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lunedì 22 giugno 2009

IMMORTAL AD VITAM (L'ULTIMO ESORCISMO)

New York, anno 2095.

È l'alba di una campagna elettorale avente un unico candidato. Il potere politico è gestito da una multinazionale farmaceutica che rapisce le persone per sottoporle ad esperimenti genetici in cerca di una via neo-eugenetica all'immortalità.

Jill, una ragazza dai capelli blu e la pelle albina, non ricorda nulla del proprio passato. Miracolosamente riesce a fuggire prima di essere trasformata in un essere sintetico.

Nel frattempo, sopra i grattacieli di Manhattan compare una piramide egiziana. Al suo interno si è risvegliato il dio Horus che ha solo sette giorni di tempo per riuscire a conservare la propria immortalità: per farlo dovrà accoppiarsi con una donna umana e creare una nuova razza mutante. Toccherà a Nikopol, prigioniero politico ibernato trenta anni prima, accogliere il corpo del dio egizio mentre la donna scelta per essere fecondata sarà Jill.

“Immortal Ad Vitam” porta sullo schermo lo storie originali a fumetti dell'artista franco-bosniaco Enki Bilal, “La Foire aux Immortels” e “La Femme Piège”, disegnate negli anni Ottanta e pubblicate da Humanoides Associés, realizzando un connubio strabiliante tra il cinema d'autore, il fumetto e la computer grafica digitale.

IMMORTEL Ad Vitam - Enki Bilal

Les Humanoïdes Associés

Scienziati britannici, guidati dalla prof.ssa Linda Partridge dell'Institute of Healthy Ageing presso la University College di Londra, hanno individuato geni che controllano il processo di invecchiamento: la scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci per prevenire le malattie del cuore e la malattia di Alzheimer.

La mutazione di un singolo gene che riguarda l'insulina (un ormone prodotto dal pancreas relativo alla quantità di glucosio assorbita dal fegato), sembra estendere la durata di vita non solo di animali da laboratorio, come vermi, mosche della frutta e topi, ma anche dell’uomo.

La prof.ssa Linda Partridge, tra i principali biologi evolutivi al mondo specializzati nella ricerca sull'invecchiamento, sostiene che la ricerca potrebbe contribuire a curare o ritardare molte malattie simultaneamente con i farmaci.

Partridge, che ha presentato una conferenza pubblica alla Royal Society a Londra, dice che affrontare le cause di invecchiamento piuttosto che curarne i sintomi offre le migliori prospettive per trattare con le malattie che derivano da essa. Ritiene inoltre che questi progressi scientifici stanno offrendo la speranza di migliorare lo stato di salute durante l'invecchiamento negli esseri umani e stanno ispirando un nuovo approccio nella ricerca sull'invecchiamento.

La prof.ssa Partridge ha dichiarato: "La ricerca sulle malattie associate con l'invecchiamento è generalmente svolta da comunità separate di ricercatori che hanno letto riviste differenti, partecipato a conferenze differenti e generalmente non comunicando gli uni con gli altri. Ma con un approccio diretto alle cause di invecchiamento stesso si potrebbero trattare, o almeno ritardare, un ampio spettro di condizioni contemporaneamente. È probabile che nel prossimo decennio la natura dei principali meccanismi biochimici e cellulari che determinano la longevità e l'invecchiamento saranno identificati".

Farmaci che inibiscono le vie nutrienti negli esseri umani potrebbero riprodurre gli effetti di una dieta sana e agire non solo per aumentare la durata di vita, ma per prendere di mira una vasta gamma di malattie legate all'invecchiamento, quali le malattie cardiovascolari, tumori, diabete e morbo di Alzheimer.

Ha poi aggiunto: "Il principale fardello relativo ai problemi di salute si trova nella parte più anziana della popolazione. Le nuove scoperte sull'invecchiamento hanno aperto la prospettiva di aumentare il numero di anni che le persone godono in buona salute, con un ampio spettro di farmaci che prevengano le malattie dell'invecchiamento".

Identificati geni che rallentano processo di invecchiamento futuroprossimo 06 giugno 2009

Secondo una ricerca condotta presso il Massachusetts General Hospital, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature, alcune delle mutazioni genetiche note per allungare la vita del verme C. elegans possono trasformare le normali cellule somatiche "mortali" inducendole ad esprimere i geni che caratterizzano le cellule “immortali” delle linea germinale.

"I mutanti di C. elegans dotati di una longevità estrema raggiungono questo risultato in parte adottando i programmi genetici che normalmente sono riservati alla linea germinale", dice Sean Curran, che ha condotto la ricerca, "le cellule della linea germinale sono molto più stabili di quelle somatiche: vivono più a lungo e sono più resistenti agli stress che danneggiano le altre cellule. La comprensione delle vie molecolari coinvolte in questa stabilità potrebbe permetterci di sviluppare terapie contro il declino cellulare correlato all'invecchiamento".

Tempo fa, Gary Ruvkun, che dirige il laboratorio in cui lavora Curran, aveva scoperto che alcune semplici mutazioni genetiche nel corso dell'evoluzione potevano raddoppiare o triplicare la durata della vita di C. elegans, e che analoghe mutazioni potevano allungare la vita anche nei mammiferi.

I ricercatori hanno ora dimostrato che le mutazioni associate alla longevità portano nelle cellule somatiche ad un potenziamento dei meccanismi di difesa, in particolare ad un aumento del controllo dell'espressione dei geni attraverso l'interferenza a RNA (RNAi), a cui si deve la notevole resistenza della linea germinale ai patogeni e ad altri stress. hanno quindi esaminato se la riattivazione dei programmi della linea germinale fosse coinvolta nell'allungamento della vita dei mutanti di C. elegans.

Gli esperimenti condotti sui vermi mutanti hanno mostrato nelle cellule somatiche l'espressione di geni solitamente attivi solo nelle cellule della linea germinale a cui si deve la maggiore protezione da stress che nei vermi non mutanti solitamente danneggiano il DNA.

"L'idea che le cellule somatiche possano riacquistare vie genetiche usualmente ristrette alle cellule germinali è affascinante: dato che i meccanismi di protezione della linea germinale sono diffusi in tutte le specie, l'attività di questi geni può avere un ruolo nel controllo della durata della vita anche nei mammiferi", ha concluso Ruvkun.

Nelle cellule germinali il segreto della longevità Le Scienze 08 giugno 2009

In Worms, Genetic Clues to Extending Longevity New York Times 08 giugno 2009

LA DHEA DELL'IMMORTALITA'

"Vedo una vecchia signora coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere" (Pirandello, "L'Umorismo").

Le sirtuine hanno sempre ricevuto particolare attenzione da parte dei “longevisti”.

La proteina “Sirt1” ha un doppio compito: controlla "l'impacchettamento" del Dna nella cromatina mantenendolo giovane e corre a ripararlo in caso di danno. Quando le anomalie sono troppe, la molecola non riesce a ripararle tutte e si presentano gli effetti dell'invecchiamento.

La soluzione sarebbe in farmaci che aumentano la produzione della sirtuina Sirt1. Questo il risultato di un esperimento su alcuni topolini la cui aspettativa di vita è aumentata dal 24 al 46% "semplicemente" innalzando i livelli di sirt1.

Sirtris unveils promising, novel SIRT1 activators for treating diseases of aging 28 novembre 2007

How Cells Age Technology Review 26 novembre 2008

GlaxoSmithKline to acquire Sirtris Pharmaceuticals 22 aprile 2008

Sarà il vino rosso in pillole a farci perdere peso? 12 novembre 2008

La "Dhea", o meglio, deidroepiandrosterone, la pillola della giovinezza, ultima versione dell'antico Gerovital, potrà essere liberamente venduta in tutte le farmacie francesi, dopo sette anni di commercializzazione negli Stati Uniti.

Cinquanta milligrammi al giorno, dai 60 anni in poi, rallentano le rughe, idratano la pelle, frenano il degradamento osseo e, addirittura, fomentano la libido. Non sono ancora ben chiari gli studi sulle controindicazioni. Ma l'acne e la peluria sopra il labbro superiore, riscontrate nelle donne, sono un piccolo prezzo da pagare per chi rimpiange l'adolescenza perduta. Prepariamoci ad un mondo abitato da eterni Ganimedi.

È nel 1931 che il dottor Adolfo Buternandt, uno studioso tedesco, isola il Dhea in forma libera nell'urina umana. Alcuni anni più tardi, nel 1939, ottiene il premio Nobel per la chimica. Nel 1944 viene isolata la forma solfonata ("Dhea-S") del Dhea. Ma è soltanto 20 anni più tardi, nel 1954, che due ricercatori, Migeon e Plager, isolano il Dhea nel sangue umano: esami istologici accurati (Symington, 1956) rivelano che è prodotto dalla parte interna della corteccia surrenale.

Nel 1958, il francese Max Fernand Jayle, professore di biochimica alla Facoltà di Medicina di Parigi, riesce a rapportare con esattezza il decremento quasi lineare del Dhea in maschi e femmine con l'invecchiamento. Nel 1960, il prof. Etienne-Emile Baulieu, uno degli allievi di Jayle, dopo una ricerca su un caso di tumore umano surrenale, fornisce la prova che il Dhea viene sintetizzato dalle ghiandole surrenali sotto forma di solfato di deidroepiandrosterone (Dhea-S).

Negli uomini, il metabolismo di Dhea e Dhea-S viene attentamente studiato nel corso degli anni '60, usando somministrazione orale o iniezione intravenosa (generalmente ricorrendo a composti marcati con isotopi radioattivi): gli studi confermano la trasformazione di Dhea in Dhea-S e il metabolismo di Dhea in androgeni ed estrogeni (il metabolismo del Dhea-S comporta la formazione degli stessi derivati del Dhea).

Negli anni '70, una serie di studi internazionali mostra la possibilità di effetti benefici del Dhea su animali di laboratorio (soprattutto ratti e topi) studiando gli effetti della somministrazione di Dhea mescolata abitualmente ad alimenti. Kalimi e Regelson (1990), Thijssen e Nieuwenhuyse (1999) e Bellino et al. (1995) hanno indicato che il Dhea ad alto dosaggio potrebbe: - prolungare la vita degli animali; - prevenire certi carcinomi e malattie virali; - trattare alcune obesità di origine genetica; - proteggere contro l'arteriosclerosi.

