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Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

domenica 10 maggio 2009

EXTREME ICE


Collasso della piattaforma Larsen B 21, febbraio 2000 (Credit: Image courtesy Landsat 7 Science Team and NASA GSFC)

Che cosa succederà se le temperature medie del nostro pianeta dovessero aumentare di tre gradi entro la fine di questo secolo, come temuto da molti climatologi alla luce del galoppante aumento delle concentrazioni di gas serra?

La risposta arriva dalla ricostruzione di eventi del passato, piuttosto che da modelli matematici che dipingono incerti scenari futuri. Succederà che una consistente porzione della calotta glaciale antartica collasserà, inondando di acque gli oceani della Terra.

La conferma che è sufficiente un aumento delle temperature apparentemente piccolo, per provocare conseguenze enormi è contenuta in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature a firma di un numeroso gruppo internazionale di geologi del progetto Andrill (ANtarctic geological DRILLing), fra i quali tre italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): Fabio Florindo (coordinatore del progetto), Massimo Pompilio e Leonardo Sagnotti. La ricerca, partita dall’analisi di sedimenti prelevati al di sotto della piattaforma di ghiaccio galleggiante del mare di Ross (Ross Ice Shelf), è approdata a fondamentali scoperte sull'evoluzione della calotta occidentale dell'Antartide (West Antarctic Ice Sheet) in un intervallo di tempo che va da 5 a 3 milioni di anni fa, quanto la temperatura media del nostro pianeta ed il contenuto di CO2 in atmosfera erano più alte delle condizioni attuali.

Si è potuto stabilire con certezza, per la prima volta, che la calotta polare antartica è estremamente dinamica, molto sensibile a piccole variazioni di temperatura e che, sui lunghi periodi del passato, queste fluttuazioni sono correlabili a cicliche variazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre. «In coincidenza dei periodi relativamente più caldi, con temperature più elevate di 3 gradi rispetto a oggi, la calotta polare occidentale è periodicamente collassata – spiega Florindo - nella regione del Mare di Ross, la piattaforma di ghiaccio galleggiante, oggi estesa come la Francia, è andata progressivamente ritirandosi fino a dare spazio a condizioni di mare aperto. I dati raccolti da questa ricerca sono estremamente importanti per avere un’idea di quello che potrebbe accadere nei prossimi decenni in conseguenza dell’aumento incontrollato delle emissioni di gas serra in atmosfera».

«Per raggiungere i sedimenti da analizzare», ha aggiunto il ricercatore, «abbiamo dovuto perforare circa 1300 m di sedimenti, dopo avere attraversato con le aste di perforazione 85 metri di ghiaccio del Ross Ice Shelf e 850 metri di acqua. Così facendo è stato possibile andare più a ritroso nel tempo». A differenza delle carote di ghiaccio prelevate nell’ambito del progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), che hanno permesso di estendere le conoscenze sul clima della Terra fino a circa un milione di anni fa, con lo studio di sedimenti profondi è possibile spingersi indietro di diverse decine di milioni di anni, quando ancora non esistevano delle calotte di ghiaccio in Antartide.

Programmi di ricerca come Andrill sono considerati di estrema importanza per risolvere le incertezze sul comportamento futuro delle calotte polari dell’Antartide in questa fase di riscaldamento globale. In base ai dati acquisiti e ai modelli matematici sull’evoluzione del clima a scala planetaria, è considerato verosimile che un fenomeno analogo al collasso della calotta antartica occidentale possa verificarsi di nuovo se le temperature aumenteranno di 3°C? «Certamente si – risponde il professor Enzo Boschi, presidente dell’INGV - negli ultimi anni è salito alla ribalta dell’informazione di massa il problema del progressivo riscaldamento del nostro Pianeta legato all’emissione indiscriminata di gas serra nell’atmosfera. Nel corso del XX secolo, il riscaldamento è stato di circa 0.7°C, ma secondo una delle proiezioni dell’IPCC-2007, nel 2100 la temperatura sarà analoga a quella presente sulla Terra prima della formazione di una calotta di ghiaccio in Antartide. In quest’ottica, è importante tenere sotto controllo gli effetti di questo riscaldamento ai poli poiché l’Artide e l’Antartide, le regioni più fredde del Pianeta, sono quelle che risentono maggiormente delle variazioni climatiche. Ad esempio, nel febbraio del 2002, la piattaforma di ghiaccio del Larsen B (Penisola Antartica), che aveva una estensione di ben 3.250 chilometri quadrati e uno spessore di 220 metri, a causa del riscaldamento globale si è disintegrata nel giro di 30 giorni».

