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sabato 18 aprile 2015

SURROGACY Infertilità, Bambini Sintetici, Uteri in Affitto, Padri Pedofili

Una crescita vertiginosa quella dei bambini nati grazie alla fecondazione assistita, che nel 2012 sono stati 9800, il 170% in più rispetto al 2005. 


Le coppie trattate, sempre nel 2012, l’anno più recente di cui si posseggono i dati, sono state 54.458, quasi l’80% in più rispetto a sette anni prima, quando se ne erano contate 30.749. 

Un ricorso alla Procreazione medicalmente assistita (PMA) che andrebbe di pari passo con una percentuale crescente di infertilità e sterilità delle coppie italiane. 

Le ragioni? Scarsa informazione sui problemi di infertilità e sulle tecniche di procreazione assistita, oltre alla crisi economica, che secondo il 75% degli intervistati ci avrebbe messo non poco lo zampino. 

A raccontare questi dati è un recente rapporto curato dal Censis in collaborazione con la fondazione Ibsa, “Diventare genitori oggi”, condotto su un campione di medici e specialisti.

I dati sulla PMA in Italia però, anche se testimoniano che gli italiani si avvicinano sempre di più a questa forma di aiuto, denotano anche profonde disuguaglianze a livello regionale. Due sono i perni attorno a cui ruotano queste disuguaglianze di salute: la presenza di centri specializzati di primo, di secondo e di terzo livello, e la tipologia di questi centri, se si tratta cioè di centri pubblici, convenzionati o privati.

Le differenze regionali sono lapalissiane: al sud il numero dei cicli è mediamente molto inferiore rispetto alle regioni del nord, nord-est in testa. I dati sono tratti dal Registro nazionale PMA.
I numeri parlano chiaro: la fecondazione medicalmente assistita è in grossa parte un affare privato: 5 centri su 10 a livello nazionale e addirittura 7 su 10 nel meridione sono privati. Secondo il report del Censis, nel 2012 il 46% dei pazienti con problemi di infertilità sono stati trattati in strutture private (46,6%), il 13,7% sia nel pubblico che nel privato e il rimanente 39,7% unicamente in strutture pubbliche.

La distribuzione dei centri lungo la penisola mostra una distinzione ancora più netta, specie per quanto riguarda quelli in cui si praticano tecniche di I livello, ovvero l’inseminazione intrauterina. Se nelle regioni del nord sono presenti sia centri pubblici che privati, anche se per la maggior parte sono privati, al sud il pubblico è quasi inesistente.

Per quanto riguarda i centri di secondo e terzo livello, dove si praticano tecniche di fecondazione in vitro come FIVET (Fertilization In Vitro Embryo Transfer), GIFT (Gamete Intra-Fallopian Transfer) e ICSI (IntraCytoplasmatic Sperm Injection), il pubblico si presenta in maniera più omogenea, anche se rimane comunque una minoranza rispetto al totale.

L’88,7% dei medici evidenzia che non tutte le regioni italiane garantiscono lo stesso livello di qualità nei trattamenti poiché in pratica solo 8 regioni su 10 assicurano la gratuità dell’accesso alle cure per la Pma.


L’aumento dell’infertilità/sterilità tra le coppie non è solo una percezione popolare, ma un dato di fatto dichiarato dal 91% dei camici bianchi. 

Secondo i medici interpellati, l’infertilità colpisce il 20-30% delle coppie italiane, a fronte delle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità che parlano del 10-15%. 

Perché questa disparità rispetto ai dati mondiali? 

«L’Oms fa la media su tutto il mondo – ha spiegato Felice Petraglia, Direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell’Università di Siena – considerando quindi Paesi come l’Africa, l’Asia, il Sudamerica dove si continuano a fare figli da giovani. La caduta della fertilità in Italia è dovuta a un solo fattore: l’età». 

L’età prevalente dei pazienti con problemi di infertilità o sterilità è, per il 70%, compresa nella fascia 35/40 anni. Il posticipare la genitorialità per ragioni sociali, economiche o culturali sposta in avanti la percezione e la presa in consapevolezza di una serie di problematiche che ostacolano l’arrivo di un figlio e, spesso, a questo punto gli interventi non sono più efficaci o risolutivi. 

Genitori più «vecchi», triplicati i bimbi in provetta 3 aprile 2015





La “surrogacy” è un contratto in base alla quale una madre “surrogata” porta avanti una gravidanza per una coppia di “genitori programmati”. 

