprecise e una tecnologia fondata su concetti datati in materia di geni e cellule.

L’inserimento del gene avviene in due modi: utilizzando una sorta di «gene pistola» sparato in un insieme di cellule oppure usando batteri che invadono la cellula con un DNA estraneo. La cellula alterata viene quindi clonata. Questi processi creano molti danni collaterali, causando mutazioni in centinaia o migliaia di punti. I geni naturali possono essere cancellati oppure spenti o accesi in maniera permanente, mentre centinaia di essi potrebbero modificare i loro livelli di espressione.

Per di più, il gene inserito può trasferirsi dal cibo all’organismo umano o nel DNA dei batteri presenti nel nostro corpo e le proteine OGM prodotte dal gene possono avere proprietà o effetti sconosciuti”..

“Giocare alla roulette genetica con il nostro cibo è come giocare alla roulette russa con i consumatori e la salute pubblica”, dice Federica Ferrario di Greenpeace.

“Guide pour un noël sans OGM », Greenpeace France, 04 dicembre 2008

“La guida agli alimenti OGM free”, ecoblog, 06 dicembre 2008

“Una guida per evitare il cibo OGM”, terranuova, 06 novembre 2008

OGM: i rischi per la salute”, terranuova, 25 gennaio 2009

OGM APOCALYPSE

Nonostante i forti timori che suscitano, le coltivazioni di Organismi Geneticamente Modificati sono in aumento in tutto il mondo

Secondo il rapporto diffuso dall'Institute Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA), un ente pro-Ogm, le superfici coltivate con prodotti OGM hanno raggiunto nel 2008 i 125 milioni di ettari, un aumento del 9,4% rispetto al 2007.

Il rapporto rivela che sono 25 i Paesi che ormai hanno fatto ricorso alle culture bio-tecnologiche mentre nel 2006 erano solo sei. Gli Stati Uniti sono largamente in testa con 62,5 milioni di ettari coltivati davanti all'Argentina (21 milioni), al Brasile (15,8), all'India (7,6), al Canada e alla Cina (3,8).

Tra poco si aggiungerà anche il Vietnam. Il Ministro dell’Agricoltura vietnamita Cao Duc Phat ha annunciato che il governo testerà da oggi fino al 2010 i raccolti OGM per poi coltivarli su grande scala.

Secondo il piano del governo, a partire dal 2011 il Vietnam pianterà specie OGM di mais, cotone e semi di soia. L’Ho Chi Minh City Biotechnology Centre ha intenzione di coltivare una varietà di mais OGM creato nelle Filippine.

“OGM: raggiunti i due miliardi di acri coltivati”, estropico, 17 febbraio 2009

“Aumentano nel mondo le coltivazioni di Ogm”, terranova, 14 febbraio 2009

“Hooray! - Milestone Two Billionth Acre of Biotech Crops Planted Last Year”, Reason, 11 febbraio 2009

“Vietnam to grow genetically modified crops”, seeddaily, 12 novembre 2008

Quasi 90.000 campioni sono arrivati alla “banca dei semi dell’Apocalisse”, nel Circolo Artico, in occasione delle celebrazioni del primo anniversario.

Il carico da 4 tonnellate ha portato il numero di semi conservati nei congelatori a più di 20 milioni.

Lo “Svalbard Global Seed Vault”, costruito in Norvegia 130 metri dentro una montagna, si pone l’obiettivo di proteggere le specie alimentari dai disastri naturali e da quelli provocati dall’uomo. Il progetto, costato circa 7 milioni di dollari, ha richiesto 12 mesi di lavoro ed è diventato operativo nel febbraio del 2008.

"Il caveau è stato inaugurato l’anno scorso per assicurare che, un giorno, tutte le varietà agricole alimentari esistenti siano protette", ha detto Cary Fowler, direttore esecutivo del Global Crop Diversity Trust (GCDT).

L’arrivo dell’ultima consegna di campioni, comprese 32 varietà di patate provenienti dalle banche genetiche nazionali irlandesi, significa che il caveau al momento conserva un terzo delle più importanti varietà mondiali.

Si ritiene che la mancanza di diversità nei raccolti di patate irlandesi abbia giocato un ruolo determinante nella diffusione di una patologia causata da un fungo, la peronospora, che a metà dell’Ottocento contribuì a causare la “Grande Carestia”.

Il caveau, che opera in base ad una partnership tra il GCDT e il governo norvegese, conserva duplicati dei semi appartenenti alle collezioni nazionali. Funziona come una sorta di backup di sicurezza nel case i semi originali vadano perduti o subiscano dei danni.