Nel 1994, il prof. Samuel Yendell'Università di San Diego pubblica i primi risultati di test positivi su uomini che confermano come il Dhea abbia proprietà anti-invecchiamento: in effetti, la somministrazione di Dhea a pazienti anziani comporta mutamenti biologici, fisici e psicologici. Alex Vermeulen, professore all'ospedale di Gand, alla prima conferenza internazionale sul Dhea organizzata dall'Academy of Science di New York nel 1995, ha affermato che "il Dhea ha un effetto positivo su benessere, risposta alla vaccinazione e memoria ed è molto attivo contro l'arteriosclerosi". Nello stesso anno, il Dhea è stato autorizzato dalla FDA negli Stati Uniti.

Nel 1996, nell'ospedale di Laval, Quebec, Fernand Labrie scopre un leggero incremento nella densità ossea nei soggetti trattati con il Dhea: si tratta di una prova di grande importanza per la lotta contro l'osteoporosi. Infine, altre osservazioni hanno fissato, da una parte, un rapporto tra l'utilizzo del Dhea e la riduzione dell'adiposità in eccesso, dall'altra, la riduzione dei fattori di rischio nelle malattie cardiovascolari. È stato anche accertato che il tasso di Dhea nel sangue di persone colpite da AIDS è molto basso.

In parallelo, la pubblicità del Dhea è cominciata negli USA dopo uno studio pubblicato alla Medical School dell'Università di San Diego. I ricercatori, che miravano a studiare gli effetti del Dhea sull'organismo, hanno dimostrato con evidenza il miglioramento del benessere fisiologico e psicologico dei pazienti, nonché del loro sonno, come anche la maggiore facilità nel combattere lo stress.Altri studi hanno anche mostrato i possibili benefici su pazienti affetti da un gran numero di malattie quali il diabete, l'obesità, il cancro, le dermatiti.

Da quel momento, i media hanno parlato diffusamente del DHEA presentandolo come l'"ormone della giovinezza". All'ospedale Broussais di Parigi, i proff. Jayle e Kazatchkine hanno somministrato 100 mg/giorno per 4 mesi a soggetti sieropositivi con AIDS senza osservare effetti tossici (ma i risultati non sono stati pubblicati). È stato anche notato che il Dhea aumenta la sensibilità agli ormoni tiroidei, migliorando la termogenesi, il metabolismo di individui leggermente obesi e la produzione di energia.

Nell'aprile del 2000, il prof. Baulieu ha pubblicato i risultati dello studio "Trattamento con DHEA" che analizza 280 volontari oltre i 60 anni i quali avevano preso 50 mg/giorno di DHEA per un anno. I risultati sono confermati e risultano positivi per le femmine. È probabile che i maschi richiedano quantitativi maggiori (75-100mg/giorno). Nel novembre del 2000 avviene una svolta cruciale: le Autorità Mediche Francesi autorizzano la vendita del Dhea. Tuttavia, in Francia il Dhea non ha ancora una autorizzazione alla commercializzazione e vendita, anche se, grazie ad una lacuna della legge, può essere venduto in farmacia sotto forma di sostanza soggetta a controllo.

Anti-ageing drug on French prescription The Independent 12 giugno 2001

Il DHEA danneggia la prostata Le Scienze 13 marzo 2004

How One Pill Escaped the List of Controlled Steroids New York Times 17 aprile 2005

LA STORIA DEL DHEA

"La vitamina E è un antiossidante naturale: nei laboratori si è cercato di migliorare la sua molecola per più di 20 anni, con successi solo marginali. Noi siamo riusciti dove altri hanno fallito". Con queste parole Ned Porter, della Vanderbilt University, ha commentato la presentazione di un nuovo composto chimico sintetizzato in laboratorio, un antiossidante 100 volte più efficace della vitamina E.

Oltre ad essere contenuti nel cibo, i principi antiossidanti appartengono anche a minerali come lo zinco, il selenio il rame - che vengono addizionati a molte creme antirughe. L'azione di queste sostanze è protettiva nei confronti dell'organismo, dal momento che sono in grado di neutralizzare i radicali liberi, molecole cariche negativamente e instabili, che quando sono in eccesso causano l'invecchiamento dei tessuti sia interni che esterni, un aumento del rischio di arteriosclerosi e forse a anche di tumore.

L'idea di base per sintetizzare la molecola è venuta a un giovane ricercatore della Vanderbilt, Derek Pratt, a partire dall'analisi della struttura molecolare della vitamina E. Quest'ultima è formata da un anello di sei atomi di carbonio a cui si attacca un gruppo ossidrile (OH). Seguendo diverse conferenze sulle applicazioni degli antiossidanti, egli notò che le ricerche in questo campo andavano tutte nella stessa direzione: cercare di legare un atomo di azoto all'anello di carbonio. Sulla carta, infatti, una molecola siffatta dovrebbe essere un antiossidante molto efficace.

L'inconveniente è che un simile composto è molto instabile e tende a decomporsi quando esposto all'aria. Per aggirare il problema, Pratt ha allora pensato di sostituire con l'azoto anche un atomo di carbonio dell'anello. Il risultato sembra dargli ragione: le nuove molecole ottenute, chiamate "piridinoli", sono molto più stabili a contatto con l'aria. Ma quali di esse sono efficaci realmente come antiossidanti? Purtroppo pochi laboratori di chimica nel mondo hanno le apparecchiature necessarie per valutare l'efficacia di un antiossidante. La scelta è caduta su un laboratorio italiano, quello diretto da Gian Franco Pedulli dell'Università di Bologna e la "nuova creatura" è stata affidata dai chimici della Vanderbilt a Luca Valgimigli.

New Antioxidants Are 100 Times More Effective Than Vitamin E ScienceDaily 02 febbraio 2004

IL COCKTAIL DELLA GIOVINEZZA

Sempre più persone negli Stati Uniti ricorrono alla cura dell'ormone della crescita, una terapia ad alto rischio i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti. Perlopiù, si sottopongono alla cura cinquantenni depressi per i cambiamenti del corpo e dello spirito: la pancia, le rughe, la fatica e il cattivo umore. Gli stessi che ricorrono anche ad altri mezzi per "imbellirsi", come la chirurgia plastica.

Secondo il New York Times, sempre più sanitari stanno prescrivendo il "cocktail della giovinezza", composto soprattutto da ormone della crescita e testosterone. Non tutti i professionisti, però, sono d'accordo. Il professor Huber Warner, vicedirettore dell'Istituto Superiore della Sanità (National Institute of Health), è diffidente: "Quanto siamo disposti a pagare - si è chiesto - per una terapia i cui effetti non sono stati affatto provati? Quanti rischi siamo disposti a correre?".

A far scoppiare la moda della cura ormonale è stato il professor Daniel Rudman, che, quasi per caso, una quindicina di anni fa fece un esperimento somministrando l'ormone della crescita a 12 uomini anziani per sei mesi. Fu un successo: a tutti aumentò il tono muscolare e tutti persero grasso. Un rapporto del medico sull'esperimento, pubblicato nel New England Journal of Medicine, fu come un fulmine a ciel sereno per la classe medica perché era il primo studio clinico, pubblicato da un'autorevole pubblicazione medica, a dimostrazione che esistono interventi in grado di avere un effetto sconvolgente sulla fisiologia dell'invecchiamento.

L'ormone della crescita è stato approvato dalla FDA per persone che presentino una deficienza naturale dell'ormone, ma una volta che un farmaco si trova sul mercato, i medici possono prescriverlo per qualsiasi motivo. Nel 1996 venne però pubblicato un altro rapporto, poi confermato. La professoressa Maxine Papadakis, dell'Università della California a San Francisco, inizialmente entusiasta, dopo aver testato la cura della giovinezza su 52 uomini ha cambiato idea: i soggetti testati registrarono un lieve aumento della massa muscolare e una lieve diminuzione del grasso; non si sentirono, però, più forti, contrariamente a quanto affermavano i fautori della cura. Alcune persone avevano detto nel passato di aver acquistato, grazie alla cura, maggiore lucidità mentale, ma questo non avvenne agli uomini studiati dalla Papadakis. Anzi, nei test di memoria, quelli che prendevano l'ormone raggiunsero risultati decisamente peggiori di quelli ottenuti dal campione di controllo. Inoltre, i pazienti soffrivano di gonfiore alle gambe e di dolore alle articolazioni.

A Drug's Promise (or Not) of Youth Los Angeles Times 09 luglio 2006

The real truth about Growth Hormone for Anti-Aging and Sports

Youth Cocktail® - The amazing anti-aging secret

I progressi della scienza ci fanno sperare in una nuova era: una vita più lunga è raggiungibile”.

Questo passo è una parte saliente di un articolo vergato niente poco dimeno che dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pubblicato sulla rivista "Kos" del San Raffaele, fondato da don Luigi Maria Verzé.

Chi si occupa di politica, cioè degli altri dovrebbe impegnarsi anche su questo fronte”. Se "la durata media della vita è stata di poco superiore ai vent'anni sino all'Ottocento, di quarant'anni all'inizio del Novecento ed è arrivata oggi a ottant'anni, perché non può davvero arrivare in un futuro prossimo a centovent'anni vissuti in buona salute?".

La domanda non è nuova, per il primo ministro, gli strumenti ci sono tutti: "Con la medicina preventiva, con il controllo a distanza, con l'esame del DNA, con l'utilizzo delle cellule staminali, con un conseguente razionale stile di vita ogni soggetto sarà nella condizione di conservarsi sano ed efficiente più a lungo".

Vola alto Berlusconi e sottolinea: “Goethe si innamorò a 72 anni, Tolstoj intorno a quell'età approfondì lo studio dell'ebraico, mentre Prezzolini scrisse anche dopo i 100 anni”.

Nessuno in Italia come Berlusconi ha inseguito il mito dell'eterna giovinezza ostentata. Nottambulo, tombeur de femme, nel pieno del vigore fisico, con vistose ricrescite di capelli, stakanovista, cantante, frequentatore di minorenni, ha abituato l'opinione pubblica alla ricerca costante di elisir di longevità.

