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Warfare Revolution

Some of the world’s leading robotics and artificial intelligence pioneers are calling on the United Nations to ban the development and us...

sabato 23 maggio 2009

PSYCHO KILLER 4

Il giovane Jonathan Robert Hindenach, del Michigan, a Firenze per un viaggio di studio, soffre di disturbi psichici. Dopo aver assunto alcuni psicofarmaci e bevuto alcol è uscito dall'albergo dove alloggiava dopo un litigio con alcuni compagni di viaggio. Dopo aver vagato per la città, ha notato il pensionato, che stava per uscire dal magazzino. A quel punto, lo ha seguito e dopo un diverbio nato per motivi ancora non chiari lo ha colpito con un frammento di specchio: il colpo, sferrato al collo, è stato letale.

Quando è stato bloccato dagli agenti, il giovane americano era in stato confusionale ma ha confessato l'omicidio, indicando il posto dove si trovava il corpo. Aveva numerose escoriazioni sul corpo, probabilmente dovute ad atti di autolesionismo commessi dopo l'omicidio.

Pensionato ucciso a Firenze: fermato giovane americano prima del delitto avrebbe assunto psicofarmaci e alcol Il Messaggero 07 maggio 2009

Le quattro frecce della Fiat Panda parcheggiata in doppia fila lampeggiano ostinate. Sono le otto di sera e Lorenzo Bollati, 47 anni, le aveva inserite alle 13.40. Doveva salire in casa solo un momento. Non ha fatto nemmeno in tempo ad attraversare la strada. Ha visto un tizio che tentava di forzare la portiera ed è tornato indietro. «Ma che diavolo stai facendo?». Quello si è spostato di un passo verso di lui e senza dire una parola gli ha piantato un coltellaccio da cucina nell’addome.

La figlia di Lorenzo, Giorgia, 16 anni, ha seguito la scena da un metro più in là e quando lo ha visto per terra ha lanciato i suoi libri contro lo sconosciuto. Lui si è avvicinato e ha colpito anche lei, alle gambe, al torace, all’inguine.

Antonio Olivieri, 43 anni, paziente in cura al reparto psichiatrico dell’ospedale Martini, è stato bloccato a 3-400 metri da via Monterosa, da un agente di polizia giudiziaria della procura che se l’è trovato davanti per caso, mentre vigili urbani e carabinieri erano a un passo da lui. L’agente è riuscito a sbarrargli la strada e a farlo cadere. Scappando si era disfatto del coltello e della maglia bianca e nera intrisa di sangue descritta da chi lo aveva visto allontanarsi.

Si è lasciato ammanettare senza una parola. Solo più tardi, nella caserma dei vigili urbani, ha detto «certo che qui mi trattate bene...» all’agente di polizia municipale che gli ha portato una tuta. «Nemmeno a casa mi trattano così. Quasi quasi quando esco lo rifaccio...».

Non si tratta solo di una persona con gravi problemi psichiatrici che uccide a caso, per strada. C’è di più. C’è il fatto che ieri verso le 11 Olivieri si è presentato nella caserma dei carabinieri di Largo Giulio Cesare, non lontano da via Monterosa, e ha detto cose farneticanti: «Sento delle voci. Mi perseguitano, ho paura, dovete aiutarmi». Il maresciallo lo ha calmato, ha visto che aveva ferite a un braccio, ha scoperto che era armato di coltello. È riuscito a disarmarlo e ha scritto una denuncia a piede libero per porto abusivo di armi. Poi ha chiamato il 118. Ha segnalato le ferite al braccio e si è raccomandato che controllassero il suo stato mentale.

Così c’è scritto nel rapporto mandato in procura. Ma all’ospedale San Giovanni Bosco dicono che nessuno (né il 118, né i carabinieri) ha segnalato alcunché sullo stato psichiatrico di Olivieri. Solo le ferite al braccio. L’uomo è stato registrato con codice verde (ferite lievi) ma quando è arrivato il suo turno per la medicazione era sparito. Era fuori, davanti al pronto soccorso, a uccidere Lorenzo e ferire sua figlia.

Detenuto nel reparto di sorveglianza psichiatrica del carcere delle Vallette, l’uomo ha tentato il suicidio utilizzando una striscia di tessuto strappata dal lenzuolo che ha legato alle sbarre della finestra.

«Sento le voci», in strada accoltella padre e figlia, corriere, 10 marzo 2009

È folle e ha un coltello ma lo lasciano libero di uccidere Si consegna ai carabinieri e viene mandato in ospedale Fugge, si procura un’altra arma e ammazza un uomo 10 marzo 2009

Olivieri tenta il suicidio 20 marzo 2009

Aveva gli occhi del diavolo ed era in preda a un raptus di follia". Così gli assistenti sociali del Centro socio sanitario di San Donato Milanese descrivono Mohammed Barakat, l'egiziano di 53 anni, che ha sparato a bruciapelo al figlio e poi l'ha finito a coltellate, per poi togliersi a sua volta la vita tagliandosi le vene e colpendosi al ventre con un coltello.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, verso le 17 di ieri, un assistente sociale aveva accompagnato il bambino al Centro per il colloquio settimanale con il padre; li aveva poi accompagnati in ascensore al primo piano, dove si tengono i colloqui. Ma appena uscito, l'assistente ha sentito il grido del bambino, l'ha visto accasciarsi a terra e il padre avventarsi su di lui, colpendolo più volte al torace con il coltello. L'assistente e un medico del Centro hanno tentato di allontanare l'egiziano dal figlio, usando anche una sedia di plastica e lo spruzzo di un estintore. Ma l'uomo ha cominciato ad infierire su se stesso, tagliandosi le vene e poi colpendosi al ventre con un coltello da cucina. Padre e figlio sono morti poco dopo, dissanguati.

"Tutto è successo improvvisamente - afferma un medico - in ascensore erano entrambi sereni e il bambino era contento di vedere il padre".

Omicidio-suicidio a Milano: raptus fa di padre un killer ansa 26 febbraio 2009

Davon Crawford, autore di una strage familiare (l'uomo ha ucciso la cognata Rose Stevens, 25 anni, e tre figli della donna: due gemelli di due anni e una bimba di quattro. Crawford ha inoltre ucciso la moglie e ferito gravemente un altro bambino), si è tolto la vita.

L'uomo si è sparato un colpo d'arma da fuoco alla testa prima che la polizia lo arrestasse. Le forze di polizia avevano messo in atto una vera caccia all'uomo ed erano pronti a fare irruzione nella casa dove si nascondeva.

Uccide tre bimbi e la mamma: suicida killer ricercato a Cleveland il messaggero 07 marzo 2009

Davon Crawford, Cleveland Man Sought In Killings, Found Dead Huffington Post 06 marzo 2009

Uno psicolabile, Fabio Conti Tozzo, di 38 anni, è stato arrestato dalla polizia dopo avere aggredito a martellate una coppia di anziani all’interno della stazione centrale di Palermo, riducendoli in fin di vita. Le due vittime, colpite ripetutamente alla testa, sono Antonino Raccuglia e Marianna Ruvolo, entrambi di 67 anni, ricoverati in due ospedali della città. Il più grave è l’uomo, trasferito in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione del Policlinico. Secondo i medici avrebbe perso anche materia cerebrale.

Secondo la polizia, Fabio Conti Tozzo sarebbe affetto da turbe psichiche. L’uomo, in preda a un raptus, avrebbe cominciato all’improvviso a dare in escandescenze, aggredendo i due anziani che erano fermi davanti alla biglietteria della stazione. Il folle è stato prima bloccato da un cittadino extracomunitario che aveva assistito alla scena, e successivamente consegnato ad alcuni agenti della polizia ferroviaria contro i quali si sarebbe pure scagliato.

Palermo, folle irrompe alla stazione Due anziani feriti a colpi di martello La Stampa 11 maggio 2009

Rimini, finanziere uccide moglie e suocera e si toglie la vita rainews24 15 maggio 2009

Uccide la moglie e tenta il suicidio rainews24 16 maggio 2009

Il Cinema Splatter, insolita fotografia del mondo moderno 14 maggio 2009

Tim Kretschmer ha fatto irruzione all’interno del suo ex liceo tecnico Albertville-Realschule a Winneden, a 20 km da Stoccarda sparando all’impazzata e lasciandosi dietro una scia di sangue anche durante la successiva fuga, al termine della quale è stato abbattuto dalla polizia: bilancio finale di 17 morti, Kretschmer compreso, più alcuni feriti, gravi e non.

Il ragazzo aveva una uniforme da combattimento nera, un fucile mitragliatore tra le mani, agghindato come un “punitore” da fumetto o da film. Ha aperto il fuoco falciando chiunque gli si parasse davanti, tra studenti e personale della scuola. Una strage veloce, improvvisa, imprevedibile che non ha lasciato a nessuno il tempo di scappare, di proteggersi.

Dopo la sparatoria, pare che Kretshmer sia tornato altre tre volte nella 10 D, la classe degli studenti più grandi, e che con voce fredda abbia gridato: “Ancora non siete tutti morti?”. A quel punto una tirocinante ha cercato di proteggere un’allieva facendole da scudo, ma il 17enne ha aperto il fuoco senza pietà. Uno dei feriti è morto dopo il trasferimento in ospedale: in totale, dieci studenti e tre insegnanti sono stati ammazzati dal giovane.

Una volta conclusa la sua missione di morte, consapevole che sarebbe arrivata la polizia di lì a poco, il killer ha cercato di far perdere le proprie tracce. Gli agenti erano stati già allertati e si dirigevano verso la Albertville. Diramate anche note in cui si invitavano gli automobilisti a non dare passaggi agli autostoppisti, per evitare che il ragazzo tentasse di scappare con questo sistema. Ma Kretschmer forse aveva già messo in conto questa ipotesi ed aveva già pronta la contromossa: durante la fuga ha freddato un dipendente di un ospedale psichiatrico che ha sede vicino alla scuola e poi ha fermato una Sharan di passaggio; ha preso in ostaggio l’automobilista, ha forzato un posto di blocco e si è diretto verso Stoccarda. Lo hanno braccato con l’ausilio di cani ed elicotteri.

Lo scontro a fuoco tra il fuggiasco e le forze dell’ordine è stato inevitabile. L’epilogo è avvenuto nel parcheggio di una rivendita di automobili di Wendlingen, a circa trenta chilometri dall’istituto scolastico comprensivo dove era cominciato tutto: il diciassettenne ha ucciso altri due passanti e ferito alcuni agenti, prima di suicidarsi. Solo allora si è potuto procedere all’identificazione, scoprendo che il giovane era un ex studente della scuola.

Secondo quanto riportato dalla Bild, in casa della famiglia del ragazzo sono state ritrovate diciotto armi, tutte detenute legalmente. È probabile che il diciassettenne abbia preso da quell’arsenale il fucile mitragliatore usato per la strage. La madre di Kretschmer è stata a lungo interrogata da un commando speciale della polizia del Baden-Wuerttemberg.

L’intera Germania è rimasta sotto choc per quanto avvenuto. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha parlato di “un crimine orribile”. “È inimmaginabile che nel giro di pochi secondi siano stati uccisi studenti e insegnanti. Questo è un giorno di lutto per l’intera Germania”, ha dichiarato esprimendo le sue condoglianze alle famigli delle vittime.

Anche il presidente della Comunità Europea, Josè Manuel Barroso, è intervenuto sulla vicenda. “Siamo inorriditi e rattristati per la violenza senza senso che ha falciato tante vite umane e ferito e traumatizzato tanti altri - ha dichiarato - a nome mio e della Commissione europea esprimo le più profonde condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime”.

Dal ’66 ad oggi si contano 50 stragi soltanto negli Stati Uniti, tra le quali quella alla Columbine School, ricordo indelebile diventato poi ispirazione per un film di Michael Moore e, nel 2003, di “Elephant”, diretto da Gus Van Sant.

Dalle prime testimonianze il ritratto emerso è stato quello di un cosiddetto insospettabile: un ragazzo normale, che non attirava l’attenzione, un tipo tranquillo e per nulla emarginato. Uno di compagnia. Un bravo ragazzo, insomma.

EFFETTO COPYCAT

«Merda, non ne posso più di questo schifo di vita, è sempre la stessa cosa. Tutti mi prendono in giro e nessuno riconosce le mie potenzialità. Adesso ho le armi, domani andrò alla mia ex scuola e li farò tutti arrosto. Leggerete di me. Annotatevi il nome Winnenden».

Tim Kretschmer, il 17enne tedesco autore della strage di mercoledì, aveva inviato questo messaggio in una chat su internet a un ragazzo bavarese poche ore prima di compiere il massacro. Lo ha reso noto il ministro dell'Interno del Baden-Würtenberg, Heribert Rech. Il giovane che ha ricevuto il messaggio alle 2,44 di notte non lo ha preso seriamente. Ma il giorno dopo se ne è ricordato quando ha visto le notizie della strage.

