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Some of the world’s leading robotics and artificial intelligence pioneers are calling on the United Nations to ban the development and us...

giovedì 19 marzo 2015

UNCANNY VALLEY ROBO-PERTURBAZIONI

L'invasione dei Robot in Giappone è realtà, al punto che ai robot si fanno anche i funerali. Stiamo entrando nella "Uncanny Valley" la "zona perturbante" teorizzata dallo studioso di robotica nipponico Masahiro Mori nel 1970. 

Al Funerale del Cane Robot



In Giappone l’amico di affezione è un fatto serio: che sia un cane vero oppure un robot, per i nipponici la sua presenza è di vitale importanza e testimone di un’anima pulsante. 

L’improvvisa ecatombe di cani robot ha traumatizzato molti proprietari, spingendoli al saluto finale attraverso un rituale e cerimoniale pari a un funerale classico. 



Noto come AIBO, il piccolo cagnolino meccanico e robotico era stato introdotto da Sony nel 1999, trovando un ottimo bacino di utenza nel mercato giapponese. Nonostante il prezzo piuttosto proibitivo, circa 2.000 dollari, il primo lotto di 3.000 esemplari era andato esaurito in soli 20 minuti.

Che i giapponesi abbiano un animo proiettato verso le nuove tecnologie è risaputo, ma al contempo attingono alle radici della loro tradizione dove ritualità e spiritualità sono punti centrali. L'escalation di vendite dei modelli di cane robotico ha raggiunto picchi di vendite pari a 150.000 esemplari, ma nel tempo ha trovato il suo naturale esaurimento giungendo fino alla crisi del 2006. 

La serrata concorrenza e la diminuzione della domanda ha spinto l’azienda a concludere la produzione, lasciando però operativa fino al 2014 la clinica per le riparazioni dei modelli. 

AIBO è stato il primo robot home entertainment ad utilizzare una forma di intelligenza artificiale (AI), con la possibilità di sviluppare una propria personalità, con sensori, microfono e telecamera in dotazione.

Grazie a queste particolarità i proprietari hanno stabilito un forte legame affettivo con i loro cani cibernetici, fino a considerarli al pari degli omonimi in carne e ossa.

Con la chiusura anche della clinica per le riparazioni, chi ha visto il proprio cane soccombere al malfunzionamento dato dal tempo, ha deciso di celebrarne la "dipartita" con una cerimonia funebre esponendo l’esemplare sopra l’altare di un tempio nipponico, avvolgendolo con preghiere e incensi. 

Funerali anche per i cani robot in Giappone Viola Yael 27 febbraio 2015

A Funeral for ‘Aibo’ Robot Dogs at a Temple Near Tokyo Feb. 25, 2015 

Robot Funerals Reflect Our Humanity By Jeremy Hsu | March 15, 2015


Nell’immaginario collettivo il robot è giapponese: è nella terra del Sol Levante che nascono sempre prototipi e nuovi modelli; da anni è in atto una vera e propria Guerra, tutta nipponica, per la realizzazione del miglior androide.

Di recente, hanno fatto sensazione le immagini della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, in visita in Giappone, che cercava di stringere la mano al robot Asimo al Museo nazionale delle Scienze emergenti e dell'Innovazione (Miraikan) di Tokyo, che le ha mostrato la sua abilità con la palla.


Giappone: Merkel gioca col robot, che non le stringe la mano




Il robot è nient'altro che uno schiavo meccanico, come svela la stessa radice etimologica della parola, che deriva dal ceco “robota” (lavoro forzato o pesante, schiavitù) introdotta dallo scrittore K. Capek, nel 1920 in “R.U.R. I robot universali di Rossum”, dramma teatrale utopico fantascientifico che descrive una futuristica catena di montaggio dove robot costruiscono altri robot. 

I primi tentativi di realizzare androidi sono europei: in un documento del 1495, Leonardo da Vinci ci ha lasciato nel quale ipotizza la creazione di un uomo meccanico. Il primo robot funzionante è del 1738: Jacques de Vaucanson fabbrica un androide che suona il flauto e l'anatra digeritrice (in francese Le Canard Digérateur), un automa meccanico con le sembianze di un'anatraVoltaire ribattezzò Vaucanson "il rivale di Prometeo". 

Considerati dei semplici giocattoli semoventi, queste creature meccaniche, nate in contemporanea con la prima rivoluzione industriale, iniziarono ad essere percepite come potenzialmente pericolose. 