Un premier che appare sempre più giovane anche nei cartelloni pubblicitari, che ha inseguito l'eterna giovinezza con il trapianto dei capelli, il lifting cui si è sottoposto. Insomma dal 1994, Berlusconi, che si definì “l'Unto del Signore”, “l'Uomo della Provvidenza”, ha fatto ampio ricorso alla chirurgia estetica.

L'ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini è arrivato addirittura a teorizzare l'immortalità del premier, o comunque un'esistenza da Matusalemme.

Sebbene nel privato, più di una volta nell'entourage del Cavaliere siano circolate preoccupazioni riguardo al suo iperattivismo. Di cui spesso si è fregiato nel suo proverbiale motto: "Ghe pens mi".

Il guru di Berlusconi tra cocktail e pozioni

Un futuro da highlander: Berlusconi l'immortale scommette su una vita lunga 120 anni 03 novembre 2008

Berlusconi è il Faust postmoderno che attinge alla nuova fontana della giovinezza: vuole diventare eterno, come continuamente certifica il suo medico curante.

In questo modo il suo corpo manipolato e manipolabile appare ogni giorno in quel «teatro dell’immortalità» (Bauman) che è oggi la politica dominata dai mass media.

La perpetuità non è più dello Stato o del Corpo mistico del Re, bensì di un individuo, Silvio Berlusconi, che applica tutte le strategie per rendersi immortale anche dal punto di vista fisico.

E quello che vediamo non è più il leader del Pdl, bensì il suo sembiante, un mutante in transizione verso un’epoca successiva, che non esita a utilizzare le malattie, le debolezze fisiche, come mezzo di comunicazione e conferma di sé.

Un simile corpo non rappresenta più la collettività; è invece l’icona, in cui ogni singolo membro della comunità può identificarsi in modo personale e privato.

Si tratta di un corpo che sfida la fine della stessa rappresentanza politica, istituto giuridico che diventa nell’epoca del consenso televisivo assolutamente inutile: tutto comincia e finisce nel corpo del leader.

Se c’è qualcosa a cui Berlusconi somiglia è a un artista della body art, a Orlan, ad esempio, la donna che con operazioni chirurgiche modifica continuamente i tratti del proprio viso: un corpo post-organico, «in cui l’identità psicofisica è dissolta e riconfigurata altrove, forse soltanto nella realtà virtuale della comunicazione» (Parotto).

Silvio-Faust, il mito dell'eterna giovinezza La Stampa 11-07-2008

I cosiddetti teorici delle «filosofie dell’immortalità» fanno parte di una corrente di pensiero transumana-postumana che esalta la scienza e le nuove tecnologie (geneti­ca, robotica, bio-nanotecnologia) fino ad invadere la sfera spirituale dell’uomo.

Andrea Vaccaro, giova­ne studioso che qualche anno fa fece discutere per aver scritto il pamphlet “Perché rinunziare all’a­nima?”, con chiaro riferimento alle neuroscienze, con “L’ultimo esorcismo. Filosofie dell’immortalità terrena” (Edi­zioni Devoniane) disegna un futuro inquietante.

Che cosa si intende per filosofie dell’immortalità terrena?

«La filosofia dell’immortalità terrena è lo stile di pensiero e di vita di coloro che cre­dono che, nell’arco di venti anni, il progresso scientifico e tecnologico condurrà a vincere le cause di ogni malattia e dell’invecchiamento, in modo tale da permettere all’uomo di restare in vita a oltranza, peraltro in uno stato di salute e giovinezza. Ho sperimentato, per primo su me stesso, che in prima audizione un tale messaggio è quasi repellente e il mittente è liquidato come uno squilibrato o uno a cui piace scher­zare. A guardare, però, le menti ec­cellenti che ci sono dietro, il movi­mento mondiale di ricerca, il tasso quotidiano delle scoperte rilevanti, la prospettiva comincia lievemente a mutare. Senza considerare gli e­normi finanziamenti che vi sono convogliati. Perché la vita, oltre a essere un valore sacro, è anche un ‘prodotto’ che si vende bene.

Su queste basi, i filosofi dell’immorta­lità terrena credono che saremo noi la prossima generazione. Che questo diventi davvero realtà, poi, paradossalmente, è irrilevante dal punto di vista filosofico;é ciò che conta è che l’idea sia già qui tra noi. Dio non era morto realmente quando lo Zarathustra di Nietzsche ne proclamava l’epitaffio, eppure il nichilismo ha permeato di sé un intero secolo».

Quali sono i principali esponenti di questa corrente di idee?

«Negli anni Novanta, John Brockhman introduceva la categoria di ‘terza cultura’, riferendosi a quegli uomini di scienza che usci­vano dal loro specifico settore e of­frivano al grande pubblico, in mo­do comprensibile, sia le più recenti acquisizioni del sapere, sia le loro sintesi culturali. Figure a metà tra scienza e filosofia. I maggiori espo­nenti della filosofia dell’immorta­lità terrena appartengono a tale ca­tegoria. L’autore principale è senza dubbio Ray Kurzweil con il suo illi­mitato tecno-ottimismo e con il suo libro “Fantastic Voyage: Living long enough to live forever”. Con i suoi ripetuti titoli di inventore dell’anno, le onorificenze conferi­tegli dagli ultimi presidenti Usa, primati tecnologici a ripetizione, Kurzweil è un po’ un Leonardo da Vinci tra i computer. La sua rete è anche un terminale di tutte le sco­perte che provengono dai labora­tori di massimo livello ed è proprio da questa pioggia di progressi quo­tidiani che deriva, molto probabil­mente, la sua previsione estrema. Quella che ripete in più occasioni: “Io non credo che morirò”».

Kurzweil sembra essere il capofila di questa linea di pensiero: quali sono gli altri protagonisti?

«Penso a Eric Drexler, l’uomo-sim­bolo della nanotecnologia, che ci solletica con il parallelismo tra lo spazio e il tempo, osservando che abbattere le barriere del tempo og­gi appare impossibile come appari­va impossibile, negli anni Trenta, che l’uomo potesse andare sulla Luna. Dal versante della robotica, invece, fa sentire la sua voce lo sto­rico co-fondatore del Mit Marvin Minsky, che insegna come sia or­mai giunto il tempo che l’umanità si stacchi dalla mano di Ma­dre Natura e prenda, con coraggio e responsabi­­lità, a dirigere il cor­so degli eventi, tramite il passaggio da un’evoluzio­ne darwinianamente casuale ad u­na ’selezione innaturale’ determi­nata dalla volontà dell’uomo. Im­possibile poi non citare il bioge­rontologo Aubrey de Grey con la sua fondazione intitolata bizzarra­mente Methuselah Foundation, che ha sfidato e sconfitto pubblica­mente l’intero mondo accademico nel 2005 con la SENS Challenge su Technology Review, ponendo inu­tilmente sul piatto diecimila dollari a chi avesse dimostrato erronea o infondata, in termini ingegneristi­ci, il suo programma di War on a­ging, con le strategie per eliminare l’invecchiamento. Dà per scontata l’idea anche Jaron Lanier, il precur­sore della ’realtà virtuale’. Perso­nalità variegate, dunque, nel cui curriculum, però, brilla una carat­teristica comune: quella di aver previsto, ciascuno nel suo rispetti­vo campo di competenza, il futuro prima degli altri».

E in Italia?

«In Italia l’argomento non è ancora molto pervenuto. Del 2005 è il testo di Boncinelli e Sciarretta Verso l’im­mortalità? e, più recentemente, Al­do Schiavone lo ha profilato nel suo Storia e destino. Abbiamo poi alcuni siti ben sviluppati, quali E­stropico e Beyond human, che of­frono generosamente materiali di tale letteratura tradotti in italiano. Ancora, ci sono le reti nazionali as­sociate ad organizzazioni come l’Immortality Institute Humanity Plus, con profilo però più socio-po­litico che filosofico. Niente di più organico, tuttavia».

Quale intreccio con quello che lei definisce la «GNR»?

«La sigla GNR indica il sodalizio che è venuto a formarsi, nell’ulti­mo decennio, tra le discipline del­la Genetica, della Nanotecnologia e della Robotica o Intelligenza ar­tificiale forte. Il motore della GNR revolution è l’applicazione della cosiddetta Legge di Moore all’in­tero mondo della tecnologia. È come se il tempo accelerasse e­sponenzialmente. Il Progetto Ge­noma impiegò tredici anni a se­quenziare un intero Dna e fu con­siderato, appropriatamente, un’impresa enorme, non solo per i quasi cinquecento milioni di dolla­ri profusi; l’anno scorso, la stessa o­perazione sul genoma di James Watson, il Nobel della doppia elica, ha richiesto solo quattro mesi e cir­ca un milione di dollari. Il Personal Genome Project prevede che, nel 2012, ogni nascituro, nella culla, a­vrà, accanto al braccialetto con il nome, anche il suo codice geneti­co, per una spesa modica. A fine 2008, l’Ibm e la National Nuclear Security americana hanno presen­tato il supercomputer Roadrunner, capace di un milione di miliardi di operazioni al secondo: un numero che la mente umana non può nemmeno raffigurare. Con i micro­scopi e le apparecchiature varie della nanotecnologia si è ormai ca­paci di muovere un atomo alla vol­ta e la nanomedicina sperimenta dispositivi che navigano nella cir­colazione sanguigna con funzione di monitoraggio e rilascio farmaci. Tutto questo legittima la convin­zione in forma di slogan secondo cui, in virtù della GNR, “il futuro non è più quello di una volta”».

Lei accenna a un saccheggio più o meno evidente della visione cri­stiana del paradiso o comunque delle metafore religiose: in che senso?

«Quello che promettono i filosofi dell’immortalità terrena ricalca in maniera sorprendente ciò che i Pa­dri della Chiesa descrivevano come lo stato dei beati in paradiso: bel­lezza senza difetto, forza senza in­fermità, salute senza malattia, gio­vinezza senza vecchiaia e, soprat­tutto, vita senza morte. Quello che rende interessante e distingue que­sta filosofia rispetto agli approcci illuministi e positivisti è però, nella maggioranza dei casi, un atteggia­mento di non contrapposizione verso la religione. Essi usano spessissimo i termini “trascendenza” e “spiritualità” e, i più accorti, leggo­no questo percorso dell’umanità verso l’infinito come un processo di conoscenza e trasformazione in cui sono immersi, piuttosto che co­me un’autonoma e presuntuosa deliberazione dell’essere umano».

