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martedì 14 aprile 2015

NANO PARTICELLE CANCEROGENE





Scorrendo un folder informativo per la raccolta fondi dell’AIRC, si legge che in Italia si fanno 1000 diagnosi di cancro al giorno (I numeri del cancro in Italia 2013) e che le “strade promettenti” sono quelle che perseguono la utilizzazione di terapie mirate, lo studio dei meccanismi utilizzati dalle cellule per riparare gli errori del DNA, l’analisi delle cellule staminali e la creazione di vaccini e anticorpi. 

Obiettivi sicuramente importanti che non rispondono tuttavia ai dubbi e agli interrogativi di chi vive nel mondo “sviluppato”, compresi i medici, che alla salute dei pazienti dedicano il proprio impegno quotidiano.

Cosa mette in moto il tumore nel nostro corpo? Esistono norme di precauzione alle quali attenersi?

A tentare di fornire alcune risposte è il Convegno “Inquinamento ambientale e salute pubblica. Il killer invisibile: Nanoparticelle e Nanopatologie”, organizzato dall'Ordine dei Medici della Provincia di Grosseto insieme alla neo costituita Sezione ISDE Italia-Medici per l'Ambiente presieduta da Ugo Corrieri e che tra i membri annovera anche il professore Erasmo Rondanelli, già presidente dell’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri.

A parlare di polveri ultrasottili, di cui fanno parte le nano-particelle, non è un medico ma un ingegnere, Vincenzo Caprioli, una vita passata al Ministero delle Infrastrutture sino alla nomina a membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. In collaborazione con lo scomparso professore Filippo Manna dell’Università Federico II di Napoli ha scritto e pubblicato Radiazioni ed Ambiente, effettuando negli ultimi anni consulenze su impianti inquinanti diversi, tra cui il noto inceneritore di Acerra.

C’è da dire che le nano-particelle, una scoperta della scienziata italiana Antonietta Gatti, si trovano in tutti i processi di combustione ad alta temperatura: inceneritori, centrali a biomasse, biogas e termoelettriche, cementifici, fonderie, motori a scoppio. Si accumulano nella catena alimentare, inalate e ingerite sono ritenute responsabili di molteplici patologie degenerative e tumorali che colpiscono tutte le fasce di età.

Ma quanto sono piccole le nano particelle? Per rispondere, Caprioli inizia a scrivere con il pennarello su un foglio. Dal millimetro ovvero un millesimo di metro (1x10-3) si arriva al micrometro (conosciuto anche come micron) che con il simbolo µm corrisponde a un milionesimo di metro (1x10-6). La dimensione coincide con quella di un globulo rosso. Ancora più piccolo è il nanometro, nm, che identifica un miliardesimo di metro (1x10-9), stessa lunghezza del DNA. Dimensioni, come si capisce, più piccole del PM10 e del PM2,5, invisibili all’occhio umano ma osservabili da microscopi elettronici del costo di centinaia di migliaia di euro e poco utilizzati per queste ricerche.



Come afferma Caprioli queste “polveri” che veicolano metalli pesanti, dei quali molti cancerogeni riconosciuti, e per le quali non esistono filtri in grado di trattenerle, hanno "capacità illimitate di penetrazione” in un organismo umano o animale. 

Alzando le ciminiere degli impianti si aumenta la dispersione su un’area più estesa ma questo non accade sempre. Ci sono impianti a biogas che proliferano ormai ovunque, come funghi velenosi spacciati per energie rinnovabili e che vengono autorizzati da un semplice dirigente comunale a bruciare praticamente di tutto. Ebbene questi impianti operano con ciminiere alte solo otto metri, sensibilmente più basse di quella di una normale pizzeria in città. 

E se, come diceva oltre quarant’anni fa Barry Commoner, tutto finisce da qualche parte, ci sarà da preoccuparsi non poco. Per Caprioli, l’energia pulita è solo quella che non emette particolato e quindi metalli pesanti. Una caratteristica che al momento possiede l’eolico, il solare e altre forme di produzione marginali, come lo sfruttamento delle maree, non utilizzabile ovunque.


