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lunedì 8 febbraio 2010

L'ANTICRISTO

«La Chiesa cristiana, con la sua depravazione, non lasciò nulla d'intatto, essa ha fatto d'ogni valore un non-valore, di ogni verità una menzogna, d'ogni rettitudine un'infamia dell'anima. Che osino parlarmi ancora delle sue benemerenze "umanitarie"! (…) Questa eterna accusa al cristianesimo io voglio scrivere su tutti i muri ovunque siano muri - possiedo caratteri per far vedere anche i ciechi... Io chiamo il cristianesimo unica grande maledizione, unica grande intima perversione, unico grande istinto di vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, occulto, sotterraneo, piccino - io lo chiamo unico imperituro marchio d'abominio dell'umanità... » (Nietzsche, “L’Anticristo”).

Lo scandalo pedofilia che investe e travolge la Chiesa cattolica come istituzione nella sua totalità, come sistema, svela clamorosamente la sua demonopatia, la sua cultura anti-cristica, falllocratica, la messa in atto di un porno-potere teso al dominio e alla sopraffazione. «In questo momento - scrive Giovanni Paolo II nel marzo del 2002 - in quanto sacerdoti, noi siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l'Ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis ».

La porno-apocalisse ci svela la Chiesa come un mondo capovolto in cui il venir meno del katéchon non impedisce più la manifestazione piena dellAnticristo (evento che secondo le profezie precede la Parusia) allinterno della Chiesa stessa. Ciò che più deve far riflettere è il fatto che sia la Chiesa che lo Stato, con la complicità dei mezzi di comunicazione di massa, cerchino di opporre resistenza allapocalisse cercando disperatamente (e vanamente) di occultare la verità. Le gerarchie ecclesiastiche si limitano trasferire i pedofili in altre sedi, la magistratura si guarda bene dallindagare a fondo sulle attività criminali di Ratzinger e di altri preti, vescovi e cardinali, e i mass-meda si occupano di altro.

Riguardo allo scandalo irlandese, nel 2006 una commissione indipendente di inchiesta, guidata dal magistrato Yvonne Murphy, ha chiesto dettagli al Vaticano circa i rapporti sugli abusi inviati dal 1975 al 2004 alla Santa Sede dall'arcidiocesi di Dublino. La Santa Sede ha ignorato la richiesta, comunicando al ministero degli Esteri irlandese che essa "non era passata attraverso gli appropriati canali diplomatici", nonostante il carattere indipendende della commissione rispetto al governo irlandese implicasse l'inopportunità di tali canali. Una seconda richiesta di informazioni e documenti è stata avanzata nel febbraio 2007 al Nunzio apostolico a Dublino, senza esito, così come senza risposta fu la richiesta di commento al rapporto finale della commissione, che denuncia l'ostruzionismo dei vertici cattolici. A seguito della pubblicazione del rapporto, il responsabile dell'arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha espresso "dolore e vergogna" per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue "scuse" alle vittime. Per quanto riguarda lo scandalo americano, dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000, circa il 4%) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni (comprendendo i casi di pedofilia). La maggior parte delle vittime che hanno denunciato, il 50.9%, ha una età compresa tra gli 11 e i 14 anni, il 27.3% ha tra i 15 anni e i 17, il 16% sono bambini e bambine tra gli 8 e i 10 anni e circa il 6% ha unetà sotto i 7 anni. Complessivamente, circa il 73% delle vittime che hanno denunciato ha 14 anni o è un bambino, l'81% sono maschi e il 19% femmine, il 40% sono maschi con una età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Solo un centinaio di sacerdoti sono stati condannati dalle Corti statunitensi. In Alaska, nel novembre del 2007, è stato annunciato un accordo extragiudiziale tra la Compagnia di Gesù e 110 presunte vittime di abusi sessuali avvenuti tra il 1959 e il 1986 in 15 villaggi Yupik, relativo ad un risarcimento di 50 milioni di dollari (il risarcimento più grande tra gli quelli pattuiti dagli ordini religiosi). L'avvocato delle vittime, Ken Roosa, aveva affermato che queste avevano trovato il coraggio di denunciare le violenze solo dopo essere venuti a conoscenza del caso di Boston e che i Gesuiti sarebbero stati al corrente della situazione, avendo volontariamente deciso di mandare nella zona remota i religiosi che si erano già rivelati "problematici" altrove. Per l'avvocato delle vittime, «in alcuni villaggi eschimesi è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato". Un ex monaco benedettino e prete, Patrick Wall, che ha fatto da consulente agli avvocati nei processi, ha dichiarato che le gerarchie gesuite erano a conoscenza delle tendenze dei sacerdoti accusati in quanto «avevano già commesso moestie altrove, ma sono stati lasciati liberi di agire senza nessun controllo» (fonte: wikipedia).