La polizia ha rivelato che il killer ha sparato 60 colpi nella scuola e altri 52 lungo il percorso verso il luogo in cui si è suicidato dopo un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine. Con sé aveva ancora 109 proiettili che aveva prelevato dalla cassaforte in cui il padre teneva anche 14 armi da fuoco. La polizia ritiene che il ragazzo conoscesse la combinazione a otto cifre. Il giovane, secondo la polizia, sapeva sparare e accompagnava spesso il padre al poligono di tiro. Rech ha detto inoltre che il ragazzo aveva interrotto il trattamento psichiatrico che seguiva dal 2008.

Una ragazzina di 12 anni ha riferito che tre settimane fa Tim si era lamentato con lei del bullismo di cui era vittima e le aveva mostrato una lettera indirizzata ai genitori. Una compagna di classe afferma: «Era terribile, aveva solo 5 e 6. Gli studenti lo avevano soprannominato Loser (Perdente)». «Tim aveva sempre l'ultimo cellulare uscito sul mercato, esibiva i suoi soldi. Era un vero esibizionista e proprio per questo nessuno voleva avere a che fare con lui», ha riferito alla stampa tedesca un compagno di scuola di Kretschmer. «I miei genitori conoscevano i suoi», ha detto un vicino, «mi hanno pregato di giocare con lui perché non aveva amici. Tim aveva almeno 30 armi ad aria compressa esposte sul muro della sua stanza e una volta ha iniziato a sparaci addosso senza smettere. Ci ha fatto male». Kretschmer si lamentava inoltre di una professoressa che, a suo dire, ce l'aveva con lui. Un'insegnante che gli dava ripetizioni spiega che «Tim era davvero un tipo strano, completamente introverso, però amava il suo gatto».

In Svezia è stato fermato un altro 17enne sospettato di voler emulare nella propria scuola la strage di Winnenden. Secondo un portavoce della polizia di Lund, il giovane è stato arrestato giovedì mattina per aver pubblicato su internet una sua foto che lo ritrae con un'arma in mano e un messaggio di minacce contro la sua scuola. «Il testo faceva riferimento a ciò che è accaduto in Germania», ha detto il portavoce.

“Germania, massacro a scuola: ex studente uccide 16 persone e poi si suicida”, julienews, 11 marzo 2009

“Germania: strage annunciata su chat in internet. «Sentirete parlare di me»”, Corriere, 12 marzo 2009

Il giovane killer di Winnenden vittima di bullismo L’annuncio della strage su Internet rainews24

Winnenden school massacre - Wikipedia

Stragi tra i banchi, i precedenti, corriere, 11 marzo 2009

Michael McLendon, un 27enne dell'Alabama, prima ha ucciso sei o sette persone in varie abitazioni di Samson, per poi imboccare la statale 52 verso Geneva. Lungo la strada ha ucciso altre due persone. La sua folle corsa è finita all'interno di una fabbrica, dove l'uomo ha sparato altri trenta colpi, ferendo il capo della polizia della città.

Il corpo della madre è stato ritrovato nella sua casa di Kinston data alle fiamme. Oltre ai familiari, il 27enne ha ucciso la moglie e il figlio del vicesceriffo, due persone in una casa e altre due in un'altra abitazione. Ha quindi sparato ancora, uccidendo una donna nel Big little Store locale, mentre un'altra sua vittima è stata ritrovata al Pipe and Supply di Samson.

Il folle ha aperto il fuoco anche in un terzo locale pubblico, ma non ha colpito nessuno, e quindi è fuggito sulla strada statale 52 verso Geneva, inseguito dagli agenti. McLendon si è infine tolto la vita nel parcheggio del magazzino Reliable Products. Il killer era una ex dipendente della Reliable Metal Products di Geneva, la fabbrica in cui si è tolto la vita.

Non è il primo episodio del genere in Alabama: nel 2002, Westley Devon Harris, 22 anni, uccise sei membri della famiglia della sua ragazza di 16 anni, Lucille Ball. Il giovane è stato condannato a morte nel 2005.

Pare che McLendon aveva anche redatto una lista di persone "che gli avevano fatto del male" di cui facevano parte colleghi di lavoro sia suoi che della madre. L'elenco di nomi è stata trovato nella sua abitazione. Si è inoltre scoperto che il killer aveva avuto diversi problemi sul lavoro e recentemente non aveva portato a termine il corso per entrare nel corpo di polizia di Samson.

“Follia omicida in Alabama: uccide dieci persone poi si spara”, Il Messaggero, 11 marzo 2009

Il ritratto di Michael Mclendon rainews24

Some schools may be breeding grounds for teen killers NewScientist 18 marzo 2009

Geneva County massacre - Wikipedia

Un uomo ha compiuto una strage all’università dell’industria petrolifera di Baku, capitale della repubblica caucasica dell’Azerbaigian. L’autore del gesto si è poi tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa.

Non si è ancora chiarita la dinamica della strage. Secondo l’agenzia di stampa Novosti Azerbaijan sarebbe salito a 17 il numero dei morti. Le notizie precedenti parlavano di almeno 13 morti e 18 feriti. L’omicida sarebbe un cittadino georgiano di 29 anni, Gadirov Faryad Asad, secondo un comunicato congiunto della Procura generale e del Ministero degli Interni.

In un primo momento si era parlato di un venticinquenne con un altro nome. A quanto risulta alle prime indagini, sarebbe da escludere la matrice politica, secondo quanto ha dichiarato il capo del Dipartimento pubblico della Presidenza azera Ali Hasanov all’agenzia di stampa Trend News. E, quindi, si tratterebbe di un «maniaco», come titola il giornale online Today.az. Secondo Rashad Allahverdiev, uno studente dell’università, l’uomo «indossava un jeans e un cappello».

Alle 9.30 ora locale (le 6.30 in Italia), armato di una pistola di fabbricazione russa, una Makarov, ha fatto irruzione nell’edificio dell’università sparando all’impazzata, ha detto il ministero di Baku. Circondato dalle forze dell’ordine intervenute si è quindi suicidato sparandosi. Oltre all’arma e al documento di identità, addosso aveva anche tre caricatori.

Uomo spara all'università Strage a Baku, diciasette morti La Stampa 30/4/2009

Dozens killed and injured in Baku shooting incident 30 aprile 2009

In Norvegia, a Nesoeya, un'isoletta nella periferia residenziale di Oslo, un uomo ha aperto il fuoco con un fucile uccidendo due donne, poi si è suicidato.

Norvegia, uomo spara all'impazzata Ammazza due donne e poi si suicida Unione Sarda 11 maggio 2009

Three die in shooting in Norway BBC News 11 maggio 2009

In Iraq, un soldato ha aperto il fuoco sui commilitoni nella base di Camp Liberty, presso l'aeroporto internazionale di Baghdad, uccidendone quattro prima di puntare l'arma verso se stesso.

Stando a quanto riferito dalla CNN, il soldato soffriva di esaurimento nervoso. Sulla vicenda è stata aperta un'inchiesta.

Strage in base Usa a Baghdad, soldato uccide 4 compagni e si suicida L’Unità 11 maggio 2009

US soldier kills comrades in Iraq BBC News 11 maggio 2009

A Mosca, nella zona di Yasenevo, un uomo ha sparato con un fucile a pompa in un asilo, ferendo due bambini. Uno di loro è in terapia intensiva: una pallottola lo ha colpito allo stomaco e al rene. Un proiettile ha colpito un altro piccolo al braccio.

Il servizio stampa del Dipartimento degli Affari Interni ha riferito che un episodio analogo era avvenuto il 9 maggio scorso.

Sparatoria in un asilo a Mosca 22 maggio 2009

Nursery under fire - In Russia and the CIS 22 maggio 2009

Viterbo, 2 marzo 2009. Ha aggredito la moglie, Z.O. di 43 anni con percosse e poi ha minacciato di eliminare l'intera famiglia. M.M., di 49 anni, è stato arrestato dalla polizia di Viterbo. La donna ha raccontato agli agenti di essere stata picchiata dal marito che probabilmente a causa di assunzione di alcolici e psicofarmaci, aveva dato in escandescenze. In passato erano già capitati episodi simili.

L'uomo davanti alla polizia ha reagito in modo violento colpendoli con calci e pugni, provocandogli lesioni guaribili in cinque giorni. Da accertamenti è emerso che l'uomo era in possesso illegale di armi da fuoco.

Omicidio-suicidio a Livo, in Trentino. Un pensionato, in preda ad una crisi depressiva, ha ucciso a colpi di martello l'anziana moglie in coma e poi si è suicidato con un coltello.

La tragedia è stata scoperta dal figlio della coppia recatosi a casa dei genitori. La madre era a letto con lesioni alla testa provocate da un martello, mentre il padre giaceva sul pavimento in un lago di sangue.

Pensionato uccide la moglie in coma a colpi di martello 18 marzo 2009

VITERBO: AGGREDISCE MOGLIE, ARRESTATO DA POLIZIA 02 marzo 2009

Ammazza la fidanzata e si suicida 29 aprile 2009

Ammazza la moglie e tenta il suicidio 13 maggio 2009

Spara alla moglie e poi si ammazza 19 maggio 2009

Uccide il padre poi si barrica in casa con la musica a tutto volume 20 aprile 2009

Christian Bale, l'attore che veste i panni di Batman ne “Il Cavaliere Oscuro”, ha aggredito - mentre si trovavano con lui nella suite del Dorchester Hotel - madre e sorella perché vittima di una forte depressione.

"Problemi matrimoniali", ha sintetizzato una fonte - naturalmente anonima - interpellata dal tabloid britannico Daily Mail, "Christian a volte perde le staffe. E aggredisce chi gli sta intorno al posto della moglie". La stessa fonte, definita vicina a Bale, ha sostenuto che l'attore di origine gallese abbia accusato duramente la morte del co-protagonista Heath Ledger - avvenuta lo scorso gennaio a causa di un'overdose di medicinali. "Senza Heath a fargli compagnia - ha proseguito la gola profonda - Christian ha avuto sempre più difficoltà a comunicare con chi gli sta intorno, specialmente con la sua famiglia".

Un'amicizia, quella con Ledger, scoppiata solo durante le riprese del film che si era insinuata nella profondità dell'animo di Bale: "Mi manca immensamente", aveva dichiarato a suo tempo senza vergogna. Il legame tra i due si era cementato anche grazie ai parallelismi familiari. Bale, sposato con Sanda Blazic, ha una figlia di tre anni, Emmaline. Più o meno coetanea di Matilda, la figlia che Ledger ha avuto con Michelle Williams.

"Sì ero con lui e sì, c'è stato un incidente in famiglia", ha finalmente confidato a giornalisti Jenny, 61 anni, la madre di Christian. "Ma non posso dire di più: la polizia se ne sta occupando. Ma noi non l'abbiamo chiamata. Non posso essere più precisa ma sicuramente non siamo stati noi a chiamare gli agenti". Anche la sorella, Sharon - che ieri aveva gridato dalla finestra di casa “sono affari di famiglia” - ha concesso qualche parola in più: "È una situazione estremamente delicata. C'è stato un incidente ed è stata coinvolta la polizia".

Christian Bale, alla base della violenza depressione e problemi con la moglie 23 luglio 2008

EXCLUSIVE: Arrested Batman star 'flew into a rage after his mother insulted his wife' Daily Mail 23 luglio 2008

Heath Ledger: ancora mistero sulla morte 24 gennaio 2008

Heath Ledger's death mystery: six drugs found 24 gennaio 2008

MADRI ASSASSINE

È stato ucciso perché piangeva troppo il piccolo Gabriel, 17 mesi. Il neonato ha riportato le gravi ferite agli organi interni che lo hanno ucciso in seguito a percosse, come accertato dalla autopsia. La procura di Imperia ha dunque fatto arrestare per omicidio preterintenzionale la madre ed il convivente del piccolo, Elizabete Petersone, 20 anni, lettone e il suo convivente, Paolo Arrigo, 24 anni, commerciante di vernici.

Non era la prima volta che Gabriel veniva malmenato per farlo smettere di piangere. Dieci giorni prima di giovedì, quando è stato ucciso, fu portato al pronto soccorso con un braccio rotto. Allora fu detto ai dottori di guardia che era caduto dalla culla e cedettero alla menzogna dei conviventi. Ma giovedì andò diversamente. Portato nuovamente in ospedale con numerosi lividi, fu subito chiaro ai medici che non era vero che aveva subito una leucemia fulminante, come è stato raccontato. Fu dunque allertata la polizia che hanno poi accertato l’accaduto.