European Project for Ice Coring in Antarctica (EPICA)

ANDRILL

Big ice shelf's disappearing act BBC News 04 dicembre 2006

Antarctic Ice Shelf Collapse Blamed On More Than Climate Change ScienceDaily 11 febbraio 2008

Larsen B Ice Shelf Collapse NASA Earth Observatory 11 aprile 2002

«Ancora tre gradi di temperatura e la calotta antartica collasserà» Gefisecologia 19 marzo 2009

Andrill demonstrates climate warming affects Antarctic ice sheet stability eurekalert 18 marzo 2009

La calotta di ghiaccio che copre i poli Nord e Sud si sta sciogliendo più rapidamente del previsto. Il fenomeno causa l’aumento del livello degli oceani e l’accelerazione del riscaldamento globale.

Lo affermano i risultati di un nuovo studio dedicato all’Anno Polare Internazionale (International Polar Year – IPY) presentato a Ginevra dall’International Council for Science insieme alla World Meteorological Organization (WMO) condotto sul campo nel 2007 e nel 2008 da migliaia di scienziati. Lo studio ha rivelato che il riscaldamento in Antartide è «molto più esteso del previsto», mentre il ghiaccio che ricopre l’Artico si riduce e lo scioglimento della calotta che copre la Groenlandia accelera.

Le aree ghiacciate e spesso inaccessibili delle regioni polari sono considerate da tempo uno dei barometri più affidabili del cambiamento climatico e influenzano le condizioni generali di oceani e atmosfera. Le acque oceaniche attorno all’Antartide si sono riscaldate più della media globale, secondo le prime conclusioni dello studio presentato. Le misurazioni dimostrano anche l’accelerazione dello scioglimento delle calotte di ghiaccio che ricoprono il continente antartico e la Groenlandia.

Inoltre, il riscaldamento del permafrost, il terreno che fino ad oggi era costantemente ghiacciato, rischia di accelerare ulteriormente il riscaldamento globale, liberando dei gas serra finora imprigionati nel suolo. Inoltre le navi di ricerca al largo delel coste settentrionali della Siberia hanno rilevato un aumento delle emissioni di metano dai sedimenti oceanici. «Il messaggio dell’Anno polare internazionale è forte e chiaro: ciò che accade nelle regioni polari ha conseguenze in tutto il mondo e ci riguarda tutti», sottolineano le due organizzazioni scientifiche.

IPY 2007-2008

World Metereological Organization

International Polar Year Reports Widespread Global Warming Enviromental News 25 febbraio 2009

Le calotte polari si sciolgono più rapidamente del previsto La Stampa 26 febbraio 2009

Secondo uno studio guidato dall’Università di Oxford e pubblicato su Science, l’analisi dei coralli fossili di Tahiti dimostra che le lastre di ghiaccio si sciolgono molto più velocemente di quanto finora ipotizzato e fornisce una valutazione delle variazioni dell’innalzamento dei mari avvenute alla fine dell’ultima glaciazione. Perchè un’isola tropicale?

Tahiti è un’isola tropicale vulcanica che si trova nell’Oceano Pacifico, distante da regioni che hanno subito glaciazioni in epoche passate. L’analisi della barriera corallina fornisce un archivio delle variazioni del livello del mare degli ultimi 20.000 anni, dato che i coralli sono sensibili ai cambiamenti climatici.