Da Frankenstein in poi il cinema e la letteratura occidentale hanno sempre considerato robot e cyborg creature ambivalenti. Per gli apocalittici: aberrazioni o insulti a Dio. Per gli integrati: amici che possono, comunque, diventare terribili distruttori. 



In Giappone il robot è stato da subito accolto come aiutante e amico dell’uomo. 
Il manga “Astro Boy” di Osamu Tezuka, considerato uno dei più grandi e importanti capolavori della storia del fumetto giapponese, racconta le avventure di un bambino robot che ha sentimenti umani, frequenta la scuola come gli altri bambini e lotta per difendere la Terra. 
La cultura e la religione shintoista nipponica tendono a pensare tutto l'esistente come essente: uomini, animali e persino oggetti sono permeati di una presenza spirituale, i kami. Anche creature artificiali come i robot, dunque, secondo il credo shintoista, sono un frutto della natura e posseggono un'anima.
In Giappone dunque il robot può assumere più facilmente una funzione sociale. Governo e istituti di ricerca portano avanti progetti per creare assistenti meccanici personalizzati e personalizzabili.



12.58 schizzo via dall’ufficio. ASIMO, come ogni giorno, mi accoglie sulla soglia, stavolta sorprendendomi con un fiore. La spesa, ordinata via internet dallo smart fridge è già sistemata, Seisaku ha ritirato gli abiti dalla tintoria, Reg mi accoglie con abbaiare liberatorio, scondizolando freneticamente: ancora deve abituarsi ad Alien ed è un po’ geloso di AIBO, coccolatissimo e consapevole della sua rarità. ASIMO mi informa che Dustcart è passato stamani, Nanny è al parco con i bimbi, PaPeRo Dotto ha insistito per accompagnarli, mentre Lazy è davanti alla TV, sul divano. Kobian sta giocando a carte con nonno Luigi, anche se avrebbe preferito una partita a scacchi. In giardino i jazzisti della Toyota stanno già dimostrando la loro estrema maestria provando alcuni pezzi per la festa di stasera. ASIMO è ancora un po’ contrariato, non potrà esibirsi con il suo quartetto da camera, sì, lo dirige egregiamente, ma la classica non era proprio adatta alla serata. Troverà un altro modo per mettersi in mostra con la splendida actroid/presentatrice che ci ha mandato la Kokoro, sembra sia una ex di Qrio.



Asimo, l’ormai famoso robot della Honda, non solo è in grado di camminare fluidamente, ma anche di correre, su tutti i tipi di superficie, salire le scale, girarsi, cercare e afferrare oggetti, comprendere e rispondere vocalmente ai comandi. Riconosce volti e, grazie agli occhi-microcamera, può mappare l’ambiente registrando la posizione di oggetti stanziali, nonchè rilevare ed evitare eventuali ostacoli. È il frutto di più di 20 anni di ricerca: il primo prototipo fu creato nel 1986.



La risposta della Sony è stata Qrio: anno dopo anno Asimo e Qrio si sfidano in una continua gara a migliorare funzioni e abilità.  Produrre un androide efficiente è uno show off della capacità di innovazione e della potenza tecnologica. È un mercato che muove circa 5 miliardi di dollari all’anno. Anche la Corea sta cercando di entrare in battaglia: meno innovazione, a prezzi non proibitivi.



E che dire dei robot musicisti? Sono quasi un classico: Qrio, nel 2003, ha iniziato la carriera dirigendo un’orchestra sinfonica. Di rimando la Toyota ha calato in scena un robot trombettista che si cimentava con pezzi di Louis Armsrong.



Sono scese in campo anche le Robot Rockstar: gli Z-MachinesMach, suona la chitarra, Ashura la batteria e Cosmo le tastiere. A Tokyo il trio si è esibito nel suo primo concerto, sponsorizzato da una famosa marca di liquori: la playlist è composta dalle canzoni indicate dai fan sul sito e da file creati e registrati con l’iPhone. Il papà è l’artista Yoichiro Kawaguchi.”I robot musicisti fanno cose che gli uomini non possono fare: hanno braccia di ogni lunghezza, si muovono in modo diverso e suonano più di uno strumento per volta. La musica sul palco si evolverà nei prossimi anni, e potrebbero esserci novità divertenti” dice, orgoglioso del suo progetto. “Ho partecipato a questo progetto perchè mi ha permesso di creare espressioni sul palco diverse e divertenti: non sono solo delle macchine che creano musica, si tratta di un nuovo tipo di espressione artistica”. 