Tecnognosi e tecnopaganesimo, tendenze cui lei accenna, possono essere considerati alternativi a u­na concezione cristiana dell’esi­stemza?

«Ecco, credo che sia centrale per il nostro discorso il ruolo della spiri­tualità in questa filosofia. Come detto, i filosofi dell’immortalità ter­rena affrontano ripetutamente la questione della spiritualità, e non potrebbe essere altrimenti dato che essi vedono bit o pattern infor­mazionali laddove i materialisti ve­devano solo atomi. Certo, le diver­se correnti danno alla spiritualità peso e significati differenti. I più invasati patiti di cyber-cultura parla­no di una sostituzione della religio­ne con una fede nella tecnologia, ma vanno poco oltre l’aggiungere il suffisso ’tecno-’ a espressioni di vago sapore spiritualista. I loro ar­gomenti sono piuttosto effimeri.

Altri, invece, ritengono che lo svi­luppo tecnologico potrà ottenere riflessi positivi anche sulla religio­ne, assicurando di poter diffonde­re, con adeguate sollecitazioni ce­rebrali (“neuroteologiche”), espe­rienze di misticismo che, seppur e­tero-prodotte, faranno provare al soggetto percorsi estatici che non lo potranno lasciare indifferente. Ci sono molte altre posizioni, da quel­la che è detta “spiritualità impoverita” alla “spiritualità desacralizza­ta” alla “spiritualità ingegnerizza­ta”. I più ragionevoli, infine, mi sembrano quelli che avanzano con lo slogan ’Dio non ha un sito web’ ed ammettono che - a fronte di tut­te le fantasmagorie che invente­ranno - per esperienze di vera spi­ritualità occorrerà sempre rivolger­si altrove».

SCIENZIATI PRO

MARVIN MINSKY: È ritenuto l’ideatore dell’intelligenza artificiale. Il suo volume più famoso, «La società della mente» (1985), ha inaugurato il dibattito contemporaneo sulla «filosofia della mente». In un saggio più recente prefigura una sorta di «escatologia tecnologica» e si chiede: «Saranno i robot a ereditare la Terra?».

ANDY CLARK: È autore di quello che viene ritenuto il manifesto dei filosofi di nuova generazione, «Natural Born Cyborg». Se eravamo già abituati a vedere vari tipi di cyborg nei romanzi di fantascienza o nei film, Clark preconizza una terza tipologia: l’essere che è mentalmente cyborg.

MAX MORE: È lo pseudonimo di Max T.O’Connor e ama davvero gli eccessi. Anche la moglie, Nanci Clark, ha cambiato nome ed ora si fa chiamare Natasha Vita-More. Sognano una società trans-umana, un ibrido con la tecnologia intelligente. Hanno lanciato il concetto di «extropia» alternativo a quello di «entropia».

KIM ERIC DREXLER: È l’uomo-simbolo della nanotecnologia, di cui ha raccontato il successo nel libro «Engines of Creation» (1986). I processi d’invecchiamento e le forme di malattie non sarebbero che «schemi erronei nella disposizione degli atomi». La nanotecnologia, in versione medica, ha il compito di ripristinare lo schema atomico corretto (già entro il 2030).

RAY KURZWEIL: Geniale inventore, a lui si deve il computer per non vedenti in grado di riconoscere i caratteri di testo e convertirli in voce. Ora tutto il suo impegno è riprogettare l’organismo umano uscendo dallo stato di naturalità.

FILOSOFI CONTRO

PAUL RICOEUR: Il grande filosofo francese morto 4 anni fa lamentava che il progresso tecnico finisce per cancellare «ogni linguaggio simbolico pubblico che parli della possibilità e dei segni di trascendenza». Ha negato che la coscienza possa essere un prodotto del cervello.

HANS JONAS: È noto soprattutto per aver stabilito il limite che la scienza e la tecnica non possono oltrepassare per non danneggiare l’uomo. Il suo saggio «Il principio responsabilità» è un grido d’allarme contro la tecnoscienza che dissolve il concetto di «natura umana».

PAUL VIRILIO: Massmediologo e futurologo, si deve a lui l’efficace raffigurazione di «una mente che diventa un ciarpame, una discarica ingombra di un mucchio di immagini di ogni provenienza». Il riferimento è alla nostra realtà ricca di simulazioni, alla realtà virtuale che cancella l’uomo.Vedi il suo «La bomba informatica» (Cortina).

JÜRGEN HABERMAS: Per il pensatore tedesco (vedi «Il futuro della natura umana», edito da Einaudi), l’uomo di oggi finisce per non essere più certo né dell’«indisponibilità dei fondamenti biologici» della propria identità personale nè di quella «autocomprensione normativa» che si dava per scontata. Le nuove tecnologie «ci spaventano in quanto intaccano l’immagine che ci eravamo fatti di noi stessi».

JEAN BAUDRILLARD: Il pensatore francese ha denunciato che il nostro è il tempo di una società che preferisce la virtualità, che è tutta immersa nell’immanenza e nega spiragli alla trascendenza: «Il linguaggio nella sua versione digitale elimina tutto ciò che vi è in esso di simbolico, insomma tutto ciò attraverso cui esso è ben più di quel che significa».

L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalita' terrena

La terza cultura in espansione mentelocale 01 novembre 2006

The Third Culture - Wikipedia

Will Robots Inherit the Earth? 01 gennaio 1997

NATURAL BORN CYBORGS? The Edge

Intervista con Andy Clark L'Espresso 05 aprile 2004

Secondo Bill Gates "Ray Kurzweil è la persona più capace di predire il futuro che si conosca, un futuro in cui le tecnologie dell'informazione saranno così avanzate e veloci da consentire all'umanità di trascendere letteralmente i propri limiti biologici, trasformando le nostre vite in modi che nemmeno possiamo immaginare".

È da poco uscito il film-documentario “Transcendent Man”, dedicato alla vita di Kurzweil. Definito dal Wall Street Journal "genio instancabile", da Forbes “the ultimate thinking machine”, considerato da PBS "uno dei 16 rivoluzionari che hanno fatto l'America", l'inventore, il futurologo, la firma più letta del New York Times, Kurzweil, per più di tre decenni è stato "uno dei più rispettati provocatori" nel novero dei fautori del ruolo della tecnologia nel futuro che incalza.

Le sue idee faticano a non straboccare dal suo ultimo libro, “The Singularity is Near: When Humans Transcend Biology” uscito in USA nel 2005, pubblicato in Italia soltanto lo scorso anno, col titolo “La singolarità è vicina”. Kurzweil predice che "con il ritmo esponenzialmente accelerato del cambiamento tecnologico, l'umanità sta per entrare in un'era in cui la sua intelligenza diventerà sempre meno biologica è infinitamente più potente: non sarà che l'inizio di una nuova civilizzazione che ci consentirà di trascendere i nostri limiti biologici".

Nel mondo post-biologico predetto da Kurzweil dunque non ci sarà più una chiara distinzione fra uomo e macchina, realtà reale e realtà virtuale. L'invecchiamento e le malattie saranno un ricordo del passato, la fame e la povertà mondiali scompariranno e potremo "curare la morte". Ne è convinto a tal punto da aver incluso nei materiali promozionali del film una immagine di sicuro effetto, raffigurante una lapide con sopra inciso: "Ray Kurzweil, 1948 - mai".

Ma Kurzweil non è solo un visionario. Tanto per capirci, è lui che ha inventato lo scanner, il sistema di riconoscimento ottico dei caratteri (OCR), i sistemi di lettura automatizzata print to speech e text to speech, il sintetizzatore musicale capace di ricreare il suono del pianoforte e di altri strumenti musicali, il sistema di riconoscimento vocale.

Il film è una sorta di documentario sui recenti incontri di Kurzweil con i principali leader mondiali, in cui vengono discusse le implicazioni sociali e filosofiche dei profondi cambiamenti che ci attendono. "Credo che questo film offra qualcosa che oggi manca in molti film e documentari di Hollywood: la speranza per il nostro futuro", ha dichiarato Felicia Ptolemy, uno dei produttori di “Transcendent Man”.

Quando gli umani trascenderanno la biologia: ecco Transcendent Man, il film su Ray Kurzweil brainfactor 21 marzo 2009

Intelligenza artificiale, la singolarità è sempre più vicina 20 febbraio 2009

Transcendent Man

The Singularity is Near

Laura Boffi è una talentuosa ricercatrice italiana all'estero. Il suo controverso progetto “Having you in the hereafter” - una Smart Dust da ingerire, contenente dei nanosensori che raccolgono i dati di tutta una vita e li registrano per mostrarli ai nostri cari quando non ci siamo più - nato per stimolare una polemica sulla ricerca dell’immortalità, è stato molto discusso.

A due anni di distanza, il progetto “Bioistincts” indaga il rapporto tra la nostra società ipertecnologica e il concetto di morte, che da evento naturale si sta trasformando sempre di più in una idea repulsa, censurata, quasi abolita.

La sua speciale “incubatrice”, attraverso la quale i genitori futuri otterrebbero bambini totalmente bio-ingegnerizzati, verrà presentata all'ISEA2009, il simposio internazionale sulle arti elettroniche (dal 23 Agosto al 1° Settembre).

Non ho mai pensato che l’immortalità fisica o aspettative di vita illimitate siano un futuro auspicabile, sia in piccola scala, ovvero in relazione a me e alle persone a me care, sia in grande scala, in relazione alla specie umana facente parte di un ecosistema.

Trovo tuttavia interessante come l’uomo, sin dall’inizio della sua storia, abbia cercato di affrontare il tema della morte, elaborando sia a livello personale che collettivo sistemi di valori, riti, culture materiali e mondi alternativi attorno ad esso.

Essendo una designer, pongo la questione attraverso un oggetto dotato di una forte fisicità e in grado di comunicare un determinato significato.

Con Bioinstincts presento uno scenario in cui l’uomo, grazie agli sviluppi scientifici, inizia a vedere la morte non più come un dato biologico del suo appartenere alla specie umana, ma come una sciagura che può capitare allo sfortunato di turno a causa di un incidente occasionale.Da una parte, mi sono chiesta come i genitori di un neonato potessero orientarsi di fronte alla possibilità di proteggere il loro bambino dalla morte (possa questo consistere nella bioingegneria dell’embrione), dall’altra ho indagato cosa potesse comportare per l’ecosistema di cui facciamo parte se una specie vivente avesse il sopravvento sulle altre.