Imperia, neonato ucciso perché piangeva

Forse è stata la gelosia che ha spinto una ragazza di vent'anni a gettare dal balcone il figlio neonato di sua cugina. L'ha preso dalla culla e l'ha lasciato cadere da dieci metri d'altezza. Il piccolo ha 15 giorni. Ricoverato in terapia intensiva, è gravissimo. La giovane donna è stata arrestata per tentato omicidio.

Nella casa di Viterbo, quando la ragazza ha gettato il nipotino dalla finestra, c'erano anche la madre del piccolo e la nonna, ma erano in cucina. Si sono accorte dopo della tragedia, solo quando sono andate nella stanza in cui era il bambino per prenderlo in braccio. Sul terrazzino, con lo sguardo perso nel vuoto, c'era la cugina. Dieci metri più sotto, il neonato.

"Sembrava un bambolotto", racconta una vicina che ha visto il piccolo disteso a terra. E' volato dal balcone che si affaccia sul retro del palazzo, finendo davanti agli ingressi dei garage. Dapprima è stato trasportato all'ospedale di Viterbo, ma dopo le prime cure le sue condizioni sono state giudicate gravissime e il piccolo è stato trasferito in elicottero al più attrezzato policlinico Gemelli di Roma. "Ha traumi un po' su tutto il corpo, ha battuto la testa e non riesce a respirare autonomamente", spiegano i soccorritori del 118.

La madre del bambino non riesce a darsi pace: dal vetro del reparto guarda disperata suo figlio e attende angosciata una parola di conforto dai medici. A casa della nonna, in via Monte Bianco, era andata stamane per mostrare il bambino nato appena due settimane fa. L'aveva raggiunte anche la cugina, "una ragazza che non ha mai manifestato segni di squilibrio o turbe comportamentali", come ha detto il capo della mobile di Viterbo. Forse, come sospettano in molti, a spingerla a quel gesto estremo è stata la gelosia che provava verso la cugina. Piantonata nel reparto per detenuti dell'ospedale di Viterbo, la ragazza non parla.

Viterbo, neonato gettato dal balcone 19 maggio 2009

Dramma in provincia di Avellino. Una donna di 42 anni si è lanciata dal balcone con in braccio il figlio di due anni. È accaduto a Grottaminarda.

La mamma 42enne soffriva di crisi depressive. Si è gettata fuori dalla balaustra del davanzale, al primo piano dell'abitazione in ristrutturazione di una sua amica in via Molise, a poche decine di metri dalla casa della stessa donna. Mamma e figlioletto sono subito stati soccorsi: sono vivi ma hanno entrambi hanno riportato gravi ferite.

Giù dal balcone con il figlio in braccio 22 maggio 2009

Il sito de Il Secolo XIXI riporta la storia di una mamma di Verona che ha tragicamente ucciso il figlio. Il titolo è: "Depressione post parto, uccide il figlio di un mese"

Nell'articolo si scrive: "È stata arrestata e trasferita al reparto psichiatrico dell’ospedale di Verona la donna di 39 anni accusata di avere affogato nel bagnetto il figlio di un mese... Alla base del tragico gesto una grave forma di depressione post parto".

Ma quali farmaci prendeva per questa depressione?

Uccide il figlio di un mese. Quali psicofarmaci prendeva? Nopsych.it 08-04-2009

"La morte del piccolo Gabriel, cagionata presumibilmente dalla madre e dal suo convivente a Imperia, è la punta dell'iceberg di un grave fenomeno italiano. In Italia si consumano numerosi infanticidi all'anno. È incalcolabile il numero dei bambini soppressi appena nati. Il fenomeno assume i caratteri dell'emergenza nel quadro più ampio delle violenze intrafamiliari che producono più morti di quelli determinati dalla malavita organizzata. Nel 2008 in Italia, secondo il Crime Clock, vi sono stati 180 omicidi in famiglia ovvero uno ogni due giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi". Lo ha detto l'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione Matrimonialisti Italiani (AMI).

"Dal 1970 al 2008 - ha aggiunto - si sono consumati 378 infanticidi, con la media di circa 9,9 all'anno. Gli autori degli infanticidi (da 0 a 6 anni) sono nel 90% dei casi le madri. I padri, nel 90% uccidono i figli quando essi sono nella fase preadolescenziale (da 7 a 12 anni). Dal 2001 al 2008 vi sono stati 58 infanticidi commessi dalle madri. La maggioranza degli infanticidi avviene nel Nord Italia (48.9%) mentre nel Centro (24.3%), Sud (17.8%) ed isole (12%). Le vittime degli infanticidi sono per lo piu' di sesso femminile (56.3%). Numeri che inducono - ha proseguito il presidente dell'AMI - a rinnovare la politica giuridico-giudiziaria nel senso della prevenzione di fatti tanto gravi e di una più severa repressione del reato di maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione. Nell'80% dei casi i minori sono uccisi in via preterintenzionale a causa delle forti percosse ricevute dai genitori. Negli ultimi anni sono state confezionate leggi a tutela del coniuge o della parte più debole (stalking) ma non c'è nessuna legge che tuteli realmente i diritti e l'incolumità dei minori".

"L'AMI propone - ha concluso Gassani - la modifica del Codice Penale e l'introduzione di misure cautelari per quanti si rendono protagonisti di violenze fisiche o psicologiche in danno dei bambini. Inoltre, un maggiore controllo dei medici ospedalieri sulle possibili cause delle lesioni refertate ai minorenni ricoverati".

L’Ami: madri assassine nel 90% degli infanticidi Il Secolo XIX 18 maggio 2009

Mamme killer, commettono il 90% degli infanticidi. Allarme per il fenomeno soprattutto nel nord Italia adnkronos 19 maggio 2009

PSICO-BAMBINI

Nel 2004, negli Stati Uniti, scoppiò lo scandalo dell’antidepressivo Paxil, commercializzato in Europa con il nome di Seroxat e prodotto da GlaxoSmithKline (GSK), che fu accusata di aver occultato degli studi che riportavano l’inefficacia e gli effetti negativi del farmaco su bambini e adolescenti, in particolare il rischio di suicidio. Alla fine, la causa fu risolta con un patteggiamento di 2,5 milioni di dollari.

Stavolta, Forest Laboratories è accusata di aver occultato uno studio sui rischi di suicidio del Celexa e del Lexapro: nonostante studi scientifici dimostrino l'inefficacia dei due prodotti nei bambini e che la loro assunzione possa causare pensieri suicidi, l'azienda avrebbe promosso questi medicinali, non approvati da FDA per uso pediatrico, presso i medici anche tramite tangenti.

Business farmaceutico: Malattie in offerta speciale 03 dicembre 2002

Lexapro Legal Problems Mount Against Forest Laboratories 15 novembre 2006

GlaxoSmithKline silent over 'suicide' pill Seroxat 07 marzo 2008

Ancora informazioni nascoste su antidepressivi ai minori

Forest accused of hiding negative Celexa, Lexapro results 26 febbraio 2009

A seguito delle recenti allarmanti notizie della Federal Drug Administration statunitense circa la pericolosità dell’atomoxetina (Strattera®), il potente psicofarmaco utilizzato anche in Italia per sedare i bambini distratti ed agitati che stimola idee suicidare nei minori e può causare complicanze al fegato potenzialmente mortali, l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione U.E. chiedendo un sollecito intervento per garantire la sicurezza dei piccoli pazienti.

In un’interrogazione urgente alla Commissione Europea, l’eurodeputato On. ha sollecitato le istituzioni comunitarie a prendere posizione: “In considerazione del fatto – afferma la Muscardini– che questo psicofarmaco viene usato da centinaia di migliaia di bambini in Europa per intervenire sulla cosiddetta sindrome ADHD, ovvero bambini eccessivamente agitati e distratti, vorrei sapere se è vero che nessuna lettera/comunicato sono stati inviati dall’EMEA (l’Agenzia Europea del Farmaco, ndr) ai medici specialisti interessati sul territorio U.E. da programmi terapeutici per ADHD. Nel frattempo sono giunte allarmanti notizie, riprese dagli organi di stampa, di piccoli pazienti indotti dal consumo di questo psicofarmaco a maturare idee suicidarie, gli ultimi due proprio in Italia, di 9 e 10 anni”.

Muscardini chiede quindi “se la Commissione è al corrente degli eventuali pericoli per la salute dei nostri bambini riguardanti questo psicofarmaco, e se non ritiene di verificare quali misure sono state adottate dall’EMEA per informare tempestivamente di eventuali pericoli i medici che prescrivono tali sostanze”, e chiede alla Commissione di “sollecitare l’EMEA ad una revisione immediata delle schede tecniche e dei foglietti illustrativi, rendendo obbligatori anche in Europa i black box con l’evidenza sulle confezioni dei potenziali gravi effetti collaterali, come peraltro è da tempo obbligatorio su tutto il territorio americano”.

All’europarlamentare fa eco Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria all’Università “La Sapienza” di Roma e Primario di Psicofarmacologia: “Io sono stata recentemente interpellata proprio per un caso di tentato suicidio di un bambino causato dall’uso di questa classe di psicofarmaci, le evidenze ormai sono chiarissime, non capisco cosa si aspetta ad applicare misure stringenti nell’uso di questi psicofarmaci sui più piccoli. I genitori devono essere compiutamente informati sui pericoli, ed alle autorità chiedo: perché il produttore dell’atomoxetina in America è obbligato a segnalare questi gravi effetti collaterali in un apposito riquadro in evidenza sulle confezioni, e in Italia ed in altri paesi Europei – per lo stesso identico prodotto - invece non è obbligato a farlo? I nostri sono bambini di serie B?”.

Anche il Dott. Claudio Ajmone (Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale) interviene sul caso: “Questi psicofarmaci sono pericolosi, lo diciamo da anni, e non capisco perché non vengono rimossi dal mercato. L’EMEA ha dato l’autorizzazione al commercio, l’EMEA la revochi immediatamente, oppure qualcuno dovrà prendersi responsabilità per il loro uso e per i danni che fanno”.

Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) ha chiesto anche all’Agenzia Italiana del Farmaco di intervenire, in caso di ritardo dell’EMEA, affinché il dossier su questo psicofarmaco venga riesaminato urgentemente in sede comunitaria: “Il Codice farmaceutico Europeo da questa facoltà alle agenzie nazionali anche in caso di autorizzazioni al commercio comunitarie, l’AIFA non ha scuse”, ha commentato Poma.

“Due bimbi assumono psicofarmaco e mostrano idee suicidarie”, terranova, 14 marzo 2009

ADHD Tendenza suicida in 2 bambini italiani blogosfere 13 marzo

COMMISSIONE EUROPEA: ATOMOXETINA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI informazione 13-04-2009

The ADHD drug Strattera – 115 reports of deaths 17 maggio 2009

Strattera – 130 rapporti di tentati suicidi in un mese Nopsych 17 febbraio 2006

Strattera associated with suicide risks in kids 29 settembre 2005

Strattera Suicide Warning 26 gennaio 2008

Death from Ritalin The Truth Behind ADHD

Secondo il rapporto annuale ESPAD (European School Project on Alcool and Other Drugs), progetto europeo di indagini sull'uso di alcol, droga e sostanze psicoattive nelle scuole, curato per la parte italiana dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, 1 minorenne italiano su 10 utilizza impropriamente psicofarmaci senza alcuna prescrizione medica.

La ricerca ha indagato nel dettaglio le abitudini dei minori tra i 15 e 16 anni in 35 paesi Europei. "I dati italiani di consumo di molecole psicoattive non sono allineati alla media europea, ma sono significativamente più alti”, ha spiegato all’agenzia stampa Apcom la ricercatrice del CNR Sabrina Molinaro, che da anni si occupa di queste tematiche. In questo ambito infatti la media europea è del 6%, di quattro punti percentuali più bassa rispetto a quella italiana che è del 10%.

La tendenza generale mostra un ritorno verso i livelli massimi registrati a metà anni novanta: in particolare emerge che a fare uso degli psicofarmaci sono più le ragazze (13%) rispetto ai ragazzi (7%). La Molinaro spiega che le tipologie di farmaco che i ragazzi dichiarano di assumere sono soprattutto quelli per l’insonnia, quelli per regolare l'umore (antidepressivi) e quelli per l'iperattività (inclusi vari anfetaminici). L'8% degli studenti dice di averne fatto uso una volta negli ultimi dodici mesi, il 4% almeno una volta negli ultimi 30 giorni e ben l’1% dice di averne fatto uso almeno 20 volte nell'ultimo mese.

I dati del rapporto del CNR confermano che l'uso di psicofarmaci tra i ragazzi è più frequente quando si è in presenza di un cattivo rapporto con genitori e insegnanti, oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente. Ma i ragazzi come si procurano le dosi di psicofarmaci? Probabilmente li trovano in casa, nell'armadietto dei medicinali di famiglia.

