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sabato 14 marzo 2015

TECNO-BIOPOLITICA Biometria, Biorobotica, Pelle Elettronica, Arti Artificiali


Biometria,  biorobotica, pelle elettronica, arti artificiali. La biopolitica si evolve. Verso il postumano. Si avvicina il futuro preconizzato da "Minority Report" popolato da robot di sorveglianza in cui per evitare di essere riconosciuti bisognerà farsi trapiantare gli occhi... 



Guardate nella telecamera, sfiorate il sensore con la punta dell'indice, parlate nel microfono: "Pagamento autorizzato". La biometrica - ovvero l'utilizzo del corpo umano per l'identificazione sicura degli utenti - è uno dei temi caldi dell'industria tecnologica, soprattutto ma non solo per la crescita dei sistemi di pagamento attraverso gli smartphone. Il grande interrogativo e la grande sfida sono però quelli della sicurezza: l'aumento dei dati sensibili e finanziari, come le carte di credito, conservati negli account e nei borsellini digitali fanno crescere l'interesse degli hacker.

Molti telefonini di fascia alta hanno ormai un sensore di lettura dell'impronta digitale. Ha senso: le impronte sono uniche. Ma non basta, tanto che sono allo studio avanzati sistemi per migliorare questa tecnologia.




"Numerose pubblicazioni hanno mostrato la vulnerabilità dei sistemi biometrici odierni - spiega James Lyne, global head of security research di Sophos - tra queste, la più nota è quella del Chaos Computer Club (CCC), che ha dimostrato di poter far breccia nello scanner di impronte del nuovo iPhone. Altri dispositivi biometrici sono stati attaccati elettricamente e le loro difese sono state superate o hanno mostrato un abbassamento del livello di sicurezza". Ma la qualità, ammette Lyne sta aumentando di giorno in giorno e "alcune soluzioni offrono un eccellente compromesso di sicurezza e comodità".

A Barcellona, in occasione del World mobile congress, se ne sono visti molti di miglioramenti. La Qualcomm ha presentato un prototipo, che potrebbe arrivare già quest'anno sui prodotti commerciali, di lettura dell'impronta usando gli ultrasuoni, una specie di ecografia della punta del dito che creando un'immagine 3D è più difficile da simulare e dovrebbe evitare anche - all'inverso - i casi in cui con le mani sporche o bagnate è impossibile sbloccare il telefono. Un'altra azienda, una startup cinese chiamata Vkansee, ha brevettato un lettore che quadruplica la qualità dell'immagine 'scattata' al dito, da 500ppi a 2000 ppi, ed è in grado di eliminare i falsi positivi. Di più: nel sistema bancario sono già utilizzati sistemi di lettura delle vene del dito, ancora più unici e difficili da imitare, mandando in pensione l'impronta.

È un'industria miliardaria. Nel 2020, stima uno studio, il mercato della biometrica a livello mondiale varrà 33 miliardi di dollari. Dietro ci sono interessi che vanno ben oltre lo sblocco del cellulare, come è ovvio: l'autenticazione sicura è la scommessa del futuro, dove un errore a una banca può costare carissimo. Ma tutto questo si riverserà anche nei dispositivi che la gente usa tutti i giorni, e userà per pagare. I borsellini digitali sono in crescita: Cupertino ha lanciato il suo Apple PaySamsung ha risposto con il suo, ma ci sono anche PayPal e tanti altri che non vogliono stare a guardare.



Il problema è sempre lo stesso: le password sono poco sicure. E sono poco sicure perché l'utente - che ne deve ricordare decine - le sceglie semplici e facili da memorizzare, o tutte uguali. Così l'impronta digitale e la scansione dell'iride sono già qui - la cinese Zte ha messo sul mercato in Cina uno smartphone che utilizza la sua tecnologia EyeVerify - e in futuro arriveranno anche la voce e altri sistemi biometrici più o meno convincenti. C'è chi studia la camminata o la scansione del naso, fino alla forma del fondoschiena per sbloccare le automobili intelligenti. Non tutte sono lontane: Intel sta lanciando True Key, un sistema di riconoscimento facciale che studia la geometria del volto e memorizza al suo interno tutte le password di tutti gli account. Un volto per sbloccarle tutte, e i dati di criptaggio non sono conservati sui server ma solo sul dispositivo dell'utente.


"L'uso della biometrica - aggiunge David Emm, principal security researcher di Kaspersky - sostituirà via via le password, per validi motivi. Ma c'è anche un aspetto negativo: se la mia password viene compromessa, posso cambiarla. Questa possibilità è esclusa nel caso dei dati biometrici. Se questi dati non sono conservati in maniera sicura, e la sicurezza al 100% non esiste, i rischi sono maggiori di quelli del furto di una password. Sarebbe come usare la stessa password per tutti gli account e senza possibilità di rimediare".