Se è naturale per i genitori tenere lontana la morte dal proprio bambino, l’equilibrio del nostro ecosistema, biologico e sociale, potrebbe collassare se una specie predominasse sulle altre.

Il designer deve proporre visioni positive per il futuro attraverso interventi responsabili e sostenibili. Il design deve essere etico per definizione perché ha una risonanza globale. Il mio approccio da designer mi ha consentito di evitare qualsiasi polarizzazione verso l’utopia o la distopia.

La mia proposta mostra un uso alternativo della biotecnologia, che permette all’uomo di sviluppare gli istinti verso la morte accindentale così come gli animali ne hanno verso i pericoli e i predatori. È un uso culturale della biotecnologia poiché volto non a migliorare o curare il corpo, bensì a restituire all’uomo la consapevolezza della mortalità della specie umana a cui appartiene.

Infatti nello scenario ipotetico in cui il progetto è ambientato, la medicina potrebbe essere in grado di guarire l’uomo sino a renderlo tecnicamente immortale. L’avere o no gli istinti per la morte accindentale perciò non costituirebbe un cambiamento radicale in termini di “ascesa verso l’immortalità”, ma al contrario sarebbe determinante il suo effetto collaterale, ovvero il potere di rendere nuovamente consapevoli gli uomini del fatto di essere mortali.

Al tempo stesso, i genitori, optando per la bioingegnerizzazione dell’embrione, coniugherebbero la volontà di proteggere il loro bambino contro il rischio estremo di morte con un’azione etica nei confronti dell’intero ecosistema.

Quello che cerco di catalizzare nelle persone attraverso Bioinstincts è appunto un approccio collettivo basato sui valori umani che possa consigliare le future applicazioni scientifiche.

Bioinstincts funziona come una sorta di rimedio biotecnologico per mitigare gli effetti culturali di una futura immortalità della specie umana.

Durante le mie ricerche circa le varie modalità su come diversi gruppi sociali intervenivano culturalmente sul corpo morto (cosiddette pratiche di “tanato-metamorfosi”), mi sono imbattuta in numerosi processi, a volte crudi e incomprensibili se non inquadrati nel loro contesto storico.

Ad esempio, i monaci tibetani Miira vanno incontro ad un processo di auto-mummificazione programmato già durante la loro vita. Iniziano a non mangiare fino a quando si seppelliscono vivi sperando che il loro corpo possa non corrompersi dopo la morte.

La loro aspirazione è quella di raggiungere l’immortalità del corpo con la mummificazione e se effettivamente dopo un certo numero di anni, in seguito alla loro riesumazione, vengono trovati intatti, saranno oggetto di venerazione.

Il modo in cui il corpo veniva preparato alla morte o all’adilà rispecchiava un particolare sistema di valori spirituali, attribuendo un grandissimo significato anche alla pratica che può risultarci più cruenta. La tanato-metamorfosi era segno corporeo di uno scambio metafisico tra la vita e la morte.

Al contrario, nella pratica della criopreservazione (cronica) non riconosco nessun sistema culturale o valori spirituali se non un egoistico pensiero capitalistico alla base per cui, qualora la scienza lo rendesse possibile, per te e solo per te (che hai potuto pagare) è consentito scongelarti dalla morte e vivere sino alla prossima glaciazione.

Cosa sarà di vita e morte in una società immortale? Fabio 'Estropico' intervista Laura Boffi futuroprossimo 17 giugno 2009

Laura Boffi: Vi renderò immortali futuroprossimo 26 giugno 2007

Crionica, prospettiva di immortalita'

Cryonics - Wikipedia

"Ciò che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una bella farfalla".

Il "Bardo Thodol" fu composto dal grande maestro Padma Sambhava, nell'VIII o nel IX secolo, per i buddhisti indiani e tibetani. Fu da questi nascosto per un'era a venire e ritrovato nel XIV secolo da Karma Lingpa. Il libro interpreta le esperienze dello stato intermedio (in tibetano “bar-do”), di solito riferito alla condizione tra la morte e la rinascita.

"Tutto muore, come fiamma di lampada al vento. Nulla esiste che non debba necessariamente morire".

"Nulla si crea Nulla si distrugge".

Tutto si trasforma.

"La luce accumulata della conoscenza sublimata, sottile e splendente come corda intessuta di rossi raggi solari, apparirà davanti al tuo proprio cuore per congiungersi ad esso, intensa, risplendente e abbagliante: un cerchio turchino ornato di punti a cinque a cinque, come una coppa di turchese capovolta, di intenso splendore, manifestazione della coscienza sublimata della sfera delle idee, una sorta di punto bianco che irradia luminosità, come uno specchio rovesciato che risplende di luminosità intensa, attorniato di punti disposti a cinque a cinque per parte, manifestazione della conoscenza sublimata che sa come tutte le cose siano immagini sullo specchio, una luce gialla ornata di punti nella parte superiore, manifestazione della coscienza sublimata dell'identità di tutte le cose, un punto rosso irradiante luminosità, come una coppa di corallo rovesciata, intensamente luminoso, attorniato da punti disposti a cinque a cinque, manifestazione della conoscenza sublimata della discriminazione (...) Da nessun altro luogo provengono, se non dal tuo pensiero. Non avere perciò attaccamento nei loro confronti. Senza alcun sentimento di paura, rimani in uno stato di inerzia mentale: allora quelle immagini e quelle luci si dissolveranno dentro di te, e diventerai Buddha perfetto, nel punto di non-ritorno (…)Vedendo i tuoi parenti e il tuo cadavere penserai di essere morto, e ti chiederai cosa sia per te meglio fare. Proverai una grande pena e proverai il desiderio intenso di riavere un corpo e di andartelo a cercare, così fino a nove volte tenterai di rientrare nel tuo stesso cadavere. Non trovando dove entrare, proverai dolore e ti parrà di essere stato gettato fra rocce e massi (...)La divinità della morte computa le buone azioni e i peccati e punisce il malvagio. Allora proverai paura e tremando dirai che non hai compiuto quei peccati, e mentirai. Allora la divinità della morte, che è la divinità della Legge, dichiarerà di voler interrogare lo specchio del karma e in esso guarderà. Poiché ogni azione, buona o cattiva, è chiaramente riflessa in quello specchio, la menzogna non ti servirà. La divinità della morte, ponendoti una corda al collo, ti trascinerà via, e ti reciderà il collo, poi ti estrarrà il cuore e gli intestini, ti succhierà il cervello bevendoti il sangue, mangiandoti la carne, maciullandoti le ossa. Tuttavia, non potrai morire: anche se il tuo corpo sarà fatto a pezzi, resusciterai ogni volta e da tutto ciò trarrai una sofferenza enorme (...) Dunque, quando si metteranno in ordine i sassolini per contarli, tu non temere e non mentire; non avere terrore davanti alla divinità della morte. Essendo il tuo un corpo mentale, se viene ucciso, ferito e fatto a pezzi, tu non puoi morire poiché in realtà la tua forma è il vuoto (...) Non temere la divinità della morte e i suoi accoliti: sono tue proprie illusorie immagini, la forma stessa del vuoto. Se anche cadrai in un abisso, non te ne verrà danno: non avere paura (...)Considera attentamente la natura delle cose che ti spaventano: sono prive di essenza, vuote. Tale vuoto diventa agitato, e il tuo pensiero (immaginando che la natura di tale vuoto sia paurosa) assumerà perspicacia. Nulla di ciò che appare è reale - sono tutte cose mendaci. Non sono eterne, e non durano: perchè dunque nutrire attaccamento per esse? perchè averne paura? (…) Ogni cosa è immaginazione del tuo pensiero, e finanche il tuo pensiero è un'illusione, poiché esso non esiste". "Ah! Tutte le cose non sono che il mio pensiero ed esso è vuoto: non ha principio e non ha fine." "Taci, per dio! Un highlander non deve morire con il pianto di una donna nelle orecchie…".

Have a nice trip

LINKS

Bardo Thodol, il libro tibetano dei morti

Death special: The plan for eternal life New Scientist 13 ottobre 2007

Fantastic Voyage: Live Long Enough to Live Forever

The Methuselah Foundation

Personal Genome Project

IL CORPO DELLE DONNE

BOTOX GENERATION (BISTURI E PROPAGANDA)

The Fountain

IL NOSTRO FUTURO POSTUMANO 6

MERCANTI DI IMMORTALITA’ 3

STORIA DELLA MORTE DI DIO 4

BIOLOGIA SINTETICA

Biologia Sintetica 4.0

INVASIONE MOLECOLARE

MERCANTI DI IMMORTALITA’

IL NOSTRO FUTURO POSTUMANO

VIAGGIO ALLUCINANTE

IL PROMETEO POSTMODERNO

Creazione Senza Dio

Commercio di cellule

BABY BUSINESS 3

PORNO CYBORG 2

IL PROMETEO POSTMODERNO

IL NOSTRO FUTURO POSTUMANO 6

OUT OF CONTROL 2

mercoledì 3 giugno 2009

IL CORPO DELLE DONNE

Cambiare il mio corpo mi permetterà di avere più fiducia in me stessa e mi aiuterà a diventare una ballerina professionista. Capite bene che voi significate molto per me, state facendo una cosa importante per la mia esistenza, e perché io possa avere una vita migliore… La mia chat è aperta, contattatemi per qualsiasi cosa… Io sono sempre qui, intorno al computer… Mi raccomando, scrivetemi, e donate…

Madeleine, 18 anni, mastoplastica additiva $5000 / 1080 raccolti

Sono seduta di fronte alla LiveChat e vedo che le cose vanno mooooolto lente oggi… Tante ragazze e nessun uomo ehhh!!! Stiamo gareggiando, ragazze… e io ho bisogno che più persone entrino in contatto con me. Che cosa ho da perdere? Niente… sto raggiungendo la mia cifra, avete visto? Posso anche fare videoblog, se volete, oppure posso mandarvi filmatini piccanti in MPEG anche se poi farli mi costa soldi ehhh… Ci sto provando, a trovare i soldi per le mie tette: eccomi qui pronta per condividere i miei video con ciascuno di voi! Domani non ci sarò, perché ho un impegno, e allora spero che oggi davvero mi contattiate in tanti… Vi amo tutti!!!