La velocità con cui lo scioglimento è avvenuto”, ha dichiarato Alex Thomas, del Dipartimento di Scienze della Terra di Oxford, “è stupefacente, e altrettanto incredibile è la quantità di ghiacci implicata. Stiamo parlando di lastre di ghiaccio che più di 137.000 anni fa ricoprivano la superficie di Canada e USA, spessi più di 5km, che sono semplicemente scomparsi”.

I coralli sono stati analizzati e datati con una tecnica all’uranio: se, come emerso, lo scioglimento di ghiacci è avvenuto in maniera più veloce di quanto fino ad oggi pensato relativamente all’ultima glaciazione, ciò significa che la Terra non è pronta, né preparata alla velocità di fluttuazione e scioglimento delle lastre di ghiaccio.

I coralli di Tahiti testimoniano l'aumento della velocità di scioglimento dei ghiacci ecoblog 30 aprile 2009

Ice Sheet Behavior Much More Volatile And Dynamic Than Previously Thought, Tahiti Corals Show ScienceDaily 30 aprile 2009

Dalla prima conferenza sullo scioglimento dei ghiacci dall'Himalaya ai poli, tenutasi a Tromsoe, nel nord della Norvegia, è giunto un nuovo allarme del premio Nobel per la pace, ex vice-presidente USA, Al Gore.

Davanti a politici ed esperti degli otto paesi dell'area artica - Stati Uniti, Russia, Canada, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda – Gore ha lanciato un appello per una rapida azione dell'ONU e di tutti i paesi del mondo, prima che sia troppo tardi. "Questa conferenza è un campanello di allarme per il mondo", ha detto Gore nella dichiarazione finale del vertice.

Il ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Stoere, ha affermato che i ghiacci stanno scomparendo da tutte le terre e le acque del globo: il risultato è un innalzamento del livello dei mari. “È un fenomeno globale che deriva dal riscaldamento del mondo - ha dichiarato Stoere - tutti i ghiacciai ne sono coinvolti, dall'Himalaya alle Alpi, dalle Ande al Kilimangiaro, dalla Groenlandia ai poli".

Il presidente kirghizo Kurmanbek Bakiev ha denunciato che a causa del surriscaldamento del clima 2.000 di 8.200 ghiacciai si sono sciolti. Lo scioglimento dei ghiacciai sul Tian Shan e Pamir, nell'Asia centrale, potrebbe portare ad una rilevante caduta delle riserve di acqua della regione.

Stoere e Gore hanno pianificato una task force di esperti del disgelo che lavorino per un trattato ONU sull'argomento, che potrebbe essere approvato già quest'anno. "Le prove scientifiche per incoraggiare l'azione a Copenaghen (dove a dicembre si terrà l’ennesimo vertice ONU sul clima) continuano ad accumularsi di giorno in giorno", ha aggiunto l'ex vice presidente USA.

Il ghiaccio è importante per l'ecosistema della Terra per numerose ragioni. Una di queste è legata alla capacità di riflessione. La banchisa riflette infatti il 90% delle radiazioni solari nell'atmosfera, mentre l'acqua proveniente dal disgelo assorbe il calore, riscaldando ulteriormente il clima. Le previsioni sull'innalzamento del livello del mare parlano di una crescita dai 18 a 59 centimetri in questo secolo. Ma qualche scienziato prevede un innalzamento più vicino a un metro.

L'estensione della banchisa artica ha raggiunto il minimo di 4,13 milioni di chilometri quadrati nel settembre del 2007. Nell'Antartide un fronte di 700 chilometri quadrati della calotta di ghiaccio Wilkins si è frantumato recentemente dando vita a numerosi iceberg. Lo scioglimento dei ghiacciai nell'Himalaya, chiamato dagli esperti "il terzo polo", potrà portare in un primo tempo a gravi inondazioni, seguite però da una siccità che danneggerà il 40% della popolazione mondiale che vive lungo i fiumi himalayani.