Japanese robot band Z Machines gives new meaning to electronica




Titan, un costume robot indossabile, con il suo mix unico di commedia, teatro da strada e musica crea uno show che non ha rivali al mondo. È una star internazionale. Ha lavorato al fianco di superstar tra cui Rihanna, Will Smith e Jackie Chan e vanta apparizioni negli Stati Uniti, Australia, Dubai, Abu Dhabi, Thailandia, Oman, Cina, Vietnam, Qatar, Irlanda, Regno Unito, Spagna, Francia, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Turchia e Danimarca. 
Tra le ultime novità dalla robotica abbiamo ciclisti, pet e baby-sitter, spazzini e persino attori.
Seisaku-kun, il primo robot ciclista, presentato al CEATEC di Tokyo dalla Murata Manufacturing Co. riesce a salire autonomamente in sella e può pedalare alla velocità di 2 km/h, un record per la sua "specie".
Alien, invece, è un robottino pensato per far compagnia agli animali domestici: somiglia vagamente ad un ET bianco, anche se di dimensioni ridotte. Ha gli occhietti antigraffio (microcamere) disposti su un paio di antenne che si chiudono se “percepiscono” un pericolo. È dotato di uno speaker, un microfono, è abilitato al Wi-fi e promette di far divertire Fido lanciandogli una sfera verde, eventualmente controllata da remoto dal proprietario. 
Per accudire i propri pargoli, invece, c’è Nanny, la tata robot, commercializzata meno di un anno fa: i bambini ne sono entusiasti, ma è ancora prematuro lasciarla sola con loro.

I, NANNY: ROBOT BABYSITTERS POSE DILEMMA 12.18.08



Un robot bianco a forma di orso che solleva e aiuta i pazienti su sedia a rotelle a trasferirsi sul letto o ad andare in bagno. È Robear, l'infermiere speciale realizzato dal Riken Brain Science Institute che sta conquistando gli ospedali del Giappone per la sua efficienza e la sua "dolcezza". Robear pesa 140 chili ed è guidato da un software e tre diversi tipi di sensori, tra i quali delle strutture "tattili" costruite in gomma.


Kobian, il comico robot, imita le espressioni facciali umane. Per adesso ne riproduce sette. Gioia, rabbia, stupore: muovere palpebre e labbra e gesticolare è indispensabile.



La Kokoro affita robot attrici per 3500$ (5 giorni): Actroid DER-2 è già apparsa in uno spot TV promuovendo un repellente per insetti.



C'è anche il robot avatarTelesar V, un robot in grado di trasmettere all'utilizzatore tutte le sensazione visive, uditive e tattili "provate", come se fosse il robot stesso.

Japan scientist makes 'Avatar' robot Feb 10, 2012

Wearable Robots Could Be a Reality Soon 30 September 2014

E qualche intellettuale? Ecco C-3PO il robot scienziato, meglio noto come Adamo, in grado di elaborare ipotesi, verificarle e ripetere l’esperimento: ha già scoperto le funzioni di un gene del lievito di birra.

Adamo, lo scienziato artificiale 03 aprile 2009



I prototipi complessi hanno ancora un costo piuttosto alto: in media 50 mila euro ad androide. Se grazie a Frubber, un polimero elastico che replica colore, apparenza e consistenza della pelle umana e 31 motori facciali a riprodurre le espressioni, robot come “Einstein”, della texana Hanson Robotics, fotocopiano dettagliatamente il volto del fisico tedesco, saranno necessari una decina di anni per dotare l’umanoide di emozioni, pensiero e consapevolezza di sé.

2020, un futuro piuttosto prossimo: il costo scenderà a circa 150 euro, inevitabile la diffusione di massa.

Gli manca solo il cervello 27 FEBBRAIO 2009 | di Federico Cella

'Eve', il robot-scienziato che aiuta a scoprire nuovi medicinali 5 FEBBRAIO 2015

in Giappone il consulente bancario è un robot 5 FEBBRAIO 2015

THE ROAD TO SUPERINTELLIGENCE La Corsa verso l'Intelligenza Artificiale


Anche in Occidente l'invasione è cominciata.

Dustcart, circa un anno di vita, è un robot spazzino di un metro per 77 cm, già operativo a Pontedera, realizzato dall’Atr, laboratorio di ricerca giapponese e dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. GPS per la localizzazione, ultrasuoni a individuare ostacoli, sistemi laser, sensori e meccanismi elettronici e meccanici gli consentono di muoversi a 16 Km/h con un’autonomia di 24 Km raccogliendo rifiuti “porta a porta” a “chiamata”. 