Enrico Malizia, Professore di Farmacologia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha confermato oggi pomeriggio in una trasmissione a Radio 1 RAI la potenziale gravità della situazione: “Il cervello di organismi in via di sviluppo, come può essere un 15enne, non è ancora formato: il danno tossicologico acuto sul sistema nervoso centrale è certo, inoltre questo tipo di molecole rischiano di dare dipendenza. Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma e Primario di Psicofarmacologia, aggiunge: “Un dato sconvolgente, significa che il 10% dei nostri giovani ha problemi irrisolti e prova un senso di inadeguatezza nei confronti delle difficoltà della vita. Dobbiamo indagare nel profondo: questi giovani si sentono già anziani, ed hanno bisogno di supporti artificiali dall’esterno che li sorreggano”.

Conclude Luca Poma, che punta il dito contro le istituzioni di controllo sanitario: “Da tempo monitoriamo con crescente preoccupazione la situazione dell’uso ed abuso di psicofarmaci in Italia, ma per Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco era tutto sotto controllo, l’utilizzo di questi prodotti era nella norma, le nostre erano preoccupazioni infondate. Sbagliavano, ben sapendo di ridimensionare un fenomeno che invece era in espansione”.

«Lo studio dell’ESPAD - spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto - indaga non solo l’uso di psicofarmaci, ma anche quello di sostanze illegali e alcol. Ma mentre i numeri riferiti a droghe e alcol si mantengono più o meno costanti, stupisce e allarma l’aumento del ricorso senza ricetta a sostanze psicoattive: dal 6% del 2003 al 10% per cento di oggi». La media europea è invece attestata sul 6%. C’è poi anche una leggera crescita, dell’1%, degli studenti che riferiscono di consumare alcol insieme con questi medicinali. «In particolare - precisa la dottoressa Molinaro - emerge che a fare uso di psicofarmaci sono più le ragazze (13%) rispetto ai ragazzi (7%o)». Quali prodotti preferiscono? E dove riescono a procurarseli? Spesso nell’armadietto di casa, visto che il consumo di queste sostanze in Italia è in crescita. Ma anche attraverso internet. «La cosa che stupisce - continua la dottoressa Molinaro - è che i giovani dichiarano di sapere a che cosa servano i farmaci e cercano prodotti per l’insonnia, per regolare l'umore (antidepressivi), per l'iperattività (inclusi vari anfetaminici “.

L'8% degli studenti dice di averne fatto uso una volta negli ultimi dodici mesi, il 4% almeno una volta negli ultimi 30 giorni e ben l’1% ammette di averne consumati almeno 20 volte nell'ultimo mese». Una generazione di insonni e depressi? «Non sempre i farmaci vengono usati secondo prescrizione. Spesso sono assunti per scopi ludici, per avere effetti particolari». I dati del rapporto del CNR confermano che il consumo di psicofarmaci tra i ragazzi è più frequente quando c’è un rapporto conflittuale con genitori e insegnanti, oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente.

Abuso di psicofarmaci: un minorenne italiano su 10 ne fa uso blogosfere 05 aprile 2009

Nelle scuole un ragazzo su dieci usa psicofarmaci La Stampa 06-04-2009

Scomparso da giorni Lo ritrovano morto il quarantaduenne era uso assumere psicofarmaci laprovinciadivarese 21 aprile 2009

Maltrattamenti e somministrazione forzata di medicinali ad adolescenti con disturbi psichiatrici, anche a scopo punitivo.

Altri due liguri nell´inchiesta sulla comunità Cavanà di Pellegrino Parmense, che ha portato agli arresti domiciliari il direttore Ron Shmueli, di origine israeliana ma genovese di adozione. Luca Vetricelli, di Genova, coordinatore della struttura, e Matteo Ferradini, psicologo di Sestri Levante, devono rispondere di maltrattamenti aggravati e continuati, in concorso. Come gli altri 5 indagati emiliani: stessa accusa mossa dai carabinieri del Nas di Parma nei confronti di Shmueli, psichiatra molto conosciuto dalle Asl liguri, che in passato ha gestito diverse strutture private di Imperia e del Chiavarese.

Fialatura: è questo il termine con cui viene indicata nell'esposto, la pratica usata nella residenza sanitaria psichiatrica. Secondo la denuncia depositata da Vecchi si tratta di un sistema con cui punire i ragazzi irrispettosi dell'autorità degli educatori, attraverso un mix di psicofarmaci che "nello spazio di pochi minuti causano una profonda debolezza e sonnolenza, con un senso di impotenza che nel ragazzo si esprime in tristezza e sonno". Al "Cavanà", denuncia il ragazzo che dice di aver lasciato il posto di lavoro dopo aver subito delle minacce, l'aria è sempre tesa. "Il rapporto fra educatore e ragazzo è di netta superiorità di uno sull'altro e viene ricordato spesso che l'educatore ha sempre ragione, su qualsiasi argomento" viene scritto all'inizio dell'esposto. Oltre alle parole ci sono anche i fatti: secondo quanto dichiarato dall'ex dipendente, sono avvenuti episodi violenti all'interno della struttura, ospitata nell'ex albergo "Appennino" di Pellegrino Parmense: "All'interno del Cavanà - è scritto - si ricorre alla fiala contro il consenso dell'utente in maniera coercitiva - modalità legittime solo nei casi di Trattamento sanitario obbligatorio - anche quando il ragazzo si rifiuta di obbedire agli ordini impartiti o si permette di contestarli indipendentemente da qualsiasi espressione di violenza". Fiale quando i ragazzi non vogliono andare a scuola, fiale quando i ragazzi non chiedono scusa a un educatore, fiale come punizione corporale: "Ho assistito - afferma nell'esposto l'educatore che dopo aver affrontato la questione è stato allontanato dalla struttura - ad occasioni in cui la fiala è stata usata come mezzo punitivo: a seguito di una discussione che gli ospiti della struttura avevano avuto durante la serata, tre ragazzi vennero fialati tre ore dopo essere andati a dormire. Uno dei ragazzi è stato buttato a terra e immobilizzato".

C'è poi il caso di una ragazza ospitata nella struttura che "si era opposta alla somministrazione della fiala e perciò venne scaraventata sul letto dal referente della struttura, che le mise un ginocchio sulla schiena e uno dietro le gambe, mentre l'infermiera iniettava due fiale". In un'altra occasione la giovane sarebbe stata sottoposta a una punizione particolare: "Dopo aver subito l'iniezione di una fiala - si legge sempre nell'esposto - è stata costretta a rimanere in piedi nel corridoio per alcune ore. Se cadeva o si addormentava, veniva rimessa in piedi e lasciata lì". Il trattamento della fiala sembrerebbe, dalla testimonia, esulare dalle competenze della comunità terapeutica. Una struttura per l'ausilio psicoterapeutico di minori, con problematiche socio familiari e finalizzata al recupero sociale.

Ron Shmueli, 55 anni, direttore delle 3 comunità terapeutiche nel Parmense, ma anche di altre a Velva (sopra Sestri Levante) ed a San Lorenzo della Costa (Rapallo), agli arresti domiciliari, respinge le accuse: «Non sono mai stato interrogato da alcun magistrato - sottolinea Shmueli, iscritto all´Ordine dei Medici di Genova - e martedì prossimo sarò sentito per la prima volta dal gip».Gli accertamenti dei carabinieri del Ministero della Salute sono iniziati la scorsa estate, quando un ex educatore, Lorenzo Vecchi, aveva denunciato sul sito di Repubblica Parma.it la sedazione forzata degli ospiti. "Si ricorre alla fiala contro il consenso, anche quando il ragazzo si rifiuta di obbedire agli ordini impartiti", si legge nell´esposto.

«Le mie sono strutture psichiatriche per minori - spiega al telefono il direttore sanitario - lui, Vecchi, fa parte di una corrente anti-psichiatrica; sostiene l´inesistenza della malattia mentale; che si devono chiudere i reparti psichiatrici, poiché luoghi di violenza, e non devono essere utilizzati psicofarmaci. Noi tutti, operatori della psichiatria, per questa corrente siamo criminali».

Le denunce di Vecchi, secondo i Nas ed il pm, troverebbero riscontro nelle parole di altri ex collaboratori della struttura. Non solo: "Shmueli - scrive il gip - copre ruoli direttivi anche in altre comunità residenziali, non può essere escluso che anche in tali strutture abbia posto in essere analoghe condotte delittuose". L´indagine, infatti, si allarga. Tre le comunità terapeutiche in Emilia: oltre Pellegrino Parmense, quelle di Bedonia e di Fabbrico (nel Reggiano). Altrettante in Liguria: una a Velva, l´altra aperta da circa due mesi a Sestri Levante, in una ex struttura della Asl Quattro Chiavarese e funzionante con una gestione pubblico-privato; tre alloggi protetti a Rapallo.

A mandare avanti le strutture (comunità terapeutiche e di recupero psichiatrico, case di accoglienza per anziani, quasi tutte convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale) il cui coordinatore è Vetricelli (laureato in Lettere ad indirizzo Psico-Sociale), sono quasi tutti i dipendenti della CoopSelios, una cooperativa messa in piedi da Shmueli e che oggi conta 2200 dipendenti.

A Milano 320mila persone soffrono di disturbi d'ansia e 55mila di attacchi di panico. Patologie dell'umore, altrimenti dette "depressione", che nel 2007 hanno portato 97mila 783 milanesi a rivolgersi almeno una volta a uno psicologo e più di 70mila a fare uso di psicofarmaci. Numeri che vedono in testa le donne: su 100mila milanesi che dichiarano di aver avuto almeno un periodo di depressione, le donne sono il 70%.

I dati sono dell'assessorato alla Salute del Comune di Milano che con Giampaolo Landi di Chiavenna ha partecipato questa mattina alla conferenza "Depressione, impariamo a combatterla" organizzata dalla Onlus Progetto Itaca, da anni impegnata nel sostegno a persone affette da ansia, bulimia, anoressia, in collaborazione con l'osservatorio nazionale sulla salute della donna. I dati non fanno onore a Milano, anche se l'assessore tiene a precisare che "i dati sono in linea con quelle delle altre grandi metropoli".

"I fattori possono essere tanti - spiega - traffico, inquinamento, crisi occupazionale, abuso di droghe. Ci preoccupa il fatto che siano in forte aumento i giovani".

Le ricette dell'assessorato vanno dal creare più sinergia tra istituzioni e famiglie, al cercare di favorire la socializzazione. Ma non con l'aperitivo, momento di incontro, certo, ma spia di un disagio: "questi happy hour - spiega l'assessore - dimostrano che la gente socializza ma lo fa fuori casa e lontano dalla famiglia". Senza dimenticare che all'aperitivo si alza spesso il gomito: "Dobbiamo avere tolleranza zero verso l'abuso di alcol e sostanze stupefacenti - chiude Landi - e lavorare di concerto con associazioni e realtà cittadine, come ad esempio la moda, perché la nostra città trovi un maggior equilibrio".

Una malattia, la depressione, di cui soffrono 15 milioni di italiani, pari al 25% della popolazione, con una rapporto, tra donne e uomini, di 2 a 1.

Depressione/ Allarme a Milano: 320mila persone soffrono di ansia 10 marzo 2009

In Lombardia le giornate di degenza negli istituti pubblici sono state 8.395.584. per le case di cura accreditate, invece si contano 2.008.023 giorni. Questo è quanto emerge dagli studi condotti dall’ISTAT per l’anno indicato. Nella sola regione si calcola che sui numeri appena citati 264.907 giornate per gli istituti pubblici e 278.977 per quelli privati siano in relazione a problemi psichiatrici, per un totale di 443.884.

L’istituto ha condotto una ricerca sugli anni dal 2002 al 2005, utilizzando le informazioni contenute nelle schede di dimissioni ospedaliere rilevate dal Ministero della Salute, sul fenomeno dell’ospedalizzazione di pazienti affetti da disturbi psichici. Il dato che ne emerge è il calo del numero delle dimissioni, a livello nazionale è in calo. I numeri sono vertiginosi, ma si passa da 339.011 dimissioni, tra pazienti a day hospital che a lunga degenza del 2002 ai 324.435 del 2005.

L’età in cui sembra si abbiano più problemi psichiatrici è compresa tra i 25 e i 44 anni, con una netta prevalenza degli uomini, 62.996 dimissioni di cui quasi il 63% erano celibi. A seguire, il range tra i 45 e i 64 dove avviene un’inversione e il maggior numero a soffrire di questi problemi sono le donne, 46.054, poco di più degli uomini, ma in questo caso il 53% di loro è coniugata.

