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Robot Apocalypse

Professor Stephen Hawking has pleaded with world leaders to keep technology under control before it destroys humanity.

venerdì 13 marzo 2015

Le Malattie del Futuro (Presente)


A scene from Floris Kaayk's Metalosis Maligna, a short film featuring a fictional disease which causes cybernetic implants to replicate uncontrollably



Dolore agli impianti robotici; dipendenza da realtà virtuale; disforia d’identità personale; setticemia cibernetica: sono alcune delle malattie legate allo sviluppo futuro delle nostre società, immaginati dal giornalista George Dvorskyer, specializzato in futurismo, scienza e bioetica. 

Non solo virus, magari creati in laboratorio e diffusi con azioni di bioterrorismo, ma anche e soprattutto mali che ci attaccano da dentro il nostro essere – che evolve verso il post-umano


Virtual Reality Addiction - Dipendenza dalla realtà virtuale


La realtà virtuale presenta una differenza sostanziale rispetto all’altra realtà: è molto più facile da vivere. Le regole sono chiare, l’ambiente è più controllabile, si può interagire con gli altri sempre mantenendo le dovute distanze. Infine, lì abbiamo una serie di strumenti e trucchi tecnologici a nostra disposizione per superare le difficoltà.

Staccarsi da questa realtà, così coinvolgente e così strutturata, risulta via via più difficile man mano che ci lasciamo immergere e risucchiare da essa. Forme di questa malattia già esistono: la dipendenza da Internet, dai videogiochi, da abuso di Google Glass. In futuro, non possiamo che aspettarci una diffusione e un inasprimento di queste patologie, e riuscire a tirar fuori le persone dal tunnel della realtà virtuale sarà una delle sfide delle società future.

Disturbo da dissociazione della realtà - Dissociative Reality Disorder

È una malattia correlata a quella precedente, dato che sempre riguarda la gestione del proprio rapporto con la realtà virtuale. Questa diventerà infatti così realistica, credibile e pervasiva che sarà quasi impossibile per una persona distinguere le esperienze virtuali da quelle reali. Come in sogno, dove a volte si fa molta fatica, o non si riesce proprio, a riconoscere ciò che è successo sul piano onirico o sul livello di realtà da veglia, lo stesso dubbio riguarderà il confine con la sofisticata copia della realtà che sarà quella virtuale.

Questo disorientamento colpirà i rapporti intrapersonali ma anche interpersonali, dato che sarà sempre più difficile capire se stiamo interagendo con una persona reale o no.







Disforia d’identità personale Personality Identity Dysphoria

Chi sono io veramente? La domanda che turba cuori e menti dell’umanità da tempo immemorabile si caricherà di ulteriori perturbanti significati nella società del futuro. Le nostre identità verranno ulteriormente frammentate e suddivise tra gli assistenti artificiali a cui affideremo sempre compiti via via più sofisticati di svariate sfere della nostra esistenza, anche intima e personale.


Questi nostri alter ego in proxy impareranno da noi e si comporteranno come noi, aumentando il rischio di crisi d’identità, perché ci sarà sempre più difficile capire quale parte della «nuvola» siamo veramente noi. Multipli pezzi di noi vivranno e interagiranno in multiple realtà più o meno reali; perdita d’individualità e confusione patologica sulla nostra vera identità e natura saranno in agguato.







Disturbo da integrazione post-crionica nella società - Post-Cryonic Societal Integration Disorder

C’è forse chi già lo fa: ho un male per ora incurabile, tantissimi soldi, mi faccio congelare fino all’arrivo di tempi – e cure – migliori. Perfetto. E cosa succederà il giorno in cui verrai scongelato? Ti troverai solo in un mondo sconosciuto. Il mondo del futuro, magari secoli – se non millenni – dopo il tempo in cui avevi vissuto la prima parte della tua vita. Magari sarai un cyborg, e dovrai vivere con post-umani di tutti i tipi, oppure il tuo corpo sarà stato superato e ti troverai cosciente in una qualche specie di realtà simulata. In ogni caso, si tratterà senz’altro di un’esperienza carica di stress e turbamento. Uno shock da risveglio nel futuro. Chi ti ha svegliato, provvederà certo a un programma d’integrazione nella tua nuova realtà. Che non è affatto detto, però, che ti piacerà.


Setticemia cibernetica - Cybernetic Septicemia

Sostituire o integrare parti del nostro corpo con dispositivi artificiali: in questa strada siamo solo all’inizio, e potenzialmente potremo andare molto, molto in là. Se già la medicina oggi deve vedersela con gli effetti a lungo termine di tecnologie e sostanze usate sui nostri corpi , ancora meno sappiamo di come reagiremo agli impianti cibernetici nel corso del tempo. Come questi influiranno sulla nostra salute, fisica e mentale.


