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martedì 3 marzo 2015

ALIENI TERRESTRI Gli Ultramicrobatteri

Le acque del nostro pianeta ospitano gli ultramicrobatteri, le più piccole forme di vita esistenti sul nostro pianeta, di cui ancora si conosce pochissimo.
La scoperta dell'esistenza di queste forme di vita aliena presenti sulla Terra è stata possibile grazie agli avanzamenti delle tecnologie di microscopia elettronica.
Il limite della vita a livello del micro è stato stabilito in 200 nanometri. Tutto ciò che supera questo limite, come i nanobatteri, non è considerato vita. 
Gli Ultramicrobatteri sono più piccoli delle tipiche cellule batteriche e variano dai 0.3 ai 0.2 micrometri di diametro (1 micrometro, o micron, corrisponde ad un milionesimo di metro ovvero a 1000 nanometri). Il termine è stato coniato per la prima volta nel 1981, per indicare il batterio del Cocco[1]. 

I nuovi ultramicrobatteri scoperti hanno un volume medio di  0.009 micrometri cubici - (150.000 cellule di questi batteri sono grandi quanto la punta di un capello umano), il ché è molto strano, perché sono spesso più piccoli del limite fissato per poter essere considerati vita


Questi ultramicrobatteri appena scoperti sono un esempio di un sottoinsieme di forme di vita microbiche della Terra di cui non conosciamo ancora quasi nulla”, spiega Jill Banfield, ricercatore del Berkeley Lab’s Earth Sciences Division, che ha coordinato lo studio. “Sono estremamente enigmatici. Questi batteri possono essere identificati in molti ambienti diversi, e probabilmente giocano un ruolo estremamente importante all’interno delle comunità microbiche e degli ecosistemi. La verità però è che non comprendiamo ancora in pieno cosa facciano questi batteri”.
The scientists also used the Advanced Light Source, a DOE Office of Science User Facility located at Berkeley Lab, where Hoi-Ying Holman of the Earth Sciences Division helped determine the majority of the cells in the samples were bacteria, not Archaea.

The research is a significant contribution to what’s known about ultra-small organisms. Recently, scientists estimated the cell volume of a marine bacterium at 0.013 cubic microns, but they used a technique that didn’t directly measure the cell diameter. There are also prior electron microscopy images of a lineage of Archaea with cell volumes as small as 0.009 cubic microns, similar to these bacteria, including results from some of the same researchers. Together, the findings highlight the existence of small cells with unusual and fairly restricted metabolic capacities from two of the three major branches of the tree of life.

Le più piccole forme di vita della Terra marzo 2, 2015



 La parola “nanobacteria” (nanobatteri) è stata introdotta ufficialmente nel mondo accademico nel 1988 dal ricercatore Richard Y. Morita. Ma la scoperta dei primi nano-organismi è stata compiuta nel 1987 dal geologo Robert Folk, della University of Texas di Austin. Folk si trovava in Italia per studiare i travertini romani, un calcare biancastro poroso che si forma presso laghi, fiumi, e sorgenti termali, usato dai romani per circa 2000 anni come materiale per le proprie costruzioni. Insieme al Prof. Henry S. Chafetz della University of Houston, Folk studiava il travertino dal 1979. Nel corso delle sue ricerche, ha scoperto che i batteri di taglia normale, soprattutto di tipo solforo-ossidi, hanno giocato un ruolo sostanziale nella condensazione della pietra dalle calde acque termali di Tivoli. Nel 1988, Folk è tornato in Italia per studiare la formazione dei travertini nelle sorgenti termali di Bullicame, nei pressi di Viterbo. Un particolare curioso: la leggenda attribuisce la creazione di queste sorgenti all'opera di Ercole che con la sua lancia conficcata nella terra avrebbe liberato queste miracolose polle sulfuree sgorganti da una montagna sacra di color bianco (per l'accumulo di concrezioni calcaree). Il Bullicame è stato descritto anche da Dante nel suo “Canto dell'Inferno”. Chissà se Folk ne era al corrente...


ALIENI UMANI

I grandi non possono esistere senza i piccoli ed i piccoli senza i grandi” (“Aiace”, Sofocle). 

Non siamo soli su questo pianeta. La maggiorparte delle cellule del nostro corpo non sono umane. Sono batteriche. Siamo dei “superorganismi” che camminano. 

Dato che i nostri corpi sono composti da diversi trilioni di cellule, in qualche modo potremo definirci come organismi ibridi “alieno-umani”. 

Dalle invisibili fibre di funghi in attesa di germogliare tra le nostre dita, ai chili di materia batterica delle nostre budella, conglomerati altamente complessi di cellule umane, batteri, funghi e virus si nutrono cannibalizzandosi a vicenda. 

Non è una novità, è il paradigma sistemico emerso negli anni Sessanta, è il microcosmo endosimbiotico di Lynn Margulis. Ma è stato ribadito recentemente dall'Imperial College di Londra in una pubblicazione di Nature Biotechnology dell'ottobre 2004 che descrive minuziosamente come i microbi interagiscono con il corpo. 

In fondo, è proprio in base a questo criterio di super-organizzazione che si orientano oggi tutte le maggiori ricerche in campo medico-scientifico per cercare di sviluppare nuovi farmaci e nuove cure in grado di rispondere efficacemente alle risposte e variazioni della fauna microbica. 

I scienziati si concentrano sui batteri. Nel nostro corpo esistono più di 500 diverse specie di batteri, più di 100 trilioni di cellule. Per nostra fortuna, i batteri sono interamente commensali, dividono con noi la tavola, si cibano del nostro stesso cibo, e non procurano alcun danno. Invero, sono più che altro benefici, poiché ci proteggono dalle infezioni interagendo con il sistema immunitario. 

Jeremy Nicholson, professore di chimica biologica all'Imperial College, a capo dello studio, ritiene che in base alle informazioni ricavate dalle sequenze genomiche si potrà presto capire come la produzione batterica di geni sia influenzata dalle condizioni ambientali in relazione alle malattie. 

Il genoma umano fornisce solo scarsa informazione”, dice Nicholson, “abbiamo bisogno ancora di ulteriori ricerche per sviluppare nuovi approcci al trattamento delle malattie genetiche”. 

Una ricerca infinita.


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