"Siamo particolarmente orgogliosi del fatto che così tanti paesi abbiano apprezzato l’iniziativa affrettandosi a fornirci i campioni delle loro collezioni da custodire nel caveau", ha detto il Ministro dell’Agricoltura norvegese Lars Peder Brekk.

Oltre alla consegna dei semi, le celebrazioni del primo anniversario dall’apertura del caveaun hanno visto radunare a Longyearbyen, per una conferenza di tre giorni, esperti da tutto il modo nello sforzo comune di esaminare in che modo i cambiamenti climatici minacciano la produzione alimentare mondiale e come la diversità agricola può essere usata per migliorare la sicurezza alimentare nelle regioni maggiormente colpite.

Frank Loy, un consultente ambientale del Presidente Obama, ha detto: "Le ricerche indicano che il riscaldamento globale potrebbe ridurre la produzione di mais del 30% nel sud dell’Africa in soli 20 anni e che la diversità agricola è necessaria fin da subito”.

Tratti come la resistenza alla siccità del grano, o la tolleranza alla salinità delle patate, diventeranno essenziali nel processo di adattamento a condizioni climatiche più dure e alla costante evoluzione di pesti e malattie.

La diversità agricola, che può facilitare il processo di adattamento, sta invece scomparendo da molti di quei luoghi che più oggi ne hanno bisogno. Non solo perché non è ben protetta, ma spesso perché non è ben capita. La mancanza di dati accurati e prontamente disponibili sui tratti chiave può severamente intralciare gli sforzi dei coltivatori di identificare il materiale utilizzabile per far crescere nuove varietà più adatte al clima previsto in molto paesi per le prossime decadi.

Il supporto fornito dal GCDT non è teso solo alla conservazione delle collezioni a rischio, ma anche allo screening dei tratti chiave. “Sullo stesso ammontare di terra, i raccolti devono produrre più cibo, più energia e consumare meno acqua”, dice Fowler, “il cambiamento climatico pone ai coltivatori una sfida senza precedenti. Non è più possibile continuare a far crescere gli alimenti di cui abbiamo bisogno senza uno sforzo volto alla conservazione, alla comprensione e allo sviluppo della diversità”.

Il GCDT si è impegnato a fornire i finanziamenti per progetti finalizzati allo screening delle collezioni dei paesi in via di sviluppo - che includono grano, ceci, riso, orzo, lenticchie, cocco, banane, mais, patate – in modo da identificare i tratti essenziali alla coltivazione di varietà più adatte ai cambiamenti del clima.

Le collezioni di semi necessitano di essere ri-cresciute ad intervalli regolari mentre i semi freschi devono essere raccolti e conservati in appositi luoghi in modo da assicurare una disponibilità a lungo termine.

Il GCDT sta lavorando insieme a più di 60 paesi per “rigenerare” collezioni di semi particolarmente critiche per la sicurezza alimentare e conservare i duplicati in luoghi come lo Svalbard Global Seed Vault per assicurare il futuro dell’agricoltura.

"Le nostre banche genetiche conservano attualmente 1.5 milioni di campioni distinti che sono il risultato di un esperimento di 13.000 anni, l’interazione tra le coltivazioni e l’ambiente, il clima e la cultura”, dice Fowler, “se saremo abbastanza saggi da conservare queste collezioni, avremo uno scrigno del tesoro contenente i tratti chiave usati in passato per l’adattamento a nuove condizioni climatiche, di cui le specie avranno ancora bisogno in futuro per un nuovo adattamento”.

“More seeds for doomsday vault”, BBC News, 26 febbraio 2009

“Scientists Behind Doomsday Seed Vault Ready Crops For Climate Change”, ScienceDaily, 18 settembre 2008

Sulla Terra convivono una moltitudine di specie vegetali e animali, con specifici patrimoni genetici, inseriti in diverse tipologie di ecosistemi. È questa straordinaria varietà, la cosiddetta “biodiversità”, che in sostanza mantiene il nostro pianeta vitale.

UNU-IAS, l´istituzione universitaria di studi avanzati delle Nazioni Unite, ha presentato il rapporto finale sulla biodiversità e le biotecnologie, risultato di uno studio condotto a partire dal 2004 per fornire una valutazione indipendente e obiettiva sui vari programmi internazionali riguardanti la biosicurezza e le biotecnologie.

Lo studio ha evidenziato un aumento, a livello globale, dell´uso di biotecnologie, non accompagnato da pratiche politiche e conoscenze adeguate atte a garantire la sicurezza.

La varietà biologica rischia così di essere sempre più ristretta in favore di prodotti geneticamente modificati che rispondono più facilmente alle logiche di mercato. È per questo che, seppur tra mille difficoltà, nel 2000 è stato ratificato un accordo internazionale, denominato Protocollo di Cartagena, che mira a regolamentare il trasporto e il commercio degli OGM proprio per salvaguardare la biodiversità globale.