Errin, 17 anni, Texas mastoplastica additiva $ 2600 / 2300 raccolti

Tesori sto per andare al lavoro e spero anche dall’ufficio di ritagliarmi un po’ di tempo per voi tutti, ragazzi adorati… Mi mancate tanto tanto, e sapete, sono quasi arrivata al mio obiettivo di 2000 dollari, siamo a 1700, e mi piacerebbe brindare quasi quasi con tutti voi, uno ad uno, ma oggi mi tocca prima fare un sacco di cose e poi passare dalla palestra per fare ginnastica, e poi stanotte sarò ancora qui, a parlarvi e farmi toccare. Ci siamo quasi ragazzi, aiutatemi e giuro che sarò io, poi, ad aiutare, tanto tanto, voi… xoxoxoxoxoxoxoxo misses and kisses Amber Lynn

Amber, 27 anni, Nevada mastoplastica additiva $ 2000 / 1700 raccolti

Hanno tra i 16 e i 18 anni, sono benestanti, per lo più bei ragazzi e belle ragazze.

Per il loro compleanno, per la maggiore età, per l’esame di maturità chiedono un solo dono, l’esaudimento di un desiderio che si portano dentro da anni, oppure da giorni: un piccolo o grande ritocco estetico: i piedi per sembrare come la Barale, che li ha perfetti; le labbra, tipo Scarlett Johansson; la maggior parte il seno, come quello di Jessica Alba o dell’amica con cui fanno palestra o con cui vanno in discoteca. Hanno smesso di credere al corpo come a un dato di natura.

Sono smaliziati, irruenti, incoscienti: “la cosa più importante è piacere e non rimanere indietro”.

La mamma ha chiesto la liquidazione in banca, abbiamo rinunciato al Deux Alpes ed eccoci qui, tre giorni prima di Natalecosì saltiamo anche l’abbuffata, che mi fa benefinalmente a rifarci i piedi. Tutt’e due al top della felicità”.

Il seno di Jessica Alba, le labbra di Scarlett Johansson e i glutei di J-lo. Quello che desiderano è chiaro. Come arrivarci pure. A meno di vent’anni si convincono i genitori, i soldi ce li si procura con lavoretti o chiedendoli come regalo di compleanno.

Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista, blogghista e presidente dell'associazione "Non chiederci la parola", ha condotto una inchiesta documentata - “Appena ho 18 anni mi rifaccio, storie di figli, genitori e plastiche” (Bompiani) - facendo parlare i protagonisti e le loro storie, e ha illuminato uno spaccato inedito del mondo giovanile.

L’indagine è giornalistica. Il linguaggio è spudorato. Il risultato è un affresco del mondo giovanile: relazioni familiari, consumi e miti. Primo fra tutti, il corpo. L’autrice ha raccolto storie di ragazze e ragazzi, testimonianze di genitori, dati, pareri di esperti e li ha montati come un film la cui colonna sonora è il parlato, sgangherato e senza reticenze dei 14- 20enni. Esilaranti scenette familiari di madri e figlie a caccia di stiletti griffati per far schiantare le amiche. Bisturi, carni e ossa inquadrati alla E.R.. Trilli su skype per raccontarsi gonfiori e felicità post-operatorie. Diatribe tra diari, facebook e blog in cui si mixano sogni di labbra liftate e videochat in cambio di finanziamenti per una mastoplastica.

Si cambiano giro vita, mento e piedi. I perché li raccontano occhiate di sbircio, mamme apprensive, primi piani tv, test sui giornali. E le promesse di perfezione della chirurgia. Un canovaccio letterario che s’innesca nella drammaturgia del quotidiano.

Una reality-inchiesta sulla voglia-bisogno di avere quello che nella postfazione l’autrice chiama l’iper-corpo: «arma, azienda, unico strumento di potere di cui gli adolescenti dispongono».

L'autrice ha anche esplorato il sito Myfreeimplants.com (“La mia plastica gratis”), sito-vetrina dal quale ragazze desiderose di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica incontrano virtualmente donatori disposti ad aiutarle economicamente in cambio di chat, videochat e fotografie.

“Non avvertire cosa è in gioco nel regalare una plastica è il limite tremendo di un pensare di plastica e mai plastico” (Enrico Grezzi).

A 16 anni papà mi regala un seno nuovo Corriere della Sera 12 maggio 2009

My Free Implants, la chat per rifarsi il seno gratis 19 giugno 2007

Myfreeimplants - Wikipedia

Maggio è il termine ultimo per gli interventi di chirurgia estetica.

Chi intende affrontare l'estate dopo una risistemata a fianchi e décolleté, maniglie dell'amore e palpebre cascanti, ma non vuole correre il rischio di brutte cicatrici rese evidenti dal sole, deve andare dal chirurgo o rinunciare al ritocchino.

Le liste di prenotazione sono fitte. E così, tra gli specialisti, scatta la concorrenza. Ci sono medici che propongono l'uso delle staminali, estratte dal tessuto adiposo del paziente, proprio per prevenire l'insorgenza di cicatrici. I più, invece, approfittano della cresciuta domanda e propongono prezzi stracciati.

I pareri si dividono: la nuova frontiera della chirurgia low cost, oggi arrivata anche in Italia, è la conseguenza, più che dell'estate che avanza, della spietata concorrenza estera e della crisi economica. Chi la critica parla di un naturale passaggio di consegne: finita l'era dell'arte della chirurgia estetica, straripa quella industriale fatta di interventi programmati stile «catena di montaggio». Risultato: se fino a qualche mese fa per un'operazione di chirurgia plastica a basso prezzo bisognava correre in Marocco, Brasile, Est Europa, oggi non è più necessario: il ritocco è diventato low cost anche in Italia.

Per fermare l'esodo di chi rincorre ringiovanimento e bellezza, sulle riviste femminili e sui siti internet è un pullulare di «centri medici» che propongono l'affare: chirurgia last-minute in cliniche italiane per mano di professionisti italiani. Risparmio assicurato: prezzi ridotti del 40% sulla media nazionale. «Cifre del genere non hanno giustificazioni - dice Ruben Oddenino, presidente della società scientifica Assece, associazione europea di chirurgia estetica - dipendono dalla bassa qualità del materiale usato oppure dalla scarsa efficienza della struttura in cui si opera». L'aumento del volume del seno, che in media costa 5.000 euro, nelle cliniche low cost può valerne mille in meno. L'intervento sulle palpebre, che si aggira attorno ai 3.000, scende anche sotto i 2.000: i dati sono della SIES (Società Italiana di Chirurgia e Medicina Estetica).

A garantire il risparmio, in molti centri di chirurgia estetica di nuova generazione, è l'organizzazione del lavoro. Tutto procede in modo metodico, rapido e redditizio. Società specializzate raccolgono un certo numero di pazienti interessati a un tipo d'intervento: palpebre, seno, «maniglie dell'amore» o altro. Con l'anticipo versato dai clienti affittano stanze e camere operatorie in strutture private. A questo punto si passa all'azione: per ogni singola specialità c'è un chirurgo - spesso un giovane neolaureato - che esegue interventi con ritmo da catena di montaggio. Per singola prestazione è pagato molto meno dei colleghi illustri, ma proprio grazie al sistema «in serie» può contare su un numero garantito di operazioni.

In Italia lo scorso anno si sono rivolte al chirurgo estetico oltre 400 mila persone. Circa l'8% in più rispetto al 2007. Più del 220%, invece, per La Clinique, chirurgia e medicina estetica, il più grande operatore privato in Italia con circa 5.000 interventi all'anno. «Non abbiamo niente a che vedere con la chirurgia estetica scontata che spopola anche in Italia - dice Omar Fogliadini, portavoce dell'azienda - sono sicuro che il low cost fallirà perché non è sicuro né affidabile».

Una faccia nuova con il bisturi in saldo La Stampa 17 maggio 2009

Seno troppo piccolo o cadente, orecchie 'da Dumbo' e maniglie dell'amore decisamente abbondanti.

La chirurgia estetica dell'ultimo minuto, in Italia, si concentra su queste tre parti del corpo, da ritoccare prima dell'arrivo in spiaggia. "L'ingrandimento del seno è uno degli interventi che facciamo di più in questa stagione - dice Giulio Basoccu, chirurgo estetico e docente all'Università Sapienza di Roma - se ne fanno tantissimi anche durante l'inverno, ma le ritardatarie non disdegnano la stagione estiva per correggere una delle parti del corpo più importanti per la donna".

Sono le indecise a optare per interventi dell'ultima ora: hanno "tra i 30 e i 40 anni, e per tutto l'inverno hanno sognato una scollatura più bella - racconta Basoccu - ma solo con l'arrivo della stagione estiva, e il ritorno degli abiti più scollati, hanno preso la decisione di rivolgersi al chirurgo estetico".

L'intervento al seno "non ha controindicazioni particolari - assicura lo specialista - in realtà, se la paziente reagisce come di routine, nel giro di dieci giorni può già andare in spiaggia". Ma non in topless: le parti dove si è usato il bisturi "sono coperte dal costume e così non c'è pericolo che il sole 'regali' cicatrici. Ovviamente si deve far attenzione ai traumi", avverte. "Quindi - raccomanda - è vietato fare sport acquatici e giocare a palla sulla spiaggia, per evitare che il seno venga colpito accidentalmente".

Secondo Basoccu, "un altro intervento che si fa molto in questo periodo, soprattutto tra i giovanissimi non ancora maggiorenni, è l'otoplastica. Un'operazione che risolve il problema delle orecchie a ventola", comunemente dette 'a sventola'. "È un'operazione veloce che si esegue in day hospital e dà risultati subito visibili e apprezzabili", assicura l'esperto.

"I capelli bagnati dopo un tuffo al mare - continua il chirurgo estetico - evidenziano questo difetto, sia nel ragazzo sia nella ragazza, un problema che d'inverno si riesce a mascherare. Ecco allora che l'arrivo dell'estate spinge molti a correre ai ripari. Si tratta di un intervento che cominciamo a fare anche a ragazzini di dieci anni, se presentano orecchie davvero grandi, diventate causa di problemi psicologici per il bambino".