Ne esce un singolare dato: gli uomini che soffrono di queste patologie sono, nella maggior parte dei casi celibi, le donne coniugate. La differenziazione è dovuta sicuramente al fatto il sesso maschile ne lamenta i problemi ad età inferiori, mentre per le donne le difficoltà psicologiche sopraggiungono più avanti. Anche i giovanissimi, al di sotto dei 18 anni soffrono di problemi psichici. I casi sono stati poco più di 36.000, dati sempre riferiti al 2002, di questi 21.603 erano ragazzi, quasi tutti celibi. In tutte le fasce d’età si è riscontrato, durante gli anni, un calo delle dimissioni, e quindi un minor numero di persone ad essere ricoverate per day hospital o lunga degenza in relazione a malattie psichiatriche.

Questo però non si può dire per la fascia più bassa, cioè dei pazienti inferiori ai 18 anni. Qui il numero di persone affette da problemi psichici è aumentata di anno in anno passando dai poco più che 36.000 casi del 2002 ai quasi 42.000 del 2005. Il numero maggiore è sempre di maschi, che risultano i più colpiti dalle problematiche psicologiche. Sono sempre di più giovani che soffrono di disturbi mentali.

Ma quali sono i problemi maggiormente riscontrati? Al primo posto i disturbi affettivi, per tutti gli anni di riferimento 2002-2005 e in lieve aumento, mentre al secondo ci sono ansia, disturbi somatoformi, dissociativi e della personalità per il 17,35% delle persone, ma in calo.

Aumentano i casi di schizofrenia, mentre si attestano circa all’8% i disturbi mentali dovuti all’abuso di alcool. Al 2,2 quelli causati da droghe. Nel 2002 sono stati circa 19.208 i casi di dimissione in relazione a disturbi dovuti all’alcool per età dai 18 ai 75 anni, che nel 2005 si sono ridotti a 16.929.

Nella sola Lombardia ci sono 121 istituti che trattano disturbi psichiatrici, di cui 44 nella provincia di Milano. Nessun’altra regione e città d’Italia ne hanno di più. Il primato lombardo è seguito da quello laziale, seguito a ruota dalla Sicilia. Le lunghe degenze nella regione del nord sono state 39.567, i day hospital 51.218. L’età in cui si soffrono meno disturbi psichici è tra i 18 e 24 anni. Circa 5.500, invece gli adolescenti colpiti, in Lombardia. Nel 2005 a Milano si sono registrate 22.442 dimissioni, il range più a rischio quello tra i 25 e i 44, con 4225 uomini e 4008 donne che hanno sofferto di disturbi psichici, seguito poi dal 45-64 anni. Quasi 2.500 i ragazzi al di sotto dei 18 anni ad essere dimessi dopo cure psichiatriche.

Gli altri capoluoghi di provincia, come Bergamo e Brescia si attestano su valori di tre o quattro volte inferiori, le altre città arrivano a quantità nettamente inferiori. Milano è la città in cui si soffrono maggiormente disturbi psichici. A parte la densità di popolazione, sarebbe interessante poter fare uno screening per rendersi conto di quali siano le problematiche che vivono queste persone e quali i problemi che maggiormente li hanno condotti a soffrire di queste patologie. Forse lo stress della vita, o lo smog, o le abitudini, la necessità di dover sempre correre, o il modo in cui ci si approccia alle relazioni e ai sentimenti, visto che un numero sempre maggiore di persone lamenta disturbi affettivi, 4509 casi solo a Milano. Molte però anche le persone che finiscono per avere disturbi mentali a causa di abusi di sostanze. Per quanto riguarda l’alcool ci sono stati 1.279 casi di dimissioni per disturbi mentali causati dal suo abuso e 699 causati da droghe nella sola Milano. La percentuale maggiore era di uomini. Anche in questo città e regione detengono un primato. Malattie e disturbi mentali occupano una bella fetta delle energie e del personale ospedaliero. Molto spesso le persone che vengono ospedalizzate per questi problemi escono per poi farvi ritorno ciclicamente.

Vengono curate, anche quando sono fuori, con dosi di psicofarmaci che dovrebbero farle stare meglio, ma il farmaco non risolve la causa che le ha portate ad avere quei problemi, tant’è che alcuni finiscono per passare la vita dentro e fuori dagli istituti, altri diventano violenti, anche con i medici. L’anno scorso un uomo che era stato paziente del reparto psichiatrico di Busto Arsizio, e passeggiava per motivi suoi per i giardini dell’ospedale come se niente fosse, quando ha visto il suo medico gli è andato incontro e l’ha preso a bastonate. Provvidenziale è stato l’intervento della Polizia che all’interno del nosocomio ha una pattuglia.

Milano/ Degenze psichiatriche: un affare da miliardi di euro

Giovedí 26.02.2009

FIRENZE, sabato 4 aprile 2009. Alle 13.30 molte centinaia di persone si sono ritrovate da tutta Italia in Piazza S. Maria Novella per partecipare al corteo di protesta contro gli abusi psichiatrici. Lo scopo del corteo è stato prima di tutto quello di far sapere ai cittadini della città che sta ospitando il congresso della Psichiatria che la loro libertà è in pericolo perché le diagnosi che la psichiatria sforna a più non posso sono prive di fondamento scientifico. Il corteo ha avuto termine di fronte alla Fortezza da Basso dove i manifestanti si sono radunati per più di un’ora scandendo slogan contro gli psichiatri che uscivano dalle sale riunione. Il Dott. Roberto Cestari, presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e il Dott. Giorgio Antonucci hanno preso la parola ribadendo i motivi che hanno portato avanti la manifestazione, cioè l’idea dell’interesse economico piuttosto che l’idea di aiutare qualcuno.

Mercoledì 1° aprile si è tenuto un convegno per passare all’effettiva applicazione della “Dichiarazione di Firenze” di due anni fa che prevedeva tra l’altro “la creazione di un formulario riconosciuto a livello europeo per l’uso degli psicofarmaci per i bambini e per gli adolescenti” e “lo sviluppo di programmi all’interno del contesto scolastico”.

La psichiatria sta tentando di medicalizzare il comportamento dei bambini con diagnosi quantomeno discutibili e trattamenti estremamente pericolosi, sia dal punto di vista fisico che mentale. La recente tragedia di Winnenden (Germania) si è aggiunta ad un tragico elenco di 15 casi documentati negli Stati Uniti in cui adolescenti in cura con psicofarmaci hanno perpetrato gravi atti di violenza.

E l’Italia non è immune da queste tragedie. Recentemente 2 bambini italiani, una bambina piemontese di 9 anni e un bambino sardo di 10 anni, in terapia con Strattera, prodotto dalla Eli Lilly, rispettivamente di 7 mesi e 10 mesi, hanno manifestato delle tendenze suicidarie. Il maschietto è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di agitazione psicomotoria e ideazione suicidaria, mentre sulla bambina non ci sono ancora notizie precise.

Questi rischi avevano già spinto il Ministero dell'Istruzione a emettere la circolare n. 4226/P4 che impone ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, il divieto di somministrare i test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni all'interno delle scuole.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani invita tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani, che hanno subito danni nel campo della salute mentale o che desiderano porre fine al tentativo di medicalizzare la scuola e di drogare i nostri bambini.

"Psicofarmaci per punizione" Indagini sul centro di recupero La Repubblica 11 luglio 2008

Psicofarmaci, la verità di Cavanà La Repubblica 17 luglio 2008

Centro psichiatrico, altri due indagati l’espresso 19 aprile 2004

Corteo di protesta contro gli abusi psichiatrici nicolita 04-04-2009

La Commissione tedesca per le violazioni psichiatriche dei diritti umani Kommission für Verstöße der Psychiatrie gegen Menschenrechte Deutschland e.V. (KVPM)” è venuta a conoscenza che Tim Kretschmer era in cura con psicofarmaci. Lo psichiatra che aveva in cura Tim Kretschmer (che l’11 marzo 2009 sotto effetto di questi psicofarmaci ha compiuto una strage uccidendo quasi esclusivamente ragazze) è indagato per negligenza professionale che avrebbe portato alla morte di 16 persone.

Il KVPM, già poche ore dopo il ricevimento della notizia, ha inviato un fax alla polizia di Winnenden, Waiblingen, sottolineando che molti giovani che hanno compiuto stragi nelle scuole degli Stati Uniti erano sotto l’effetto delle psico-pillole e che la somministrazione di questi medicinali è solo il primo passo verso un comportamento aggressivo nei confronti delle persone. Anche il procuratore incaricato delle indagini, la signora Hanss, ha ricevuto una lettera simile dal KVPM.

La lettera è stata ricevuta giovedì scorso dalla signora Hanss. Lo stesso giorno è stato annunciato che Tim K. consultava regolarmente la clinica psichiatrica Weissenhof di Weinsberg, dove era in trattamento per depressione e altri problemi educativi. Il 12 Marzo 2009, l’associazione ha inviato una lettera anche al giudice competente e al medico forense. Il KVPM ha chiesto ai medici di analizzare dei campioni dei capelli per verificare la presenza di residui delle sostanze psicotrope messe sotto indagine dalle agenzie di regolamentazione mondiale. Molti psicofarmaci tuttora in circolazione possono provocare esplosioni di violenza e aumentano il rischio di comportamenti suicidi in persone sotto i 25 anni di età.

Bernd Trepping, Presidente del KVPM Germania, ha scritto: “Abbiamo vari elementi di prova che sostengono che numerose psico pillole possono potenzialmente causare un comportamento violento e aggressivo. La somministrazione di psico pillole potrebbe essere la causa di una nuova categoria di criminali. Persone incensurate che non hanno mai avuto comportamenti violenti che improvvisamente e apparentemente senza motivo commettono degli atti violenti molto gravi”. Il KVPM sottolinea e ricorda i “potenziali problemi di sicurezza” che nel giugno 2005 sono stati diffusi dalla FDA in connessione con alcuni farmaci psichiatrici.

L’Istituto Federale sui Farmaci e Dispositivi Medici (BfArM) nel mese di agosto/settembre 2005 ha ordinato alle case farmaceutiche di stampare dei chiari avvertimenti sulle confezioni di molti antidepressivi, perché si è scoperto che possono causare aggressività, comportamento violento e pensieri suicidi nei bambini e negli adolescenti. Nel febbraio 2008, la BfArM ha pubblicato un altro avviso sugli antidepressivi in relazione all’aumento del rischio di comportamenti suicidi negli adulti sotto i 25 anni.

Il KVPM, la polizia e il procuratore di Waiblingen hanno ora un elenco di 15 casi documentati dagli Stati Uniti, in cui alcune persone in cura con droghe psichiatriche pericolose hanno perpetrato gravi atti di violenza.

Nel frattempo in Germania ci sono più di 150.000 bambini che ricevono queste sostanze psicotrope dagli psichiatri o dai medici di famiglia. Gli psichiatri hanno raggiunto un nuovo record per quanto riguarda il numero di disturbi “inventati” per i bambini tra cui, ADHD, disortografia, discalculia, dislessia, disgrafia. Dei bambini in perfetta salute possono essere etichettati come malati mentali e sottoposti a cure con pericolose sostanze psicotrope. “Dato il nuovo record di dosi di farmaci pericolosi somministrati ai bambini in Germania, è giunto il momento che i medici, genitori, politici e mass media affrontino il problema delle sostanze psicotrope e della violenza indotta dalle stesse per vietare queste pratiche psichiatriche distruttive”, ha aggiunto Trepping.

Gli unici a beneficiarne, in questo spaccio legalizzato, sono le industrie farmaceutiche che incamerano introiti di miliardi di euro in tutto il mondo ogni anno. Introiti ottenuti drogando specialmente giovani ed anziani, rendendoli dipendenti; leggete gli effetti collaterali di questi (sic)farmaci per sincerarvene coi vostri occhi, effetti collaterali comunque minimizzati ma non contestabili, che queste industrie sono obbligate a riportare nei loro bugiardini, e già il nome è un programma.

Qualcuno non è d’accordo e si sta lavorando per smascherarli, nel quasi assoluto silenzio del mainstream. Questa notizia non è che l’ultima tragedia di un’impressionante sequenza di violenze, morti e disperazione umana causate da questi finti dottori e veri criminali che spacciano il loro operare scellerato per aiuto al prossimo.

Winnenden:I psichiatri di Tim Kretschmer accusati di negligenza per morte in 16 casi Ecplanet 23 marzo 2009

Il giovane killer tedesco era sotto l'influenza di farmaci psichiatrici Ecplanet 24 marzo 2009

Confirmed: German Shooter on Anti-Depressants 13 aprile 2009

Se li conosci li eviti… Parte 2 agoravox 22 aprile 2009

Il Washington Post ha anticipato i risultati di un nuovo studio federale USA: gli psicofarmaci somministrati ai bambini iperattivi sono inutili nel medio termine, l'unica cosa che "garantiscono" sul lungo periodo sono gli effetti collaterali.