Basta comporre un numero di cellulare, comunicare orario e indirizzo e il robot spazzino si presenterà all’appuntamento aprendo il ventre che accoglie fino a 30kg e permette la raccolta differenziata: dal touch screen si può selezionare carta, vetro, plastica… che l’efficiente DustCard depositerà negli appositi contenitori.

A Bruxelles sono sbarcati"assistenti robotici domestici", sviluppati con il progetto europeo "Robot-Era", coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

I Robo-Badanti 10 MARZO 2015

Diya One, il robot custode  5 FEBBRAIO 2015

CES 2015 l'invasione dei robo-assistenti 13 GENNAIO 2015

CIna, chef e shopping robot 13 GENNAIO 2015

La danza dei cento robot 20 GENNAIO 2015

“Il cuore deve mediare tra il cervello e le mani”. 

È una delle frasi-didascalia del film muto Metropolis di Fritz Lang del 1927, un simbolo del post-umano “antelitteram” che ha ispirato Blade Runner, Terminator, Brazil, Guerre Stellari, Matrix. 

È proprio la sfera relazionale ed emotiva degli androidi che apre interrogativi trasversali di roboetica, integrazione, identità. Sarà possible condividere serenamente il quotidiano con una macchina antropomorfa che esegua semplicemente comandi? Già in Metropolis emergono quei temi che domineranno il dibattito filosofico e culturale: rapporto tra la società e la tecnologia che può coadiuvare a salvare vite (“nanobot” chirurghi) o distruggerle trasformandosi in micidiale strumento di dominazione e potere (robot militari e guerrieri), creazione artificiale vista come  brutta copia” o aberrazione della natura, rapporto tra tecnologia e religione/occultismo, la rivendicazione di un’ assoluta indipendenza, che porta le machine all’ideazione di un piano diabolico per distruggere il proprio creatore.

METROPOLIS la profezia visionaria di Fritz Lang 16 MARZO 2015


I ricercatori già prospettano, nel 2050, la commercializzazione di sexbot, androidi per “uomini (o donne) soli”, e c’è chi afferma che anche innamorarsi di un robot sarà facilmente “programmabile”. E il rapporto di coppia? Il futuro sarà l’incomunicabilità irreversibile? Una relazione sessuale e sentimentale con un sexbot sarà, probabilmente, libera da insoddisfazioni. Alcuni preferiranno un compagno androide meno esigente e complesso, a una relazione sentimentale con un essere umano?

Ex Machina 3 NOVEMBRE 2014

Automata di Gabe Ibáñez 2 MARZO 2015

PORNO CYBORG 3

Nel 2012, in uno studio intitolato Robots, Men and Sex Tourism, Ian Yeoman e Michelle Mars immaginavano una Amsterdam del futuro in cui si sarebbero trovati bordelli ipertecnologici popolati da bellissimi e iperrealistici androidi esperti nell’arte del massaggio, della lap dancing e, naturalmente, del sesso mercenario. 

Nella loro proiezione, il mondo del 2050 sarà piagato da una quantità insostenibile di malattie sessualmente trasmissibili e da una domanda di sesso a pagamento di molto superiore all’offerta. In quest’ottica, secondo gli autori dello studio, un sistema di robo-prostituzione potrebbe arginare questi problemi e creare nuove opportunità di guadagno per quei paesi in cui la prostituzione è illegale.
Ronald Arkin, direttore del Georgia Tech’s Mobile Robot Lab, parlando a una conferenza di roboetica ha ipotizzato che in futuro possano addirittura essere creati dei robot dall’aspetto infantile, creati appositamente per studiare e, possibilmente, curare, individui pedofili:
Robot dall’aspetto di bambini potrebbero essere utilizzati per i pedofili come il metadone viene utilizzato nel trattamento dei tossicodipendenti” ha spiegato, precisando che non ci sono motivi per credere che una simile applicazione debba condurre necessariamente a risultati positivi: “Credo solo che valga la pena investigare in modo controllare per fornire alla società una migliore protezione dai molestatori sessuali recidivi. Se possiamo salvare la vita a qualcuno, credo sia un progetto su cui valga la pena puntare.”
Già oggi, in un panorama tecnologico in cui robot bambini di questo tipo non sono ancora tecnologicamente producibili, esiste un mercato sotterraneo di bambole e riproduzioni realistiche di bambini che vengono acquistate e usate come surrogati da alcuni pedofili. In alcuni stati, sebbene sia vietato possedere materiale pedopornografico reale (ad esempio fotografie e filmati), è perfettamente legale disporre di materiale pedopornografico artificiale, a prescindere da quanto le bambole, le immagini e persino i filmati renderizzati possano risultare realistici.
In una delle ultime scene di Io robot, tratto dal libro di Asimov, Sonny, seppur eseguendo un ordine del detective, va contro la sua logica di meri costi benefici logico-matematici: salva la dottoressa Susan da morte certa, invece di eseguire la missione principale, distruggere il cervello centrale. E il suo premio/onere sarà la libertà. 
In un futuro di confronto tra intelligenza umana e artificiale, di nascita di identità multiple e collettive, gli androidi non dovranno soltanto eseguire comandi, ma affrontare situazioni impreviste che impongono una “scelta” tra alternative non valutabili con logiche dicotomiche e razionali. Sarà necessario dotarli di un’etica. 