Oltre al possibile rigetto iniziale, potranno sorgere varie sorte di complicazioni e dolori, e anche quando l’assimilazione è stata buona, questi impianti potrebbero ad un certo punto iniziare a degradarsi e decadere in modi inaspettati, con grave minaccia alla nostra salute e alla nostra stessa sopravvivenza.






Shock nanotossicologico - Nanotoxicological Shock

La nanotecnologia ha potenzialità immense di rimodellare noi e la nostra esistenza in tutti i campi, a partire da quello medico. La nanotossicologia si occupa dei potenziali effetti di nanoparticelle e nanomateriali sull’ambiente e sulla salute umana, e gli scienziati già oggi sono preoccupati e impegnati a inquadrare le possibili conseguenze.

A livello ambientale le nanoparticelle inquinanti potranno causare ogni sorta di problema alla salute, anche danneggiando le nostre cellule e il nostro DNA. I dispositivi nanotecnologici inseriti nel corpo umano, come i nanobots che viaggiano nel nostro corpo per curarci – nuova frontiera della medicina oggi e routine di domani – potrebbero allo stesso modo distruggerci quando qualcosa va storto, magari nella programmazione..





Psicosi indotta da intelligenza avanzata - Superintelligence-induced Psychosis

Intelligenza sempre più elevata, espansa, moltiplicata. Intelligenza a tutti i costi, che siano interventi di genomica, biotecnologia, farmacologia, cibernetica, l’importante è essere sempre più intelligenti. Intelligenti come, però? La nostra cultura è faziosa, perché l’intelligenza che adoriamo è un’intelligenza molto parziale, quella da QI, quella da gioco degli scacchi contro il super-computer.

Aumentare il cervello, pompare sempre più una sola sua faccia, un aspetto parziale della nostra intelligenza, impoverisce gli altri e crea squilibri all’essere e al sistema. E i problemi che ne derivano possono spaziare dagli attacchi d’ansia alle manie dell’ego, dal disadattamento ai comportamenti antisociali, dall’alienazione al sovraccarico d’informazioni.

ROBOFOBIA

I robot ci soppianteranno? Temeremo sempre più che lo facciano? Certo che nel futuro molti di noi potranno sviluppare una paura irrazionale nei confronti di queste macchine.

E più i robot saranno integrati nelle nostre società, più diverranno potenti e simili agli esseri umani nei loro comportamenti, più potranno dar luogo a reazioni di panico, terrore e fobia.

Dipendenza da auto-stimolazione erotica - Self-Stimulation Addiction

Stiamo parlando di sesso, anzi di un disturbo della sessualità. Potrà essere causato da un chip, che nel cervello stimola il senso del piacere erotico a richiesta. Già qualche anno fa alcuni neuroscienziati avevano annunciato di aver ottenuto un risultato simile impiantando un chip che invia stimoli di piacere alla corteccia orbitofrontale, l’area del cervello preposta a tale scopo. Una volta che i chip del sesso saranno disponibili, possiamo aspettarci disturbi e dipendenze patologiche.




Tedio endemico da estensione della vita - Endemic Life-Extension Induced Ennui

Chi vuol essere immortale? O almeno campare qualche centinaia d’anni? Alcuni futuristi predicono che già alla fine di questo secolo saremo in grado di arrestare la vecchiaia. Eppure vivere a oltranza potrebbe non essere così piacevole. Per alcuni potrebbe essere causa di un male esistenziale: il mal di vivere – troppo a lungo.

Una condizione psico-emotiva di noia e stanchezza di vivere, con nulla che, dall’alto della nostra lunghissima età, ci sembra nuovo ed eccitante abbastanza per valere la pena di essere vissuto. Potrebbe diventare una piaga sociale, sciami sociali di gente in vita che non vive più.




SMARTPHONE ADDICTION

"Rispetto al 2000, il 20 % delle coppie ha ridotto l'attività sessuale. Il 53% del campione si ritiene insoddisfatto della propria vita sessuale", riporta il comunicato stampa Durex. "Anche in Italia i risultati sono chiari", conferma la dottoressa Laura Rivolta, Psicologa e Psicoterapeuta Specializzata in Sessuologia Clinica e in Terapia Sistematica Relazionale.
"Le ricerche ed i sondaggi indicano un utilizzo sempre maggiore della tecnologia digitale nella vita di coppia. Ciò che colpisce è soprattutto l'incidenza negativa nell'intimità: con pc e cellulari accesi ad oltranza la frequenza dei rapporti sessuali è calata in Italia fino al 70% ".
"Lo strumento tecnologico rappresenta dunque il terzo incomodo, un amante invisibile, vero e proprio killer della passione e dell'interesse erotico" continua la Dott.ssa Rivolta. "Il 30% degli uomini italiani posticipa il momento di coricarsi in quanto impegnati su mouse e tastiere del proprio PC, tablet o smartphone, mentre il 43% delle donne non si separa dal telefonino nemmeno sotto le lenzuola". Non è dunque un caso che il 35% delle femmine e il 29% dei maschi italiani giudichi insoddisfacente la propria vita intima.
Quanto alle donne italiane, "quasi il 29% usa il cellulare persino durante un rapporto: nel 12% delle volte per rispondere a una chiamata, nel 10% dei casi per leggere un sms (sul telefono, Facebook o WhatsApp ) e nel 5% per visitare la propria pagina di Facebook" .
Se da una parte il telefono aiuta i due partner a stare vicini e in contatto in ogni momento, quest'oggetto rappresenta anche un pericolo per l'intimità della coppia stessa, e di conseguenza il futuro del rapporto. 
Lo smartphone rovina la vita sessuale, ecco la soluzione Valerio Porcu, 13 marzo, 2015