Secondo quanto riporta Giù le mani dai bambini, il maggior comitato di farmacovigilanza pediatrica in Italia, l'accusa mossa ad alcuni team di ricercatori è di aver volutamente sminuito le prove della scarsa efficacia di tali farmaci oltre i 24 mesi di trattamento. Il nuovo studio ha inoltre indicato che un impiego a lungo termine di psicofarmaci può arrestare la crescita dei bambini: i dati più recenti a disposizione dipingono quindi un quadro ben più negativo da quello che si evinceva dai risultati di analoghi studi pubblicati nel 1999 e largamente pubblicizzati delle multinazionali del farmaco produttrici di questi contestati farmaci psicoattivi.

Il coordinatore del gruppo di ricercatori, lo psicologo William Pelham della State University di New York, ha affermato che la più ovvia interpretazione dei nuovi dati è che i farmaci possono essere utili nel breve termine ma inefficaci nel lungo periodo, ed ha anche aggiunto che i suoi colleghi avevano ripetutamente cercato di distogliere l'attenzione dalle evidenze di queste risultanze: "La forza ed il prestigio accademico dei membri del primo gruppo di ricercatori - ha dichiarato Pelham al Washington Post - fu tale che chi intuiva dei dubbi sull'attendibilità dei risultati a disposizione veniva messo in così forte imbarazzo da non ritenere opportuno svelare al pubblico i propri dubbi e confutare i risultati del documento del 1999, e questo ha portato tutti gli addetti del settore ad operare per anni sulla base di convinzioni errate".

La prima analisi di questo genere, della durata di 14 mesi e pubblicata nel 1999, dimostrava infatti che i bimbi trattati con psicofarmaci reagivano meglio di quelli che avevano ricevuto solo terapie della parola o cure mediche di routine. Le case farmaceutiche distribuirono migliaia di copie di quell'articolo ad altrettanti medici, ed il numero di diagnosi di ADHD e le prescrizioni di psicofarmaci aumentarono vorticosamente. Ma nel mese di agosto 2007 i ricercatori presentarono i primi dati di follow-up (verifica a distanza di tempo, ndr) i quali non ha mostrato differenze di comportamento fra bambini medicalizzati e non medicalizzati.

Inoltre, i bambini che hanno assunto psicofarmaci per 36 mesi presentano una statura di 2,5 cm e un peso di circa 2,7 kg inferiore alla media dei bambini che non hanno ricevuto cure farmacologiche. Pelham ha dichiarato al quotidiano USA che "la maggior parte dei genitori e medici ha recepito il messaggio che le ricerche indicassero la terapia farmacologica come efficace anche nel lungo periodo, e ciò ha generato ogni anno milioni di prescrizioni di psicofarmaci ai bambini, fino ai 39,5 milioni nel 2008“ (fonte: IMS Health, ndr).

I dati recenti hanno invece confermato che “non ci sono a lungo termine differenze nel comportamento di bambini che hanno utilizzato farmaci rispetto a coloro che non li hanno mai assunti" (fonte: Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, ndr). Un collega di Pelham, James Swanson, psicologo presso l'Università di California a Irvine ed anch'egli co-autore dello studio, ha citato una serie di pubblicazioni scientifiche che dimostrano che i farmaci perdono efficacia nel tempo e rallentano la crescita corporea. "Se vuoi un risultato domani, prescrivi uno psicofarmaco e lo otterrai, ma se vuoi intraprendere un percorso su tre anni, questi benefici immediati perdono d'importanza: se si prendono psicofarmaci per un periodo di almeno tre anni, non credo vi sia alcuna prova che il farmaco dia risultati migliori di terapie che non lo prevedono".

Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di Giù le Mani dai Bambini, ha commentato: "Nell'intervista al noto quotidiano americano, Pelham ha giustamente osservato che milioni di famiglie nel mondo somministrano ogni giorno uno psicofarmaco al proprio figlio, ed hanno tutti i diritti di conoscerne i rischi e soprattutto hanno diritto di sapere che questi prodotti non garantiscono alcun tipo di risultato sul medio-lungo periodo, esponendo per contro al rischio di effetti collaterali che possono andare dalla riduzione della crescita all'infarto al miocardio, dall'induzione al suicidio al coma epatico. È' ora che invece di inseguire le mode d'oltreoceano anche i nostri specialisti, in Italia, traggano le loro conclusioni: dobbiamo fare l'interesse dei bambini, non quello delle multinazionali"

Debate Over Drugs For ADHD Reignites Long-Term Benefit For Children at Issue Washington Post 27 marzo 2009

ADHD Drugs Not Better than Psychotherapy After Three Years 30 marzo 2009

Salute. Negli Usa crolla il mito degli psicofarmaci ai bambini: "Sono inutili" superabile 20 aprile 2009

Psicofarmaci: il quadro negativo che viene dagli USA 18 aprile 2009

Migliaia di bambini sudafricani a cui è stata erroneamente diagnosticata la sindrome ADHD (Attention-Deficit Hyperactivity Disorder) potrebbero presto diventare dipendenti dalla cocaina.

Lo ha affermato la Citizens Commission on Human Rights (CCHR), una organizzazione che si dedica ad investigare e denuciare le violazioni psichiatriche dei diritti umani e comprende un pannello di dottori, psichiatri, pediatri e altri esperti medici.

Il portavoce Solly Kgasoane ha dichiarato che l’intenzione del gruppo è di mettere in guardia la gente dai dei farmaci psichiatrici e dalla pratica industriale di creare “disordini mentali per espandere il mercato di farmaci potenzialmente molto pericolosi".

First Ritalin, then cocain iol 21 marzo 2009

Il 6 marzo scorso si è svolto a Milano un convegno: “Dalla parte del bambino”, promosso dall’IRCCS “E. Medea”. Qualche giorno dopo viene annunciato che è stato presentato un progetto finanziato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia con un contributo complessivo di 2,7 milioni di euro per gli anni 2009-2011 finalizzato ad affrontare i problemi della salute mentale dei figli minorenni di immigrati nel Comune di Milano.

Alcuni risultati riesumati dal vecchio Progetto Prisma realizzato dall’Istituto Medea, qualche anno fa, dove erano stati sottoposti a screening i bambini di diverse scuole di cinque regioni italiane al fine di individuarne i “disturbi mentali”: ADHD ( defict di attenzione ed iperattività), ADD (Deficit di attenzione), Disturbo Oppositivo-provocatorio, ecc., sono stati sufficienti a convincere l’Assessorato ad aprire le porte allo screening di massa dei figli in età infantile e preadolescenziali di immigrati, la componente più debole e meno informata della comunità, che difficilmente si opporrà o ne contesterà i risultati e le conseguenti soluzioni proposte.

Le Unità Operative di Neuropsichiatra dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Uonpia) di Milano e altri enti hanno presentato il progetto ed hanno già annunciato che il loro primo passo sarà un’analisi epidemiologica per diagnosticare disturbi mentali e di apprendimento attraverso test, uno screening di massa, su circa 60 mila bambini solo a Milano.

Tutto questo malgrado in diverse regioni e a livello nazionale, constatando la pericolosità di queste iniziative psichiatriche siano stati emessi atti legislativi per vietare la somministrazione all’interno delle scuole di test o di questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni. La Regione Piemonte con la legge n.21, la Provincia Autonoma di Trento con la legge 259, e la recente Circolare n.4226/P4° emessa dal Ministero dell’Istruzione.

I centri UONPIA non sono scuole, non sono centri sociali, il neuropsichiatra infantile non è un‘insegnante, non è addestrato per risolvere le difficoltà di lingua e di integrazione che questi bambini possono avere. L’integrazione interculturale non è di competenza della neuropsichiatria.

Le famiglie arrivano in Italia per garantire ai loro figli un futuro e possibilità migliori e le nostre Istituzioni danno loro diagnosi e terapie psichiatriche, facendo leva sulle difficoltà che un qualsiasi bambino in un paese straniero potrebbe avere e incanalandoli in un futuro di possibili pazienti psichiatrici.

Gli stessi programmi attuati negli altri paesi come negli USA, hanno portato quasi otto milioni di bambini ad essere etichettati con “disturbi mentali” e successive somministrazioni di potenti e pericolosi psicofarmaci. Nei soli USA quasi 200 bambini sono morti a causa di trattamenti con psicofarmaci, fino al punto di indurre il Parlamento USA ad approvare una legge che attribuisce ai genitori di bambini etichettati il diritto di non accettare eventuali terapie o trattamenti che essi non condividono. Per non parlare di effetti collaterali come la violenza, vedi le innumerevoli stragi nelle scuole americane: le indagini hanno appurato che erano tutti sotto trattamento di psicofarmaci.

In Italia abbiamo già i primi casi di bambini etichettati ADHD, in cura con psicofarmaci che hanno tentato il suicidio. L’ultimo bollettino dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) a pagina sette informa circa le idee di suicidio di due bambini, una piemontese di 9 anni ed un bimbo sardo di 10 anni entrambi in trattamento con Atomoxetina nel 2008 , la bimba da sette mesi ed il bimbo da 10 mesi.

L’esperienza degli altri paesi e quanto sta avvenendo in Italia dovrebbe allarmarci ed indurci a non ripetere gli stessi errori. Chi ha in mano le sorti di migliaia di bambini non può ignorare e non documentarsi su questi fatti. Aprire le porte a programmi i cui risultati sono stati quelli di cui sopra è inaccettabile e non privo di conseguenze per tutti.

Nella situazione di crisi che stiamo vivendo le famiglie degli immigrati e le famiglie italiane hanno bisogno di un vero aiuto, di istruzione, di dare un futuro migliore ai propri figli e potenziare le iniziative di sostegno linguistico ed educativo già esistenti.

Il CCDU ritiene che i test non devono essere fatti come screening, a tappeto, sulla popolazione infantile italiana — poiché questo viola la libertà dei cittadini ed è una intrusione dello stato nella famiglia.

Purtroppo molte di queste iniziative nascondono interessi di case farmaceutiche e lobby psichiatriche volti a medicalizzare la scuola per trarne dei profitti economici. Invitiamo pertanto i genitori ad informarsi scrupolosamente su queste proposte ed a monitorare le attività didattiche per scoprire se tali iniziative vengono fatte sui propri figli.

Figli di Immigrati: un nuovo mercato per la psichiatria Il Capoluogo 22 marzo 2009

Vita Magazine “Minori. La Lombardia attenta ai migrati con problemi psichici, 10 marzo 2009

La nuova emergenza in fatto di droghe si chiama “politossicodipendenza”: il fenomeno vede alcol e psicofarmaci accompagnarsi a sostanze illegali, portando l’individuo ad una progressiva devastazione fisica e psichica.

Sono oltre mille gli utenti che si rivolgono al Sert, il servizio di recupero dei tossicodipendenti, suddivisi tra chi fa uso di sostanze illegali e non (tipo fumo e alcol). Tuttavia la nuova emergenza silenziosa si chiama “politossicodipendenza”, che vede spesso alcol e psicofarmaci accompagnarsi a sostanze illegali, portando l’individuo ad una progressiva devastazione fisica e psichica.

A incidere su questo nuovo allarme sociale è il fenomeno dello sballo del sabato sera, dove i ragazzi uniscono all’alcol le cosiddette “droghe sintetiche” per vivere notti allegre e disinibite. Un fenomeno che sta aumentando soprattutto nel sesso femminile.

"Il numero degli utenti del Sert, in questo ultimo periodo, è costante - ci ha spiegato il dottor Maurizio Varese, dirigente Medico Sert Asl 1 - ma è cambiata la tipologia dell’utenza. Si è registrato in questi anni un forte aumento di abuso di cocaina: un allarme che, fortunatamente, ultimamente sembra rientrare".

Dunque, oggi non si parla più di tossicodipendenza ma di politossicodipendenza: un fenomeno inquietante perché presenta aspetti di “normalità”. Infatti, la novità di queste droghe moderne è che, purtroppo, consentono a chi ne fa uso di gestirsi, di uscire con gli amici, studiare e lavorare.

Superato dunque il concetto di droga-eroina-siringa, grazie alle campagne di prevenzione contro l’Aids, oggi ci si trova di fronte ad una nuova forma di abuso di sostanze stupefacenti, più vicino alle tendenze del nord Europa: "Questo nuovo fenomeno è legato all’evolversi della società che vuole in campo persone sempre più efficienti dal lunedì al venerdì, dimenticando poi quello che queste persone fanno durante il fine settimana".

Niente siringhe, lacci, cucchiaini, dunque: si è passati dal consumo endovena a quello per inalazione o ingestione. Prevale infatti l’uso di ecstasy, anfetamine e crack che, associati a psicofarmaci, Viagra e alcol diventano un cocktail micidiale per i nostri ragazzi.

