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giovedì 5 marzo 2015

CHILDFREE Liberi dai figli

In Italia è un fenomeno in crescente aumento destinato a sdoganare definitivamente un tabù ormai obsoleto. Stiamo parlando dei "childfree", ovvero delle coppie che hanno deciso di non avere figli. Il termine si distingue da quello di "childless" che indica chi, invece, non ha potuto averli.

Il nostro Paese ha il primato europeo delle donne senza figli, nonostante la forte influenza della religione cattolica e la presenza di vecchi pregiudizi che altrove sono già superati. La causa del fenomeno - hanno anche una pagina su Internet - va ricercata su diversi versanti; molti pensano sia per egoismo, altri perché il mestiere dei genitori è diventato troppo difficile o ancora perché si è persa la speranza nel futuro.
In effetti, ormai, il numero dei childfree è destinato a crescere a causa della crisi, dell'attesa vana di un posto fisso, del sentirsi inadeguati a fare i genitori, o semplicemente del desiderio di godersi la vita senza doversi dedicare ai bambini.
L'ultima barriera, anch'essa destinata ad essere sdoganata, è rappresentata dalle pressioni dei genitori più anziani, che appartengono ad una fascia d'età che vede ancora la realizzazione di una donna nella maternità e non riconosce i valori della famiglia in una coppia che decide di non procreare.
Oggi, invece, molte coppie si bastano, hanno una vita piena e stanno bene anche in due.
E se provate a chiedere ad un childfree se si senta in colpa a non omologarsi allo stile di vita comune vi risponderà che a due genitori svogliati e senza spirito di sacrificio è preferibile nettamente una coppia che sceglie di non avere figli evitando, magari, di danneggiarli poi con atteggiamenti deleteri.

"Liberi dai figli", arrivano i childfree DENISE INGUANTA 5 marzo 2015

«È il tramonto di un’epoca: avere figli non è più una scelta romantica e naturale», interviene Elena Rosci, psicologa, autrice di “La maternità può attendere”, edito da Mondadori. «Dagli anni ’70 in poi, tra anticoncezionali e aborto, un figlio è diventato frutto di una scelta razionale. Soprattutto non è più al primo posto, le coppie lo considerano solo un’eventualità possibile. Il desiderio si modula in modo flebile: prima di un bambino si vorrebbero risolti molti aspetti della vita, lavoro, casa, denaro. Nelle generazioni precedenti toccava all’uomo, ora anche alla donna. Difficile però che tutti questi piani si realizzino presto, perciò i figli diventano un’interferenza in un processo che non si conclude mai. E poi c’è una considerazione da fare sulle donne di oggi: vivono ormai in una dimensione onirica dove credono di poter fare figli quando vogliono. Non hanno capito che il limite c’è, e arriva anche presto: non a 50 anni come sbandiera qualche personaggio da copertina, ma molto prima».

In Europa è l’Italia che ha il primato delle donne senza figli e della velocità di diffusione delle coppie childfree, ma numeri forti ci sono negli Stati Uniti. Il magazine “Time” gli ha dedicato recentemente una copertina: il tasso di natalità negli Usa è il più basso registrato nella storia, la proporzione delle donne senza figli è praticamente raddoppiata dai Novanta, e secondo l’Office for National Statistic una donna su cinque a 45 anni non ha figli; tra quelle con titoli di studio e nate tra il 1965 e il ’78 la percentuale sale del 43%. «Stanno inventando un nuovo archetipo femminile», scrive “Time”, «per cui il massimo non significa avere un figlio».

Non è solo una questione femminile. Dietro c’è una generazione, la “me generation”, concentrata su se stessa e poco disposta a fare sacrifici, negli Usa come in Italia. «Un figlio è l’unica scelta irreversibile rimasta. Una volta tutto lo era: matrimonio, lavoro, classe sociale. Oggi invece i giovani crescono educati alla reversibilità delle scelte: si può fare una cosa ma solo finché va o conviene, c’è sempre una via di fuga. Diventare padri e madri, invece, è per sempre. E spaventa», chiosa Rosci.

Via dai figli: arrivano i 'childfree' Marina Cavallieri 14 novembre 2013

L’88,7% di ginecologi, andrologi e urologi ritiene che L’Italia sia afflitta dal grave problema della bassa natalità e che la scarsa propensione degli italiani ad avere figli è ricondotta principalmente a motivazioni economiche (75,3%). Il 75% degli specialisti è convinto anche che la crisi economica scoraggi le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.
 
Sono questo alcuni dei numeri emersi dalla ricerca del Censis, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa, su un campione di medici specialisti (ginecologi, andrologi e urologi). 
 
Procreazione medicalmente assistita. Le coppie trattate in Italia con tecniche di procreazione medicalmente assistita erano 54.458 nel 2012 (ultimo dato ufficiale disponibile): +77% rispetto alle 30.749 del 2005. Nel 23,2% dei casi si arriva alla gravidanza. I bambini concepiti in provetta venuti alla luce sono stati 9.818 nel 2012: +169% rispetto ai 3.649 del 2005.
 

La metà degli specialisti consultati dal Censis ritiene che i problemi di infertilità colpiscano il 20-30% delle coppie italiane, a fronte delle stime dell’Oms che parlano del 10-15%. Ed è certo che i problemi di infertilità e sterilità siano aumentati rispetto al passato: lo pensa il 91,3% dei medici interpellati.

Soprattutto Il 62% degli specialisti giudica i propri pazienti poco o per nulla informati sia sui problemi di infertilità e sterilità, sia sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Neuro-Transessualismo, Socio-Infertilità 10 FEBBRAIO 2015

Verso i Designer Babies Sì alla donazione di mitocondri 26 FEBBRAIO 2015



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