Tutti questi sistemi possono però essere usati in maniera complementare e non unica: più un'azione (un pagamento, ad esempio) deve essere sicuro, più si possono chiedere conferme. Sbloccare il telefono? Basta il dito. Fare un bonifico? Impronta, iride, voce.


La biometrica da sola non sarà forse mai garanzia assoluta. Ci può sempre essere la coercizione, ma senza arrivare a questo (non così improbabile) eccesso, anche le soluzioni tecnologiche sono da studiare attentamente. "Alcuni difetti dei dispositivi biometrici - continua Lyne - hanno abbassato il livello della sicurezza digitale dal momento che non si integravano bene con le infrastrutture tradizionali. Ho visto alcuni sistemi biometrici archiviare copie mal protette di password tradizionali che consentono l'autenticazione degli utenti: questo significa disporre di un robusto sistema di autenticazione biometrica con dati importanti, che gode di un livello di sicurezza inferiore a quello presente al momento dell'installazione. È come installare una porta blindata lasciando una finestra aperta dall'altro lato della casa. Le password sono state la causa principale di molte violazioni di sistemi; i dispositivi biometrici possono offrire garanzie maggiori nei prossimi anni". Ma, conclude Lyne con una nota non certo consolatoria, ci vorrà del tempo e molta strada deve ancora esser fatta: "Passando anche attraverso a tanti errori che gli utenti purtroppo vivranno sulla loro pelle".




Telecamere ovunque, sorveglianza di massa, dispositivi biometrici. Quale strategia inventarsi per passare inosservati in strada? Leonardo Selvaggio ha studiato una possibile soluzione: una maschera di gomma. Una sorta di Guy Fawkes dal volto umano, che si fonde perfettamente col colore della propria pelle.

"Il nostro mondo sta diventando sempre più sorvegliato. Chicago ha oltre 25.000 telecamere in rete ad un unico hub di riconoscimento facciale", recita il URME (pronunciato UR Me) sul sito. "Noi crediamo che non si dovrebbe essere rintracciati solo perché si vuole camminare in strada e crediamo che non ci si dovrebbe nascondere. Quindi proponiamo questo prodotto per un'identità libera”. Certo l'idea sembra alquanto folle, perché camminare in strada con una maschera non piace a nessuno. Ma anche a nessuno piace l'idea che una videocamera sia puntata sul proprio volto.

Il progetto Urme Surveillance è un volto realistico in tridimensionale che si applica direttamente sulla (vera) faccia. Quale volto riprende? Quello dello stesso artista ovviamente. Un mondo di Leonardi quindi, in cui potrebbe essere impossibile riconoscere una persona dalle videocamere di sorveglianza. Un anonimato globale che si contrappone alla sorveglianza globale.

La maschera di gomma in 3D, realizzata con una scansione del volto dell'artista, rende perfettamente il colorito della pelle. In più i prodotti realizzati, scrivono sul sito Urme, saranno venduti a costo di produzione solo per sostenere il progetto stesso.

"Per essere chiari, io non sono anti-sorveglianza", ha sottolineato Selvaggio, "però è indiscutibile che la sorveglianza sta influenzando il nostro comportamento nello spazio pubblico, quando siamo osservati il nostro comportamento in sostanza cambia. Eseguiamo, piuttosto che essere”.

I costi? Una maschera di carta – perché il progetto Urme ha pensato a tutto – costa 1$. Ma per chi può permettersi di più ecco la 3D in gomma al costo di 200$. La maschera cartacea è prevista soprattutto per i gruppi di attivisti, che possono acquistarne, quindi più modelli insieme. Fino ad ora Leo Selvaggio è riuscito ad arrivare a raccogliere 500$, contro i 1000 che si era prefissato.


La Biopolitica si evolve. Verso il post-umano. L'idea (folle) è di trasferire le proprietà delle meraviglie naturali nelle mostruosità tecnologiche. Un'idea non nuova che si palesa negli esperimenti di biorobotica.

All'Istituto di Biorobotica di Pisa si lavora alla robotica "soft", i robot ispirati alla natura. 

Dal lavoro di ricerca e insieme artigianale dei suoi ricercatori sono nati Octopus, il polpo robot capace di deformarsi, e CyberHand, la prima mano bionica in grado di restituire il tatto agli amputati. Nel grande polo di Pontedera, e prima ancora nei laboratori più piccoli di Pisa, hanno visto la luce KuBo, il robot maggiordomo che può assistere persone anziane e disabili, ricordando l’assunzione di farmaci e verificando che la casa sia sicura, e Wake-Up, un apparecchio cibernetico indossabile per la riabilitazione di bambini affetti da paralisi cerebrale infantile.