"La nuova modalità di utilizzo rende più lungo il percorso di individuazione, sia da parte dei ragazzi per prenderne consapevolezza, sia da parte della famiglia per accorgersi di quello che sta accadendo". Molti sono i giovani che entrano nel tunnel della politossicodipendenza.

"Adottiamo per queste persone il Chronic Care Model, ovvero un modello che si rivolge alle malattie croniche: diagnosi, cura e riabilitazione. La nostra Asl, per volontà del direttore generale, è molto attenta alle problematiche della dipendenza e l’impegno è orientato a migliorare le strutture, anche dal punto di vista dell’organico".

Micidiale mix tra droghe e alcol: scatta l'allarme La Nazione 18 marzo 2009

TENDENZE SUICIDE
Viveva a Parigi e aveva tutto quello che una ragazza di 29 anni può desiderare. In più era molto bella. Lucy Gordon, l'attrice britannica che aveva interpretato il ruolo della giornalista Jennifer Dugan in "Spiderman 3", si è suicidata nella sua casa di Parigi. Ne ha dato notizia la radio Info, secondo cui la Gordon si è tolta la vita ieri, due giorni dopo il suo 29esimo compleanno.

Dopo il suo debutto in "Profumo" nel 2001, la Gordon aveva lavorato in una decina di film, tra cui "Bambole russe", del regista francese Cedric Klapisch, "Brevi interviste con uomini schifosi", tratto da un libro di racconti di David Foster Wallace. Il suo ultimo impegno era stato per una pellicola su Serge Gainsbourg, in cui interpretava l'ex compagna del cantante, Jane Birkin, in uscita l'anno prossimo.

Di recente altre attrici e attori si sono tolti la vita. Un mese fa è accaduto a Stephanie Parker. L'attrice britannica, 22 anni, è stata trovata morta nella sua casa nel Galles due giorni dopo la messa in onda di un episodio speciale di "Belonging", serie tv in cui appariva da quando aveva 15 anni nel ruolo di Stacey Weaver.

Anche la playmate Anna Nicole Smith si suicidò nel febbraio 2007. Da bambina voleva diventare come Marilyn Monroe. E a 39 anni, come Marilyn, si è tolta la vita. Non sono mancati poi i tentativi di suicidio come quello di Owen Wilson: nell'agosto del 2007 venne trovato con le vene tagliate e ricoverato in ospedale per un'ingestione di barbiturici. Un recente caso di tentativo di suicidio collegato a personaggi dello spettacolo sarebbe avvenuto anche in Italia: la notte del 7 gennaio 2009 Nina Moric è stata portata in ospedale per aver assunto venti pasticche di sonniferi.

Lucy Gordon si è suicidata Libero 22 maggio 2009

Lucy Gordon, Actress, Dead in Apparent Suicide 21 maggio 2009

BBC actress Stephanie Parker found hanged 20 aprile 2009

Perde il lavoro e sceglie di farla finita impiccandosi a un albero di un suo piccolo podere a Gravina in Puglia. L' uomo, 52 anni, era stato licenziato dieci mesi fa dall'azienda per la quale aveva fatto il corriere per anni.

A Gravina in Puglia un uomo di 52 anni perde il lavoro e si suicida 18 marzo 2009

Un gesto folle e disperato, un salto nel vuoto di fronte ai suoi compagni e al professore che in quel momento era intento a fare lezione. Un ragazzo di 15 anni si è suicidato gettandosi dalla finestra di un’aula al terzo piano del liceo classico di Ferentino, in provincia di Frosinone.

È accaduto tutto improvvisamente: il ragazzo è salito sul banco e in un istante si è lanciato dalla finestra. Nessuno, sorpreso dalla repentinità del gesto, è riuscito a fermarlo. Il dramma è accaduto attorno alle 10:30. Il giovane frequentava la quarta ginnasio. Inutili i tentativi di rianimare lo studente da parte del personale del 118 giunto sul posto. Il padre del ragazzo, subito giunto sul posto, davanti al cadavere del figlio ha urlato tutto il suo dolore: «Perchè te ne sei andato, perchè? Signore potevi prendere me».

I Carabinieri stanno cercando di capire i motivi che hanno spinto il ragazzo a lanciarsi dalla finestra e stanno tentando di ricostruire l’accaduto. Il ragazzo aveva appena finito una prova di greco. Forse all’origine del gesto del ragazzino dei problemi scolastici.

Giù dalla finestra nell'ora di lezione

Suicidio in classe. Un 15 enne si butta dalla finestra sotto gli occhi dei compagni

L'ultima frontiera per chi vuole suicidarsi è il Web. I farmaci per l'eutanasia oggi si comprano online, evitando così i controlli delle dogane. In Australia alcune persone hanno acquistato sul web il Nembutal, un potente barbiturico veterinario, "consigliato" dall'associazione Exit International, già al centro delle polemiche per le guide online all'eutanasia.

Il "Manuale elettronico sulla pillola pacifica" , il libro del medico australiano, Philip Nitschke, noto anche come "dottor morte", è un elenco dei metodi più sicuri e indolori che si possono utilizzare per un suicidio, con tanto di istruzioni e video: dall’uso del farmaco Nembutal, venduto in Messico, all’asfissia, con l’utilizzo di una busta di plastica. Del manuale non esiste una versione cartacea, ma solo quella online. Proprio in questo libro si trovano i riferimenti per l'acquisto del potente barbiturico.

Gerardo Aviles Navarro, il gestore del negozio online situato in Messico, ha spiegato al settimanale The Weekend Australian di aver inviato, con successo, in Australia otto confezioni del barbiturico nelle ultime settimane. «Ho fatto diverse spedizioni in Australia nelle ultime settimane e nessuna è stata fermata dalla dogana. Se Exit International ha reso pubblico il mio servizio, è perchè conosce la mia serietà». Una boccetta del medicinale costa circa 350 dollari USA, due boccette 450 dollari.

Una donna malata di cancro al seno ha raccontato che dopo l'ordine, il farmaco le è arrivato direttamente a casa. «Una settimana dopo l'ordine ho ricevuto il pacchetto, consegnato a mano da un corriere», ha spiegato. «Avevo dubbi sul fatto che consegnassero il farmaco perchè sembrava troppo facile per essere vero, ma è arrivato. Ho nascosto il farmaco in un altro posto, nel caso in cui la polizia avesse fatto delle indagini».

Philip Nitschke non ha dubbi che, una volta resa pubblica la notizia, non sarà più così facile comprare il Nembutal online: «Abbiamo sentito parlare di questa persona nel sud del Messico e abbiamo deciso di parlare di questa possibilità nel nostro ultimo libro, visto che sembrava offrire un servizio affidabile», ha detto il medico. In Australia chi importa illegalmente il Nembutal viene punito con 25 anni di carcere e una sanzione di 550mila dollari. Ma molti sono disposti a rischiare pur di poter scegliere l'eutanasia.

I farmaci per suicidarsi si comprano su Internet, La Stampa, 17 marzo 2009

Death 'tourist' plans her exit 01 aprile 2007

Philip Nitschke - Wikipedia

Ragazze adolescenti che si vedono troppo grasse possono avere una maggiore propensione al suicidio di coloro che sono effettivamente sovrappeso. Lo afferma uno studio di Inas Rashad, assistente professore di economia alla Georgia State University.

Diversi studi hanno mostrato un collegamento tra obesità, depressione e propensione al suicidio. Rashad, insieme a Dhaval Dave della Bentley University, ha analizzato questi indicatori in congiunzione con la percezione individuale del proprio peso.

"L’obesità e il suicidio sono da tempo motivo di grande preoccupazione”, dice Rashad, "col nostro studio abbiamo scoperto l’importante ruolo che gioca la percezione a prescindere dallo status di effettivo sovrappeso".

I ricercatori hanno utilizzato dati relativi al periodo 1999 - 2007 raccolti dal Youth Risk Behavioral Surveillance System secondo cui il 17% dei studenti di high school hanno preso in seria considerazione l’idea di commettere suicidio. I dati sono stati usati non solo per investigare il comportamento degli obesi o presunti tali, ma anche per stimare i potenziali costi economici.

Lo studio ha rivelato che l’insoddisfazione relativa al proprio corpo ha un forte impatto su tutti i propositi di suicidio delle ragazze mentre è generalmente insignificante per i maschi. La percezione di essere soprappeso per le ragazze equivale ad aumentare del 5,6% le probabilità di propositi suicidi, del 3,2% la probabilità di un tentativo di suicidio e dello 0,6% la probabilità di riportare ferite a causa di un tentativo di suicidio. I ricercatori hanno anche appurato che il rischio di suicidio relativo alle adolescenti femmine può costare dai 280 ai 350 milioni di dollari in più rispetto ai costi per la cura della obesità.

"La prevalenza dell’insoddisfazione riguardo il proprio aspetto fisico tra una popolazione di giovani ragazze bianche è significativamente più alta della popolazione giovanile generale, perfino quando il peso non supera livelli medi", dice Rashad, "è necessario intervenire in tempo, identificando e assistendo questi giovani, educandoli ad avere un diverso rapporto con il proprio corpo, se si vuol sperare di diminuire questa tendenza al suicidio".

Reducing Suicidal Behaviors Among Adolescents ScienceDaily (Mar. 15, 2009)

Ogni anno nel mondo un milione di persone compie il gesto estremo.

Un tunnel buio, profondo come le tenebre. Un fenomeno che ammazza tutti, senza distinzione di sesso, di classe sociale, tantomeno di età. Miete più vittime degli incidenti stradali, degli omicidi.

A Foggia, tre casi in quattro giorni. Addio a Leonardo e Robertone; addio alla piccola Maria, nome di fantasia scelto per ricordare la 15enne che ieri ha detto per l'ultima volta ai suoi genitori: "vi ho amato tanto". Lo ha fatto attraverso un biglietto.

Il suicidio viene visto troppo spesso una soluzione permanente ad un problema temporaneo. "Con alcuni enti, in particolar modo con il centro antiveleni - dice Giovanni Ippolito, psicologo della Questura di Foggia - abbiamo avviato un progetto per creare un vero e proprio osservatorio per capire realmente questo fenomeno".

Il suicidio è una tra le prime cause di morte tra i ragazzi dai 15 ai 25 anni. "Questo abbassamento d'età ci preoccupa - continua Ippolito - credo che questo problema sia legato molto alle questioni familiari". Manca secondo Ippolito la comunicazione all'interno del nucleo familiare. "Ci sono sempre più giovani soli, che anziché cercare un rapporto umano preferiscono comunicare attraverso i social network. Questo indica una mancanza di dialogo anche all'interno dei rapporti adolescenziali stessi".

La malattia mentale, il disagio sociale sono un killer invisibile. Se a tutto questo si somma l'uso e il consumo di alcool e droghe, la miscela diventa detonante. "Normalmente un individuo che si trova in uno stato di dipendenza già di per sè ci allarma sul disagio che la stessa persona vive - precisa Ippolito - è chiaro che in stato di ebbrezza e comunque con un uso di stupefacenti vengono a mancare dei parametri che ti mantengono legato alla vita reale, che ti mantengono in contatto con il mondo. Per cui se è già presente una fase depressiva, questa può solo essere accentuata. Addirittura possono essere accentuati deliri e allucinazioni rispetto all'uso di droghe".

Non esistono cure miracolose. "Non sempre il soggetto a rischio manifesta il proprio disagio. Solitamente il campanello d'allarme potrebbe essere rappresentato da uno scarso rendimento scolastico, uno scarso impegno nella vita sociale, nel comunicare con la famiglia situazioni personali affettive-emotive, ma soprattutto in una chiusura rispetto alle attività che solitamente fa alla sua età".

Il passo più importante resta quello di parlarne con qualcuno. "Noi come istituzione stiamo attuando un'attività di prevenzione proprio all'interno delle scuole. Cerchiamo di creare un contatto con i giovani, cerchiamo di parlare con i giovani. Credo che questo dovrebbe essere incentivato soprattutto all'interno delle famiglie che devono a tutti i costi riprendere il dialogo".

È necessario rompere il muro di silenzio che circonda il suicidio, soprattutto quello degli adolescenti: un’età in cui normalmente non si pensa, e non si vuol pensare, che ci siano dei motivi così gravi e profondi da portare dei ragazzi a togliersi la vita.

Per contribuire a questo obiettivo l’associazione onlus “L’Amico Charly” ha organizzato un simposio internazionale dal titolo “Il suicidio negli adolescenti. Dall’eziopatologia alle strategie di prevenzione”. D’intesa con i rispettivi Uffici Scolastici regionali l’associazione, come ha spiegato la presidente Mariagrazia Zanaboni, sta promuovendo progetti di sensibilizzazione nelle scuole di Veneto, Lombardia e Sicilia.