ZOMBIE GENERATION

Allarme 'generazione Zombie'. Gli under 20, italiani e non solo, sono un esercito di 'privati di sonno': incollati allo smartphone o al tablet fino a tarda notte. E dormono sempre meno. Risultato: gli studi dei medici del sonno pullulano di giovani pazienti. "Rispetto a 10 anni fa nei nostri ambulatori sono triplicati i bambini e i ragazzi, nella fascia d'età da 0 a 18-20 anni, con disturbi del sonno", segnala all'Adnkronos Salute Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro per i disturbi del sonno dell'Irccs San Raffaele di Milano e presidente Wasm, l'Associazione mondiale di medicina del sonno.
Il fenomeno è trainato dai "cattivi stili di vita - fa notare l'esperto - Tanto è vero che questi soggetti, tutto sommato, se si rimettono in sesto con il ritmo sonno-veglia normale ed evitano condotte sbagliate, si riassestano in poco tempo". Il monito di Ferini Strambi arriva in occasione della Giornata mondiale del sonno: "Uno dei grossi problemi degli ultimi tempi è quello della privazione del sonno fra gli adolescenti, a causa della 'dipendenza' dagli strumenti elettronici oggi disponibili. I ragazzi tendono a usarli anche di sera e ritardano l'inizio del riposo notturno. Il che non è positivo per le funzioni fondamentali legate al dormire".
Su tutte il potenziamento del sistema immunitario: "Studi dimostrano che la privazione del sonno si collega con una ridotta produzione di anticorpi. Dormire poco ci rende dunque più suscettibili a varie patologie infettive". E poi c'è il 'fattore Qi': "Soprattuto per i giovani la riduzione delle ore dormite ha un impatto negativo sulle funzioni cognitive. Perché il sonno serve a consolidare la memoria, in pratica impedisce una buona capacità di memorizzazione. Proprio di recente negli Usa l'Associazione americana di pediatria ha consigliato di ritardare di un'ora l'inizio delle lezioni nelle scuole per consentire ai ragazzi di dormire di più".
I camici bianchi dei bimbi degli States, spiega lo specialista italiano, "hanno infatti osservato, in un recente studio, una diminuzione delle capacità intellettive degli studenti più giovani, mettendola in relazione con il sempre meno sonno". 
In generale, uno dei disturbi del sonno più frequente fra i giovanissimi è "il sonnambulismo, fenomeno legato soprattutto al sonno profondo. Si tratta - chiarisce Ferini Strambi - di un'attivazione e risveglio nella fase del sonno profondo, quando si è in uno stato di ipometabolismo cerebrale. In tenera età il picco massimo di soggetti colpiti da sonnambulismo si osserva dai 7 agli 8 anni. Quando questi eventi sono rari (una o due volte al mese) non devono destare preoccupazione. Vanno valutati invece quando si verificano tutte le notti o quasi".

Generazione Zombie: triplicati in 10 anni i baby-malati di sonno 13/03/2015





The disease of the future

The disease of the future are related to our modern lifestyle, they affect the psyche but, in the long run, can also debilitate the organism. Computersvideo games, office work, virtual realities, and their lumbering presence, are just some of the elements that have changed the context in which we live and the way we spend our time. Technology has found our new weaknesses and will exploit them.

Even if it’s impossible to know which pathogens will afflict us in the future, we can explore the health issues that could emerge as a consequence of technological advancements and our inability to cope with them. Virtual Reality AddictionNature Deficit DisorderComputerization of the PersonalityNanotech Poisoning, a selection of third millennium diseases.

Nature Deficit Disorder



A warning message on videogames packaging advises players to take a break for every hour of activity. Despite that, young people– and some adults – spend hours with their face glued to screen. We are consumed with screens of all types and sizes. Whether it’s high-definition TVs, laptops, or mobile devices, we interact with screens more than we do with other individuals. We are spending less time outdoors resulting in new behavioral problems.

Nature Deficit Disorder refers to a hypothesis by Richard Louv in his book Last Child in the Woods


Louv says the effects of the lack of nature in today’s wired generation lives will be an even bigger problem in the future: 

“An increasing pace in the last three decades, approximately, of a rapid disengagement between children and direct experiences in nature has profound implications, not only for the health of future generations but for the health of the Earth itself”.

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