Biorobotica: il futuro è «morbido» Veronica Ulivieri 10 dicembre 2014

È italiano il primo robot ispirato alle piante. È il primo progetto mondiale ispirato alle radici della pianta, per costruire un robot che si muove come fa una radice nel terreno. Plantoide ha il tronco realizzato in materiale polimerico con stampante 3D. Ha due radici robotiche in grado di accrescersi per aggiunta di materiale a livello dell’apice. Il tronco ha rami che includono «foglioline» in materiale conduttivo che risponde alle variazioni di umidità nell’aria. Plantoide si muove e «cresce» come fanno le radici quando si allungano ed esplorano il terreno per cercare acqua e nutrienti, cambiando direzione e aggirando gli ostacoli. Una crescita ovviamente non fatta di cellule ma di filamenti particolari. Nelle sue «radici» sono integrati sensori miniaturizzati, accelerometri triassiali che sentono la gravità, e sensori di temperatura e umidità.

Bellissimo. Ma a cosa serve? A nulla.

Il prototipo non è stato costruito pensando a particolari applicazioni immediate, ma per sviluppare una nuova tecnica robotica.




Biorobotics researchers have developed the first aerial robot able to fly over uneven terrain that is stabilized visually without an accelerometer.Called BeeRotor, it adjusts its speed and avoids obstacles thanks to optic flow sensors inspired by insect vision.
It can fly along a tunnel with uneven, moving walls without measuring either speed or altitude. The study was published on February 26 in the journal Bioinspiration & Biomimetics.
Aircraft, ships, and spacecraft currently use a complex inertial navigation system based on accelerometers and gyroscopesto continuously calculate position, orientation, and velocity without the need for external references (known as dead reckoning).
Researchers Fabien Expert and Franck Ruffier at the Institut des Sciences du Mouvement – Etienne-Jules Marey(CNRS/Aix-Marseille Université) decided to create simpler system,  inspired by winged insects. They created BeeRotor, a tethered flying robot able for the first time to adjust its speed and follow terrain with no accelerometer and without measuring speed or altitude, avoiding vertical obstacles in a tunnel with moving walls.
To achieve this, the researchers mimicked the ability of insects to use the passing landscape as they fly. This is known as “optic flow,” the principle you can observe when driving along a road: the view in front is fairly stable, but looking out to either side, the landscape passes by faster and faster, reaching a maximum at an angle of 90 degrees to the path of the vehicle.
To measure optic flow, BeeRotor is equipped with 24 photodiodes (functioning as pixels) distributed at the top and the bottom of its “eye.” This enables it to detect contrasts in the environment as well as their motion. As in insects, the speed at which a feature in the scenery moves from one pixel to another provides the angular velocity of the flow. When the flow increases, this means that either the robot’s speed is increasing or that the distance relative to obstacles is decreasing.
By way of a brain, BeeRotor has three feedback loops: altitude (following the floor or roof), speed (adapting to the size of the tunnel) and stabilization of the eye in relation to the local slope. This enables the robot to always obtain the best possible field of view, independently of its degree of pitch. That allows BeeRotor to avoid very steeply sloping obstacles (see video) no accelerometer and no measures of speed or altitude.
BeeRotor suggests a biologically plausible hypothesis to explain how insects can fly without an accelerometer: using cues from optic flow to remain stable via feedback loops.
Optic flow sensors also have industrial applications: such as replacing heavy accelerometers for small robots and as an ultra-light backup system in the event of failure on a space mission.

PELLE ARTIFICIALE - ARTIFICIAL SKIN



Prosthetic limbs controlled by the power of thought already exist. But what if they could also sense the environment and send information to the amputee’s nervous system?
We talked about the Electric Skin and the Nano Skin, that are able to pick up on tactile information. But the new artificial skin designed by scientists in South Korea may be the smartest one. It’s stretchy, like real skin, and it can sense pressure, temperature, and humidity. It even has a built-in heater so it feels like living tissue.



Described in a paper recently published in Nature Communications, the new skin is composed of a flexible, transparent silicone material called polydimethylsiloxane. Embedded within it are silicon nanoribbons that generate electricity when they’re squished or stretched, providing a source of tactile feedback. They can also sense whether an object is hot or cold.


The humidity sensors are made up of capacitors. When the polymer surrounding a capacitor absorbs water, the moisture changes the polymer’s ability to store a charge. The capacitors measure that storage change and use it to determine the moisture levels of the environment.
Researchers tested the artificial skin on a prosthetic hand and they hope in the future it will interface with a patient’s nerves, so amputees can feel everything the fake skin feels.


Shape your Second Skin Using your Mind


In the quest of new ways to express what we think and feel, you might come across some interesting designs. Synapse, by interaction designer Behnaz Farahi, is one of them. This 3D printed helmet translates brain activity into the movements of its shape-changing structure.

The device uses modified technology, developed by brain-computer interface company NeuroSky, to connect with the Electroencephalography (EEG) of the brain. This gives Synapse the ability to measure different types of brain data, including attention and meditation, expressing them to the outside world.

The development of this intricate design serves as an exploration of our interplay with the environment, with the ultimate goal to effectively control the sourrandings with our thoughts. This might change the way we interpret the environment, as we blur together into one entity, turning it into an extension of our body. With the environment and the wearable simultaneously changing shape as a direct result of our brain activity, we might be able to express more emotional responses.

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