Al Gore ha specificato che un aumento di un metro nel livello del mare provocherà 100 milioni di rifugiati climatici in tutto il mondo.

Gore: «Ghiacciai in pericolo» Gefisecologia 29 aprile 2009

Al Gore calls for prompt action on melting ice Associated Press 28 aprile 2009

KYRGYZSTAN: Melting glaciers threaten livelihoods irinnews 17 settembre 2008

Piattaforma Wilkins (NASA earth observatory)

I satelliti dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, hanno colto le evoluzioni della distruzione della piattaforma di Wilkinsin Antartide.

Nel mese di aprile si è staccata dalla calotta ghiacciata una superficie pari a circa 700 chilometri quadrati: è grande quanto Singapore, o il Bahrain, o New York City. Per metà si è frantumata in iceberg.

Sul sito dell’ESA si legge che la ritirata della piattaforma di Wilkins è la maggiore e la più recente del suo genere: ma otto diverse piattaforme ghiacciate nella Penisola Antartica hanno mostrato segni di ritirata negli ultimi decenni, e ci sono ben pochi dubbi sul fatto che il fenomeno sia dovuto al l’aumento della temperatura.

È opinione comune che i ghiacci antartici godano di prospera e vigorosa salute. In realtà è vero che la parte orientale dell’Antartide si raffredda, ma quella occidentale si scalda: il bilancio complessivo dell’Antartide è un aumento medio della temperatura pari a 0,5 gradi negli ultimi cinquant’anni. Un dato perfettamente in linea con la media planetaria.

Il New York Times riporta un’intervista con la glaciologa Angelika Humbert, secondo la quale la piattaforma di Wilkins potrebbe ora perdere complessivamente 800-3.000 chilometri quadrati di estensione.

La piattaforma si è già ridotta di circa un terzo rispetto ai 16.000 chilometri quadrati che aveva quando fu individuata, alcuni decenni fa: la lastra di ghiaccio era così spessa che impiegherebbe secoli per riformarsi.

La perdita di questi ghiacci non comporta un significativo aumento del livello dei mari, dal momento che si tratta di ghiaccio galleggiante ed in buona parte già sommerso.

È preoccupante piuttosto un altro fatto. Ora i ghiacci che si trovano sulla terraferma sono più liberi di muoversi e di finire in mare. Contribuendo - questi sì - ad aumentarne il livello.

Si stacca dall’Antartico un iceberg grande quanto la Giamaica blogeko 06 aprile 2009

Ice bridge ruptures in Antarctic BBC News 05 aprile 2009

Antartide, va ulteriormente in pezzi la piattaforma di Wilkins. Le immagini dei satelliti europei Blogeko 29 aprile 2009

Satellite imagery shows fragile Wilkins Ice Shelf destabilised ESA 28 aprile 2009

New York-sized ice shelf collapses off Antarctica The Independent 28 aprile 2009

I livelli di anidride carbonica registrati presso la stazione di ricerca Zeppelin di Svalbard, nella Norvegia settentrionale, hanno toccato il valore record di 397 parti per milioni (ppm), con un aumento di 2,5 ppm rispetto a un anno fa.

Si tratta di dati superiori alle medie globali e, come sottolineato da Johan Strom, professore di fisica atmosferica al Norwegian Polar Institute, si tratta dei valori più elevati degli ultimi 50 anni, fuori della norma anche per la zona polare. Ma il vero problema, secondo il ricercatore, non è tanto il valore assoluto della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, a cui il pianeta è in grado di adattarsi, quanto la rapidità con cui questi cambiamenti stanno procedendo. Da circa 20 anni a questa parte, infatti, si è assistito ad una netta accelerazione dei tassi di crescita di questo composto, che attualmente sono di 2-3 ppm all’anno.