La surrogazione è una pratica nata per aiutare coppie eterosessuali che non possono avere figli - perché la donna non è fertile, oppure è malata o portatrice di una malattia – ma adesso la usano anche le coppie gay
Esiste di due tipi: surrogazione gestazionale e tradizionale. Nella surrogazione tradizionale, praticata persino dagli antichi Assiri, l’uomo feconda naturalmente o artificialmente col suo seme una donna che porta avanti la gravidanza e poi dà alla luce un figlio che è geneticamente a lei legato, visto che l’ovulo era il suo. 

Nella surrogazione gestazionale, un embrione creato tramite fertilizzazione in vitro, generato da uno spermatozoo dell’uomo e da un ovulo di una seconda donna donatrice, viene trasferito in una madre surrogata che porta avanti la gravidanza. In questo caso, la madre surrogata non ha alcun legame genetico con il figlio che porta in grembo.
La surrogacy, specie quella gestazionale, è legale in molti stati degli Usa, come in California. 
Stefano Dolce, di Dolce & Gabbana, ne ha parlato: «Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra famiglia. Tu nasci e hai un padre e una madre. Non mi convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica? Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia».
Elton John, che con suo marito David Furnish ha avuto una coppia di gemelli tramite madre surrogata, ha risposto a Dolce: «Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono sintetici? Dovreste vergognarvi per aver puntato il dito contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, etero ed omosessuali, di realizzare il loro sogno di avere figli. Il vostro pensiero arcaico è fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda. Non indosserò mai più nulla di Dolce e Gabbana». 
Nancy, ha avuto quattro figli suoi, ma ha anche dato alla luce due figli per Tommaso e Gianfranco, una coppia gay italiana. «È meraviglioso dare alla luce un figlio per chi non ne può avere uno. Sì, mi hanno pagato, ma io col mio corpo faccio quel che voglio. È stato solo un atto d’amore,» mi ha detto. «Mia mamma ha fatto una cosa proprio fica, sono orgogliosa di lei,» mi ha sussurrato Isabella, sua figlia dodicenne.
Thirty years after Kim Cotton became Britain’s first surrogate mother, the subject is rarely out of the news. Supermodel Elle Macpherson, already a mother of two, is reportedly set to have a third child at 51 via a surrogate, using her own previously frozen eggs. Actress Nicole Kidman, 47, had a daughter via a surrogate in 2010 and Sarah Jessica Parker, 50, had twins via a surrogate in 2009, conceived with her frozen eggs and her husband’s sperm.
But it’s not just celebrities who are making surrogacy fashionable. Recent figures from the Children and Family Court Advisory and Support Service (Cafcass) show that record numbers of UK babies are being born to surrogate parents - 167 last year, up from 47 in 2007. Like the Griffithses, many couples go to countries where, unlike in the UK, commercial surrogacy is legal. Data released earlier this month show that in the past three years over 1,000 hopeful couples have travelled to a total of 57 such countries.
Mariam Kukunashvili, fondatrice della clinica della fertilità «New Life» di Bangkok, aveva capito subito che c’era qualcosa che non andava in quel 23enne giapponese, Mitsutoki Shigeta
Il ragazzo si era rivolto al centro thailandese per trovare due madri surrogate ma, appena saputo che le inseminazioni erano andate a buon fine, aveva immediatamente chiesto di poter avere a disposizione altri uteri in affitto
Si era anche informato sulla possibilità di congelare il suo sperma per continuare a procreare anche da anziano. «Diceva che la sua intenzione era quella di avere 10-15 figli all’anno», ha raccontato la dottoressa Kukunashvili che aveva allertato l’Interpol fin dalla nascita del primo bambino, a giugno del 2013. 
Ci è voluto più di un anno perché l’assurda storia di Shigeta, figlio di un miliardario magnate delle telecomunicazioni in Giappone, venisse alla luce: il 5 agosto scorso la polizia thailandese ha fatto irruzione in un condominio di Bangkok e ha trovato un appartamento semi arredato in cui vivevano nove piccoli (sei maschi e tre femmine) e nove donne che li accudivano. 
La casa era piena di biberon, pannolini e giocattoli. La stampa l’ha subito ribattezzata «la fabbrica di bambini». Shigeta, padre accertato dei piccoli e di almeno altri nove neonati, nel frattempo si è volatilizzato: ha lasciato il Paese il giorno del blitz. Le telecamere dell’aeroporto di Bangkok l’hanno ripreso. Era in compagnia di una donna e teneva in braccio un bambino piccolo, uno dei suoi figli probabilmente.
«Ogni madre surrogata è stata pagata tra i 300mila e i 400mila baht» (tra i 7 mila e i 9.400 euro), ha riferito il colonnello Decha Promsuwan che guida l’inchiesta sul caso. «Posso solo dire che non avevo mai visto nulla di simile in vita mia», ha commentato esterefatto il direttore dell’Interpol thailandese Apichart Suribunya. 
Il timore è che il folle progetto di Shigeta abbia oltrepassato i confini del Paese: sono al lavoro infatti anche gli uffici regionali dell’Interpol in Giappone, Cambogia, Hong Kong e India, dove il ricco giapponese avrebbe appartamenti e aziende registrate. Nel frattempo una delle cliniche della fertilità a cui si è rivolto, la All IVF di Bangkok che ha eseguito le fecondazioni in vitro, è stata chiusa perché operava senza licenza.