«Papa, funzionari del Vaticano e vescovi - scrive il domenicano Thomas Doyle in Atti Impuri. La piaga dell'abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O'Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina) - hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Mary Gail Frawley-O' Dea è stata l'unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane. Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato: non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, è piuttosto l' opportunità” che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso; non è il celibato in sé - come astensione da relazioni sessuali - a favorire le pulsioni all'abuso, ma una concezione del celibato come integrità” ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o inferiore. Risulta del tutto falso, poi, che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno. Appare evidente che né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell'istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l'ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l'esempio è assolutamente negativo. Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori. «I preti pedofili devono essere allontanati dal sacerdozio, perché non possono essere curati».

È la stessa consapevolezza cui era giunto, già nel 1952, padre Gerald M. C. Fitzgerald, fondatore della congregazione religiosa dei Servi dello Spirito Paraclito, che dal 1947 si occupava di sacerdoti in difficoltà. Consapevolezza espressa in una serie di lettere risalenti agli anni ‘50, indirizzate ai vescovi statunitensi dell'epoca - desecretate da un giudice del New Mexico nel corso di un processo contro la Chiesa, nel 2007, rese pubbliche dal settimanale National Catholic Reporter, che le ha ottenute da uno studio legale californiano - e in occasione di un incontro, nel 1962, con alcuni esponenti di rilievo della Curia vaticana e, l'anno successivo, con papa Paolo VI. L'aspetto più rilevante della posizione espressa dal religioso risiede nel fatto che essa smentisce quanto affermato dai vescovi in loro difesa nell'ambito dello scandalo degli abusi sessuali perpetrati dal clero, e cioè che non erano a conoscenza del rischio che comportava il trasferimento dei preti pedofili da una parrocchia all'altra nel tentativo di passare sotto silenzio i loro crimini. Secondo quanto riferisce il National Catholic Reporter, Padre Fitzgerald, che morì nel 1969, era talmente convinto dell'impossibilità di una reintegrazione dei preti pedofili nel ministero sacerdotale, da versare un deposito di 5.000 dollari per il progetto di costruzione di un centro di cura per preti pedofili lontano dal mondo, su un'isola caraibica, a Barbados, allo scopo di preservare la Chiesa cattolica dallo scandalo e i laici dal rischio di essere vittime di abusi. Un progetto che non andò mai in porto. Nelle lettere, inviate a decine di vescovi - che il settimanale Usa riporta nella loro integralità sul suo sito Internet - il religioso affermava di aver appreso, grazie alla sua esperienza, che la maggior parte dei preti pedofili era costituita da individui recidivi e pericolosi, che egli definì più volte "vipere": «Siamo esterrefatti nel rilevare quanto spesso ad un uomo che, se non fosse prete, sarebbe dietro le sbarre, viene affidata la cura d'anime», scrisse nel 1957. Una consapevolezza, questa, che i vescovi Usa hanno espresso soltanto nel 2002, quando hanno redatto il documento che richiede la rimozione dal ministero dei preti che sono accusati di abusi. L'appello di padre Fitzgerald, quindi, è rimasto inascoltato per quasi cinquant'anni. Mons. Blase J. Cupich, il vescovo oggi incaricato, nella Conferenza episcopale, della protezione dei bambini e dei giovani, ha spiegato al National Catholic Reporter che le posizioni di padre Fitzgerald «erano considerate stravaganti per quanto riguarda il trattamento non medico, ma spirituale, delle persone, e la segregazione di un'intera popolazione con problemi sessuali su un'isola deserta». Nel settembre del 1957, vescovo di Manchester, New Hampshire, mons. Matthew Brady, chiese a padre Fitzgerald una consulenza riguardo "un prete problematico", John T. Sullivan, che aveva sedotto diverse adolescenti («Non c'è angolo della diocesi dove non sia conosciuto», scriveva al religioso) ma che appariva sinceramente pentito. Aveva, tra l'altro, procurato l'aborto ad una ragazzina che aveva messo incinta e riconosciuto un figlio che aveva avuto da un'altra, provvedendo al suo sostentamento. «La soluzione del problema - scriveva il mons., incarnando quello che è stato per decenni l'atteggiamento tipico della gerarchia ecclesiastica - sembra essere un nuovo inizio in una diocesi dove egli non sia conosciuto». Netta la risposta di padre Fitzgerald: «Pentimento e correzione in questi casi sono superficiali e, se non formalmente, almeno a livello di subconscio, motivati dal desiderio di trovarsi nuovamente in una posizione dove poter continuare la loro attività infame. Una nuova diocesi significa solo verdi pascoli». Sullivan, che è rimbalzato di diocesi in diocesi per 30 anni, fu infine privato del suo ministero solo nel 1983 in seguito ad un ulteriore abuso. Morì nel 1999, senza aver mai affrontato un processo, ma la Chiesa ha pagato mezzo milione di dollari in risarcimento alle vittime. "Questi uomini, eccellenza - scriveva Fitzgerald in una lettera del ‘57 ad un vescovo che non viene nominato, ma che potrebbe essere il cofondatore della congregazione, mons. Edwin V. Byrne di Santa Fé - sono diavoli e la maledizione di Dio è su di loro, e se io fossi un vescovo, tremerei se non facessi rapporto a Roma ai fini della loro laicizzazione" (fonte: “Negli USA, da più di 50 anni, la gerarchia sapeva della minaccia dei preti pedofili”, di Ludovica Eugenio 20-04-2009).