In precedenza, la statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha pubblicato i dati preliminari per il suo indice annuale dei gas serra, che include le misurazioni di 60 diversi siti. Tenendo presente che la concentrazione media di anidride carbonica in epoca preindustriale era di circa 280 ppm, le misurazioni del 2008 hanno fornito un valore medio pari a 386 parti per milione.

Arctic CO2 levels growing at an 'unprecedented rate', say scientists Guardian 27 Aprile 2009

Artico, CO2 a livelli record modusvivendi 29 aprile 2009

Circa l’80% della calotta glaciale artico potrebbe scomparire entro il 2040, invece del 2100, com’era stato previsto in precedenza, ha rivelato un nuovo studio scientifico sugli effetti del riscaldamento del pianeta, pubblicato ieri giovedì negli Stati Uniti.

La superficie del mar Artico coperta dal gelo alla fine dell’estate, potrebbe non superare nel 2040 il milione di chilometri quadrati, contro i 4,6 milioni di oggi”, assicurano i relatori di questo studio congiunto dell’Università dello Stato di Washington e l’agenzia federale NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).

Gli studiosi hanno applicato modelli di previsione in cui si considerano le ultime evoluzioni della calotta glaciale dell’Artico, che ha sofferto una “riduzione spettacolare” alla fine delle estati del 2007 e 2008, quando la superficie del ghiaccio aveva raggiunto, rispettivamente, 4,3 e 4,7 milioni di km2.

La media di questi sei modelli “permette di prevedere un Artico in pratica senza ghiaccio tra 32 anni”, secondo lo studio di Muyin Wang, climatologo dell’Università di Washington a Seattle, e l’oceanografo della NOAA, James Overland. I modelli anteriori, elaborati nel 2007, prevedevano quest’evoluzione per la fine del XXI secolo.

Journal reference: Wang, M., and J. E. Overland. A sea ice free summer Arctic within 30 years? Geophysical Research Letters, 2009; 36 (7): L07502 DOI: 10.1029/2009GL037820

La calotta artica potrebbe scomparire in 30 anni gramma 03 aprile 2009

Ice-free Arctic Ocean Possible In 30 Years, Not 90 As Previously Estimated ScienceDaily 03 aprile 2009

La NASA ha realizzato un film del tutto particolare con le immagini catturate dai suoi strumenti spaziali che documentano il cambiamento della copertura di ghiacci e neve.

"Frozen", della durata di 12 minuti, è stato prodotto dal Goddard Space Flight Center per essere proiettato mediante un sistema sferico - "Science on a Sphere" – una tecnologia video sviluppata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Per la presentazione del film, avvenuta lo scorso marzo, sono state allestite sfere di 6 piedi in più di 30 luoghi in tutto il mondo.

Il ghiaccio ricopre circa il 20% della superficie terrestre e gioca un ruolo fondamentale negli equlibri climatici planetari. La NASA dispone di una sofisticata flotta di navette spaziali per eseguire misurazioni globali del ghiaccio e della neve in luoghi remoti e pericolosi non facilmente accessibili via terra.

"Frozen" mostra tutte quelle parti della Terra dove l’acqua esiste in forma solida come neve o ghiaccio conosciuta come la criosfera. Il film presenta prima una discussione su come I satelliti “vedono” il calore e Il freddo mediante sensori avanzati e poi proietta sullo schermo sferico i dati drammatici rilevati dai satelliti tra cui il cambiamento del mare artico e della copertura globale di neve. Le immagini sono state generate dal satellite Aqua.

"Non si tratta solo di una innovazione tecnica”, dice Michael Starobin, uno dei produttori, “ma anche estetica, in quant abbiamo trasformato un soggetto puramente tecnico in un potente dramma poetico sullo stato della Terra”.

Il sistema Science on a Sphere utilizza una sfera in fibra di carbonio del diametro di sei piedi su cui vengono puntati quattro proiettori. Un sistema computerizzato controlla il contenuto video in modo da creare una immagine unica sulla sfera.

