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giovedì 5 febbraio 2015

Diya One, il robot custode

Mentre siete impegnati a contemplare i dipinti durante una visita al museo potreste incrociare Diya One che misura il tasso di umidità o la purezza dell’aria e veglia le opere d’arte.
IL PROGETTO - La Cofely Services, controllata da Gdf Suez, società leader nel settore dell’applicazione e fornitura delle nuove tecnologie in ambito pubblico e privato, ha appena acquistato sei esemplari di questo robot dalla start-up francese Partnering Robotic. Il direttore generale della Cofely servizi, Jeanne Pierre Monéger, è sostenitore di un progetto che si prospetta su vasta scala: “la nostra convinzione è che i robot dovranno diventare sempre più comuni negli edifici pubblici, negli spazi collettivi e nelle case”. 

Per il nuovo progetto “i primi esemplari di Diya One, alti un metro e 20 centimetri, saranno rodati per sei mesi negli uffici della Cofely. La società vuole assicurarsi del loro buon funzionamento prima di proporli con una gamma di servizi personalizzati, in autunno, ai suoi clienti: imprese, scuole e musei”. QuestI robottini saranno dotati di sensibili sensori che potranno misurare la temperatura, il rumore, la luce e rilevare la presenza umana. “Come per i droni” ha aggiunto Jeanne Pierre Monéger, che auspica un vasto utilizzo della nuova tecnologia in campo museale.

VIRGIL, IL PRIMO ROBOTTINO IN ITALIA – Il primo progetto di applicazione della robotica nei musei Italiani fu avviato il novembre scorso, presso il Real Castello di Racconigi (Cuneo), sotto la Direzione per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte. Virgil, questo il suo nome, e stato il primo robot in Italia ad entrare in un’area museale per assicurare ai visitatori un tour interattivo e personalizzato della reggia sabauda. Si trattò di un progetto altamente innovativo che portò alla realizzazione del primo prototipo italiano di robot che fu in grado di mostrare ambienti non inseriti nei normali percorsi turistici a beneficio di una maggiore valorizzazione dei beni artistici e culturali. 

Grazie ad una telecamera e ad una piattaforma di cloud robotics connessa alla rete 4G di TIM, Virgil inviava al tablet o allo smarphone della guida un flusso video ad alta definizione di alcune aree del Castello non accessibili ai visitatori. Il robot era pilotato da remoto dalla guida che, avvalendosi di una App, ne gestiva i movimenti. Questa applicazione permise inoltre la creazione di un vero e proprio network tra i diversi siti museali del Polo Reale, consentendo così ai visitatori di effettuare un viaggio virtuale nei Beni Culturali del territorio a partire da quelli rappresentati dall’Associazione Terre di Savoia.

Virgil fu ideato da Joint Open Lab CRAB (Connected Robotics Applications laB) di Telecom Italia in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino: ricercatori specializzati hanno infatti permesso al robot di muoversi tra le sale del Castello di Racconigi in piena sicurezza, grazie ad un software di comando che ne gestiva da remoto i movimenti nel pieno rispetto dei principi della roboetica e dell’attenzione all’estetica.

Il progetto, oltre a voler fornire un valido strumento di supporto al lavoro della guida turistica, aveva l’obiettivo di collocare il visitatore all’interno di un network culturale che, partendo dal Castello di Racconigi, spaziasse verso altri luoghi del patrimonio artistico del territorio.

Diya One, i robot diventano custodi all'interno dei musei 4 febbraio 2015

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