Proprio in Veneto, ci sono zone con alte percentuali di suicidio o tentativo di suicidio tra gli adolescenti, mentre «tutta la scuola è incentrata sul voto di condotta, brandito come una clava».

Oltre che con la scuola, infatti, un altro “ponticello” è stato gettato con l'Asl 12 Veneziana che, come riferisce il dr. Fusello, per 20 anni medico di base a Murano, ha creato il “Polo Adolescenti”, per dare ad essi dei riferimenti e filtrare il loro bisogno, offrendo una rete di servizi che purtroppo non sempre si conoscono e si sta cercando di collocare in un unico posto, poiché «il suicidio o il tentativo di suicidio è l’epicrisi di un disagio complesso».

Per non restare inerti e passivi di fronte a questi drammi, che investono giovani e adolescenti fino anche a bambini di 10 anni, con le rispettive famiglie, alcuni anni fa è sorta l'associazione “L’Amico Charly”, la cui presidente ha vissuto direttamente la tragedia del suicidio di un nipote, «per fare prevenzione e formazione, rivolgendoci soprattutto agli adulti, poiché non ci si può improvvisare, per parlare in modo formato e competente; e per lavorare in modo integrato in équipe multidisciplinare con l’adolescente, che è complesso e, in una società sempre più complessa, ci manda messaggi sempre più complessi».

Una prospettiva biopsicosociale sul suicidio negli adolescenti - «che cosa sappiamo e possiamo fare» - è stata aperta dall’intervento del prof. David Baron, docente del Dipartimento di Psichiatria della Facoltà di Medicina della Temple University di Philadelphia, secondo il quale «del suicidio adolescenziale non se ne vorrebbe parlare, perché non capiamo i motivi per cui un giovane voglia togliersi la vita».

Di solito pensiamo alla depressione come causa del suicidio, mentre più spesso, soprattutto nei maschi, è una forma di rabbia che, da contro gli altri, si rivolge contro se stessi. Negli Usa è la terza causa di morte nei ragazzi tra 15 e 20 anni, dopo gli incidenti stradali e l’omicidio: un suicidio ogni 2 ore e molti di più i tentativi; ogni 3 tentativi uno si realizza e, inoltre, molti incidenti stradali sono dei suicidi mascherati. Il 7% degli studenti della scuola superiore americana ha tentato il suicidio e il 14,5% ci ha pensato.

Per questa, che viene considerata una emergenza internazionale, in Italia i dati parlano di un aumento del 13% negli ultimi trent’anni, passando, secondo dati Istat, dai 67,8 casi di suicidio di adolescenti per milione del 1973 ai 76,7 del 2002. Più frequente nei maschi e più al Nord che al Sud, con aumento maggiore nella fascia tra i 15 e i 19 anni.

Da una ricerca, realizzata dall’Associazione nel 2006 su un campione anonimo di 2.312 studenti delle superiori in Lombardia, emergono dati più alti rispetto alle stime ufficiali: il 12% dei ragazzi intervistati afferma di pensare al suicidio, il 10% di essersi fatto intenzionalmente del male o di aver tentato il suicidio, mentre, sulla base della scala di valutazione del rischio suicidiale (scala Must), il 7% del campione mostra un livello di rischio elevato in termini di propensione al suicidio.

Gli insegnanti e gli allenatori sono i primi, spesso più dei genitori, che devono imparare a saper riconoscere i sottili segnali d’allarme di fattori e condizioni di rischio, tra cui figurano violenza domestica, ansia e depressione, poca stima di sé, comportamenti perturbanti l’attività di gruppo, vittime del bullismo, anche via internet.

La famiglia è il luogo privilegiato della prevenzione e terapia: proprio perché è anche un importante fattore di rischio, quando da luogo in cui si insegna “il dovere della speranza”, degenera in luogo in cui si manifesta una conflittualità tra i genitori, che non viene superata e porta alla loro separazione, dando origine alla “sindrome di alienazione parentale”, cioè all’alleanza con un genitore che mette il figlio contro l’altro genitore, in genere il padre.

Nella strategia di prevenzione del suicidio adolescenziale, che negli Usa è diventata un piano nazionale, si deve invertire la tendenza e pensare più alla famiglia che alla coppia, o alla coppia all’interno della famiglia, affinché la famiglia da fattore di rischio diventi fattore protettivo.

Al simposio numerosi i contributi per «evitare la collusione con le ragioni superficiali, che spesso ragazzi e genitori attribuiscono al gesto»; e risalire invece, a partire dalle punta dell’iceberg (il brutto voto a scuola, la delusione amorosa, ecc.) ai motivi più profondi. Bisogna prendere sul serio il ragazzo che manifesta propensione al suicidio, secondo Alessandra Granata, psicoterapeuta dell’Associazione, che sul campo opera attraverso il suo Crisis Center; ma non gli si deve dare la sensazione che sta mettendo in scacco noi adulti.

Solo in un terzo dei casi la motivazione risiede nella sofferenza per una patologia psichiatrica, mentre nei due terzi dei casi è «una sofferenza legata al qui ed ora». Come dice Franco Garonna, coordinatore scientifico del Crisis Center, «il suicidio o il tentativo non è conseguenza di un disagio, ma una condizione» o, detto con le parole dell’altro psicoterapeuta Marco Barbariga, «il suicidio come soluzione permanente ad un problema temporaneo».

L’attenzione va quindi spostata dal dolore fisico a quello emotivo, «dalla malattia, vista come complesso di sintomi da sopprimere al più presto, alla persona», secondo l’immagine usata da Ermanno Dominotti, docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Padova, che presenta “l’attualità dei contributi clinici” di uno studio del 1993 del prof. Antonio Condini su un campione di 117 pazienti preadolescenti, finiti al Pronto Soccorso della Pediatria di Padova per un tentativo di suicidio.

Nella complessità dello sviluppo adolescenziale una terza psicoterapeuta dell’Associazione, Roberta Formigoni, inserisce «il ruolo del corpo sessuato» e quindi l’educazione sessuale integrata nell’educazione della persona. Il tentativo di suicidio, secondo la sua collega Granata, «a volte è una sorta di debutto del sé adulto e di scomparsa del sé infantile, per cui bisogna cercare di capire quale parte di sé l’adolescente vuole uccidere con il suicidio».

L’adolescenza, allora, come momento di incertezza, secondo Barbariga; e tutti ci portiamo dentro questa adolescenza, che «nella fragilità narcisistica non tollera l’incertezza».

Di questa “malattia” che è l’adolescenza i ragazzi sono però dei “portatori sani”; mentre gli adulti, genitori o insegnanti, dovrebbero esserne guariti. Gli adulti diventano un riferimento essenziale, insieme ai servizi, per «un approccio integrato a questo tema taciuto», cercando di comprendere ogni forma di disagio all’interno di relazioni significative per gli adolescenti. I quali vengono aiutati, anche dai loro errori, a crescere, ad accettare e ad accettarsi.

Ingerisce farmaci per suicidarsi, salvato dai carabinieri 28 aprile 2009

Foggia, uccide i genitori e si suicida Lascia un biglietto: "Non ce la faccio più" Ha ucciso i genitori a colpi di mattarello e poi si è impiccato 27 agosto 2006

Suicidi: il male oscuro dei giovani teleradioerre 17 febbraio 2009

Sos suicidi: mano tesa da educatori e famiglia Gvonline 2 marzo 2009

Una tecnica di suicidio che utilizza una miscela di sostanze chimiche presenti in prodotti casalinghi per produrre un gas letale a base di acido solfidrico.

Almeno 500 tra uomini, donne e bambini, si sono suicidati in Giappone nella prima metà del 2008 seguendo le istruzioni postate su alcuni siti web giapponesi che descrivono come mischiare zolfo da bagno con i prodotti usati per pulire la tazza del gabinetto in modo da creare il velenosissimo gas, insieme ad un’applicazione per calcolare le corrette dosi di ogni ingrediente rispetto al volume della stanza.

Il primo caso negli Stati Uniti si è verificato in agosto, quando un 23enne californiano è stato trovato morto nella sua macchina avvelenato dal gas tossico. Successivamente, a dicembre, a Bartow County, in Georgia, è avvenuto un episodio simile: nella macchina, vicino al corpo, sono stati trovati due secchi contenenti una sostanza gialla. Un chirurgo del Texas, il Dr. Paul Pepe, a capo del pronto soccorso dello UT Southwestern Medical Center, avendo intuito che trattavasi di un nuovo metodo di suicidio, ha avvertito che occorreva agire con molta cautela per evitare di rimanere vittime della tecnica.

Fortunatamente, nei due casi sopracitati entrambe le vittime avevano lasciato un avviso, ma potrebbero anche verificarsi casi in cui questo non avvenga. La versione americana del metodo giapponese sostituisce allo zolfo da bagno un comune insetticida, dato che lo zolfo da bagno no si trova negli Stati Uniti. Il gas è ugualmente letale.

I cosiddetti “suicidi da detergente” ("detergent suicides") in Giappone hanno suscitato notevole interesse su Internet nei forum dove aspiranti suicidi si scambiano trucchi e suggerimenti. Un uomo depresso, ad esempio, ha scritto del suo progetto di farla finita con il gas dell’acido solfidrico nella sua macchina durante la guida, nella speranza di perdere conoscenza e schiantarsi da qualche parte facendo pensare ad un incidente.

"Ho avuto l’idea di usare l’acido solfidrico leggendo del tremendo successo che stava riscuotendo in Giappone", ha scritto.

Dangerous Japanese 'Detergent Suicide' Technique Creeps Into U.S. Wired 13 marzo 2009

Suicidi e tentati suicidi all'acido solfidrico 25 aprile 2008

Giappone: Film, TV e Web spingono al suicidio 21 maggio 2008

Suicide epidemic grips Japan USA Today 20 luglio 2008

23 Year Old Man Commits Suicide with Chemicals inside 2003 VW Bug 26 agosto 2008

La depressione è la prima causa alla base degli oltre 32.000 suicidi avvenuti nel 2008 in Giappone. Sebbene in calo rispetto al 2007 (-2,6%), i suicidi hanno superato quota 30.000 per l'11/mo anno consecutivo. La seconda causa della tragica scelta è risultata l'infermità fisica. La fascia di età più colpita è stata quella dei 50/enni; in crescita i suicidi giovanili.

Il 2008 ha visto crescere del 4,8% la quantità di suicidi fra trentenni, arrivati a 4.850 - il numero più alto da quando l’Agenzia Nazionale di Polizia ha iniziato a rilevare questa statistica, nel 1978 – e del 3,4% quelli commessi dai ventenni. Ancora più allarmante, poi, il balzo compiuto dai suicidi fra gli under 20, cresciuti dell’11,5% e commessi da 611 ragazzi, fra i quali quattro studenti delle elementari e sessanta alunni della scuola media.

Su 32.249 suicidi, in 23.490 casi è stato possibile capire le cause di questo gesto, magari attraverso gli scritti lasciati dalla persona prima di morire o attraverso le testimonianze di parenti e amici stretti. E proprio su questi episodi si è concentrata l’Agenzia, per indagare i motivi di malessere più diffusi ed, eventualmente, cercare di attivare le adeguate politiche sanitarie e sociali per ridurre ulteriormente, negli anni a venire, il numero di suicidi. La ragione più diffusa, che racchiude il 28% dei casi totali, resta la depressione, seguita dalla volontà di mettere fine a disturbi fisici, problematica che ha interessato 5.128 persone.

Un posto a parte, però, va riservato alla fine del boom economico nipponico e alle conseguenze della crisi economica: su 23.490 casi individuati, infatti, 3262 persone si sono suicidate per aver contratto debiti, 1289 per le difficoltà della vita (dato cresciuto del 13%), 648 per aver perso il posto di lavoro e 253 – il 41% in più rispetto al 2007 – per l’impossibilità di trovarlo, il lavoro.

Resta invece invariata, rispetto agli anni scorsi, la distribuzione geografica dei suicidi in Giappone. La provincia più colpita, con 41 casi su 100.000 persone, continua ad essere quella di Yamanashi dove, tra l’altro, è sempre più diffuso il fenomeno dei suicidi nella foresta Aokigahara Jukai, diventata famosa proprio per la scena di suicidio di un famoso libro del 1960.

Suicidi in Giappone aumentati fra i più giovani IFG 19 maggio 2009

LINKS

Farmaci antipsicotici terranuova 18 maggio 2009

Ecco cosa c'è dietro le "tragedie della follia" blogosfere 19 marzo 2009

giulemanidaibambini

ESPAD

http://www.exitinternational.net/

YRBSS: Youth Risk Behavior Surveillance System

Il suicidio negli adolescenti: che cosa sappiamo e possiamo fare. Una prospettiva biopsicosociale (pdf)

L'amico Charly - Crisis Center

PSYCHO KILLER

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PSICO BAMBINI

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THE ADDICTION

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