La scuola di robotica del Cnr di Genova si occupa proprio dei fondamenti della roboetica:  dovrà essere“embedded” ossia incorporata nel software degli androidi? A chi la responsabilità di determinare l’universo valoriale della macchina? E visto che saranno sistemi ad apprendimento esperienziale, quali saranno i confini tra l’etica “embedded” e quella appresa “vivendo”?

IO, ROBOT

Le Leggi della Roboetica 9 MARZO 2015

L’innesto tra corpo umano e corpo artificiale sta ormai uscendo dall’immaginario per entrare nella realtà: il professor Kevin Warwick dell’università di Reading ha creato, circa un anno fa, Gordon, un robot con un cervello biologico, composto da circa 100mila cellule nervose prelevate da embrioni di ratto.
Siamo già entrati nell’ epoca del transumanesimo ipotizzato negli anni 60 e formalizzato da Fereidoun Esfandiary, nel 1989? Possiamo considerare l’attuale specie umana come il primo gradino di una nuova evoluzione, che, grazie alla creazione di intelligenza sintetica, di computer organici, di protesi biologiche ed informatiche sopppianterà la ”naturale” evoluzione darwiniana? 

Il corpo sembra destinato ad abbandonare il suo “obsoleto” ruolo di limite definitorio dell’identità fisica e psichica, per abbracciare quello di supporto ad un’identità multiforme e mobile.

Robot e Intelligenza Artificiale LUISELLA GIANI 


REGENESIS: THE REINVENTION OF NATURE 6 MARZO 2015

UNCANNY VALLEY LA ZONA PERTURBANTE



Potreste incontrarli a breve a Nagasaki, in un albergo situato all'interno di un parco tematico. Sono tre robot dall'aspetto umano, per essere precisi sembrano delle giovani donne giapponesi, e saranno alla reception mentre altri colleghi si prenderanno cura di guardaroba, portineria e pulizie.


Sempre dal Giappone, sono giunte le - per certi versi spaventose - immagini di due androidi umanoidi, dalle sembianze femminili - programmati per leggere i notiziari in TVKodomoroid (letteralmente androide bambino) ha riportato la notizia di un terremoto di magnitudo 7.9 alle Hawaii, esibendo una convincente padronanza della lingua giapponese.


Robo-Conferenza 23 GENNAIO 2015

Otonaroid (androide adulto), invece, è azionato da un essere umano, che vedrà i suoi movimenti replicati dall'androide. I due robot sono stati installati al National Museum of Emerging Science and Innovation a Tokyo, come parte della mostra "Android: What is human?"

visitatori possono parlare con i due robot, in modo che i ricercatori possano studiare il cosiddetto effetto "Uncanny Valley" ("Zona Perturbante"), termine coniato dallo studioso di robotica Masahiro Mori, nel 1970. 





La tecnologia può risultare disumanizzante”, spiega in un articolo pubblicato su Robohub la ricercatrice Cynthia Breazeal, professoressa di robotica associata al MIT, che ha da poco lanciato una propria startup, chiamata Jibo , che si è data un’obiettivo piuttosto ambizioso: creare il robot più "sociale" di sempre. 