«Il Protocollo di Cartagena non funziona. La ragione principale è che molti paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, non hanno le capacità per implementare le loro strutture nazionali in modo da garantire la biodiversità», dice Sam Johnston, principale firmatario dello studio delle Nazioni Unite, «questo gap rende vani i tentativi di questi paesi nel limitare le contaminazioni OGM. Per esempio, nel 2007 il Registro delle contaminazioni d ha riportato 29 casi di coltivazioni contaminate in 23 paesi. Negli scorsi dieci anni, si sono registrati 216 eventi contaminatori in 57 paesi, 38 dei quali relativi a semi di soia».

«In effetti, i livelli di contaminazione da OGM sono allarmanti», dice Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, un organismo che si occupa di ricerca e comunicazione sulle biotecnologie.

Al nono “Meeting of the Conference of the Parties to the Convention on Biological Diversity (CBD)”, la più grande conferenza mai fatta dalle Nazioni Unite sulla biodiversità, conclusasi il 30 maggio scorso a Bonn, in Germania, è stata sottoscritta una agenda - “Bonn Agenda for global biological diversity” – che prevede una serie di interventi tra cui l’adozione di un accordo internazionale per una giusta condivisione dei benifici derivanti dalla utilizzazione della diversità biologica (Access and Benefit Sharing – ABS), la continuazione della “Life Web Initiative” tesa a formare un network globale di volontariato per la salvaguardia delle aree protette sia terrestri che marine, una mobilitazione di risorse finanziarie, un dettagliato accertamento riguardante gli obiettivi previsti per il 2010 e la conclusione di uno studio che mostri i costi economici causati dalla distruzione delle risorse naturali.

Nell’aprile del 2002, la Conferenza sottoscrisse l’obiettivo, succesivamente convogliato nel "Johannesburg Plan of Implementation" adottato al World Summit on Sustainable Development, di “raggiungere entro il 2010 una significativa riduzione dell’attuale tasso di perdita della biodiversità ad un livello globale, regionale e nazionale come contributo alla alleviazione della povertà e a beneficio di tutta la vita sulla Terra” (CBD Decision VI/26).

Nel 2004, la Conferenza adottò un framework che includeva un piccolo numero di obiettivi secondari e una serie di indicatori da usare per valutare i progressi ottenuti.

Oggi, secondo il rapporto UNU-IAS, oltre cento paesi emergenti, incluse molte nazioni di Africa, Asia centrale, Oceania e Caraibi, non sono in grado di gestire le moderne biotecnologie e implementare i loro programmi nazionali di biosicurezza.

La mancanza di biosicurezza non riguarda solo le coltivazioni OGM, ma anche la deliberata o accidentale diffusione di batteri, virus, tossine e agenti biologici modificati geneticamente.

“Biodiversità a rischio: “Colpa degli OGM”, pianeaverde, 16 giugno 2008

“Launch of UNU-IAS Report - MDG 7 Target to Reduce the Rate of Loss of Biodiversity”, United Nations University, 24 settembre 2008

“Can the 2010 biodiversity targets be met?”, greenfacts

LINKS

“OGM, Agroecologia e Diritti manipolati”, Agorà Magazine, 02 marzo 2009

FoodRisk.org - Genetically Modified Foods Risk and Safety Assessment

GMO’s in Europe – Greenpeace urges the EU to keep our food safe, greenpeace.org

Scientific Opinion of the Panel on Genetically Modified Organisms on application (Reference EFSA-GMO-UK-2005-20) for the placing on the market of the insect-resistant and herbicide-tolerant genetically modified maize 59122 x NK603, for food and feed uses, and import and processing under Regulation (EC) No 1829/2003 from Pioneer Hi-Bred International

REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007

INRAN - Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

Liberi da OGM

Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops: 2008. The First Thirteen Years, 1996 to 2008

GTC Biotherapeutics

Humane Society of the United States

Non-GMO Shopping Guide - Institute for Responsible Technology

Genetic Roulette - Seeds of Deception

Svalbard Global Seed Vault - Wikipedia

The Global Crop Diversity Trust

Grande carestia irlandese - Wikipedia

“CBD CoP9”, WWF

Rapporto UNU-IAS

Life Web Iniziative

ninth meeting of the Conference of the Parties (COP 9)

Access and Benefit-sharing

La guerra degli OGM 2

LA GUERRA DEGLI OGM 3

LA GUERRA DEGLI OGM 4

BIOFARMACIA

OGM APOCALYPSE

OGM APOCALYPSE 2

ULTIMATUM ALLA TERRA

MERCANTI DI IMMORTALITA' 3

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