Il dott. prof. Gene G. Abel, ordinario di Psichiatria alla Facoltà di Medicina dell'Università di Emory in Georgia, direttore della Clinica per i disturbi sessuali di Manhattan, ha realizzato per il National Institute of Mental Health (NIMH) -Istituto Nazionale di Igiene Mentale degli Stati Uniti - il più grande studio al mondo sul fenomeno pedofilia – “The Abel and Harlow child molestation prevention study” - durato otto anni e condotto su 16 mila adulti che hanno ammesso di aver molestato almeno un bambino. I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati sulle più importanti riviste di psichiatria mondiali, sul New York Times e nel volume “The stop Children molestation Book” (Gene G. Abel, M. D. and Nora Harlow, edito da Xlibris, 2001). Secondo i dati dello studio, i pedofili tenderebbero a modificare le loro attività sociali e lavorative scegliendo stili di vita e mestieri a contatto con i minori, in special modo occupando posizioni che permettano di ottenere agevolmente la fiducia dei bambini e genitori. In particolare, un pedofilo adatta la propria professione alle proprie esigenze sessuali. «I molestatori spesso diventano leaders di gruppi giovanili, infermieri, capi scout, insegnanti, "Big Borithers" e pediatri (…) [Un pedofilo] è spesso un fervente cristiano con ruoli all'interno della sua Chiesa» (fonte: wikipedia).

Il Papa condanna i preti pedofili La Stampa 08-02-2010

Noi vittime dei preti pedofili L’Espresso 22-01-2009

Il prete peccatore Repubblica 22-04-2009

Atti impuri sotto la tonaca

Pedofilia e Chiesa cattolica - Wikipedia

Abel and Harlow Child Molestation Prevention Study

RAPPORTO PEDOFILIA

LA COSPIRAZIONE DEL SILENZIO

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