E lui? "Con il primo sole le maniglie dell'amore sono un tormento per moltissimi". Impegni di lavoro e desiderio di vedersi a posto portano molti quarantenni a volersi liberare di quel peso intorno ai fianchi proprio a ridosso dell'estate. "Interveniamo con la mini liposuzione - conclude Basoccu - si tratta più che altro di un rimodellamento dei fianchi dell'uomo. L'adipe da aspirare non è enorme e gli ematomi che rimangono dopo questi interventi sono molto piccoli, destinati a scomparire in breve tempo. Proprio per la partenza estiva".

Boom di ritocchi a seno, orecchie a sventola e maniglie dell'amore per la prova costume adnkronos 20 maggio 2009

Sempre più donne over 65 si affidano alla chirurgia estetica

Gli interventi poco invasivi hanno fatto si che anche le signore di una certa età possano concedersi qualche ‘ritocchino’ perdendo di colpo una decina d’anni.

Gli interventi più richiesti sono quelli che riguardano le rughe nella zona oculare, blefaroplastica superiore e inferiore, trattamenti con tossina botulinica per alleviare le rughe più intense, sempre con il giusto dosaggio; ma anche piccole infiltrazioni di acido ialuronico per addolcire le rughe del viso e la zona delle labbra.



QUANDO LE NONNE RICORRONO AL BISTURI

La sua sesta misura è entrata dritta in zona «Champions» nella speciale classifica dei sogni proibiti del maschio italiano.

Basta fare un giro in metropolitana o entrare in un bar per ascoltare frasi del tipo: «Ma l'hai vista ieri sotto la doccia?». E l'altro risponde: «Senza parole. È imbarazzante...».

La ragazza di Varese è stata soprannominata «Atomic Titten». I suoi video on-line vanno a ruba e sul web ormai si va lenti perfino quando si scaricano le sue immagini in «streaming» sotto la doccia. Cristina si insapona, si sciacqua, si gira, fa finta di niente e ci ride su. Consapevole che sono tutti lì incollati al video, come i golosi davanti al bancone della pasticceria.

Anche se c'è qualcuno che ha un po' da ridire sui seni grandi e rifatti, come quello di Cristina che, per sua stessa ammissione, è passata dalla quarta alla sesta misura. Si tratta del chirurgo estetico Giulio Basoccu, docente dell'università La Sapienza di Roma che spiega come «il caso di Cristina è proprio l'esempio di ciò che non deve essere fatto in tema di chirurgia estetica. Innanzitutto per l'età. A diciotto anni si è ancora giovani sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il corpo può ancora subire dei cambiamenti». E ancora «davanti a una ragazzina di diciotto anni che ti chiede di portare il suo seno da una quarta a una sesta misura, bisogna dire no senza ombra di dubbio».

Grande Fratello, Cristina Del Basso
fa scoppiare la mania extralarge Il Tempo 16 gennaio 2009

Cindy Jackson è famosa in tutto il mondo per una sua caratteristica davvero molto particolare. Questa bella signora di 54 anni, che arriva dagli Stati Uniti d’America, vuole a tutti i costi assomigliare ad un’icona di stile e di bellezza, come la Barbie: per questo si e’ sottoposta a numerosissimi interventi di chirurgia estetica.

Cindy Jackson è ovviamente biondissima ed è sempre in ordine. Le sue misure sono assolutamente perfette: nel suo look non c’e’ mai nulla di sbagliato. Tutta fortuna? No: Cindy Jackson ha rincorso questo sogno per tutta la vita, diventano la donna che ha subito più interventi di chirurgia estetica. E il tutto per assomigliare alla Barbie.

Nell’anno nel quale la bionda Barbie festeggia i suoi primi 50 anni, fa sorridere vedere che c’è’ una donna che ha superato i 50 anni che fa di tutto per assomigliare a lei. Cindy Jackson non vuole rimanere giovane: lei vuole assomigliare a quel modello di bellezza che dagli anni Cinquanta non teme rivali.

Il primo intervento chirurgico risale al 1998: poi arrivarono lifting, piccoli ritocchini, dermoabrasioni, ma anche liposuzioni. Molti i soldi spesi: per questo ha cominciato a partecipare a numerosi show televisivi per potersi pagare i vari ritocchi di chirurgia estetica.

Ma tutte queste operazioni non faranno male? Forse, il troppo stroppia. Un conto è tenersi in forma e giovani, un altro è stravolgere il proprio aspetto fisico per inseguire un mito come quello della Barbie! Il prossimo obiettivo però è un altro: ora vuole assomigliare a Brigitte Bardot

Chirurgia estetica: Cindy Jackson e il mito della Barbie stilosophy 21 maggio 2009

Becoming Barbie: Living Dolls 06 agosto 2004

Cindy Jackson - Wikipedia

L’Italia cambia pelle, si riempie le rughe, tira su il sedere, si rifà le tette e ritocca il profilo. E più la crisi si fa nera, più si butta nell’estetica. Meglio apparire che essere in tempo di veline e di incarichi istituzionali distribuiti anche secondo criteri che non sono sempre e strettamente basati sul curriculum.

D’altra parte Noemi insegna. «Devo decidere che fare da grande, la velina, ma potrei anche pensare a un seggio in Parlamento». Frase non testuale ma il senso è esattamente quello. Con buona pace del femminismo che fu e di quello che ne resta, sondaggi e qualche approfondimento dimostrano che i modelli di riferimento, delle girls - ma anche dei boys - stanno cambiando. L’età di coloro che si avvicinano alla chirurgia estetica sta scendendo sensibilmente, tanto che molto spesso i medici ricevono in studio ragazzine di 14 e 15 anni, accompagnate da mamma e papà, che vogliono passare da una modesta seconda misura di reggiseno ad una molto più accattivante quarta.

Il fenomeno non è ancora così diffuso, ma sta prendendo piede, tanto che il Ministero della Salute ha nominato una commissione di esperti che ha il compito di istituire un registro nazionale (ma ce ne saranno anche di regionali) per la tracciabilità dei dati tecnici dell’operazione e fisici della paziente. Intanto si è già posto un limite: vietato rifare il seno alle minorenni, «almeno non abbiano seri problemi come l’asimmetria mammaria», spiega il professor Roy De Vita, membro della Commissione nonché uno dei più affermati chirurghi estetici italiani.

Leggete qui: il 49% delle donne tra i 16 e i 45 anni ritiene che un seno prosperoso aumenta l’autostima e il 33% sarebbe pronta a sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica per rimodellarlo. Fondamentale la pelle per il 40% delle donne, mentre il 34% ammette di ricorrere a filler o botulino. I dati, frutto di sondaggio Swg effettuato su un campione di 500 donne, rivelano anche che soltanto 6 donne su dieci si rivolgerebbero ad un medico specializzato. Negli ultimi tre anni in Italia gli interventi sono passati da poco più di 200mila a oltre 265mila, segno della necessità per una fetta sempre maggiore di popolazione di adeguare il proprio corpo ai modelli mediatici imposti.

Secondo Francesco D’Andrea, della Società italiana di Chirurgia Plastica, la crescente richiesta da parte degli adolescenti è molto legata «alla diffusione sui media dei messaggi semplificati sugli interventi», oltre che dall’esempio che molto spesso hanno in casa. Se mamma o papà si ritoccano, perché io no? Non fa una piega. Non fosse per il fatto - come spiega il professor Carlo Gasperoni, che opera a Roma nella esclusiva clinica «Quisisana» e a Lugano - che «la ghiandola mammaria prima dei 18 anni non si sviluppa completamente». Gasperoni racconta che ogni tanto arriva la email, con tanto di dichiarazione dello psicoanalista allegata, di un genitore che lo prega di intervenire sul seno della propria figlia, «poco più che quattordicenne, perché vive con profondo disagio il seno piccolo. Ogni volta consiglio a questi genitori di cambiare analista perché a quell’età non si sottopone una ragazzina a un intervento del genere».

L‘età media si abbassa, la platea si amplia e il mercato si adegua, anche attirando veri e propri improvvisatori. C’è addirittura chi lavora in sinergia con finanziarie dove indirizzare pazienti con il conto corrente inadeguato. «È vero, risulta anche a me questo collegamento tra medici e finanziarie. Non lo ritengo un modo serio di lavorare - dice Gasperoni -. per quanto mi riguarda non affronto questi argomenti con i miei pazienti, ma a volte ho fatto anche interventi gratis quando mi rendevo conto che erano davvero necessari».

Secondo un’indagine effettuata dall’ISAP (associazione internazionale di Chirurgia estetica) tra oltre 20mila chirurghi di 84 paesi, Italia compresa, restano i divi i modelli di riferimento dei giovani. E se il seno di Pamela Anderson è sceso nelle quotazioni, le labbra di Angelina Jolie vanno fortissime, seguite da quelle leggermente più sottili di Julia Roberts e Jennifer Aniston. La foto con l’addome di Giselle Bundchen resta un must, bene anche quello di Shakira. Non ci crederete ma le gambe della sessantenne Tina Turner restano un riferimento inossidabile. I maschi giovani e meno giovani guardano all’addome e al naso di Brad Pitt, seguito subito dopo da George Clooney. Anche nel comparto «occhi e labbra» Pitt la fa da leone, come per il suo fondoschiena.

In Italia ci si rivolge molto più modestamente alle veline: così in tante vorrebbero essere Ilary Blasi e avere il sedere di Elisabetta Canalis. I maschi aspirano allo sguardo di Alessandro Preziosi e al corpo di Walter Nudo. «I modelli di riferimento dei giovani sono quelli che arrivano dal mondo che ci circonda - dice Roy De Vita - in edicola ogni settimana non c’è una rivista, da Panorama in giù, che non abbia un articolo sulla chirurgia estetica. Sta prendendo piede l’idea che questo sia diventato un bisogno. Quando ho iniziato, tanti anni fa, la mia paziente tipo era over 50 e non bella. Oggi è una 30enne bella». E capita sempre più spesso che i produttori di reality o di film mandino le prescelte dal chirurgo dopo averle scritturate per adeguarle ai canoni riconosciuti di bellezza.