Le ipotesi: traffico di neonati, sfruttamento di minori, delirio

Gli investigatori lavorano su due piste principali: «Crediamo che possa trattarsi di traffico di neonati o sfruttamento di minori», ha spiegato un investigatore. Shigeta, dal 2010, è entrato oltre 60 volte in Thailandia e spesso da lì si è spostato in Cambogia, dove ha già portato quattro dei suoi bambini. 

Ma ci sarebbe anche un’altra ipotesi dietro «la fabbrica dei bebè»: una sorta di delirio di onnipotenza. La dottoressa che per prima ha dato l’allarme ha riportato alcune confidenze che Shigeta aveva fatto allo staff della clinica. «Al manager del nostro centro - ha raccontato Kukunashvili - disse che intendeva vincere le elezioni in Giappone e che per questo gli serviva una famiglia numerosa che lo votasse». 

«Aggiunse anche - ricorda ancora la dottoressa - che la cosa migliore che poteva fare per il mondo era lasciare un gran numero di discendenti». Ad alcuni infermieri Mitsutoki aveva addirittura rivelato che voleva avere «mille figli» e la polizia non esclude che i piccoli siano stati concepiti con gli ovuli di «donne di diverse razze». Sulla stampa giapponese c’è anche chi ipotizza che il ragazzo volesse creare una schiera di collaboratori destinati ad aiutarlo a gestire il suo patrimonio.

Shigeta, tramite il suo avvocato, ha fatto arrivare in Thailandia un campione di Dna (che è servito a provare che tutti i bambini sono davvero suoi figli) e ha fatto sapere che non c’è «nulla di disonesto o illegale» in quello che ha fatto: desidera semplicemente una famiglia numerosa e farà di tutto per riprendersi i bimbi, attualmente affidati ai servizi sociali. 

Intanto gli inquirenti stanno interrogando le madri surrogate ma non sono ancora riusciti a stabilire le identità di quelle biologiche. I punti da chiarire in questa storia sono tanti, compresa una questione che riguarda i passaporti: Shigeta ne avrebbe ben tre diversi, uno giapponese, uno cinese e uno cambogiano. Il mistero più grande da svelare però rimane uno: cosa si nasconda davvero nei pensieri di questo ragazzo nato nel 1990.

Shigeta Mitsutoki Fathers 15 Babies through 11 Surrogate Mothers in Thailand August 13th, 2014