"Si tratta di un nuovo mezzo potente e eccitante per raccontare ogni sorta di storie”, dice ancora Starobin, che nel 2006 ha prodotto e diretto "Footprints", il primo film della NASA per il nuovo sistema che esplora le origini degli uragani e dei raggi gamma.

NASA Debuts Unique Movie On A Sphere About Frozen Earth terradaily 19 marzo 2009

EXTREME ICE SURVEY

Sono sul bordo scivoloso di uno squarcio che precipita per 100 metri. Guardare là dentro vuol dire buttare lo sguardo in un’altra galassia, incredibilmente bella e terrificante».

Lo squarcio di cui parla James Balog - accesso a un probabile e imminente mondo sconvolto dall’innalzamento dei mari - è una delle 300 mila immagini che sta collezionando per un progetto unico al mondo: «Extreme Ice Survey», la più ambiziosa ricerca fotografica della criosfera, folle e malinconica; ogni scatto delle 26 fotocamere, sistemate in Alaska, British Columbia, Montagne Rocciose, Groenlandia, Islanda, Alpi e Bolivia, documenta le metamorfosi di un universo aggredito dal riscaldamento globale; il ritmo è di un’istantanea per ogni ora di luce da 3 anni e il piano, se si troveranno i dollari, prevede altre mini-stazioni automatiche, dal Kilimangiaro all’Himalaya.

«È impressionante registrare quanto rapidamente stiano mutando i paesaggi», dice Balog. Il ghiacciaio Columbia, in Canada, perde 16 metri al giorno, otto volte di più di un trentennio fa, e anche il cugino Jakobshavn, in Groenlandia, si scioglie due volte più rapidamente di un decennio fa. Mentre la Groenlandia sta ridiventando «terra verde», dato che si tramutano in acqua 150 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni 12 mesi. «Sono appena tornato dall’Islanda e ho visto una realtà diversa rispetto al viaggio del settembre 2008: è come trovarsi in un altro luogo».

Esplorando il Vatnajökull, il numero uno d’Europa, i suoi occhi e le sue apparecchiature si sono intrecciate con le 15 mila immagini delle fotocamere fisse. E anche stavolta il verdetto è stato chiaro, «come la prova di un delitto».

«Seeing is believing», vedere è credere. l’archivio in progress di Balog è un pugno nello stomaco. «Quando i dati diventano scienza sul campo, e li puoi toccare e annusare, allora diventa tutto persuasivo. La storia è vera. E sta succedendo adesso».

«La scienza osserva la realtà attraverso misure quantitative, mentre l’arte induce reazioni estetiche. Sono logiche diverse, con punti di forza e di debolezza. Voglio combinare il contesto dell’una e l’emozione dell’altra: insieme diventano più potenti». Al proprio sguardo Balog affianca così le analisi di molti ricercatori, che trasformano gli shock visivi in sequenze di dati e poi in modelli sofisticati.

«Lo ammetto: l’aspetto divertente è l’avventura, e anche i pericoli, all’aperto, ma la maggior parte del tempo si trascorre davanti ai pc». Per esempio, analizzando i misteriosi fiumi e i laghi sotterranei provocati dai processi di fusione: sono loro a scavare i ghiacciai dall’interno, accelerandone la decomposizione.

Gocce e cascate lo sconvolgono: la fine del sigillo ghiacciato sarà un secondo diluvio e la perdita irrimediabile della capsula temporale in cui si celano informazioni su centinaia di migliaia di anni di storia del pianeta. «Registro le sofferenze dei ghiacciai come si fa con il canarino nella miniera. Sono felice che tanti stiano imparando ad ascoltarne gli allarmi».

Terra, l'ex pianeta dei ghiacci La Stampa 22-04-2009

http://www.extremeicesurvey.org

Norwegian Polar Institute

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