Il team di Jibo vuole insegnare ai robot le usanze degli umani per rendere più facile (e accettabile) il loro  ingresso nella nostra società. Fino ad oggi, come dice Breazeal, la tecnologia si è rapportata a noi in modo freddo e meccanico, costringendoci a considerarla come un mero mezzo per velocizzare alcune operazioni e bypassarne altre (come ad esempio la comunicazione con gli altri esseri umani). Ma se davvero vogliamo avvicinare un orizzonte in cui androidi e intelligenze artificiali ci affianchino, secondo i ricercatori di Jibo, è necessario umanizzare la tecnologia, in modo da renderla capace di sviluppare un’interazione più realistica con l’uomo. E il miglior esempio di tecnologia "sociale", sono proprio i robot:
In un mondo in cui la gente trova sempre più cose da fare e sempre meno tempo per farle, secondo Breazeal, la tecnologia avrà necessariamente un ruolo fondamentale nell’alleggerire le occupazioni umane. In quest’ottica, dei robot più “sociali” potranno servire per accudire i bambini, per badare a persone inferme, o anche solo per fare compagnia agli anziani.

Per questo, Jibo e altre società si stanno concentrando su traguardi come: robot in grado di simulare emozioni, anche in maniera fisica; intelligenze artificiali capaci di comprendere (e utilizzare) il sarcasmo, le metafore, di rapportare ogni input al contesto in cui viene prodotto e alle condizioni fisiche, mentali e umorali dell’interlocutore.

Ma se per molte tecnologie questo discorso può essere valido, non è detto che lo sia per quel tipo di robot antropomorfi che puntano pesantemente sulla rassomiglianza con l’essere umano. Paradossalmente, più questo tipo di robot si avvicinano all’estetica umana, più c’è il rischio che risultino repellenti all’uomo.

Non è un caso se, fino ad ora, Breazeal abbia evitato di dare ai propri prototipi sembianze troppo umanoidi. Già Nel 2008, la ricercatrice aveva sorpreso tutti mostrando al mondo Leonardo, una specie di peluche semovente che ricordava alla lontana i Gremlins, e che era in grado di rispondere a stimoli umani con reazioni “emozionali”. 

«Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. »
(Sigmund Freud, Il perturbante, 1919.)

Mori sosteneva che le reazioni umane, nei confronti dei robot, sarebbero state sempre più positive, nel corso degli anni, spinte dalla meraviglia per i progressi compiuti dalla tecnologia. Questa positività, però, sarebbe venuta meno nel momento in cui la somiglianza tra robot e umani fosse divenuta labile: la meraviglia, secondo le ipotesi di Mori, avrebbe lasciato il posto ad emozioni negative, come la repulsione e l'inquietudine (perturbamento).

Il perturbamento nasce quando in un oggetto o in una situazione si uniscono caratteristiche di estraneità e familiarità in una sorta di "dualismo affettivo".[6]

La rappresentazione del doppio può ingenerare perturbamento in situazioni di vita vissuta, in rappresentazioni artistiche o in pensieri, come ad esempio capita al cospetto dei gemelli oppure dei sosia. In questo caso il perturbamento deriverebbe dal ritorno alla coscienza del narcisismo infantile evocato dalla possibilità che un doppio ci renda immortali, che nell'adulto è relegato da tempo nell'inconscio dall'azione morale e critica del Super io.



Freud delinea una serie di tematiche come l'animazione dell'inanimato, il doppio, la ripetizione ossessiva, il ritorno dei morti, la sepoltura dei vivi, facendo diventare il perturbante una delle grandi categorie estetiche del '900, categoria che oggi ha molteplici riflessioni nel cinema, nelle arti visive, nell'ossessione per l'immaginario dei corpi ibridi e mutanti (cyborg), e, naturalmente, dei robot.

Nel racconto "La casa abbandonata" inserito nella raccolta Notturnidi E.T.A Hoffmannn, indicato da Freud nel saggio "Il Perturbante" (1919) come "il maestro indiscusso del perturbante in letteratura", il protagonista, Theodor, collocato in una bizzarra realtà dove i piani della Fantasia e del Sogno sono completamente confusi con quello della vita autentica, vive delle esperienze al limite del paranormale che diventano, gradualmente, parte integrante della sua stessa esistenza. Particolarmente emblematico è il fatto che Theodor, vedendo la ragazza spettrale non solo nelle sue " apparizioni" ma anche quando egli guarda in un qualunque specchio, influenza a tal punto lo psichiatra a cui chiede aiuto (Doktor K.) che quest'ultimo finisce per avere le stesse allucinazioni del protagonista. 


Questo particolare enfatizza il ruolo del perturbante nella società moderna e sottolinea come, davanti ai complessi fenomeni della psiche, la zona perturbante possa risucchiare anche le menti più temprate.



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