Entrambi sterili erano riusciti a diventare genitori grazie alla maternità surrogata. Ma ora quel figlio “comprato” in Ucraina, che ora ha tre anni, verrà affidato a un’altra famiglia. La Cassazione sbarra il passo alla pratica della maternità surrogata e alla possibilità che i figli nati all’estero con questo tipo di ‘accordi’ possano essere riconosciuti legittimamente anche in Italia. 
Per effetto di questa decisione ‘pilota’, è stato dato in adozione, con il via libero definitivo degli ermellini, il piccolo ‘Tommaso’ nato nel 2011 da una madre surrogata su “committenza” dei coniugi oggi cinquantenni di Brescia che non potevano avere figli e ai quali, per tre volte era stata respinta la richiesta di adottare in Italia
L’Italia non riconosce la pratica della “fecondazione extracorporea” e, quindi, quel piccolo è come se fosse figlio di nessuno e occorre trovargli una famiglia dato che la coppia ha cercato di mentire sulla sua nascita.
Di diverso avviso invece è stata la Procura generale della Cassazione rappresentata da Francesca Cerioni che aveva chiesto la revoca dello stato di adottabilità e la ‘restituzione’ di Tommaso a quelli che si erano spacciati per i suoi veri genitori e che al loro rientro dall’Ucraina erano stati ‘scoperti’ e denunciati per frode anagrafica. Dalle indagini era subito emerso che né il marito né la moglie erano in grado di procreare.
La coppia alle strette ammise di aver avuto quel bambino in Ucraina da una madre ‘in affitto’ che una volta partorito non aveva voluto che il suo nome figurasse sul certificato di nascita del bebè e dunque, adesso, non è nemmeno rintracciabile. Fatto sta che questa vicenda non è in regola nemmeno con la legge Ucraina che prevede che almeno il 50% del patrimonio genetico appartenga alla coppia “committente” e che gli ovociti non siano della gestante. 
I giudici – con la sentenza 24001, presidente Gabriella Luccioli, relatore Carlo De Chiara – pur riconoscendo che il Consiglio d’Europa su questo tema lascia i Paesi membri abbastanza liberi di darsi regole, hanno ribadito che “l’ordinamento italiano, per il quale la madre è colei che partorisce, contiene un espresso divieto, rafforzato da sanzione penale, della surrogazione di maternità, ossia della pratica secondo cui una donna si presta ad avere una gravidanza e a partorire un figlio per un’altra donna”.
Questo divieto – prosegue il verdetto – non è stato “travolto dalla declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell’analogo divieto di fecondazione eterologa, pronunciato dalla Consulta con la recente sentenza 162 del 2014″. Ed è posto “a presidio di beni giuridici fondamentali”, quali “la dignità umana, costituzionalmente tutelata, della gestante e l’istituto dell’adozione, con il quale la surrogazione di maternità si pone oggettivamente in conflitto perché soltanto a tale istituto, governato da regole particolari poste a tutela di tutti gli interessati, in primo luogo dei minori, e non al mero accordo delle parti, l’ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato”.

“Ridatemi la mia bambina”. La madre surrogata del bimbo Down rifiutato dai genitori biologici chiede la “restituzione” della gemella nata sana, portata a casa dalla coppia. I due erano stati accusati aver rifiutato il bambino “malato” dopo la nascita. 
La 21enne Pattaramon Chanbua ha rilasciato un’intervista alla tv online Fairfax Media, dopo avere scoperto della condanna per pedofilia contro il padre biologico risalente al 1998. La moglie dell’uomo ha confessato alla tv australiana Nine Network che il marito è stato condannato per atti osceni con due ragazzine di 13 anni e ha scontato la pena in carcere. 
La giovane mamma ‘in affitto’, che aveva perdonato la coppia decidendo di tenere con sé il piccolo, ha dichiarato di aver cambiato idea e di voler intentare causa per danni. Ha accusato l’uomo di mentire e lo ha sfidato ad andare in Thailandia e a comparire con lei in televisione: “La verità verrà fuori in pubblico”.
“Sono molto preoccupata per la mia bambina, mi serve l’aiuto di chiunque me la possa riportare. Mi prenderò cura di entrambi i miei gemelli”, ha aggiunto. Assieme al marito, Pattaramon ha già altri due figli piccoli, di sei e tre anni. La coppia aveva deciso di portare avanti la gravidanza per conto dei coniugi australiani per far fronte alle loro difficoltà economiche. Il compenso per la mamma surrogata era stato di 15mila dollari. 
Intanto il governo australiano fa sapere che al piccolo Gammy può essere accordata la cittadinanza australiana. Il ministro dell’Immigrazione Scott Morrison ha definito Pattharamon “un’eroina” e “una santa”, ma ha ammesso “la difficoltà di intervenire in qualcosa che è accaduto nella giurisdizione di un altro paese”.
Pattharamon Chanbua, 21enne thailandese già madre di due bambini, ha deciso di diventare ‘mamma in affitto’ ricevendo 15 mila dollari come compenso dalla coppia australiana. In un’intervista all’ABC la ragazza ha raccontato che la coppia australiana, una volta scoperto che uno dei due gemelli aveva la sindrome di Down, le ha chiesto di abortire, ma lei per motivi religiosi ha scelto di portare avanti la gravidanza. E di fronte all’abbandono da parte dei genitori naturali ha deciso di prendersi cura del bambino e crescerlo insieme ai suoi figli. Gammy, che ora ha sei mesi, è affetto anche da una grave patologia cardiaca congenita che richiede cure molto costose e si trova in ospedale a Bangkok.  
Solidarietà su internet. La storia del piccolo ha attirato subito l’attenzione dei media, e su internet è partita la campagna di crowdfunding ‘Hope for Gammy‘. In 13 giorni la causa ha raccolto oltre 220mila dollari, che sono stati donati da oltre 5mila persone. Questi contributi, come specificato sul sito, verranno affidati a un’associazione non profit in qualità di ‘fondo’ che sarà utilizzato direttamente per pagare le cure mediche del bimbo.