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, lo definisce un segno dei tempi: «Siamo in pieno berlusco-velinismo, frutto di anni di reality» piombati in casa degli italiani con Mediaset prima e con la Rai poi. Poi, ci sono le madri: «Vediamo sempre più spesso mamme che vestono come lolite, che si rispecchiano nelle bambine e anziché mettere un freno a questa smania dell’apparire la alimentano - dice Oliverio Ferraris - qualche anno fa si vendevano i grembiulini con su scritto “velina”: sparivano nei supermercati nel giro di poche ore. Il messaggio che sta passando è che è meglio sexy che intelligenti. In brevissimo tempo sono stati capovolti tutta una serie dei valori del femminismo, con la conseguenza che i giovani fanno sempre più fatica ad accettarsi per quello che sono: se non sei perfetto, uomo o donna, non funzioni».

Ossesione ritocco: il mondo di Noemi

L’Unità 16 maggio 2009

Veline, letterine, meteorine, schedine, tutte costantemente accomunate da quel diminutivo che le relega a un ruolo di piccola importanza.

E ancora: donne maggiorate, tirate dal botox o scolpite da bisturi e liposuzioni. Poi: donne che sorridono costantemente, donne che si fingono ragazzine, donne che mostrano le loro forme affettando contemporaneamente malizia e infantilismo.

Ecco cosa mostra ogni giorno la televisione: donne sullo sfondo, utilizzate per i loro corpi, per pubblicizzare prodotti, per rendere più attraente qualsiasi comunicazione. Una volta si chiamavano “donne-oggetto”.

È qualcosa di cui, fondamentalmente, siamo tutti consapevoli, ma di cui difficilmente ci scandalizziamo ancora. È quello che devono aver pensato Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi quando hanno iniziato a lavorare al progetto del documentario “Il Corpo delle Donne”: se vedere questa distorsione dell’immagine femminile ripetersi ogni giorno uguale a se stessa - o più grave, in alcuni casi - non sortisce alcun effetto sui telespettatori, era necessario raccogliere queste immagini, comprimerle in venticinque minuti e rendere evidente come in televisione le donne normali siano completamente scomparse, sostituite dai corpi virtuali delle giovani porno-vallette e delle donne cyborg rimodellate dalla chirurgia plastica.

La fanpage su Facebook ha superato i tremila fan; sul blog ufficiale, dove gli autori continuano il loro lavoro di ricerca, ogni nuovo post porta decine di commenti; e in Rete sono moltissimi i blogger che ne parlano e consigliano la visione.

Il video tratta della figura femminile quale si è venuta formando e proponendo nel mezzo televisivo e, di conseguenza, nella società. Distorsioni, corpi modificati e distrutti, l’umiliazione quotidiana del femminile spacciata come la sua esaltazione. Guardatelo, se siete donne e se siete uomini. Si tratta di un’opera importante, importantissima. Le cose profonde, anche quelle riguardanti papi e il velinismo, sono queste.

Ismaele

A proposito di ciarpame senza pudore. Alla mercificazione del corpo femminile operata dalla televisione, una donna intelligente, Lorella Zanardo, che ho avuto modo di conoscere al festival del documentario Italiani Brava Gente di Firenze, ha dedicato un documentario, o meglio un saggio visivo: Il corpo delle donne.

L’alternativa Isaia

Io ce ne aggiungerei un’altra. L’undicesima, rivolta a tutte le donne italiane, e’ quella che da 16 anni mi fanno tutte le donne straniere intelligenti che incontro, è una domanda alla quale io non so dare risposta: ma perche’ le donne italiane non si ribellano a questo maschilismo schifoso che le umilia, le discrimina, le danneggia? Per chi volesse rinfrescarsi la memoria sull’immagine della donna italiana nei media, consiglio vivissimamente il documentario di Lorella Zanardo ” Il corpo delle donne”.

Annalisa Piras, a margine delle dieci domande che Repubblica pone al Premier

Viene fuori che il nostro premier frequenta minorenni e la sua popolarità sembra addirittura aumentare. Se la cosa vi stupisce, vi invito a guardare on line il documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi. Dura pochi minuti. Al termine della visione, non sarete più stupiti. In compenso, proverete vergogna, vi sentirete umiliati e una certa nausea vi terrà compagnia ogni volta che accenderete la televisione. Se tutto questo non dovesse accadere, siete pronti per condurre Buona Domenica.
Ci sono modi migliori di passare una serata, ma Anche peggiori.

Globali

La prima messa in onda - anche se non in versione integrale - è avvenuta durante una puntata di L’infedele di Gad Lerner. Il giorno successivo Loredana Lipperini ha commentato su Lipperatura:

A gennaio, ho conosciuto via mail Lorella Zanardo. Lorella è una formatrice e consulente aziendale che si è dedicata con impegno e passione a realizzare un documentario: si chiama Il corpo delle donne e molti di voi ne avranno visto qualche spezzone a L’infedele di Gad Lerner, su La7, ieri sera. Avrete visto anche altro, suppongo. Per esempio, il mantra dei difensori del velinismo: “ognuno è libero di fare quel che vuole”, anche farsi timbrare il culo tra i lazzi e le risate del parterre televisivo, anche partecipare alle feste farfalline denunciate da Concita de Gregorio su L’Unità, anche coltivare come unico sogno quello di inviare il proprio book fotografico al potente di turno, auspicando il passaggio sul piccolo schermo. Certo che sì. Peccato che il concetto di libertà andrebbe indagato più a fondo: quale scelta è data nel momento in cui il modello femminile proposto è pressochè unico? [...] Il problema, ha detto sorridendo Margherita Hack, è che la libertà in questione si traduce nel trasformarsi in mostri. E la parola “mostro” non evoca solo la tristezza delle labbra a canotto e del capello piastrato a tutti i costi: evoca, a mio modo di vedere, il conformarsi ad un modello estetico che non è solo calato dall’alto, ma che esclude un rapporto profondo con quello che c’è dentro la buccia. Con chi si è: ancor prima di essere maschio o femmina o altro.
Guardatelo, il documentario, e diffondetelo. Almeno questo.

Su Non chiederci la parola Cristina Sivieri Tagliabue rileva invece un aspetto più controverso:

Molto contestata, la Zanardo, dalle donne della tivù per aver mostrato solo una parte della tivù… C’era da immaginarselo… In quanto donna, e conoscendo donne televisive, credo siano vere entrambe le cose. In tivù ci sono donne ricolme di silicone come anche donne normali. Quando vai in farmacia a comprare l’analgesico trovi donne ricolme di silicone come anche donne normali. Forse le proporzioni sono le stesse? Tv specchio della società o società specchio della tivù?

Alessandra Comazzi riporta al centro dell’attenzione i temi della bellezza come unica caratteristica riconosciuta alle donne e del fraintendimento dell’accresciuta libertà femminile:

Uso strumentale della bellezza, gambe scoperte e scollature a tutte le ore (questa è una specificità della tv italiana, altrove hanno altre magagne, ma questo non succede). Il corpo è mio, lo gestisco io e lo spoglio, questo è, sul video, il retaggio del femminismo, l’autosfruttamento consapevole del proprio fisico. L’abuso della parola «ironia» per giustificare tutto. A “Scherzi a parte”, tornato su Canale 5, l’elemento più atteso era la conduzione di Belen Rodriguez, la bella argentina lanciata dall’«Isola dei famosi» nonché preda, oggetto o soggetto che sia, di incontenibili pettegolezzi. Alimentati dalla sua bellezza, dalla sfrontatezza, dalla simpatia. L’altra sera ha indossato svariati abiti, da uno dei quali uscivano praticamente le tette; ma anche un bikini, con lato B inquadrato alla grande che neanche miss Italia. Mentre la mostravano, le facevano leggere Borges. La chiamano contaminazione. Tu chiamala, se vuoi, ipocrisia.

Mentre frittelle d’italia pone l’accento sull’aspetto dell’invecchiamento negato, portando - ad esempio - una citazione tratta dal documentario tanto breve quanto significativa:

Il Corpo delle Donne è il nuovo documentario di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù sull’immagine della donna nell’Italia di oggi vista attraverso i corpi femminili svenduti dalla televisione. E’ un’immagine ben lontana da quella di Anna Magnani quando cinquant’anni fa diceva al truccatore di scena che voleva coprirle le rughe del volto “Lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele”.

Era un po’ di tempo che riflettevo sul fatto che ogni volta che mi guardo allo specchio è come se non mi riconoscessi. Il mio viso da quarantenne senza trucco è come se fosse un viso strano, inconsueto, in qualche modo originale. Perché? Guardando la televisione l’altra sera riflettevo che sui media, riviste, cinema, televisione, sono quasi sparite le ultraquarantenni. Sparite nel senso, che anche quando ci sono, non sono vere. Sono donne che nascondono la loro età sotto il trucco, sotto la plastica, sotto una maschera che le faccia sembrare eterne ragazze. Io però non voglio essere una ragazza, voglio essere una donna. Voglio portarmi in giro spavalda i miei chili di troppo, senza dovermi giustificare. Voglio esibire le tracce di stanchezza, certe giornate di umore nero, il mal di schiena e la voglia di vivere che mi assale prepotente ogni giorno di più.

Piattinicinesi

Quando vedo giovani donne esposte come prosciutti in TV c’è qualcosa che mi stride. Non fraintendetemi: lavorare nel mondo dello spettacolo è un’aspirazione legittima e (immagino) un percorso molto difficile dal punto di vista professionale. Ma il mondo dello spettacolo non può essere questo stare immobili sorridenti in minigonna, senza dire una parola, a fare da tappezzeria al presentatore maschio. [...] Questo modello sembra essere l’unico vincente per le donne in Italia. Dirigente d’azienda? Manager? Macchè! Meglio velina, letterina, comparsina. E poi farsi sposare da uno ricco. Solo così una donna può salire la scala sociale. E questo modello, quando attecchisce nella mente dei giovani diventa devastante. Il devastante modello della donna prosciutto.

365 albe e 364 tramonti

Il corpo delle donne: il documentario che fa riflettere il Web Liquida 20 maggio 2009

http://www.facebook.com/pages/Il-corpo-delle-donne/137025620380

http://www.ilcorpodelledonne.blogspot.com/

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/

''Ciarpame senza pudore nel nome del potere''

La donna - silicone: un mostro di gomma chirurgica

BOTOX GENERATION (BISTURI E PROPAGANDA)

PORNO CHIRURGIA

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