Bruciare, bruciare, ma conviene davvero bruciare? È da qui che parte l’intervento dell’oncologa Patrizia Gentilini, per la quale non è affatto azzardato considerare che la quasi totalità delle malattie sia ascrivibile all’ambiente e non solo alle sole cause genetiche, dove “l’attenzione si sposta dalla ricerca delle cause allo studio delle modalità con cui si compie la trasformazione neoplastica”. 

Le principali critiche alla ipotesi di “cancro come malattia genetica” sottolineano l’incremento dei tumori nell’infanzia e nell’adolescenza (e quindi non solo patologie dovute all’allungamento della vita), “l’incremento dei tumori in aree ad alto tasso di inquinamento ambientale”, “la scarsa considerazione della diffusione ormai ubiquitaria di agenti cancerogeni e tossici (diossine, PCB, pesticidi, etc.) che modulano in modo non certo casuale l’espressione genica (paradosso del progresso)”.
Proiezioni al 2020 dell’incidenza del cancro nel mondo
Se l’ambiente è centrale per qualsiasi politica di conservazione dello stato di salute di una popolazione, è difficile da accettare che gli studi epidemiologici condotti in popolazioni esposte ad inceneritori si limitino a registrare rischi tumorali a lungo termine per tutti i tumori (dai linfomi ai sarcomi, ai tumori del polmone, del colon retto, della mammella e del fegato). I tumori sono, secondo l’oncologa Gentilini, solo la punta di un iceberg, perché alti sono i rischi non tumorali a breve termine che investono il sistema respiratorio, la salute riproduttiva, le malformazioni congenite, il sistema cardiovascolare, l’ipofunzione tiroidea e altro ancora. A questi si vanno ad aggiungere altri danni dei metalli pesanti che comprendono patologie gravi tra i quali l’autismo, i danni neuropsichici dell’infanzia, gli effetti diabetogeni e gli effetti inibitori sui meccanismi di riparazione del DNA.
Purtroppo agli allarmi sulla salute della popolazione e agli studi epidemiologici non sempre la politica risponde trovando soluzioni, quanto peggiorando la situazione. Se in passato Luigi Bersani, da Ministro dello Sviluppo economico, minacciava i medici perché contrari agli inceneritori ora lo Sblocca Italia, all’aricolo 35, sostiene il “trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento, …degli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare”, di impianti che costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”. Di questo passo sembrerà quasi un sogno irrealizzabile il motto di Ippocrate: "L'aria pura è il primo alimento e il primo medicamento".
Per i medici rimane invariata, conclude Patrizia Gentilini, la missione di informare i pazienti, l’unica arma per determinare un cambiamento nei comportamenti delle persone.
Nel pomeriggio, concluso il convegno dei medici, c’è spazio per una convention dei comitati ambientalisti della provincia di Grosseto. Emilio Guariglia del Tirreno coordina gli interventi dei rappresentanti di Italia Nostra, Forum Ambientalista, SOS Geotermia venuti dall’Amiata, della Val di Farma da Roccastrada dove incombe l’ennesimo impianto a biomasse, del Comitato per il No all’inceneritore da Scarlino, da Massa Marittima e dalla stessa Grosseto dove il Comitato No Biogas Cernaia Maremma Pulita da tempo protesta contro un altro impianto a biogas, collocato in un'area di pregio turistico e ambientale che fa temere per la salute degli abitanti molto vicini alla centrale e per gli uccelli in migrazione.
Sembra che il patrimonio naturalistico unico della Maremma sia a rischio oggi più che mai e siano minacciate le stesse produzioni agricole, tanto che il presidente di ISDE Grosseto, Ugo Corrieri, ha lanciato la raccolta firme per la costituzione di un Osservatorio partecipato permanente per l’ambiente e la salute che potrebbe essere un nuovo strumento di controllo e pressione nei confronti di amministrazioni e partiti.















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