Bimbo down, caso pedofilia per il padre. Mamma in affitto: ‘Ridatemi la sorella’  5 agosto 2014

Affaire Gammy : la Thaïlande et le business des mères porteuses  5 Août 2014

Un australiano è accusato di aver abusato sessualmente delle due figlie gemelle, adottate alcuni anni fa da una madre surrogata thailandese.
L'uomo, che non può essere identificato per motivi legali, è stato accusato formalmente da un tribunale del New South Wales lo scorso anno e avrebbe compiuto atti osceni di natura sessuale nei confronti delle bambine quando queste avevano 4-5 anni.


Le accuse sono l'ultimo colpo alla credibilità dell'industria delle maternità surrogate in Thailandia, che la giunta militare appena insediata nel Paese asiatico ha promesso di reprimere.

I documenti in mano alla corte rivelano che il padre, sulla cinquantina, è stato accusato anche di possesso di materiale pedopornografico, rinvenuto dopo una perquisizione nella sua casa. 
Le gemelle sono nate da una madre surrogata thailandese di 23 anni, Siriwan Nitichad, conosciuta anche come Aon, che vive nella provincia di Petchabun, 400 miglia a nord di Bangkok. Secondo quanto riportato dall'emittente Abc, Aon aveva accettato di portare avanti una gravidanza per conto di una coppia australiana che non poteva concepire. A quell'epoca, secondo la stampa australiana, l'uomo era sulla quarantina mentre la moglie aveva qualche anno anno in più. 


"Dicevano che si erano appena sposati e che volevano disperatamente un bambino", ha raccontato Aon alla Abc. "Lei disse che il marito desiderava moltissimo un bambino e che per favore dovevo aiutarli".

Aon ha deciso di utilizzare i propri ovuli affinché fossero fecondati con lo sperma dell'uomo. Per il procedimento la donna afferma di aver ricevuto l'equivalente di 5300 dollari.

Secondo Aon, le bambine sono nate con un problema ai polmoni e altri problemi di salute. Avevano quattro o cinque mesi quando le consegnò alla coppia australiana: "Erano così dolci, avrei voluto che rimanessero con me, non volevo abbandonarle". "Se avessero chiesto di cancellare il pagamento perché noi potessimo tenerle, avrei detto di sì", ha poi aggiunto.


Standing before an American court convicted of the most heinous of child sex crimes, the double lives of Australian citizen Mark J. Newton and his long-term boyfriend Peter Truong were laid bare.

‘‘Being a father was an honour and a privilege that amounted to the best six years of my life,’’ the American-born Newton, 42, told the court.

Moments later Newton was sentenced to 40 years in prison for sexually abusing the boy he and Truong, 36 from Queensland, had ‘‘adopted’’ after paying a Russian woman $8000 to be their surrogate in 2005.

Police believe the pair had adopted the boy ‘‘for the sole purpose of exploitation’’. 

The abuse began just days after his birth and over six years the couple travelled the world, offering him up for sex with at least eight men, recording the abuse and uploading the footage to an international syndicate known as the Boy Lovers Network.

‘‘Personally .. I think this is probably the worst [paedophile] rings ... if not the worst ring I’ve ever heard of,’’ investigator Brian Bone of the US Postal Inspection Service told reporters outside the US federal court room in Indiana.

US District Judge Sarah Evans Barker said the pair deserved a harsher punishment but were tried at district court level to avoid subjecting a jury to the repulsive images that had been produced.

‘‘What can be said? What can be done to erase some of the horror of this?’’ Judge Barker said in handing down her sentence.

One video is said to show Newton performing a sex act on the boy when he was less than two weeks old.

Judge Barker said the pair brainwashed the child to believe the sexual abuse was normal. 

Newton and Truong came to the attention of police in August 2011 after their connections to three men arrested over the possession of child exploitation material came to light. The couple had visited the three men in the US, New Zealand and Germany with their son.

While the couple were visiting family in the US, Queensland police searched their Cairns home and found enough evidence to alert their US counterparts who raided their Los Angeles base and took the boy into custody.

Newton and Truong claimed they were being targeted because they were homosexual. However after his arrest in February 2011, Truong gave investigators the password to the computer hard drives police had seized. It detailed the years of abuse.

The boy remains in the care of extended family in the US.
PEDOPHILES are using inter­national surrogacy to “commission’’ babies for abuse, Federal Circuit Court Chief Judge John Pascoe has revealed.
Likening surrogacy to the sex trade, he warns that Australians who pay surrogate mothers overseas can never be sure they were not exploited.
“Although these women may appear to be voluntarily offering their service to unsuspecting ­Australian commissioning couples, the reality can be quite different,’’ Chief Judge Pascoe states in ­advice to the Family Law Council.
“It is therefore of little weight when commissioning couples ­assert ‘our surrogate wasn’t ­exploited’, as the reality is that in the absence of any regulatory scheme they cannot be sure.
“As is the case with human trafficking for the sex industry, traffickers looking for potential surrogate mothers prey on rural women who they compel to move to major cities to be exploited.’’
Judge Pascoe and Family Court Chief Justice Diana Bryant challenged state governments either to prosecute parents who breached the ban on commercial surrogacy, or to make it legal.
“In our view, if governments do not want to enforce these laws, they should be repealed,’’ the judges say in a joint statement.
“Courts being asked to make parenting orders are placed in a difficult position where there is clear illegality by the Australian ‘parents’ but there is uncertainty about whether action will be taken by the relevant authorities.’’
The judges repeat their call — revealed in The Australian on Thursday — for governments to legalise and regulate commercial surrogacy in Australia.
“We understand the powerful desire to become a parent, but it ought not be at the expense of the welfare of the child or surrogate mother,’’ they state.
“Regulation (in Australia) could provide fairness in contractual arrangements, proper provision of health cover for the surrogate mother, and a rigorous eligibility criterion with the ­appropriate checks and balances for contracting parents.’’
The judges warn that the case of baby Gammy — a Down syndrome baby abandoned with his surrogate mother in Thailand after his West Australian parents took his healthy twin sister home — was “not an isolated one’’.
Altruistic surrogacy is legal throughout Australia but commercial surrogacy is banned everywhere except in the Northern Territory, which has no surrogacy laws. In Queensland, couples risk three years’ jail for paying a surrogate more than her medical costs. The penalty is two years’ jail in NSW, Western Australia and Victoria, and one year in South Australia and the ACT, while Tasmania imposes a $13,000 fine. No one has been prosecuted.
In his submission to the Family Law Council’s review of surrogacy laws, Chief Judge Pascoe criticises the “not in my backyard’’ attitude of legislators.
“It would appear that governments in Australia are already ­giving tacit consent to commercialised arrangements in their ­refusal to enforce the law against those who openly flaunt it,’’ his submission states. “Ignoring the problem does nothing to assist the vulnerable women and children outside of Australia.’’
The Chief Judge warns that lack of regulation in many countries “creates a risk that children could be ‘commissioned’ specifically for trafficking or abuse purposes’’.
“Tragically this is a risk that has too often been realised,’’ he says.
Chief Judge Pascoe quotes from a UNICEF report that ­suggests that one in four inter-country adoptions in Germany has a “commercial or criminal background, some of which have links to facilitating pedophilia’’.
Chief Judge Pascoe says Australian parents might be unaware a surrogate mother has been ­exploited or abused. “It is not uncommon for many commissioning parents to never meet the birth mother,’’ he says.

Family judge warns pedophiles exploiting surrogacy laws AUGUST 23, 2014





Sarà possibile creare embrioni con materiale genetico proveniente da tre persone.


Scientists are developing ways to edit the DNA of tomorrow’s children. Should they stop before it’s too late?

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